Archivio | maggio 12, 2009

Le case popolari dei conti in rosso: Catania riscuote solo un affitto su dieci

https://i2.wp.com/lh4.ggpht.com/irapl.direzione/SFULGa81fFI/AAAAAAAAE70/DRqyIvqoBD4/s800/02677.jpgEsempio di case popolari

Sotto l’Etna il 23,9% degli inquilini non avrebbe i titoli per ottenere un alloggio

Buco record di quasi 8 milioni di euro. Ma scatta la corsa a cento poltrone

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ROMA — La notizia è dentro una ricer­ca fatta dal Censis e Federcasa con Dexia Crediop: alle case popolari di Catania chi paga l’affitto è una mosca bianca. La moro­sità aveva raggiunto nel 2006 il 92,5%. Su 8 milioni 617.680 euro di canoni lo Iacp del capoluogo etneo ne aveva incassati in un anno intero 644.376. Una miseria. So­prattutto considerando il costo medio del­­l’affitto: 67 euro al mese. Una situazione oltre i limiti dell’incredi­bile, che non si spiega soltanto con l’abusi­vismo dilagante, ai livelli più alti d’Italia. Su 10.003 alloggi popolari, a Catania ce ne sono 2.386 occupati abusivamente. È il 23,9% del totale. Un record nazionale bat­tuto soltanto da Palermo, dove le case po­polari occupate da inquilini senza titolo per starci sono circa 3.000, ossia il 27,3% del totale.

Di fronte a questo stato di cose sarebbe logico aspettarsi che qualcuno si rimboc­casse le maniche. E non che invece, come sta accadendo in Sicilia, si discutesse di poltrone. Cento, per l’esattezza. Il caso è stato sollevato alla Regione da due «depu­tati» regionali del Popolo della libertà, Marco Falcone e Pippo Correnti. Sono sta­ti loro a denunciare l’imminenza di una ondata di nomine agli Istituti autonomi delle case popolari siciliani. Gli enti sono dieci (uno per provincia più quello di Aci­reale), ognuno dei quali con dieci posti in consiglio di amministrazione: tre nomina­ti dalla Provincia, tre dai sindacati, due da­gli assessorati al Lavoro e ai Lavori pubbli­ci, uno dalle associazioni degli inquilini e l’ultimo dagli ordini professionali. Una lot­tizzazione con il bilancino, dove al solito sono i politici a fare la voce grossa. Un ca­so per tutti: alla presidenza dello Iacp di Catania c’era fino a poco tempo fa Vincen­zo Gibiino, parlamentare in carica eletto con il partito di Silvio Berlusconi.

Il fatto è che la Sicilia è praticamente l’unica regione a trovarsi in questa situa­zione. Nell’isola la riforma del 1998 che ha spazzato via gli Iacp in quasi tutta Italia, passando la competenza alle Regioni e tra­sformandoli in aziende con un consiglio di amministrazione al massimo di cinque componenti, non è mai stata attuata. I vec­chi istituti per le case popolari sono so­pravvissuti a ogni timido tentativo di cam­biamento. Nei mesi scorsi il presidente della Regione Raffaele Lombardo ha sosti­tuito i presidenti con commissari ad acta. E ora sono partite le grandi manovre per rinnovare completamente i consigli di am­ministrazione.

