Archivio | maggio 15, 2009

Marchionne, sì all’incontro con i sindacati: «E gli operai possono stare tranquilli»

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Sperem che tutt el andarà ben..

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I rappresentanti dei lavoratori temono un ridimensionamento degli stabilimenti italiani

L’ad Fiat: «Opportuno un confronto sulle trattative in corso». «Pronto il piano Opel, lo presentiamo il 20»

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L'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne
L’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne

ROMA – «Concordo sull’opportunità di un incontro con il governo italiano e con il sindacato, che si potrà tenere appena sarà possibile ipotizzare una concreta definizione delle trattative in corso». È il contenuto della lettera inviata dall’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, al ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, e riportata da un comunicato del Ministero.

GLI STABILIMENTI ITALIANIIn particolare, Fiat si dice disponibile adiscutere del futuro degli stabilimenti italiani non appena si saranno definite le trattative con Opel, la controllata europea di General motors. Nella sua lettera Marchionne scrive di concordare sulla necessità del faccia a faccia e sottolinea come «peraltro abbiamo avuto una riunione ufficiale a Torino a fine aprile» . Dopo aver raggiunto un accordo con l’americana Chrysler, Fiat sta trattando un progetto di integrazione con Opel. I sindacati temono che le mosse della Fiat possa a portare a ridimensionare gli stabilimenti italiani.

I TIMORI DEL MINISTEROLa lettera dell’amministratore delegato di Fiat al ministro arriva in risposta alla missiva inviatagli nei giorni scorsi dallo stesso Scajola, nella quale si sottolineava la centralità delle fabbriche italiane e si preannunciava la convocazione di un tavolo per fare il punto sulle strategie industriali dell’azienda. «La ringrazio – scrive Marchionne a Scajola – per le parole di apprezzamento nei confronti delle iniziative che stiamo portando avanti negli Stati Uniti e in Europa, che intendono assicurare una prospettiva industriale anche al sistema automobilistico italiano, al di là della grave crisi che ha colpito il settore automotive in tutto il mondo».

AGLI OPERAI – In serata, Marchionne ha voluto rassicurare gli operai: «Possono stare tranquilli, perché l’impegno l’abbiamo preso seriamente. Faremo del nostro meglio per cercare di evitare danni che potenzialmente possono essere associati» con l’attuale mercato. Tornando alla partita che si sta giocando per l’acquisizione di Chrysler e Opel, Marchionne ha detto che la sfida «si sta giocando a livello europeo e in quella dimensione bisogna affrontarla. Cercare di risolvere il problema tenendo conto solo della situazione italiana non è possibile. Il problema è più grande di quello che si pensa, ma bisogna avere chiaro che uscirà una Fiat molto più forte». In ogni caso, «il piano per Opel è quasi pronto, lo presenteremo entro il 20 maggio».

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15 maggio 2009

fonte: http://www.corriere.it/economia/09_maggio_15/fiat_marchionne_disposto_incontro_sindacati_governo_6b91b400-415f-11de-8b5d-00144f02aabc.shtml

Immigrati: Onu ripete critiche su respingimenti, sono fuorilegge / Presidente Corte Costituzionale: “Incostituzionali i respingimenti”

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Reuters IT

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ROMA (Reuters) – La pratica dei respingimenti in acque internazionali di barconi di migranti verso le coste europee adottata da alcuni giorni dal governo italiano è in contrasto con la Convenzione di Ginevra e le normative Ue e italiane.

Lo ha detto oggi il rappresentante in Italia dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, incontrando il ministro dell’Interno Roberto Maroni, come riferisce un comunicato.

Il ministro ha però “confermato che i respingimenti andranno avanti, così come previsto dall’accordo tra Italia e Libia”, secondo quanto riferito da una nota diffusa in serata dal Viminale.

Il comunicato dell’Unhcr è stato diffuso dopo l’incontro al Viminale tra Maroni e Laurens Jolles “per discutere delle implicazioni derivanti dalla politica dei respingimenti di migranti e richiedenti asilo verso la Libia attuata recentemente dal governo italiano”.

