La tragedia di Viareggio

APOCALISSE A VIAREGGIO/ IL CORAGGIO

Muore per proteggere la sorellina
Si lancia nel vuoto col figlio e lo salva

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Momenti per decidere cosa fare, attimi di panico da vincere, cari da salvare. Storie simbolo di umano coraggio nel momento del bisogno. Come il padre che salta dal tetto di casa con il figlioletto in braccio salvandogli la vita o il giovane nordafricano di 16 anni che muore asfissiato per soccorrere la sorellina di due

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Viareggio (Ansa)

Viareggio, 30 giugno 2009 Nell’immensa tragedia di Viareggio, che ha visto pagare un altissimo tributo proprio dai piu’ piccoli, alcune storie resteranno come simbolo di coraggio e senso umano. Come il padre che salta dal tetto di casa con il figlioletto in braccio salvandogli la vita o il giovane nordafricano di 16 anni che muore asfissiato per tentare di proteggere dal fumo la sorellina di due. Un bimbo carbonizzato nell’auto della mamma dove era stato adagiato mentre lei tentava di trarre in salvo gli altri fratellini rimasti in casa e un nonno che davanti al cadavere del nipote grida ai soccorritori ‘fatemelo vedere’.

PADRE CORAGGIOSO – Un giovane papa’ ha abbracciato il figlioletto di 8 anni e si e’ lanciato nel vuoto da una tettoia alta alcuni metri per sfuggire alle fiamme. Il bimbo e’ rimasto quasi illeso tranne un taglio alla testa, il padre e’ stato operato d’urgenza all’ospedale della Versilia per un trauma toracico occorsogli proprio per proteggere il bambino nel volo dall’alto.

MUORE A 16 ANNI PER SALVARE SORELLINA – Aveva 16 anni ed e’ morto nell’esplosione dopo aver provato a salvare la sorellina di 2 anni, svenendo e poi morendo asfissiato nella sua abitazione. Hamza, giovanissimo nordafricano, e’ stato riconosciuto dalla sorella piu’ grande, 20 anni, grazie a una catenina. Non ce l’ha fatta a scappare in tempo dalla casa come gli altri, che sono rimasti ustionati, anche in modo grave, compresa la sorellina di Hamza. Almeno lui ha un’identita’ tra le salme radunate nell’obitorio. I suoi parenti ed amici possono piangerlo, ricordare il suo amore per Viareggio, la citta’ che ha adottato la sua famiglia di immigrati dal Nord Africa, il suo mare e la grande passione per il calcio.

A 4 ANNI CARBONIZZATO IN AUTO – In obitorio e’ stata composta anche la salma di un bambino di 4 anni, che le fiamme hanno imprigionato mortalmente dentro l’auto dei genitori. La vettura, parcheggiata davanti ad uno degli edifici distrutti, e’ coperta dalle macerie: qualcuno vi ha appoggiato sopra un telo bianco e una bandiera dell’Italia.

BAMBINO GRAVE, MUOIONO MAMMA E FRATELLINO – Gravi le condizioni di un altro bimbo di 8 anni, con forti ustioni al volto, ricoverato anche lui nell’ospedale Versilia. Nello scoppio ha perso un fratellino e la madre che era stata inizialmente trasferita all’ospedale di Pisa; il padre e’ ricoverato in gravi condizioni nello stesso ospedale.

BIMBA USTIONATA – Sono gravissime le condizioni di una bimba straniera di quasi 4 anni rimasta ustionata. Trasferita d’urgenza in elicottero a Roma dopo un primo ricovero al pronto soccorso dell’ospedale della Versilia e’ stata operata.

IL DRAMMA CON IMMAGINI CHOC CORRE SUL WEB – Utilizzando telefoni cellulari, macchine fotografiche digitali, mini-telecamere, il popolo del web sta raccontano e documentando in tempo reale l’incidente ferroviario che ha provocato una forte esplosione a Viareggio. Sul sito internet di YouTube sono visibili le immagini. Diversi i video pubblicati: ‘’Ho visto una donna gridare aiuto avvolta dalle fiamme’’, dice una ragazza; ‘’E’ veramente un inferno’’, commenta direttamente dal cellulare in video-ripresa un altro ragazzo che parla di una persona deceduta ‘arsa viva’ e di un’altra, un pachistano, che sarebbe riuscita a salvarsi. ‘Andiamo via, andiamo via’, grida un’altro.

