Archivio | maggio 28, 2009

Cercasi comparse!

Adesso anche l’aspirante agenzia di collocamento mi tocca fare… ma vista la cronica mancanza di lavoro, visto che apprezzo l’impegno di Ulderico Pesce e visto che aiutarlo non mi costa nulla, vi giro la e-mail che ho ricevuto. Se vi interessa, chiamate il numero riportato qui sotto ma mi raccomando: non cominciate ad inondarmi di messaggi in cerca di scorciatoie se trovate occupato: non so nulla di più di quanto riporto e non ho bacchette magiche. elena.



CERCASI COMPARSE

SERGIO COLABONA, REGISTA DELL’ULTIMA EDIZIONE DEL  GRANDE FRATELLO (CANALE 5) E DELLA TRASMISSIONE “AFFARI TUOI” (RAI UNO), CERCA COMPARSE PER GIRARE  IL FILM ”PASSANNANTE”, CHE RACCONTERA’’ LA VITA DELL’ANARCHICO LUCANO GIOVANNI PASSANNANTE, E L’ENERGIA PROFUSA PER DARE AI SUOI MISERI RESTI LA GIUSTA E DIGNITOSA SEPOLTURA.

IL FILM SARA’’ GIRATO A ROMA, SULL’ISOLA D’ELBA E A RIVELLO.

LE RIPRESE RELATIVE A RIVELLO SI SVOLGERANNO DAL 29 GIUGNO AL 3 LUGLIO.

SI CERCANO:

·        ANZIANI;

·        UOMINI (TRA CUI OPERAI,  MURATORI,…)

·        DONNE;

·        BAMBINI ( 8 / 10 ANNI);

·        RAGAZZI /E (12 / 14 ANNI);

·        UN ALBANESE;

·        4 UOMINI DI CARNAGIONE SCURA;

·        3 POLACCHI.

PER INFORMAZIONI E CASTING TELEFONARE:

Centro Mediterraneo delle Arti

ROSA FLORA 0973 46885

DALLE ORE 09.00 ALLE ORE 13.00

DALLE ORE 17.00 ALLE ORE 20.00

PER MAGGIORI INFORMAZIONI SUL “CASO PASSANNANTE” www.uldericopesce.com

“The new Refugees in Gaza still homeless”

From Gaza: suffering like Gazans

Palestine, May 27, (Pal Telegraph) – All of Amer Aliyan’s hopes of rebuilding his life are placed in a carefully folded sheet in his wallet, a document that for the foreseeable future in Gaza is nothing but a worthless piece of paper.

“I’m waiting for the reconstruction, but I know it will take time,” the 36-year-old says.

This is a gross understatement in the besieged and impoverished Gaza Strip where an Israeli blockade is preventing the rebuilding effort after the devastation caused by a brief but deadly war at the turn of the year.

Aliyan’s house was one of several thousand destroyed during the massive 22-day onslaught unleashed by Israel on the Islamist Hamas-run Gaza in December in response to militant rocket and mortar fire from the enclave.

Since the end of the war, the unemployed dry cleaner has lived under canvas with his wife and five children in one of 93 tents set up on the outskirts of the Beit Lahiya refugee camp in northern Gaza.

The paper secreted inside his wallet is the official attestation that his home was destroyed, and it is a document that will entitle him to funds for rebuilding once the reconstruction starts.

But that is unlikely to begin any time soon, and until it does the thousands of Gazans who like Aliyan lost their homes in the war will just have to fend for themselves.

Reconstruction is a non-event not because there is a lack of demand. Some 4,100 houses was destroyed during the war, as were 48 government buildings, 31 police stations and 20 mosques, among others.

Nor is it for lack of money — in coffers worldwide sit a whopping 4.5 billion dollars that donors pledged to the Palestinians in March, most of it towards reconstruction in Gaza.

The rebuilding is not able to get under way because of the blockade Israel imposed on Gaza in June 2007 when Hamas, a group pledged to the destruction of the Jewish state, seized the enclave in a deadly takeover.

The billions of dollars in pledges remain where they are because the international community refuses to release the money directly to Hamas, branded as a terror organisation by Israel and much of the West.

The blockade, under which only essential humanitarian goods are allowed into the territory sandwiched between Israel and Egypt, means building materials stay on the outside, as Israel says they can also be used to make rockets.