Jolles, che rappresenta in Italia l’agenzia dell’Onu per i rifugiati, “ha ribadito che la nuova politica inaugurata dal governo si pone in contrasto con il principio del non respingimento sancito dalla Convenzione di Ginevra del 1951, che trova applicazione anche in acque internazionali”.

“Questo fondamentale principio, che non conosce limitazione geografica, è contenuto anche nella normativa europea e nell’ordinamento giuridico italiano”, dice il comunicato.

Per questo l’Unhcr dice di aver chiesto al Viminale di riammettere in Italia le persone respinte nei giorni scorsi, spiegando che “dal punto di vista del diritto internazionale, l’Italia è responsabile per le conseguenze del respingimento”.

Il ministro ha risposto alle osservazioni dell’Alto Commissariato spiegando che “devono trovare una soluzione in sede europea”.

L’Unhcr ha anche “bocciato” la proposta di Maroni di accertare direttamente in Libia le domande di asilo, spiegando che “non vi sono al momento le condizioni necessarie per svolgere tale attività”.

“Nel corso dell’incontro si è anche discusso della possibilità di costituire un tavolo tecnico con le parti coinvolte e la partecipazione dell’Unione Europea, per elaborare una strategia che miri a rafforzare lo spazio di protezione in Libia – dice il comunicato dell’Unhcr, che trova conferma anche dal Viminale – ivi compresa la ratifica da parte di questo paese della Convenzione di Ginevra del 1951″.

Secondo l’Unhcr “più del 70% delle 31.200 domande d’asilo presentate nel 2008 in Italia provengono da persone sbarcate sulle coste meridionali”, e due migranti su tre arrivati sulle coste italiane hanno fatto domanda.

Sempre lo scorso anno, “il tasso di riconoscimento di una qualche forma di protezione (status di rifugiato o protezione sussidiaria/umanitaria) delle persone arrivate via mare è stato di circa il 50%”.

L’ambasciatore dell’Italia presso l’Unione europea ha riferito oggi di aver chiesto che il tema dell’immigrazione sia inserito nell’agenda del prossimo consiglio dei capi di Stato e di governo che si terrà a metà giugno.

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15 maggio 2009

fonte: http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE54E0LO20090515?sp=true

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SICUREZZA: CAPOTOSTI, INCOSTITUZIONALI I RESPINGIMENTI

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(AGI) – Roma, 15 mag. – I respingimenti di clandestini effettuati dal governo italiano potrebbero essere incostituzionali. Lo fa notare il presidente emerito della Corte Costituzionale, Piero Alberto Capotosti, in un’intervista pubblicata oggi dal quotidiano “Liberal”. “La normativa che regola queste operazioni, la legge Bossi-Fini, prevede che debbano avvenire al di fuori del nostro territorio. Ma i clandestini intercettati”, osserva l’autorevole costituzionalista, “sono stati soccorsi da navi militari battenti bandiera italiana, che sono a tutti gli effetti territorio nazionale. Tecnicamente si dice: territorio nazionale fluttuante. Quindi, una volta imbarcati gli immigrati, non si puo’ semplicemente riaccompagnarli li’ dov’erano partiti: bisogna consentire di chiedere il diritto d’asilo a bordo, a tutti coloro ai quali non sono garantite le liberta’ democratiche nei Paesi d’origine. E’ un diritto sancito dall’articolo 10 della nostra Costituzione”. Ecco perche’ gli interventi che hanno suscitato in questi giorni la reazione dell’Onu, del Consiglio d’Europa e della Cei “sembrerebbero incostituzionali”, dice Capotosti, e in ogni caso non il linea con la stessa Bossi-Fini, che “li proibisce per le donne con i loro bambini: su quelle barche c’erano sicuramente dei minori”.

Quanto al monito del capo dello Stato sul rischio che si diffonda una retorica xenofoba, il presidente emerito della Corte costituzionale ritiene che sia anche possibile ipotizzare una “connessione tra l’intervento del Capo dello Stato e l’attivita’ del Parlamento” ma non certo la volonta’ di frenare l’iter parlamentare. “Quello del presidente della Repubblica e’ un discorso di prospettiva sulla coincidenza tra solidarieta’ e integrazione”.