Fonte: Quotidiano.net

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APOCALISSE A VIAREGGIO / IL RACCONTO

I macchinisti scampati alla tragedia:
“Era l’inferno, siamo vivi per miracolo”

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Intanto i sindacati delle Ferrovie proclamano per oggi un’ora di sciopero (dalle 11 alle 12) di tutto il traffico ferroviario

Roma, 1 luglio 2009Mentre i sindacati delle Ferrovie proclamano per oggi un’ora di sciopero (dalle 11 alle 12) di tutto il traffico ferroviario, parlano i macchinisti scampati alla tragedia.

“Abbiamo visto l’inferno, davvero non c’è altra parola per descriverlo. Il gpl che era fuoriuscito dalla prima delle quattordici cisterne si è incendiato in un istante, e ha acceso il cielo in un’immensa vampata arancione. E poco dopo la seconda esplosione, ancora più forte, quelle fiamme altissime, lingue di fuoco, come in un film di guerra, e un calore pazzesco. Eppure siamo vivi. Un miracolo, siamo miracolati”. Lo ripetono in un’intervista a ‘il Giornalè, i macchinisti spezzini alla guida del carro-merci deragliato nella stazione di Viareggio, scappati dal treno “per metterci al sicuro e avvertire qualcuno”.

“Eravamo appena entrati in stazione, a Viareggio, il treno viaggiava a 90 chilometri orari, sotto il limite che è di cento, tutto stava filando liscio quando all’improvviso… – ricordano i due macchinisti – Prima un colpo secco, come se si trattasse di uno strattone fortissimo. Uno sguardo dal finestrino e uno dei carri cisterna era letteralmente fuori allineamento. Abbiamo tirato il freno d’emergenza e – raccontano – Niente da fare. Lo stridio dei freni è stato coperto dal fracasso del convoglio che deragliava e non teneva più la strada. Non sapevamo più cosa diavolo fare. Ci siamo affacciati e abbiamo visto una cisterna che si è messa di traverso e si è tirata dietro l’altro vagone, il locomotore è rimasto sui binari, ma si è staccato dal resto del treno e dopo un pò di metri ci siamo fermati, sotto un cavalcavia».

“Abbiamo capito che una cisterna doveva essersi rotta perchè il gpl ha invaso anche la nostra cabina quando ancora stavamo spegnendo il motore», proseguono i macchinisti. Prima di scappare dal treno «ci siamo preoccupati di prendere la valigetta con i documenti di carico e siamo saltati giù. I primi vagoni erano deragliati e piegati sul fianco, quelli di coda del convoglio invece erano ancora in piedi. Una situazione di altissimo pericolo». Poi «abbiamo guardato ma intorno al treno, per quanto ricordiamo, grazie a Dio non c’era nessuno. Ci siamo allontanati camminando sulla massicciata che nel fratempo era già stata coperta dal gas semiliquido, siamo riusciti ad attraversare i binari arrivando al muro di cinta, lo abbiamo scavalcato e, mentre cercavamo di dare l’allarme a un centro di soccorso, è iniziato l’inferno»

fonte: Quotidiano.net

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Sicurezza, il libro nero: tre anni di incidenti Ecco i treni più a rischio

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Viareggio – Tre anni sui binari dell’imprevisto. Motrici deragliate, vagoni di traverso, disastri sfiorati. In un dossier dettagliato elaborato dai macchinisti preposti al trasporto merci su rotaia, l’analisi spietata dei sinistri sconosciuti alla cronache e delle tratte più a rischio. La casistica abbraccia tutta una serie di «inconvenienti» capitati in ogni regione d’Italia. L’elenco è senza fine, e non tiene conto degli sforzi comunque imponenti fatti dalle Ferrovie dello Stato in materia di sicurezza nei trasporti. Nell’elaborato i macchinisti si limitano a far parlare i fatti, riportando gli episodi noti e meno noti. Sindacalisti dei macchinisti tracciano comunque un bilancio pesante. Solo per stare all’ultimo mese, e solo in Toscana, di sinistri se ne contano tre: uno a Prato, uno a San Rossore e l’ultimo, quello di ieri, alla stazione di Viareggio. Tutti, o quasi, riconducibili al cedimento strutturale di un carrello. Si parte con l’episodio del 30 gennaio di quest’anno sulla linea Treviso-Portogruaro, vicino Ponte di Piave, nel quale rimangono feriti due operai a causa di uno scontro fra un carrello e una macchina operatrice ferma sul binario. Illesi, per una coincidenza fortunata, altri sei operai. Principio d’incendio, invece, su un treno merci che percorre la tratta Torino-Milano il 20 febbraio. Nessun ferito. Il 5 marzo a Surbo, in provincia di Lecce, un addetto alle pulizie delle carrozze, che si trovava in una zona poco illuminata, è travolto da un locomotore: finisce ricoverato con parecchi acciacchi e ustioni di terzo grado. Pochi giorni dopo, il 16 marzo, il locomotore di un treno merci che trasportava sostanze pericolose prende fuoco nella galleria San Martino tra le stazioni di Genova Brignole e Sturla, provocando la chiusura della circolazione tra Genova e Sestri Levante.

