Archivio | giugno 6, 2009

Giornata mondiale del naturismo, festa per mezzo milione di italiani

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Naturisti inglesi, foto www.dailymail.co.uk

La prima domenica di giugno è il giorno dedicato a chi pratica il nudismo

Un movimento antico: nacque in Germania alla fine del XIX secolo

Giornata mondiale del naturismo festa per mezzo milione di italiani
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ROMA – In Italia, secondo fonti delle associazioni, sono più di mezzo milione, in Europa 20 milioni, negli Usa 40 milioni: sono i naturisti, persone con una filosofia di vita centrata sulla nudità, considerata uno stato naturale. E che da sei anni celebrano la loro Giornata mondiale nella prima domenica di giugno.

Il nudismo è nato in Germania sul finire del XIX secolo. Il suo sviluppo comincia subito dopo la Prima Guerra Mondiale: in pochi anni si estende a gran parte dell’Europa, particolarmente in Francia, Danimarca, Svezia e nella ex Jugoslavia, ma anche negli Usa, in Canada e in Australia. In Italia solo verso la fine degli anni ’60 cominciano ad apparire i primi gruppi. I naturisti si riconoscono nella ormai storica definizione dell’International Naturist Federation: “Il naturismo è un modo di vivere in armonia con la natura, caratterizzato dalla pratica della nudità in comune, con lo scopo di favorire il rispetto di se stessi, degli altri e dell’ambiente”.

Secondo la Fenait (Federazione italiana del naturismo), unica federazione riconosciuta dall’International Naturist Federation che ha sede a Bonn, in Europa ci sono circa 600 strutture naturiste (campeggi e villaggi turistici) e numerosissime spiagge (oltre 230 solo in Spagna, 160 in Francia, ma anche Croazia e Grecia sono molto attrezzate e frequentate).

In Italia, spiagge tradizionalmente occupate dai naturisti sono presenti in Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna, Sardegna e Calabria. Il piacere di ritrovarsi nudi in mezzo alla natura si esprime però anche lontano dal mare: per esempio in collina o vicino ai fiumi e ai laghi, come accade ad esempio in Trentino Alto Adige. Tra le strutture più conosciute vi è il Club Leuchtenburg in provincia di Bolzano, il Club Le Betulle a La Cassa (Torino), il Centro naturista Cà Le Scope a San Martino di Marzabotto, sull’Appennino bolognese.

In Italia però non esiste una legge che regolamenti il nudismo. La giurisprudenza della Corte di cassazione ha di fatto reso legittimo il naturismo nei luoghi in cui è consuetudine, ritenendo penalmente irrilevante il nudo integrale se praticato in spiagge appartate, frequentate da soli naturisti. Ma esiste anche l’articolo 726 del codice penale, che punisce con sanzioni amministrative pecuniarie “chiunque, in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti contrari alla pubblica decenza”.


“Una definizione vaga – sottolinea la parlamentare radicale del Pd Donatella Poretti, che ha presentato un ddl per la depenalizzazione e la legalizzazione del naturismo – che dà adito a fraintendimenti e che ha portato in alcuni casi a interventi delle forze dell’ordine, e anche di qualche giudice di merito, così come puntualmente registrato dalle cronache estive”. La parlamentare rivolge un appello al ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, “affinché si faccia carico di regolamentare il naturismo anche in Italia, come già fatto da molti Paesi in Europa e nel mondo”.

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6 giugno 2009

fonte:  http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/cronaca/naturisti/naturisti/naturisti.html?rss

Vaticano S.P.A.

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Cultura e politica

Vaticano S.P.A

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Malversazioni, appropriazioni indebite di lasciti, ingerenze politiche, smistamento di denaro di dubbia provenienza in favore dei beneficiari della maxi tangente Enimont, lavaggio di denaro per conto dei corleonesi dell’ex Sindaco di Palermo, Ciancimino, collusioni profonde con Gelli e P2, probabili responsabilità, quantomeno morali ed indirette, sugli omicidi di Ambrosoli, Pecorelli, Sindona e Calvi. Molto era emerso, all’epoca dei fatti, sulla gestione Marcinkus della Banca Vaticana, ma si era lasciato credere che con l’esonero dell’anima nera, pulizia fosse stata fatta. E invece è proprio col dopo Marcinkus e con la gestione de Bonis, che inizia il peggio ed il libro di Gianluigi Nuzzi. con una montagna di rivelazioni, ognuna delle quali meriterebbe un’inchiesta giudiziaria. I retroscena in porpora del processo Enimont poi, dovrebbero giustificare da soli la riapertura del caso.

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Videointervista a Gianluigi Nuzzi

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Nel 2003 muore un signore, sconosciuto ai più, di nome Renato Dardozzi. Chi era costui? Membro dell’Opus Dei, Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze e, per oltre venti anni, una delle figure chiave della gestione delle finanze vaticane con compiti di vigilanza sullo IOR oltre che uno dei pochissimi consiglieri della Segreteria di Stato della Santa Sede, il più antico ed importante dicastero della curia romana, prima con il Segretario di Stato Agostino Casaroli poi con il suo successore Angelo Sodano. Non certo un pirla, come direbbe qualcuno a Milano. Eccheccefrega? Direbbe qualcun altro a Roma!