Uno scandalo, anche secon­do il sindacato guidato da Guglielmo Epi­fani. Hanno denunciato Michele Palazzot­to e Antonio Crispi della Cgil: «Gli Iacp rappresentano terreno di conquista per politici di ritorno e clientele politico affari­stiche. In Sicilia ogni istituto ha ben dieci consiglieri, fra cui un presidente e un vice­presidente, tutti con status giuridico, in­dennità, diritto all’aspettativa e spese di missione». Di che cifre si sta parlando, lo spiega Falcone: «Con una legge regionale del 2008 gli emolumenti dei vertici degli Iacp siciliani sono stati parametrati a quelli dei vertici delle Province. La retribuzione del presidente di ognuno dei dieci istituti è pari al 75% di quella del presidente della Provincia». Facendo i conti, non meno di 7.500 euro al mese. «Lo Iacp di Catania, per esempio, potrà arrivare a costare 50 mila euro al mese per i compensi degli am­ministratori», sostiene il deputato regio­nale del Pdl. «L’esperienza dice che dove i vecchi Iacp sono diventati aziende e i consigli so­no stati ridotti a tre, al massimo cinque componenti, si riesce a gestire il servizio senza contributi pubblici e magari otte­nendo qualche piccolo utile. La Sardegna, per esempio, ha chiuso i vecchi Iacp e li ha riuniti in una sola azienda. In Liguria hanno fatto la scelta dell’amministratore unico. Come nelle Marche», dice Luciano Cecchi, il presidente di Federcasa, l’asso­ciazione che riunisce gli istituti riformati.

Non che i problemi manchino neppure dove la legge del 1998 è stata attuata. Nel Comune di Roma, per esempio, le case po­polari occupate abusivamente sono 5.863, l’11,1% del totale. A Milano, invece, 3.409, il 5,2%. E se a Palermo la morosità, pur no­tevolmente inferiore a quella di Catania, raggiunge comunque la vetta del 34,7%, a Roma si arriva al 41,2%, con 21 milioni di euro non incassati ogni anno, e a Cagliari si tocca il 44%. Ben più che a Torino (32,5%), e addirittura a Napoli, città nella quale non si riscuote circa il 24% degli af­fitti delle case popolari. Mentre a Milano la morosità è al 10,2%, ma fra il 2001 e il 2006 è raddoppiata.

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LA SCHEDA

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Sergio Rizzo
12 maggio 2009

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fonte: http://www.corriere.it/cronache/09_maggio_12/case_popolari_catania_sergio_rizzo_aec2d2ec-3eba-11de-914a-00144f02aabc.shtml

GUATEMALA – Video-shock: «Se state guardando questo video vuol dire che il presidente mi ha ucciso»

L’avvocato Rosenberg ha affidato la sua accusa a una testimonianza postuma per corruzione e duplice omicidio

Un sicario lo ha ucciso mentre faceva jogging

Colom respinge ogni addebito, ma la Procura apre un’inchiesta

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di OMERO CIAI

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Una spy story con al centro tre omicidi e una banca di Stato, sta commuovendo il Guatemala e facendo tremare il suo presidente dopo la diffusione di una video denuncia. “Se state guardando questo video vuol dire che io sono già morto e che il mandante del mio omicidio è il presidente Alvaro Colom”. Con queste parole l’avvocato Rodrigo Rosenberg, 47 anni, ucciso da due sicari mentre faceva jogging domenica scorsa, inizia un filmato diffuso prima via radio nel suo paese, il Guatemala, e poi su You Tube. Nel filmato Rosenberg racconta tutta la vicenda che avrebbe portato al suo assassinio accusando Colom ed alcuni suoi collaboratori di essere “assassini, ladri e narcotrafficanti”.

La storia inizia con la morte di Khalid Musa, un imprenditore guatemalteco ucciso da alcuni killer insieme alla figlia il 14 marzo scorso e del quale Rosenberg era l’avvocato. Nel video Rosenberg spiega che Musa è stato assassinato perché si rifiutava di nascondere “gli affari illegali” del “Banrural”, una banca a capitale misto, nella quale era entrato a far parte della direzione. Affari sporchi che andrebbero dal riciclaggio di denaro al dirottamento di fondi pubblici. Secondo Rosenberg, che nel video afferma di essere stato minacciato da un segretario del presidente, dietro agli illeciti nella conduzione della banca c’erano il presidente Colom, sua moglie Sandra Torres, e alcuni loro collaboratori. “Quella banca è in mano ad un gruppo di ladroni”, sostiene ancora Rosenberg nel filmato, che la usano per finanziarsi illegalmente.

