Archivio | giugno 24, 2009

La7 taglia Crozza: solo due puntate

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La mia solidarietà a Maurizio Crozza

ROMA, 24 giugno – La7 eccola qua, ritemprata dal vuoto estivo. I grandi network vanno in vacanza, disarmano gli studi dei talk d’informazione e la Cenerentola generalista ci si butta a pesce raccogliendo frutti (il boom ripetuto di Omnibus, il successo dello speciale ballottaggi dell’altra sera al 5 per cento).

Con il vento estivo in poppa la tv della Telecom prova anche ad aprire le finestre sul suo prossimo futuro, sul palinsesto autunnale, pronta a raccontare progetti e buone intenzioni e, perfino, a rivelare che le cose vanno meglio economicamente (le perdite ridotte a un quarto), che la pubblicità non cala a differenza di quanto avviene in Rai e Mediaset (il mercato è sceso del 18 per cento) e che gli ascolti restano al 3,1 per cento sulle 24 ore.

A guastare la festa, però, è Maurizio Crozza, ospite della presentazione, accanto al vicepresidente di Telecom Giovanni Stella e al direttore di rete Lillo Tombolini, gettando ironici dubbi sul suo futuro nella rete. Con l’arma del sorriso, il comico allestisce un minishow, fra battute («basta politica e basta satira, solo veline», «non è vero che Berlusconi e Brunetta non mi vogliono, neanche Maroni mi vuole») e sulle voci che lo davano in rotta con La7. «Non mi hanno cacciato, faccio solo due puntate al posto di dieci», spara.

E in effetti i previsti appuntamenti di Crozza Italia sono stati ridotti a due sole serate speciali, a dicembre. Taglio «quantitativo, ma non qualitativo» legato a motivi di budget è la spiegazione scelta dalla rete. «I format invecchiano, si logorano e arrivano alla fine del loro processo» aggiunge Stella. Così per Crozza (che ribatte «così io sono deteriorato») c’è l’impegno di un nuovo show a primavera («ma non so se lo farò» la butta là il comico che non sembra aver in animo di rompere ma non deve averla presa bene).

Fra i progetti nuovi c’è anche un talk di seconda serata affidato a Luca Barbareschi. (Luca Barbareschi? Quello che nel 2008 è stato eletto deputato nel PDL? Aggià: par condicio… ma non ce n’abbiamo abbastanza, di gente del PDL ad ogni pié sospinto? Anche se ammetto che è assolutamente lodevole il suo impegno per i  bambini vittime di pedofilia. Nde) Non è chiusa l’ipotesi di una trattativa con Enrico Mentana: «Non posso dire che non ci siano stati contatti con lui – ha ammesso Stella -. Ma ci sono ancora strascichi legali, per cui è bene attendere prima di parlare di lavoro. Eventualmente se ne parlerà dopo l’estate».

Del resto, come si diceva, l’informazione (basso costo, buona resa) resta uno dei cardini di La7, con Omnibus e Niente di personale di Antonello Piroso, Exit di Ilaria D’Amico, Otto e mezzo della Gruber (i cui ascolti viaggiano in linea con quelli di Ferrara), con i reportage di Reality, e con l’apertura di una fascia pomeridiana di cronaca (15-18) affidata a Luisella Costamagna, più l’arrivo di un programma economico curato da Myrta Merlino.

C’è, ovviamente, la conferma della Cabello e di Victor Victoria, tornerà Marco Paolini coi suoi onemanshow, torneranno Valerio Massimo Manfredi con dieci puntate di Impero, La gaia scienza, Atlantide, Complotti. Saranno varati Cuork (parodia dei talk sui sentimenti con il gruppo di Colorado cafè) e Universication, format costituito da videoclip e cortometraggi forniti dal network Ustation.

Quanto alla fiction,
si annuncia Non pensarci, serie tratta dal film di Zanasi, prodotta con Sky, verrà avviata la produzione di Calciopoli, docufiction sullo scandalo nel mondo del pallone. Sul calcio, invece, la posizione è netta: «Non siamo interessati ai diritti in chiaro, come gruppo Telecom Italia Media potremmo essere interessati a quelli Iptv per telediffusione via internet» ha spiegato Stella. Quanto al digitale terrestre il multiplex pay è in vendita.

