Di Bartolomei, quel colpo di pistola 15 anni. fa La moglie: «Ago è qui, mi dà forza»

Ciao Ago elena


E poi si fa sera. «E noi parliamo, ci confrontiamo. Mi consiglia, mi trasmette forza». La dolcezza è nei verbi coniugati al presente. I verbi che vivono. E poi alza gli occhi, non li abbassa: «C’è stato un periodo che ero arrabbiata con lui. Che mi facevo tante domande e non trovavo una risposta. Mi sono detta che dovevo cercare la felicità nelle piccole cose, per me, i miei figli e per lui». Per il capitano buono, per il ragazzo di borgata che aveva riportato lo scudetto a Roma. Che aveva sfiorato la coppa dei Campioni, che hanno mandato via. Che hanno dimenticato. Il calcio, non la gente. Perché Ago era la gente: «Ancora oggi, a quindici anni da quel giorno, la gente parla di lui come di un esempio per i giovani calciatori, un uomo vero». Quel giorno, il 30 maggio 1994, Agostino Di Bartolomei si uccise con un colpo di pistola sul terrazzo della sua villa, sul mare, a San Marco di Castellabate, in provincia di Salerno. Dieci anni prima, il 30 maggio 1984, la Roma perse la coppa dei Campioni ai rigori, all’Olimpico con il Liverpool. Una terribile coincidenza. Esatto, coincidenza.

https://i0.wp.com/www.romamor.net/storia/ago08.jpg

Marisa De Santis è una donna che seleziona le parole, che guarda negli occhi, che non sfugge a sé stessa. La memoria di Marisa è intatta, guarda al passato per valorizzare il presente. Trent’anni fa: «Era la fine degli anni ’70. Roma era diversa, era più a misura d’uomo. Dirsi buongiorno aveva un valore. Era una festa tra amici. Mi dissero “guarda, c’è il capitano della Roma, quel famoso Di Bartolomei”. Sembrava antipatico, non brillava per favella. Pensai: lavora con i piedi! Lui ascoltava, mi chiese che lavoro facessi. Ero un’assistente di volo, una hostess. Rispose con una battuta, si aprì in un istante. Ci siamo frequentati per diversi mesi, ci siamo messi insieme e ci siamo sposati».

Era un calciatore, il capitano della Roma del barone, di Nils Liedholm: «I miei mi dicevano sempre: “ok, gioca a calcio, ma che lavoro fa?”. Noi eravamo completamenti estranei al calcio, non ci capivo niente, non mi interessava. Ma vivevo con Ago e dovevo entrare nel suo mondo, che era passione, sacrificio, gioia. Andavo allo stadio. Nel gioco a zona di Liedholm, che metteva a dura prova la velocità di Agostino e che ne esaltava le qualità di combattente, rivedevo “Il gioco delle perle di vetro” di Hermann Hesse». Il pallone, i libri, la pittura: «Non frequentavamo i salotti, il generone romano. Ci piacevano le cene con gli amici, le mostre di pittura, le presentazioni di libri. A letto leggevamo molto. Ci scambiavamo i libri con gli amici. Ago era ghiotto di arte. Certo, c’erano anche le serate con la squadra, promosse da Ago perché era il capitano e ci teneva al gruppo, al rispetto, più che l’amicizia. L’amicizia tra i calciatori è impossibile, c’è troppa competizione. L’importante che ci sia rispetto. E Ago era rispettato, apprezzato dai tifosi e dall’allenatore».

https://i1.wp.com/www.dajelupi.it/Immagini/Miti/ago01.jpg

Tre anni, un crescendo: 1982, nasce Luca; 1983, lo scudetto; 1984, la finale di coppa dei Campioni a Roma. «La gente era sicura di vincere, sentiva quella coppa già in bacheca. I rigori hanno zittito il pubblico, i giocatori, la città. Dentro Ago aveva un dolore enorme. Non so quante notti avrà passato insonne, tante. Era un uomo che somatizzava, non riusciva a condividere il suo dolore con gli altri». Il peggio arriva con Eriksson: «Non credo che il nuovo allenatore non volesse Ago, piuttosto il presidente Dino Viola aveva previsto altre scelte e aveva progettato di vendere Ago al Milan, dove c’era Liedholm che l’avrebbe accolto a braccia aperte».

https://i0.wp.com/farm2.static.flickr.com/1368/1282548309_8a062de73d.jpg

E fu Milan: «Ci trasferimmo a Milano. Luca era piccolo, c’era tanta neve, faceva freddo. Avevamo nostalgia di Roma. Ago voleva chiudere la carriera Roma». Non c’entrano le discussioni con i compagni di squadra: «Quei rigori hanno segnato tante persone, Ago s’infuriò con Falcao che non volle batterlo. Aveva un buon rapporto con Bruno Conti, meno con Ciccio Graziani, che aveva un carattere particolare». Un anno a Cesena, due alla Salernitana: «Noi venivamo a San Marco d’estate, dalla mia famiglia. Avevamo deciso di costruirci una casa sul mare e Ago voleva farsi un’altra promessa e mantenerla: portare la Salernitana in serie B, risollevare la storia di una squadra che faticava nei campi di serie C». La Salernitana in B, e Agostino si ritira: «Quando smetti non è facile ritrovare un equilibrio, fisico e psicologico. Si passa da tre ore di allenamenti al giorno a zero, o quasi. Si passa dall’adrenalina ogni domenica, ad un’esistenza normale. Sembrerà una sciocchezza, ma credo che uno psicologo, qualcuno che stia vicino a chi smette di giocare sia necessario. Perché è dura».