In a bid to get around these restrictions, Gazans have dug dozens of tunnels under the border with Egypt that are used to bring in supplies, including construction materials such as cement, paint and wood.

The resulting trade is brisk, but limited and dangerous. The hastily dug tunnels often collapse, burying smugglers alive. The Israeli military still targets them in occasional bombing raids.

Because of the blockade the price of building materials has skyrocketed. A bag of cement now costs 220 shekels (56 dollars, 40 euros) compared with 20 shekels previously.

But the cement is of low quality, according to Hadj Salim who operates one of the tunnels, and it cannot be used to mix construction-grade concrete.

Other vital materials such as the steel rods used to reinforce concrete in buildings are too long to fit through the tunnels, Salim says.

With construction at a standstill, the newly homeless residents of the Gaza Strip where the vast majority of the 1.5 million population depends on foreign aid have had to make do.
By Djallal Malti

AFP

Fonte: Gaza strip, the untold story

Postato oggi da Sameh Akram Habeeb

Giustizia per Sandro Marcucci: primi risultati!

https://solleviamoci.files.wordpress.com/2009/02/sandro-marcucci.jpg

L’impagabile Laura ci segnala che l’iniziativa per riaprire il caso di Sandro Marcucci sta cominciando a dare frutti.

Al di là del numero di firme raccolte (ho perso il conto… perché ovviamente non sono solo quelle raccolte nella petizione!), anche la politica se ne sta cominciando ad interessare.

Ecco quindi l’interrogazione presentata dal deputato IdV Leoluca Orlando, preceduta da un estratto della e-mail che Orlando ha inviato a Laura:

“…solo oggi hanno pubblicato sui documenti ufficiali della Camera dei deputati l’interrogazione che avevo fatto predisporre sulla morte di Sandro Marcucci.

Io mi auguro che questo atto di sindacato ispettivo, tramite la risposta del ministro, ci aiuti a fare un passo avanti e soprattutto a fare chiarezza sulla scomparsa del caro Marcucci. Sarà mia cura, a questo punto, sollecitare un riscontro in tempi brevi al nostro quesito. (..) Leoluca Orlando.”

https://i1.wp.com/www.atlaswords.com/IMAGES%20155/Leoluca%2520Orlando%2520Sindaco%2520di%2520Palermo%5B1%5D.jpg

Seduta n. 182 del 26/5/2009

DIFESA

Interrogazioni a risposta scritta:

LEOLUCA ORLANDO. – Al Ministro della difesa, al Ministro dell’interno. – Per sapere – premesso che:

il 2 febbraio 1992, l’ex colonnello dell’AMI, Sandro Marcucci rimase vittima di un strano «incidente aereo», mentre era in missione di avvistamento incendi per la Regione Toscana;

all’epoca è stata aperta un’inchiesta sull’incidente che, chiusa molto rapidamente, concludeva che le cause dell’accaduto

erano da attribuirsi al forte vento e al fatto che il velivolo si trovava, senza poterlo fare, ad una quota inferiore ai 500 piedi;

da documentazione fotografica sembra, però, che l’incendio del velivolo pilotato da Marcucci non sia scoppiato al momento dell’impatto a terra, ma quando il velivolo si trovava ancora in volo, tanto che l’albero accanto alla testa di Marcucci, che aveva il corpo completamente carbonizzato, non è minimamente toccato dal fuoco, né dal fumo dell’incendio;

per quanto riguarda il vento, sembra, secondo numerose testimonianze che quel giorno nel momento della disgrazia tale vento non ci fosse;

infine sul fatto che il piper volava sotto i 500 piedi si deve osservare che nella normativa che regola la supervisione aerea e la missione del c130 dotato di sistema maffs si dice che proprio per la specifica missione di avvistamento e spegnimento incendi è consentito volare sotto i 500 piedi Vfr (normativa volo a vista);

il c130, i g222, il canadair volano per spegnere gli incendi a 150 piedi di altitudine, infatti, tenuto conto dell’ostacolo più alto a terra;

il velivolo leader e tutti gli aerei ad ala fissa, come il piper che pilotava Marcucci il 2 febbraio 1992, come il c130, i g222, il canadair, sono tutti autorizzati a volare sotto i 500 piedi Vfr di altitudine, per la specifica missione di avvistamento incendi e supervisione aerea degli stessi;

Sandro Marcucci aveva svolto, insieme a Mario Ciancarella, ex capitano dell’AMI, un lavoro di indagine sulla strage di Ustica avvenuta il 27 giugno 1980, e sembra aver trovato, all’epoca, due testimoni, entrambi militari, dei quali si riservava di fare i nomi a tempo debito e che avrebbero affermato, davanti al giudice che il Mig libico caduto sulla Sila era partito da Pratica di mare -:

di quali elementi disponga il Governo sulla vicenda e quali eventuali iniziative di competenza intenda adottare.