Rosenberg, 47 anni, era un avvocato molto conosciuto a Città del Guatemala. Aveva insegnato all’Università e lavorava come consulente per diverse aziende. Alla fine della video-denuncia, l’avvocato lancia un appello al vicepresidente del paese, Rafael Espada, affinché sia lui “il primo a guidare un movimento per recuperare la legalità e far rispettare le leggi con il sostegno di tutti i cittadini onesti”.Un portavoce della presidenza ha subito respinto le accuse postume dell’avvocato ma il procuratore capo ha aperto l’inchiesta e, come primo passo, ha chiesto una perizia per accertare l’autenticità del filmato.

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Alvaro Colom, un ingegnere e imprenditore – possiede una fabbrica tessile – di 58 anni è stato eletto presidente alla fine del 2007 con un programma di ispirazione socialdemocratica. In passato si era presentato come candidato alla presidenza già due volte: la prima in una formazione vicina alla ex guerriglia di sinistra e poi con il suo partito, l’Unione nazionale della Speranza. In una recente inchiesta della Gallup, Colom era risultato come il presidente centroamericano più apprezzato dai suoi concittadini (48% di valutazione positiva) mentre il nicaraguense Daniel Ortega era l’ultimo (22%). Nel video Rosenberg accusa Colom di utilizzare la banca per finanziare i progetti di sua moglie che vorrebbe succederlo alla presidenza del paese.

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12 maggio 2009

fonte: http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/esteri/guatemala/guatemala/guatemala.html

LECCE – «Decapitato» il corpo della polizia stradale: sedici poliziotti arrestati

Il procuratore: «tutto è partito da una denuncia interna»

L’accusa è di associazione per delinquere finalizzata alla concussione: soldi da imprenditori e commercianti

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LECCE – Un colpo di mannaia e, di colpo, è stato «decapitato» il corpo della Stradale di Lecce. Un vero e proprio choc per le forze dell’ordine salentine che si sono trovate alle prese con un’attività concussiva che andava avanti da almeno due decenni.

GLI ARRESTI – Sono finiti in manette 16 agenti della polizia stradale di Lecce. Gli arresti sono stati eseguiti al termine di sei mesi di indagine durante i quali sono stati fatte numerose intercettazioni. L’attività investigativa è stata coordinata dalla procura di Lecce è stata condotta dagli stessi agenti della questura e della polizia stradale.

100 AZIENDE TAGLIEGGIATE – Gli investigatori hanno scoperto cun consolidato sistema di concussione che durava da almeno 20 anni, e si concretizzava nella riscossione di somme di denaro o nell’acquisizione di beni materiali da parte dei poliziotti. A pagare erano imprenditori e commercianti – almeno un centinaio le aziende «taglieggiate» – per evitare i controlli delle loro merci sulle strade.

LE ACCUSE – Associazione per delinquere finalizzata alla concussione ambientale e al falso ideologico: questi i reati contestati a vario titolo ai 16 poliziotti, che si sono visti notificare un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Lecce Ercole Aprile e richiesta dal pm Guglielmo Cataldi.

QUARANTA MILA EURO – Un caso particolare è quello di un poliziotto intercettato che ipotizzava con un collega, anche lui del «giro», di poter andare in pensione avendo ottenuto «mazzette» complessive di circa 40 mila euro, estorte nell’arco di un triennio. Una sorta di «liquidazione» frutto delle attività concussive. Questo lascia intendere il livello illegale attivato dai poliziotti «infedeli».

CORPO DIMEZZATO – I sedici agenti erano tutti in servizio a Lecce dove lavorano in totale circa 36 agenti. La metà del corpo è stata, quindi, decapitata dall’indagine che comunque non ha interessato il distaccamento di Maglie, la seconda sezione della polizia stradale salentina.

