Archivio | maggio 18, 2009

Spunta video-choc: “Fermati sennò muori” Così i libici danno la caccia ai clandestini – Sbarchi, il grande bluff L’ultima frontiera è a Est

Il racconto. Sul gommone 50 extracomunitari
“Tornare a casa sano e salvo è meglio di morire”

dal nostro inviato FRANCESCO VIVIANO

Spunta video-choc: "Fermati sennò muori" Così i libici danno la caccia ai clandestini


LAMPEDUSA“Spegni il motore, ascoltami, spegni il motore che è meglio. O vieni con le buone oppure muori, tornare a casa sano e salvo è meglio di morire, quindi fermati, altrimenti…. “. La minaccia di affondare quel gommone stracarico di extracomunitari partiti durante la notte dalla spiaggia libica di Zuwara, è del comandante di una motovedetta libica, una delle tante che nelle ultime settimane hanno dato il via alla caccia ai clandestini che partono dalle loro coste. E’ una scena drammatica, che si consuma in alto mare. Un filmato di “contrabbando” fatto uscire dalla Libia per dimostrare che loro, i libici, fanno sul serio, soprattutto adesso che hanno ricevuto dall’Italia tre motovedette nuove di zecca con le quali effettueranno, così hanno concordato con il governo italiano, il pattugliamento delle coste africane.

L’ultimo gommone con un carico di una cinquantina di extracomunitari, a bordo anche donne e ragazzi, è stato fermato alcuni giorni fa in acque territoriali libiche. La motovedetta, che li aveva avvistati qualche ora prima, velocemente si dirige verso il “bersaglio” nel tentativo di bloccare quella disperata corsa verso la libertà e la vita. Il gommone tenta di sfuggire alla cattura. La motovedetta libica a quel punto aumenta la velocità ed in pochi minuti raggiunge il gommone. I militari cominciano a gridare: “Fermatevi o vi facciamo affondare, fermatevi, altrimenti morirete.. ” Ma quei disperati non vogliono saperne di ritornare in Libia, nelle prigioni o nei centri di “accoglienza” sparsi nel deserto dove sono rimasti per mesi o per anni, subendo violenze di ogni tipo, anche sessuali, che hanno messo incinte centinaia di donne di colore che, nonostante tutto, fuggono dalla Libia con il loro pesante fardello. I militari libici però insistono, perdono la pazienza e si fanno più minacciosi, avvicinandosi sempre di più. Il gommone della speranza non ha più vie di fuga.

Il mare non è dei migliori, il gommone comincia a ballare e rischia anche di capovolgersi anche se a bordo tutti stanno fermi perché sanno che ogni piccolo movimento sbagliato può farli affondare. Anche le onde che si formano con l’avvicinarsi della motovedetta rendono la situazione molto difficile, ma non c’è nulla da dare. E quando ormai la motovedetta li ha sotto la loro fiancata i militari lanciano l’ultimo avvertimento: “Spegni il motore – dicono all’extracomunitario al comando del gommone – spegnilo e viene verso di noi, non puoi scappare, la tua corsa è finita. Ascoltami è meglio che fai quello che ti dico, tornare a casa sano e salvo è meglio di morire. O vuoi morire?”

A quel punto i “clandestini” si arrendono. Uno di loro l’afferra e si accosta alla motovedetta che li fa salire a bordo. Dove andranno? Tutti quelli che hanno preceduto gli extracomunitari bloccati in mare, sono ritornati nell’inferno libico. I “centri di accoglienza” libici nelle ultime settimane si sono riempiti a dismisura tanto che i libici hanno chiesto all’Italia di non effettuare altri “respingimenti” perché i loro centri sono intasati. In questi ultimi giorni il “traffico” dalla Libia verso l’Italia è bloccato: “Ma noi – dicono gli extracomunitari – tenteremo ancora”.