4-03104

Brava Laura, tenace e coraggiosa paladina di giustizia.

R-ESISTIAMO!!!

Le PRE-OCCUPAZIONI per le Elezioni

Per gentile concessione di Doriana Goracci, pubblichiamo:

https://i1.wp.com/www.hawaii.edu/lruby/art400/SUBWAY.GIF

Le PRE-OCCUPAZIONI per le Elezioni

In questi ultimi tempi ad alcuni sale o scende il morale.
Sembra esserci un grande movimento di dati, in effetti non si sposta niente, neanche statisticamente.


Stanno per arrivare le elezioni. L’unica cosa che è in ascesa continua, è la Preoccupazione: per cosa?
Quanto segue parla da sé.

Parto dal primo Caso di Alta Occupazione Politica Abruzzo e due lettere per la stessa area, ma  Bassa Preoccupazione
Il secondo Caso è di Pre-occupazione, in quanto licenziati da Rifondazione.

Si  arriva al terzo Caso di Preoccupazione, perchè nulla si sposterà di una virgola.

Ritengo che questa sia la vera Crisi: l’Astensione dalla Preoccupazione delle Elezioni, l’astinenza dal voto.


Passerà, basta legarci meglio e farci vedere la Tv, quella che già possedeva Mussolini.

Doriana Goracci

https://i0.wp.com/magazine.enel.it/ewcm/res/recensioni/673362-1_FOTO3-1.jpg
1)G8: SENATORI PD, VERIFICARE il RISCHIO SISMICO DELLA CASERMA DEL SUMMIT


Il sen. Marco Filippi ed il sen. Gianrico Carofiglio, rispettivamente
capogruppo del PD in commissione Lavori Pubblici e Comunicazioni e
segretario della Commissione Giustizia del Senato, hanno presentato
un’interrogazione alla Presidenza del Consiglio sulla Caserma della
Guardia di Finanza di Coppito, che dovrebbe essere utilizzata a luglio
per le riunioni del G8.”Chiediamo alla Presidenza del Consiglio –
spiegano i senatori del Pd – di valutare con una perizia l’effettiva
tenuta antisismica della caserma. Infatti agli atti risultano articoli
giornalistici e denunce circostanziate che riportano di una difformità
tra la progettazione e la realizzazione dell’opera che potrebbe
mettere a rischio la staticità della caserma”.
“In particolare – aggiungono – chiediamo di verificare se una perizia realizzata nel 2004 dall’Ordine degli Ingegneri di Roma, attestante l’effettiva
esistenza di un rischio sismico della caserma, sia stata valutata e
smentita. La vicenda è già stata resa nota con articoli giornalistici a
cui la Protezione Civile non ha dato nessuna risposta se non che la
struttura aveva avuto un formidabile banco di prova con il sisma del 6
aprile”. “Pertanto – concludono i senatori Filippi e Carofiglio –
al fine di tutelare la sicurezza dei tanti leader internazionali che
dovrebbero utilizzare la struttura a luglio, ed anche dei tanti che la
utilizzano in questi giorni, sarebbe opportuno far svolgere una perizia
in tempi brevi che accerti ogni eventuale carenza progettuale e
verifichi in modo scientifico la reale capacità della costruzione di
resistere ad un eventuale nuovo sisma.”