Ce frega eccome, perchè Dardozzi espresse volontà testamentaria che venisse reso pubblico, dopo la sua morte, un archivio, da lui pazientemente costruito negli anni, di oltre quattro mila documenti, costituito di carte-lettere, relazioni, bilanci, verbali, note contabili, bonifici, missive tra le più alte autorità vaticane, che testimoniano, in modo inoppugnabile, i legami tra la finanza del vaticano e la politica italiana. E’ la prima volta che supposizioni, dubbi e sospetti sulla liceità e moralità del comportamento della chiesa cattolica, in ambito finanziario, diplomatico, politico ed etico, trovano riscontro in prove documentali prive di qualunque alea interpretativa. Ogni documento ed ogni pezza giustificativa raccolti da Dardozzi sono cunei che inchiodano lo Stato Pontificio alle sue nefandezze. Sono tessere che ricompongono un ampio mosaico di peccati veniali e mortali commessi dai guardiani della fede ed il quadro di una conclamata violazione unilaterale di un patto tra stati come il Concordato.

Colui a cui si deve il monumentale lavoro di ricostruzione del puzzle si chiama Gianluigi Nuzzi, giornalista del settimanale Panorama dov’è approdato seguendo Belpietro col quale già lavorava a Il Giornale. Nuzzi viene avvicinato con moltissima prudenza e molta paura dagli esecutori delle ultime volontà di Dardozzi. La scelta ricadde su di lui proprio perchè riconosciuto come appartenente ad un’area di pensiero che non poteva in alcun modo essere associata ad un pregiudiziale, sommario anticlericalismo.

Inizia così un paziente lavoro di catalogazione e di contestualizzazione dei documenti e, dopo quasi due anni di lavoro, si confermano verità raccapriccianti su reati di ogni sorta commessi da altissimi prelati attraverso lo IOR, Pontefice informato, in nome della missione terrena del Vicario di Cristo e dei suoi Pastori.

Malversazioni, appropriazioni indebite di lasciti, ingerenze politiche, smistamento di denaro di dubbia provenienza in favore dei beneficiari della maxi tangente Enimont, lavaggio di denaro per conto dei corleonesi dell’ex Sindaco di Palermo, Ciancimino, collusioni profonde con Gelli e P2, probabili responsabilità, quantomeno morali ed indirette, sugli omicidi di Ambrosoli, Pecorelli, Sindona e Calvi. Molto era emerso, all’epoca dei fatti, sulla gestione Marcinkus della Banca Vaticana, ma si era lasciato credere che con l’esonero dell’anima nera, pulizia fosse stata fatta. E invece è proprio col dopo Marcinkus e con la gestione de Bonis, caldeggiato dallo stesso Amerikano, che iniziano il peggio ed il libro.

Una vera e propria bomba che, in questo maledetto Paese di gomma, viene assorbita senza danno dalla pubblica assenza di opinione. La cosa indegna è il profilo basso tenuto proprio dalla stampa di sinistra. Qualcuno diceva che “se un fascista dice che piove e piove… piove!” Se un giornalista di destra fa un’inchiesta fondata e documentata, che oltretutto avalla convinzioni ataviche che non siamo mai riusciti a dimostrare con certezza di prova, dovrebbe essere ospitato ovunque, esattamente come la stampa di destra sta facendo, in piena campagna elettorale, con il libro demolitivo ( e autolesionista?) di Pansa.

Se poi consideriamo che siamo in periodo di dichiarazione dei redditi, un invito alla riflessione sulla destinazione dell’8 per mille risulterebbe assolutamente opportuno.

Silenzio di Repubblica, Unità, Riformista, Liberazione, L’Altro, Il Manifesto, RAI3, LA7 (ad eccezione di Tetris). Quella di Nuzzi è una vera e propria montagna di rivelazioni, ognuna delle quali meriterebbe un’inchiesta giudiziaria. I retroscena in porpora del processo Enimont poi, dovrebbero giustificare da soli la riapertura del caso.

Il silenzio tombale del Vaticano è assolutamente indicativo del valore del contenuto del libro. La tecnica è esattamente la stessa di vent’anni fa. Profilo basso, replicare solo se obbligati ed esclusivamente su quanto ineludibile. Tutto passa! La scarsità di recensioni e la efficientissima sordina televisiva su uno scandalo che in qualunque altro Paese del mondo avrebbe stravolto gli equilibri politici generali, fanno si che dopo 15 giorni dalla pubblicazione Vaticano S.P.A. abbia venduto solo 15.000 copie. Oltretutto la mancanza del “botto” delegittima i contenuti. Se simili enormità non generano reazioni vuol dire che sono probabilmente minchiate, pensa il popolino retequattrista.

Altro che minchiate, questa è la Stele di Rosetta delle malefatte d’oltre Mura. Ritengo francamente, che a parte la faticosità di alcuni passaggi tecnici, sia un racconto appassionante e che sia un dovere civico leggerlo e trarne debiti elementi di riflessione. E’ un prezioso strumento di medicina democratica, utilissima per generare anticorpi al deviazionismo genetico, tipico dell’Italia delle logge, dei servizi, dei partiti, delle chiese e delle mafie. A sottolineare l’intento divulgativo, l’editore ha inserito nella mappa del suo sito http://www.chiarelettere.it un’area dedicata alla visualizzazione diretta dei documenti dell’archivo Dardozzi, che possono essere consultati uno ad uno al termine o contestualmente alla lettura del libro. Vota e fai votare… si diceva una volta. Leggetelo e fatelo leggere dico io di quest’opera.

Sotto, il link della video-intervista a Gianluigi Nuzzi.
http://mediamaking.com/vaticano-spa/

Fonte: Raffaele Barki per Aprileonline


Afghanistan, le contraddizioni di Obama

Il presidente Usa: “Guerra dolorosa ma necessaria. Aiuti alla popolazione”. Ma intanto c’è solo escalation militare e torture nelle prigioni

“Non vi sbagliate: noi non vogliamo tenere le nostre truppe in Afghanistan, noi non vogliamo mantenere basi militari. E’ doloroso per l’America perdere nostri giovani uomini e donne. E’ costoso e politicamente difficile continuare questo conflitto. Saremmo ben lieti di riportare a casa ogni singolo nostro soldato se fossimo certi che in Afghanistan e in Pakistan non ci fossero più violenti estremisti determinati a uccidere quanti più americani possibile. Ma per ora non è così”.