Fonte: la Repubblica

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Pochi clandestini dall’Africa, ora passano da Turchia e Balcani. La metà entra con visto o permesso di soggiorno, poi sparisce

GUIDO RUOTOLO

ROMA – E adesso che Lampedusa diventerà il fortino abbandonato, l’avamposto o la retrovia di quell’Europa che non vedeva l’invasione, che lasciava sola l’Italia a tentare di arginare il flusso di immigrati, ci sentiremo tutti un po’ orfani. E questo perché il governo ha imboccato la linea della fermezza, dei respingimenti in mare. E’ come se all’improvviso si fosse creata una (sbagliata) consapevolezza: non vedremo più le immagini drammatiche delle carrette stracolme di disperati che approdavano a Lampedusa o sulle coste siciliane. E dunque, questo vorrà dire che avremo risolto il problema degli sbarchi dei clandestini. Ovvero, abbiamo risolto il problema dei clandestini? E’ il clima della campagna elettorale a fare brutti scherzi, perché in realtà i clandestini continuano ad arrivare in Italia. Anzi, già ci sono da un pezzo. E’ vero, negli ultimi tempi quelli di Lampedusa erano soprattutto richiedenti asilo, africani scappati dalle guerre del Corno d’Africa (il 70% delle 31.200 domande d’asilo presentate nel 2008 riguardano extracomunitari sbarcati in Sicilia).

Non più i soliti tunisini o egiziani che, rispediti a casa con gli accordi di riammissione, per il momento si sono fermati. Ma ora che abbiamo sciolto il dilemma del rispetto della Convenzione di Ginevra (negando di violarla), abbiamo l’occasione di scoprire che invece di guardare al sud dirimpettaio delle coste nordafricane, dobbiamo girare il nostro sguardo ai porti dell’Adriatico o della Liguria, agli aeroporti del Nord, o a quello di Roma. Prendere atto che entrano via terra dagli altri Paesi europei, dalle frontiere Schengen che non ci sono più. E lo fanno sia da clandestini che da «overstayers», che vuol dire che si tratta di extracomunitari entrati regolarmente nel nostro Paese ma che sono diventati irregolari perché è scaduto il visto turistico o il permesso di soggiorno. Arrivano nei porti di Bari, Ancona, Brindisi, Trieste, Venezia, Savona, Genova a bordo di tir, di automezzi, come «merci» camuffate tra fusti di arancia o cassette di mele. Come la droga, come le sigarette di contrabbando. Ad Ancona, addirittura, nell’autunno scorso, ne hanno trovati tutti in una volta 67 (erano curdi, iracheni e afghani) in un doppiofondo di un tir con targa tedesca e autista greco. I clandestini hanno dichiarato di aver pagato dai 400 ai 1.000 euro a testa per il viaggio. Erano diretti nei paesi del Nord-Europa. Il tir era sbarcato da un traghetto della «Minoan Lines» salpato dal porto greco di Igoumenitsa.

E nel marzo scorso, sempre nel porto di Ancona, sono stati trovati tre afghani nascosti tra 78 fusti di arancia su di un tir, sbarcato sempre da una nave greca. Ogni anno, le forze di polizia di Ancona respingono 2.500 clandestini, gran parte dei quali rimandati in Grecia, paese di transito (e dell’Unione Europea). Complessivamente, l’anno scorso alle frontiere terrestri (i porti) sono stati respinti circa 8.000 extracomunitari. Una goccia, rispetto alla realtà. Perché i controlli sui tir, come è noto, si fanno a campione. E tutte le segnalazioni investigative sostengono che questa filiera curda-afghana-irachena transita per l’Italia diretta in Belgio, in Inghilterra, in Francia, in Germania, in Svizzera. Tutti gli esperti che si occupano del fenomeno dell’immigrazione – dalla Caritas alle organizzazioni sindacali, dai tecnici delle forze di polizia alle associazioni degli stranieri in Italia – concordano nel dire che la porta d’ingresso nel Paese di Lampedusa e della Sicilia rappresenta solo il 10% (per alcuni il 7%) della massa di immigrati irregolari presenti sul territorio nazionale. Se prendiamo come metro di paragone gli sbarchi del 2007 (20.453) – perché quelli dell’anno successivo e dei primi tre mesi di quest’anno, con i loro picchi altissimi, 36.952 nel 2008, 4.000 nei primi tre mesi dell’anno in corso, farebbero sballare di molto la media ponderata – sono circa 200.000 gli irregolari che ogni anno entrano in Italia. Molti poi emigrano negli altri Paesi della Ue, una quota si regolarizza, un’altra finisce in carcere per aver commesso reati, un’altra ancora viene espulsa, riportata nei paesi di origine.