Fonte: il Messaggero

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La mia solidarietà a Maurizio Crozza

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Non posso far finta di niente solo perchè ieri non ho partecipato alla conferenza stampa sul nuovo palinsesto de La7, che vedrà L’Infedele regolarmente in onda da fine settembre. Il ridimensionamento della presenza di Maurizio Crozza, uno dei nostri collaboratori di maggior successo, tutt’altro che logoro dal punto di vista artistico e d’impatto sul pubblico, è un segnale negativo.
So bene quanto sia diffficile il contesto politico e di mercato in cui si trova a lavorare il management de La7, piccola televisione che fa parte di un grande gruppo telefonico, Telecom, per il quale è al tempo stesso fisiologico e essenziale mantenere un rapporto sereno e collaborativo con il governo in carica, qualunque esso sia.
So anche che la satira di Maurizio Crozza, proprio per la sua bravura, ha disturbato potenti sia di destra che di sinistra, producendo le solite proteste di chi conta. Sacrificare il suo spazio pare a me un cedimento – non so valutare quanto “obbligato”- di cui mi rammarico.
Tanto più in un momento di tale stretta governativa su Rai e Mediaset da far risaltare il pluralismo interno e la varietà dell’offerta di La7 non solo come una nicchia (in cui sono felice di lavorare da nove anni) ma come una tv destinata a valorizzare la propria diversità.

Fonte: il blog di Gad Lerner

Malconservati i tessuti per pap-test: analisi inattendibili

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«Sconcertato», si definisce il direttore generale del San Martino, Mauro Barabino. «Sbalordita» è il termine usato dal sostituto procuratore Paola Calleri, nei colloqui con i legali dei medici e tecnici indagati per lo scandalo delle analisi clandestine. Il primo ha appena appreso che un ex «dirigente medico» in pensione usava senza problemi il suo vecchio studio, dentro l’ospedale, per fare esami e svolgere un lavoro che con il servizio sanitario nazionale non c’entrava più nulla. «Ma qualcuno non doveva controllare?» si chiede oggi Barabino, sospirando e trattenendo a fatica espressioni più gravi.

Il pm invece ha sul tavolo le risultanze più fresche delle intercettazioni telefoniche e dei pedinamenti. E adesso c’è la conferma che decine di test privati sono stati svolti «con superficialità e sciatteria», e soprattutto il rischio che il loro esito non fosse del tutto attendibile: alcune provette con i tessuti per pap-test sono state trasportate nel bauletto d’un motorino, altre conservate in frigoriferi “di passaggio”, alla bell’e meglio. Sarebbe ovviamente un errore generare apprensione indiscriminata sull’attendibilità di quegli esami; chi li ha eseguiti era a tutti gli effetti un professionista, sebbene agisse al di fuori delle regole. Tuttavia gli inquirenti sono rimasti senza parole davanti a tanta superficialità.

E a tutto ciò, da poche ore, s’è aggiunto quello che potrebbe diventare un nuovo filone d’indagine: un giro di fatture fasulle per coprire la compravendita sottobanco di materiale sanitario (reagenti soprattutto), in un pozzo che sembra davvero senza fondo.

C’è un po’ di tutto, nella maxi-inchiesta della Procura di Genova che accusa di falso, peculato, corruzione e truffa (ad alcuni è contestata pure l’associazione per delinquere) 37 fra medici e tecnici, oltre ad alcune case di cura: il sospetto è che abbiano fatto svolgere con strutture e materiali pubblici esami in tutto e per tutto privati, con l’unico scopo di guadagnarci.

Fonte: il Secolo XIX

Organi in cambio di soldi: quanti annunci su internet

Fegato, midollo, sangue: sul web fioriscono gli annunci di chi,
per debiti, vende parti del proprio corpo. Nonostante la legge

Organi in cambio di soldi Quanti annunci su internet

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Ecco le storie dall’ultima frontiera della disperazione in Italia
di MARCO MENSURATI e FABIO TONACCI

LO CHIAMANO “Annunci urgenti e speciali”. Sono l’ultima frontiera dell’e-commerce, quella dove la gente vende se stessa, intera o a pezzi. Reni, parti di fegato, midollo. Da quando la crisi è entrata nella fase più critica, centinaia di inserzioni shock hanno riempito le versioni italiane di molti siti specializzati in annunci gratuiti (tra gli altri adoos.it, annunci.net e soloinaffitto.it) costringendo talvolta i gestori a creare una sezione apposita.