Senza riconoscenza, durissima: «Ago voleva allenare i bambini, farli crescere senza ingannarli. Sbaglia chi si fida troppo del calcio, che è finto, che fa male. Voleva dare l’esempio: non con le parole, che non sapeva e voleva maneggiare, con il comportamento». Nessuna chiamata dalla Roma: «E oltre ad uno studio assicurativo a Salerno, aprì una scuola calcio a San Marco. Era deluso dagli altri. Ma era felice». Il 29 maggio: «Cena con gli amici, un salto al mare. Luca sulle spalle di papà. Normale. Non me l’aspettavo, non era da lui. Non cerco spiegazioni. Anche se il gesto è stato improvviso, una debolezza che poteva superare, avesse scelto un altro modo per sopportare quel senso di debolezza». Con la pistola, non si può. Non si può rimediare. Il dopo. «Avevo bisogno di coccole, di una tata. Mi sono ripresa. Nella villa ospito amici e gente selezionata, sette stanze, prima colazione. Faccio l’alberghiera! Qui c’è la quiete, sente il mare? La gente viene da Roma e da fuori per rilassarsi. E quando vado a Roma, a trovare mio figlio Luca, avvocato, che per fortuna non aveva le doti per fare il calciatore, rientro nello smog, nel traffico, nella vita veloce». L’erede, Francesco Totti: «E’ venuto qui, nel ’95, per un torneo di calcio giovanile. Gli dissi: “Sarai il capitano della Roma”. E’ un bravissimo giocatore, un uomo educato e corretto, uno splendido padre”. Oggi, 30 maggio 2009. Quindici anni fa.

Fonte: l’Unità

Advertisements

22 responses to “Di Bartolomei, quel colpo di pistola 15 anni. fa La moglie: «Ago è qui, mi dà forza»”

  1. Paola Viali says :

    Non ci credevo quando l’ho letto per caso, solo oggi 04 sett. 2010 ho saputo del gesto di Agostino nostro capitano. Ho vissuto tutto quel grande periodo e ora ho avvertito un vuoto……

  2. lorena says :

    solo oggi leggo la lettera del figlio di Ago , solo oggi so di questo strordinario calciatore e della sua fine. Non si possono giudicare i gesti di una persona che ha perso la speranza ed è entrata nel tunnel della depressione.
    una carezza alla moglie e ai figli , che sempre porteranno nel cuore questo strappo, ma che probabilmente il loro papa? in quel momento credeva fosse l’unica soluzione alla sua sofferenza

  3. massimiliano says :

    agostino di bartolomei era un vero campione e un capitato da rispettare uno che con la maglia della roma lottava fino in fondo ed era un signore in campo un gocatore che con un tocco ti portava in porta ed faceva sengare ad desso che non ce manca a tutti noi ciao capitano seo stato un giocatore grande come la roma non dimentichero mai

  4. roberto says :

    sono del 57.il mio unico e vero Capitano e’ ed e’ stato Agostino.Non solo,sicuramente per un fatto nostalgico di gioventu’,ma perche’ per fare il capitano servono delle doti innate e rare nella persona-calciatore.Umanita’,personalita’,educazione,rispetto per gli altri eun po’ di cultura che non guasta.Rivera,Baresi,Maldini,Zanetti,Bulgarelli e LUI.Bello,dritto,elegante nel portamento, maestoso in campo come un dio greco,educato ma deciso,determinato,colto,sempre misurato con i media,duro nello spogliatoio,rispettoso con gli avversari e rispettato..Un Capitano.Finalmente non solo i clubs importanti avevano un capitano,ma anche noi e ne potevamo andare fieri.Grande ammirazione per il capitano di oggi,sul podio meritatamente per la sua classe immensa ,ma … secondo nella storia dei Capitani,perche’ … purtroppo la risposta e’ qui sopra! Capitan Futuro ha piu’ doti di Capitano di Checco,non c’e’ da dispiacersi..Fuoriclasse si nasce..ma anche Capitani! Grande macchia della conduzione Sensi,che non ha mai brillato per sensibilita’ se non per i membri della famiglia(vedi festa degli 80 anni della Roma),non averlo ricordato per lo spessore che il personaggio merita nella storia della Roma.

  5. solleviamoci says :

    Bravo Roberto, concordo con te. Su Ago leggi anche l’ultimo, toccante, post che abbiamo pubblicato oggi. Lo trovi qui: https://solleviamoci.wordpress.com/2011/05/30/un-bellissimo-ricordo-come-di-bartolomei/

    Ciao
    mauro

  6. Titti says :

    Sono del 1963 e come ha gia detto qualcuno AGO E’ STATO IL MIO CAPITANO! E’ vero è stato lasciato solo dopo la fine della sua grande carriera ma non mi sarei mai aspettata che Ago prendesse una decisione così definitiva e terribile!!! Ago sarai sempre nel mio cuore con tanto tanto affetto!!!<3<3<3
    Titty'63

  7. Vincenzo Spagone says :

    premetto che non sono romanista ma interista, eppure AGO è stao un mito della mia infanzia….. grande uomo prima che ottimo calciatore…. ti ricorderò per sempre!

