Archivio | maggio 19, 2009

Netanyhau a Obama: «No a uno stato palestinese»

Gli Stati Uniti ribadiscono che per la pace in Medio Oriente serve la soluzione due Stati due popoli, ma Israele risponde di non prende in considerazione lo spazio politico e territoriale per la nascita di uno Stato palestinese. Il premier dello Stato ebraico Benjamin Netanyahu si è detto invece favorevole a una forma di autogoverno dei palestinesi. E’ quanto emerge dall’incontro fra il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, con il premier israeliano.

Benjamin Netanyahu e Barack Obama (AP Photo/Charles Dharapak)

Il presidente Obama ha sollecitato israeliani e palestinesi «a cogliere questa opportunità e questo momento» per giungere alla pace e che «gli Usa sono impegnati per la soluzione dei due Stati». Il premier israeliano dal canto suo ha detto di essere pronto a iniziare immediatamente colloqui di pace con i palestinesi a patto che riconoscano Israele come Stato ebraico. Per Obama gli «insediamenti dei coloni vanno fermati», secondo gli obblighi imposti dalla «road map». Gli Stati Uniti – ha assicurato l’inquilino della Casa Bianca – sono pronti a essere un forte partner nel processo di pace in Medio Oriente, anche perché «i problemi umanitari a Gaza devono essere affrontati» e Israele «dovrà prendere alcune decisioni difficili».
«Israele non vuole governare i palestinesi» ha poi aggiunto Netanyahu. «Voglio dire chiaramente che noi non vogliamo governare i palestinesi», ha ribadito. Tuttavia, non ha parlato esplicitamente di uno stato palestinese, e ha posto alcune condizioni.
Se la sicurezza di Israele verrà garantita e i palestinesi riconosceranno Israele come stato ebraico, ha detto «credo che potremo individuare un quadro nel quale palestinesi e israeliani vivano a fianco a fianco in dignità, sicurezza e pace».

Il nuovo appello alla creazione di uno stato palestinese del presidente degli Stati Uniti è «incoraggiante» mentre le dichiarazioni del primo ministro israeliano Netanyahu sono «deludenti». Questo è il commento che proviene dall’Autorità nazionale palestinese.

Il presidente Obama ha aggiunto, di non voler fissare scadenze artificiali per quanto riguarda i tentativi di dialogo con l’Iran. Il presidente statunitense ha comunque aggiunto che gli Stati Uniti gradirebbero vedere alcuni progressi nel loro dialogo con Teheran «entro la fine dell’anno». Gli Usa, ha spiegato Obama, non escludono una serie di nuove misure contro l’Iran, incluse le sanzioni, se Teheran non rinuncerà al suo programma nucleare. La questione Iran è stata tra i temi principali del primo incontro alla Casa Bianca tra Obama e Netanyahu.
Israele precisa comunque che si difenderà da un attacco dell’Iran, quale che sia l’atteggiamento di Washington. Israele, ha detto il premier Netanyahu al termine dell’incontro con Barack Obama, «si riserva il diritto di difendersi da solo».

Fonte: ilSole24ore


Intanto pare che Israele voglia insediarsi a Maskiot…

Palestina – Genovali: “Nuovo insediamento illegale a Maskiot: il governo di Israele non vuole la pace. Intervenga la Comunità internazionale”

Ufficio Stampa

“Non era difficile da prevedere che il governo israeliano continuasse nella violazione della legalità internazionale. E’ di oggi la notizia della costruzione di un nuovo insediamento, illegale e illegittimo, a Maskiot, in Cisgiordania e l’ampliamento di altri, fra cui quello dove
risiedeva il razzista ministro degli esteri Lieberman. Tutto questo mentre il premier israeliano arriva a Washington. E’ l’ennesima prova che Israele non vuole né cerca la pace ma fa solo atti di propaganda e, soprattutto, di provocazione contro il popolo palestinese. Fino a che la Comunità internazionale non fa cessare l’arroganza e la prepotenza di Israele ristabilendo il diritto e la legalità internazionale la pace in quella terra sarà impossibile. Il popolo palestinese continua a pagare la codardia dell’Unione Europea e la sudditanza statunitense sulla propria pelle con morti, violenza e guerra”. E’ quanto afferma Andrea Genovali, vice responsabile Esteri del PdCI.