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15 maggio 2009

fonte: http://www.agi.it/ultime-notizie-page/200905151505-pol-rom1088-sicurezza_capotosti_incostituzionali_i_respingimenti

Il governo approva il “ddl-Brunetta”: Ma dal testo sparisce la class action

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Via libera del Cdm al provvedimento

Rientrata la “minaccia” di dimissioni. Berlusconi: ha usato tattica birichina

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ROMA
La minacciare di dimissioni
ha avuto l’effetto sperato. Il ministro Brunetta, dopo l’ultimatum al governo, può tirare un sospiro di sollievo. Il Consiglio dei ministri questa mattina ha dato il via libera al decreto legislativo per la pubblica amministrazione che va sotto il nome di “rivoluzione Brunetta”, noto ai più come “decreto anti-fannulloni”. Ora il testo passerà all’esame delle Camere e della conferenza Stato-Regioni.

La meritocrazia che si introdurrà nella pubblica amministrazione si sentirà nelle differenze in busta paga. «Solo il 25% dei dipendenti pubblici, e il sindacato è d’accordo, avrà a disposizione il 50% di tutte le risorse destinate alla premialità. Non è stato fatto mai neanche nel privato se non per qualche iniziativa singola», ha spiegato il ministro per la Pubblica amministrazione Brunetta nella conferenza stampa a Palazzo Chigi. «E’ un provvedimento che vuole premiare la meritocrazia» sottolinea Berlusconi. L’obiettivo è «riconoscere il loro sforzo con compensi economici che si danno a coloro che lavorano nelle aziende private. Vogliamo che i tre milioni e mezzo di dipendenti pubblici abbiano un morale diverso e abbiano motivo di essere realizzati e di essere così più positivi nei confronti dei cittadini».

Esce invece dal provvedimento la class action nei confronti di prodotti e servizi della pubblica amministrazione. Il legge farà parte di un provvedimento ad hoc: «Abbiamo ritenuto opportuno richiedere un parere al Consiglio di Stato e all’Avvocatura sugli effetti che può avere la nuova disciplina sul processo amministrativo e sulla difesa erariale», ha spiegato Berlusconi. E lo scorporo delle norme sulle azioni collettive nei confronti della pubblica amministrazione si è reso necessario anche per «coordinare la disciplina di questa class action amministrativa con l’altra class action generale che il Senato sta esaminando». Le norme sulla class action per la pubblica amministrazione – ha assicurato il premier – confluiranno in un «decreto legislativo che sarà adottato a seguito degli approfondimenti, comunque rispetteremo i termini di scadenza della delega».

Il confronto sulla riforma della pubblica amministrazione varata dal governo «non è una partita che si gioca tra governo e il sindacato dei dipendenti pubblici ma riguarda tutto il paese», puntualizza lo stesso Brunetta. per il ministro si tratta di una riforma che riguarda «i cittadini, i sindacati del settore privati e anche quelli dei datori di lavoro, come la confindustria». Brunetta conferma di aver chiesto anche un parere «molto articolato» al Cnel. Il ministro annuncia, inoltre, che «solo il 25% dei dipendenti pubblici con le nuove norme, e il sindacato è d’accordo, avrà il 50% delle risorse pubbliche per la premialità». E sottolinea che «non era mai successo che si distinguesse una parte della contrattazione: si dava tutto a tutti». Una scelta, fa rilevare, che «non tutte le imprese private fanno».

La conferenza stampa si chiude con un siparietto tra Brunetta e Berlusconi. Interpellato sulla minaccia di dimissioni da parte del ministro, il premier ha affermato che «Brunetta ha usato una tattica da biricchino che l’ha portato a un ottimo risultato».

