Archivio | luglio 2, 2009

Gaza: ultim’ora (per oggi)

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E’ tornato attivo il sito del Free Gaza movement. Questo è l’ultimo comunicato stampa:

Press Release – Thursday 2nd July 2009

Action Alert: Protests in front of Israeli embassies tomorrow

London, 2 July, (ECESG) – The European campaign to end the siege on
Gaza (ECESG) called today for international human rights organizations
and lobbying groups to organize large protests in front of Israeli
embassies across Europe in solidarity with activists of Freegaza
Movement. Activists onboard of the humanitarian boat were kidnapped by
Israeli naval forces while they were sailing in a peaceful mission to
end the siege.

The call aims at creating factual movements on the ground to release
“the spirit of humanity” activists. Additionally, head of ECESG, Dr.
Arafat Madi contacted EU officials and MPs to urge on moving to
release the activists immediately.

British B

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Si tratta di un invito perché le organizzazioni umanitarie europee manifestino di fronte alle ambasciate ed ai consolati israeliani la loro solidarietà agli attivisti rapiti e tuttora tenuti prigionieri dagli israeliani.

Se organizzate qualcosa e fate dei video, mandatemi i link che li passo alla rete… grazie.

Il previsto pezzo di Vik dovrebbe uscire su il Manifesto – intanto vi ripropongo quest’intervista:

Foggia, cronista nel mirino

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Un attentato incendiario ha distrutto nella notte l’automobile del giornalista freelance pugliese Gianni Lannes, direttore del giornale online ‘Terra nostra’ e collaboratore de l’Unità. Lo rende noto la stessa testata web ‘Terra nostra’. Secondo quanto riporta, l’attentato sarebbe avvenuto ad Orta Nova, nel Foggiano, 45 minuti dopo la mezzanotte, a seguito di «una minaccia di morte di stampo mafioso, armi in pugno». Lannes, spiega il giornale online, è un «freelance investigativo specializzato in traffico di esseri umani, armi e rifiuti pericolosi, attualmente impegnato in una delicata inchiesta, e che si batte da anni per la legalità e la giustizia, contro tutte le mafie».

Fonte: l’Unità

Mossa concordata con Berlusconi e il Colle ora teme un’escalation

Il retroscena. La Corte divisa tra sostenitori di Mazzella
e chi vede in pericolo l’imparzialità delle decisioni

Mossa concordata con Berlusconi e il Colle ora teme un'escalation

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ROMA Una lettera autorizzata “dall’alto”, direttamente da Berlusconi. Nel tono, nei contenuti, nei singoli riferimenti. Quando Mazzella irrompe nel pomeriggio e turba la Corte, lo fa avendo ottenuto il pieno placet del premier, preoccupato di una tempesta che rischia di ripercuotersi sul lodo Alfano, la legge ad personam che più gli sta a cuore e che può modificare, se bocciata, il corso della sua vita politica. Tant’è che al ministro Vito raccomanda di mettere in chiaro un dettaglio finora trascurato: la cena ha preceduto il giorno in cui è stata fissata la prima udienza sul lodo.
Berlusconi sa che quella di Mazzella è una buccia di banana su cui può scivolare lo scudo blocca processi. Perché, per l’imparzialità della Corte, Mazzella e Napolitano potrebbero essere costretti a farsi da parte. E dunque, quando si arriverà a decidere sulla costituzionalità del lodo, due voti potenzialmente favorevoli a Berlusconi verrebbero meno. La preoccupazione del Quirinale e l’agitazione alla Consulta lo confermano: il caso Mazzella non può essere messo in sordina senza una conseguenza, perché ciò appannerebbe l’imparzialità della più alta magistratura.

