Archivio | giugno 23, 2009

Gnocca continua

Esilarante questo pezzo di Marco Travaglio, ma anche istruttivo. Perché non basta atteggiarsi a vittima delle “toghe rosse” per esserlo davvero… elena

PS: il corsivo è mio.

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Non gliene va bene una, alle Eve Braun che si accalcano nel bunker del fuhrerino da fureria. Denunciano il complotto di D’Alema, poi si scopre che il pm barese Pino Scelsi che indaga su Puttanopoli è lo stesso che indagò su una mazzettina a D’Alema (prescrizione).

Allora ecco un altro scoop del Giornale: «È cresciuto in Lotta continua il pm che insegue il premier». Panico negli altri house organ: erano in Lotta continua anche Marcenaro e Panella del Foglio, Briglia della Mondadori, Capuozzo del Tg5, Liguori del Tgcom. Ora il Giornale è costretto a scrivere che la nota toga rossa indaga sull’assessorato alla Sanità della giunta Vendola e sulla frequentazione tra il vicepresidente Frisullo e il noto Tarantini, «utilizzatore iniziale» delle ragazze. E le due testimoni che inguaiano Reo Silvio sono forziste sfegatate: la “escort” Patrizia e la “ragazza immagine” Barbara, candidate nella lista Fitto («La Puglia prima di tutto»). Pare pure che nell’allegra brigata si sniffasse coca, si importassero ragazze dall’Est, si molestassero telefonicamente minorenni, si sfruttasse la prostituzione. Cioè si violassero contemporaneamente il pacchetto sicurezza Maroni per l’arresto dei clandestini, la Fini-Giovanardi per l’arresto dei tossici, la legge Carfagna per l’arresto di squillo e clienti, la legge Carfagna-2 per l’arresto degli “stalker”. Non vorremmo che Al Pappone finisse dentro per una legge fatta da lui. Per intanto Calderoli, che aveva proposto la castrazione fisica dei pedofili («un bel colpo di forbici, e zac!»), non lo fanno più entrare a Palazzo Grazioli. Non si sa mai.

Fonte: l’Unità

“Conclude il Giornale riconoscendo che “Scelsi è sempre stato un magistrato corretto, ha sempre svolto con rigore le sue indagini e ha sempre resistito alla tentazione di superare quel confine aperto e candidarsi in questa o quella lista come hanno fatto alcuni suoi colleghi. Questo gli fa onore, ma la sua storia resta quella di tante toghe. Rosse. Da Lc all’indagine che sfiora Palazzo Chigi”.”: inizio e conclusione dell’articolo de Il Giornale, secondo blitz quotidiano. Il massimo dell’obiettività, non c’è che dire… elena

«Minzolini? Licenziarlo per giusta causa» Ma ‘ IL POLITICO NON HA UN PRIVATO’ PAROLA DI AUGUSTO…

L’Idv lancia la battaglia per l’indipendenza dell’informazione sulla tv di Stato

Di Pietro all’attacco del direttore del Tg1: «E’ un gossiparo, l’Emilio Fede del servizio pubblico»

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Il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro (Ansa)

MILANO – Augusto Minzolini, direttore del Tg1, per il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, è «un gossipparo», anzi «l’Emilio Fede del servizio pubblico» che toglie spazio alla politica e alle notizie in tv e per questo «andrebbe licenziato per giusta causa». Nell’edizione del telegiornale di lunedì sera proprio Minzolini era intervenuto in video per giustificare la decisione di non dare molto spazio alle vicende legate al caso Bari, l’inchiesta che chiama in causa un imprenditore pugliese e un giro di escort che avrebbero frequentato anche le residenze private del premier Silvio Berlusconi. Nel suo mini-editoriale Minzolini aveva parlato della mancanza di una notizia certa e spiegato di non volere assecondare quella che ritiene essere una linea di condotta scandalistica portata avanti da altri media.

INFORMAZIONE E INDIPENDENZAIn una conferenza stampa dedicata «all’assoluta mancanza di trasparenza e indipendenza dell’informazione pubblica», Di Pietro annuncia che il suo partito ha scritto una lettera al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per presentargli il materiale che ha raccolto su questo tema e ricorda che l’Idv ha chiesto in Vigilanza l’audizione dei direttori dei Tg. Anzi Pancho Pardi, che ne fa parte, anticipa che mercoledì ci sarà l’ufficio di presidenza ma le audizioni sarebbero già state calendarizzate a partire da quella di Minzolini per la prossima settimana.

