Archivio | maggio 29, 2009

La stampa estera all’Unità: «In Italia un’anomalia»

Esterrefatti dall’assuefazione alle «menzogne» nelle vari versioni del premier sul caso Noemi, dalla debolezza dell’opposizione e, ancor di più,  dall’indifferenza verso le vicende giudiziarie, ultima la sentenza Mills,  dalle quali si è «immunizzato» per legge Silvio Berlusconi. Dai giornalisti della stampa estera, nel Forum de l’Unità, la considerazione comune sulla «anomalia» Italia: in nessun paese europeo sarabbe successo, un premier  anche solo sospettato di corruzione si sarebbe dimesso, e sulle vicende private divenute pubbliche avrebbe risposto alle domande della stampa.

I  corrispondenti in Italia di varie testate hanno partecipato al Forum de  l’Unità con il direttore Concita De Gregorio giovedì mattina: Miguel Mora  dello spagnolo “El Pais”, Alexander Smoltczyk del magazine tedesco “Der Spiegel”, Eric Jozsef del francese “Liberation”, Aldo Sofia della Radio-Tv svizzera “Rts”, Michael Braun del quotidiano tedesco “Taz” (Rtw), Patricia Mayorga, giornalista e scrittrice cilena de “La Tercera”, e Tana De Zulueta, giornalista, è stata parlamentare.

Con accenti diversi, ma gli autorevoli colleghi condividono la pericolosià  di quello che chiamano «laboratorio Italia»: da una inesistente legge sul  conflitto d’interessi all’uso di media nell’esercizio del potere politico,  dalla sperimentazione al di fuori delle garanzie sui diritti umani nel caso  dell’immigrazione alle «pulsioni» xenofobe al linguaggio «da bar» divenuto di governo. Fra i giornalisti c’è chi ha vissuto sotto una vera dittatura e la tendenza è di non associare l’Era Berlusconi al regime fascista. Ma il
«pericolo» di un indebolimento della democrazia è proprio in quella cultura  del consenso che le tv berlusconiane hanno costruito negli ultimi  venti-tren’anni.

Dalla stampa europea, inoltre, nessuno sconto all’opposizione, guardata con  stupore nella sua afonia (il «silenzio» alla sentenza Mills) o scarsa  efficacia. Conseguenza della fine dei grandi partiti. Miguel Mora cita  Pasolini, che nel ’75 considerava vecchia la sinistra italiana. Vista da  fuori, nessuno la trova rinnovata.

Fonte: l’Unità

L'Unità - Fondata da Antonio Gramsci nel 1924

l’Unità, siglato l’accordo al Ministero del Lavoro

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Dopo un lungo percorso, il Cdr con le associazioni di stampa territoriali e  la Fnsi ha ratificato al ministero del Lavoro l’accordo con l’azienda per  il piano di ristrutturazione e l’avvio dello stato di crisi per l’Unità.  Ancora una volta, la redazione – con grandi sacrifici professionali, personali e economici – ha fatto fino in fondo la sua parte, con estremo  senso di responsabilità, consapevole della grande difficoltà che sta vivendo ancora una volta il giornale fondato da Antonio Gramsci.

Ancora sono incerti i nuovi assetti proprietari della Nie; ancora le  prospettive patrimoniali, proprietarie ed economiche appaiono confuse e preoccupanti. La redazione chiede, ora, che mostrino altrettanto senso di responsabilità tutte le parti in causa. Si avvia ora un piano di ristrutturazione determinante, per dare una prospettiva all’Unità. Ma si tratta comunque dell’avvio di un percorso difficile e pesante in primis per i lavoratori. Al dato doloroso dei pensionamenti e dei prepensionamenti, o alla dura realtà dei contratti a tempo determinato o a progetto non rinnovati, si aggiunge la cassa  integrazione che decurta fortemente le buste paga.

Quello che serve adesso è uno sforzo congiunto per ridare serenità,  coesione, carica e motivazioni condivise ad un corpo redazionale fortemente provato dalla crisi che attraversa l’azienda. Uno sforzo che può essere condiviso da tutti: sarebbe un gesto di grande significato una partecipazione personale alla solidarietà, nelle forme e nei modi possibili, dei membri del Consiglio d’Amministrazione e dei vertici  dell’azienda, allineandosi a quanto già deciso dalla direzione  giornalistica, che potrà condividere nelle forme che riterrà opportune i  sacrifici che la redazione è chiamata a sostenere.

L’ulteriore trattativa sul contenimento del costo del lavoro non può mettere ulteriormente a rischio le retribuzioni. E’ altresì evidente che grande impatto sulla vita quotidiana dei redattori avrà il piano di riorganizzazione del lavoro che chiediamo alla direzione di presentare al più presto e in modo dettagliato alla rappresentanza sindacale per essere, poi, oggetto di un approfondito confronto con la  redazione.

A tal proposito Il Cdr, riportando quanto emerso all’unanimità  dall’Assemblea dei redattori, ritiene impraticabile l’ipotesi di  un’organizzazione della cassa integrazione a rotazione su base oraria, sia  pur volontaria: motivi di equa e verificabile distribuzione del lavoro, di  rispetto delle regole e di coerenza con un accordo che fissa in 17 unità il  numero degli esuberi, spinge la redazione a giudicare una simile  eventualità nella sostanza insostenibile e foriera di tensioni. Rischierebbe tra l’altro di incrinare quello spirito di coesione solidale  indispensabile per affrontare le difficili sfide cui la redazione è chiamata.