  8. Alessandro Castelli says :

    La mia adolescenza è stata accompagnata dalla mia grande passione per la Roma e quando ho cominciato a vedere, per la mia prima volta, vincere le Coppe Italia e lo scudetto degli anni “80…è stata una meraviglia in quegli anni di giovanissimo tifoso! Ora seguo sempre il calcio, anche se di meno e con moltissimo meno tifo…ma Agostino Di Bartolomei era il mio idolo e il “mio” centrocampista ideale (secondo me, solo Giancarto Antognoni gli era pari per bravura e serietà),. La potenza di Ago, la sua grinta e la sua signorilità in campo e fuori, mi affascinava in tutti quegli anni di adolescente tifoso e appassionato, (sono del ’65)…Il ricordo di uomo appassionato e schivo mi rimane sempre…peccato certo che la sua passione e la sua grinta in campo, non l’abbia utilizzata anche dopo per urlare al mondo la sua delusione…o forse è stato questo il suo ultimo urlo xhe nessuno ha voluto ascoltare prima….Ciao Ago! …

  9. michael santhers says :

    Da milanista lo ricordo con grande affetto…e poi quei tiri fenomenali..ancora oggi sento il rammarico per l’accaduto…non era solo un grande calciatore ma un uomo serio ..michael

  10. Fortunato says :

    Un grande…… calciatore e soprattuto uomo. Difficile da dimenticare.

  11. Daniela says :

    Ho visto un film alla tv “L’uomo in più” ho subito avvertito che la storia si rifacesse a qualcuno realmente esistito e a qualcosa di realm successo. Così a 47 anni, madre, ho scoperto la storia di Agostino Di Bartolomei. Ho pianto.

  12. claudio says :

    sono un tifosissimo della roma..di ago ricordo quando era ancora allievo nazionale..anche perche”ci giocava anche mio fratello..ma quello che vorrei far sentire ai calciatori di oggi..ovviamente non a tutti perche”ce” ancora chi merita..quello che disse ago quando vinse lo scudetto..mi pagano x divertirmi..se ce ne sono ancora di questi uomoni.?.ago era grande nell”anima..ago sarai sempre con noi…claudio rea.

  13. giuseppe says :

    non sono un grande appassionato di calcio, seguo i risultati e la classifica delle squadre di calcio tanto per essere aggiornato e solo stasera vedendo su rai3 sfide, ho saputo della fine del bravo agostino di bartolomei. lo ricordo con ammirazione considerato che all’epoca seguivo abbastanza il calcio in quanto quasi coetaneo 4 anni di più di agostino. riposa in pace.

  14. massimo z says :

    Spero abbiate tutti visto questa sera la puntata di Sfide dedicata a DiBa.In caso contrario, potete recuperarla sul sito della trasmissione

  15. mauro says :

    mauro63.Ago una persona vera

  16. Paolo64 says :

    Uno dei simboli di un calcio che non c’e’piu’ : io da Viola 48enne che ho vissuto il periodo d’oro del nostro calcio degli anni 70-80 , era stupendo vedere la bandiera per ogni squadra ; il nostro Antognoni , Rivera e poi Maldini-Baresi, Riva ,Conti e appunto “Dibba” come lo chiamava affetuosamente un mio amco Romanista. I pomeriggi alla radio di tutto il calcio.. , l’attesa per vedere poi i gol di 90°minuto , le discussioni al bar e poi clandestinamante durante le lezioni nella settimana ; Un periodo irripetibile , contorniato da grandi uomini di cultura come Brera,Ciotti,De Laurentis , dove una semplice domenica sportiva ti arricchiva non solo di sport ; Agostino era un taciturno , ma rimarra’ sempre un protagonista assoluto di quel periodo magnifico.

  17. Gianni Gabba says :

    Io ho la maglia nr 5 sua del Milan che mi regalò quando andai in visita a Milanello la custodisco come una reliquia, non ha valore,

  18. Andrea says :

    un grande uomo affronta le difficoltà con l’aiuto di chi lo ama veramente e lo fa con coraggio, per sè, ma soprattutto per chi lo ama veramente e ha bisogno di lui..Ago era un uomo buono,un grande giocatore..
    Andrea

  19. Andrea says :

    Marisa, una grandissima donna..
    Andrea

  20. Gianni says :

    D’estate andiamo in vacanza a San Marco di Castellabate già da diversi anni;dopo avere saputo di una strada intitolata ad Agostino Di Bartolomei una delle prime cose che farò è fare una passeggiata in questa strada con la mia compagna per ricordare,così,un grande uomo,un grande calciatore ed una grande famiglia che non lo mai abbandonato in tutti questi anni di sofferenza e difficoltà…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: