Archivio | giugno 15, 2009

La Bbc lancia l’appello: “Oh no, Silvio!” Allarme gaffe sulla trasferta negli Usa

Sul sito di news dell’emittente britannica un articolo tutto dedicato alle sortite
politicamente scorrette del premier. Ricordando gli scandali recenti

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La Bbc lancia l'appello: "Oh no, Silvio!" Allarme gaffe sulla trasferta negli Usa

LONDRA Il titolo, apparso sull’homepage della Bbc, è eloquente: “Oh no, Silvio!”. Ed è seguito da una domanda, per nulla retorica: “Riuscirà il premier italiano a non offendere nessuno, durante la sua visita negli Stati Uniti?”.

E’ attorno a questo interrogativo che ruota l’articolo firmato da Stephen Mulvey, e pubblicato sul sito che fa capo alla tv britannica oggi alle 15 (le 16 italiane). Tutto dedicato alle incognite della trasferta in terra americana del nostro presidente del Consiglio. Con una preoccupazione di fondo sul modo di esprimersi spesso politicamente scorretto di Berlusconi, al momento del suo sbarco nella patria mondiale del politically correct.

In particolare, il sito della Bbc ricorda la doppia gaffe del Cavaliere sul colore della pelle di Obama. La prima risale al novembre scorso, quando il capo del governo italiano definì il neopresidente Usa “giovane, bello e abbronzato”. Con conseguenti polemiche in mezzo mondo, e con decine di lettere di scuse inviate dai nostri concittadini al New York Times, imbarazzati dal discutibile modo di scherzare del premier. Un episodio che lo stesso Berlusconi ha rievocato ieri, alla vigilia del suo imbarco per Washington, in una sorta di autocitazione: “Parto bello e abbronzato”, ha detto.

A partire da questo, l’articolo si interroga – riportando anche il parere di professori universitari e giornalisti italiani – sull’eventuale razzismo del presidente del Consiglio, sulla sua propensione alle gaffe (viene ricordata anche quella con la Regina Elisabetta a Londra), e sulla differenza abissale del suo temperamento rispetto a quello, attentissimo e controllatissimo, di Barack Obama.

E non mancano nemmeno i riferimenti alle recenti bufere che hanno coinvolto Berlusconi: l’inchiesta su eventuali suoi abusi dei voli di Stato; le foto (definite “seminude”) di Villa Certosa; le accuse della moglie di frequentare minorenni. Tutte circostanze che, almeno secondo l’autorevole sito britannico, bastano a giustificare quell’invocazione iniziale: “Oh no, Silvio!”.

Fonte: la Repubblica

Ue: persi 2 milioni di posti di lavoro

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Roma – Quasi due milioni di impieghi in meno. Nel primo trimestre del 2009 nell’Ue sono stati persi 1.916.000 posti di lavoro, di cui 1.220.000 nella zona euro. Lo comunica l’Eurostat. In termini percentuali, l’occupazione ha subito un calo dello 0,8% sia nell’area euro che nell’Ue-27, il doppio rispetto all’ultimo trimestre del 2008. Calo dello 0,8% anche in Italia, mentre, tra i principali Paesi di Eurolandia, si registra un -6,4% in Spagna, un -0,7% in Francia e un +0,1% in Germania. Secondo quanto rileva l’Eurostat, sia nella zona euro che nell’Ue a 27 l’occupazione è calata dell’1,2% rispetto ai primi tre mesi dello scorso anno. Il crollo più significativo si è registrato in Lettonia, dove l’occupazione è precipitata dell’8,2%, e in Estonia, scesa del 7,2%. L’Eurostat stima che nel primo trimestre del 2009, nell’Ue a 27, erano 223.8 milioni gli uomini e le donne con un lavoro, di cui 146.2 milioni nell’area euro.