Il cdr e i fiduciari delle redazioni di Bologna, Firenze e Milano,  la Federazione Nazionale della Stampa e le associazioni territoriali  dell’Associazione Stampa Romana, della Lombarda e dell’Emilia-Romagna e  Toscana.

27 maggio 2009

fonte: l’Unità

Manifestazione operaia!

COMUNICATO STAMPA

Questa mattina, 29 maggio, alle ore 9.00 a partire dai cancelli della LARES, c’è stata una importante manifestazione degli operai che si stanno autorganizzando nel territorio Nord-Milano per lottare contro la chiusura degli stabilimenti Lares e Metalli preziosi, per il pagamento dei salari arretrati, per far pagare la crisi ai padroni.

Alla manifestazione hanno partecipato circa 150 lavoratori, della Lares e della Metalli Preziosi, insieme ad alcune delegazioni della Marcegaglia Buildtech, Siemens Bicocca, Terex Comedil, CME, Tenaris Dalmine, Comune di Cinisello, IBM Vimercate, precari e studenti di Milano.

La Manifestazione si è mossa con determinazione e rabbia, ha toccato i Cancelli delle Fabbriche in lotta della zona, e ha visto l’occupazione per circa un ora della Comasina.

È stata un occasione di discussione, nella quale si è deciso di costruire tante iniziative di lotta sul territorio per ottenere gli obiettivi preposti e per allargare la rete di coordinamento che stiamo cercando faticosamente di costruire.

Il prossimo appuntamento è convocato per giovedì 4 giugno alle ore 16.00 ai cancelli della sede Marcegaglia per protestare contro Confindustria, in una Manifestazione che muoverà fino alla sede regionale CGIL-CISL-UIL, per chiedere una svolta nelle scelte sindacali. Siamo stachi di aspettare, continuiamo a…

…RESISTERE ALLA CRISI!

Nessun licenziamento! Nessuna fabbrica chiusa! Nessuna speculazione!

Giovedì 04 giugno alle ore 16.00

Concentramento in viale Sarca 336 davanti la sede della Marcegaglia. Proseguiremo verso viale Marelli e concluderemo davanti all’ingresso della sede regionale di CGIL-CISL-UIL.

Comitato di Lotta Nord Milano:

TEREX COMEDIL, METALLI PREZIOSI, LARES, CME, AMISCO, MARCEGAGLIA BUILDTECH, SIEMENS BICOCCA, OMNIA NETWORK

Info – 3392359611 – 3381204773, 3494906191, mail: valesottura@tiscali.it -terexcusano@libero.it – goam@hotmail.it –  comitatoperaionordmilano@yahoo.it – fax0266171749

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RESISTIAMO ALLA CRISI!

MANIFESTAZIONE

Giovedì 04 giugno alle ore 16.00

Concentramento in viale Sarca 336 davanti la sede della Marcegaglia. Proseguiremo verso viale Marelli e concluderemo davanti all’ingresso della sede regionale di CGIL-CISL-UIL.

Protestiamo davanti la Marcegaglia, presidente di Confindustria, perché i padroni hanno chiesto soldi pubblici per finanziare le imprese, grandi e piccole, per sopperire alla crisi.

Miliardi di euro, che indebitano ulteriormente i lavoratori, li hanno ottenuti! Ma le centiaia di migliaia di nuovi disoccupati, i cassintegrati non ne hanno tratto nessun giovamento. I salari arretrati ancora non sono stati pagati, le aziende continuano a chiudere, e chi ha prodotto la ricchezza, i lavoratori, continuano a pagare la crisi per mantenere grassi i profitti dei padroni.

Terminiamo la manifestazione davanti le sedi sindacali di CGIL-CISL-UIL, perché vogliamo che sostengano le lotte che spontaneamente noi lavoratori stiamo mettendo in campo: La lotta di tutti contro le chiusura degli stabilimenti. Perché siamo stanchi delle vecchie burocrazie che si scazzano fra loro solo per conquistare la migliore poltrona e il posto privilegiato ai tavoli delle trattative. Pretendiamo il ritiro delle firme dall’accordo sulla riforma dei contratti nazionali.

Crediamo che bisogna unire tutte le lotte che fabbrica per fabbrica, azienda per azienda in migliaia di lavoratori stanno portando avanti. Le nostre iniziative vanno sostenute, non boicottate perché si sentono esautorati del loro ruolo. Vogliamo un coordinamento dei rappresentanti di tutte le lotte, a prescindere dall’appartenenza sindacale, su una piattaforma comune:

Nessun licenziamento! Nessuna fabbrica chiusa! Nessuna speculazione!