Fonte: Comunisti Italiani


L’ANP giudica una provocazione il nuovo insediamento coloniale israeliano a Maskiot

L’Autorità Nazionale Palestinese ha duramente criticato Israele per l’intenzione di voler costruire un nuovo insediamento a Maskiot, in Cisgiordania. “E’ una decisione provocatoria contro l’amministrazione americana e il suo presidente”, ha affermato Nabil Abu Rudeineh, portavoce del presidente palestinese Mahmoud Abbas, in una dichiarazione pubblicata dall’agenzia ufficiale Wafa.

Fonte: ForumPalestina


Poche in fondo alla lista. Eurocandidate, corsa in salita

di Andrea Carugati

Nonostante tanto parlare di veline nelle liste del Cavaliere, il vero problema femminile delle europee di giugno è rimasto sullo sfondo: le deputate italiane a Strasburgo rischiano di essere davvero poche, ancora meno delle attuali 16 su una delegazione di 78 eurodeputati. C’è una prima ragione numerica: i deputati italiani, a causa delle nuove norme europee, calano fino a 72. La legge italiana prevede che le donne siano almeno un terzo nelle liste: criterio rispettato da tutti i partiti, formalmente. Ma la sostanza è ben diversa.

LEGA MAGLIA NERA
Il record è del Prc, che ha 29 donne in lista su 72 candidati; seguono il Pd a 28 e il Pdl a 27. Ma i freddi numeri, in una elezione con le preferenze, contano assai poco. Conta la collocazione delle candidate, e soprattutto quanto i partiti investono su di loro. Qui il record spetta senza dubbio a Sinistra e libertà, che ha ben 3 capoliste su cinque: Monica Frassoni a Nord-ovest, Lisa Clark a Nord-est e Giuliana Sgrena al Centro. Rifondazione ne ha due: Margherita Hack e Lidia Menapace. Segue il Pd, che schiera Rita Borsellino come numero uno nelle Isole. Per il resto è nebbia fitta: nessuna capolista per il Pdl, la Lega, l’Idv e l’Udc. Tra i dipietristi spicca solo il nome di Sonia Alfano, nota per la sua attività antimafia, e candidata al terzo posto nel sud e nelle Isole. Il partito di Bossi è quello meno sensibile alle quote rosa: la più alta in lista è Sonia Viale, braccio destro di Maroni al Viminale, settima nel Nord-ovest. Così nell’Udc: le donne più in alto sono l’imprenditrice e cognata di Casini Silvia Noè nel Nord-est e Maria Grazia Elena Brandara, sindaca di Naro, nelle Isole.

IL CASO PD
Nel Pd non mancano i malumori. Anche perché solo 5-6 donne hanno reali chances di essere elette (nel 2004 furono 7): l’europarlamentare uscente Patrizia Toia nel Nord-Ovest, Deborah Serracchiani nel Nord-est, Silvia Costa al Centro e la giornalista minacciata dalla camorra Rosaria Capacchione, numero due nel Sud. Oltre alla Borsellino, la cui elezione è quasi certa. In prima linea c’è anche Maria Grazia Pagano, anche lei uscente. Nel 2004 non fu eletta nonostante le 60mila preferenze: è subentrata nel 2008 ad Alfonso Andria. La Pagano, attualmente, è l’unica europarlamentare italiana della circoscrizione Sud: non ce sono altre, tra tutti i partiti italiani. «Qui al Sud si gioca tutto sulle preferenze, e gli uomini sono più forti, più radicati. Per fare dei manifesti e dei volantini, organizzare iniziative in cinque regioni, mettere su un comitato elettorale, servono almeno 200mila euro. Ma chi punta ad arrivare tra i primi deve spendere fino a 500mila euro. Perché servono almeno 100mila preferenze».