Ufficialmente, è un “no comment” quello che arriva dal Colle dopo l’appello di Di Pietro. Per il principio di non ingerenza che regola i rapporti tra il Quirinale e il palazzo di fronte dove ha sede la Corte, da Napolitano non può arrivare al presidente Francesco Amirante alcun invito esplicito a risolvere il caso. Ma del pari è forte un’altra considerazione che suona come un consiglio: ogni organo ha, al suo interno, i meccanismi per affrontare una questione delicata come quella di una cena che turba ed altera un equilibrio istituzionale. Quindi anche alla Corte potrebbe prevalere il principio che un giudice non imparziale deve farsi da parte. Napolitano lavora per lenire le tensioni, ieri ha parlato a lungo con i presidenti del Senato Schifani e della Camera Fini raccomandandogli di evitare strappi soprattutto sulle intercettazioni. Ma sulla Consulta ogni passo dev’essere felpato.

Proprio come il clima che si vive alla Consulta dove questa settimana è bianca. Niente sedute. Ma tra i giudici si registra “forte preoccupazione” per quello che viene definito “un momento molto difficile”. I quindici sono divisi, chi sponsorizza la linea Mazzella (“A casa mia invito chi voglio”), chi ne è “profondamente sconcertato”. Prevale una considerazione: la cena forse sarebbe stata meno grave se non ci fosse stato di mezzo il lodo Alfano. Per i giudici delle leggi non esiste il principio dell’astensione obbligatoria proprio perché giudicano leggi, quindi oggetti astratti, ma il lodo in quanto legge ad personam, in quanto scudo di cui beneficia processualmente il solo Berlusconi, identifica il premier come il protagonista unico di una decisione. Sulla quale non sono ammesse ombre di sorta. Il presidente Amirante si è chiuso nel riserbo, ma da lui può arrivare una moral suasion verso Mazzella nel convincerlo a fare il passo indietro.

Fonte: la Repubblica

Il mobbing in una grande azienda non costituisce reato

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Subire mobbing all’interno di una grande azienda esclude la condanna penale del datore. Unica strada praticabile per ottenere giustizia resta quella dell’azione civile per ottenere il risarcimento del danno. Il paradosso «della non punibilità» – seppure sono accertati «sistematici comportamenti ostili, umilianti e lesivi della dignità personale» – è dovuto al fatto che nel nostro ordinamento non esiste la specifica figura del reato di mobbing.

Gli unici casi in cui la condotta vessatoria del datore di lavoro verso il dipendente può determinarne la responsabilità penale con la conseguente applicazione della pena sono quelli in cui tale comportamento integri gli estremi di altre fattispecie: l’abuso dei mezzi di correzione o i maltrattamenti in famiglia (stigmatizzati rispettivamente dagli articoli 571 e 572 del Codice penale). Entrambi i reati prevedono una relazione diretta tra “vittima e carnefice” identificata da rapporti quali quello tra maestro d’arte e apprendista o tra congiunti, connotati cioè dall’essere il sottoposto sotto la piena influenza di chi lo vessa. Ecco perché la Cassazione esclude – con la sentenza n. 26594 depositata il 26 giugno, pubblicata sul sito di Guida al Diritto – che nell’ambito di una grande azienda si possa realizzare quella pressante relazione di tipo «para-familiare» che integra i presupposti del reato di maltrattamenti a cui – in assenza della specifica figura di reato – è stato per giurisprudenza costante assimilato il mobbing.

La Cassazione, quindi, nella situazione specifica, avendo escluso l’esistenza di una «stretta relazione personale continuativa, caratterizzata da sistematicità tra datore e lavoratore subordinato» non ha potuto fare altro che negare la possibilità di ottenere una condanna per maltrattamenti. La sentenza che lascia dell’amaro in bocca è figlia della lacuna normativa che esiste in Italia. Infatti, il nostro Paese non ha ottemperato alla delibera del Consiglio d’Europa del 2000 che vincola tutti gli Stati membri a dotarsi di una normativa penale ad hoc facendo sì che l’Italia – dopo quasi un decennio – non risulta ancora in linea con gli altri ordinamenti europei dove il mobbing è un reato a sé stante.