IL PROCURATORE – Il capo della procura salentina, Cataldo Motta, così commenta: «C’è soddisfazione per aver fatto emergere questa situazione molto grave, soddisfazione tuttavia temperata dal fatto che si tratta di agenti di polizia con i quali siamo abituati a lavorare e a condividere gli interventi per la legalità. L’aspetto che crea maggiore amarezza è proprio questo». Sul fronte delle indagini ha aggiunto: «La possibilità di un’indagine così approfondita si è presentata solo quando abbiamo avuto una denuncia non anonima dall’interno della stessa sezione di polizia stradale. E poi c’è stato l’invio, con lettera anonima, di un elenco di aziende che pagavano gli agenti».

MANTOVANO – «La polizia è capace di usare rigore al suo interno»: lo afferma il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, commentando l’arresto di 16 agenti della polizia stradale a Lecce. «La gravità dei fatti che sono alla base della custodia in carcere – spiega Mantovano – non ha bisogno di commenti. Altrettanto oggettivi sono la capacità e il rigore dimostrati dalla polizia di Stato nel censurare comportamenti illeciti realizzati al proprio interno: questa capacità è garanzia di serietà e di sostanziale sanità».

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Antonio Della Rocca
12 maggio 2009

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fonte: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/lecce/notizie/cronaca/2009/12-maggio-2009/decapitato-corpo-polizia-stradale-sedici-poliziotti-arrestati–1501346354918.shtml

Immigrati, non si placa la tensione tra l’Italia e l’Onu

Franceschini: «Sta trasformando i disperati in uno spot elettorale»

Berlusconi: «Sui barconi gente reclutata dai criminali». Unhcr e il segretario generale: «Riammettere i respinti»

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(Reuters)
(Reuters)

MILANO – Non si ferma il braccio di ferro tra il governo italiano e l’Onu (ora anche nella persona del segretario generale, Ban Ki-moon) sulla questione del respingimento dei migranti in arrivo in Italia. Da Sharm El Sheik il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è tornato a parlare della questione immigrazione. I barconi di immigrati che salpano verso l’Italia «non sono fatti occasionali ma il frutto di una organizzazione criminale». A bordo – ha detto il premier – vi sono persone che vengono «reclutate in maniera scientifica dalle organizzazioni criminali». I migranti, secondo il premier «sono persone che hanno pagato un biglietto, non sono persone spinte da una loro speciale situazione all’interno di Paesi dove sarebbero vittime di ingiustizie, ma sono reclutate dal mondo del lavoro o del non lavoro in maniera scientifica dalle organizzazioni criminali». «Non credo che ci sia nessuno che, avendo i requisiti per chiedere di essere accolto in Italia, possa dire di non essere stato accettato. Ci sentiamo in dovere di dare accoglienza a chi fugge da una situazione pericolosa per la sua vita e la sua libertà» ha sottolineato Berlusconi parlando dei respingimenti e del diritto d’asilo.

LA RISPOSTA DELL’ONU – Non si è fatta attendere la replica dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) che ha annunciato a Ginevra di aver scritto al governo italiano esprimendo «grave preoccupazione» per il rinvio in Libia di migranti intercettati o soccorsi in mare e per chiedere alle autorità italiane di «riammettere quelle persone rinviate dall’Italia e identificate dall’Unhcr quali individui che cercano protezione internazionale». Anche il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon, «appoggia» le richieste dell’Unhcr. Per l’Onu il principio del non respingimento non conosce limitazione geografica. «L’Unhcr-Roma – ha detto a Ginevra il portavoce Ron Redmond – ha mandato una lettera al governo italiano per affermare che l’Unhcr, pur essendo cosciente del problema che l’immigrazione irregolare pone all’Italia e agli altri Paesi dell’Ue, resta gravemente preoccupato che la politica ora applicata dall’Italia mina l’accesso all’asilo nell’Unione europea e comporta il rischio di violare il principio fondamentale di non respingimento» (non refoulement) previsto dalla Convenzione del 1951 sui rifugiati. Il portavoce ha ricordato che la Libia non ha firmato la Convenzione e che non vi sono quindi garanzie che le persone bisognose di protezione internazionale possano trovarla in Libia. «In considerazione del fatto che gli Stati sono responsabili delle conseguenze delle loro azioni che colpiscono persone sotto la loro giurisdizione, chiediamo al governo italiano di riammettere quelle persone respinte e identificate dall’Unhcr quali individui che chiedono protezione internazionale. Le loro domande d’asilo potrebbero allora essere determinate in conformità alla legge italiana», ha spiegato il portavoce. Secondo i dati dell’Unhcr, nel 2008 oltre il 75% di coloro giunti in Italia via mare ha fatto richiesta di asilo e al 50% di questi è stata concessa una forma di protezione internazionale. Più del 70 % delle circa 31mila domande d’asilo nel 2008 in Italia provenivano da persone sbarcate sulle coste meridionali del Paese.