Al nord le preferenze vengono usate di meno, contano di più le indicazioni del partito, e i numeri si abbassano leggermente. Ma non tanto, anche perché la legge non prevede un tetto alle spese dei candidati. «Quando c’erano i Ds si riusciva a orientare le preferenze, adesso non più: i candidati si sfidano in campo libero, e le donne sono più svantaggiate», dice Vittoria Franco, coordinatrice donne Pd. «La battaglia per conservare le preferenze è stata demagogica e sbagliata», attacca la Pagano. «Con circoscrizioni così grandi a rimetterci sono soprattutto le donne». Ma il partito vi sostiene? Pagano e Franco ricordano l’odg approvato dall’ultima direzione Pd, che prevede che il partito destini il 50% delle risorse della campagna elettorale al sostegno delle candidate donne. «Si era parlato di 20mila euro a testa, adesso il tesoriere Agostini ha accettato di arrivare a 30mila», dice Pagano.

«Ovviamente non bastano, e finora non ho visto un euro: così ho dovuto fare un mutuo». Così anche Luisa Laurelli, candidata nel Centro: «Io ho dovuto attingere ai miei risparmi, 20mila euro. Ma oltre non ce la faccio: dovrò bloccare la stampa dei manifesti. Gli uomini sono più organizzati, fanno gli abbinamenti tra loro e ci escludono. Sembrano le prove generali del prossimo congresso». Più fortunata Deborah Serracchiani: «Il partito del Friuli mi sostiene, e poi ho aperto una sottoscrizione su Internet». Incasso in 4 giorni: circa 1000 euro. Molto a rischio due uscenti: Catiuscia Marini e Monica Giuntini.

Nel Pdl sono in prima fila, quasi certamente elette, le eurodeputate uscenti di An Cristiana Muscardini e Roberta Angelilli. Ottime chances anche per Maddalena Calia, uscente di Fi, al secondo posto nelle Isole dopo Berlusconi. Ben piazzate anche Micaela Biancofiore e Valentina Aprea. Barbara Matera, ex soubrette, è la prima donna nella lista Pdl del Centro: all’ottavo posto.

Fonte: l’Unità

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Qui l’elenco dei “miei” candidati.

Ho già detto in svariate occasioni come la penso sulle “quote latte”, voglio dire sulla candidatura “obbligata” di un certo numero di donne solo in quanto tali. Va bene che una donna incontra più ostacoli se decide di dedicarsi alla politica, ma questo non si risolve mandandone avanti un numero pari a quello degli uomini (come se fossero due entità contrapposte).

Ad ogni modo, per quello che ho potuto vedere della “mia” lista e per quanto conosco le candidate scelte, sono soddisfatta – ho solo l’imbarazzo della scelta! 🙂

elena

La storia infinita di “papi” vista dall’estero e l’opinione di Camilleri (ma non solo)

Il Times dalla parte di Repubbllica: “Berlusconi vuole intimidire il dissenso”

ROMA – Il Times di Londra dedica oggi un editoriale non firmato, come è tradizione della stampa anglosassone quando l’articolo riflette l’opinione della direzione del giornale, sulla questione delle dieci domande poste da “Repubblica” a Silvio Berlusconi.

L’editoriale del giornale, di cui è proprietario Rupert Murdoch, è intitolato “Public Duty and Private Vendetta” (Dovere pubblico e vendetta privata”), con questo sommario: “L’attacco di Silvio Berlusconi contro un giornale italiano è una campagna per intimidire il dissenso”. Ecco il testo dell’editoriale:

Il Times dalla parte di Repubblica "Berlusconi vuole intimidire il dissenso"

“Silvio Berlusconi, il primo ministro italiano, si lamenta di essere vittima di una diffamazione. Egli ha attaccato la Repubblica dopo che il giornale lo ha sfidato a spiegare la sua relazione con un’aspirante modella di 18 anni, Noemi Letizia, che si rivolge a lui chiamandolo ‘Papi’. Secondo il signor Berlusconi, questo è un complotto della sinistra per minare la sua autorità. La lamentela del signor Berlusconi è sfrontatamente insensata. Egli ha invitato a deriderlo promuovendo come candidati per le elezioni europee delle giovani donne il cui glamour personale supera la conoscenza politica. Questa ultima impresa ha spinto sua moglie, che soffre da lungo tempo, a chiedere il divorzio.