Comitato di Lotta Nord Milano:

TEREX COMEDIL, METALLI PREZIOSI, LARES, CME, AMISCO, MARCEGAGLIA BUILDTECH, SIEMENS BICOCCA, OMNIA NETWORK

Info – 3392359611 – 3381204773, 3494906191, mail: valesottura@tiscali.it -terexcusano@libero.it – goam@hotmail.it –  comitatoperaionordmilano@yahoo.it – fax0266171749

Catania, muoiono quattro neonati: chiuso per precauzione il Blocco Parti

SCONVOLGENTE CATENA DI DECESSI AL POLICLINICO

Le morti registrate lo scorso fine settimana nel giro di 72 ore. La direzione sanitaria parla incredibilmente di “insolita coincidenza”. Test dei Nas per verificare l’eventuale presenza di germi

un neonato

CATANIA, 29 maggio 2009 Un fine settimana davvero tragico, quello della settimana scorsa, al Policlinico universitario di Catania, dove in 72 ore si è registrata la morte di ben quattro neonati. Il ‘Blocco parti’ del reparto di ostetricia e ginecologia, come riporta il quotidiano La Sicilia, per motivi precauzionali e’ stato chiuso per accertamenti.

Il vicedirettore sanitario, Paolo Adorno, sostiene che “non ci sono collegamenti tra i quattro decessi’’ ma ‘’un’insolita coincidenza statistica nel tasso di mortalità’ all’interno di un reparto in un lasso di tempo estremamente ristretto’’.

I carabinieri del Nas hanno eseguito accertamenti conoscitivi, compiendo test con dei tamponi per verificare l’eventuale presenza di germi. Secondo il comandante del Nas per il Sud Italia, colonnello Ernesto Di Gregorio, ‘’il reparto riaprira’ presto’’.

Preoccupati molti genitori di bambini ricoverati nel reparto. Per il vice direttore sanitario Paolo Adorno, tuttavia, al momento non emergerebbero collegamenti tra i quattro decessi. Sono stati i genitori dei bambini morti a chiedere che venga fatta chiarezza sull’accaduto.

La Procura della Repubblica ha avviato un’inchiesta che lo stesso procuratore Enzo D’Agata ha deciso di seguire in prima persona.

Fonte: Quotidianonet

Vittime alla Saras di Sarroch, quattro gli avvisi di garanzia

Quattro avvisi di garanzia per omicidio colposo plurimo. I destinatari sono il direttore dello stabilimento Saras di Sarroch, Guido Grosso, e tre responsabili della società Comesa, il capo squadra Giannino Melis, il capocantiere Vincenzo Meloni e il direttore Francesco Ledda. È il primo sviluppo dell’inchiesta della Procura di Cagliari sulla morte dei tre operai della Comesa avvenuta martedì scorso nella raffineria. E la serie di infortuni mortali sul lavoro si è allungata anche oggi con altre due vittime, una in provincia di Roma, l’altra nel ferrarese.

Nella giornata di lutto regionale in memoria di Luigi Solinas, di 26 anni, Daniele Melis, di 28, e Bruno Muntoni, di 56, tutti di Villa San Pietro (Cagliari), si è svolta una lunghissima riunione dei dei magistrati del pool «infortuni e malattie del lavoro» della Procura di Cagliari, Maria Chiara Manganiello e Emanuele Secci, col procuratore capo Mauro Mura e col team di consulenti al termine della quale sono partiti gli agenti di polizia giudiziaria incaricati di consegnare gli avvisi di garanzia. Atti dovuti, come hanno spiegato a palazzo di Giustizia, per consentire alle persone coinvolte nell’inchiesta di poter nominare i propri periti in vista dell’«atto irripetibile», l’autopsia, in programma oggi sui tre corpi. Una decisione dolorosa, quella di procedere alle perizie necroscopiche, ma indispensabile per far luce sulla vicenda.

Il primo quesito posto al medico legale Roberto Demontis riguarda, infatti, la sostanza che ha ucciso in pochi secondi Solinas, Melis e Muntoni. Il punto è fondamentale per chiarire la catena di responsabilità: se nell’emoglobina dei tre operai sarà trovato zolfo al posto dell’ossigeno vorrà dire, ha spiegato un medico specializzato in medicina del lavoro e tossicologia, che all’interno della cisterna c’era ancora idrogeno solforato e che quindi la bonifica non era stata effettuata a dovere. Se nel sangue dovessero esserci tracce abnormi di azoto potrebbe, invece, significare che la bonifica dell’idrogeno solforato era stata eseguita, ma che la cisterna non era ancora pronta per le fasi successive di lavorazione.

Il medico legale potrebbe già oggi stesso consegnare una prima relazione ai magistrati inquirenti, ma i risultati degli esami istologici e tossicologici richiederanno sicuramente un paio di settimane. I corpi saranno restituiti alle famiglie probabilmente solo sabato. A questo punto non è escluso che i funerali possano slittare a domenica.

Intanto Cgil, Cisl e Uil,
dopo un confronto con Azienda, Confindustria e rappresentanti delle ditte d’appalto che curano gli interventi metalmeccanici, hanno trovato un accordo per permettere alle squadre di sicurezza e di bonifica ambientale di operare all’interno degli impianti e di essere reperibili immediatamente, condizione necessaria alla lavorazione dei prodotti petroliferi. I sindacati confederali hanno anche annunciato che nella giornata di mobilitazione del comparto industria, decisa per il 9 giugno, si parlerà anche della sicurezza in riferimento alla morte dei tre operai a Sarroch.

«Che Italia è
un Paese dove gli operai muoiono nelle fabbriche e che ci pone tra i primi posti in Europa per questa tragica piaga», si è chiesto Rosario Crocetta, sindaco di Gela, arrivato a Sarroch per portare solidarietà agli operai della Saras.

