Archivio | luglio 3, 2009

ESSERE – Invito alla crescita personale

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Indovinate chi è (per la serie: ‘Non tutti crescono’)

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“Conosci te stesso” era scritto all’entrata del tempio di Apollo a Delfi. E’ l’invito che rimbalza vivace senza trovare risposta fino ai nostri tempi, domanda spesso dimenticata, trascurata ma sempre viva e potente

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“Sono immenso, contengo moltitudini, mi contraddico” scrive Walt Whitman, tracciando in un solo verso il manifesto di quella spinta umanistica che vivificherà, anche dopo di lui, la psicologia. Poeta e scrittore americano dell’800, di lontana origine olandese, Whitman è un cantore della libertà; pone l’essere umano al centro della sua indagine e della sua poesia e così facendo offre una delle più belle tracce di lavoro sull’eterna questione messa in gioco dalle filosofie di tutti i tempi.

C’è chi arriva a porsi la domanda “Chi sono io?” per curiosità, chi per l’ambiente culturale in cui cresce e chi per disperazione, quando rimane l’unica cosa in grado di risollevare e riorientare lo sguardo dopo una delusione, dopo la scoperta di non essere eterni e onnipotenti oppure di non poter basarsi sulla pubblicità in tv per fare progetti per la propria vita.

Quello che oggi in psicologia si chiama “crescita personale” è semplicemente questo, affrontare la domanda “chi sono io?” con l’obiettivo di portarla – aperta – sempre con sé, senza affrettarsi a dare risposte facili e sicure, destinate immancabilmente a rivelarsi incomplete e insoddisfacenti. Non è facile rispondere perché ricchi, molteplici e in continua evoluzione siamo, e in questo Whitman, da buon introspettivo, come tutti i poeti, ha visto giusto. Come fare allora per rispondere all’appello della vita che molti sentono, prima o poi, di mettere in viaggio – metaforicamente parlando – alla ricerca di sé?

La prima cosa, ed è ancora la filosofia greca a dare il “la”, è quella di riconoscere di non sapere ancora chi siamo – “sapere è sapere di non sapere” dice Socrate –  e di mettersi in ascolto pazientemente, umilmente quasi, mettendo da parte tutte le idee preconcette che abbiamo di noi stessi, quello che vorremmo essere, quello che gli altri vorrebbero che fossimo, quello che pensiamo di essere e quello che gli altri pensano che siamo, per aprirci invece a una pacata osservazione di cosa siamo effettivamente, momento per momento.

E’ una ricerca lunga, è un puzzle pluridimensionale quello che dobbiamo costruire raccogliendo frammenti di sensazioni, emozioni, pensieri, desideri, aneliti, valori, ideali sino a comporre un’immagine rappresentativa di questa complessità, in cui non esiste nulla che sia bello o brutto, giusto o sbagliato, ma in cui con occhio imparziale, dobbiamo imparare a riconoscere tutte le diverse sfumature che fanno parte di quel mondo intero che chiamiamo “io”. Un mondo che si rivelerà difficile da descrivere, proprio come un pianeta come il nostro, come la Terra, è difficile da raccontare e ci vogliono interi atlanti, con diverse tipologie di mappe per poter dare un’idea della sua complessità.

Non ci sono scorciatoie per la crescita personale, bisogna conoscersi a poco a poco e cominciare a percorre e a piedi le diverse strade del “pianeta che siamo” per sperimentarci nella pratica e raccogliere informazioni su ciò che ci piace, ciò che ci riesce meglio, ciò che desideriamo, ciò che possiamo e ciò che temiamo, per mettere in luce i nostri punti di forza e riconoscere i nostri limiti, decidendo quando oltrepassarli per sfida e quando accettarli con tolleranza.

E’ un lavoro da esploratori conoscere se stessi, E’ un lavoro da svolgere su due diversi fronti, uno esterno e uno interno. All’esterno, guardando ciò che diciamo e facciamo, notando come gli altri interagiscono e reagiscono a ciò che diciamo e facciamo; all’interno – e questo è ancora più difficile – facendo bene attenzione a ciò che sentiamo fisicamente, ciò che proviamo emotivamente e anche a quali pensieri stiamo ospitando e coltivando. Anche il viaggio più lungo inizia col primo passo, scrive Lao Tzè, quindi, taccuino alla mano e sguardo attento, con un po’ di tempo ogni tanto per riflettere sui dati raccolti. Buon viaggio!