Gli esperti concordano, dunque, nello stimare in mezzo milione il numero dei clandestini attualmente presenti in Italia. Se è vero che le carrette del mare di Lampedusa o di Pozzallo rappresentano solo il 10% dei clandestini, il 40% di irregolari arriva via terra-mare (esempio: Grecia). il grosso, il 50%, riguarda i cosiddetti «overstayers». Desaparecidos sono diventati anche i cubani. Sì, dall’Isola di Fidel erano arrivati, nel 2008, trecento cittadini di Cuba. Ma di questi ne sono ripartiti solo 100. Che fine hanno fatto gli altri 200? Una volta erano clandestini i romeni che, oggi, sono diventati cittadini della Unione Europea. E sui cinesi, da sempre si favoleggia che il numero dei presenti rimane sempre lo stesso, o poco più, perché i nuovi arrivati prendono i documenti di quelli passati ad altra vita. A leggere poi le statistiche del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, si apprende che al 31 dicembre scorso, nelle nostre carceri erano detenuti complessivamente 21.562 stranieri: il 51% si tratta di africani, il 37% di europei (che comprendono anche gli ex Paesi dell’Est o dei Balcani).

I detenuti marocchini hanno su tutti il primato: sono 4.714. Il prefetto Antonio Manganelli, Capo della Polizia, spiegava sabato che come la mafia è stata l’emergenza degli Anni 90, così oggi la questione criminale legata all’immigrazione clandestina rappresenta la nuova emergenza: «Un terzo dei reati è commesso da clandestini. Il rapporto fra reati e clandestinità è pari al 60-70%, in certe parti del Paese». Come dire: il clandestino commette il 60% dei reati. Una grande confusione regna sotto il cielo degli stranieri in Italia. Secondo l’Istat, agli inizi del 2008 erano 3.433.000 quelli regolari e residenti nel Paese. Mezzo milione in più rispetto a due anni prima. Per la Caritas, gli stranieri sono 4 milioni. Insomma, su 15 cittadini, uno è straniero. Addirittura, uno straniero ogni dieci lavoratori. Nel marzo scorso, il ministero del Lavoro ha distribuito le quote del decreto flussi del 2008: 150.000 nuovi permessi. Ma ancora mezzo milione di famiglie e imprese italiane aspettano risposte alle domande dei flussi d’ingresso.

Due anni fa ne furono presentate 700.000: 130.000 sono state accolte, 70.000 respinte. Le altre 500.000, appunto, aspettano ancora una risposta. Teoricamente, si tratta di domande per poter assumere cittadini extracomunitari che aspettano nei loro paesi d’origine il semaforo verde per poter venire a lavorare in Italia. In realtà, sono qui da anni. Lavorano, creano ricchezza, soddisfano le esigenze delle famiglie (colf e badanti). Ma adesso – quando sarà approvato il pacchetto sicurezza che prevede anche il reato di clandestinità – se pizzicati dalle forze di polizia, come ha assicurato il sottosegretario Alfredo Mantovano, saranno espulsi.

Fonte: la Stampa

G8 dell’Università, scontri a Torino: uova e fumogeni. Rilasciati due fermati

TORINO,18 maggio – Momenti di tensione a Torino alla protesta contro il G8 dell’Università quando i manifestanti dell’Onda hanno lanciato uova e qualche fumogeno contro il cordone di forze dell’ordine che hanno risposto con una carica: tre stranieri sono stati fermati per essere identificati e due di loro, di origine greca, senza precedenti penali sono stati rilasciati, il terzo è italiano ed è stato trattenuto per accertamenti.


Cassonetti rovesciati, negozi chiusi. Gli studenti, ricacciati indietro all’interno del quartiere San Salvario, hanno rovesciato i cassonetti dell’immondizia, bloccando così la circolazione anche nella vicina via Madama Cristina. Per paura molti negozianti hanno iniziato a chiudere le saracinesche dei negozi.

