Giudici a cena col premier e Alfano. Bufera su due membri della Consulta

Sono membri del collegio che dovrà giudicare la costituzionalità del “Lodo”
Mazzella: è un mio amico, invito chi voglio. L’Idv: dimissioni

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Giudici a cena col premier e Alfano Bufera su due membri della Consulta

ROMA – Il 6 ottobre dovranno cominciare a decidere sulla costituzionalità del lodo Alfano, ma nel frattempo vanno a cena, “privatamente” a sentire il padrone di casa, con l’autore e insieme destinatario del medesimo scudo anti-processi. Seduti allo stesso tavolo due giudizi della Consulta, Luigi Mazzella (l’ospite) e Paolo Maria Napolitano, Berlusconi, il Guardasigilli Angelino Alfano, il sottosegretario Gianni Letta, i presidenti delle commissioni Affari costituzionali della Camera Donato Bruno e del Senato Carlo Vizzini. Per parlare anche di una bozza di riforma costituzionale della giustizia, scritta dallo stesso Mazzella, che separa le carriere, sostituisce i pm con gli “avvocati dello Stato”, cambia il Csm e la Consulta.

LEGGI SULL’ESPRESSO

Lo rivela L’Espresso e scoppia il pandemonio. Antonio Di Pietro è drastico: “Ci sono due giudici della Corte che fanno i “consigliori” del principe e si mettono al suo servizio per dargli le migliori indicazioni per fare leggi che gli facciano mantenere l’impunità”. Ancora: “C’è una grave incompatibilità e un conflitto d’interessi. La Corte non si pronunci sul lodo Alfano fino a quando i due giudici non si saranno dimessi”.

Tutta l’Idv è con lui. Ecco l’ex pm Luigi De Magistris: “È l’ennesima confusione tra interessi istituzionali o interessi privati. Non è opportuno che alcuni giudici banchettino con il principale interessato di una così importante decisione”. Rincara la dose il senatore Luigi Li Gotti: “Berlusconi ha messo in grave imbarazzo due componenti della Corte pregiudicandone la terzietà”. A destra la musica è tutt’altra e la cena, che si è svolta a maggio in via Cortina d’Ampezzo, non scandalizza. Per il capogruppo Pdl al Senato Gaetano Quagliariello le accuse dell’Idv sono “ridicole” e si risolvono “in una pressione obliqua e indebita sulla Consulta”.

Il responsabile giustizia del Pdl Niccolò Ghedini non vede nella cena “nulla di strano perché i giudici non vivono sul monte Athos ed è normale che frequentino le alte cariche. Se passasse il principio, Napolitano non dovrebbe più incontrare Berlusconi se deve firmare una legge importante, o il presidente della Corte dei conti o della Cassazione se devono prendere decisioni contabili, penali o civili. Spero che il Quirinale intervenga perché questa è un’aggressione alla Corte”.

La Consulta è in subbuglio. Giusto nel giorno in cui il presidente Francesco Amirante rende noto, dopo aver firmato la convocazione d’udienza, che la discussione sul lodo Alfano partirà il 6 ottobre, relatore il tributarista Franco Gallo (nominato nel 2004 dall’ex presidente Ciampi). La cena è oggetto di riservati capannelli mentre gli alti giudici incontrano dei colleghi russi. Nessun commento, neppure degli ex della Corte. Ma, off the records, prevale lo sconcerto per un incontro che ne pregiudica l’imparzialità in un momento delicatissimo. Napolitano tace. E Mazzella definisce Berlusconi “un vecchio amico” (fu suo ministro della Funzione pubblica nel 2003) e s’infuria.

Scrive all’Espresso e con l’Ansa rivendica il diritto di cenare con chi gli pare: “Stiamo scherzando? Allora dovrei astenermi da tutti i lavori della Corte. A cena invito chi voglio. A casa mia vengono tutti, dall’estrema sinistra alla destra, sono amico personale di Bertinotti e di tante altre persone che vivono nel mondo della politica”.

Ma non è scorretto che chi deve decidere sul lodo Alfano vada a cena con lo stesso Alfano e con Berlusconi? Replica secca: “Non credo che io, da individuo privato, debba dar conto delle cene che faccio”. Neppure se in ballo c’è una decisione delicata? “In casa mia invito chi voglio e parlo di quello che voglio”.

Fonte: la Repubblica

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Personalmente trovo che sia insensato obbligare chicchessia a scordarsi degli amici fintanto che ricopre incarichi istituzionali… peccato che tutta quest’aria complottista, a proposito o meno, sia dovuta proprio a come la vita politica è stata trattata negli ultimi (mica troppo…) tempi. Quello che manca è l’etica di fondo.

D’altra parte, se era una cena così innocente, che bisogno c’è di trincerarsi dietro un secco “faccio quello che voglio” (ma che hanno tutti, il delirio di onnipotenza?), tanto lo sappiamo benissimo che una bustarella o un favore non passano necessariamente da un incontro privato…

Che poi: ci fosse stato anche, chessò, D’Alema, a quella cena: voi vi sentireste più rassicurati? Io no. Starei tranquilla solo se fossero stati presenti (degli attuali parlamentari)… diciamo Di Pietro e De Magistris… ma ovviamente sono solo opinioni… elena

3 risposte a “Giudici a cena col premier e Alfano. Bufera su due membri della Consulta”

  1. tita de stalis dice :

    E’ lecito e normale solo quello che fa la sinistra o meglio ancora Di Pietro ed i suoi amici.Perciò non ci si deve meravigliare di certe reazioni. Ormai siamo al “ridicolo” e non vale la pena di pensarci su, il bene e tutto da una parte, il male tutto dall’altra. Leggano ogni tanto il Vangelo, Cristo ha detto : chi è senza peccato scagli la prima pietra !
    Tutti lasciarono cadere il sasso e si allontanarono !
    Possibile che nessuno voglia fermarsi e fare un esamino di coscienza ?

  2. tita de stalis dice :

    penso ci sia poco da moderare, è peccato parlar chiaro ?

  3. solleviamoci dice :

    Sì, ma ha detto anche: “se la tua mano ti dà scandalo, tagliatela”… e se uno non è capace di vedersi la sua pagliuzza, allora è bene che qualcun altro gliela mostri (senza cadere nel peccato di superbia, sia chiaro!), perché nel Confiteor si confessano ANCHE I PECCATI DI OMISSIONE…
    Quanto alle altre critiche generiche – copè sul fatto che sarebbe lecito solo quello che fa la sinistra e/o Di Pietro, la ritengo infondata, per quel che riguarda me. Se te lo spulci per benino, ti accorgi che ce n’è per tutti… quando a mio avviso se le meritano.
    Poi, se proprio non vuoi sentire critiche a destra, ascoltati i TG…
    E se la tua critica è dovuta al fatto che ho scritto che sarei stata più tranquilla se ci fosse stato Di Pietro, rassicurati: non in quanto rappresentante dell’IdV, ma in quanto magistrato che non guarda in faccia alcuno. Perché, anche se ti può dispiacere, Di Pietro ha iniziato la sua carriera, quella sotto le luci dei riflettori, con un’inchiesta sul PSI (noto partito di destra? Be’, certo non troppo a sinistra, dai tempi di Craxi, te ne dò atto) e non è, non è mai stato, di sinistra. In un’Italia normale sarebbe… vediamo… direi un liberale.
    D’altronde, ho parlato di mancanza di etica…

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