Marcella Danon

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fonte:  http://www.lifegate.it/essere/articolo.php?id_articolo=1649

Strategie del Governo per la Crisi – Infrazioni in bicicletta, ora si perdono anche i punti della patente

Ma si crea una disparità tra il ciclista con o senza patente

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La legge sulla sicurezza equipara le sanzioni accessorie del codice anche per chi usa le due ruote a pedali

MILANO Ciclisti attenti. Il disegno di legge sicurezza, recentemente diventato legge, comporta, in caso di infrazioni del codice della strada sulle due ruote a pedali, la possibilità di perdere punti della patente automobilistica se il ciclista ne è in possesso. Lo rileva il quotidiano economico «Italia Oggi».

LA NUOVA NORMA – L’articolo 3 comma 48- 1 e 2 della legge recentemente approvata prevede alcune importanti modifiche del codice della strada. Dice testualmente la legge: «Nell’ipotesi in cui, ai sensi del presente codice, è disposta la sanzione amministrativa accessoria del ritiro, della sospensione o della revoca della patente di guida e la violazione da cui discende è commessa da un conducente munito di certificato di idoneità alla guida di cui all’articolo 116, commi 1-bis e 1-ter, le sanzioni amministrative accessorie si applicano al certificato di idoneità alla guida secondo le procedure degli articoli 216, 218 e 219. In caso di circolazione durante il periodo di applicazione delle sanzioni accessorie si applicano le sanzioni amministrative di cui agli stessi articoli. Si applicano, altresì, le disposizioni dell’articolo 126-bis. 2. Se il conducente è persona munita di patente di guida, nell’ipotesi in cui, ai sensi del presente codice, sono stabilite le sanzioni amministrative accessorie del ritiro, della sospensione o della revoca della patente di guida, le stesse sanzioni amministrative accessorie si applicano anche quando le violazioni sono commesse alla guida di un veicolo per il quale non è richiesta la patente di guida. In tali casi si applicano, altresì, le disposizioni dell’articolo 126-bis». In pratica da un lato si introduce nel codice della strada una norma la 219-bis che introduce il patentino a punti anche per i motocicli. Dall’altro si estende la punibilità con la conseguente sottrazione di punti se si è in possesso di una qualsiasi patente di guida, anche a tutti quelli che guidano una bicicletta o magari un carro trainato da cavalli o dai buoi e commettono un’infrazione. Questo naturalmente crea una disparità tra chi ciclista, possiede una patente di guida (ed è sanzionabile) e chi invece non la possiede (e quindi non è sanzionabile). Inoltre è logico pensare che se ai ciclisti è applicabile una sanzione accessoria qual è la perdita dei punti della patente, non sia applicabile anche la sanzione principale, vale a dire la multa nella maggior parte dei casi.

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3 luglio 2009

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/09_luglio_03/ciclisti_perdita_punti_patente_285511d0-67a4-11de-8836-00144f02aabc.shtml

Economist: “Il vero scandalo? Berlusconi che nega la crisi” / A cavalier preparing to host the world

Il settimanale economico internazionale: “Tappa la bocca a chi critica”
Time: “La politica italiana sempre più reality show” e il Cavaliere ne è “il produttore”

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dal corrispondente di Repubblica ENRICO FRANCESCHINI