Traffico in tilt. Gli studenti dell’Onda hanno raggiunto la stazione ferroviaria di Porta Nuova ed hanno bloccato corso Vittorio Emanuele, davanti ai giardini di piazza Carlo Felice. Il traffico stradale nella zona è in tilt e molti automobilisti hanno inveito contro i manifestanti, con cui hanno ingaggiato alcuni battibecchi molto coloriti. I giovani, circa un centinaio, continuano a lanciare slogan contro il G8 e fumogeni colorati contro le forze dell’ordine che seguono a distanza il piccolo corteo.

Due ragazzi feriti e un poliziotto.
Secondo gli studenti durante gli scontri due giovani sarebbero rimasti feriti: uno alla testa e l’altro alle braccia e tutti e due sarebbero andati all’ospedale Mauriziano. Ferito anche un agente, andato in ospedale per alcune contusioni. «Siamo davvero stufi, come agenti di polizia, di prendere botte, mazzate e sassate da gente che cerca in primo luogo solo la ribalta mediatica che gli incidenti assicurano. Siamo preparati a gestire le emergenze e il dispositivo di sicurezza messo in atto dalla questura è impeccabile, ma non ne possiamo più di questa assurda situazione».

L’Onda annuncia nuovo corteo domani.
«Sappiamo che troveremo forte resistenza dalle forze dell’ordine, ma non siamo per niente intimiditi. Domani porteremo in piazza centinaia, forse migliaia, di studenti, compatti e molto determinati a farsi sentire». Così i manifestanti dell’Onda annunciano il corteo di domattina, per il quale sarebbero attesi «venti pullman da tutta Italia, sei da Roma, quattro da Napoli, e poi da Genova, Pisa, Firenze e Padova, oltre ad un treno speciale da Milano». Il corteo di domattina dovrebbe partire alle 10.30 da Palazzo Nuovo, nelle vicinanze del quale sono accampati gli studenti che da tutta Italia sono già arrivati a Torino, per avvicinarsi il più possibile al Castello del Valentino, dove per le 14, è prevista la chiusura dei lavori del vertice.

Rettore disponibile colloquio con studenti. «Il summit che si è aperto questa mattina ha grande attenzione alle richieste degli studenti e siamo disponibili a incontrarli». Il rettore del Politecnico di Torino, Francesco Profumo, apre così agli studenti che stanno protestando contro il G8. «Da parte nostra c’è grande attenzione alle loro richieste in un momento di instabilità e incertezza come questo. Siamo vicini a loro in questa difficoltà di crescere. Questo è un incontro aperto al contributo di tutti e mi piacerebbe che gli studenti entrassero nei contenuti di questo summit, perchè sono certo che si troverebbero sulla nostra stessa linea».

Bondi: piccoli gruppi da non sottovalutare. «Si tratta di una minoranza, ma estremamente organizzata, che coglie ogni occasione per contrapporsi in modo anche violento alle istituzioni e alle forze politiche, comprese quelle della sinistra». Così il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Sandro Bondi, ha commentato le proteste. «In Italia siamo abituati periodicamente a scoppi di estremismo di sinistra che non vanno drammatizzati, ma neppure sottovalutati. Vanno monitorati con grande attenzione perchè nel passato, come tutti sanno, questi piccoli gruppi di estremismo di sinistra hanno creato il terreno di coltura proprio del terrorismo. Anche se oggi le condizioni politiche sono diverse».

Agnoletto: stessa repressione di Genova. «Da Genova in poi ogni manifestazione in Italia viene gestita con manganelli e repressione. A Torino questa mattina sono stati caricati, fermati e picchiati degli studenti dell’Onda: tutta la mia solidarietà alle persone ferite, tra le quali anche una rappresentante della segreteria di Rifondazione comunista, e ai fermati». Ad affermarlo è Vittorio Agnoletto, eurodeputato Prc, ex portavoce del Genoa Social Forum ai tempi del G8 di Genova.

Berlusconi: preziosa occasione. Una preziosa «occasione di dialogo» e di «scambi proficui», è statao il messaggio del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, letto questo mattina, nei saloni del Castello del Valentino, a Torino, in apertura del summit che riunisce i rettori di 19 paesi di tutto il mondo.