Entrandoci, si ha l’impressione di essere in un piccolo girone infernale, quello dei “nuovi disperati”, figli di una classe media in ginocchio, persone che non riescono più a pagare il mutuo della casa o le rate del leasing. Gente finita in mano agli strozzini a forza di comprare a rate. Italiani di mezz’età, uomini e donne, costretti a gesti estremi per non affogare nei debiti. Persone che fino a oggi non si erano mai trovate senza un lavoro, declassate, senza certezze. Basta navigare un po’ e rispondere a qualche annuncio per rendersene conto.

Come se fossero frutto di un linguaggio comune, prodotto di una sorta di marketing della disperazione, le inserzioni si assomigliano tutte. Dati personali, contatti, richiesta economica, e minuscole biografie ricche di espressioni pietose. Sono tutti annunci reali. Nessuno ha voglia di scherzare. “Sono italiano – scrive “Salvolopol” – ho 45 anni, e sono un ex imprenditore. La mia attività è andata male e ho perso tutto già da due anni. In questo periodo la situazione è peggiorata. Per salvare la mia famiglia (moglie e due figli) dalla miseria e dalla disperazione nella quale siamo entrati, offro un mio rene, o anche midollo. Gruppo sanguigno – b rh positivo. In cambio di soldi, prezzo base euro 300.000. Mi dispiace chiedere dei soldi, nella mia vita non gli ho mai dato tanta importanza, ho sempre aiutato tutti come ho potuto. Se qualcuno accoglierà la mia richiesta gli sarò grato per tutta la vita e oltre”.

“Sono un padre che si è indebitato con le banche per aiutare i figli – dice “Italiano58″ – e, ciliegina sulla torta, mia moglie ha dovuto subire un intervento chirurgico al cuore, e quindi non può lavorare per aiutare la famiglia. Le banche mi hanno chiuso la porta. E sono disperato perché sono al collasso economico e se non saldo i miei debiti con le banche mi vedrò portare via la casa. Sono disposto a donare gli organi del mio corpo, rene o fegato”.

C’è chi non ha nulla da offrire ma chiede ugualmente una mano affidandosi a un buon cuore che non esiste. Come Paola da Torino. “Ho 54 anni… è così difficile per me fare questo annuncio per tutto il dolore che mi reca questa situazione… per problemi mi sono dovuta avvicinare agli strozzini… fino ad ora sono riuscita a pagare… ho venduto tutto… le finanziarie non mi hanno aiutato… ho molta paura… chiedo aiuto… posso firmare cambiali o pagare 200/250 euro al mese… ma vi prego fatemi uscire da questo massacro… mi servono 12mila euro… vi prego aiutatemi ho pochi giorni”.

Ma i più vendono organi. Rispondendo a questi annunci si scopre che “i nuovi disperati” hanno fretta di concludere l’affare. Qualcuno, come se si trattasse di vendere un cavallo, garantisce la “qualità” del prodotto, mettendo online carta d’identità, cartelle cliniche e analisi del sangue. Altri raccontano la loro vita “sana” pur di convincere l’acquirente: “Faccio sport da quando ho dieci anni – dice al telefono Roberto, ex imprenditore di Savona, 41 anni, due case a rischio pignoramento e due ex mogli a carico – mi alleno tutti i giorni, non fumo, non bevo e non ho mai avuto malattie gravi. Appena mi vedrai capirai che sono un vero affare. Voglio 120 mila euro per un rene o parte del fegato”.

Per togliersi di torno strozzini o società di recupero crediti, sono disposti anche ad affrontare improbabili viaggi della speranza in Romania o in Bulgaria, dove a quanto pare in alcune cliniche private si effettuano espianti di organi saltando tutti quei passaggi burocratici e quei controlli che rendono l’operazione impossibile in Italia. “Un mio amico l’ha fatto qualche mese fa – dice telefonicamente Radu, un giovane romeno che da 5 anni vive in Puglia – Ha guadagnato 65mila euro in un colpo solo. Sta benissimo, è tornato a vivere in Romania, ha risolto i suoi problemi e ha salvato la vita di un uomo italiano. Ora lo vuole fare anche mia sorella, perché vuole mettere su casa in Italia. Chiede 65 mila euro…”.

