Archivio | maggio 14, 2009

Fiat, protestano i lavoratori. Berlino: piani per Opel entro il 20 maggio

Antitrust Usa: per Fiat-Chrysler nessun problema
Chrysler taglia 789 concessionari: 38mila posti a rischio

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ROMA (14 maggio) – L’alleanza Fiat-Chrysler non pone problemi di antitrust. Lo afferma la Federal Trade Commission (Ftc) che si sta consultando a livello internazionale sulla partnership fra la casa automobilistica americana e il Lingotto. «La proposta partnership non solleva problemi antitrust» afferma Norman Armstrong, vice direttore dell’ufficio per la concorrenza della Federal Trade Commission (Ftc), precisando che l’operazione a breve otterrà l’approvazione della commissione. «La Ftc – aggiunge Armstrong – sta lavorando a stretto contatto con le altre giurisdizioni», cioè con autorità antitrust internazionali. La Chrysler, intanto, si appresta a chiudere, entro il 9 giugno, 789 concessionari, con 38mila posti di lavoro a rischio. Positivo il giudizio del Tesoro americano, per il quale la Chrysler «è ora posizionata per andare avanti».

Berlino vuole i piani sulla Opel entro il 20 maggio. Nel frattempo, sul fronte Opel, stringe i tempi il governo tedesco che chiede ai due principali pretendenti, la Fiat e il gruppo austro-canadese Magma, di presentare entro il 20 maggio i loro piani per acquisire la Opel. Le indiscrezioni circolate in questi giorni sulle ricadute in Italia fanno salire la tensione, in particolare tra i lavoratori di Termini Imerese che hanno bloccato la statale davanti alla fabbrica siciliana, a rischio chiusura. Il tutto mentre Sergio Marchionne incassa un successo sul fronte delle vendite in Europa, dove la Fiat ottiene, dopo otto anni, una quota del 10% e si insedia al terzo posto della classifica dei costruttori, ex aequo con Ford: oggi Piazza Affari ha premiato la casa torinese, e il titolo ha chiuso in crescita del 2,8%, a 7,4 euro. L’amministratore delegato della Fiat, dopo i voli delle settimane scorse fra Usa e Germania, resta per ora in Italia: venerdì sarà alla Fiera del Libro di Torino per presentare il nuovo libro di Mario Calabresi sull’America di Obama, il presidente che lo ha scelto per salvare la Chrysler. Nel suo ufficio del Lingotto, Marchionne mette a punto, con la sua squadra di manager Fiat, il piano per l’acquisizione della Opel, che il ministro dell’Economia, Karl-Theodor zu Guttenberg (Csu) vuole entro il 20 maggio. Il governo tedesco sta pensando ad un “modello” per la Opel che prevede l’amministrazione fiduciaria temporanea della controllata Gm e vuole piani solidi che diano prospettive. Sarebbero allo studio anche finanziamenti temporanei attraverso banche pubbliche.

Le paure dei lavoratori, la preoccupazioni del governo. Anche se il piano Fiat non c’è ancora, le paure in Italia sono tante. I sindacati, che preparano la grande manifestazione nazionale di sabato, quando a Torino arriveranno le tute blu di tutto il Paese, continuano a chiedere un tavolo con il governo e la Fiat. I lavoratori di Mirafiori chiedono alle segreterie nazionali di Fim, Fiom, Uilm e Fismic di proclamare lo stato di agitazione e di non fare più straordinari fino a quando non ci sarà un incontro e un piano industriale che rassicuri i dipendenti di tutti gli stabilimenti italiani del gruppo. La proposta arriva dall’assemblea delle Carrozzerie, il reparto più grande di Mirafiori con 4.500 addetti, dove la Fiat ha comandato sei sabati lavorativi per 800 operai a partire dal 23 maggio sulle linee di produzione di Punto, Musa e Idea. «Certamente – dice il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi – è comprensibile la preoccupazione dei lavoratori come vi è preoccupazione anche nel governo per quanto riguarda il futuro dell’industria dell’auto nel nostro Paese».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=58260&sez=HOME_ECONOMIA


Sventato l’arrivo di aranciate senza arancia

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ROMA (14 maggio) – «L’arrivo in Italia delle bibite all’arancia senza arance è stato sventato». Così la Cia (Confederazione italiana agricoltori) saluta con soddisfazione la soppressione, da parte della Commissione Politiche dell’Unione Europea della Camera, della norma dell’articolo 21 della legge comunitaria.