Fonte: il Messaggero

Qui la rassegna fotografica di Repubblica: http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/disordini-torino/8.html

Ma prima…

la denuncia Un giovane di Cava dei Tirreni: aggredito sul treno

«Svastica incisa sul braccio»

Un 23enne si stava recando a Torino per prendere parte alla manifestazione contro il G8 dell’università

NAPOLI – Un giovane di 23 anni di Cava dei Tirreni (Sa) ha denunciato alla polizia ferroviaria di Torino di essere stato picchiato da alcune persone a bordo del treno Napoli-Torino, che gli hanno anche inciso con un coltello una svastica sul braccio.

AGGRESSIONE – Il fatto è accaduto nella notte tra domenica e lunedì. Luca, questo il suo nome, si stava recando nel capoluogo piemontese per prendere parte alla manifestazione contro il G8 dell’università. Secondo quanto riferito dalla vittima, quando è uscito dal vagone per fumare, è stato aggredito, picchiato e «tatuato» con un coltello.

Fonte: il Corriere della Sera

La stampa tedesca: «Il marchio Lancia sparirà a favore di Opel»

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Il cancelliere Merkel: «Trattative ad una fase decisiva»

Indiscrezione della rivista automobilistica tedesca «Automobilwoche» che chiama in causa una fonte Fiat

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BERLINO – Ancora indiscrezioni dalla Germania, sul dossier Fiat-Opel: secondo la rivista automobilistica «Automobilwoche», che chiama in causa una persona “vicina” all’amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne, sulla base del piano del numero uno del Lingotto «la Lancia verrebbe chiusa in favore proprio di Opel». Il piano prevede inoltre che la svedese Saab venga fusa con Chrysler per produrre auto sportive e cabrio, mentre Alfa Romeo trarrebbe vantaggio dalla tecnica Opel per migliorare la sua immagine.

IL PIANO ALTERNATIVO – Non solo, ma, sempre secondo «Automobilwoche», la partita di poker tra Fiat e il costruttore di componentistica austriaco Magna per rilevare Opel si allargherebbe anche a Peugeot-Citroen e Ford. Il colosso austro-canadese si ripromette infatti di costruire anche modelli di altre case negli impianti della casa di Ruesselsheim. Insomma, a quanto pare l’idea di Magna «è di creare una piattaforma aperta ad un gran numero di case automobilistiche, su cui si potrebbero costruire con efficienza di costi auto piccole durante il loro intero ciclo di vita». «Automobilwoche» scrive inoltre che il gruppo francese Psa, produttore di Peugeot-Citroen, e la Ford avrebbero già mostrato interesse alla proposta.

STABILIMENTI OPEL – Marchionne intanto continua la sua «campagna di Germania». Nessuno stabilimento Opel in Germania sarà chiuso nel caso di acquisto da parte della Fiat. Lo avrebbe assicurato nello scorso fine settimana a Colonia a Jürgen Rüttgers, governatore del Land Nord Reno-Vestfalia propio l’amministratore delegato della Fiat. Lo scrive oggi il quotidiano tedesco Bild. L’incontro tra Marchionne e Rüttgers è stato confermato da un portavoce della cancelleria del Land, che però non ha voluto fornire dettagli sui contenuti dei colloqui.

IN UN HOTEL – Il Nord Reno-Vestfalia ospita un impianto Opel a Bochum, che dà lavoro a 5 mila persone. Secondo la Bild, Marchionne avrebbe garantito che anche questa fabbrica uscirebbe indenne dal piano di ristrutturazione. Secondo quanto ha riferito il portavoce della regione, l’incontro fra Marchionne e Rüttgers si è tenuto in un hotel di Colonia ed è durato circa un’ora e mezza. L’8 maggio il manager del Lingotto aveva incontrato i governatori dell’Assia e della Renania Palatinato, le regioni tedesche dove si trovano gli impianti Opel di Rüsselsheim e Kaiserslautern. Secondo il quotidiano economico Handelsblatt, Marchionne incontrerà anche il governatore della Turingia, Dieter Althaus, prima del 20 maggio, data ultima per la presentazione del piano Fiat al governo tedesco.