“Non solo forza militare”. Con queste parole, pronunciate ieri al Cairo, il presidente Usa Barack Obama ha voluto spiegare al mondo musulmano che gli Stati Uniti sono, loro malgrado, costretti a continuare questo conflitto fino a quando nel cosiddetto ‘AfPak’ non ci saranno più ‘violenti estremisti’.
Obama ha precisato nel suo discorso che “la forza militare da sola non risolverà i problemi in Afghanistan e Pakistan”, spiegano che gli Stati Uniti hanno stanziato miliardi di dollari “per costruire scuole, ospedali, strade e attività economiche” in Pakistan e per aiutare l’Afghanistan a “sviluppare la sua economia e a fornire quei servizi da cui la popolazione dipende”.

Ma sul terreno non sembra così. Al di là delle belle parole, però, afgani e pachistani vivono sulla loro pelle una realtà ben diversa: un’escalation militare che in Pakistan, appaltata all’esercito locale, sta producendo migliaia di morti, milioni di profughi e un forte sentimento anti-americano, e che in Afghanistan, con l’arrivo di migliaia di nuovi soldati Usa e con l’intensificazione dei bombardamenti aerei e delle offensive terrestri, produce ogni giorno nuove stragi di innocenti (si pensi ai 140 civili massacrati un mese fa a Farah) e di conseguenza sempre più persone che, per vendetta e per disperazione, sono ‘determinati a uccidere quanti più americani possibile’.

Obama non parla di Bagram. L’incoerenza tra parole e azioni della nuova amministrazione Usa in materia di ‘guerra globale al terrorismo’ – che Obama ha ribattezzato ‘operazioni di emergenza oltremare’ – emerge anche dalla vicenda Guantanamo-Bagram. La Casa Bianca non perde occasione per ribadire la sua intenzione di chiudere la prigione della vergogna sull’isola di Cuba, ma si rifiuta anche solo di parlare della prigione militare Usa di Bagram, in Afghanistan, che invece continuerà a funzionare al di fuori di ogni rispetto dei diritti umani. Chi ha visto al cinema il documentario Taxi to the Dark Side – che racconta la storia di uno dei tanti afgani innocenti torturati a morte dai soldati Usa a Bagram – sa bene che quella è la prigione dove sono state inventate i sistemi d’interrogatorio e detenzione successivamente esportati a Guantanamo e Abu Ghraib.

Times, Bagram peggio di Guantanamo. Il 21 maggio, durante una conferenza stampa presidenziale sulla nuova politica Usa nei confronti dei detenuti sospettati di essere terroristi, Obama si è rifiutato di rispondere alla domanda di un giornalista della Msnbc sulla prigione di Bagram.
Pochi giorni dopo, il Times di Londra ha pubblicato un editoriale molto critico su Obama: “Quella della prigione Usa di Bagram è una storia palesemente ignorata su cui Obama non vuole che si concentri l’attenzione del mondo. E’ Bagram, non Guantanamo, che dovrebbe tormentare le coscienze dell’opinione pubblica mondiale. A Bagram sono detenuti oltre seicento prigionieri, molti da anni, e tutti senza accuse, a tempo indeterminato e in condizioni molto peggiori di quelle di Guantanamo”.

Ijn, Bagram imbarazzante per Obama. “L’amministrazione Obama non vuole parlare di Bagram perché è un capitolo imbarazzante”, ha dichiarato Tina Foster, direttrice della Rete Internazionale per la Giustizia (Ijn). “Obama ha mantenuto la politica Bush che consente al presidente di mantenere in giro per il mondo delle enclave completamente fuori-legge al di fuori del territorio Usa, ma preferisce far credere all’opinione pubblica che il problema è stato risolto con le dichiarazioni sulla chiusura di Guantanamo”.

Enrico Piovesana

Fonte: PeaceReporter

Leggete anche:

Le parole di Obama devono essere seguite dai fatti

Uno stato militarista è il posto sbagliato per un discorso ufficiale di Obama

900 milioni di euro in elicotteri da guerra

AgustaWestland (gruppo Finmeccanica) ha firmato con la Direzione Generale degli Armamenti Aeronautici (Armaereo) un contratto per la fornitura all’esercito italiano di 16 elicotteri CH47F “Chinook”

Scritto per noi da
Stefano Ferrario

Il 13 maggio, AgustaWestland (gruppo Finmeccanica) ha firmato con la Direzione Generale degli Armamenti Aeronautici (Armaereo) un contratto per la fornitura all’esercito italiano di 16 elicotteri CH47F “Chinook”, con opzioni per ulteriori quattro unità. Il valore del contratto, firmato da Giuseppe Orsi (amministratore delegato dell’azienda), dal direttore di Armaereo Giovanni Perrone Compagni e dal segretario generale alla Difesa e direttore nazionale degli Armamenti Aldo Cinelli, è ingente ed è pari a circa 900 milioni di euro; spesa che è a carico totalmente dei cittadini italiani.