La strage delle vittime sul lavoro però non si arresta, segnando altri due incidenti mortali. Un operaio romeno di 44 anni è morto a Jenne, in provincia di Roma, mentre lavorava in un cantiere per la ristrutturazione di un immobile del Comune, a 70 chilometri a est dalla Capitale, ceduto in comodato d’uso al Parco dei Monti Simbruini. L’operaio ha toccato un cavo elettrico: la scossa lo ha fatto precipitare da un’altezza di circa sei metri.

L’altro incidente mortale è avvenuto in Valle Pega nel territorio di Comacchio (Ferrara): un uomo di 43 anni è rimasto schiacciato sotto il trattore che stava utilizzando. La vittima, che era residente in provincia di Padova, gestiva un appezzamento di terra nella zona agricola comacchiese.

Fonte: l’Unità

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Comunicato Stampa

Ciro Argentino del Pdci sulle ultime tre morti in Sardegna: sciopero generale!

https://i1.wp.com/www.proletaria.it/var/proletaria/storage/images/il-conflitto-delle-idee/pensiero/comunistiuniti-ciro-argentino/12649-1-ita-IT/COMUNISTIUNITI-Ciro-Argentino_medium.jpg


Torino, 28 maggio 2009. “Le ultime tre morti sul lavoro sono assassini del padronato consumate nella complicità concertativa delle parti sociali:
padroni, governo – che ha vergognosamente bloccato il Testo Unico – e
sindacati.
“L’attenzione per questo stillicidio sociale è intermittente e ciò basta
a rendere tutti conniventi: in particolare si tratta di una spaventosa
omissione da parte dei Sindacati, soprattutto quelli confederali, Cisl e Uil.
“Mi unisco all’appello per una mobilitazione immediata nazionale: Sciopero
Generale, con denunce, volantinaggi presidi di lotta e solidarietà per
tutte le lavoratrici e i lavoratori morti sul lavoro.
“Basta morti!”

Ufficio stampa
Partito dei Comunisti Italiani – Federazione di Torino


Tutti i comunicati stampa sono disponibili su www.comunistitorino.it

Berlusconi: “Giudici eversivi” L’Anm: “Basta insulti e invettive”. Intanto…

Dall’Aquila nuovo, duro attacco del premier alla magistratura
“Con le loro decisioni vogliono ribaltare il voto”

E l’associazione annuncia anche iniziative a tutela dell’ordine giudiziario

Berlusconi (Reuters)

L’AQUILA – “Quando con delle sentenze basate sul ribaltamento della realtà si vuole ribaltare la decisione popolare e si vuole sostituire chi è stato eletto dal popolo, questa si chiama con una parola sola: volontà eversiva ed eversione”. Silvio Berlusconi ribadisce i suoi attacchi ai “grumi eversivi” della magistratura. Stavolta lo fa dall’Aquila, durante un sopralluogo all’ospedale gravemente danneggiato dal terremoto del 6 aprile. Provocando la dura reazione dell’Associazione nazionale magistrati. Quindi il presidente del Consiglio boccia l’ipotesi di voto politico anticipato, avanzata dal ministro Maurizio Sacconi: “No”, si limita a dire a chi gli chiede un commento.

L’attacco di Berlusconi. ‘Ho citato l’esempio del ’94 – spiega il premier, polemizzando coi giudici – quando sono stato eletto ed ho avuto un attacco della magistratura su una cosa che non esisteva, e per la quale io sono stato assolto, dieci anni dopo, con formula piena. Quell’attacco ha ribaltato il voto degli elettori. Quindi c’è stato un fatto eversivo nei confronti di un voto democratico. Volevo precisare cosa intendevo dire. Quando si tenta di andare contro chi è stato eletto democraticamente con accuse fondate su una situazione falsa, questo è un fatto eversivo”.

L’Anm: “Basta invettive”. “La magistratura non intende lasciarsi trascinare in una contrapposizione politico-elettorale, ma ha il dovere di non assuefarsi a questi metodi e di dire basta allo stillicidio d’insulti e invettive, che fa male al paese e alle sue istituzioni”: così replica al Cavaliere, in una nota, la giunta dell’Associazione, notando come Berlusconi sia tornato “ancora una volta a usare espressioni denigratorie nei confronti dell’odine giudiziario nel suo complesso. Nelle prossime riunioni degli organi rappresentativi dell’Associazione nazionale magistrati, adotteremo ogni iniziativa idonea a tutela della credibilità dell’ordine giudiziario”.

“Ascolti Napolitano”. La giunta dell’Anm sottolinea anche che il presidente del Consiglio dovrebbe ascoltare il monito di Giorgio Napolitano, che aveva invitato a “non abbandonarsi a forme di contestazione sommaria e generalizzata dell’operato della magistratura”. La nota è firmata dal presidente Luca Palamara, dal segretario Giuseppe Cascini e dal vicepresidente Gioacchino Natoli.

Berlusconi all’Aquila. Al suo arrivo all’ospedale, il premier viene accolto da diversi applausi e più di una persona lo incita ad andare avanti nel suo lavoro. Una sola persona, che ha detto di chiamarsi Bruno e si autodefinisce “sfollato”, lo contesta urlandogli di “farsi processare” e di “rispondere alle domande”. Il Cavaliere non si scompone minimamente e continua a salutare le due piccole ali di folla formatesi all’ingresso della struttura.