MERKEL – Le trattative per l’acquisto della Opel sono in una «fase decisiva» ha confermato domenica sera la cancelliera tedesca, Angela Merkel (Cdu), nel corso di una trasmissione televisiva in cui ha risposto alle domande del pubblico. In vista della scadenza di mercoledì per la presentazione dei piani al governo tedesco da parte dei potenziali acquirenti della casa automobilistica, la Merkel ha inoltre confermato il suo appoggio alla proposta del ministro dell’Economia, Karl-Theodor zu Guttenberg (Cdu), per una temporanea amministrazione fiduciaria della società.

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18 maggio 2009

fonte: http://www.corriere.it/economia/09_maggio_18/fiat_opel_marchionne_97d2c336-4373-11de-bc99-00144f02aabc.shtml

New York, primo decesso per la nuova influenza H1N1

https://i2.wp.com/www.bild.de/BILD/news/bild-english/PICTURES/news/2009/05/2009-05-15-swine-flu-panic-new-york/swine-flu-new-york__12138043__MBQF-1242375507,templateId=renderScaled,property=Bild,height=349.jpg

E’ il vicepreside di una scuola media del Queens

Crescono i casi in Giappone
Oggi riunione dell’Organizzazione mondiale della Sanità

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New York, primo decesso per la nuova influenza H1N1Timore in Giappone per l’influenza suina.

NEW YORK – Prima vittima della nuova influenza a New York. Il vicepreside di una scuola media di Queens è morto a dopo alcuni giorni di agonia. E’ il quinto decesso negli Stati Uniti.

Mitchell Wiener aveva 55 anni e da giorni era in privo di conoscenza, attaccato a un respiratore artificiale.
Per prevenire il contagio oggi non riapriranno undici scuole della città. Cinque di queste sono già state messe in quarantena.

E in Giappone la situazione desta qualche allarme. Crescono i casi: ai 96 segnalatiti fino a ieri dal ministero della Sanità, se ne sono aggiunti oggi altri 33, per un totale di 129 unità. Si tratta, in base ai riscontri sul territorio fatti dall’agenzia Kyodo, di ulteriori episodi registrati in gran parte a Kobe, la città più colpita dal morbo insieme a Osaka.

I casi finora registrati sono rappresentati da studenti delle scuole superiori: il ministero ha disposto la sospensione delle lezioni in tutti gli istituti medi e superiori nelle prefetture di Hyogo (quella di Kobe) e di Osaka, dove erano stati accertati ieri sera rispettivamente, 53 e 39 episodi di contagio tutti orignati in Giappone.

I quattro casi residui, invece, erano legati a cittadini che si erano recati in viaggio all’estero.Per oggi è prevista una riunione dell’Organizzazione mondiale della Sanità. Potrebbe arrivare la dichiarazione di pandemia, anche se gli esperti sono concordi nel ritenere che la nuova influenza H1N1, pur avendo una diffusione di tipo pandemico, non sembra essere così aggressiva. Finora, nel mondo si sono verificati 8.565 casi (otto in Italia) di cui 73 mortali.

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18 maggio 2009

fonte: http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/esteri/febbre-suina-2/morto-a-new-york/morto-a-new-york.html?rss

BIRMANIA – Iniziato il processo a Aung San Suu Kyi

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È iniziato il processo ad Aung San Suu Kyi, la leader dell’opposizione birmana, detenuta da qualche giorno nel famigerato carcere di Insein, vicino Rangoon, dove è rinchiusa con l’accusa di aver violato gli arresti domiciliari, dopo quasi sei anni di detenzione ininterrotta. Lo ha riferito una fonte ufficiale, senza aggiungere ulteriori dettagli.

Intanto la polizia birmana ha rafforzato la sicurezza attorno al penitenziario e in altre aree di Rangoon. Il dispiegamento della polizia deciso dalla giunta che da trent’anni governa con il pugno di ferro Myanmar punta a soffocare ogni minimo segno di dissenso. Alla vigilia del processo, varie organizzazioni clandestine hanno chiesto ai birmani di organizzare azioni di proteste «silenziose» in segno di appoggio al Nobel per la Pace, che se dichiarato colpevole rischia fine a 5 anni di prigione.

