Archivio | giugno 17, 2009

IRAN/ SEMPRE PIU’ FEROCE LA REPRESSIONE A TEHERAN

Ahmadinejad: arrestate i ribelli

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La polizia uccide: guarda il video

L’opposizione convoca nuove manifestazioni. La Guardia rivoluzionaria oscura i siti internet e i blog intimando di rimuovere tutto il materiale che possa “creare tensione”. Twitter rinvia lo stop per  la manutenzione: secondo il Washington Post c’è lo ‘zampino’ del Dipartimento di Stato Usa

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Iran, un'auto in fiamme durante i disordini post-elettorali (Epa) Teheran, 17 giugno 2009 – Non si placa la tensione in Iran dove l’opposizione ha convocato una nuova giornata di proteste per chiedere l’annullamento dei risultati delle elezioni presidenziali di venerdì, vinte da Mahmoud Ahmadinejad. I sostenitori del candidato uscito sconfitto dal voto, Mir Hossein Mousavi, che ha accusato il regime di brogli, hanno convocato un’altra mobilitazione nonostante il divieto di asssembramento emanato dalle autorità.

Intanto il regime, che ha cancellato gli accrediti degli inviati speciali e proibito ai media stranieri di seguire le manifestazioni, continua ad arrestare leader riformisti. Gli ultimi della lista sono un attivista riformista e il direttore di un giornale. Sono Saeed Laylaz, direttore del quitidiano finanziario ‘Sarmayeh’, e l’attivista Mohammadreza Jalaiepour. Quest’ultimo è stato blocatto all’aeroporto internazionale di Teheran. Laylaz è anche un’analista politico spesso criticato dal governo del presidente Ahmadinejad.

Ma le autorità iraniane prendono di mira il web. La Guardia rivoluzionaria, nella sua prima dichiarazione pubblica dalle proteste, ha avvertito i siti Internet e i blog di rimuovere tutto il materiale che possa “creare tensione”, altrimenti dovranno affrontare un’azione legale. Nei giorni scorsi, i network sociali come Facebook e ancora di più Twitter sono stati strumenti fondamentali per far conoscere al mondo la protesta degli iraniani che contestano l’esito del voto di venerdì scorso, vinto dal presidente Mahmoud Ahmadinejad.

“GLI USA HANNO TENUTO APERTO TWITTER PER GLI IRANIANI”

Quanto sia cruciale il ruolo di internet lo dimostra la notizia riportata oggi dal Washington Post, L’Amministrazione Obama ha cercato di evitare dichiarazioni o iniziative che possano essere interpretate come un’ingerenza negli affari interni iraniani, dopo i tumulati scoppiati in seguito ai presunti brogli nelle elezioni presidenziali: tuttavia, come pubblica il giornale, il Dipartimento di Stato ha fatto in modo che l’opposizione iraniana non rimanesse senza una voce su internet.

Un funzionario del Dipartimento, il 27enne Jared Cohen, ha infatti inviato lunedì una mail ad uno dei fondatori di ‘Twitter’, Jack Dorsey, chiedendo che le previste attività di manutenzione del social network venissero rimandate in modo da consentire agli utenti iraniani di rimaner in contatto e informare l’opinione pubblica mondiale su quello che accadeva nel Paese in un momento particolarmente difficile.

“Twitter” ha di fatto accettato la richiesta, rinviando l’upgrade al martedì (le 1.30 di notte a Teheran): un portavoce del Dipartimento ha sottolineato come la richiesta non costituisca un’interferenza dato che è arrivata tre giorni dopo il voto e dopo l’inizio dei disordini e delle proteste. La vicenda, conclude il Washington Post, dimostra come le nuove tecnologie costituiscano una nuova freccia nella faretra diplomatica statunitense, e ricorda come il Segretario di Stato Hillary Clinton abbia più volte parlato del potere della “e-diplomacy”, specie in quei Paesi dove l’informazione di massa è manipolata o messa a tacere.

PROTESTE ANCHE IN ALTRE CITTA’

Manifestazioni e in incidenti sono avvenuti negli ultimi giorni in diverse città iraniane oltre a Teheran. Tra queste, Shiraz, Isfahan e Tabriz. Lo riferiscono agenzie iraniane. Sessanta persone sono state arrestate a Tabriz, nel nord-ovest del Paese, secondo quanto dichiarato dal locale procuratore della Repubblica, citato dall’agenzia Isna.