BAN KI-MOON – L’Onu «appoggia la richiesta dell’Unhcr», ha assicurato Farhan Haq, portavoce del segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon. Il portavoce ha spiegato che l’Unhcr è la «voce guida dell’Onu per quanto concerne i rifugiati, e i rapporti con Roma su questo tema saranno gestiti dallo stesso commissariato, nella persona del suo alto rappresentante, Antonio Guterres». Haq ha precisato che il Palazzo di Vetro di New York, che è in contatto quotidiano con l’agenzia dei rifugiati, «rispetta la richiesta contenuta nella lettera dell’Unhcr al governo italiano».

«MARONI ESEGUE ACCORDI PRESI DA ME» – Gli «accordi con la Libia» per il rimpatrio degli immigrati clandestini, ha voluto sottolineare dall’Egitto il presidente del Consiglio, «li ho gestiti io, li ho sottoscritti io, Maroni esegue quelli che sono gli accordi presi direttamente tra me ed il leader libico Gheddafì». Quanto al rapporto con la Lega, il Cavaliere ha voluto precisare che «certamente il Carroccio esagera» ma «sono esagerazioni più di facciata che di sostanza perché poi i signori della Lega sono delle persone perbene, anche nelle amministrazioni locali sono coloro che danno di più per aiutare chi ha bisogno di una mano». «Cerchiamo di non offrire all’opposizione pretesti di polemiche e di campagna elettorale, per esempio il fatto delle ronde – è stato l’invito del premier – che sono tutt’altro rispetto a quello che dice l’opposizione: per questo noi abbiamo detto che era sbagliato dare all’opposizione un pretesto del genere». E riguardo alle critiche ricevute da alcuni settori della componente del Pdl che proviene da Alleanza nazionale, Berlusconi ha preferito tagliare corto: «Non credo che si possa parlare ancora di polemiche, An è un partito che non esiste nominalmente perché è confluito nel Pdl». Un plauso da Berlusconi ai due esponenti del Pd Piero Fassino e Francesco Rutelli, che si sono espressi a favore della politica dei respingimenti nei confronti degli immigrati clandestini. «Mi fa piacere – ha detto il Cavaliere – che anche nell’opposizione ci sia qualche persona di buonsenso che non segue fino in fondo l’ideologia»

NO COMMENT SU FINI – Le parole del premier lasciano presagire nuove tensioni con il presidente della Camera, Gianfranco Fini. L’ex leader di An aveva detto lunedì che «respingere l’immigrato clandestino non viola il diritto internazionale» ma aveva puntualizzato che «anche noi abbiamo come tutti gli altri il dovere di verificare se tra quelli che vengono respinti ci siano persone che hanno il diritto di richiedere asilo». E Silvio Berlusconi, incalzato dai cronisti proprio sulla posizione di Fini, ha preferito glissare: «Non mi va di entrare in questo discorso». Il presidente del Consiglio ha difeso la linea del governo italiano, contestata dalle istituzioni internazionali. «Su questi barconi – ha detto Berlusconi – di gente che ha diritto d’asilo non ce n’è. Lo dicono le statistiche. Vi sono solo casi eccezionali». Rispondendo alle critiche del Consiglio d’Europa, Berlusconi ha detto: «Non mi piace la parola respingimenti». Quanto all’asilo, «ci sono leggi che ci impongono di farlo e diamo asilo a chi viene da Paesi dove non c’è libertà e dove c’è uno stato di polizia. Comunque – ha aggiunto – noi abbiamo sempre uno spirito umanitario».