«MERCIMONIO A VIALE MAZZINI»Di Pietro però va oltre e denuncia le nomine di Viale Mazzini che sono all’ordine del giorno del cda di mercoledì. L’Idv «ha rifiutato la spartizione – spiega – per gli incarichi che saranno assegnati domani alla Rai. Una spartizione e un mercimonio di posti su cui a questo punto deve intervenire la magistratura». Ma il dossier del suo partito riguarda soprattutto il Tg1 che «dopo la vittoria alle elezioni – dice ancora Di Pietro – è quasi del tutto oscurato con un tre per cento appena. Si vuole ridurre al silenzio una voce critica e del resto Minzolini con me ha il dente avvelenato. Tre volte ha fatto gossip, diffamazione, su di me ed è stato rinviato a giudizio. Una volta anche condannato in primo grado ma poi ha sempre ritirato le querele e si è fatto pagare il risarcimento dei danni dalla Mondadori. In un paese normale si dovrebbe licenziare per giusta causa».

CAPEZZONE – A Di Pietro replica Daniele Capezzone, portavoce del Popolo della libertà: «Il signor Di Pietro, in una pausa rispetto agli impegni e alle questioni del suo partito, trova il tempo per aggredire Augusto Minzolini. Si ha l’impressione che Di Pietro abbia nostalgia di quando era pm, e quasi viene il dubbio che, se potesse, chiederebbe l’arresto del direttore del Tg1. Ma non c’è da scherzare». E aggiunge: «Questi signori dell’Idv e del Pd sono abituati alle intimidazioni, agli attacchi violenti, alle aggressioni seriali. Sbagliano due volte, però: non solo perché Minzolini ha totalmente ragione, ma anche perché il direttore del Tg1 non ha alcun motivo di temere questi comportamenti minacciosi e arroganti. Si rassegnino: da qualche settimana, gli spettatori del Tg1 hanno a che fare con un’informazione corretta, non più piegata alle esigenze dello schieramento di centrosinistra». (nde: il signor Capezzone forse ha fatto troppi scioperi della fame e gli hanno obnubilato il cervello: se non erro sono gli elettori del centrosinistra quelli che si sono sentiti dare dei c……i in diretta, quindi, quanto ad attacchi violenti… solo per dirne una. Certo, adesso il PdC nonché cavaliere ha cambiato atteggiamento e fa la vittima, ma da che pulpito…!)

Fonte: il Corriere della Sera

Ladytux ha fatto un bel post in merito (è linkato, basta ciccare sul nome) e la ringrazio perché mi ha fatto rispolverare la perla qui sotto:

‘IL POLITICO NON HA UN PRIVATO’ PAROLA DI AUGUSTO

Repubblica — 29 ottobre 1994 pagina 34   sezione: CULTURA

Roma – Chi non conosce Augusto Minzolini? 35 anni, inviato di punta della Stampa, “sul campo” dalle dieci di mattina alle dieci di sera, annusa l’aria come un furetto sul suo motorino all’inseguimento delle macchine blu e spunta dove uno meno se lo aspetta. Sembra il ritratto di un cronista da Prima pagina o, in chiave meno scherzosa, da Tutti gli uomini del Presidente e in effetti un po’ lo è ma è anche un ritratto che corrisponde al personaggio. Il quale, naturalmente, non è affatto d’accordo con le tesi esposte da Antonio Polito. “Portata alle sue estreme conseguenze condannerebbe i giornalisti italiani a riferire solo le notizie ufficiali, diramate dai politici nel pieno delle loro funzioni. Ma Polito forse non sa, perché non fa il cronista politico, che quasi mai i politici forniscono informazioni che rispondono a fatti reali e quasi sempre invece parlano perché hanno altri scopi, soprattutto quello di far apparire il loro nome sui giornali”. Poi rifà un po’ la storia del rapporto giornalista-uomo politico nel passaggio dalla prima alla seconda Repubblica: “Faccio questo lavoro da quattordici anni. Con i politici tradizionali mi scontravo con la difficoltà di renderli concreti agli occhi del lettore, era anche un problema di linguaggio: voglio dire che bisognava decodificare il linguaggio astratto e rituale in uso nella prima Repubblica. Nella seconda Repubblica il problema non è farsi dire delle battute, ma all’opposto riuscire a strappare dei propositi seri. In entrambi i casi il mio modo di concepire questo lavoro non è cambiato e penso che sia l’unico modo per arrivare veramente alla verità: nella stessa pagina in cui riportavo le dichiarazioni di Del Noce sulle nomine Rai il Presidente del Consiglio dichiarava: ‘non mi sono mai occupato di nomine Rai’ . Forse Polito pensa che veramente Palazzo Chigi non se ne sia occupato?” E dunque lei non si sente strumentalizzato, usato per far arrivare messaggi in codice a costo di far seguire all’articolo una smentita? “Non capisco l’accusa. Non credo che quella della smentita sia una tecnica vincente per un politico, non crea una buona immagine nell’opinione pubblica ma anzi viene vista come una patologia e io penso che l’opinione pubblica sia perfettamente in grado di giudicare come stanno le cose. Potrei prestarmi a strumentalizzazioni se riferissi le confidenze senza indicare la mia fonte, ma io faccio sempre i nomi: a causa delle loro confidenze Del Noce ha perso l’incarico di responsabile dell’informazione di Forza Italia e Violante quello di presidente dell’antimafia”. Questa ondata di smentite che arriva alla stampa italiana non si ritorce contro la credibilità dei giornali? “Le smentite a ripetizione rivelano solo che abbiamo una classe politica nuova che non ha ancora assimilato il fatto che un politico è un uomo pubblico in ogni momento della sua giornata e che deve comportarsi e parlare come tale. Il rinnovamento del Parlamento italiano è un fenomeno anche sociologico di cui la stampa deve dare conto: io non dimentico mai che il mio referente è il lettore e non il politico e che il mio compito è quello di rappresentarlo come è senza mediazioni“. Rappresentarlo anche nei suoi aspetti privati? E’ giusto frugare nella vita intima di chi ci governa, è utile? “Quattro anni fa, e cioè in tempi non sospetti, scrissi che la nomina di Giampaolo Sodano alla Rai nasceva dai salotti di Gbr, la televisione di Anja Pieroni. Oggi penso che se noi avessimo raccontato di più la vita privata dei leader politici forse non saremmo arrivati a tangentopoli, forse li avremmo costretti a cambiare oppure ad andarsene. Non è stato un buon servizio per il paese il nostro fair play: abbiamo semplicemente peccato di ipocrisia. Di Anja Pieroni sapevamo tutto da sempre e non era solo un personaggio della vita intima di Craxi. La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico”.