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Economist: "Il vero scandalo? Berlusconi che nega la crisi"
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LONDRA – Il padrone di casa del G8, il summit dei grandi della terra che si tiene la settimana prossima all’Aquila, ha “tanti luridi scandali” domestici: ma il più grosso dovrebbe essere il suo rifiuto di riconoscere i problemi economici dell’Italia. Così scrive l’Economist in un ampio servizio dedicato a Silvio Berlusconi nel numero oggi in edicola. Il settimanale concentra l’attenzione su un aspetto singolare del vertice: vedendo i danni causati dal terremoto all’Aquila, i leader del G8 potrebbero pensare che anche le loro economie sono state scosse fino alle fondamenta dalla recessione globale. Ma uno di essi non lo pensa: “Il primo ministro italiano insiste che la recessione, nel suo paese, non sarà severa né prolungata come altrove”.
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L’Economist osserva che, a prima vista, ciò può apparire veritiero. Il sistema bancario italiano, avendo vissuto isolato e protetto dal resto del mondo, non ha sofferto i disastri di banche americane o britanniche. E un’economia fatta di tante piccole industrie non porta la crisi in prima pagina come fa, negli Usa, il collasso di un gigante quale la General Motors. Ma l’autorevole periodico (un milione e mezzo di copie di tiratura, vendute in tutto il mondo, la maggior parte fuori dal Regno Unito, il che gli dà il titolo di primo vero giornale globale) nota i fattori negativi della nostra economia: la dipendenza dalla esportazioni, l’enorme debito pubblico, la mancanza di riforme per liberalizzare il mondo del lavoro e riformare il sistema pensionistico. L’Economist elenca le previsioni allarmistiche sul futuro dell’Italia fatte negli ultimi tempi da organismi internazionali e dalla stessa Banca d’Italia, sottolineando che Berlusconi ha reagito a questi dati arrabbiandosi, affermando che bisogna “chiudere la bocca a chi parla di crisi”, e suggerendo alle aziende di non fare pubblicità sui giornali che spargono pessimismo.
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Conclude il settimanale: “Avendo già incrinato la propria credibilità con la sua vita privata, rifiutando di mantenere l’impegno di spiegare in parlamento la sua relazione con un’aspirante modella 18enne, e ritorvandosi ora a dover rispondere a un mucchio di storie su call-girl intrattenute nella sua residenza di Roma, il premier non può permettere che le sue affermazioni sulla salute dell’economia siano contraddette da prove lampanti davanti agli occhi e alle orecchie degli elettori”.
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Di Berlusconi si occupa anche l’americano Time. Ospitando il G8 all’Aquila, il premier italiano sperava di attirare attenzioni positive su di sé e sul suo paese, scrive il settimanale, ma invece “sono le storie sulle feste del premier che catturano l’immaginazione”. Time ricostruisce i vari scandali da Noemi a Patrizia D’Addario, riferendo dell’inchiesta dei pm pugliesi e notando che Berlusconi liquida tutte le polemiche come “spazzatura” e pettegolezzi. “E’ possibile, se le indagini sulla prostituzione porteranno a conclusioni imbarazzanti, che Berlusconi debba dimettersi, aprendo la strada a un governo a interim guidato da qualcuno come il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi o il ministro dell’Economia Giulio Tremonti”, afferma Time. Ma aggiunge anche che è presto per dare Berlusconi per spacciato: la politica italiana sembra sempre di più un reality show, “e Berlusconi non soltanto è il campione in carica dei reality show, ne è anche il produttore esecutivo”.
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3 luglio 2009
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Italy and the G8 summit

A cavalier preparing to host the world

Jul 2nd 2009 | ROME
From The Economist print edition

The host of the G8 summit, Silvio Berlusconi, faces many lurid scandals at home. But the biggest should be his refusal to accept the extent of Italy’s economic woes

EPA
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WHEN the leaders of the world’s largest economies meet on July 8th near the Italian city of L’Aquila for this year’s G8 summit, they will find themselves in an apposite setting. Three months ago L’Aquila was hit by an earthquake that left 300 people dead and much of the city centre in ruins. The area is still experiencing powerful aftershocks: on June 22nd there was yet another one.

It might be imagined that none of the assembled leaders would deny that their economies have also been shaken to their foundations. But one does: the host. Italy’s prime minister, Silvio Berlusconi, has from the outset insisted that in Italy the recession will be neither as severe nor as prolonged as elsewhere.

At first, this view had some credibility. With a banking system leery of derivatives and relatively isolated from the rest of the world, Italy did not suffer disaster of the sort that brought financial institutions crashing to the ground in America and Britain. But analysts have since given progressively greater weight to other considerations. The Italian economy is highly dependent on exports (partly because of weak domestic demand) and so exposed to a decline in world trade. What is more, the public debt is huge (worth well over 100% of GDP), so the government has little scope to copy others in borrowing for costly stimulus measures. An “anti-crisis” package unveiled by Mr Berlusconi on June 26th was unhelpfully modest: its main provision was a 12-month, 50% tax break on reinvested profits.

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In recent weeks, respected organisations inside and outside Italy have lowered expectations for the economy, predicting not merely a savage recession, but at best a fragile recovery in 2010. The European Commission and the International Monetary Fund both now estimate that in 2009 Italy’s GDP will shrink by 4.4%. The Bank of Italy and the employers’ association, Confindustria, have plumped for 4.9%. And in the most recent gloomy analysis, the OECD on June 24th put the likely shrinkage of the economy this year at 5.5%. True, three other G8 countries are doing worse still (see chart). But the notion that Italy, which has a 20-year history of underperformance, will miss the full impact of the recession is fanciful.