Il primo elicottero sarà consegnato nel 2013; la consegna dei rimanenti elicotteri sarà ultimata entro il 2017 e saranno principalmente prodotti ed assemblati nella sede AgustaWestland di Vergiate (Varese), dove operano mille addetti; prenderanno il posto di altrettanti CH47C “Chinook” con maggiore anzianità di volo. La versione “F” è quella più aggiornata in produzione. Il progetto è della Boeing e la licenza ad AgustaWestland, come prime contractor, è stata siglata da un accordo con la Boeing nel luglio 2008.
Va ad ogni modo rilevato che le prime versioni dell’elicottero già le fabbricava in passato, a partire dagli anni ’70, come sola Agusta (prima della jointventure con la Westland e il successivo ingresso in Finmeccanica), sempre su licenza della Boeing, per oltre 170 unità prodotte.

Il “Chinook” non è un elicottero da pattugliamento ma è impiegato prevalentemente negli scenari di guerra, avendo caratteristiche tali che lo configurano come elicottero di supporto operativo alle forze armate terrestri. Infatti, è stato impiegato in numerose spedizioni militari italiane, ad esempio: Somalia nel 1992, Mozambico nel 1993, Kosovo 2000-2002, Iraq nel 2004 e Afghanistan dal 2005 e dove attualmente è ancora operativo.
Il “Chinook” è un elicottero molto grande: ha una lunghezza di 16 metri ed è sostenuto da due rotori dal diametro di circa 18 metri. Può trasportare fino a 12 tonnellate di carico e 50 soldati equipaggiati (diminuendo la capacità di carico in altri ambiti).
È anche armato con tre mitragliatori da 7,62 millimetri, due nelle fiancate ed uno in rampa posteriore.

Questo contratto s’inserisce in una stretta collaborazione tra l’azienda che ha fulcro in Cascina Costa di Samarate (Varese) e l’esercito italiano. Recentemente, nel dicembre 2007, è iniziata la consegna dei 60 elicotteri NH90, che è tuttora in corso. Soprattutto AgustaWestland è impegnata nell’aggiornamento “dei sistemi di acquisizione del bersaglio” per la flotta di elicotteri A129 “Mangusta” o “Combat”; questa definizione asettica sottende che questi micidiali elicotteri da combattimento si stanno dotando di un sistema più perfezionato per poter sparare con più precisione e distruzione dell’ “obiettivo” il grande carico di fuoco di cui sono portatori.

Altra sottolineatura fornita da Finmeccanica è che l’accordo con la Boeing prevede che il CH47F “Chinook” sarà commercializzato, venduto e prodotto da AgustaWestland per il Regno Unito, per gli altri paesi europei e per i diversi paesi dell’area del Mediterraneo.
A proposito, sorgono spontanei alcuni interrogativi: con questa strategia Finmeccanica, tramite AgustaWestland, vuole attecchire nei paesi del Nord-Africa, con ripercussioni commerciali, in termini di commesse, per l’intero continente? Inoltre, spera di poter rinnovare gli obsoleti elicotteri Mil Mi-8 degli ex-satelliti europei dell’Unione Sovietica entrati a far parte della NATO?

Vigili del Fuoco: un patrimionio o una merce?

Tra tutte le forze armate, la mia prediletta è senza dubbio il corpo dei Vigili del Fuoco: sempre in prima fila nelle emergenze, anche quando non ci sono i mezzi adeguati e la stanchezza è tanta, sottoposti a turni straordinari, lontani da casa – e decisamente sottopagati, secondo me. Senza funzioni di “ordine pubblico”, dove per ordine pubblico si è troppo spesso inteso il mettere a tacere con la forza ogni voce di opposizione… ma nonostante il loro intervento attivo anche nell’ultima emergenza in Abruzzo, pensate che qualcuno tra i potenti in carica pensi a ricompensarli – almeno in parte? Macché: tanto loro sono “al servizio del cittadino”!

Leggete un po’ qui (molto altro nel sito linkato):

Carenze logistiche campi base emergenza Abruzzo.

Al Capo Dipartimento Vigili del Fuoco del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile Prefetto Paolo Francesco TRONCA

Nazionale – lunedì, 25 maggio 2009


Egregio Capo Dipartimento,

come già segnalatoLe da questa O.S. registriamo una serie di malfunzionamenti nella logistica attinente l’emergenza Abruzzo.

Anche questa volta riguardano l’igiene. I lavoratori lamentano che da tempo, troppo, non si effettuano le pulizie all’interno delle tende dove è alloggiato il personale soccorritore, il quale dopo aver espletato le proprie mansioni, che in questo periodo riguardano la rimozione di materiale organico putrescente, si vede costretto ad abitare luoghi che compromettono quel minimo recupero dell’igiene dopo aver provveduto, a fine giornata, alla cura della propria persona.

Riteniamo poco dignitosa tale situazione nei confronti di lavoratori che, come ben si evince dalla presente, abbiano già sostenuto un notevole impegno lavorativo e se aggiungiamo fatti come ad esempio quello di venire a contatto con i liquidi della decomposizione con delle inadeguate protezioni per le calzature, possiamo avere un quadro ben definito di quale miscela igienico – sanitaria venga a verificarsi al rientro nelle tende.

Alla luce di quanto esposto e tenuto conto che tali segnalazioni non provengono da signorine in vacanza al campeggio, Le chiediamo un tempestivo intervento, in attesa del quale inviamo distinti saluti.

il Coordinamento Nazionale RdB CUB PI Vigili del Fuoco

fonte: vigilidelfuoco.rdbcub

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Appello ai cittadini dell’Abruzzo – Ai Vigili del Fuoco il governo ha dato il ben servito!

cittadini siamo in presenza di un Governo di sola propaganda!