Il processo si celebra all’interno del penitenziario, in cui sarà processato anche lo statunitense John William Yettaw, che lo scorso 3 maggio è riuscito a raggiungere a nuoto la casa di San Suu Kyi, attraversando a nuoto il lago Inya che circonda la casa e prendendo in contropiede la vigilanza militare.

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18 maggio 2009

fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200905articoli/43822girata.asp

L’Aquila, emergenza ospedale: “Dateci quello pronto per il G8”

https://i1.wp.com/www.ansa.it/webimages/upload/large/22/1239464905559_OspedaleDaCampoDialisiAquila3.jpg

Arriverà dalla Sardegna. Si svuota la prima tendopoli

Drammatiche le condizioni igieniche del reparto-tenda di medicina interna

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di GIUSEPPE CAPORALE

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L’AQUILA – Un tendone militare con dentro ventisette malati: un letto dietro l’altro. Tutto intorno fango, detriti, erbacce, liquami e rifiuti. Pochi metri più avanti, cinque bagni chimici all’aperto “riservati ai malati”, o almeno a quei pochi di loro che riescono ad alzarsi. Eccolo qui il “reparto” di medicina interna dell’ospedale da campo dell’ospedale San Salvatore. Eccoli i “posti letto”. Quaranta giorni dopo il terremoto tutto è come il primo giorno, quello dell’evacuazione, del terrore e dell’accampamento di fortuna.
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File e file di tende piccole e grandi che riproducono in piccolo alcuni reparti dell’ospedale in parte distrutto dalla scosse (e che poi si è scoperto non aver mai avuto il certificato di agibilità). Ora nella tendopoli tirata su nel parcheggio del nosocomio l’attività prevalente è quella ambulatoriale. Ma l’allarme rosso è scattato soprattutto nel reparto di medicina, dove c’è la degenza. A segnalare i rischi sono stati gli stessi medici che lavorano nelle tende: “È impossibile continuare in queste condizioni” hanno scritto in una lettera aperta Vittorio Festuccia (primario di medicina generale), Sabrina Cicogna (cardiologia) e Giovanni Flati (dermatologia). All’ospedale da campo c’è una “situazione di promiscuità e scarsa igiene” che favorita dal caldo intenso “condiziona il diffondersi di malattie batteriche”. “Occorre intervenire subito. Bisogna immediatamente attivare l’ospedale da campo del G8, come era stato annunciato diverse settimane fa”. E concludono: “Molti a parole si dicono impegnati nel mantenimento di una città di livello per ogni settore, sanità, istruzione, lavoro e qualità complessiva della vita, pochi in realtà sono stati realmente fattivi e utili al raggiungimento dello scopo”.
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A raccogliere la richiesta d’aiuto dei medici, il senatore del Pd, Ignazio Marino che martedì presenterà un emendamento proprio per chiedere con urgenza il trasferimento dell’ospedale da campo del G8. “Il Governo deve agire subito – dice Marino che oggi sarà all’Aquila – non si può perdere altro tempo. C’è una emergenza anche sanitaria che va affrontata e risolta”. Intanto, il super ospedale della Protezione Civile (1800 metri quadrati, due sale operatorie) è ancora alla Maddalena, anche se risulta in via di smobilitazione. “È inutile nascondere che ci sono stati dei ritardi – ammette il direttore generale della Asl, Roberto Marzetti – sarebbe dovuto arrivare prima, ma credo tutto dipenda da motivi tecnici”. La struttura ospedaliera del G8 dal 20 aprile è stata in parte utilizzata a supporto del reparto di oncologia dell’ospedale della Maddalena. Ma la direzione sanitaria sarda – preso atto dell’urgenza terremoto a L’Aquila – ha liberato in queste ore la struttura, che da lunedì dovrebbe essere smontata. “Bisognerà ancora attendere alcune settimane per vederla operativa da noi – aggiunge Marzetti – intanto abbiamo individuato l’area, scelto la dislocazione dei moduli e siamo certi che a metà giugno sarà tutto operativo. Senza contare che entro fine mese parte dell’ospedale sarà riattivato”. Ma, nonostante l’emergenza e le difficoltà c’è anche un’eccezione positiva, nell’ospedale dal campo del San Salvatore. È il caso del reparto di dialisi, guidato dal primario Stefano Stuard, tirato su grazie alle attrezzature recuperate nel vecchio reparto, a quelle messe a disposizione dalla Protezione Civile e a un circuito di dialisi fornito da una ditta tedesca.
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Giovedì verrà all’Aquila
il vice-ministro con delega alla Sanità Ferruccio Fazio. La sua visita pare abbia un compito preciso: nominare una task-force per i problemi della sanità abruzzese, primo fra tutti la chiusura dei piccoli ospedali (che secondo il ministero sarebbero la causa dello sperpero delle risorse pubbliche). Due piccoli ospedali da chiudere e convertire in ambulatori (Pescina e Tagliacozzo) ricadrebbero proprio nel territorio della provincia dell’Aquila. Intanto ieri gli sfollati di Castel del Monte, d’intesa con la protezione civile, hanno deciso di rientrare nelle loro abitazioni: è la prima tendopoli che si svuota.
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18 maggio 2009
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Antirazzismo: restiamo umani

