Iran, scontri in piazza. Morti e feriti

Teheran, spari sulla folla La tv di Stato: «Sono morti 13 terroristi»

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Secondo la tv di Stato iraniana 13 persone sono state uccise in scontri tra la polizia e quelli che vengono definiti gruppi terroristici.

La tv ha anche detto che un numero imprecisato di persone sono morte ieri a Teheran per l’incendio di una moschea appiccato da «rivoltosi» nel corso di una manifestazione dell’opposizione.  L’emittente ha anche mostrato immagini dell’edifico in fiamme. La tv poi si è corretta dicendo che non c’è stato nessun morto. La moschea in questione è quella di Lolagar. L’emittente aveva anche affermato che coloro che stanno provocando disordini in Iran hanno già incendiato e violato numerosi luoghi di culto. Anche questa affermazione non è provata.
La città comunque rimane blindata. Secondo la Cnn i morti sarebbe 19, ma solo begli scontri di ieri.

L’Iran è dunque sull’orlo del collasso.
Il leader dell’opposizione  Mir Hossein Mousavi, in una lettera  inviata al Consiglio dei Guardiani della Costituzione, ha scritto che i presunti brogli nelle elezioni presidenziali iraniane erano pianificati da mesi.

«Queste misure (di conteggi scorretti, ndr) – è scritto tra l’altro nel sito nella lettera di Mousavi – sono state pianificate mesi prima del voto … tenuto conto di tutte le violazioni … le elezioni devono essere annullate».

Il leader del movimento riformista  ha anche criticato molto duramente il discorso della guida suprema Ali Khamenei che ha convalidato l’elezione del presidente Ahmadinejad. Sul suo sito Mousavi ha accusato, senza nominarlo, l’ayatollah Ali Khamenei di minacciare il carattere repubblicano delle Repubblica islamica e di mirare all’imposizine di un nuovo sistema politico. Nessun politico iraniano, prima di oggi, aveva osato fare un critica di questa portata all’ayatollah Khamenei da quando è in carica (1989).

Poi Mousavi è sceso tra i manifestanti a Teheran. Secondo i blogger, il candidato alla presidenza ha detto in un discorso alla folla: «Sono pronto a morire».

La tensione è altissima. Sfidando il divieto delle autorità, ieri si è avuto un corteo. La polizia antisommossa iraniana è intervenuta  con lacrimogeni, idranti e manganelli per disperdere centinaia di manifestanti filo-Mousavi, radunati davanti all’Università di Teheran. Secondo alcuni testimoni, lungo il Viale Enghelab, dove la manifestazione sarebbe dovuta sfilare, sono appostati anche agenti armati sui tetti. Sono stati uditi spari. Su You Tube il video di una ragazza uccisa dalle milizie.

Le stesse testimonianze parlano di manifestanti arrivati sul posto avvolti nel sudario bianco, per mostrare di essere pronti a morire da martiri. Dal primo pomeriggio anche il tratto settentrionale del Viale Vali Asr, una decina di chilometri a nord dell’Università, dove nei giorni scorsi c’erano state manifestazioni, è stato messo praticamente in stato d’assedio con il dispiegamento di centinaia di agenti anti-sommossa e molti altri in borghese. L’ordine sembra quindi quello di stroncare sul nascere qualsiasi raduno.

Secondo i blogger è stato lanciato acido sulla folla dagli elicotteri. La protesta, raccontano i blogger minuto per minuto, si è concentrata in un raggio di circa 4 chilometri tra piazza Azadi e piazza Enghelab, dove era fissato il raduno dell’opposizione contro il regime.

Testimoni hanno riferito che scontri continuano a verificarsi in diverse zone di Teheran tra polizia e manifestanti che contestano la vittoria di Mahmud Ahmadinejad alle presidenziali. «La polizia ha usato idranti con acqua che bruciava», ha detto una ragazza, raccontando che i poliziotti antisommossa, con caschi e bastoni, sono spalleggiati da miliziani integralisti, che inseguono i contestatori in tutto il quartiere tra piazza Enqelab e piazza Azadi, distanti tra loro circa quattro chilometri: «Non fanno neppure domande … Colpiscono chiunque si diriga verso piazza Enqelab».

Sul fronte opposto, un testimone ha detto di aver visto alcuni miliziani (Basiji) buttati giù dalle loro moto e picchiati dai manifestanti, che scagliavano pietre contro i poliziotti e che hanno anche incendiato alcuni cassonetti. «I poliziotti ci hanno colpito durante – ha peraltro raccontato un ragazzo – Hanno picchiato uomini e donne senza distinzione … Io sono tutto blu per i lividi … Mi hanno anche sequestrato la macchina fotografica».

Un altro testimone ha riferito di aver visto «numerose persone arrestate» nella zona dei disordini. Le testimonianze non possono essere confermate da giornalisti stranieri ai quali è stato vietato «coprire» le manifestazioni personalmente.

Secondo fonti ospedaliere, i feriti sono centinaia. Ad usare la mano forte è soprattutto la milizia Basiji, volontari fedelissimi a Khamenei. In Voice of America Mahsa racconta di aver visto le milizie sparare sulla folla vicino Sadeghieh, nella parte occidentale di Teheran. Sui blog si parla di almeno due morti, una ragazza uccisa dalle milizie e un dodicenne. Della giiovane un video è stato postato su Youtube. Una moschea sarebbe stata incendiata nella via Azarbiajan. Vi sarebbero scontri anche a Shiraz, Ahvaz, Tabriz, Isfahan, Mashad. Il grido della folla da oggi è rivolto contro la Guida Suprema: «Morte ad Ali Khamenei».