Stipendi fermi Le retribuzioni di fatto sono cresciute nel primo trimestre 2009 dello 0,1% sul trimestre precedente e dello 0,6% sul primo trimestre 2008. Lo comunica l’Istat spiegando, che è il dato più basso dal 2000, anno di inizio della ricostruzione delle nuove serie storiche. L’Istat ricorda che l’indicatore sulle retribuzioni di fatto si riferisce a unità di lavoro equivalenti a tempo pieno al netto della Cassa integrazione. Nel primo trimestre il tasso di inflazione era stato pari all’1,5%. L’Istat sottolinea che nel primo trimestre 2009 gli oneri sociali per unità di lavoro equivalenti a tempo pieno sono cresciuti dello 0,3% rispetto allo stesso trimestre del 2008, ma sono diminuiti dell’0,1% rispetto al trimestre precedente. Il costo del lavoro per Ula è cresciuto dello 0,1% rispetto all’ultimo trimestre del 2008 mentre è aumentato dello 0,6% rispetto al primo trimestre 2008. Le retribuzioni sono cresciute dell’1,2 tendenziale nell’industria mentre nei servizi sono aumentate appena dello 0,1%. Il dato dell’industria risente nel complesso del buon andamento delle retribuzioni nelle costruzioni (+2,8% nel primo trimestre 2009 sullo stesso periodo del 2008), mentre nei servizi hanno subito un calo le retribuzioni di fatto nel settore finanziario e assicurativo con un -8,5% dovuto al confronto con il livello particolarmente elevato del primo trimestre 2008 (periodo nel quale sono stati erogati arretrati e una tantum per il rinnovo del contratto).

Debito pubblico Il debito pubblico italiano tocca un nuovo record. Ad aprile sale in valore assoluto a 1.750,4 miliardi. È quanto emerge dai dati riportati nel supplemento finanza pubblica al bollettino statistico della Banca d’Italia.

Fonte: il Giornale

Alemanno contro le ‘ronde nere’ “Una cosa indecorosa e vergognosa”

Il sindaco di Roma non usa mezzi termini riguardo all’iniziativa di Saya, sulla quale la Procura ha aperto un’inchiesta

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La divisa delle 'ronde nere' (Ansa)

Roma, 15 giugno 2009 – “Ritengo sia una cosa indecorosa e vergognosa, fatta peraltro da un personaggio assolutamente improbabile, che sembra fatta a posta da tutti coloro che vogliono gettare ombre e discredito su qualsiasi ragionamento di volontariato sul territorio. Un caso censurabile in maniera totale”. Così il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha commentato l’iniziativa dell’Msi di Gaetano Saya, di promuovere ronde con i suoi membri vestiti con divise che evocano quelle naziste indossate dalle SS.

Fonte: quotidianonet.ilsole24ore

Scuola, il ministro Gelmini contestato da docenti e genitori: salta l’incontro

Slogan, striscioni e finte pagelle di bocciatura contro la riforma durante la presentazione di un libro

(Il video è qui)
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MILANO – Contestazione di docenti e genitori per Maria Stella Gelmini. Il ministro dell’Istruzione doveva partecipare alla presentazione del libro del direttore de Il Giornale, Mario Giordano, “Cinque in condotta”. Ma un gruppo di manifestanti di Rete Scuola e delle Assemblee delle scuole del milanese all’ingresso di Giordano, Gelmini e Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, si è alzato in piedi mostrando bandiere con scritto «Vogliono distruggere la scuola pubblica, io non ci sto», e urlando di voler consegnare al ministro la pagella che le è stata data da insegnanti e studenti di tutta Italia. Il volantino che riproduce la pagella della Gelmini attesta che «non è stata ammessa alla seconda classe primaria» e le attribuisce un voto pari a zero in ogni disciplina; pertanto la valutazione dei contestatori recita: «Nonostante ripetuti interventi delle strutture di supporto psicologico, l’alunna mantiene un atteggiamento di assoluta chiusura nei confronti dell’intero Paese».

CONTESTAZIONE – La finta pagella è firmata dai «docenti dell’equipe pedagogica, le maestre e i maestri, le professoresse e i professori, le mamme e i papà dell’intera Italia». Durante la contestazione ci sono stati momenti di confusione e anche di liti fra i presenti: scambi di battute animati sono avvenuti tra chi protestava al grido di «vergogna» e chi voleva assistere alla presentazione del libro che ha risposto con «viva la Gelmini», «brava». Il direttore del Giornale, Giordano, ha tentato di riportare la calma, ma è stata la stessa Gelmini ad intervenire: «Complimenti – ha detto – siete veramente democratici e avete veramente a cuore la scuola pubblica». A questo punto la Gelmini, Confalonieri e lo stesso direttore del Giornale hanno abbandonato la sala con Giordano che ha ringraziato quelli che ha definito «fascisti presenti che sono il male pubblico».