L’impressione è che in pochi sappiano cosa stiano facendo. E soprattutto che nessuno si renda conto che il trapianto mercenario, si chiama così, oltre a essere una pratica illegale nel nostro paese (è vietato persino anche solo ospitare l’annuncio e fare da intermediario) è anche di difficile realizzazione. “Questi signori – spiega il dottor Renzo Pretagostini, coordinatore dell’Organizzazione Centro Sud Trapianti – sono talmente disperati da non rendersi conto dell’enormità del loro intento. Offrire midollo è completamente inutile, le possibilità che ci siano compatibilità tra donatore e ricevente sono veramente remote. Per quanto riguarda la donazione di organi in cambio di soldi, in Italia è impossibile. La legge prevede che la donazione di organi avvenga in maniera assolutamente disinteressata e per questo predispone un sistema di controllo invulnerabile, che prevede tra l’altro dei test psicologici da superare e l’ultima parola è lasciata a un magistrato. Tuttavia – dice Pretagostini – il fenomeno della vendita di organi da parte di italiani è una novità, sicuramente in aumento e le ragioni vanno ricercate nelle difficoltà dovute alla crisi”.

E anche nella richiesta di donazioni: in Italia si fanno circa 1900 trapianti all’anno, ma i donatori sono un migliaio e l’offerta risulta ancora insufficiente.
L’unica possibilità è andare all’estero. In quel caso il trapianto mercenario si può fare, anche se i rischi si moltiplicano. Ma nel girone degli “annunci urgenti” i rischi sono calcolati. Ernesto P., casertano, vende un rene. Ha 36 anni, geometra, due famiglie da mantenere e un’azienda fallita alle spalle. All’acquirente spiega senza remore: “Lo so che è pericoloso. E so anche che è illegale, ma non mi importa. So che ci sono alcune cliniche private a Bucarest dove queste operazioni le fanno bene, andiamo lì. Oppure andiamo dove volete voi, basta che facciamo quest’affare. Quei soldi mi servono per non perdere la casa”.

Negli anni Novanta, dimostrando che spesso la malavita ha una percezione della realtà più precisa delle istituzioni, Saverio Morabito, il primo pentito di ‘Ndrangheta a Milano aveva previsto qualcosa del genere: “Il business del futuro è il traffico di organi, bastano una clinica e un paio di medici, e da una sola persona puoi espiantare un sacco di organi. Il lato interessante della cosa è che ad avere bisogno di organi spesso è gente con un sacco di soldi, pronta a spendere qualunque cifra pur di tornare a una vita normale con un nuovo organo”. Tornare a una vita normale. La stessa speranza dei nuovi dannati, disposti a vendersi un pezzo di fegato pur di trovare una via d’uscita.

Fonte: la Repubblica

Il giudice ordina ai bimbi: “Giocate. Ma in silenzio”

Pavia – «Rumori molesti». Come l’antifurto che ti trapana le orecchie in piena notte o la suocera che ti martella i timpani in pieno giorno.

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Peccato che – nella storia che stiamo per raccontarvi – i «rumori molesti» siano rappresentati da ciò che (almeno in teoria) dovrebbe trasmettere solo gioia, allegria, buonumore: le voci dei bimbi mentre giocano. Nello specifico ci riferiamo a quei piccoli col grembiulino che ridono, rincorrendosi nel giardino dell’asilo. Una scena festosamente identica in ogni parte del mondo, dall’Africa alla Groenlandia. Insomma, se si dovesse scegliere un’immagine per immortalare la società dei sentimenti globalizzati, quella foto fisserebbe dei bambini che fanno il girotondo e cantano canzoncine attorno alla maestra.

C’è però un angolo del pianeta dove gli inquilini di un palazzo, confinante con il cortile di un asilo, sostengono che i bambini giocherelloni provocano «intollerabili schiamazzi». Quell’esercito di baby-birba va zittito a ogni costo, hanno urlato i dirimpettai del nido «Gavina» in via Montebello a Stradella, in provincia di Pavia. «Esasperati» dall’«incredibile baccano» proveniente dalla zona adiacente gli scivoli e le altalene, i signori del condominio hanno denunciato l’asilo, chiedendo a gran voce di abbassare i decibel della contentezza infantile.