Rilanciamo dal blog di Loris:

A tutti i dirigenti della Sinistra Italiana


Un secondo barcone di sventurati
è stato respinto e ricondotto in Libia. Quanti erano? Non è importante. 100,… 20… ,…1, non ha importanza. sono stati violati dei diritti e a violarli è stato il governo del nostro paese. Questi diritti violati costeranno a povera gente che sfuggiva a guerre massacri e fame in alcuni casi tortura e morte. Ho fatto una carellata veloce e più o meno tutti i dirigenti della sinistra , con toni più o meno diversi, hanno parlato, scritto, condannato.
Non Basta!!! A fronte di questa infamia c’è un’esigenza precisa, ineludibile, che la sinistra dia una risposta unica e compatta antirazzista . Non possono esserci distinguo e non può essere una campagna elettorale che spegne il nostro sdegno.
Chiedo che questo appello venga raccolto e si concretizzi nel giro di poco tempo nella risposta della Sinistra italiana contro al razzismo, contro l’intolleranza e per ristabilire i diritti di asilo e di accoglienza.

PS. Chi condivide questa richiesta copi e incolli sul proprio blog il post senza aggiungere o togliere nulla. E’ una richiesta minima ma di enorme significato. Facciamoci sentire tutti insieme in un’unica manifestazione o in cento città contemporaneamente.
Loris

Da Repubblica – (Audio) il dramma dalle carceri libiche

Da Repubblica – testimone nigeriano

Dall’Unità – Le leggi razziali ci sono gia

Dall’Unità – Berlusconi : no all’italia multietnica

Da La Stampa – La Cei: l’Italia è già multietnica
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Aggiornamenti

Ha aderito all’appello e rilanciato sul proprio blog Socialismo 2000 Cesare Salvi

Caro Loris, per quanto mi riguarda sulla pelle il sudore ha lo stesso colore. E non importa se il lavoratore sia bianco, nero o giallo lo sfruttamento che lo riduce schiavo è lo stesso, per questo sosterrò ogni iniziativa antirazzista.
Un caro saluto.
Oliviero Diliberto

Il sito di Nichi Vendola ha aderito e rilanciato l’appello

Il sito dei Socialisti Per la Rosa nel Pugno ha aderito e rilanciato l’appello

https://i0.wp.com/www.cantorblog.net/wp-content/uploads/Clandestino.jpg

Marco di Schiavi o Liberi integra con questa informazione:

GENOVA – MARTEDI’ 12 MAGGIO 2009 ore 11 IN LARGO LANFRANCO (DI FRONTE A PREFETTURA) PRESIDIO ANTIRAZZISTA PER IL DIRITTO DI ASILO E D’ACCOGLIENZA

http://sergiobontempelli.files.wordpress.com/2009/01/barcone_immigrati2.jpg