BATTAGLIE STRUMENTALI – La Gelmini, dal canto suo, assicura: «Nessuno mi impedirà di raccontare all’Italia com’è questa scuola. La scuola non è proprietà privata di un gruppo organizzato e rumoroso di sinistra, ma appartiene al Paese». «Impedire, in un Paese democratico, che si svolga la presentazione di un libro dà il senso dell’intolleranza e della prepotenza di chi vuole lasciare la scuola così com`è, opponendosi al cambiamento», prosegue. «E “5 in condotta” di Mario Giordano – afferma il ministro – contiene scomode verità su una scuola agli ultimi posti nelle classifiche internazionali, diventata nel tempo un ammortizzatore sociale dove si è badato ad aumentare il numero dei dipendenti invece che alla qualità». Le persone che contestano «difendono una scuola indifendibile. Queste proteste sono solo battaglie strumentali di chi non ha a cuore la qualità dell’istruzione». In serata arriva anche la nota di Mondadori, che «denuncia il pesante clima di intimidazione, causato da un ristretto gruppo di facinorosi contestatori, che ha impedito la presentazione del libro».

CONTRO LA RIFORMA – Ma gli esponenti dell’assemblea delle scuole del milanese sono pronti a contestare il ministro dell’Istruzione ogni volta che verrà a Milano in futuro. «Ci facciamo un punto d’onore – ha detto uno degli insegnanti presenti – di accogliere la Gelmini ogni volta che viene a Milano per dire che non ci stancheremo di protestare. Faremo di tutto per sventare la riforma e fare in modo che non sia applicata. Saremo dappertutto».

Fonte: il Corriere della Sera

I pendolari e Milano lontana Si rompono quattro treni al giorno

Carrozze e locomotive hanno un’età media di 27 anni

Caos e disagi sulla rete, tra sovraffollamento, guasti e ritardi.. «Da quando c’è l’Alta velocità è ancora peggio»

SAN ZENONE AL LAMBRO (Milano) – In que­sta stazione non si vendono biglietti. Non c’è un ad­detto delle ferrovie, né una macchina self service. Avendolo comprato prima, il biglietto comunque non si può timbrare: l’obliteratrice è fuori uso. Per ripararsi dal sole, c’è una sala d’aspetto imbrattata di scritte, con una pozza di orina rappresa in un an­golo. Bagni ce ne sarebbero, due. Ma le porte sono sbarrate. Dalla fessura si intravedono due «turche» incrostate e coperte di immondizia. San Zenone al Lambro, 25 chilometri a Sud della Milano dell’Expo, è la più desolata tra le 409 stazioni della Lombardia. È anche un tempio, dedicato alla vita amara dei pen­dolari. Un esercito di 500mila viaggiatori che si spo­sta ogni giorno nella regione. Quelli dei vagoni spor­chi. Dei ritardi. Delle soppressioni. Il 4 giugno scor­so, a San Zenone, il treno delle 7.49 arriva un po’ in ritardo. E un giovane pendolare sorride: «Questo non è niente. Saliamo e vi dimostro perché i pendo­lari sono cittadini di serie B. Anzi, di serie Z. Non ci credete? Basta guardare fuori dal finestrino».