Ieri la Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei, aveva affermato che i raduni «devono cessare», oggi la polizia ha ammonito l’ex candidato moderato alle presidenziali Mir Hossein Mussavi e quello riformista Mehdi Karrubi che chiunque insisterà nell’organizzare manifestazioni illegali sarà «affrontato severamente e perseguito penalmente».

Sul fronte legale, intanto, svaniscono le speranze di Mousavi e Karrubi di ottenere l’annullamento delle elezioni per presunti brogli. Il Consiglio dei Guardiani, incaricato di sovrintendere alla regolarità delle elezioni, ha fatto sapere di essere pronto a ricontare solo «il 10 per cento dei voti, scelti a caso». E del resto sia Mussavi sia Karrubi avevano rinunciato a partecipare ad un incontro convocato dal Consiglio.

Intanto, secondo le autorità, un terrorista è morto facendosi esplodere nel mausoleo dell’ayatollah Ruhollah Khomeini, a sud di Teheran, secondo quanto riferisce l’agenzia conservatrice Fars. Due le persone morte e otto quelle rimaste ferite. Ma ci sono dubbi. Chi ha la possibilità di vedere la tv iraniana racconta che questa ha mostrato solo una finestra rotta. Anche il corrispondente della BBC, Jon Leyne, ha affermato che non vi è alcuna prova dell’esplosione.

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A mettere sale anche l’intervento del presidente usa Obama. Il quale ha rivolto un appello al governo iraniano affinchè siano fermate «tutte le azioni ingiuste e violente». Per guadagnarsi il rispetto globale, l’Iran deve «governare attraverso il consenso» e non facendo ricorso «alla coercizione». «Il governo iraniano deve capire che il mondo sta guardando» – afferma Obama in un dichiarazione diffusa dalla Casa Bianca -. «Noi siamo in lutto per ogni singola perdita di vita umana. Rivogliamo un appello al governo iraniano di fermare tutte le azioni ingiuste e violente contro il suo proprio popolo. I diritti universali di di libertà di espressione e di associazione devono essere rispettati, e gli Stati Uniti sono a fianco di tutti coloro che cercando di esercitare questi diritti».

Fonte: l’Unità

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In Iran il regime scende in campo contro i media stranieri, accusati di essere «il megafono dei rivoltosi», e minaccia azioni legali contro chi usa Internet per alimentare le «tensioni». La magistratura ha avvertito che potrebbe applicare la pena di morte per chi provoca disordini. Il monito è stato lanciato dal procuratore di Ishafan Mohmad Reza Habibi, il quale ha ricordato che «le attività criminali contro la sicurezza dello Stato dono un reato che il codice penale islamico punisce con la morte». «Avvertiamo questi attivisti controllati dall’esterno che attentano alla sicurezza nazionale incitando gli altri a distruggere», ha aggiunto. Habibi ha esortato coloro che hanno causato incidenti a «evitare azioni illegali e a tornare a unirsi alla nazione».

Ma l’opposizione non cede e per il quinto giorno ha portato in piazza decine di migliaia di persone contro i presunti brogli alle elezioni presidenziali. I manifestanti si sono radunati sulla piazza Haft-Etir. Mahmoudh Ahamdinejad, da parte sua, ha ribadito che le elezioni di venerdì scorso non sono state truccate e che 25 milioni di voti rappresentano una conferma per il suo governo. Confinati i giornalisti stranieri negli alberghi, nel mirino dei Guardiani della Rivoluzione finiscono ora i media online. Il corpo d’elite, che risponde direttamente al leader supremo Alì Khamenei, ha avvertito che è necessario rimuovere qualunque materiale che «crei tensione».

Si tratta della prima presa di posizione dei Guardiani dalle contestate elezioni presidenziali di venerdì scorso. I blog, ma anche i social network Facebook e Twitter, hanno assicurato all’opposizione un prezioso collegamento tra una repubblica islamica sempre più isolata e il resto del mondo. Con i segnali della televisione via satellite disturbati e numerose pagine web bloccate, i sostenitori di Moussavi usano ancora Twitter, che sta sostituendo i mezzi tradizionali di comunicazione per dare informazioni sulle proteste. Secondo i pasdaran, i siti sono stati «identificati» e sono «sponsorizzati finanziariamente e tecnicamente dalle aziende canadesi e statunitensi che sono state appoggiate dai servizi di intelligenze Usa e britannico».

Un assist per il candidato riformista Mir Hossein Moussavi è arrivato dalla nazionale di calcio. Nel corso della partita a Seul contro la Corea del sud valevole per la qualificazione ai mondiali, alcuni giocatori iraniani sono scesi in campo con braccialetti e polsini verdi, il colore del candidato riformista che in questi giorni domina le proteste di piazza a Teheran. Tra loro il centrocampista Ali Karimi, già ribattezzato il Maradona d’Asia, Masoud Shohjai che gioca in Spagna nell’Osasuna e Mehdi Mahdavi Kia dell’Eintracht Francoforte.

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Fonte: l’Unità

http://it.peacereporter.net/videogallery/video/11977 è il video sulla manifestazione a Milano, http://it.peacereporter.net/videogallery/video/11976 invece è la manifestazione del 15 giungo a Teheran

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