A Shiraz, nel sud dell’Iran, sono segnalate diverse iniziative di protesta. Il rettore dell’Università si è dimesso dopo un attacco nella notte contro il dormitorio degli studenti da parte di persone non identificate, probabilmente miliziani islamici. Il Consiglio accademico ha emesso un comunicato, citato anch’esso dall’Isna, in cui afferma che diversi studenti sono rimasti feriti. Una notizia confermata dal procuratore della Repubblica.(AGI)

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/06/17/192706-ahmadinejad_arrestate_ribelli.shtml

Rapporto Onu: un fiume umano è in fuga, ma la meta non è l’Europa

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42 milioni di sfollati: per lo più finiscono in altri paesi poveri
47mila arrivi in Italia nel 2008 contro i 600mila in Germania

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di Corrado Giustiniani
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ROMA (17 giugno) – Fuggono dalle persecuzioni politiche, religiose, razziali e dalle guerre, ma non è vero che stiano dando l’assalto all’Europa e agli altri paesi ricchi. L’80 per cento dei 42 milioni tra rifugiati, chiedenti asilo, sfollati di tutto il mondo sono finiti infatti in un altro paese in via di sviluppo.

E’ il dato più significativo di ”Global Trends”, il rapporto statistico annuale appena diffuso dall’Onu in prossimità della giornata mondiale del rifugiato, che quest’anno si celebrerà il 19 giugno. «E’ importante sottolineare come questi sfortunati esseri umani tendano a rimanere vicino alla loro casa e alla loro patria, nella speranza di farvi ritorno un giorno – commenta Laura Boldrini, portavoce per l’Italia dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr)- La fuga è graduale, andare via non è una scelta permanente, come invece può essere per il migrante economico».

Alla fine del 2008, secondo il rapporto dell’Onu, i rifugiati e i richiedenti asilo erano in tutto 16 milioni, ai quali aggiungere, però, 26 milioni di sfollati all’interno del loro paese. Il totale di 42 milioni, è in realtà più basso di 700 mila unità rispetto a quello diffuso nel 2008. Ma i primi mesi del 2009 hanno già mostrato movimenti forzati di intere popolazioni, principalmente in Pakistan, in Sri Lanka e in Somalia, ha fatto sapere l’Alto commissario dell’Unhcr Antonio Guterres.

Il secondo aspetto che colpisce dell’ultimo ”Global Trends” è il numero di rifugiati che vivono da più di cinque anni in un vero e proprio limbo, in gran parte in campi profughi, senza che per loro si profili ancora una qualche soluzione definitiva: sono 5 milioni e 700 mila, appartengono a 29 gruppi differenti e vivono in trenta diversi paesi. Il caso limite in Sudan, dove 100 mila eritrei vivono ancora nei campi profughi dopo una fuga dal loro paese iniziata negli anni 70. E circa 100 mila bosniaci e croati di origini serbe, non possono più tornare nel loro paese dove sono diventati una minoranza e dove non troverebbero più neppure le loro case, e risiedono in Serbia in strutture collettive. C’è poi la storia dei Rohingya, una minoranza musulmana perseguitata nella Birmania buddista, oggi Myanmar, che fuggono con le loro boat people in Bangladesh.

Ma se si ha l’impressione erronea che tutti gli esseri in fuga si dirigano verso l’Europa, altrettanto fallace è la sensazione, accreditata in diversi ambienti politici del nostro paese, che tutti si dirigano verso l’Italia. «Anche in questo caso – ricorda Laura Boldrini – i numeri raccontano una storia completamente diversa. I rifugiati del nostro paese sono 47 mila, contro i 600 mila della Germania, i 300 mila del Regno Unito e i 150 della Francia». I richiedenti asilo, nel mondo, sono aumentati del 28 per cento nel 2008, raggiungendo quota 839 mila. I paesi che hanno ricevuto il maggior numero di domande sono stati nell’ordine il Sud Africa (207 mila richieste) gli Stati Uniti (49 mila 600) la Francia (35 mila 400) e Sudan (35 mila 100).

Assolutamente preoccupante è il numero degli sfollati all’interno di uno stesso paese, quei 26 milioni di cui s’è detto. La più vasta popolazione di sfollati sembra appartenere alla Colombia, con stime che si aggirano attorno ai 3 milioni di persone. In Iraq, alla fine del 2008, ve n’erano 2 milioni e 600 mila. Nella regione del Darfur, in Sudan, oltre 2 milioni. I conflitti nella regione orientale della Repubblica democratica del Congo e in Somalia, e il loro riacutizzarsi durante lo scorso anno hanno generato rispettivamente 1 milione e mezzo e 1 milione e 300 mila sfollati.
Un ultimo dato, assai poco incoraggiante. Se l’aspirazione finale di un rifugiato è quella di far ritorno un giorno nel suo paese, questa aspirazione è sempre più frustrata. Nel 2008 hanno coronato il loro sogno in 604 mila, il 17 per cento in meno rispetto all’anno precedente.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=62475&sez=HOME_NELMONDO