Fonte: il Sole 24ore

Digitale terrestre, tutti i problemi tecnici del digitale nel Lazio

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È il momento dei nipoti. Sono loro che assistono nonne e nonni nel passaggio al digitale collegando e sintonizzando decoder in vecchi televisori.
I più autorevoli tra i nipoti li convincono anche a cambiare televisore, prenderne uno più “moderno” e più grande, dove vista e udito sono facilitati. L’opera dei nipoti è spesso messa a dura prova dal segnale del digitale terrestre. Dal 16 giugno nel Lazio, Rai Due e Rete 4 sono visibili solo in digitale eppure sono ancora presenti problemi di sintonizzazione e le gradite visite si moltiplicano. Fatto sta che nel Lazio le due reti sono state entrambe abbandonate da un milione duecentomila persone, che ne avevano seguito la programmazione nei quindici giorni precedenti il passaggio al digitale e non l’hanno più fatto nei quindici giorni successivi. Tale drastica riduzione di spettatori più che all’attrazione dei nuovi canali digitali sembra dovuta proprio alla difficoltà di ritrovare le due reti generaliste nel mondo digitale; con relativo calo dei loro ascolti.

Il seguito su il Sole 24ore

Record negativo per i conti pubblici il rapporto deficit/pil sale al 9,3%

Il rapporto, registrato nel primo trimestre 2009, è il dato più negativo dal 1999 Calano le entrate e crescono le uscite. Saldo primario a -22 milioni

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Record negativo per i conti pubblici il rapporto deficit/pil sale al 9,3%

ROMA – Conti pubblici in profondo rosso. Nel primo trimestre 2009 il rapporto tra deficit e pil è salito al 9,3%. Un dato che è il più negativo almeno dal 1999, anno in cui è cominciata la serie statistica dell’Istat. Vale la pena di ricordare che nel primo trimestre 2008 il rapporto era stato del 5,7%. Secondo l’Istat, nei primi tre mesi dell’anno, l’indebitamento delle amministrazioni pubbliche ha raggiunto 34 miliardi di euro. Nel primo trimestre del 2008 aveva invece raggiunto i 21,8 miliardi di euro.

L’Istat ricorda che il dato diffuso oggi sull’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche è conforme alle regole di contabilità europea (Sistema europeo dei conti nazionali e regionali) ma “differisce dalla stima annuale calcolata ai fini della notifica dei parametri di Maastricht”. La differenza tra i due metodi di calcolo riguarda il trattamento delle operazioni di swap (lo scambio di flussi di cassa tra due controparti). Il dato odierno, infatti, cozza contro quel 3% fissato dagli accordi di Maastricht e ancora di più con il 2011, scadenza fissata dalla Ue perché il rapporto defici/pil torni in pareggio.

Da ricordare anche che tradizionalmente il primo trimestre dell’anno è quello in cui si registra il rapporto più alto tra deficit e pil, che poi nel corso dell’anno viene corretto con le decisioni di politica economica.

Entrate e uscite.
Nel primo trimestre 2009 le uscite totali sono aumentate in termini tendenziali del 4,6%. Il loro valore in rapporto al pil è stato pari al 49,2% (era al 45,6% nel corrispondente trimestre del 2008). Per quanto riguarda le entrate sono diminuite in termini tendenziali del 2,8%. Il loro valore in rapporto al pil è stato pari al 39,9% (era al 39,8% nel corrispondente trimestre del 2008).

Saldo primario. L’indebitamento al netto degli interessi passivi è risultato negativo e pari a 16,865 miliardi di euro (era -3,133 miliardi nello stesso periodo dell’anno scorso), con un’incidenza negativa sul pil del 4,6% (era -0,8% nei primi tre mesi del 2008). Il saldo corrente (ovvero il risparmio) è stato negativo e pari a 21,977 miliardi, contro il valore negativo di 11,257 miliardi dello stesso periodo del 2008, con un’incidenza negativa sul pil del 6% (era -3% nei primi tre mesi del 2008.