Le domande poste da la Repubblica – sul coinvolgimento del signor Berlusconi nella selezione delle candidate, e sul fatto se egli abbia promesso di aiutare la signorina Letizia a perseguire una carriera in politica o nello spettacolo – non sono intrusioni nella vita privata. Esse si collegano al ruolo pubblico del signor Berlusconi come uomo politico e come magnate dei media. I contorti affari politici del signor Berlusconi sono ulteriormente confusi dal suo dominio dei media. Egli controlla tre canali televisivi nazionali.

La sua campagna contro la Repubblica sembra un sinistro tentativo di intimidire il dissenso per proteggere una reputazione privata. E’ particolarmente di cattivo gusto che egli abbia usato la propria posizione nei media per criticare la propria moglie, insinuando che ella è mentalmente instabile. Queste sono le azioni di un uomo ricco e potente che tratta la politica e i media come feudi. Il signor Berlusconi ha apparentemente scarsa comprensione delle divisioni tra interesse privato e dovere pubblico. Il giornale che lo critica sta facendo un’opera di pubblico servizio per una popolazione malamente governata”.

Fonte: la Repubblica

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Le domande incriminate sono qui:

http://temi.repubblica.it/repubblicaspeciale-dieci-domande-a-berlusconi/

e questo è il testo integrale del Timesonline:

Public Duty and Private Vendetta

Silvio Berlusconi’s attack on an Italian newspaper is a campaign to cow dissent

Silvio Berlusconi, the Italian Prime Minister, complains that he is a victim of defamation. He has rounded on La Repubblica after the newspaper challenged him to explain his relationship with an 18-year-old aspiring model, Noemi Letizia, who addresses him as “Daddy”. According to Mr Berlusconi, this is a left-wing plot to undermine his authority.

Mr Berlusconi’s complaint is blustering nonsense. He has invited derision by his promotion as candidates in the European elections of young women whose personal glamour exceeds their political knowledge. This latest stunt has provoked his longsuffering wife to demand a divorce. The questions posed by La Repubblica — about Mr Berlusconi’s involvement in the selection of candidates, and whether he has promised to assist Ms Letizia in a political or showbusiness career — are not an intrusion into private life. They relate to Mr Berlusconi’s public roles as politician and media magnate.

Mr Berlusconi’s convoluted political dealings are muddied further by his media dominance. He controls three national television channels. His campaign against La Repubblica looks ominously like an attempt to cow dissent rather than protect a private reputation. It is especially tawdry that he has used his media position to criticise his wife, insinuating that she is mentally unstable.

These are the actions of a wealthy and powerful man who treats politics and the media as fiefdoms. Mr Berlusconi has little apparent sense of the division between private interest and public duty. His newspaper critics are performing a public service for a badly governed populace.

Nella sua rubrica su l’Unità Camilleri dice (lo so che non è riferito all’articolo di cui sopra, ma l’argomento è sempre lo stesso…nde):

Le domande su Papi, e intanto del pil a meno 5,9 ci dimentichiamo

Camilleri, da noi il “cherchez la femme” è diventato un “cherchez le chauffeur” (nei panni di Elio Letizia). Il mitico giornalismo anglosassone stava cambiando direzione, con il Times che faceva dire ad Anna Palumbo: «Spero che Berlusconi possa fare per mia figlia ciò che non ha potuto fare per me». Poiché la signora, in altra intervista, ha ricordato quando Noemi fu concepita («la notte fra il 2 e il 3 agosto. Nove mesi dopo: una bimba bellissima di 3 chili e 250 grammi»), sembrava fatta. Ma il Times ora dice che la sua fonte è un giornalista italiano, che si sono capiti male, e si scusa. Tutto il giornalismo è paese, ma è pur vero che questo è un caso “a prova di giornalismo”.

La frase, ispirata alla Sibilla cumana, che la signora avrebbe detto al Times era piuttosto ambigua. Nel ’90 lei, già sposata, era una sorta di velina in una tv napoletana. Può darsi che Berlusconi, ancora non sceso in campo, e tutto preso dal suo impero mediatico, le fece intravedere un radioso futuro a Mediaset, non mantenendo poi la promessa? Che quindi la signora nutrisse la speranza che almeno sua figlia non fosse buggerata, come spesso accade a quelli cui Berlusconi promette qualcosa? La signora ha dichiarato di ricordare la notte in cui Noemi fu concepita. E poiché, fino a oggi, l’Arcangelo, quello di “Annunciazione, Annunciazione!”, non è stato ancora tirato in ballo, vuol dire che ebbe la necessità di una collaborazione maschile. È proprio l’identità del collaboratore accertato che fa nascere molte illazioni. Perché la signora ha un ricordo così netto? Si trattò di qualcosa di eccezionale? La ritrattazione del Times aggiunge domande a domande. Che fanno dimenticare agli italiani che il Pil è calato a meno 5,9; che i nostri salari sono i più bassi d’Europa.

… e adesso spero proprio di poter passare ad occuparmi dei problemi effettivi dell’Italia. Non che la pessima figura che facciamo all’estero non mi interessi: ma le ultime due righe di Camilleri sono illuminanti, secondo me. elena

Ecco le motivazioni: Mills fu corrotto e agì per salvare Berlusconi

Image Le ha provate tutte, Silvio Berlusconi, per sfilarsi dalle sue responsabilità di imprenditore corrotto e corruttore. Ha provato a ritardare il processo con infinite eccezioni della sua difesa

(da Rinascita)

L’avvocato David Mills ha agito per conto di Berlusconi e della Finivest. È questa la motivazione con cui i giudici hanno condannato il legale inglese per corruzione in atti giudiziari. I giudici della decima sezione penale del Tribunale di Milano, presieduti da Nicoletta Gandus (ricusata senza esito dal premier) nello spiegare «il movente sotteso alle condotte di Mills», scrivono: «Egli ha certamente agito da falso testimone, da un lato, per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l’impunità dalle accuse o, almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute fino a quella data; dall’altro, ha contemporaneamente perseguito il proprio ingente vantaggio economico».

Nel determinare la pena inflitta a Mills i giudici rilevano «l’oggettiva gravità della condotta, di assoluta rilevanza nei procedimenti in cui è stata posta in essere, anche in ragione della qualità e del numero dei reati ivi giudicati; va poi considerato il ruolo istituzionale di alcuni dei soggetti imputati nei procedimenti penali in cui David Mills rendeva falsa testimonianza».

La condanna per Mills è stata di quattro anni e sei mesi, solo due mesi in meno di quanto era stato richiesto dal pubblico ministero Fabio De Pasquale. Il punto fermo è dunque che Mills è stato corrotto. Il presunto corruttore, Silvio Berlusconi, invece, per ora non rischia niente: il processo nei suoi confronti è sospeso, in attesa che la Consulta decida sulla legittimità costituzionale del Lodo Alfano.

Dal canto suo, Mills si era difeso con un memoriale in cui affermava che Berlusconi era stato vittima dei suoi errori e chiedeva scusa al premier. Per i consulenti della difesa è dimostrato che i 600mila dollari facevano parte di una somma più ingente che Mills aveva ricevuto dall’imprenditore Diego Attanasio perché la gestisse.

«Riferirò in Parlamento». È stata questa la risposta di Silvio Berlusconi, a margine dell’inaugurazione del Policlinico di San Donato, alla richiesta di un commento sulle motivazioni della sentenza di condanna dell’avvocato inglese David Mills nel processo che vede coinvolto anche il premier.

Più tardi, durante una conferenza stampa a L’Aquila, duro attacco del premier Berlusconi al giornalista di Repubblica Gianluca Luzi («da voi solo odio e invidia») e alla cronista de l’Unità Claudia Fusani. La giornalista chiede al primo ministro: «A questo punto non sarebbe meglio farsi processare?». Berlusconi alza moltissimo la voce, quasi urla: «Su questa cosa mi infurio. Lo posso giurare sui miei figli. Non perdo tempo a risponderle. Me ne vado o senno se ne va lei. Questa cosa mi fa infuriare, è come se mi dicessero che non mi chiamo Silvio Berlusconi. Avevamo ricusato questo giudice – prosegue il premier – che in tutte le situazioni è andato in piazza per criticare l’operato del governo. È una cosa scandalosa, vedrete cosa dirò in Parlamento…». E, così dicendo, il premier lascia effettivamente la conferenza stampa.

Fonte: l’Unità

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dal sito delPartito dei Comunisti Italiani:


G8, scontri tra studenti e forze dell’ordine – Comunicato stampa PdCI Torino

Per la polizia prove generali per il G 8 de L’Aquila

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Sono terminati a Torino gli scontri tra studenti e forze dell’ordine che erano schierate a protezione di Castello del Valentino che ospita in questi giorni il G8 dell’università

Si contano 15 tra feriti e contusi tra le forze dell’ordine e due studenti fermati (arrestati secondo il TG3minuti), mentre non è ancora chiaro quanti siano gli studenti che sono ricorsi alle cure dei medici. Numerose ambulanze sono intervenute per soccorrere i ragazzi che intanto sono tornati nei pressi di Palazzo Nuovo dove hanno concluso la manifestazione di protesta e si sono dati appuntamento per una assemblea. Un rappresentante dell’Onda ha ringraziato i partecipanti.

«La vera e unica provocazione è quella di aver organizzato il cosiddetto G8 dell’Università – ha detto il segretario regionale del Pdci Vincenzo Chieppa – gli scontri vanno condannati ma le ragioni della protesta non vanno offuscate: gli studenti chiedono che il diritto all’istruzione sia per tutti e non un privilegio riservato alle classi più abbienti, ad esempio privatizzando le università e trasformandole in fondazioni»

Stamattina il corteo è partito in ritardo per aspettare l’arrivo della delegazione di studenti di Milano, quando è arrivato di fronte al castello del Valentino alcuni studenti hanno indossato i caschi e lanciato pietre, quindi hanno tentato di sfondare il cordone. La polizia ha risposto con fumogeni e cariche pesanti contro i manifestanti provenienti da tutta Italia e da diversi paesi europei.

Il Viminale ha guardato con attenzione alla manifestazione di oggi: l’intenzione è quella di studiare i problemi di sicurezza che si potranno presentare a l’Aquila a Luglio in occasione del G 8.

Gli studenti contestano il summit che produrrà un documento da portare al G8 che si terrà a L’Aquila a Luglio. Al meeting sono presenti 41 tra rettori e presidenti dell’università che si confrontano in sessioni di lavoro dedicate ai temi dell’economia, dell’etica, dell’ecologia e dell’energia. Gli studenti stamattina, durante il corteo, hanno preso di mira anche le banche lanciando uova e lacrimogeni colorati contro la sede di alcune agenzie.

Fonte: la Rinascita

Comunicato Stampa: Università pubblica!

Torino, 19 maggio 2009. Il candidato alle europee e alla presidenza dei
Comunisti Italiani per le provinciali Ciro Argentino esprime solidarietà
con gli studenti dell’Onda.
“C’è stato un uso sproporzionato della forza e un intero quartiere è
stato militarizzato: senza vie di uscita, nel fumo dei lacrimogeni, si
riproponeva lo scenario del G8 di Genova.

“Come per il corteo dei lavoratori FIAT di sabato, lo spazio mediatico dà enfasi solo agli scontri, mentre si svilisce il senso di una lotta che
crede in una istruzione pubblica al servizio del progresso individuale e
collettivo della società e rifiuta una Università formato Azienda, che
seleziona i saperi in nome del profitto”.

Ufficio stampa
Partito dei Comunisti Italiani – Federazione di Torino

Tutti i comunicati stampa sono disponibili su www.comunistitorino.it

Laicità, Fini ammonisce: dal Parlamento leggi non orientate dalla religione. Chiesa e Pdl lo attaccano

«Il parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso». Nuovo affondo di Fini sulla laicità. Il presidente della Camera parlando di bioetica durante un incontro sulla Costituzione con studenti di Monopoli, ha infatti dichiarato: «Il dibattito sulla bioetica è complesso e mi auguro che venga affrontato senza gli eccessi propagandistici che ci sono stati da entrambe le parti perché queste sono questioni nelle quali il dubbio prevale sulle certezze».

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Replica l’Udc: «Fini oggi compie il peggiore attacco laicista della storia repubblicana; la fede cristiana non dovrebbe informare il comportamento e le idee dei deputati? Siamo alla vergognosa e inaccettabile discriminazione dei credenti, come ai tempi dei totalitarismi neri del ‘900», dice Luca Volontè, in una dura nota. «Il presidente della Camera – aggiunge – passa dal politically correct alla discriminazione religiosa. Fini vorrebbe favorire il dibattito e le leggi solo nel caso in cui i credenti non abbiano dato il loro contributo. È un attacco alla libertà e alla dignità della Chiesa. Un attacco indegno e insopportabile – conclude Volontè – in una parola, antidemocratico».

Gli fa eco Casini: «Il Parlamento italiano non ha mai fatto leggi tenendo conto dei precetti religiosi ed il presidente Fini ha detto una cosa ovvia ma nel Parlamento c’ è chi fa delle battaglie sui valori e sui principi». «Per fortuna – ha aggiunto Casini, a Perugia per una manifestazione elettorale del suo partito – che in Parlamento c”è ancora qualcuno che fa battaglie su valori e principi che ormai non hanno diritto di cittadinanza in politica».

Maurizio Lupi, vice Presidente Pdl della Camera dei deputati, si dice invece «stupito dalle dichiarazioni» del presidente della Camera. «Se il pensa che certi valori rappresentino dei “preconcetti religiosi” sbaglia e si pone su un piano di scontro ideologico molto lontano dalla laicità positiva da lui stesso evocata». «Non ho mai visto un uomo fare politica – conclude – se non partendo da una base valoriale. E credo che ognuno di noi, rispettando chi la pensa diversamente, abbia il diritto e il dovere di difendere ciò in cui crede. Sempre».

Non si fa attendere nemmeno la reazione della Chiesa: «Mai pensato di imporre al Parlamento italiano precetti religiosi, ma non taceremo sui temi di bioetica, che riguardano i diritti umani, i dettami costituzionali, la stessa razionalità umana e il bene comune» dice monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia della Vita. Che incalza: «Non si tratta di precetti religiosi ma di argomenti basati sulla ragione e il diritto: il fatto che vengano portanti avanti dal clero o da organismi cattolici non deve consentire a nessuno di considerarli come prodotto di una razionalità minore».

A Monopoli, Fini aveva affrontato anche il tema dell’immigrazione e rispondendo a domande di giornalisti sulle critiche del ministro della Difesa all’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, aveva detto: «Tutte le questioni collegate all’immigrazione e all’integrazione le ho affrontate e le affronterò a prescindere dalle quotidiane schermaglie o polemiche che, come ho già detto senza riferirmi alle attuali polemiche, certamente risentono della competizione elettorale». «Dovremmo sforzarci tutti – ha proseguito – di affrontare una questione così complessa e così importante per la società italiana senza cadere nella tentazione di dare vita a un confronto finalizzato unicamente al voto per il Parlamento europeo». «Perchè – ha proseguito – il Parlamento europeo viene rinnovato fra qualche settimana la questione della integrazione e dell’immigrazione e del rapporto tra l’Unione europea e i Paesi da cui provengono gli immigrati è un problema del futuro della nostra società che andrà oltre il 7 di giugno».