British Airways ai dipendenti: «Preparatevi a lavorare gratis»

L’aerolinea ha fatto registrare una perdita netta di 425 milioni di euro

Una email ai 40mila lavoratori: «Lottiamo per la sopravvivenza». Si rischiano 4mila licenziamenti

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L'amministratore delegato di British Airways Willie Walsh (Reuters)
L’amministratore delegato di British Airways Willie Walsh (Reuters)

LONDRA (GRAN BRETAGNA) – Lavorare gratis, lavorare tutti. Potrebbe essere questo il nuovo slogan della British Airways, l’aviolinea di bandiera britannica, che ha scritto una lettera ai suoi 40mila dipendenti in cui chiede loro di lavorare gratis da una settimana a un mese l’anno. «Stiamo lottando per la sopravvivenza», dice Willie Walsh, l’amministratore delegato, nella lettera inviata per e-mail ai suoi dipendenti. Che ha deciso di dare il buon esempio rinunciando allo stipendio di luglio – ben 61mila sterline.

PRONTI ALLO SCIOPERO – L’idea non è però piaciuta ai lavoratori della BA: la compagnia, infatti, rischia ora un’ondata di scioperi. La situazione pare disperata davvero. L’aerolinea ha fatto registrare una perdita netta annuale di 375 milioni di sterline (circa 425 milioni di euro) – un record assoluto. I passeggeri sono in calo e le prenotazioni in business class, la fetta ricca delle entrate, sono precipitate. L’azienda sta dunque cercando di risparmiare fino all’ultimo penny. «Sto cercando di coinvolgere ogni singolo dipartimento della compagnia a prendere parte all’iniziativa in qualche modo», spiega Walsh. «Conta davvero: stiamo affrontando una battaglia per la sopravvivenza» ha detto Walsh. Nelle intenzioni dei vertici della compagnia in futuro alla BA, dunque, non solo si dovrà lavorare gratis. Ma anche essere obbligati ad optare per il part-time o ad andare in aspettativa non pagata da una settimana a un anno. I sindacati però sono sul piede di guerra: i sacrifici chiesti ai dipendenti anticipano infatti una nuova fase di tagli al personale. Almeno 4 mila effettivi. Ovvero un posto ogni dieci.

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16 giugno 2009

fonte:  http://www.corriere.it/economia/09_giugno_16/british_airways_lavorare_gratis_9c055868-5a81-11de-8451-00144f02aabc.shtml

Abruzzo, sarà un Natale in tendopoli

di Claudia Fusani

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«Casette a settembre? Ma chi sei, Megggaiver!!!». Bruno ha 23 anni, è un aquilano doc da due mesi senza casa e oggi, in piedi davanti a Montecitorio, racconta con questo cartello la sua rabbia. MacGyver, il ragazzo dalle mille risorse, era il suo eroe TV, quello che realizzava sogni e risolveva guai. Secondo Bruno solo MacGyver, al massimo della forma, potrebbe consegnare le “famose” casette ai terremotati d’Abruzzo. Figurarsi Berlusconi, o Bertolaso, che al suo eroe non assomigliano neanche un po’.

Si smonta, finisce in pezzi un’altra, forse la più importante delle promesse-certezze del premier. «Il 15 settembre consegneremo le prime case, a novembre nessuno sarà più in tenda» ha ripetuto Berlusconi nella sue tredici visite all’Aquila. Falso. Non vero. Anzi, mai stato vero. La verità è che sarà un Natale in tenda. O in albergo, viste le temperature nell’altopiano dell’Aquila, Non lo dicono i soliti calcoli a spanna dei soliti disfattisti criticoni. Lo dice, da sempre, anzi lo documenta da maggio, il «CRONOPROGRAMMA GENERALE», la tabella di marcia, giorno per giorno, capitolo per capitolo, del rivoluzionario progetto C.A.S.E che sta per Complessi antisismici Sostenibili Ecocompatibili, le famose casette che dovranno diventare un tetto per circa quindicimila sfollati. E’ anche l’unico capitolo finanziato nel decreto con 530 milioni di euro.