La Cia ricorda
che la possibilità di vendere sul nostro mercato bibite di fantasia al gusto e con il colore dall’arancia senza contenere, tuttavia, neanche una minima percentuale di agrumi, era prevista dal progetto di legge comunitaria licenziato dal Senato.

«La norma – afferma la Cia
– avrebbe avuto l’effetto di confondere e disorientare gli stessi consumatori che, soprattutto i bambini, si sarebbero trovati a bere un prodotto, reclamizzato per i suoi contenuti di frutta, che, invece, non ci sono affatto. Non solo. A pagarne le spese sarebbero stati anche i nostri produttori di agrumi, che già sono costretti ad affrontare una situazione di mercato sempre più difficile e fanno i conti con pesanti costi di gestione».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=58276&sez=HOME_PIACERI


Scioperano i mezzi pubblici. Disagi in tutte le città

L’astensione dal lavoro indetta da Sdl, Cub e Cobas
Orari diversi a seconda delle località, garantite le fasce protette

Siglato protocollo su contratto unico di mobilità che riguarda

i lavoratori del trasporto pubblico locale e delle ferrovie

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Scioperano i mezzi pubblici Disagi in tutte le città

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ROMA – Domani, venerdì, sarà un giorno di disagi
a causa dello sciopero generale di 24 ore dei mezzi di trasporto pubblico indetto dal Sindacato dei Lavoratori (SdL), Cub e Cobas. Uno sciopero per sostenere il negoziato per il rinnovo del contratto collettivo di lavoro degli autoferrotranvieri. Il blocco si svolgerà con fasi orarie diverse a seconda delle città, garantendo le fasce protette.

A Milano
il servizio sarà regolare fino alle 8.45 e dalle 15 alle 18. Per metro, bus e tram saranno possibili astensioni e disagi dalle 8.45 alle 15 e dalle 18 al termine del servizio. Per ridurre i disagi il Comune ha deciso di sospendere l’Ecopass così da ridurre i disagi.

A Roma l’astensione dal lavoro sarà dalle 8.30 alle 17 e dalle 20 al termine delle corse. Proprio in coincidenza con il blocco del trasporto pubblico saranno disattivate le Zone a traffico limitato diurne e notturne della Capitale. A Palermo stop dalle 8.30 alle 17.30 e dalle 20.30 a fine servizio.

Le ragioni della protesta. Gli autoferrotranvieri, ha ricordato Roberto Cortese della segreteria nazionale Sdl, “sono in attesa di un rinnovo contrattuale da circa un anno e mezzo. Abbiamo presentato alle controparti, circa un anno fa, una piattaforma per il rinnovo contrattuale ma non hanno voluto discuterne”. Ai sindacati di base non è piaciuto l’accordo, raggiunto il 30 aprile scorso, per il contratto della mobilità che prevede “60 euro medie lorde al mese, che non è accettabile” ha detto Cortese.

Firmato il protocollo. Proprio oggi al ministero dei Trasporti è stato siglato il protocollo d’intesa sul contratto del trasporto pubblico locale alla presenza alla presenza del ministro delle Infrastrutture e Trasporti Altero Matteoli e di Filt cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti, Ugl Trasporti, Orsa, Faisa Cisal e Fast. Il protocollo riunisce per la prima volta nell’ambito dello stesso inquadramento contrattuale i lavoratori del trasporto pubblico locale e delle ferrovie.

Nuovo modello contrattuale.
Il protocollo definisce un nuovo modello contrattuale per il trasporto ferroviario e quello locale definendo una parte comune relativa al campo di applicazione; alla decorrenza e alla durata; alla disciplina del sistema delle relazioni industriali e dei diritti sindacali e delle regole relative al mercato del lavoro. Una griglia comune su cui il confronto sarà immediatamente avviato per concludersi, si legge ancora nell’intesa, entro 45 giorni. Soddisfatto il ministro Matteoli che ha svolto, in questa lunga trattativa un ruolo di mediatore.