«SPOT ELETTORALE» «I barconi pieni di disperati sono stati trasformati in uno spot elettorale per le prossime elezioni, come se fossero un manifesto per raccogliere voti e questa è la cosa più immorale» è stato il commento del segretario del Pd, Dario Franceschini, che a Panorama del giorno ha commentato le ultime dichiarazioni di Berlusconi. «Sui respingimenti vanno rispettate le norme internazionali, oltre che il buon senso – ha aggiunto -. Non lo diciamo solo noi faziosi dell’opposizione, ma anche il Consiglio d’Europa, le Nazioni Unite, i vescovi italiani. Si tratta di rispettare la dignità dell’uomo e le leggi italiane e internazionali».

LE ALTRE REAZIONI – «Sono perfettamente convinto del fatto che l’Italia in questo momento sta esercitando un proprio diritto, quello del respingimento in acque internazionali così come lo eserciterebbero altri paesi europei. È un diritto previsto dalle norme nelle intese europee» ha dichiarato il presidente del Senato, Renato Schifani, difendendo l’operato del governo in tema di contrasto dell’immigrazione clandestina. Secondo il numero uno di Palazzo Madama, riguardo al diritto d’asilo «occorre che l’Europa si faccia carico della soluzione del problema, individuando meccanismi, procedure per poter garantire anche l’attuazione di questo sacrosanto diritto». Sulla questione immigrazione è intervenuto anche Luca Cordero di Montezemolo. Intervistato a Ballarò (in onda martedì sera), il presidente Fiat ha spiegato di essere favorevole «ai diritti e ai doveri» dei migranti ma contrario «alla tolleranza e ad un paese che sembra una groviera per cui tutti possono entrare». «Io vorrei anche capire – ha detto – come si fa a difendersi da una eccessiva entrata non controllata, non coordinata e quindi bisogna uscire dall’ipocrisia, dalla poca chiarezza e, fermo restando il diritto di asilo io credo che sia giusto porre dei limiti e valutare bene l’entrata di stranieri in Italia perchè in questi ultimi anni questo non è avvenuto».

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12 maggio 2009

fonte: http://www.corriere.it/politica/09_maggio_12/berlusconi_diritto_asilo_b047dbe8-3eb6-11de-914a-00144f02aabc.shtml

Il ‘guardiano’ di Sobibor, accusato dello sterminio di 29.000 persone, estradato in Germania / Cinema: Escape From Sobibor (scaricabile)

Demjanjuk deve rispondere davanti alla giustizia dell’accusa di aver partecipato allo sterminio di 29mila persone nel campo di concentramento di Sobibor, in Polonia, tra il mese di marzo ed il mese di settembre del 1943.

John Demjanjuk , un documento di identità USA

John Demjanjuk , un documento di identità USA

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Espulso ieri dagli Stati Uniti, John Demjanjuk è arrivato oggi a Monaco, in Germania, dove deve rispondere davanti alla giustizia dell’accusa di aver partecipato allo sterminio di 29mila persone nel campo di concentramento di Sobibor, in Polonia, tra il mese di marzo ed il mese di settembre del 1943.

Gli agenti federali americani lo avevano prelevato ieri nella sua abitazione in Ohio e scortato fino all’aereo che lo ha trasportato in Germania.