.
Rispondono altri pre-occupati dall’Abruzzo:
[Abruzzo] è iniziata la vera emergenza


Vivo sulla costa adriatica abruzzese
, a 15 km. dalle prime case
dichiarate inagibili, a meno di 100 km. di strada dall’epicentro del
sisma che il 6 aprile ha devastato L’Aquila ed altri centri della
regione.
E’ passato più di un mese e al TG5 o su Rai-Tre Regione Abruzzo
parlano di fase 2, quella che segue l’emergenza ormai terminata. In TV
ora parlano di villaggi temporanei, e di carotaggi per progettare le
fondazioni e l’isolamento sismico. Per progettare al meglio… 20
insediamenti abitativi ben disegnati, ammiccano dallo schermo. Evitare
baraccopoli provvisorie, questo è l’obiettivo immediato, e se proprio
dovessero esserci è solo in posti come Onna ad esempio, perchè lì la
gente vuole restare vicino alle sue case. Poi passano le immagini della
delegazione francese che studia il sito del G8, seguite da quelle di un
assessore campano, venuto a firmare un protocollo di intesa con
l’omologo abruzzese per fornire aiuto.
Riavvolgo il nastro: “Terminata l’emergenza… Terminata
l’emergenza…”. Poi arrivano i soliti servizi dei giornalisti
d’assalto, che dedicano il doppio del tempo speso a parlare delle
speranze dei senzatetto, a parlare della gara fra risotti alla milanese
e della mostra dei cioccolatai belgi. Purtroppo non è una battuta.
“Terminata l’emergenza”, ci dicono, con migliaia di persone in
tenda, con migliaia di persone temporaneamente dislocate sulla costa.
Tra qualche giorno faranno vedere com’è divertente stare in tenda
d’estate, …
… ci spareranno due chitarre e un fuocherello fuori dalle tende,
seguiti rigorosamente dai primi bagni a Mondello, e tutti saremo più
tranquilli. Anzi, sotto il solleone qualcuno invidierà anche i
fortunatissimi sfollati sulla costa che, a spese dello stato, si godono
quella meravigliosa sabbia fine e bianca. Del resto, la amavano così
tanto da utilizzarla nelle colonne portanti di casa.
E così ad emergenza finita ognuno sarà libero di esprimere quello
che ha dentro, senza vergogna e senza manti pietosi, dato che in TV dei
morti non si parla più. Addirittura Obama andrà a L’Aquila: cosa
aspettano i “vacanzieri” terremotati a tornare a casa? Anzi, già che ci
siamo, perchè aiutarli noi a ricostruire quello che loro hanno
malcostruito? E quelle storielle di terremotati, che circolano già da
queste parti, che parlano sempre di maleducati senzatetto arraffoni o
cinici mercanti approfittatori di questa favorevole situazione, saranno
sempre più sulla bocca di tutti.
Nessuno ripenserà a quelle donne arrivate ancora in pigiama due
giorni dopo il terremoto, nessuno ricorderà i tanti deboli travolti da
questa tragedia, nessuno saprà di quelli che ancora oggi girano con le
scarpe piegate dietro, tipo pantofola, perchè non hanno trovato quelle
della loro misura.
Basterebbe fare un giretto sul posto e guardare in faccia questi
delinquenti che vivevano nelle case dei padri, basterebbe ascoltare con
attenzione le domande idiote fatte dai camerieri col microfono – i
nostri giornalisti – a incravattati generali e incipriate generalesse
di questo o quel corpo protettore di civili. Vi rendereste conto di
quanto l’emergenza non sia finita, e che la vera emergenza stia
nell’interesse a farci voltare dall’altra parte, per ricominciare a
fare i propri comodi.
Finiti gli spot in TV i nostri concittadini, degradati a
nullatenenti dalla natura, finiranno allegramente sullo stesso gradino
sul quale releghiamo i più poveri. Quale gradino? Quello che gli pare,
purchè non sia il nostro, e purchè stia lontano dal nostro.
Distratti dai barconi, ma abituati a respingere chi navighi
bisognoso verso il nostro portafoglio, dimentichiamo facilmente che a
pochi chilometri da casa nostra c’è chi fa pipì in un bagno chimico e
già in questi giorni vive a 40° di temperatura nelle spianate
attrezzate di tende.
Per loro moltissimi di noi hanno dato anche più di quello che
potevano, in termini di tempo e di denaro, altri hanno devoluto l’sms
di prassi e magari oggi si chiedono perchè uno viva addirittura in una
casa non antisismica ed abbia bisogno dell’aiuto incondizionato di
altri per ricostruirla.
La percezione sterilizzata delle tragedie a cui ci ha abituato la
TV, l’inconsapevolezza di quel che succede a pochi passi da casa nostra
se i media non ce la raccontano, ci porta, erroneamente, a credere di
poter esprimere opinioni completamente slegate dalla realtà che vivono
i protagonisti di queste tragedie. Tanto chi soffre sta al di là dello
schermo, male che vada cambiamo canale.