Soddisfazione del mondo sindacale.
Per Giuseppe Caronia, segretario nazionale della Uil Trasporti, l’accordo siglato oggi è una “prima e fondamentale tappa per una politica organica del trasporto nel nostro Paese, che non privilegi nessuna categoria”. Per Claudio Claudiani, della Fit Cisl, si tratta di un “mattone importante per un edificio solido che va costruito nelle prossime settimane e mesi”. Sullo stesso tono, anche Roberto Panella dell’Ugl: “l’accordo di oggi è una cornice-quadro che accomuna trasporto locale e ferroviario. Porterà un aumento in busta paga di 60 euro, più una una tantum di oltre 1.000 euro sul 2008. E’ un segnale di clima disteso in un momento difficile come questo”. Commenti positivi anche da Andrea Gatto, segretario generale Faisa Cisal: “E’ un primo passo considerevole verso l’unificazione contrattuale tra i settori della mobilità di terra. La chiusura di questa prima fase negoziale è una prima risposta economica ai lavoratori che chiedevano il rinnovo del contratto scaduto dal 2007”.
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14 maggio 2009
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Petizione contro l’acquisto di 131 cacciabombardieri

Campagnaindignazionenazionale

Quasi seimila firme raccolte alla data per fermare questo ennesimo esempio di scelleratezza… visto l’apprezzabile risultato ottenuto dalla campagna per l’assoluzione della giornalista irano-americana, vi invitiamo a dare la vostra adesione firmando nel link indicato sotto il testo della petizione (già: la petizione vittoriosa era rivolta all’Iran, mica al nostro governo… SIC!)

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A: Autorità statali

Questo appello verrà inviato alle autorità nazionali ogni 200 nuove firme raccolte.

E’ possibile contattare i promotori dell’iniziativa scrivendo a:

mailto:campagnaindignazionenazionale@gmail.com

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Al Presidente della Repubblica

Al Presidente del Consiglio dei Ministri

Ai Presidenti di Camera e Senato

Ai Ministri della Repubblica italiana

Ai Gruppi parlamentari di Camera e Senato

Ai Presidenti delle Regioni

Per conoscenza: ai mass-media italiani

Il 7 e 8 aprile 2009 le commissioni Difesa di Camera e Senato hanno espresso parere favorevole al “Programma pluriennale relativo all’acquisizione del sistema d’arma Joint Strike Fighter JSF”, il faraonico progetto che il Governo italiano intende finanziare per la produzione e acquisizione di 131 cacciabombardieri JSF completi di relativi equipaggiamenti, supporto logistico e basi operative. Costo stimato: oltre 13 miliardi di euro, nel periodo 2009-2026.

Con queste righe desideriamo esprimervi la nostra indignazione. Che diventa ancora più grande di fronte alla preoccupante crisi economica che influisce sulla vita di milioni di cittadini che vivono in Italia, e alle altrettanto preoccupanti calamità naturali che hanno colpito una parte del nostro Paese.

Sappiate che riteniamo inammissibile e immorale che il Governo si impegni ad investire decine di miliardi di euro per l’acquisizione di cacciabombardieri. Per questo ci impegniamo a far sì che questo grido di indignazione giunga in ogni luogo d’Italia, nella speranza che il suddetto “Programma pluriennale” venga fermato.