Giovedì scorso, la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva respinto il ricorso presentato dai legali di Demjanjunk contro l’estradizione in Germania. Secondo i familiari, l’uomo, per motivi di salute, non è in grado di affrontare un viaggio così lungo. L’estradizione del boia di Sobibor mette fine a una battaglia legale durata oltre 30 anni.

Demjanjuk sostiene di non essere responsabile della morte di migliaia di ebrei sterminati a Sobibor, dove sarebbe stato presente tra marzo e settembre 1943. Nativo di Ucraina, afferma di aver prestato servizio nell’esercito sovietico e di essere stato fatto prigioniero di guerra, dopo la sua cattura da parte dei tedeschi nel 1942. Era emigrato negli Stati Uniti nel 1952 ottenendo la cittadinanza americana nel 1958.

John Demjanjuk era stato giudicato in Israele, accusato di essere stato “Ivan il Terribile”, il tristemente celebre guardiano del campo della morte di Treblinka, in Polonia. E’ stato riconosciuto colpevole di crimini di guerra e di crimini contro l’umanita’ nel 1988, condanna poi annullata dalla Corte suprema israeliana.

Nel 2002 un giudice statunitense ha revocato la sua cittadinanza. Secondo le autorità statunitensi avrebbe nascosto le sue attività a Sobibor e in altri campi di concentramento nazisti.

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12 maggio 2009

fonte: http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=118131

https://i0.wp.com/isurvived.org/Pictures_iSurvived-4/Lublin-deportation2Sobibor.GIFArrivo..

https://i2.wp.com/www.kawvalley.k12.ks.us/schools/rjh/marneyg/04_Holocaust-Projects/04_cowan_skinny_man.jpgsoggiorno..

https://i1.wp.com/www.historyplace.com/worldwar2/holocaust/hol-pix/sobibor-surv.jpgSobibor Survivor

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https://i1.wp.com/booksofoz.com/lollylegs/escape.from.sobibor-fr.jpg

Escape from Sobibor

DvDrip (WWII Nazi death camp)

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PASS: lollylegs
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Influenza A, Oms: superati i 5000 casi in 30 Paesi. Primi contagi in Finlandia

https://i2.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20090512_flu77.jpg

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GINEVRA (12 maggio) – In Thailandia, Finlandia e Cuba accertati i primi casi di influenza A. A Cuba si tratta di uno studente messicano rientrato nell’isola dalle ferie nel suo paese a fine aprile. In Thailandia il paziente è stato curato e guarito. Intanto il totale dei casi umani di nuova influenza ufficialmente notificati all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha superato la soglia delle 5mila infezioni.

Secondo l’ultimo aggiornamento reso noto oggi dell’Oms 30 Paesi hanno ufficialmente notificato 5.251 casi di influenza A/H1N1 (contro i 4.694 di ieri). I decessi sono saliti a 61 (contro i 53 di ieri). Il Messico, punto di partenza della «crisi», ha segnalato 2.059 casi confermati in laboratorio, 56 dei quali mortali. Gli Stati Uniti hanno segnalato 2.600, di cui tre letali. Il Canada ha registrato 330 casi (di uno mortale). In Costa Rica sono stati registrate 8 infezioni, di cui una letale.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=57891&sez=HOME_NELMONDO


Sanità Usa, un’assicurazione per tutti: Obama avvia la sua “riforma da sogno”

Il capo della Casa Bianca convince Big Pharma
risparmi da 2mila miliardi, primo passo per la nuova legge

Sale il deficit americano: 90 mld in più nel 2009 e 2010 per la recessione

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dall’inviato di Repubblica ALBERTO FLORES D’ARCAIS

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Sanità Usa, un'assicurazione per tutti Obama avvia la sua "riforma da sogno"Barack Obama

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NEW YORK – “Non mi fermerò fino a quando il sogno di una riforma del sistema sanitario negli Stati Uniti non sarà esaudito”. Barack Obama annuncia tagli ai costi sanitari per oltre duemila miliardi di dollari nei prossimi dieci anni, primo gradino della riforma sanitaria che dovrà essere varata “entro la fine dell’anno”.