Le reazioni. “Il ministro Tremonti continua a dire che la situazione è ‘perfettamente gestibile’, ma noi siamo davvero preoccupati – attacca Marina Sereni, vicepresidente dei deputati Pd – .La crisi è sotto gli occhi di tutti, ma soprattutto nelle tasche degli italiani che perdono il lavoro o hanno difficoltà con le loro imprese. Il governo se ne occupi e, di fronte a dati sempre più allarmanti non continui a scrollare le spalle”.

Fonte: la Repubblica

Agente lesbica al Gay Pride Il questore la vuole licenziare

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Ha dichiarato di essere lesbica, ha denunciato le discriminazioni subite e ha sfilato al recente Gay Pride di Genova e ora il questore di Padova vuole il suo licenziamento: la vicenda viene raccontata in un articolo che sarà pubblicato domani sul settimanale L’Espresso, che racconta il «calvario» di Luana Zanaga (39 anni, di Rovigo) che dopo avere rivelato lo scorso ottobre la propria omosessualità sarebbe stata «processata da una commissione di disciplina», che avrebbe proposto di «punirla con una sospensione dal servizio fino a sei mesi», e che ora «forse, non farà nemmeno in tempo a scontare quella sanzione, perché è stata avviata la pratica della sua destituzione dalla polizia del questore di Padova, Luigi Savina».

Secondo L’Espresso, «nei fatti si tratta di un licenziamento», anche se il questore «nega che nel provvedimento si parli di licenziamento, ma non dice quale punizione intende infliggere all’agente Zanaga».

Sempre secondo L’Espresso, nella lettera che la donna ha ricevuto «è scritto espressamente» che la si ritiene «pericolosa»: alla fine dello scorso maggio, la poliziotta aveva rilasciato allo stesso settimanale «dichiarazioni senza autorizzazione» in cui «diceva di vivere in un ambiente omofobico, di aver subito il mobbing e di essere stata sottoposta a vessazioni, come successe anni fa, quando la costrinsero ad andare dal medico per attestarne l’idoneità visto che era omosessuale».

Il settimanale prosegue spiegando che «per il capo della questura di Padova queste accuse sono fortemente denigratorie e portano discredito alla polizia»; a fine maggio, dopo le prime dichiarazioni, all’agente arrivò anche «la solidarietà del presidente della Camera, Gianfranco Fini».

Fonte: il Secolo XIX

Eccovi il Pacchetto Sicurezza: perchè parlarne male?

piedi e sabbia

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L’Aula del Senato ha definitivamente approvato il ddl sulla sicurezza, da oggi legge dello Stato: si dà il via alla tranquilla e ordinata Estate Italiana, ordinatamente Mediterranea.

Sia chiaro, a prescindere dal voto, la mano a far passare questa legge, l´hanno data tutte e tutti, anche la cosiddetta opposizione di sinistra e ci hanno lutamente mangiato sulle disgrazie altrui, Chiesa compresa, da secoli: inutile presagire dolore, il dolore c´è e profondo, magari poco cristiano.

Da tempo immemorabile,
facciamo passare quello che farebbe schifo anche alle bestie, senza ribellione alcuna come se succedesse tutto altrove, da dove siamo.

Ho trascorso l´intera giornata con un amico di 25 anni, Nur, afghano. Lo conosco grazie a mia figlia e a certe sue frequentazioni, dal 2004, quando era arrivato in Italia, oggi è un rifugiato politico e chiederà la cittadinanza tra un anno, a questo accogliente Paese.

Ha ripercorso oggi la sua storia, tra l´Afghanistan, l´Iran, la Turchia, la Grecia e poi quì: lo voleva fare. E´ solo da quando aveva 10 anni, ha attraversato montagne e deserti, mari e fiumi, carceri e torture, lavori di tutti i tipi e oggi non ce l´ha. Ricorda solo la mano di suo padre, morto ammazzato, ci appoggiò, su quel catafalco di fango, il viso: aveva 4 anni. Fu poi lo sterminio di tutta la famiglia, rivendicazioni tribali, talebane, disumane… la madre non la ricorda, venne data in sposa di nuovo, non poteva vivere sola ma rammenta il suo burka.