Saluti cordiali

http://www.firmiamo.it/campagnaindignazionenazionale


AMBIENTE – Merate come Dallas? La Brianza non ci sta

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Concessa ad una società australiana l’autorizzazione a cercare idrocarburi

Pd e Lega contro Scajola, no alla caccia al petrolio nel parco del Curone, in campo l’ex ministro Castelli

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Una delle aree del parco del Curone dove potrebbero essere avviate le trivellazioni (dal sito gevcurone.it)
Una delle aree del parco del Curone dove potrebbero essere avviate le trivellazioni (dal sito gevcurone.it)

MILANO – Nelle giornate terse, guardando verso sud dalla terrazza del santuario della Beata Vergine del Carmelo, lo sguardo spazia senza difficoltà fino alla linea degli Appennini, sorvolando in un unico batter d’occhio tutta la fascia della Pianura Padana. Ma è sufficiente voltare le spalle ed ecco il stagliarsi il contorno ora ondulato ora frastagliato delle Prealpi Lombarde. La pianura da una parte, le verdi cime – e più in lontananza i cocuzzoli innevati – dall’altra. Uno scenario unico in Lombardia, possibile solo qui, sulla collina di Montevecchia. La prima vera altura che si incontra lasciando l’hinterland milanese e attraversando la Brianza in direzione Lecco. Un piccolo angolo incantato, che nel corso dei secoli ha allietato i pensieri di studiosi e artisti, i poeti Cesare Cantù e Antonio Negri, ma anche la matematica Gaetana Agnesi, che proprio sulla piazzetta principale di questo borgo arroccato su una collina ha trascorso, nella villa di famiglia, l’infanzia e la vecchiaia.

La rocca di Montevecchia (arch. Rcs)
La rocca di Montevecchia (arch. Rcs)

CACCIA ALL’ORO NERO – Ma questo scenario bucolico – in settimana, quando il borgo antico non è preso d’assalto dai turisti della domenica, è possibile stare ore ad ascoltare il frinire degli insetti e, di questi tempi, avvertire nettamente il profumo delle erbe di campo – rischia di essere ferito dalla corsa all’oro nero. Proprio nei giorni scorsi il ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, ha concesso ad una società australiana, la Po Valley energy una proroga di 16 mesi nelle attività di ispezione del territorio per la ricerca di possibili giacimenti di idrocarburi. La Regione Lombardia, lo scorso 30 aprile, ha scritto ai sindaci dei comuni che circondano il parco regionale della Valle del Curone – un’area protetta di campi e boschi con un’estensione di 2.350 ettari che comprende i territori di dieci diversi paesi, proprio alle spalle della collina di Montevecchia – per convocarli in regione il 7 maggio «per l’avvio della fase preliminare dello Studio di Impatto Ambientale della concessione per la costruzione di un pozzo esplorativo, già denominata col nuovo nome “BERNAGA”, ancor prima che il Ministero acconsentisse». Il virgolettato è Giovanni Zardoni, vicesindaco di Cernusco Lombardone, uno degli enti locali coinvolti, che alla vicenda ha dedicato uno specifico blog eloquente già nella denominazione: «Noalpozzo». Ma non è l’unico tra gli amministratori locali a dire no all’ipotesi che questo angolo che rappresenta di fatto il cuore della verde Brianza, incastrato tra le aree urbane e industriali di Milano-Monza e di Lecco, possa vedere cambiare il proprio panorama, con tralicci e trivelle alte decine di metri installate in boschi secolari, a pochi passi da luoghi in cui sono state rintracciate le più antiche testimonianze preistoriche dell’area lombarda.

Una veduta da satellite del Parco del Curone (da Google Maps)
Una veduta da satellite del Parco del Curone (da Google Maps)