E’ la solidarietà, la pietà per chi soffre, ad essere in vera
emergenza,
bisognosa di decreti, soglie e leggi per essere esercitata.
Un sisma che ha disastrato le coscenze, con i sussulti della
miseria che avanza e le onde sismiche dei servizi che vengono sempre
più tagliati. Ognuno di noi vive sempre più arroccato a difesa dei suoi
pochi privilegi, pronto a cannoneggiare chiunque tenda la mano
bisognoso.
E meno male che L’Aquila non è troppo a nord né troppo a sud, che
gli abitanti non sono abbastanza scuri o gialli da suscitare i soliti
discorsi, che a pezzi siano cadute cupole e campanili e non minareti o
templi d’altra foggia.
Altrimenti si rischiava che in autunno qualcuno proponesse di
imbarcare quei poveretti verso sud, con la scusa di non fargli soffrire
il rigido inverno abruzzese.
Lettera di una sfollata di Poggio Picenze


Questa donna, se è viva, lo deve a Giampaolo Giuliani, il tecnico denunciato per procurato allarme da Guido Bertolaso.
Le interviste da lei rilasciate sono state più volte oscurate su You Tube


A Poggio Picenze si sta bene

A Poggio Picenze si sta bene, se non consideriamo la temperatura esterna intorno ai 30° e quella interna alle tende certamente superiore. Stanno bene specialmente gli anziani, magari malati e stanchi. Alcuni erano talmente stanchi che hanno preferito morire. Ma Francesco ha fiducia e mi dice: “Tanto domani arrivano i condizionatori”. I condizionatori il giorno dopo non sono arrivati e nemmeno quello dopo ancora…
Sappiamo che una settimana fa si parlava di virus gastrointestinale. Colpiva gli sfollati nelle tendopoli, solo a Poggio Picenze sono state male circa 70 persone. Qualche giorno dopo sono arrivati i NAS. Hanno portato via la cucina da campo perché non rispettava le norme igieniche. Solo un caso, perché a parte questo a Poggio Picenze si sta bene.
Non importa se quando hanno portato una nuova cucina – o era sempre la stessa? – hanno cucinato spaghetti spezzati bolliti, senza neanche un filo d’olio, seguiti da un bel wurstel come secondo. Ci sono sfollati a Poggio Picenze di fede musulmana. E’ come se dessero una fiorentina a un cattolico il venerdì santo… Ma questo, mi rendo conto, è del tutto secondario.
A Poggio Picenze si sta bene, in fondo i macedoni sono andati via quasi tutti e chi è rimasto deve vedersela con gli xenofobi di Casa Pound. Gestiscono il magazzino degli abiti e degli alimenti. Qualche giorno fa è tornato dal suo paese un macedone, accompagnato da sua moglie incinta. Ha chiesto delle coperte perché gliene avevano date solo due. Se di giorno si crepa di caldo vi assicuro che di notte fa freddo. Si è visto trattare in malo modo dal buttafuori del magazzino. Se Alessandra non fosse intervenuta probabilmente non avrebbe avuto nessuna coperta…
Ma a parte queste piccolezze, al campo di Poggio si sta benissimo.
Io sono residente a Poggio Picenze da molti anni, però quando arrivo all’ingresso del lager c’è uno sconosciuto vestito da Rambo che mi chiede: “Lei chi è e cosa deve fare nel campo?”. Evidentemente non ho quel carinissimo tesserino giallo che fa sentire le persone tutte parte di uno stesso gruppo. La sicurezza è importante e viene prima di tutto. Ma non è una questione di sicurezza anche la distribuzione di cibi non avariati?
Forse no, dopo tutto a Poggio Picenze si sta bene.
Faccio un giro per salutare altri amici che si trovano in altre sistemazioni esterne al campo. Mentre parlo con alcuni di loro, vicino alla Piazza Rosa, passano due ceffi che rallentano per girare e ci scrutano dettagliatamente. Lì per lì mi preoccupo, poi mi è tutto chiaro.
Sono i tutori dell’ordine di Casa Pound. Si chiamano Casa Pound ma sono a casa tua. Ti fanno sentire un’estranea, ma lo fanno solo per tenere sotto controllo la situazione, per motivi di sicurezza. Mai stati così sereni i poggiani! Sono talmente sereni che a guardarli mi viene voglia di portarli tutti via con me.
Stefania Pace
Residente a Poggio Picenze.
Sfollata a Silvi.