Il dossier prosegue col caso del 19 maggio 2009, quando alla stazione di Sesto Calende (Varese) tre persone rimangono ferite per il deragliamento di un treno merci. Quattro anni prima, nei pressi della stessa stazione, un altro merci aveva subito la stessa sorte per colpa dell’ultimo convoglio uscito dai binari. Disastro sfiorato sul binario solo una settimana dopo, questa volta sulla tratta Torino-Cuneo-Ventimiglia-Nizza. Tanta paura, ma nessun ferito: i sospetti cadono sull’eccessivo carico dei vagoni. Il 25 maggio è interrotta la linea Cuneo-Ventimiglia-Nizza per un deragliamento. Il 6 giugno, sulla linea Genova-Pisa, un carro in composizione a un treno merci va fuori strada rompendo le traverse di cemento per circa 5 chilometri. Il vagone, in piena curva, spacca uno scambio finendo contro un palo della linea elettrica. Il 22 giugno tocca alla tratta Firenze-Bologna, quando due carri di un merci deragliano. Nessuno finisce all’ospedale. Lo stesso giorno, a Prato, due carri di un treno-merci, uno dei quali trasportava una cisterna di acido fluoridrico, deragliano mentre sulla linea opposta sopraggiunge un Intercity regionale, urtato senza conseguenze per i passeggeri. Il 5 marzo del 2008, a Bondeno, provincia di Ferrara, un camion che trasportava biscotti tenta di attraversare un passaggio a livello all’ultimo istante. Un altro carro-merci lo travolge. Il 28 giugno del 2008 ne deraglia un altro a Padova tra la stazione e la zona industriale. I binari cedono sotto il peso del convoglio con la complicità del caldo eccessivo. Il 15 giugno del 2007, a Macomer, in Sardegna, un vagone con sostanze pericolose si scontra con un treno merci. Muore una giovane turista canadese assieme ad altre due persone. Nel novembre dello stesso anno la stazione ferroviaria di Taranto rimane chiusa per il deragliamento di un merci che trasportava due cisterne di propilene, infiammabile. Il 3 maggio precedente, a Cosenza, ancora un altro caso. Deraglia un treno merci che trancia le rotaie dopo aver rotto i freni del locomotore. Il 16 maggio, muore un operaio salernitano, travolto da un treno in corsa. Stessa sorte per un altro operaio il 25 novembre dello stesso anno, a Monterotondo. Il 13 dicembre sulla linea del Brennero si scontrano due treni merci. Muoiono due macchinisti. Il 7 gennaio del 2005, infine, una delle date più atroci della storia dell’incidentistica ferroviaria: un merci si scontra con un regionale a Crevalcore. È una strage. I morti sono diciassette, i feriti più di sessanta. E non passa la paura.

Fonte: il Giornale

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Viareggio, ora i colpevoli. Il Pm, «Trenitalia responsabile di ciò che circola sulla rete»

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Moretti risponda della politica dei tagli. Chieste le dimissioni dei vertici aziendali

«Disastro ferroviario, omicidio colposo plurimo e incendio colposo», sono le ipotesi di reato del fascicolo (per ora contro ignoti) aperto dalla Procura di Lucca. Per il Procuratore generale Beniamino Deidda «questo incidente non è frutto del caso ma di precise azioni od omissioni che saranno attentamente vagliate. Tutto ciò che circola sulla rete ferroviaria italiana – precisa il magistrato – deve essere a norma, e Trenitalia ne è responsabile»

Un incidente gravissimo, con morti e feriti, dopo una lunga serie di rotture ed incidenti dalle conseguenze fortuitamente meno gravi, non può rimanere senza colpevoli, senza responsabili, senza che chi è chiamato a dirigere ne risponda in prima persona.