Il gigante che arranca
In viaggio verso Milano. Percorrendo la rete più affollata d’Italia: la Lombardia è attraversata da 1.920 chilometri di binari, oltre un decimo dell’intero Paese. E assorbe il 17 per cento del traffico ferroviario nazionale; 1.800 treni al gior­no fra Trenitalia e Ferrovie Nord. Un sistema doppio rispetto alla Svizzera. Organizzato a rag­gi, con la maggior parte delle 36 direttrici che confluisce su Milano. Sono i numeri di un siste­ma che lì, intorno alla metropoli-epicentro, sta esplodendo. Ogni mattina i pendolari che rag­giungono il capoluogo in treno sono 200 mila. E lo fanno tutti tra le 7 e le 9. Come trasferire in due ore l’intera popolazione di Brescia. Per que­sto la densità di traffico su Milano è quadrupla rispetto alla media italiana. Esempio: sulla linea da Bergamo i treni viaggiano spesso carichi fino a due volte e mezzo la capienza. Conseguenza: viaggi infernali e rischi per la sicurezza. Ecco cosa sono le ferrovie lombarde, un gigan­te con l’acqua alla gola. Un sistema talmente satu­ro da vivere il punto di rottura come condizione quotidiana. E la rottura, puntuale, arriva. L’ulti­ma, venerdì scorso: «Ho totalizzato 3 ore e 20 mi­nuti per fare i soliti 70 chilometri che di solito copro in 1 ora e 20 – racconta Emilio Bianchi -. Tutti i treni S5, S6 e regionali per Novara, Va­rese e Domodossola erano in ritardo o cancellati. La cosa peggiore, nessuna informazione». In mezzo al caos, si distingue però una linea netta. Quella che divide una minoranza di «privilegia­ti » (Freccia Rossa ed Eurostar) e una maggioran­za, 90%, di pendolari «abbandonati e arrabbiati». «L’alta velocità attrae gli investimenti – attacca­no i comitati – mentre il trasporto regionale è al tracollo». È per capire la differenza tra le «due caste» che bisogna affacciarsi dal treno partito da San Zenone al Lambro.

La beffa dell’alta velocità
«La vede quella?», sorride il pendolare-guida. «È la Tav. Per noi, la peggiore delle beffe». La nuova linea dell’alta velocità si snoda a pochi me­tri dai vecchi binari. Il confronto è lì da vedere. Spietato: il Freccia Rossa che parte da Bologna alle 8.24, arriva a Milano alle 9.29. Per percorrere 210 chilometri, impiega un’ora e 5 minuti. Accan­to arranca invece il regionale che da San Zenone, dove passa alle 7.59, approda nel capoluogo alle 8.55. Fa un decimo della strada, 25 chilometri. Ma ci mette un minuto in più, un’ora e 6 minuti. «Per anni – attacca Ettore Fittavolini, storico rappresentante dei pendolari Piacenza-Milano – ci hanno promesso che con l’alta velocità la nostra vita sarebbe cambiata». Il ragionamento filava (all’apparenza): i treni veloci si spostano sui nuovi binari, la vostra linea si decongestio­na, avrete più servizi e treni più rapidi. «Invece è successo il contrario – sbotta Fittavolini -, i nostri regionali scassati impiegano in media 10 minuti più di prima». Sembra incredibile. Invece è così: sui «nodi», quando al confine di Milano i treni superveloci lasciano i loro binari riservati e si immettono su quelli comuni, hanno la prece­denza. E gli altri? Che aspettino.

I guasti quotidiani
Dice la metafora: la Lombardia è una delle lo­comotive dell’economia europea. Però non tutti sanno che qui, in Lombardia, di vere locomotive se ne rompono in media 3 o 4 al giorno (dati Tre­nitalia). Dal 2 al 9 maggio, media di 2 guasti al giorno. La settimana prima, più di 4. Significa migliaia di persone bloccate in stazione, o in mezzo ai campi della Bassa. Come accade sul Mi­lano- Pavia dell’8 giugno: quasi un’ora per fare un tragitto di 23 minuti. Davanti a chi perde ore di lavoro, non si può azzardare il ragionamento che le performance attuali di Trenitalia (rispetto ai 1.264 treni al giorno) sono in miglioramento: nella settimana orribile del trasporto lombardo, la prima di gennaio 2008, andarono in tilt quasi 9 locomotive al giorno. È qui il male dei mali. Trent’anni di mancati investimenti hanno lasciato in eredità un parco treni con età media di 27 anni (Trenitalia) e 32 anni (Ferrovie Nord). Dei 105 nuovi treni acquistati dalla Regione, con una spesa di 787 milioni, finora ne sono stati consegnati soltanto 39. E dall’anzianità dei mez­zi discende una serie di conseguenze disastrose. Primo, la sporcizia. Tanto che tra le pendolari cir­cola un comandamento: mai pantaloni bianchi. «Altrimenti ti presenti in ufficio con l’ombra marroncina dei sedili sul sedere». Ancora: «In estate l’incubo è il treno-forno – spiega Giorgio Dahò, rappresentante dei comitati lombardi -. I problemi con i condizionatori sono all’ordine del giorno. Almeno ci permettessero di riaprire i finestrini che sono stati sigillati». Inconvenienti peggiori: il Milano-Laveno del 18 maggio si fer­ma a Morosolo, le porte però non si aprono, il treno riparte con i passeggeri «prigionieri».