Nazionale – mercoledì, 27 maggio 2009


Il governo dopo tanto vantarsi dell’efficienza dei soccorsi ed in particolar modo dei Vigili del Fuoco nell’ultimo consiglio dei ministri ci ha bocciato il decreto che assegnava fondi destinati a migliorare il soccorso tecnico urgente alla popolazione.

Soldi che servivano per EVITARE CHE:

–        ritardi nell’allertamento come è successo nel recente sisma, i soccorsi sono arrivati dopo 3 ore;

–        prima di arrivare nei luoghi dove prestare soccorso i mezzi di VV.F. vengono lasciati sulle autostrade causa la loro vetusta e scarsa manutenzione;

–        si lavori sempre manualmente e le attrezzature di salvataggio siano all’avanguardia per il miglioramento delle attività di soccorso;

–        la macchina dei soccorsi del Corpo Nazionale VV.F non si inceppi e sia sempre funzionale e pronta a partire in qualsiasi momento;

Invece il governo cosa ha fatto: ha pensato bene di tagliare i soldi che servivano al soccorso tecnico urgente dei Vigili del Fuoco – quelli tanto osannati per la nostra professionalità – ed oggi che l’attenzione del paese è calata nei confronto dell’emergenza hanno pensato bene di trattarci da “fannulloni”!

Cittadini ora è toccato a noi – non vorremmo che con gli stessi sistemi domani tocchi alle famiglie colpite dal sisma … dimostriamo tutta la nostra contrarietà ad una situazione  che sta volgendo al peggio!

SCARICA IL VOLANTINO

il Coordinamento Nazionale RdB CUB PI Vigili del Fuoco

fonte: vigilidelfuoco.rdbcub

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Per i Pompieri non ci sono i soldi, per le armi SI!


Bologna – venerdì, 05 giugno 2009

Tredici miliardi di euro per acquistare 131 caccia bombardieri F – 35!

Una bella cifra!

Pensare che a noi bastavano 8 milioni di euro, questa la cifra nel decreto Abruzzo bocciato giorni fa, da destinare ai Vigili del Fuoco per nuove assunzioni e ammodernamento dei mezzi di colonna mobile.

Con la cifra che si spende per uno solo di quei caccia (circa 100 milioni di euro) si risolverebbe il buco di bilancio di tutto il Corpo Nazionale.

Si pensi che per la ricostruzione dell’Abruzzo si pensa ad uno stanziamento di 8 miliardi di euro, insufficienti, se cerca di tagliare su tutto per riuscire a far quadrare i bilanci, ma per acquistare i lucenti e potenti F – 35 non si guarda in faccia alla crisi.

Vediamo già volteggiare gli affascinanti bombardieri sopra l’Aquila, portare con il rombo dei propri motori coraggio alla popolazione, vediamo già gli F – 35 fronteggiare gli incendi di bosco a suon di bombe!

Quando il cittadino chiamerà i Pompieri perché gli và a fuoco l’abitazione, manderemo un bombardiere a risolvere definitivamente il problema.

Questo Governo ha proprio centrato le priorità del Paese, tutti Noi temevamo una guerra imminente ed avere un Aeronautica potente ci farà dormire più tranquilli, non importa se nel frattempo i Vigili del Fuoco non avranno più i soldi per la benzina o per la formazione, non importa che ci saranno sempre meno mezzi e uomini a tutela dell’incolumità della popolazione, non importa che metà degli elicotteri dei Vigili del Fuoco siano a terra per manutenzione e riparazioni, tanto dall’alto dei cieli ci sono gli F – 35 che ci proteggono!

Questo Governo ha tradito gli impegni presi dal Ministro dell’Interno, ha tradito tutti Noi, sia come Vigili del Fuoco che come Cittadini.

Domani si vota, riconfermare la fiducia a questo Governo significa approvare questo modo di operare, speriamo che ognuno di noi nella propria coscienza non faccia l’errore di avvallare queste scelte miopi e devastanti per il Paese.

per il Coordinamento Nazionale RdB CUB PI Vigili del Fuoco

Ciro Bartolomei

fonte: vigilidelfuoco.rdbcub

Perù, gravi scontri tra indigeni e polizia: I nativi difendono i diritti sull’Amazzonia

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Oltre 30 morti e almeno 100 feriti nel Nord del Paese

Da mesi sale la tensione per le nuove norme introdotte dal governo che ampliano lo sfruttamento energetico delle selve

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Perù, gravi scontri tra indigeni e polizia I nativi difendono i diritti sull'AmazzoniaUn gruppo di indigeni trasporta un ferito, dopo gli scontri con la polizia

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TARAPOTO (Perù) – Dopo mesi di tensioni in Perù tra gli indigeni e il governo per l’utilizzo delle selve amazzoniche, ieri ci sono stati scontri sanguinosi tra i gruppi locali e la polizia: almeno 33 persone sono morte e 100 ferite. Furenti per le vittime, i manifestanti hanno risposto prendendo in ostaggio un gruppo di 38 poliziotti che custodivano una stazione dell’oleodotto Norperuano, prorietà dell’ente statale Petroperu.

C’è una forte differenza tra le cifre diffuse dal governo e quelle fornite dagli indigeni: secondo il presidente del Consiglio dei ministri, le vittime sono undici poliziotti e tre nativi. Ma i dati sugli indigeni morti dati del governo differiscono ampiamente da quelli forniti dal Collegio Medico Chachapoyas, dagli ospedali, dai mezzi di comunicazione e dalle organizzazioni indigene che parlano di 25 vittime.