Fonte: la Repubblica

Manco a dirlo, il Corriere dopo aver parlato dello sfollato, aggiunge che una signora l’ha ringraziato…

Berlusconi: "Giudici eversivi" L'Anm: "Basta insulti e invettive"

Intanto la stampa estera…

Il caso Noemi arriva anche in America

I giornali internazionali all’attacco: “Berlusconi in difficoltà, ora il G8”.
Il “New York Times”: le scappatelle del premier sollevano alzate di ciglia

ROMA – La vicenda dei rapporti tra la ragazza napoletana Noemi Letizia e il premier italiano Silvio Berlusconi continua a interessare la stampa internazionale europea e il caso arriva anche sui media degli Stati Uniti.

Oggi sulla vicenda interviene l’edizione online del settimanale Time che titola: «Berlusconi e la ragazza. Niente di piccante, grazie» mentre il New York Times riferisce che «le scappatelle del primo ministro sollevano qualche alzata di ciglia». Dal canto suo il quotidiano conservatore francese Le Figaro parla dell’«Affaire Noemi» e sottolinea che «Berlusconi ha l’arte di complicarsi la vita». Un altro articolo sulla questione appare sul britannico Guardian: «Per capire quanto sia in difficoltà Berlusconi – titola il giornale – si capisce dal fatto che persino i coniugi Blair stanno prendendo le distanze da lui».

L’americano Christian Science Monitor: «Con l’Italia che si prepara a ospitare il summit G8 Berlusconi nel mirino di uno scandalo personale». E il giornale commenta: «Nel mezzo di una crisi economia, l’Italia sembra occuparsi più del presunto affaire del primo ministro con una teenager che del summit di Luglio». Duro anche l’International Herald Tribune che pubblica una maxi foto di Silvio Berlusconi al centro della prima pagina, una più piccola di Noemi Letizia in terza e un pezzo su quattro colonne. L’edizione mondiale del New York Times torna sull’ affaire Noemi con un articolo firmato dal corrispondente da Roma del quotidiano Rachel Donadio dal titolo «Nel vortice di pesanti indiscrezioni, Berlusconi costretto sulla difensiva».

Il giornale offre ai suoi lettori una cronaca degli ultimi giorni e osserva che sebbene gli italiani siano sempre stati «ampiamente tolleranti» rispetto le vite private dei loro politici, stavolta – sostiene il giornale – c’è la crescente sensazione che il premier abbia «passato il segno». Insomma, secondo Donadio, Berlusconi, che ha costruito fortune elettorali «grazie alla sua abilità di intercettare gli umori del Paese», stavolta è «decisamente costretto sulla difensiva». E tuttavia, è l’analisi dell’Ht, il presidente del Consiglio rimane ancora ben saldo alla guida del governo, praticamente «senza opposizione» a causa dell’ «implosione» della sinistra italiana. «Il problema – dice Tim Parks, scrittore e osservatore di cose italiane – è semplicemente che gli italiani, al momento, non immaginano chi possa sostituirlo…».

Fonte: la Stampa

Berlusconi (Reuters)


Invece in Italia…

Dal gossip su Noemi al contrattacco: il premier punta al 40%

Mara Carfagna, ministra per le Pari opportunità: «Vergognoso questo accanimento sul premier, fa il bene del Paese, il resto sono affari suoi». Stefania Prestigiacomo, ministra dell’Ambiente: «L’eccezionale consenso di Berlusconi costringe l’opposizione a vergognose scorciatoie».

Stamattina la presa di posizione pubblica – per la prima volta dalla bufera abbattutasi sul premier con la richiesta di divorzio da parte della moglie Veronica Lario e con l’affaire Noemi Letizia – di due ministre del suo governo. E ieri, in un pranzo riconciliatore dopo un mese e mezzo di gelo, la «solidarietà umana» e la «rinnovata fiducia politica» del presidente della Camera Gianfranco Fini.

Dopo una settimana
trascorsa nel “bunker” tra dubbi e incertezze, chiesta e ottenuta la solidarietà pubblica dei suoi ministri e alleati e soprattutto dei suoi figli, Silvio Berlusconi torna dunque allo scoperto. Deciso a giocare in prima persona questi ultimi giorni di campagna elettorale. Nel pomeriggio sarà di nuovo all’Aquila per consegnare le lauree ad honorem agli studenti di Ingegneria deceduti nel terremoto del 6 aprile. E in ogni occasione pubblica da qui al 6 giugno non mancherà di enfatizzare l’azione del governo.

Insomma le infelici parole del leader del Pd Dario Franceschini («affidereste i vostri figli al premier?») e le conseguenti reazioni indignate di tutti e cinque i Berlusconi junior sembrano aver dato una sveglia alle insicurezze del premier spingendolo sul terreno che gli è più congeniale: quello dell’attacco e del contrattacco. Nei prossimi giorni assisteremo a molte esternazioni. In palio lo soglia “psicologica” del 40% per il Pdl.

