Rinnovo contratti: Nasce il nuovo indice per adeguare i salari all’inflazione vera

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ROMA (30 maggio) – Sindacati soddisfatti per il calcolo del nuovo indice di previsione dell’inflazione, messo a punto dall’Isae, che regolerà i prossimi rinnovi contrattuali, sulla base di quanto previsto dal nuovo modello triennale siglato dalle parti sociali, ad esclusione della Cgil. Per Cisl, Uil e Ugl, determinerà aumenti salariali in grado di tutelare meglio i lavoratori; per la Cgil, invece, gli incrementi resteranno al di sotto dell’inflazione reale e anche di «quanto raggiunto nei bienni precedenti».

Il cambiamento. L’Ipca previsionale sostituirà l’inflazione programmata come punto di riferimento per la determinazione degli aumenti salariali, in occasione del rinnovo dei contratti. E, per i lavoratori, dovrebbe tradursi in un vantaggio. L’inflazione programmata, nata per chiudere l’era della scala mobile (cioè dell’adeguamento automatico degli stipendi all’incremento dei prezzi rilevato), veniva fissata dal governo e rappresentava un obiettivo politico: di solito era sottostimata rispetto a quella effettiva, per evitare la rincorsa tra prezzi e salari. L’indice previsionale dovrebbe invece permettere di avvicinarsi in misura maggiore alla realtà, pur senza tornare al vecchio sistema della scala mobile.

Inflazione previsionale 2009: +1,5%. In particolare, l’inflazione previsionale (indice Ipca) calcolata dall’Istituto di studi e analisi economica, al netto dei beni energetici importati, si attesterà all’1,5% nel 2009, per poi crescere nel 2010 all’1,8% e nel 2011 al 2,2%. Nel 2012 riscenderà poi all’1,9%. Per il triennio 2009-2011, sottolineano quindi i sindacati firmatari della riforma del modello contrattuale, è prevista una crescita dell’inflazione del 5,6% e in quello 2010-2012 del 6%, «valori superiori rispetto all’inflazione programmata», che era il vecchio riferimento, «fissata dal governo nel Dpef di giugno 2008 (al 4,6% per entrambi i trienni in considerazione) rispettivamente dell’1% e dell’1,4%». I primi rinnovi a fare i conti con il nuovo indice saranno i contratti, in scadenza, del settore alimentare, delle Tlc e degli elettrici.

I sindacati. «Rappresenta il positivo completamento della riforma della contrattazione» dice il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, secondo il quale i numeri, «più attendibili» rispetto all’inflazione programmata, «smentiscono i profeti di sventura» e i «detrattori» della riforma.
«Già solo a livello di contrattazione nazionale sarà in grado di tutelare meglio che in passato i lavoratori italiani» sottolinea il segretario confederale della Uil, Paolo Pirani.
Sulla stessa linea il segretario generale dell’Ugl, Renata Polverini, secondo cui agli aumenti saranno «più vicini al valore reale dell’inflazione con benefici per i lavoratori».
Sul versante opposto il segretario confederale della Cgil, Susanna Camusso: l’indicatore non «produce una novità in sé», perché è comunque costruito attraverso la depurazione dalla componente energetica importata, sottolinea, né tanto meno determinerà aumenti salariali superiori poiché «resta al di sotto dell’inflazione reale» nel triennio. Con la risalita dei prezzi delle materie prime, sostiene ancora, «le distanze saranno ancora più evidenti».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=60345&sez=HOME_ECONOMIA

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