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15 maggio 2009
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Call Center, arrivano regole nuove, l’Authority impone qualità e privacy

Gli obblighi riguardano: orari di servizio, attesa prima della risposta, tempo di navigazione, tasso di soluzione dei reclami

L’Aduc polemizza: “In realtà sarebbero già obbligatorie”

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di ALESSANDRO LONGO

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Call Center, arrivano regole nuove l'Authority impone qualità e privacy
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RIDURRE i tempi di attesa e aumentare l’efficienza dei call center. E che almeno sia gratis chiamarli quando vogliamo reclamare per un disservizio. Queste e altre regole sono fissate nel piano triennale appena varato da Agcom (Autorità garante delle comunicazioni). Combattono uno dei problemi che più assillano gli utenti alle prese con i propri operatori: i call center, appunto, sui cui difetti esiste un’ampia letteratura nei forum del web. E sono tante le segnalazioni giunte ad Agcom, negli anni, da utenti e associazioni consumatori.

Adesso Agcom presta ascolto a queste voci e impone agli operatori di migliorare progressivamente, dal 2010 al 2012, la qualità dei call center, secondo vari parametri. Va detto che questo piano si applica solo agli operatori di telefonia fissa e mobile, non ai provider internet né alla pay tv (Sky). I call center che offrono sia questi sia quei servizi (come il 187 di Telecom Italia) saranno però tenuti a rispettare le nuove regole.

I parametri riguardano: orari di fornitura di servizio, tempo di attesa prima della risposta, tempo di navigazione (fino al momento in cui la voce automatica ci permette di premere il pulsante per parlare con un addetto), tasso di soluzione dei reclami. Per esempio – fa sapere Agcom a Repubblica.it – per il tempo di attesa: dal 2010 deve scendere a 100 secondi per il fisso e 55 secondi per il mobile. Nel 2011 a 85 e a 50; nel 2012 a 70 e a 45 secondi.
Gli obblighi scattano quindi dal 2010, anche se, in via sperimentale, si proverà a fare valere quelli del prossimo anno anche dalla seconda metà del 2009. S’impone inoltre il diritto al reclamo: deve essere gratis chiamare i call center per questo motivo (mentre 3 Italia fa pagare). L’utente deve poter conoscere quanto tempo ci vorrà per risolvere il problema e avere lo stato di avanzamento della pratica.

I call center dovranno inoltre essere utilizzabili anche dai non udenti, grazie a tecnologie alternative come chat, sms, fax, e-mail. Il tutto, per quanto riguarda le chiamate che dall’utente arrivano al call center. Per quelle di senso opposto, fatte al solito per provare a vendere un servizio, Agcom richiama al rispetto delle norme sulla privacy; controllerà la lista degli utenti chiamati per verificare che gli operatori abbiano ottenuto il consenso da tutti.

Gli operatori sono tenuti inoltre a fare rilevazioni semestrali e annuali sulla qualità dei call center e a pubblicarle sul sito; così non solo Agcom ma anche gli utenti potranno valutare la qualità del servizio. Il tutto promette di cambiare molto i rapporti, adesso sofferti, tra utente e call center, ma c’è chi non è soddisfatto: “in realtà molte delle cose richieste sarebbero già obbligatorie. Come la gratuità dell’accesso ai call center, già indicata nel piano di numerazione nel settore delle telecomunicazioni approvato nel luglio 2008 (delibera n. 26/08/CIR)”, dice Domenico Murrone, di Aduc. Più che nuovi obblighi, per l’associazione queste sembrano proroghe di regole già varate. “Ci chiediamo se l’Autorità ritenga che, concedendo proroghe su proroghe ai gestori, faccia opera di ‘educazione’ dei soggetti che negli anni si sono distinti nel sistematico non rispetto delle leggi e dei diritti degli utenti”, polemizza Murrone.

Giornata ricca di novità, sul fronte delle regole. È di oggi anche una delibera che impone agli operatori di pubblicare in bolletta il codice di migrazione. Serve agli utenti per cambiare operatore di rete fissa (voce e/o Adsl) in modo fluido, senza problemi. La delibera interviene perché molti utenti segnalavano che non riuscivano a ottenere, dal call center del proprio operatore, un codice di migrazione valido e così non riuscivano a cambiare linea in tempi brevi.

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15 maggio 2009
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Incarichi e appalti. Mastella e la moglie rinviati a giudizio

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La procura della Repubblica di Napoli ha chiesto il rinvio a giudizio del leader dell’Udeur Clemente Mastella e della moglie Sandra Lonardo, presidente del consiglio regionale della Campania, nonchè di altri imputati coinvolti nell’inchiesta su presunti illeciti nell’assegnazione di incarichi e appalti.

La richiesta, firmata dal procuratore Giovandomenico Lepore e dal pm Francesco Curcio, è stata trasmessa al giudice per le indagini preliminari Sergio Marotta che nei prossimi giorni fisserà la data dell’udienza preliminare. La notizia del deposito della richiesta di giudizio è trapelata oggi in ambienti giudiziari.

L’ex minitro era stato indagato per sette ipotesi di reato tra cui la tentata concussione al Governatore della Campania Bassolino. Per quell’accusa si era dimesso e il governo Prodi era caduto. Con lui era stata accusata anche la moglie, presidente del Consiglio regionale della Campania, messa agli arresti domiciliari nella villa di famiglia.

Sull’ex Udeur si era abbattuta una valanga: 23 ordinanze di custodia (19 ai domiciliari) emesse dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere per amministratori e dirigenti dell’ Udeur campano, il «nostro fortino elettorale», come lo definiva Mastella. Per Mastella le ipotesi di reato erano sette: concorso esterno in associazione per delinquere, due episodi di concorso in concussione e uno di tentata concussione, un concorso in abuso d’ ufficio e due concorsi in falso.

Il secondo capo di imputazione era il concorso in concussione ai danni di Bassolino per la nomina del commissario Asi di Benevento. Secondo gli inquirenti, per compensare la mancata attribuzione all’ Udeur della presidenza Iacp di Benevento, andata a un ds, Mastella avrebbe deciso di «iniziare una strategia di pressione politica e governativa sul governatore della Campania». Bassolino ha sempre smentito.

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15 maggio 2009

fonte: http://www.unita.it/news/84786/incarichi_e_appalti_mastella_e_la_moglie_rinviati_a_giudizio

RICERCA – “La felicità? E’ ereditaria, E’ nel buonumore dei genitori”

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Studio Usa: la predisposizione viene trasmessa addirittura in fase di concepimento

Le sostanze chimiche legate ai diversi stati d’animo influirebbero su ovociti e spermatozoi e avrebbero un impatto a livello genetico

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<b>"La felicità? E' ereditaria<br/>E' nel buonumore dei genitori"</b>
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IN UNA CASA dove il buonumore abbonda anche i figli assorbono le stesse energie positive. Ma gli umori di mamma e papà – scorbutici e cupi o invece solari e ottimisti – iniziano a fare la differenza per i piccoli ben prima che ci si trovi a condividere quotidianamente lo stesso ambiente. Chi vede rosa regala lo stesso atteggiamento positivo ai bambini già in fase di concepimento.

Felici, in pratica, si nasce: è affascinante l’ipotesi avanzata da un gruppo di ricercatori guidati dal dottor Alberto Halabe Bucay, del Research Center Halabe e Darwich, in Messico. Convinti che sentimenti ed
emozioni che proviamo nel corso della nostra vita possono influenzare in modo diretto quella dei nostri figli addirittura prima della nascita.

Esiste infatti una grande quantità di sostanze chimiche che il nostro cervello produce a seconda del nostro umore e che potrebbe avere conseguenze dirette su ovociti e spermatozoi, le cellule che vanno a formare un nuovo essere umano. Queste sostanze chimiche, secondo gli scienziati, influenzerebbero il modo con cui i geni specifici sono espressi nelle cellule germinali, e di conseguenza, su come sarà il bambino.

Sostanze chimiche, come le endorfine, e droghe, come la marijiuana e l’eroina, sono già note per avere effetti significativi sugli spermatozoi e sugli ovociti, alterando la struttura dei geni che in essi sono attivi. Ed è già noto che “il comportamento dei genitori influisce sui bambini, così come i geni che un bambino riceve dai suoi genitori aiutano a formare il suo carattere”, ha spiegato Halabe Bucay. “La mia ricerca – sottolinea – suggerisce l’idea che psicologia dei genitori prima del concepimento può effettivamente incidere sui geni del bambino”.