Il Cronoprogramma consegnato dalla Protezione Civile e vistato dal governo a maggio dice chiaramente che le case saranno consegnate a fine dicembre comprese arredi e collaudi. Come se dopo otto mesi di campeggio forzato uno potesse ancora andare a vivere in modo precario. Tutto questo sempre che due voci cardine del Cronoprogramma, «realizzazione degli alloggi» e «opere di urbanizzazione» (fogne, allacci gas e luce, strade di accesso), prendano il via tra la prima e la seconda settimana di luglio. In pieno G8. Difficile immaginare ruspe e camion in giro per l’Aquila, che ha due strade, mentre nella caserma di Coppito si riuniscono i grandi della terra.

«Il problema – racconta un funzionario della Protezione Civile – è che tutto il Cronoprogramma è già saltato perchè le opere di cantierizzazione dovevano cominciare il 10 di maggio. Siamo al 16 giugno e mi risultano avviate, da circa dieci giorni, solo a Bazzano e Ocre. Un ritardo normale di fronte a un intervento di questo genere». Il fatto è che da questo ritardo (la cantierizzazione), ne derivano altri. E’ l’effetto domino. «Le operazioni di scavo, fondazioni e messa in posa delle piastre dovevano cominciare, secondo Cronoprogramma, il 25 maggio ma non sono ancora cominciate».

Certo, magari sarà anche possibile consegnare un pugno di case a settembre, facendo lavorare gli operai giorno e notte. Ma sarà una goccia rispetto alle venti aree, attualmente zone di campagna, che devono diventare villaggi autonomi con scuole e farmacie e negozi. Anche sindaco e presidente della Provincia non ci credono più. «Purtroppo – dicono Cialente e Pezzopane ricevuti ieri alla Camera dal presidente Fini mentre in aula veniva discusso il decreto e fuori duemila aquilani urlavano «basta bugie» – le casette non saranno pronte per settembre. Si parla di ottobre, forse, più facile dicembre».

«Berluscò, non te fare revedè a l’Aquila» si leggeva ieri su uno dei tanti cartelli. Ci torna oggi. Dopo l’approvazione definitiva del decreto. Che garantisce solo 5 mila casette, un po’ di gratta e vinci, rinvia negli anni la ricostruzione del centro storico e non prevede risarcimenti a chi non è residente, una ricostruzione groviera visto che il 40 per cento delle abitazioni sono di aquilani che vivono altrove. Soprattutto non dice nulla a piccoli commercianti e medie imprese che erano il tessuto della città e ora non sanno più cosa sono.

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17 giugno 2009

fonte:  http://www.unita.it/news/interni/85689/abruzzo_sar_un_natale_in_tendopoli

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cronoprogramma.jpg
GUARDA L’IMMAGINE INGRANDITA

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Si chiama Cronoprogramma ed è la bibbia per chi è alle prese non tanto con la ricostruzione dell’Aquila ma con la sfida di dare ad almeno quindicimila aquilani senza casa un tetto entro settembre. Fino ad allora, stanno in tenda. Un campeggio lungo otto mesi.

Il documento
è stato redatto a maggio e porta il sigillo della Protezione Civile. Una piccola legenda per facilitarne lettura e comprensione.

Sul lato sinistro sono elencate le voci di intervento. Nella prima metà si tratta di questioni tecniche da svolgere soprattutto a tavolino, dalle individuazione delle aree al progetto prototipo passando per la progettazione delle infrastrutture e degli impianti.

La sostanza arriva dopo, dalla cantierizzazione ai collaudi passando per la realizzazione degli alloggi e le urbanizzazioni. Di fianco, sempre sulla sinistra della tabella, sono indicati i giorni necessari a completare ogni capitolo: 12 giorni per l’individuazione e l’occupazione delle aree; 39 giorni per gare e affidamento lavori.

In alto, in senso orizzontale, sono indicati i mesi da maggio a dicembre (segno che da sempre questa è la reale e definitiva data di consegna) e, nella riga sotto, i giorni necessari per la conclusione del progetto CASE, 250 giorni in tutto. Per la cantierizzazione sono necessari 35 giorni di lavoro e dovevano essere a metà giugno. Sono invece appena cominciati. A fine settembre è prevista la consegna di 200 alloggi. A fine dicembre tutti i cinquemila.