I costi della sanità
sono “fuori controllo” e limitarli è “essenziale” per il futuro dell’economia americana, dice il presidente Usa, presentando il piano messo a punto con tutte le organizzazioni del settore (industrie farmaceutiche, grandi ospedali privati, associazioni dei medici e produttori di materiale sanitario) i cui leader si sono ritrovato ieri tutti insieme alla Casa Bianca: “Spendiamo per la sanità più di qualsiasi altra nazione sulla faccia della terra e nonostante ciò ci sono 46 milioni di americani che non hanno alcun tipo di assicurazione medica. Non è possibile continuare così”.

Un incontro come quello di ieri “sarebbe stato impensabile” fino a poco tempo fa , ha sottolineato il presidente e se tutti i leader del settore “sono venuti qui” è perché riconoscono “un chiaro e indiscutibile fatto: che la spesa sanitaria minaccia la stabilità finanziaria delle famiglie, del business e dello stesso governo”.

Era stata proprio l’industria farmaceutica con le sue potenti lobby al Congresso ad affossare il tentativo di riforma sanitaria di Clinton (e Hillary) all’inizio degli anni Novanta, una delle sconfitte più cocenti dell’ex presidente democratico che aprì la strada alla grande vittoria repubblicana nelle elezioni di mid-term del 1994. Di fronte alla crisi economica attuale, alla determinazione della Casa Bianca e grazie anche al carisma personale di Obama i gruppi farmaceutici e le grandi catene ospedaliere sono adesso pronti a dare una mano decisiva affinché il “sogno” di dare a tutti gli americani l’assicurazione sanitaria possa diventare realtà. Il piano messo a punto prevede di ridurre dell’1,5% l’anno i costi dell’assistenza medica, facendoli diminuire in dieci anni per un totale di circa duemila miliardi di dollari.”Non possiamo continuare sulla strada pericolosa che abbiamo percorso per anni, la riforma non è un lusso che possiamo rimandare, ma una necessità che non può aspettare”. Quella sanitaria è una delle riforme più difficili – se non la più difficile in assoluto – che attende Obama. Nel 1993 la “lobby” di assicurazioni e industriali del settore lanciò una campagna di spot televisivi grazie alla quale due personaggi fittizi (Harry e Louise) riuscirono a convincere gli americani che la riforma costava troppo ed era una pessima idea. Obama l’ha ricordato (“quella coppia televisiva che divenne l’icona di coloro che si opponevano alla riforma negli anni Novanta”) ma ha aggiunto che oggi Harry e Louise “hanno disperatamente bisogno della riforma”.

I tagli annunciati (che sono su base assolutamente volontaria) rappresentano “il primo gradino” di una riforma che non è più rinviabile e che dovrà essere completata entro l’anno. Obama ha ricordato la promessa fatta in campagna elettorale – l’assicurazione sanitaria per tutti gli americani – dichiarandosi molto “soddisfatto” per le proposte arrivate dall’industria farmaceutica. In cambio della loro disponibilità, assicurazioni e industrie farmaceutiche chiedono che il Congresso vari al più presto una legge che obblighi ogni americano ad avere l’assicurazione medica, esattamente come ha quella per l’automobile.

Ieri la Casa Bianca ha annunciato che il deficit Usa sarà più alto del previsto (90 miliardi di dollari in più nel budget 2009 e in quello 2010), per un totale superiore ai 1800 miliardi di dollari e che sta pianificando un massiccio programma di tagli fiscali: 736 miliardi di dollari per le famiglie e cento miliardi per le imprese nell’arco dei prossimi dieci anni.

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12 maggio 2009

fonte: http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/esteri/obama-presidenza-7/riforma-sanita/riforma-sanita.html?rss