La mobilitazione degli indigeni (circa 5.000 di 60 diverse tribù), riunite nella Associazione Interetnica di Sviluppo della Selva Peruviana, è cominiciata lo scorso 9 aprile: gli indigeni protestano contro una decina di decreti legislativi che considerano un attentato al loro diritto di essere consultati su terre che occupano da tempi ancestrali. Le comunità dell’Amazzonia peruviana, che vivono in zone molto remote, hanno denunciato in diverse occasioni le conseguenze della deforestazione e dello sfruttamento delle risorse naturali delle loro terre: povertà e abbandono, contaminazione delle acque, conseguenze sulla salute.

Il governo del presidente Alan Garcia, che ha approvato i decreti per mettersi in linea con il Trattato di Libero Commercio con gli Stati Uniti, ha violato -secondo gli indigeni- trattati internazionali che hanno rango costituzionale (la Convenzione 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro sui popoli Indigeni e Tribali, così come la dichiarazione dell’Onu sui popoli indigeni, entrambi sottoscritti dal Perù).

Le proteste degli indigeni si scontrano con l’interesse del governo di incrementare le riserve di gas e petrolio, presenti in grandi quantità nella selva, per far fronte a un’eventuale crisi energetica e trasformarsi in un Paese produttore. Il governo accusa gli indigeni di voler mettere “il Perù in ginocchio e bloccare il suo cammino verso lo sviluppo”.

Ma gli indigeni temono che i decreti aprano le porte allo sfruttamento senza controllo da parte dei privati; e da quasi due mesi hanno bloccato strade, vie fluviali e ostacolato le operazioni di trasporto di gas e petrolio, una situazione che ha messo a secco varie città. Le proteste hanno indotto il Congresso e rivedere il contenuto dei decreti legislativi, ma giovedì il Parlamento ha deciso di rinviare il dibattito sulla legge forestale, che i nativi considerano incostituzionale. E le tensioni sono sfociate nella violenza.

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Quale futuro per questi bimbi?

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6 giugno 2009

fonte:  http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/esteri/amazzonia-rivolta/amazzonia-rivolta/amazzonia-rivolta.html?rss

Gli italiani alle urne: Vademecum per non sbagliare

Si vota dalle 15 di oggi fino alle 22 di domani

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TORINO
Le elezioni avranno luogo
dalle 15 alle ore 22.00 di oggi, e dalle ore 7.00 alle 22.00 di domani. Si vota per rinnovare 72 membri del Parlamento europeo, 62 presidenti e consigli di province e sindaci e consigli comunali. Lo scrutinio inizierà a partire dalle 22.00 di domenica 7 giugno per il Parlamento europeo, mentre lo spoglio per le amministrative avrà inizio alle 14.00 di lunedì 8 giugno, dando la precedenza alle schede per le elezioni provinciali, comunali e, eventualmente, circoscrizionali.
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Cosa portare al seggio
Per poter votare gli aventi diritti dovranno esibire oltre ad un documento di riconoscimento valido, la tessera elettorale personale (Chi l’avesse smarrita può chiedere un duplicato presso gli uffici comunali).

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Come si vota
L’elettore riceverà un’unica scheda, di colore diverso a seconda della circoscrizione elettorale: grigio per l’Italia nord-occidentale (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia); marrone per l’Italia nord-orientale (Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Emilia Romagna); rosso per l’Italia centrale (Toscana, Umbria, Marche, Lazio); arancione per l’Italia meridionale (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria); rosa per l’Italia insulare (Sicilia, Sardegna). Il voto di lista si esprime tracciando sulla scheda, un segno sul contrassegno corrispondente alla lista prescelta. I voti di preferenza, nel numero massimo di tre si esprimono scrivendo nelle apposite righe, tracciate a fianco il nome e cognome o solo il cognome dei candidati preferiti.

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Elezioni provinciali
Per votare uno dei candidati al consiglio provinciale si traccia un segno sul relativo contrassegno; il voto così espresso è attribuito sia al candidato casigliere, sia al candidato presidente; per uno dei candidati alla carica di presidente della provincia, tracciando un segno sul relativo rettangolo, e per uno dei candidati al consiglio provinciale ad esso collegato, il voto così espresso si intende attribuito sia al candidato al consiglio, sia al candidato presidente; per un candidato alla carica di presidente della provincia, tracciando un segno sul relativo rettangolo; il voto così espresso si intende attribuito solo al candidato presidente. Non si può praticare, invece, il «voto disgiunto», cioè il voto per un presidente della provincia di un gruppo o di un gruppo di liste e per un candidato al consiglio provinciale di un altro gruppo o gruppo di liste.

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Comuni sopra i 15 mila abitanti
La scheda reca i nomi e i cognomi dei candidati a sindaco. L’elettore può votare: o per una delle liste tracciando un segno sul contrassegno; il voto così espresso si intende attribuito anche al candidato sindaco collegato; o per un candidato a sindaco, non scegliendo alcuna lista collegata; il voto così espresso si intende attribuito solo al candidato-sindaco; o per un candidato a sindaco e per una delle liste collegate tracciando un segno sul relativo contrassegno; il voto così espresso si intende attribuito sia al candidato alla carica di sindaco sia alla lista collegata; o per un candidato a sindaco, tracciando un segno sul relativo rettangolo, e per una lista non collegata tracciando un segno sul relativo contrassegno; il voto così espresso si intende attribuito sia al candidato alla carica di sindaco sia alla lista non collegata (cd. «voto disgiunto»). L’elettore potrà altresì manifestare un solo voto di preferenza per un candidato alla carica di consigliere comunale.