Fonte: l’Unità

E’ italiano il virus-killer che uccide i tumori

Creato da un’équipe bolognese, è il primo virus herpes non depotenziato, ma geneticamente modificato per distruggere le cellule tumorali e risparmiare quelle sane, ad avere successo nei test in vivo

di ALESSIA MANFREDI

<b>E' italiano il virus-killer<br/>che uccide i tumori</b>

Un virus anticancro geneticamente modificato, che attacca selettivamente le cellule malate e le distrugge, lasciando intatte quelle sane. Un’équipe italiana ha creato la nuova arma antitumorale, che nella sperimentazione in vivo si è dimostrata capace di sconfiggere i tumori più aggressivi del seno e dell’ovaio, partendo dal virus herpes, lo stesso che fa comparire le fastidiose vescicole sulle labbra quando si è stressati o indeboliti.

“In vari laboratori sono in corso tentativi per trasformare i virus da ‘nemici’ in ‘amici'”, spiega la professoressa Gabriella Campadelli-Fiume, virologa dell’Università di Bologna e coordinatrice dello studio, i cui risultati sono pubblicati su Pnas. “Il nostro lavoro è finalizzato a usare il virus herpes per distruggere selettivamente le cellule tumorali. Lo abbiamo ingegnerizzato in modo che non entri più nelle cellule normali, ma solo in quelle tumorali”, chiarisce la studiosa.

Di solito come arma per combattere i tumori si usa una versione depotenziata del virus, per renderlo innocuo per l’organismo ospite e poterlo controllare meglio. Spesso però, in questo modo, diventa poco aggressivo anche nei confronti del tumore. L’approccio seguito dai ricercatori bolognesi è stato differente: la virulenza è stata lasciata intatta, ma del virus è stata modificata la “chiave” di accesso alle cellule normali. “L’abbiamo sostituita con una ‘chiave’ che permette di entrare solo nelle cellule malate”, spiega ancora la professoressa. Ed è andata bene: nei test in vivo, il virus è risultato capace di distruggere i tumori più aggressivi di seno e ovaio, di cui ogni anno in Italia si riscontrano 42mila nuovi casi, con oltre 10mila mortali.

Il virus dell’herpes simplex normalmente riesce a penetrare nelle cellule sane attraverso una porzione della glicoproteina D. E’ questa la porzione del Dna del virus che i ricercatori hanno rimosso, sostituendola con un’altra: un anticorpo in grado di aprire la “serratura” delle cellule dei tumori del seno e dell’ovaio che producono la proteina Her-2. Questa proteina, che riveste le cellule malate, le trasforma in bersaglio. Il virus-killer modificato attacca solo queste cellule, tralasciando le altre. E una volta esaurite le cellule malate, è destinato ad autoestinguersi a differenza della sua variante naturale, che rimane silente nelle cellule sane. “Non c’è rischio per la salute perché modificato in questo modo il virus non è in grado di attaccare se non le cellule malate”, assicura la docente.

Negli esperimenti condotti sui topi nel laboratori di patologia sperimentale dell’ateneo bolognese, il 60 per cento degli animali trattati è guarito completamente e il restante 40 per cento ha mostrato una inibizione significativa della crescita tumorale. Risultati molto incoraggianti anche da un altro punto di vista: il nuovo virus, che l’ateneo ha chiesto di brevettare, potrebbe essere efficace anche contro le metastasi cerebrali prodotte da questi tumori, incurabili anche coi farmaci più innovativi.

E la tecnica potrebbe rivelarsi utile ad aggredire anche altri tipi di tumore, dotando il virus di volta in volta di altre “chiavi”, in grado di aprire le relative “serrature” cellulari. Per passare alla sperimentazione sull’uomo ci vorrà ancora tempo, avverte Campadelli-Fiume: “Siamo al primo stadio della sperimentazione animale. Prima di arrivare all’uomo, passerà ancora qualche anno”.

Fonte: la Repubblica