The OECD survey, in particular, clearly embarrassed Mr Berlusconi. He responded this week angrily that it was time to “shut the mouths” of those who spoke of “crisis here and crisis there”. He also suggested that companies should withdraw advertising from newspapers that spread gloom (even though his own finance ministry had in May quietly altered its own estimate of the fall in GDP to 4.2%).

In Italy appearance and reality seldom coincide. Many economists and businesspeople assume that, as so often, Mr Berlusconi’s provocative rhetoric masks a subtler purpose. “I think that [Berlusconi and his finance minister, Giulio Tremonti] are most afraid of a drop in internal consumption and are trying to drive it up,” says Michele Tronconi, president of the fashion industry’s trade body, Sistema Moda Italia. Mr Berlusconi has all but admitted as much. “We need to try to revive consumption. People should go back to their previous lifestyles,” he declared recently.

Yet if the plan is indeed to compensate for the loss of exports by hoodwinking the Italian consumer into spending more, it is a risky one, for both Italy’s government and for the country. Mr Berlusconi already has a credibility problem at home over his private life, having refused to make good his pledge to explain to parliament his relationship with an 18-year-old aspiring model. He is now having to put up with a raft of stories about call-girls being entertained at his home in Rome. He can ill afford to have his claims about the health of the economy contradicted by the evidence of voters’ own eyes and ears.

Mr Tronconi, who backs the government’s optimism offensive, acknowledges that “my experience is of a crisis that is biting very hard”. He heads a small, family-owned textile finishing company and output in his sector was down “nearly 30%” compared with 12 months ago.

Fabio Pammolli of CERM, an economics think-tank, notes that “being a country with a very fragmented economy, made up of small businesses, the moment at which the recession becomes visible is delayed. The collapse of thousands of micro-enterprises does not make the front pages in the same way as the bankruptcy of a Chrysler or General Motors.” But it does show up in the figures. Istat, the government statistical office, says that 204,000 jobs were lost in the first quarter of 2009. In April industrial production was down by 22% and orders by 32% on a year earlier.

By insisting that nothing is amiss, Mr Berlusconi and Mr Tremonti are also passing up an opportunity to embark on reforms that would not only speed the economy’s recovery but actually improve Italy’s productivity and public finances. Confindustria is pressing the government for more reform of the unsustainable pension system (Italy spends 13% of GDP on the elderly, almost four percentage points more than the average for the EU 15 richer economies). And it wants a programme of liberalisation and privatisation to promote competition, increase productivity and cut consumer-price inflation. A recent Bank of Italy study concluded that in three years such a programme could boost Italy’s GDP by as much as 5%.

Since it returned to office last year, however, the Berlusconi government has become wary of free-market ideas. Guided by Mr Tremonti, author of a book foreshadowing the credit crunch, the government has embraced Sarkozyite ambiguity. It has no programme for deregulation or asset sales. It is not prepared even to raise the retirement age for women. Ministers have hinted that they fear courting unpopularity at an already delicate juncture.

It might be possible to steer through pension reforms and take on the vested interests opposed to liberalisation and privatisation if it were done in the name of national belt-tightening. Italians responded heroically in the mid-1990s when the then prime minister, Romano Prodi, called for sacrifices to clean up the national accounts to prepare for euro membership.

Yet although Mr Berlusconi may survive the scandals that have engulfed him, he can scarcely appeal to voters for blood, sweat and tears so long as he insists that Italy has emerged almost unscathed from the world’s economic meltdown—rather as the barracks in which the G8 summit is being held weathered the earthquake.

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fonte:  http://www.economist.com/world/europe/displaystory.cfm?story_id=13944884

DDL sicurezza, è lotta. Appello di MicroMega

Il testo italiano dell’appello è stato pubblicato il 1 luglio sul quotidiano spagnolo El Pais

http://www.elpais.com/articulo/opinion/regreso/leyes/raciales/elpepiopi/20090701elpepiopi_7/Tes

Oltre 9000 firme contro il ddl sicurezza

Camilleri, Tabucchi, Maraini, Fo, Rame, Ovadia, Scaparro, Amelio: Appello contro il ritorno delle leggi razziali in Europa

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Alla cultura democratica europea e ai giornali che la esprimono

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Le cose accadute in Italia hanno sempre avuto, nel bene e nel male, una straordinaria influenza sulla intera società europea, dal Rinascimento italiano al fascismo.