In pratica, quindi, il carattere sarebbe deciso già prima della nascita, conseguenza diretta di quanto mamma e papà sono felici o depressi. Un’idea che ha intrigato William Bains, direttore di Bioscience Hypotheses, la rivista su cui è stato pubblicato lo studio. Che spiega: “Abbiamo voluto pubblicare il lavoro per conoscere l’opinione degli altri scienziati e sapere se altri gruppi di ricerca hanno dati che possono sostenere o smentire l’ipotesi”.
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15 maggio 2009
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Obama: “Tornano i tribunali militari. E Guantanamo non chiuderà”

https://i0.wp.com/www.andyworthington.co.uk/images/khadrwounded.jpegGuantanamo..

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WASHINGTON
L’annuncio ufficiale sarà dato oggi,
ma responsabili dell’amministrazione statunitense lo hanno anticipato parlando a condizione di anonimato, in attesa che siano precisati i particolari: tornano i tribunali militari a Guantanamo. Lo ha deciso Obama, dopo aver criticato George W. Bush durante la campagna elettorale e dopo averli bloccati appena eletto presidente.

I tribunali militari giudicheranno un piccolo numero di prigionieri della base statunitense nell’isola di Cuba, ai quali sarà garantita una protezione giuridica migliore di quella assicurata in precedenza. Barack Obama aveva ordinato il blocco di queste corti marziali poche ore dopo il suo arrivo alla Casa Bianca, in gennaio, in attesa di una riforma del loro funzionamento. Tuttavia, non aveva rinunciato a perseguire i presunti terroristi. La decisione, che sarà ufficializzata oggi, non mancherà di suscitare critiche. Alcune organizzazioni di difesa dei diritti dell’uomo hanno già protestato per il passo indietro del presidente sulla pubblicazione delle foto di tortura di prigionieri in Iraq e in Afghanistan.

Dopo avere promesso la massima trasparenza, sia in campagna elettorale che al suo arrivo alla Casa Bianca, il presidente Usa ha dovuto prendere nelle ultime settimane una serie di decisioni che hanno messo in discussione il suo precedente impegno e provocato alcune imbarazzanti inversioni di rotta. A gongolare sono i repubblicani e in particolare l’ex vicepresidente Dick Cheney che nelle ultime settimane aveva più volte ammonito Obama: le promesse iniziali di trasparenza potevano mettere a repentaglio la sicurezza degli Stati Uniti. La decisione di Obama di rimangiarsi il suo assenso alla pubblicazione delle foto delle sevizie inflitte dai militari americani ai detenuti nelle carceri in Iraq e Afghanistan «per motivi di sicurezza» – esattamente la tesi di Cheney – ha fatto cadere le braccia alle organizzazioni che si battono per la difesa dei diritti umani.

Ora il dietrofront su Guantanamo: Barack Obama ha scoperto che per risolvere il complesso problema di cosa fare dei sospetti terroristi detenuti nella base militare Usa a Cuba i tribunali speciali sono forse il male minore. Gran parte delle prove raccolte contro i detenuti sono frutto infatti di interrogatori da parte dei militari Usa che non potrebbero essere usate in tribunali normali, vincolati a tutelare anche i diritti dell’imputato. Anche la decisione più trasparente presa finora da Obama, quella di rendere pubblici i memorandum dei legali della amministrazione Bush che autorizzavano di fatto la tortura, si è trasformata in un boomerang per il nuovo presidente per la incertezza mostrata (con dichiarazioni contrastanti) sulla incriminabilità o meno degli autori dei documenti, e sulla opportunità o meno di una commissione d’inchiesta. Era stata proprio questa decisione a provocare le battute più sferzanti di Cheney che, dopo otto anni vissuti all’ombra del presidente George W. Bush, è diventato da gennaio il portavoce più visibile della vecchia amministrazione e dello stesso partito repubblicano, che non ha ancora trovato nuovi leader dopo la batosta elettorale del novembre scorso.

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U.S. Guantanamo Torture Camp