Il giudice li avrà subito mandati a quel paese, penserete voi. E invece no. Gli ha dato ragione. Così, da oggi, le maestre del «Gavina» saranno costrette a far giocare in giardino non più di due classi alla volta. Il motivo? Evitare che i vicini vengano disturbati dalla «intemperanze vocali» emesse dalle boccucce dei frugoli. Sembra una barzelletta, ma è tutto vero.

La vicenda comincia qualche mese fa, con la stampa locale che registra in una breve di cronaca l’inizio di un «singolare contenzioso» tra i condomini di un palazzo e i responsabili dell’asilo «fracassone». Il «Gavina» non è un «nido» qualsiasi, ma una vera istituzione a Stradella: è infatti il più vecchio del paese avendo aperto 135 anni fa come orfanotrofio e attualmente ospita bambini dai 3 mesi ai 5 anni. La questione, in breve tempo, divide l’opinione pubblica: «I bambini hanno diritto di giocare liberamente…»; «Sì, ma senza rompere le scatole al prossimo…».

In mezzo ai contendenti, il giudice di pace chiamato a decidere sulla «chiusura dell’asilo» (addirittura!) o sull’«installazione di pannelli fonoassorbenti» (come se nel cortile dell’asilo, invece di un Nutella party, dovesse svolgersi un rave party…). Come direbbe Arrigo Sacchi: «Il caso è ostico, ma anche agnostico». Così, come in ogni processo che si rispetti, scatta la perizia. Un tecnico, incaricato dalla magistratura, piomba nel giardinetto dell’asilo e, armato di microfono e registratore, comincia a rilevare il livello acustico della protesta tra quel diavoletto di Mirco e quella peste di Francesco: «Il pallone è mio. Ridammelooooo!!!!»; «No, è mio. Vatteneeeee!!!!». Totale decibel raggiunto: qualcuno in più del normale. Il rapporto «audiometrico» finisce subito sul tavolo del giudice che, mettendo le mani a imbuto ai lati della bocca, comunica al direttore dell’asilo: «I tuoi bambini fanno troppo casinoooo!!!!». Pronta la replica, possibilmente a voce bassa: «Non abbiamo fondi disponibili per i pannelli fonoassorbenti – spiega il responsabile dell’asilo -. Abbiamo optato per la turnazione in cortile invitando i bambini a giocare in “silenzio”. Però, senza voler entrare nel merito della decisione del giudice, una cosa vorrei dirla…». Prego. «Questo asilo è qui da quasi un secolo e mezzo. I signori che hanno preso la casa di fronte a noi, sapevano benissimo di trovarsi dinanzi a un nido d’infanzia con tutto ciò che comporta. Se sono allergici alle voci dei bambini, potevano andare ad abitare altrove…».

Fonte: il Giornale

Famiglia Cristiana a Berlusconi: «C’è un limite alla decenza»

A tutto c’è un limite e «quel limite di decenza», nelle vicende private di Berlusconi, «è stato superato», secondo “Famiglia cristiana”. «Non basta la legittimazione del voto popolare o la pretesa del “buon governo” per giustificare qualsiasi comportamento, perché con Dio non è possibile stabilire un “lodo”, tanto meno chiedergli l'”immunità morale”», afferma il direttore del settimanale cattolico, don Antonio Sciortino, nelle risposte alle domande dei lettori. «La morale è uguale per tutti: più alta è la responsabilità, più si ha il dovere del buon esempio. E della coerenza, che è ancora una virtù, e dà credibilità alle persone e alle loro azioni».

«Chi ha l’onore e l’onere di servire il Paese (senza servirsene), per di più con una larga maggioranza, quale mai si era vista nella storia della Repubblica – prosegue il settimanale dei Paolini – è doveroso che si dedichi a questo importante compito senza “distrazioni”, che un capo di Governo non può permettersi». Non solo: «A maggior ragione oggi, che il Paese è alle prese con una delle più gravi crisi economiche (ma anche morali) che abbia mai affrontato, con moltissime famiglie sulla soglia della povertà, lavoratori senza più occupazione e giovani precari a vita, senza futuro e speranza. Che esempio si dà alle giovani generazioni con comportamenti “gaudenti e libertini”, o se inculchiamo loro i valori del successo, dei soldi, del potere: traguardi da raggiungere a ogni costo, anche tramite scorciatoie e strade poco limpide?. Oggi, per “Famiglia cristiana”, il Paese più che di polveroni e distrazioni, necessita di maggiore sobrietà, coerenza e rispetto delle regole. E, soprattutto, chiarezza. Non solo a parole, ma concretamente, con i fatti.
La Chiesa, da parte sua, «non può abdicare alla sua missione e ignorare l’emergenza morale nella vita pubblica del Paese. Nessuno pensi di allettarla con promesse o ricattarla con minacce perché non intervenga e taccia. I cristiani (come dimostrano le lettere dei nostri lettori) sono frastornati e amareggiati da questo clima di decadimento morale dell`Italia, attendono dalla Chiesa una valutazione etica meno “disincantata”. Non si può far finta che non stia succedendo nulla, o ignorare il disagio di fasce sempre più ampie della popolazione, e dei cristiani in particolare». Don Sciortino si augura che «quanto prima», da una «politica da camera da letto» si passi alla vera politica delle «camere del Parlamento», «restituite alla loro dignità e funzioni. Prima che la fiducia dei cittadini verso le istituzioni prenda una via senza ritorno».