Resta lo scenario surreale di una campagna elettorale per le europee incentrata sul gossip e dalla quale mancano non solo i temi dell’Europa, ma i temi in generale. Le riforme economiche innanzitutto – da ricordare nel giorno in cui il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi ne indica l’assoluta necessità per poter agganciare la ripresa, a partire da pensioni e ammortizzatori sociali. Ma anche le riforme istituzionali e la giustizia, al di là degli slogan più volte ripetuti sul «premier senza poteri» e sui «grumi eversivi» nella magistratura. Dopo il 6 giugno, forse, avremo qualche risposta.

Fonte: il Sole24ore

Perché, diciamocelo, noi italiani di che altro dovremmo preoccuparci ? Ci hanno detto che la crisi è alle spalle e che motivi abbiamo per non crederci? Forse che i risultati di questo sondaggio sono attendibili?

Italiani in bilico tra globalizzazione e protezionismo

La percezione di una situazione economica complessiva poco positiva è diffusa nella metà della popolazione italiana, anche quando si parla del proprio contesto familiare. E per tornare a vedere il sereno occorrerà aspettare tutto il 2010.
I dati emergono dal sondaggio effettuato da Ipr Marketing per il Sole 24 Ore in occasione del Festival dell’Economia di Trento.
La grande maggioranza degli intervistati (il 70 per cento) considera l’Italia un paese in declino; la globalizzazione è ritenuta un processo positivo in grado di produrre sviluppo e benessere per la metà del campione, eppure il 57 per cento si dice favorevole a misure protezionistiche per salvaguardare interessi di cittadini e aziende.

La paura che le persone della propria famiglia perdano il posto di lavoro è alta per il 37 per cento del campione. E le fabbriche sono considerate il settore dove l’occupazione diminuirà maggiormente, seguite da pubblica amministrazione e aziende di servizi. Quelle di lavoratori autonomi e professionisti sono invece ritenute aree in crescita.
Ma in una situazione di questo tipo la maggioranza degli italiani come spenderebbe un bonus una tantum di 50.000 euro? Il 36 per cento pensa all’acquisto di un immobile, il 20 per cento ad un deposito bancario.

Fonte: ilSole24ore

O, peggio ancora, questo articolo che proviene sempre da ilsole24ore:

Bankitalia: “Pil in calo del 5% nel 2009”
Il governatore Draghi invoca le riforme

Conti pubblici: le previsioni parlano di un deficit oltre il 4,5% quest’anno, per poi superare il 5% nel 2010. La zavorra del ‘sommerso’: “E’ stimato in più del 15% dell’attività economica”. Allarme disoccupati

Molto è stato fatto ma “molto resta ancora da fare” per “sanare la ferita che la crisi ha aperto nella fiducia collettiva”. Una fiducia che “non si ricostruisce con la falsa speranza, ma neanche senza speranza: uscire da questa crisi più forti è possibile”.

Il governatore Mario Draghi, nelle Considerazioni Finali lette davanti all’assemblea della Banca d’Italia, non nasconde la gravità della fase economica che stiamo vivendo, con un Pil previsto in caduta del 5% nel 2009. E ricorre più volte alla parola fiducia, che va ricostruita “non con artifici, ma con la paziente, faticosa comprensione dell’accaduto e dei possibili scenari futuri; con l’azione conseguente”. Il tutto allo scopo di ricreare posti di lavoro, restituire vigore alle imprese, riparare i mercati finanziari e, alla fine appunto, “meritare la fiducia dei cittadini”.

La ricetta del governatore è, a un tempo, semplice e complessa. Si tratta di fare le “riforme strutturali: non solo per dire ai mercati che il disavanzo è sotto controllo, ma perchè queste riforme costituiscono la piattaforma della crescita futura”. Al primo posto Draghi pone la “riforma organica e rigorosa” degli ammortizzatori sociali per limitare il rischio più grande che corre l’Italia, vale a dire il crollo dei consumi da parte delle famiglie. Molto si dovrà fare anche sul piano dei conti pubblici con un deficit che si attesterà oltre il 4,5% quest’anno, per poi superare il 5% nel 2010, e una spesa primaria corrente che nel 2009 salirà di ben 3 punti.

Senza parlare del debito pubblico, il cui riassorbimento non potrà avvenire se non puntando a “conseguire una più alta crescita nel medio periodo”. Da qui la necessità di agire su due fronti: “Assicurare il riequilibrio prospettico dei conti pubblici, attuare quelle riforme che, da lungo tempo attese, consentano al nostro sistema produttivo di essere parte attiva della ripresa economica mondiale”.

ALLARME DISOCCUPAZIONE

I lavoratori in cassa integrazione e coloro che cercano un’occupazione, oggi pari all’8,5% della forza lavoro, potrebbero salire oltre il 10%. E’ quanto prevede il Governatore della Banca d’Italia che sottolinea come ‘’gli interventi governativi a supporto delle famiglie meno abbienti e gli incentivi all’acquisto di beni durevoli stanno fornendo un temporaneo ausilio’’.

IL SISTEMA BANCARIO

Draghi sottolinea che il sistema bancario italiano dimostra la capacità di ‘’resistere anche a scenari più sfavorevoli’’. E’ il risultato delle prove di resistenza allo stress (cioè a una evoluzione particolarmente sfavorevole della congiuntura economica) effettuate dalla Banca d’Italia.