Fonte: la Repubblica

Lungi da me l’idea di una coerenza totale: è assolutamente dignitoso anche cambiare opinione. Ogni tanto capita anche a me. Ma, magari, dirlo subito e non quando si è colti con le mani nella marmellata…

Poi, per quanto riguarda la vicenda in sé, ho già detto cosa ne penso. Resta il fatto che, a me, l’impressione finale di questo direttore “super partes” è quella di un uomo piccolo piccolo… elena


Ragazza difende gruppetto di gay: pestata a sangue, ora rischia di perdere l’occhio

folla pietrificata dalla paura

Piazza Bellini, skinheads scatenati: hanno insultato ragazzi omosessuali, solo la 27enne è intervenuta

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Piazza Bellini

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NAPOLI – Omofobia, ma soprattutto indifferenza. A meno di una settimana dalla diffusione del video della morte del suonatore romeno Petru a Montesanto (spirato in mezzo alla folla che fuggiva), ancora una volta i napoletani devono interrogarsi sulla difficile conciliazione tra paura e senso civico. In piazza Bellini, intorno alle due di notte, un gruppetto di delinquenti con il capo rasato ha malmenato alcuni giovani omosessuali e mandato all’ospedale una ragazza che era intervenuta (unica a farlo) in loro soccorso. Tutto si è svolto all’aperto, al centro di Napoli, sotto gli occhi di centinaia di persone che non hanno mosso un dito. Solo quando il raid omofobo è terminato, qualcuno si è avvicinato alla ragazza ferita, offrendo dell’acqua, ma lei ha rifiutato rispondendo sdegnata: «L’acqua mi serviva prima».

Già dal loro ingresso nella piazza si è capito quali fossero le loro intenzioni. I bulli skinheads hanno cominciato a dare fastidio a un gruppo di giovani, che frequentano la sede dell’Arcigay. Prima hanno cominciato con gli insulti, poi è volato qualche schiaffo. Le parole sono diventate sempre più pesanti, come gli schiaffoni, inferti in mezzo al divertimento dei membri del gruppo.

Coloro che erano intorno hanno fatto finta di non vedere. Solo una ragazza di 27 anni, non ce l’ha fatta a trattenere lo sdegno per l’aggressione verbale che si stava compiendo. Ha avvicinato il gruppetto e ha urlato: «Basta fermatevi! Ma che volete? Perché non ci lasciate in pace?». Per tutta risposta, la giovane ha ricevuto uno spintone, è caduta per terra ed è stata presa a calci. La violenza dei colpi è stata così forte che la ragazza, ora ricoverata in ospedale, rischia di perdere un occhio».

Le associazioni omosessuali napoletano hanno fatto un comunicato congiunto, denunciando l’insicurezza vissuta dai gay in piazza Bellini: «La vera vergogna che denunciamo è la “licenza di aggredire” che viene così indirettamente concessa a chi viola i corpi e la dignità di altri esseri umani e la deriva violenta di false propagande: un “Decreto sicurezza” che non tutela un bel nulla, le istigazioni allo squadrismo violento e la cancellazione dell’omofobia dal novero degli allarmi sociali di questo Paese».

Giorgio Mottola

Fonte: Corriere del Mezzogiorno