Fonte: il Sole 24ore

Ad Ancona la tratta degli esseri umani

Blitz dei Ros, indagati 30 persone per lo sfruttamento di ragazze nigeriane

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ANCONAI carabinieri del Ros stanno eseguendo, in Italia, in Nigeria e in altri paesi europei, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa su richiesta della procura distrettuale antimafia di Ancona, nei confronti di 30 indagati per associazione a delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Al centro delle indagini un’organizzazione transnazionale, di matrice prevalentemente nigeriana, dedita allo sfruttamento di connazionali. Le ragazze venivano fatte arrivare illegalmente in Italia e poi ridotte in schiavitù con il ricorso a violenza, riti esoterici e minacce ai familiari nel paese di origine; inoltre, venivano sottoposte a interventi per l’interruzione di gravidanza.

I carabinieri stanno eseguendo anche un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa su richiesta della procura della Repubblica di Roma, a carico di quattro medici, due italiani e due nigeriani, referenti dell’organizzazione nella Capitale. I particolari dell’operazione saranno resi noti nel corso della conferenza stampa che si terrà, al comando legione carabinieri Marche, alle ore 10.30.

Fonte: la Stampa

Ecco perché l’emergenza rifiuti in Sicilia non è affatto risolta

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Non è per niente rientrato, in Sicilia, l’allarme rifiuti. Se per un verso le cataste di immondizia sono momentaneamente scomparse dal centro di Palermo, per l’altro è andato aggravandosi lo stato di dissesto del sistema di raccolta e smaltimento a livello regionale. L’emergenza potrebbe pertanto tornare a colpire in modo ancora più virulento. Se a fine mese i lavoratori non saranno puntualmente pagati, gli scioperi finiranno di nuovo per mandare in tilt il servizio e la spazzatura tornerà ad accumularsi per strada in pochi giorni. Questo vale per l’Amia, l’azienda di proprietà del Comune di Palermo che gestisce la raccolta nel capoluogo di regione, ma vale anche per buona parte dei 27 Ato (Ambiti territoriali ottimali) preposti alla gestione dei rifiuti nell’Isola.

La questione dei fondi del Governo
Il neopresidente dell’Azienda per l’igiene ambientale di Palermo, Gaetano Lo Cicero, ha accettato l’incarico nelle scorse settimane a condizione che il Comune-azionista gli garantisca gli stipendi di giugno. Ma l’Amia è un malato grave. Il sindaco di Palermo, Diego Cammarata, ha chiesto al Governo nazionale un assegno di cento milioni di euro per far fronte all’emergenza e finora da Roma non è arrivato nemmeno un cenno di risposta. Cammarata dunque rischia di restare con il cerino in mano. L’Amia ha già ricevuto dal Comune, sotto forma di aumento di capitale, un’iniezione da 80 milioni di euro (di cui 50 già versati) che il Comune ha a sua volta ottenuto dal Governo nel dicembre 2008. Come possa lo stesso Governo rimettere mano al portafogli dopo avere sborsato un importo del genere appena sei mesi fa non è per niente chiaro né scontato. La Lega di Bossi potrebbe opporsi a un provvedimento del genere. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, non fa certo salti di gioia al pensiero di dover trovare altri soldi per giunta in assenza di un piano di ristrutturazione dell’Amia che elimini le fonti di perdita.
Non parliamo poi delle difficoltà che Lo Cicero sta avendo per chiudere e approvare il bilancio al 31 dicembre 2008. Per la Procura di Palermo i conti dell’Amia sono falsi e non da ora. Il magistrato che ha in corso l’inchiesta e ha indagato i vecchi amministratori dell’Amia ha drizzato le antenne per capire dove sta andando a parare il nuovo consiglio d’amministrazione. E questo complica il lavoro di Lo Cicero, perché nel bilancio della società “ballano” svariate decine di milioni di euro.
Insomma, la situazione resta grave nonostante il sindaco di Palermo continui a confidare nell’amicizia di Silvio Berlusconi e in un tempestivo intervento del presidente del Consiglio che salvi dal tracollo la giunta di centro-destra.