ECONOMIA IRREGOLARE: UNA ZAVORRA

Il peso dell’economia irregolare in Italia è “stimato in più del 15% dell’attività economica”. La valutazione è stata fornita dal governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, nel corso delle sue ‘Considerazioni finali’. Un dato enorme, sottolinea il numero uno di Palazzo Koch, secondo cui “l’occultamento di una parte considerevole delle basi imponibili accresce l’onere imposto ai contribuenti ligi al dovere fiscale. È un fattore che riduce la competitività di larga parte delle imprese, determina iniquità e disarticola il tessuto sociale. Progressi nel contrasto alle attività irregolari”, osserva Draghi, “consentirebbero di ridurre le aliquote legali, diminuendo dimensioni e ingiustizie”.
…………………………
<WC1>*DRAGHI/ NECESSARIO UN GRADUALE AUMENTO ETÀ PENSIONABILE “Per avere pensioni di importo medio unitario adeguato” Roma, 29 mag. (Apcom) – Aumentare gradualmente l’età pensionabile per assicurare più reddito alle famiglie e un “potenziale produttivo” maggiore per l’economia. È la ricetta del governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, secondo cui “il graduale incremento dell’età media effettiva di pensionamento assicurerà l’erogazione di pensioni di importo medio unitario adeguato”.
“Un più alto tasso di attività nella fascia da 55 a 65 anni – ha detto Draghi nelle Considerazioni finali all’assemblea annuale di Bankitalia – innalzerà sia il reddito disponibile delle famiglie sia il potenziale produttivo dell’economia”.
(segue) Glv

Eddai… ma se lo sappiamo tutti che l’ottimismo è il sale della vita!!!


Il premier promette crociere per gli sfollati dell’Aquila

Riportiamo il pezzo scritto da l’Unità perché è sintetico ma non tralascia che un particolare – omesso peraltro da tutti, da la Repubblica a ilSole24ore, passando anche per il Giornale, tranne che da Rainews24, che infatti termina così il suo pezzo:

5 garanti per i fondi
Per garantire la corretta spesa delle donazioni per le ricostruzioni sono stati nominati 5 garanti: il senatore Franco Marini, l’ex Presidente della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli, il professore Natalino Irti, il magistrato Cesare D’Ambrosio e l’ex giudice della Corte Costituzionale Fernanda Contri.”

Si parla dell’ultima visita berlusconiana in Abruzzo:

Berlusconi di nuovo all'Aquila "Per sfollati pensiamo a crociere"

Il premier promette crociere per gli sfollati dell’Aquila

Berlusconi fa una serie di sopralluoghi all’Aquila, sui luoghi del terremoto, visita l’ospedale. E poi annuncia ai giornalisti che lo seguono: «Entro settembre contiamo di non avere più gente nelle tende, mentre questa estate vogliamo programmare vacanze al mare per le famiglie e crociere sul Mediterraneo per i ragazzi».

Non è uno scherzo, il premier parla con tono serio: «La Protezione Civile sarebbe stata in grado di dare un alloggio a tutti gli sfollati. Chi vive nelle tende – sostiene – lo fa per propria volontà, perchè si sente radicato nel territorio e vuole restare vicino alla propria abitazione». Ma dal 15 settembre non ci dovrà essere più una tenda, è la promessa: «La speranza è che prima dell’inverno ognuno abbia una casa».

Per alleviare lo stress ai terremotati la Protezione civile starebbe pensando anche a periodi di vacanza per giovani e meno giovani. È lo stesso presidente del Consiglio ad annunciare la novità: «Stiamo organizzando giorni al mare per le famiglie. I ragazzi, invece, stiamo vedendo di mandarli in crociera nel Mediterraneo».

Silvio Berlusconi (Ap / Lapresse)

Capito, voi che vi lamentate di non potervi recare nel centro de L’Aquila e di non potervi riunire tra voi? Stiamo lavorando per voi, quindi lasciateci lavorare e state buonini… che anche alle vostre vacanze pensiamo! Come se non bastasse avervi mandato in tenda – ma perché ve lo siete scelto, quindi che volete?

E quando avremo ricostruito tutto secondo i nostri piani, non pensiate di lamentarvi, razza di ingrati!

Scusate… a me è venuto un attacco di depressione. Ma non sembra sia l’unica: anche Anna non pare essere così felice… elena

Se sei di sinistra, dillo forte

Viviamo il tempo buio di una crisi inedita e strutturale del capitalismo, una crisi economica, sociale, ambientale e  alimentare determinata da decenni di politiche neoliberiste: si  apre la strada ad una vera e propria crisi di civiltà il cui emblema è la guerra tra i poveri.

Il rischio è l’uscita da destra dalla crisi: la progressiva frantumazione del mondo del lavoro, il passaggio dal welfare alla carità, lo svuotamento della democrazia, resa sempre più impermeabile ai conflitti e ai soggetti sociali, e la ripresa di ideologie nazionaliste, razziste, fondamentaliste, sessiste e omofobe. È un processo che in Italia assume il volto di un nuovo autoritarismo – quello plebiscitario e populista del berlusconismo – che potrebbe essere rafforzato da una ulteriore deriva maggioritaria e dalla cancellazione definitiva di ogni possibile rappresentanza dell’opposizione sociale.