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17 giugno 2009

fonte:  http://www.unita.it/news/interni/85690/un_campeggio_che_durer_oltre_otto_mesi

La Brambilla e il saluto romano: il video che imbarazza il ministro

Non sarebbe neanche una notizia, non fosse (se ancora ne avessimo bisogno..) che spiega molte coseLa Brambilla, abbandonati autoreggenti e mutandine ‘in bellavista’ ora ha adottato il ‘braccino alla romana’. Se questo non si chiama fiuto per la moda..

mauro

La responsabile del Turismo ripresa col braccio teso a Lecco alla festa dei carabinieri

A fianco a lei il padre nella stessa posa

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di ANTONELLO CAPORALE

La Brambilla e il saluto romano il video che imbarazza il ministroLa Brambilla a Lecco

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ROMA – Il fotogramma era eloquente ma parziale: il braccio teso, la mano dritta a punta, il corpo fermo, gli occhi fissi nel vuoto. Intenso e partecipato. Il video, che potete guardare su repubblica.it, raccoglie in un modo ancor più emozionante la scena immortalata dal reporter della Gazzetta di Lecco alla festa dell’Arma dei Carabinieri. Tra fasce tricolori e divise sull’attenti, Michela Vittoria Brambilla, neoministro per il Turismo, tende dinamicamente a sopravanzare il corteo istituzionale irregimentato ma piuttosto moscio e allunga il braccio fino a farlo puntare quasi al cielo. “Fa ridere soffermarsi sull’angolazione del mio gomito”, commentò alla vista delle foto. Al video, che pure ha potuto visionare, ha deciso invece di rispondere col silenzio.
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C’è da dire che l’angolazione ricavata dal film esprime compiutezza e aderenza ai criteri guida del saluto romano: braccio destro teso avanti-alto con la mano tesa aperta leggermente inclinata in alto rispetto all’intero braccio. Ridefinita così la posizione, e rivisto ancora il filmato, tutto sembra al suo posto, perfettamente in linea con la storia e – evidentemente – il primo amore. Il braccio disteso, gesto pieno e consapevole. Insomma, sembra fascistissimo.
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E, se sono esatte le ricostruzioni familiari, parecchio fascista pare anche il gesto del papà che dallo stesso palco, ma dal lato opposto della figliola, ha reclamato a sé lo stesso saluto, e l’ha mostrato con medesima forza e uguale emozione. Tutti e due un attimo prima con la mano sul cuore, anche qui tutto perfetto, e un attimo dopo, appena alla fine dell’inno di Mameli, come sapete. Sembra che Brambilla faccia buon uso, diciamo così, del saluto fascista. Una deputata del Pd, Lucia Codurelli, giura che il ministro lo scorso 29 maggio avrebbe concesso il bis durante un raduno a Varenna, in provincia di Lecco, di persone in camicia nera. Non è vero. La Brambilla in quell’occasione vestiva uno splendido tailleur turchese. Qualche camicia, forse forse, solo sullo sfondo. Ma non c’è prova documentale. E la foto immortala la mano del ministro sul petto. Lì si ferma.
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Finora, purtroppo o per fortuna, Michela Vittoria Brambilla si era conquistata la fama di essere una vulcanica donna del fare. I circoli della libertà, migliaia e migliaia, figli della sua intraprendenza. E anche la tv delle libertà, le telecamere, un partito nel grande partito di Berlusconi. Due anni di fuoco, molte presenze a Porta a porta, tutte con i tacchi e parecchie con le autoreggenti. Ancora un fotografo, ancora uno scatto, e le sue calze e anche i suoi slip sono divenuti oggetto della narrazione.
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Poi i circoli si sono sciolti, la tv è stata chiusa e la Brambilla si è messa in pantaloni. Quando sembrava che le gambe stessero a posto e anche i piedi piuttosto comodi nei sandali con le zeppe, ecco le mani, anzi la mano destra aperta e tesa, trasgredire. Un perfetto saluto romano, tecnicamente ineccepibile, e un segno, se vogliamo, anche al decoro che Trilussa sempre ci fa ricordare: Quanno dai la mano a uno te po’ capità de strigne dè no zozzone o de’n ladro. Perciò salutamose tutti alla romana: se vorremo ancora bene, tenendosi a distanza!
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17 giugno 2009

fonte:  http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/politica/brambilla-ministro/saluto-fascista/saluto-fascista.html

Esposto Anpi contro Brambilla

Immortalata con il braccio teso, nella posa del saluto romano. (ANSA)- MILANO, 15 GIU- L’associazione degli ex partigiani di Lecco depositera’ un esposto al Pm contro il ministro del Turismo Brambilla, per apologia di fascismo. E’ stata immortalata lo scorso 5 giugno durante la festa cittadina dei Carabinieri con il braccio teso, nella posa del saluto romano. L’Anpi chiedera’ alla magistratura di verificare se il comportamento del ministro costituisca una violazione della legge Scelba e della successiva legge Mancino che sanzionano l’apologia del fascismo.

Fonte: Comunisti Italiani Messina