Il fronte della protesta
È stato un inverno di sciopero bianco dell’ab­bonamento e sciopero vero del biglietto (da No­vara a Magenta). Ora parte l’estate delle battaglie legali. Causa pilota: a fine 2008 il giudice di pace ha riconosciuto il «danno esistenziale» a un pen­dolare piacentino. Come quella, sempre da Pia­cenza, altre 6 azioni sono partite e 27 scatteran­no a breve. Qualcuno sta andando oltre: «A gior­ni depositeremo le nostre cause al tribunale civi­le », racconta Matteo Casoni, del comitato inOra­rio Mantova-Cremona-Milano: saranno più di trenta azioni legali, in accordo con Federconsu­matori, fatte da viaggiatori di Cremona, Piadena, Pizzighettone. Infine, l’avvocato Angelo Musicco depositerà oggi gli atti di tre cause al giudice di pace di Milano, Lodi e al Foro del consumatore. «Il pendolare – spiega Musicco – è schiacciato da un potere che lo fa vivere male e se ne disinte­ressa ». È la pseudo- class action che sale in ordi­ne sparso dalla pancia della Lombardia. Le ulti­me tre cause arrivano da San Zenone al Lambro. Stazione desolata. Per pendolari che si ribellano.

Fonte:  Gianni Santucci per il Corriere della Sera

Tragedia del lavoro a Riva Ligure: due operai muoiono nel depuratore

Le vittime, di 36 e 40 anni, sono cadute nella vasca dell’impianto e hanno perso la vita
per le esalazioni sprigionate. Intossicato e portato in ospedale un terzo lavoratore

Tragedia del lavoro a Riva Ligure Due operai muoiono nel depuratore

RIVA LIGURE (Imperia) Due operai sono morti mentre lavoravano all’interno del depuratore di Riva Ligure, in provincia di Imperia. L’incidente è avvenuto intorno alle 14,30 di oggi. I due sono caduti in una vasca di depurazione delle acque: qui avrebbero perso i sensi a causa della rarefazione dell’ossigeno e dell’alta percentuale di anidride carbonica nell’aria. La morte sarebbe stata dunque provocata dall’esalazioni provenienti dalla vasca. I loro corpi senza vita sono stati recuperati un paio d’ore più tardi.

Le vittime sono Francesco Mercurio, 40 anni, di San Biagio della Cima, e Gianfranco Iemma, 36 anni, residente a Genova. Fecevano parte di una squadra della società C.I.E.M di San Biagio della Cima, specializzata nella pulizia di depuratori. Secondo una prima ricostruzione, sembra che i due siano entrati nel depuratore sprovvisti delle protezioni di sicurezza. La squadra era composta in tutto da quattro persone: un terzo operaio che ha cercato di dare soccorso ai due colleghi, sembra gettando loro dei salvagente, è rimasto intossicato ed è stato portato via in ambulanza. Un quarto era invece rimasto fuori dall’impianto, per manovrare le condutture di scarico.

La C.I.E.M. lavora per conto della Secom, società pubblica che gestisce gli impianti di depurazione di otto comuni dell’Imperiese. Sul posto sono intervenuti vigili, tecnici della Asl, il medico legale e il sostituto procuratore Francesco Pescetto, che sta valutando la possibilità di porre sotto sequestro parte dell’area.

Fonte: la Repubblica