2) Pre-occupati, in quanto ormai licenziati da Rifondazione

Rifondazione non paga i lavoratori, SONO PEGGIO DEI PADRONI

Cooperativa Zona Rossa
E’ iniziata la campagna contro l’ipocrisia
E’iniziata da qualche giorno la nostra personalissima campagna elettorale contro l’ipocrisia. Da oltre un anno Rifondazione si rifiuta di pagarci il lavoro svolto in occasione della campagna elettorale 2008 e visto
che abbiamo protestato ci ha, di fatto, licenziati. Abbiamo dunque
deciso di svelare la vera natura di chi predica da comunista ma poi
razzola da padroncino.La notte del 21 maggio abbiamo “incartato” la
sede nazionale e quella romana del PRC con una lettera
aperta/manifesto. La notte successiva abbiamo affisso i primi 10
striscioni lungo il GRA e ieri siamo andati a volantinare durante una
loro iniziativa al Pigneto (non prima di averglielo riempito ben bene
di manifesti). E questo è solo l’inizio.
tutta la verità su
www.rifondazionenonpaga.net
Continuons le combat
Il clima è teso quando i compagni della cooperativa vanno a volantinare
per spiegare le loro ragioni e il torto subito, in occasione di una
iniziativa elettorale di Rifondazione al Pigneto. Il clima è teso
perché gli organizzatori dell’iniziativa hanno trovato l’isola pedonale
del Pigneto incartata di manifesti che spiegano come Rifondazione si
sia comportata come il più ignobile dei padroncini.
maggio 24 2009

3) Da un pre-occupato che non vota da tempo
ELEZIONI
Il 6 e 7 giugno si voterà per il rinnovo del Parlamento Europeo. Se tuttavia si provasse a chiedere alla stragrande maggioranza degli
elettori cosa ha fatto, a cosa serve, perchè esiste un Parlamento Europeo,

siamo sicuri che molti direbbero “non lo so”. Dietro questa non-conoscenza si cela il vuoto assoluto in cui naviga l’Europa: entità astratta, vista come inconsistente o negativa da consistenti fasce di popolazioni di stati che ne fanno parte.
Le manifestazioni più evidenti di questa Europa sono state
alcune norme che hanno scardinato diritti e garanzie sociali e lavorative,
imponendo adeguamenti alle legislazioni nazionali, che hanno livellato verso il basso ed il peggio quanto nel corso di decenni i lavoratori avevano conquistato a forza di sacrifici e battaglie; tutto nel nome del liberismo (Maastricht).
Per non parlare dei trattati che hanno reso più impenetrabili le frontiere con l’Est e il Sud, dando corpo all’Europa delle polizie e del cinismo razzista e
xenofobo, prima causa del dramma dei naufragi e delle morti di migliaia di
immigrati sul canale di Sicilia, o a Ceuta e Gibilterra, o sui confini terrestri tra Grecia e Turchia e con paesi dell’ex blocco sovietico.
L’Europa dell’esclusione, la fabbrica di clandestini e discriminazioni.
Per il resto, nonostante l’esistenza di un parlamento europeo e di un governo europeo chiamato “Commissione”, le potenze del vecchio continente hanno continuato a gestirsi in proprio gli affari, senza tenere presente le volontà dei membri minori; i nuovi arrivati nell’UE sono come dei parenti poveri che si sopportano, ma che continuano ad essere marginalizzati e colonizzati. Infine, nei rapporti con gli USA questa Europa mantiene una grande subalternità militare, dovuta alla sua appartenenza alla NATO, mentre in materia finanziaria l’euro non è riuscito a sostituire oequivalere al dollaro come moneta di scambio internazionale.