Potrei raccontarvi anche la storia di Fatma, una curda, vi basti sapere che perse il suo primo figlio a quasi 9 mesi per la fatica di far mangiare 12 persone, e lavare e stirare, su e giù per tre piani tenendo stretti la sera in un pugno del pane e nell´altro delle olive, quante ne entrano a mano serrata.

E ancora Marcelline, dalla Guinea che finalmente l´ha avuto il coraggio di dirmi la paura della maledizione per chi non invia denaro al proprio Paese, anche se c’è arrivata qui con un diploma e un permesso attestato e infiocchettato dalle suore francesi del suo paese. Anche lei disoccupata, l´albergo romano ha meno turisti quest’anno e a nulla sono valse le  “visite” alla Regione Lazio, le promesse, le attese, i chilometri a piedi dalle stazioni alle case dove sollevare dagli affanni le nostre famiglie.

Campeggiava ieri  sullo schermo dell’Aula di Ortopedia alla Sapienza, il 1 luglio 2009, la scritta Tutto succede Altrove, forse un rigo di una poesia, mi è rimasto impresso. E’ stato un pomeriggio di alluvione romano con studenti professori e autori, pubblico quasi inesistente per Mediterranea, Festival Intercontinentale della Letteratura e delle Arti che presentava Cittadina Poesia, laboratorio di interpretazione del testo, poesia civile in quello che oggi viene chiamato reading  e Altrove, perchè gli ovini stiano al loro posto, mica siamo caprette saltellanti.

E allora sappiamo tutto di tutti, attraverso la maledizione della comunicazione in diretta, che ci trafigge il cuore e stimola i sensi senza fare un passo. Quattro ore per tornare da Roma a Capranica, 50 chilometri,  i treni si fermano se piove a Roma… già è tanto che non prendano fuoco. Non prende più fuoco neanche la nostra indignazione sul disservizio totale di ciò che è primario, la casa, la scuola, la sanità, il lavoro… Ci intrattengono i decoder.

Continua e continua il mio racconto se volete, da tante parti del mondo, non c’è da volare, da fotografare, da riportare… si può trovare tutto quello che manca all’informazione, dove siamo, senza spostarci neanche di pochi metri. Stanno sopra e sotto le nostre abitazioni, fuori e dentro a farci paura, a seminare terrorismo e disgrazie, rapine e violenze. Ditemi  infine a che servirebbero queste “testimonianze”: a non far ri-sollevare il morale, a portare storie  forti o lacrimevoli?  Beh allora vi dico, che non piangono loro, sono come noi, lo fanno a tratti e anche se conoscono il “dolore” come tante e tanti nel mondo,  ridono anche e a volte sguaiatamente, fanno sesso, mangiano e dormono, quando possono.  Avranno sempre meno ragioni per farlo domani, loro, ma credetemi  anche noi, che non solo non ci riconosciamo nell’altro ma neanche vogliamo più  conoscere noi stessi, tanto siamo altrove, fuori dall’essere umani, malgrado l’amore per l’etnico…

“Perchè parlarne male perchè parlarne?”
Doriana Goracci

Fonte: Reset Italia

Grazie a Doriana che ci permette di diffonderlo. elena

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4 luglio: costruiamo la nostra indipendenza

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Vola solo chi osa farlo

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“Vola solo chi osa farlo”; a tracciarle sul foglio, queste poche parole, è Luis Sepùlveda, scrittore e giornalista cileno che in Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare narra di Fortunata, una gabbiana che, incapace di volare, impara a farlo – e quindi a vivere la sua quotidianità liberamente – grazie all’aiuto di una comunità di gatti e di un uomo, un poeta.