Noi ci battiamo per una uscita da sinistra dalla crisi e  per questo motivo sosteniamo la lista anticapitalista e comunista a cui hanno dato vita esponenti dei movimenti altermondialista, femminista, pacifista, ambientalista, antirazzista, LGBTQ  assieme a Rifondazione comunista – Sinistra Europea, Comunisti italiani, Socialismo 2000 e Consumatori Uniti. Un progetto di critica radicale e profonda alle politiche neoliberiste che in Europa  hanno accomunato popolari, liberali e socialisti, cioè tutti i partiti attualmente presenti nel parlamento italiano.

Sosteniamo la lista anticapitalista e comunista per mantenere aperta la strada dell’alternativa, in Italia e in Europa. Un voto utile per proporre un’uscita da sinistra dalla crisi, per rafforzare un’ipotesi di ricostruzione della sinistra basata sulla connessione fra  diversi soggetti del conflitto e culture critiche, fra vertenze territoriali e movimenti globali, fra ambiente e lavoro, fra uguaglianza e libertà: una sinistra che non abbia rinunciato ad elaborare un pensiero forte dalla parte dei deboli, alla sfida per l’egemonia e la costruzione di un nuovo senso comune.

Pensiamo in primo luogo ad un voto d’ascolto di questa giovane generazione di invisibili, o meglio di invisibili alla politica,  che sembrava condannata, dalla precarietà del lavoro, dei saperi, delle vite a non poter immaginare il futuro, a non poter lottare per il futuro, e che ha invece trasformato la propria atipicità nell’anomalia di un’onda che ha invaso, con gioia e rabbia, scuole, università, città; che ha reclamato diritto alla conoscenza, cittadinanza, reddito sociale; che ha nominato la contraddizione tra il capitale e le vite con parole  –  noi la crisi non la paghiamo- che hanno connesso le tante lotte e vertenze di questi mesi.

Un voto che tenga aperta la speranza, che apra la strada all’aggregazione della sinistra anticapitalista, comunista e della sinistra socialista.
Perché il futuro si può ancora scrivere,

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fonte: http://www.unaltraeuropa.eu/

Altri firmatari si sono aggiunti e li trovate qui.

Per completezza e correttezza, riportiamo anche questo comunicato


Firma l’appello nel sito!

firma la petizione!


L’Aquila: sabato 30 maggio 2009 manifestazione!

Riportiamo il post che l’amico Daniele, il rockpoeta ha pubblicato stamani. Aggiungiamo solo le foto: per il testo è stato esauriente lui.

https://i1.wp.com/digilander.libero.it/rincolvatiz/terremoto/G8-2009.jpg

Permettetemi di iniziare questo post citando due articoli della Costituzione Italiana:

Art. 2 Costituzione

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 17 della Costituzione

I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi.
Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.
Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.

……………………………………….

Quindi se non erro ci si può riunire liberamente ed in modo pacifico.

Allora devo capire perché, come Anna alias Miss Kappa mi ha direttamente riferito, se all’Aquila in un supermercato ci si ferma formando un piccolo crocchio di 4 o 5 persone arrivano i militari a, nella migliore delle ipotesi, origliare cosa si dice.

Nelle Tendopoli non é ammesso fare assemblee e riunirsi.

https://i1.wp.com/aurora86.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/33037/BERLUSCONI%20L%27AQUILA%201.jpg
Curioso….. forse in Abruzzo hanno abolito la Costituzione o stanno applicando leggi marziali….

Ecco, in questa “salubre”atmosfera voi capirete bene l’importanza della notizia che sto per comunicarvi: si tratta di una manfestazione all’Aquila che si terrà domani in occasione del G8 all’Aquila per cercare di raggiungere il centro storico e rivendicare il loro diritto di viverlo e “calpestarlo”:

SABATO 30 MAGGIO 2009

MANIFESTAZIONE DEGLI AQUILANI PER L’AQUILA


Programma:

ore 10.30 ci si ritrova in Piazza della Fontana Luminosa
(da lì si parte per poi raggiungere il centro storico del capoluogo)

Ore 15.00
Parco Unicef, Via Strinella
Riunione Comitato Cittadini Centro Storico
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http://giusco.files.wordpress.com/2009/04/126225665-uomo-cammina-macerie-dopo-terremoto-oggi-scosso-l-aquila.jpg


Diventa ovviamente importantissimo che non solo si faccia un tam tam in rete degno di noi e di quello che tutti noi abbiamo già dimostrato di saper fare, ma anche di avvisare per mail , telefono e quant’altro persone che siano di quei luoghi e cercare di fare in modo che essi, a loro volta, vadano materialmente in giro a fare passaparola.

Vi lascio con le parole di Anna dal post “Lunedì” dove preannunciava questa manifestazione così:

Dal blog di Anna:

“Sabato 30 avrà luogo una manifestazione di cittadini per chiedere a gran voce di essere ammessi al centro storico. Cuore pulsante e fulcro della nostra città. Culla della nostra memoria, anche se offesa quasi a morte. Ora terra di nessuno. Pronta per essere messa in sicurezza per ammettere i potenti del mondo. Ma non per noi. Siamo armati di ottime intenzioni. Si cercherà di forzare i posti di blocco. ‘Sta cosa mi piace. Cazzo, la città è anche nostra. O no?

Ed allora mi raccomando, dateci dentro con il tam tam perché domani all’Aquila accanto agli 8 Capi di Stato più importanti del mondo, voglio che ci sia TUTTO IL MONDO!!

Una donna lascia la sua casa all'Aquila