L’Europa rimane terreno di caccia degli Stati Uniti.
Però ha il suo bel parlamento, sdoppiato tra Strasburgo e
Bruxelles, con i suoi parlamentari, tra i quali spiccano gli italiani
superpagati rispetto ai loro colleghi, specie quelli di stati più poveri. E
questi onorevoli europei trascorrono tutto l’anno in vacanza, lavorano poche ore la settimana, partecipano alla farsa di una simulazione politica nelle loro aule parlamentari, senza che la loro presenza incida su qualcosa.
Non è un caso che la campagna elettorale ha ben poco di europeo, non affronta temi europei nè programmi europei, eccetto qualche slogan, e per il resto è tutta ancorata alla politica italiana.
Perchè dovrebbero votare i cittadini? Già sempre più
disaffezionati al voto, bombardati da promesse, illusioni e panzane che sanno
perfettamente essere tali, si sono ridotti ad un popolo elettore senza voglia,
sospinto solo da inerzia o da cosciente partecipazione clientelare. Questo alle elezioni politiche o amministrative. Ma alle europee? Qui lo scollamento è ancora maggiore, l’istituzione non è affatto sentita come necessaria, e votare vale solo in chiave di strumentalizzazione da parte degli opposti schieramenti.
Se votare è sempre più un’abitudine destinata ad essere
abbandonata da milioni di cittadini, che non si riconoscono nella ritualità
democratica perchè hanno provato sulla propria pelle i tradimenti e i
voltaspalla, i frutti amari dei programmi fotocopia, il significato di una
delega concessa in bianco e non più ritraibile, che crea privilegiati e soffoca
la libertà di decidere; se votare è questo, è patetico che forze che si
attribuiscono valori di rinnovamento e di cambiamento radicale del sistema,
entrino in competizione con i loro avversari, giocando alla stessa partita,
aspirando alle stesse poltrone, agli stessi finanziamenti, alla stessa funzione
istituzionale. Da questo punto di vista sono più avanti delle autodefinitesi
avanguardie, coloro che non si recano alle urne perchè hanno deciso che questo è un modo per esprimere un dissenso e una opposizione. E, per quanto la conta finale ignori il peso dell’astensionismo e appioppi percentuali finte ai partiti (col giochino di considerare 100% la percentuale dei votanti e non per quella che realmente è), la delegittimazione che esso rappresenta è un segnale forte che finirà per condizionare la politica, come già è successo con il tonfo della sinistra cosiddetta radicale alle politiche del 2008.Il 21 giugno, assieme ai ballottaggi delle amministrative, ci sarà anche il referendum sulla riforma elettorale.
Esso parte già come una questione di nicchia, un problema di cui la stragrande maggioranza della popolazione se ne sbatte, e che la porterà a disertare le urne in massa. A chi volete che interessi la legge elettorale con la quale si dovrà decidere la spartizione del potere nel paese, quando da anni a governare è un Partito Unico, all’interno del quale si esprimono lievi differenze, ma caratterizzato da ideologie liberiste, metodologie autoritarie, programmi militaristi, completamente uguali. Che il partito di maggioranza relativa abbia o no il premio di maggioranza, è materia che non appassiona più di tanto chi sa che l’esercizio del potere non conosce differenze ma solo fraseologie differenti e insignificanti divergenze. Questo referendum sarà sicuramente un ennesimo grande flop, costato al popolo un altro sperpero di denaro pubblico.
Il punto è che una realtà astensionista ormai si va affermando, ma non riesce ad andare oltre il disgusto e il rifiuto, verso una presa di coscienza ulteriore della necessità di trasferire la protesta dal non voto alla scesa in piazza per esigere e imporre bisogni, desideri, rivendicazioni che non trovano spazio nella stretta fessura dell’urna elettorale. E questo è senz’altro un punto che deve stare a cuore di tutti gli astensionisti militanti, coloro i quali, e noi anarchici in primo luogo, sanno che la democrazia è una truffa, che i poteri forti decidono sulla testa di tutti a prescindere da governi in carica (spesso voluti e foraggiati dagli stessi poteri forti), e che quindi non v’è alternativa al presente se non lottare fuori dalle istituzioni. Quanto meno è molto più dignitoso che andare a votare e contribuire alla esistenza di una classe parassitaria e privilegiata.
I cambiamenti veri sono sempre stati imposti dalle piazze,
mai calati dall’alto o decisi da un parlamento.
Pippo Gurrieri
(Pippo Guerrieri è un compagno del gruppo anarchico di Ragusa, promotore e
responsabile del mensile Sicilia Libertaria e delle edizioni La Fiaccola
e Sicilia Punto L)

Fonte: reset-italia.net

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