Riuscire a volare, solcando il cielo, oppure passare tutta la propria vita sul balcone di Amburgo su cui è nata: è, questo, il bivio che trova davanti a sè Fortunata; e la biografia di chi questa storia l’ha scritta racconta un altro bivio, quello che milioni di donne e uomini hanno dovuto affrontare, in qualche momento della propria vita, nel corso della storia umana: alzare la testa e reclamare dignità, democrazia, cittadinanza, oppure accettare l’imposizione e abbassare il capo.

Sepùlveda, infatti, vive su di sè l’orrore di una delle tante dittature che hanno caratterizzato il sud America, quella di Pinochet; arrestato più volte – e torturato – per la sua opposizione, poi costretto all’esilio, fugge dall’aereo con il quale lo stanno portando in Svezia per cercare i suoi amici, in giro per l’America latina, e continuare, con loro, a sognare. “Sogniamo – scrive – che un altro mondo è possibile e realizzeremo quest’altro mondo possibile.

Dignità, sogno, comunità: sono, queste parole, quelle che vogliamo portare in strada sabato prossimo, il 4 luglio, quando daremo vita a un’altra grande manifestazione contro la nuova base statunitense al Dal Molin. Dignità, perché non possiamo accettare l’imposizione di questo progetto che ci degrada da cittadini – quali vogliamo essere – a sudditi che dovrebbero subire qualunque cosa per una non meglio specificata “ragion di stato” che sarebbe più importante della volontà collettiva di gran parte della comunità locale. Sogno, perché nell’opporci a questo progetto vogliamo anche dare il nostro piccolo contributo nell’abbozzare quest’altro mondo possibile dove guerra e autoritarismo non abbiano più cittadinanza. Comunità, perché un altro mondo possibile non può che essere costruito insieme, così come l’opposizione alla nuova base militare non può che essere praticata attraverso forme e strumenti collettivi.

Sabato vogliamo imparare a volare; ed è per questo che abbiamo fissato, il 4 luglio, la nostra giornata dell’indipendenza. Che significa essere liberi dall’oppressione delle servitù militari, ma anche da governi che costruiscono le proprie relazioni con le comunità sull’arroganza e sull’esclusione. Liberi di vivere e costruire la propria quotidianità, i propri quartieri, la propria città.

Sappiamo che sarà una giornata importante; sappiamo – e lo abbiamo letto sui giornali – che il governo utilizzerà i propri strumenti per difendere la propria imposizione, come fanno tutti i governi del mondo quando una comunità rifiuta un diktat illegittimo e illegale. Ma sappiamo anche quel che vogliamo; conosciamo i lineamenti dei nostri volti e di quanti, in questo percorso, ci sono al fianco: volti che, come scrive Sepùlveda, non mentono mai e sono “l’unica cartina che segna tutti i territori in cui abbiamo vissuto”. I nostri occhi raccontano la forza e la determinazione di una convinzione collettiva, quella di essere responsabili di dover restituire questo nostro territorio nelle migliori condizioni possibili a coloro che ce lo hanno prestato, le generazioni che verranno; ma anche di dar loro un mondo in cui non debbano sentire l’odore della guerra e subire la rabbia dell’imposizione.

Ecco perché sabato prossimo volare significa liberare il Dal Molin. E se dei gatti e un poeta sono riusciti a insegnare a volare a una gabbianella, una comunità di donne e uomini, pur con tutta la ricchezza delle diversità che porta in se, saprà trovare il modo di spiccare il volo per costruire, mattone dopo mattone, l’altra città che in tanti mesi di mobilitazione abbiamo immaginato.

“Vola solo chi osa farlo”. E noi, l’abbiamo sempre detto, vogliamo seguire il suggerimento di don Gallo: osare la speranza.