Tutta l’isola invasa dalla spazzatura
L’emergenza, però, come dicevamo, va ben oltre Palermo. Dalla città è già arrivata ai Comuni limitrofi e ha cominciato a contagiare altre province della Sicilia. Alle porte di Palermo la situazione è al limite dell’ordine pubblico. Tant’è che la Regione è pronta a erogare crediti ai Comuni travolti dall’emergenza, sotto forma di anticipazioni di cassa sui trasferimenti futuri. Un modo per evitare che la situazione sociale degeneri. Bagheria da oltre una settimana è invasa dalla spazzatura per il dissesto del Coinres. Il consorzio che riunisce ventidue Comuni del palermitano come Villabate, Ficarazzi e Bagheria è una fabbrica di debiti. Ma anche a Enna il livello della spazzatura è in aumento. E corre un rischio analogo Messina: la città peloritana, dal primo luglio, non potrà più trasferire i rifiuti nella discarica di Mazzarrà Sant’Andrea, prossima alla saturazione. Il problema è che Messina, come del resto Palermo e diverse altre zone della Sicilia, non è ancora attrezzata per la raccolta differenziata. Se ne comincia a parlare solo ora. A Palermo sta per essere varato solo oggi un progetto pilota limitatamente a una zona del centro. E senza raccolta differenziata non c’è discarica che basti.

Gli Ato, il pomo della discordia
Insomma, soldi non ce ne sono più, le discariche sono piene e la legge impedisce di costruirne di nuove, le gare per i termovalorizzatori rischiano di andare deserte (le offerte scadono il 30 di questo mese e non s’è ancora presentato nessuno), la maggior parte degli Ato siciliani è in stato fallimentare, l’Agenzia regionale per i rifiuti e le acque li commissaria per evitare il peggio. Se non è emergenza questa…
Per di più l’assemblea regionale non ha ancora approvato il disegno di riforma degli Ato. E’ su questo che è vacillata la coesione della maggioranza di centro-destra.
Il pomo della discordia è stata una proposta di legge del 2007 che avrebbe dovuto ridurre a dieci il numero degli Ato rifiuti per abbatterne costi e sprechi ed evitarne il collasso finanziario. Nel 2008, dopo l’elezione di Raffaele Lombardo a presidente, erano già pronti i decreti attuativi della legge. Ma il vecchio sistema di potere formato da Pdl e Udc ha opposto resistenza. A questo punto Lombardo è stato costretto a ritirare la vecchia legge e a elaborare un nuovo disegno di riordino del settore. Il provvedimento è stato discusso dalla commissione Territorio e ambiente della Regione. Ma la sua approvazione non sarebbe potuta avvenire senza i voti decisivi del Partito democratico. Pdl e Udc hanno infatti abbandonato i lavori della commissione, lasciando solo il presidente della Regione e il suo partito: l’Mpa. Il sistema degli Ato è infatti una formidabile macchina clientelare che garantisce posti agli amici in 27 consigli d’amministrazione, assunzioni a go-go nelle società di gestione del servizio, margini di manovra nella scelta dei fornitori su scala sia locale che nazionale e un controllo del territorio che torna utile in campagna elettorale. Su questa vicenda ha cominciato a sfaldarsi la stessa maggioranza che aveva sostenuto la candidatura di Lombardo a Governatore della Sicilia. Nello stesso tempo è stata decisa la chiusura dell’Agenzia regionale per i rifiuti e le acque e il trasferimento delle sue competenze, entro il 2010, a un nuovo dipartimento della Regione. Provvedimento che taglierebbe le ali al cuffariano presidente dell’Arra, Felice Crosta.
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Fonte: il Sole 24ore