La rottura degli assi di un carro merci, cosa che gli addetti ai lavori definisco incidente “tipico” e che si ripete, non può causare una strage, non può avvenire e può essere evitato con i dovuti controlli. Gli incidenti delle scorse settimane dovevano essere un campanello dall’allarme, così come le denunce degli Rls, dei ferrovieri e dei sindacati, preoccupati dalla frequenza di incidenti e rotture. Secondo Guglielmo Epifani quanto accaduto a Viareggio «darebbero ragione ai tanti allarmi lanciati in questi mesi dai sindacati, su cui l’azienda aveva reagito sbagliando, perché nelle Ferrovie c’è un uso di materiali troppo vecchi». Per l’Assemblea Nazionale dei Ferrovieri le Fs hanno sottovalutato i rischi elevatissimi connessi alla rottura di un carrello. Ma le Fs hanno fatto di più, hanno licenziato chi – come Dante De Angelis, macchinista e Rls – ha chiesto più controlli sulla manutenzione, chi ha chiesto di indagare sulle rotture dei treni Etr.

Ma torniamo all’incidente e alle sue responsabilità. Secondo l’amministratore delegato delle Ferrovie, Mauro Moretti, che percepisce uno stipendio di 1 milione di euro annui, «le ferrovie italiane sono le più sicure d’Europa» e il carrello che si è rotto è di proprietà austriaca, quindi le Fs non c’entrano nulla. Ma chi doveva controllare il carrello? Secondo la Sarpom, proprietaria del Gpl contenuto nei carri merci, il controllo finale è affidato a Fs Logistica, nota società del Gruppo Fs. Cosa logica perché altrimenti dovremmo pensare che «le ferrovie più sicure d’Europa» fanno viaggiare sulle loro strade ferrate, con locomotori targati Trenitalia e che attraversano il suolo italico, treni merci con vagoni carichi di qualsiasi cosa e controllati chissà dove e chissà come. Il controllo sulla sicurezza spetta al Gruppo Fs. Non ci si venga a dire, come fa oggi Vincenzo Soprano a.d. di Trenitalia, che il prezzo del “libero mercato” e della libera circolazione di merci può essere una “libera insicurezza”. Ma la verità è che in Italia il settore merci lo vorrebbero smantellare, così si inizia a mandare in pensione i macchinisti e i ferrovieri, a tagliare dove si può tagliare, in primis controlli e manutenzione, finché non si arriva alla strage e al relativo scaricabarile di responsabilità. Mauro Moretti e tutta la dirigenza non possono nascondersi dietro a norme europee, carri merci che non sono del Gruppo Fs e cose del genere. Moretti dovrebbe rispondere della politica di tagli selvaggi operati in questi anni, che troppo bene conoscono i pendolari.

E proprio pendolari e consumatori hanno chiesto con forza le dimissioni di Moretti. Codacons chiede di sospendere la licenza al gruppo Fs e di sciogliere immediatamente i vertici della società. Il governo e le Ferrovie, sottolineano Adusbef e Federconsumatori, «hanno scommesso tutto sull’alta velocità», ma i nodi vengono sempre al pettine. «Sia sul versante del trasporto dei pendolari sia su quello del trasporto merci – spiegano le due associazioni – c’è una spaventosa sottovalutazione dei problemi riguardanti qualità, sicurezza e obsolescenza dei materiali». Anche il Pdci chiede «le dimissioni dei vertici dell’azienda, come premessa indispensabile per assumere un impegno immediato che preveda forti investimenti in sicurezza al fine di tutelare lavoratori e cittadini e riportare la qualità del servizio a livelli accettabili».