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Comuni sino a 15.000
L’elettore può esprimere il proprio voto tracciando un solo segno di voto sul nominativo di un candidato alla carica di sindaco; tracciando un solo segno di voto sul contrassegno di una delle liste di candidati alla carica di consigliere; tracciando un segno di voto sia sul contrassegno prescelto che sul nominativo del candidato alla carica di sindaco collegato alla lista votata. In tutti i predetti casi, il voto andrà sia al candidato-sindaco sia alla lista collegata. L’elettore può esprimere solo un voto di preferenza per un candidato alla carica di consigliere comunale. In tal modo, il voto si intenderà attribuito, oltre che al singolo candidato anche alla lista cui il candidato medesimo appartiene.

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6 giugno 2009
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Elezioni europee, in Olanda vince la destra xenofoba

Gli anti-islamisti al 16,7%

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BRUXELLES
Il Partito per la Libertà (Pvv)
del deputato olandese d’estrema destra Geert Wilders ha ottenuto un forte successo alle elezioni europee conquistando il 16,7 per cento dei voti e classificandosi secondo partito olandese dietro ai cristiano-democratici, secondo i risultati parziali resi noti nella notte. Il partito di Geert Wilders, che partecipava per la prima volta alle elezioni europee, si oppone all’ingresso della Turchia nell’Unione Europea e denuncia una «catastrofica islamizzazione» dell’Europa. Wilders vuole «abbattere dall’interno» il parlamento di Strasburgo dove dovrebbe avere quattro seggi. il deputato, 45 anni, occupa la decima posizione della lista del Pvv. Non ha mai nascosto che le sue «ambizioni» sono soprattutto nazionali, per «diventare primo ministro». Ha già annunciato che rinuncerà al suo seggio di deputato europeo nel caso in cui fosse eletto con il voto preferenziale. Capolista del Pvv è Barry Madlener, un deputato di 40 anni sconosciuto al grande pubblico. L’Olanda, che aveva votato «no» con più del 60% al referendum sulla costituzione europea nel 2005, sono con la Gran Bretagna il primo paese a votare ieri per le elezioni europee che si tengono fino a domenica nei 27 paesi dell’Unione.
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In testa, secondo i risultati parziali, è il partito cristiano-democratico del primo ministro Jan Peter Balkenende, che ha totalizzato il 19,8 per cento dei voti, contro il 24,4% del 2004, secondo i risultati provvisori che si basano sul 55% delle schede scrutinate, resi noti dai comuni. I cristiani democratici ottengono cinque seggi al parlamento di Strasburgo contro i sette del 2004. Il suo alleato al governo, il partito laburista PcdA del ministro delle Finanze Wouter Bos, ha subito un rovescio, perdendo 11,3 punti, con il 12,3% rispetto al 23,6% del 2004. Il PvdA passa da sette a tre seggi nel parlamento europeo. Il terzo partito della coalizione governativa, il piccolo partito cristiano ChristenUnie, progredisce leggermente con il 7,5 per cento dei voti, pari a due seggi.Nel 2006 il Pvv aveva ottenuto 9 dei 150 seggi alla camera bassa del parlamento per la sua prima partecipazione alle elezioni legislative. Dopo, la popolarità del suo leader dalla capigliatura bionda platinata, che vive sotto scorta giorno e notte a causa delle minacce di morte, non ha cessato di crescere nei sondaggi. Geert Wilders è autore di un film di diciassette minuti, Fitna, destinato a mostrare ciò che considera come il carattere «fascista» del Corano che compara al Mein Kampf di Hitler. Il governo olandese, che temeva un caso simile a quello delle caricature danesi di Maometto, si è opposto alla sua diffusione nel marzo del 2008. Secondo recenti sondaggi, il Pvv potrebbe diventare il primo partito del parlamento olandese con più di trenta seggi su 150.
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Le prossime elezioni legislative nel paese sono previste nel 2011. «Più diventiamo grandi, più avremo influenza e più sarà difficile per gli altri partiti di escluderci per formare una coalizione e per parlare di governo» ha dichiarato all’Afp il deputato, perseguito da un magistrato per incitazione all’odio e alla discriminazione poco prima del voto. Il tasso di partecipazione al voto è del 36,7 per cento, vicino a quello del 2004 (39,1%). Circa tredici milioni di elettori iscritti sono stati chiamati a eleggere 25 eurodeputati olandesi, sui 736 deputati europei, tra 289 candidati ripartiti in 17 liste.
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5 giugno 2009
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Perù, scontri tra indios e polizia: oltre 30 morti. Gli indigeni: «E’ un genocidio»

In 2mila occupano una strada per protestare contro lo sfruttamento delle risorse naturali. Dichiarato il coprifuoco

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LIMA (5 giugno) – Protestano contro lo sfruttamento delle risorse naturali delle loro terre. Da dieci giorni, 2mila indigeni occupano una strada dell’Amazzonia, a 900 chilometri a nord est di Lima. Oggi la polizia è intervenuta, anche con gli elicotteri lanciando lacrimogeni. Il bilancio, di una situazione tutta in divenire, è di oltre 30 morti e 50 feriti. Tra le vittime ci sono gli agenti. Negli incidenti sono morti anche un docente e uno studente universitario.

Gli indigeni: è genocidio. Alberto Pizango, il massimo dirigente della comunità indigena locale di almeno diecimila membri (AIDESEP), ha accusato il governo del presidente Alan Garcia di aver perpetrato «un genocidio». Quattro delle vittime sono indigeni dell’etnia Aajun. Gli indegeni hanno occupato una zona chiamata “curva del diavolo”. Protestano in particolare contro i decreti presidenziali che consentono lo sfruttamento di parte delle risorse amazzoniche.