Per info e adesioni: 4luglio@nodalmolin.it

Fonte: NO DAL MOLIN


Spirit of Humanity e Gaza: aggiornamenti

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Oggi mi è impossibile collegarmi con il sito del Free Gaza Movement – non sappiamo bene cosa stia succedendo, visto che anche a New York hanno gli stessi problemi  – quindi riporto notizie prese qua e là. Innanzitutto vi segnalo un link alternativo: http://alertnet.org/thenews/newsdesk/L1271412.htm

Poi la mail ricevuta stamani:

“One of Cynthia’s friend received a phone call from Ramle prison. The incarcerated prisoners are calling themselves “Free Gaza 21” even though Huwaida and Lubna have been released. Below is Cynthia’s statement;

We were in international waters on a boat delivering humanitarian aid to people in Gaza when the Israeli Navy ships surrounded us and illegally threatened us, dismantled our navigation equipment, boarded and confiscated the ship.

All of us on board were then taken off the ship and into custody, and brought into Israel and imprisoned. Immigration officials in Israel said they did not want to keep us, but we remain imprisoned. State Department and White House officials have not effected our release or taken a strong public stance to condemn the illegal actions of the Israeli Navy of enforcing a blockade of humanitarian assistance to the Palestinians of Gaza, a blockade that has been condemned by President Obama.”

Qui le parole del premio nobel per la pace Mairead Maguire dal carcere in Israele (in inglese).

Più tardi è giunta la notizia, sempre via mail, che stanno tutti bene – i 19 ancora in mano israeliana: il video relativo è qui e se avete una connessione lenta o non riuscite a vederlo, ciccate su ON DEMAND anziché su ON-AIR; se ancora avete problemi (e sapete un po’ di inglese…) usate la chat a destra, se c’è Don siete a posto (esperienza personale).

Se riuscite ad organizzare iniziative di solidarietà con il Free Gaza, mandateci i link, foto, video e quant’altro che li facciamo inserire nel sito sopra indicato. Negli USA stanno protestando alle ambasciate.

Non stupisce poi che i media nostrani online tacciano… ne parlano il Forum Palestina, il Pane e le Rose e qualche blog. Punto. Se mi è sfuggito qualcosa, sono ben felice di fare ammenda.

InfoPal informa che…

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Orda di coloni, appoggiata dalle forze di occupazione, invade la moschea di al-Aqsa

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Gerusalemme – Infopal. Un gruppo di ebrei estremisti, formato da 30-40 tra uomini e donne, ieri hanno invaso la moschea al-Aqsa.

Secondo i testimoni oculari, l’invasione è avvenuta dal lato della porta dei Magrebini, controllata dalle forze di occupazione israeliane dal giugno del 1967. Si tratta di una delle porte della moschea al-Aqsa.

Le guardie della moschea al-Aqsa hanno riferito che il gruppo di estremisti ha girato tutta la Spianata delle Moschee.
Decine di poliziotti israeliani hanno garantito la sicurezza della banda di estremisti ed hanno impedito ai guardiani e ai musulmani in preghiera di avvicinarsi agli ebrei durante la loro passeggiata provocatorio dentro la moschea.

Sempre di InfoPal una serie di articoli sulla manipolazione dell’informazione in Italia, mentre il Forum Palestina dà qualche notizia che in Italia i media preferiscono ignorare.

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Forum Palestina informa che anche quest’anno, dal 17 luglio al 17 agosto, avrà luogo il Campeggio di Solidarietà con la Palestina – a Viareggio (tutte le informazioni utili ciccando sul link ad inizio capoverso).

Il pane e le rose

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Il Pane e le Rose aggiorna sulle punizioni inflitte a Sa’adat, segretario Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) imprigionato ad Asquelan, mentre il mondo arabo protesta e manifesta in solidarietà (la fonte è sempre il Pane e le Rose).

Termino per ora con i video delle manifestazioni organizzate negli USA, davanti alle ambasciate israeliane, contro il comportamento tenuto dalla marina israeliana con la Spirit of Humanity.

Vik non ha ancora pubblicato il suo ultimo pezzo per il Manifesto, ma il suo sito vale comunque una visita… ed una riflessione.

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restiamo umani di vittorio arrigoni