Oggi sui morti di Viareggio tutti invocano controlli, manutenzione, sicurezza, ancora parole vuote, tardive, fuori tempo massimo, mentre c’era tutto il tempo per evitare, prevenire, ascoltare prima chi aveva lanciato gli allarmi e le preoccupazioni. Chi oggi chiede maggiora sicurezza nel trasporto viaggiatori cosa ne pensa dell’introduzione, dal 14 giugno, di un solo macchinista alla guida dei treni? Sì le ferrovie italiane “erano” le più sicure d’Europa proprio grazie alla presenza di due macchinisti, quando si è pensato che ne poteva bastare uno (la sperimentazione è iniziata da anni) ci sono stati gli incidenti. Si è passati da una prevenzione e sicurezza assoluta ad una sicurezza probabilistica, nella quale sicurezza e risparmi sono diventate variabili da incrociare. E così si piangono i morti.

Alessandra Valentini per la Rinascita

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Il carrello aveva un difetto
Ecco le foto in esclusiva

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In gergo tecnico si chiama “cretto”: è un’incrinatura nel metallo dovuta a un difetto di fusione o all’usura. Aveva un cretto, rilevabile con un normale controllo a ultrasuoni, il primo asse del treno deragliato a Viareggio. Il sito online del Secolo XIX è in grado di documentarlo con una serie esclusiva di foto scattate all’interno della zona dell’incidente. Nella prima foto qui sotto si vede la ruota destra anteriore del primo carrello del primo carro. Al centro si nota che l’assile (ossia l’asse che unisce le due ruote) è troncato di netto. Sulla parte sinistra della rottura si vede una irregolarità nell’acciaio: ecco il cretto che avrebbe causato la spaccatura e quindi il deragliamento.

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Nella seconda foto vediamo la boccola, ossia il pezzo su cui il carrello poggia tramite sospensioni a molla. Normalmente è posizionata all’esterno delle ruote. Al centro è rimasto il troncone terminale dell’assile (l’asse delle ruote), che presenta la stessa irregolarità vista sopra: in pratica, i due pezzi fotografati in queste foto combacerebbero perfettamente. L’ipotesi è che l’estremità destra dell’assile, all’esterno della ruota, si sia spaccata a causa di un difetto di fabbricazione o di un’usura non diagnosticata. L’assile aveva superato alcuni mesi fa il controllo agli ultrasuoni eseguito, per conto dell’americana Gatx, nelle officine private della Cima Riparazioni spa di Bozzolo (Mantova).

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Nella terza foto si vedono le prime due ruote del primo carrello del primo carro merci: la parte di assile fra le due ruote è rimasta integra.

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Intervistato in tv, l’ad di Fs Mauro Moretti ha parlato di «fessurazioni». «Vuol dire – ha spiegato – iniziare da una piccola fessura interna al materiale che per sollecitazioni di lavoro si allarga sempre più fino a far sì che la superficie resistente viene a ridursi e a essere impossibilitata a resistere agli sforzi che deve trasmettere. Questo è quello che è successo ieri».

Moretti ha precisato che «non sappiamo in quanto tempo è iniziata una fessurazione che poi si è allargata e ha collassato cioè si è spezzata, così – ha concluso – è deragliato il primo carro che si è trascinato dietro altri cinque carri che si sono ribaltati mentre i rimanenti nove e il locomotore sono rimaste sui binari».

Fonte: il Secolo XIX

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In un paese civile, dove non ci si limita a cianciare di meritocrazia ma la si applica, dove l’assunzione di responsabilità nel proprio ruolo riguarda tutti, a partire dai vertici, la sicurezza ed il benessere dei cittadini viene prima di tutto il resto. Soprattutto prima degli interessi degli amichetti.

In un paese civile prima di pensare ad opere faraoniche che serviranno a pochi si mette in sicurezza l’esistente.

In un paese civile il direttore di un settore statale – quali le FFSS –  che non svolge i suoi compiti si dimetterebbe senza aspettare che qualcuno glielo suggerisca… e quel qualcuno gli chiederebbe conto delle sue responsabilità.

Questa disgrazia molto probabilmente sarebbe successa anche sotto un governo di centrosinistra. Anzi sicuramente, perché non mi sembra si possa dire che il ministro dei trasporti precedente stesse privilegiando i trasporti di merci e pendolari.

Purtroppo, etica e buonsenso non hanno colore… non ce l’hanno proprio, perché sembrano difettare in par misura ad entrambi gli schieramenti. Ed i pochi che si oppongono, quelli sono la cassandra, la vittima sacrificale di tutti – centrodestra e centrosinistra. Peccato che gli elettori non se ne ricordino quando vanno a votare… elena

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