La polizia ha lanciato lacrimogeni. A terra i dimostranti si sono difesi dagli agenti con sassi e bastoni. Poi gli spari. Secondo la polizia sono stati i dimostrati a sparare per primi contro un elicottero. «Sono stati loro ad attaccarci con armi da fuoco come se fossimo animali o delinquenti», ha invece assicurato Pizango. Che ha anche reso noto che è stato spiccato un mandato di cattura sia per lui che per altri dirigenti e chiesto «un’indagine internazionale» su quanto è accaduto.

Il governo dichiara il coprifuoco. Il ministro degli esteri ha anticipato che il governo si appresta a dichiarare il coprifuoco in diverse località della zona, poiché i manifestanti «sono ricorsi alle armi da fuoco per attaccare la polizia e hanno saccheggiato molti negozi». Fonti della tv di Lima hanno precisato che gli indigeni sono «inferociti» per gli scontri e che hanno incendiato la sede delle autorità locali.

La rottura delle trattative. Due mesi fa la comunità indigena della provincia di Utcubamba, almeno diecimila persone, ha cominciato a protestare chiedendo al governo di derogare un pacchetto di decreti che consentono le ricerche di petrolio e di gas nello loro terre ancestrali, adducendo che vulnerano i loro diritti e contaminano l’ambiente. Protesta che hanno approfondito dieci giorni fa, occupando oleodotti e bloccando in migliaia la ‘Curva del diavolò.

A Lima la vertenza è diventata il centro di un contenzioso politico, ed oggi, legislatori filogovernativi e dell’opposizione, avrebbero dovuto affrontarlo in Parlamento. Legislatori dell’opposizione hanno chiesto l’intervento della Croce Rossa «per evitare situazioni peggiori». Alan Garcia ha assicurato che dietro le proteste «vi sono interessi internazionali per impedire lo sviluppo del Perù». I dimostranti bloccano ancora strade della zona e alcuni punti degli oleodotti. Pizango ha assicurato: «Se la polizia ci attacca di nuovo, forse gli indigeni non torneranno ad occuparli».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=61052&sez=HOME_NELMONDO

AMBIENTE – In Umbria la torre osservatorio che ascolta il respiro del bosco

Inaugurata nell’Oasi Wwf di Alviano la nuova struttura in grado di calcolare quanta CO2 assorbono gli alberi ogni anno

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di VALERIO GUALERZI

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ROMA – Circa un ventennio fa, quando parlare di problemi ambientali significava parlare soprattutto dello smog urbano, nelle grandi città furono installate centraline di rilevamento per tenere sotto controllo la presenza degli inquinanti più nocivi come diossido di zolfo, diossido di azoto e ozono. Ora che l’emergenza ambientale è quella del clima, il primo “veleno” da monitorare è invece l’anidride carbonica. Per raggiungere questo obiettivo in occasione della giornata Onu dell’ambiente è stata inaugurata la prima “torre” italiana per il controllo della CO2. Non della quantità immessa nell’atmosfera, ma di quella assorbita dagli alberi.
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Il progetto, realizzato in collaborazione tra Wwf, Facoltà di Agraria dell’Università della Tuscia di Viterbo, Microsoft Italia, l’Università di Roma Tre, il Museo di Zoologia di Roma e il Corpo Forestale dello Stato, ha permesso la realizzazione di una speciale struttura di rilevamento nel cuore dell’Oasi naturale di Alviano, in Umbria: come lo stetoscopio di un immaginario medico del Pianeta, con i suoi sensori controlla il respiro della natura, conteggiando le tonnellate di CO2 sottratte all’effetto serra che produce riscaldamento globale.
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La pionieristica stazione di misurazione contribuirà ad una serie di rilevamenti utili alla misurazione dei gas serra negli ecosistemi. Nelle intenzioni del Wwf, che gestisce l’Oasi di Alviano, la torre avrà inoltre un valore didattico, permettendo ai visitatori di osservare in diretta l’oscuro lavoro svolto dal bosco per regalarci un clima vivibile.
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“La torre – spiega Riccardo Valentini, docente all’Università della Tuscia e presidente della Commissione Cnr sui cambiamenti globali – è la prima installata in un’area naturale umida e ci consentirà letteralmente di ‘ascoltare’ il respiro del bosco, quanta CO2 assorbe e quanto ossigeno rilascia. A conclusione di un anno di monitoraggio si potrà calcolare il valore annuale di assorbimento relativamente ad un ettaro di foresta. Possiamo stimare, salvo verifica a fine anno, che questo bosco possa arrivare ad assorbire 8-10 tonnellate di CO2 per ettaro”.
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Il ruolo della Microsoft nel progetto riguarda invece la messa disposizione di un software in grado di creare un database che servirà ad effettuare delle previsioni a medio-lungo termine per attivare specifiche misure di adattamento e conservazione della biodiversità nelle Oasi del Wwf e in generale in Italia.
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“Le Oasi del Wwf, più di 100 disseminate su tutto il territorio nazionale, sono laboratori naturali dove è normale ‘leggere’ i cambiamenti climatici in atto – sottolinea Antonio Canu, direttore di Wwf Oasi – dove è possibile sperimentare azioni sia di mitigazione che di adattamento”. “L’Italia – aggiunge – sta cambiando faccia e i segnali li stiamo monitorando attraverso, per esempio, lo studio dei lepidotteri notturni (ci sono popolazioni di specie tipiche di areali meridionali che migrano verso nord favoriti dal riscaldamento climatico), o la conferma della rarefazione e perfino il rischio di estinzione che corre la gran parte degli anfibi”. “Sono tutti fenomeni – conclude Canu – che osserviamo e studiamo nell’ambito del progetto Osservatorio e non fanno altro che confermare l’innalzamento della temperatura nel nostro paese”.
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5 giugno 2009
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