UN NO TRASVERSALE – La Po Valley, nella sezione «New projects» del proprio sito web, parla in particolare di due località: Rovagnate e Negrino, dove sarebbero stati individuati giacimenti petroliferi rispettivamente a 3.500 e 6 mila metri di profondità. Una riserva di oro nero ancora tutta da quantificare, ma che nel caso si decidesse di attingervi potrebbe cambiare drasticamente i connotati di un ambiente che oggi si caratterizza soprattutto come culla della biodiversità, esempio di integrazione tra attività rurali e wildlife, nonostante l’industrializzazione imperante che preme ai confini del parco. «La garanzia definitiva per la licenza è attesa entro la fine del 2009» annuncia la Po Valley, anche se al di là del via libera del governo bisognerà fare i conti con la strenua opposizione degli amministratori locali. I quali non sembrano particolarmente propensi a rimettere in discussione la vocazione «verde» del proprio territorio. Nella battaglia sembrano uniti gli amministratori del Pd e della Lega e resta da capire se la cautela sin qui mostrata da amministratori e consiglieri del Pdl sia dettata solo dalla comprensibile prudenza di chi ancora non vuole prendere una posizione netta contro un governo del proprio stesso orientamento politico. I rappresentanti del Carroccio, come riferisce la stampa locale, da tempo attenta alla questione, hanno già contattato i pezzi grossi della Lega a Roma, affinché intervengano su Scajola chiedendogli apertamente un dietrofront. Lo stesso ex ministro alla Giustizia (e oggi sottosegretario alle Infrastrutture) Roberto Castelli, lecchese doc, si sarebbe fatto carico delle istanze brianzole e Andrea Robbiani, candidato leghista alla poltrona di sindaco di Merate, il più grosso dei comuni del circondario, ha detto chiaramente dalle pagine del quotidiano Merateonline che «la scelta di Scajola è quanto di più inopportuno si possa intraprendere».

CASO NAZIONALEMa la contrapposizione al progetto di trasformare il Curone in un nuovo Texas (il paragone è stato coniato dal Giorno). E’ un intero territorio che sembra pronto ad insorgere contro l’avvio delle trivellazioni. E in tanti sembrano pronti a fare la propria parte Le Guardie ecologiche volontarie hanno dedicato l’home page del loro sito web ad un parallelo tra l’area della Cascina Bagaggera di Rovagnate, una delle due individuate per le trivellazioni, come si presenta oggi e il pozzo di Trecate, nel Novarese, avvolto dal fumo in occasione dell’incidente del 1994. E poi un interrogativo che ha già in sè la risposta: «Vogliamo un pozzo così?». La vicenda sta via via assumendo i contorni di un caso nazionale e da più parti è stato evocato l’intervento di personaggi noti che nella zona hanno alcune delle proprie residenze, da Shel Shapiro dei Rokes che negli anni scorsi aveva organizzato un concerto contro il proposito dell’Eni di avviare trivellazioni alla ricerca di gas naturale, a Adriano Celentano, la cui villa di Galbiate sorge proprio a pochi chilometri in linea d’aria da Rovagnate. C’è anche chi ha tirato in ballo lo stesso premier Silvio Berlusconi, pensando che dici Brianza e hai detto tutto, anche se Macherio e Arcore sono a distanza di sicurezza dal Curone, praticamente un altro mondo.

PETROLIO SOTTO ALLE CASELa determinazione del territorio, in ogni caso, c’è. Anche perché non si tratta di difendere ad oltranza una zona verde e ancora incontaminata. Spiega ancora Giovanni Zardoni: «Le ipotesi presentate dalla “Po Valley Operation” prevedono due ipotesi di perforazione, l’una a Ovest di Bagaggera a Rovagnate, nella ex cava di argilla censita come geosito e dove vi sono delle formazioni di paleobotanica assolutamente interessanti ed uno più a Est, nella zona dell’ex allevamento Quadrifoglio di Olgiate Molgora. Occorre vedere bene le carte di richiesta, ma la cosa più assurda è che il petrolio non sta sotto i due punti sopra determinati ma in una posizione in cui non si potrebbe scavare a causa dei nuclei abitati esistenti. Già Eni ipotizzava di realizzare una trivellazione obliqua che dalle zone sopra individuate (Eni ipotizzava la sola zona della Fornace) raggiungesse obliquamente gli ipotetici giacimenti. “Po Valley Operation” per accorciare i tempi ha acquistato gli studi dall’Eni ed è ipotizzabile che proporrà la stessa “rotta” di trivellazione: proprio a dire: voi avete preservato la Natura dall’urbanizzazione ed ora da questa oasi andiamo a cercare il petrolio sotto l’urbanizzato…».

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Alessandro Sala
13 maggio 2009

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fonte: http://www.corriere.it/cronache/09_maggio_13/petrolio_parco_curone_b0901c7a-3fc7-11de-bc3f-00144f02aabc.shtml