Non sempre sono state però conosciute in tempo.
In questo momento c’è una grande attenzione sui giornali europei per alcuni aspetti della crisi che sta investendo il nostro paese, riteniamo, però, un dovere di quanti viviamo in Italia richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica europea su altri aspetti rimasti oscuri. Si tratta di alcuni passaggi della politica e della legislazione italiana che, se non si riuscirà ad impedire, rischiano di sfigurare il volto dell’Europa e di far arretrare la causa dei diritti umani nel mondo intero.

Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto al Parlamento, di cui ha il pieno controllo, l’adozione di norme discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non si vedevano dai tempi delle leggi razziali.

È stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non più gli ebrei bensì la popolazione degli immigrati irregolari, che conta centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti.

Con tale divieto si impedisce, in ragione della nazionalità, l’esercizio di un diritto fondamentale quale è quello di contrarre matrimonio senza vincoli di etnia o di religione; diritto fondamentale che in tal modo viene sottratto non solo agli stranieri ma agli stessi italiani.

Con una norma ancora più lesiva della dignità e della stessa qualità umana, è stato inoltre introdotto il divieto per le donne straniere, in condizioni di irregolarità amministrativa, di riconoscere i figli da loro stesse generati. Pertanto in forza di una tale decisione politica di una maggioranza transeunte, i figli generati dalle madri straniere irregolari diverranno per tutta la vita figli di nessuno, saranno sottratti alle madri e messi nelle mani dello Stato. Neanche il fascismo si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi razziali introdotte da quel regime nel 1938 non privavano le madri ebree dei loro figli, né le costringevano all’aborto per evitare la confisca dei loro bambini da parte dello Stato.

Non ci rivolgeremmo all’opinione pubblica europea se la gravità di queste misure non fosse tale da superare ogni confine nazionale e non richiedesse una reazione responsabile di tutte le persone che credono a una comune umanità. L’Europa non può ammettere che uno dei suoi Paesi fondatori regredisca a livelli primitivi di convivenza, contraddicendo le leggi internazionali e i principi garantisti e di civiltà giuridica su cui si basa la stessa costruzione politica europea.

È interesse e onore di tutti noi europei che ciò non accada.
La cultura democratica europea deve prendere coscienza della patologia che viene dall’Italia e mobilitarsi per impedire che possa dilagare in Europa.

A ciascuno la scelta delle forme opportune per manifestare e far valere la propria opposizione.

Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia, Maurizio Scaparro, Gianni Amelio, Articolo21

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Fonte: MicroMega

Ddl sicurezza, don Farinella: E’ la morte del diritto

di Paolo Farinella, prete

Oggi è giorno di lutto per l’Italia fondata sul diritto e sulla Carta Costituzionale. Dopo i giorni della presidenza del consiglio trasformata in lupanare all’aperto, ecco i giorni della demenza giuridica e della vergogna di un governo che legifera solo per soddisfare i propri istinti e ignoranza. Due settimane fa il governo doveva varare la legge sulla prostituzione, penalizzando i clienti, su proposta della Mara Carfagna, non sappiamo (o forse sì?) per quali meriti divenuta ministra della moralità e approvata dal presidente del consiglio, «utilizzatore finale» di escort o prostitute a tre zeri. Qualcuno ha avuto la decenza di rimettere il disegno di legge nel cassetto, in attesa di tempi meno travagliati dalle parti governative. Occorreva qualcosa per distrarre dal porcilaio in cui l’Italia intera è stata annegata dal capo del governo e dei suoi manutengoli. La distrazione nazionale si chiama «il reato di clandestinità» da dare in pasto alle paure indotte dagli stessi che legiferano.

E’ legge, dunque, la norma che prevede il reato di clandestinità che per forza d’inerzia farà aumentare i clandestini come funghi dopo la pioggia; i centri di identificazione da luoghi di verifica civile diventano lager consentiti, passando da 60 a 540 giorni (il 900%). Oggi muore la decenza, muore il Diritto, mentre la stampa pubblica una lettera di un giudice costituzionale, «famiglio intimo» del plurinquisito» capo del governo con cui sfida e sotterra la dignità dell’Alta Corte.

Nella legge che dichiara la clandestinità reato, c’è una norma che inasprisce il reato di mafia (il 41bis). E’ una trappola. Vedremo che tutti i governativi e la maggioranza al guinzaglio si farà scudi di questo articolo per screditarsi tutori di legalità integerrima: essi inaspriscono le pene alla mafia, ma fanno eleggere al parlamento e nelle regioni mafiosi condannati o in via di processo.

Se Cristo fosse fisicamente presente in Italia (cosa impossibile perché starebbe a 12.000 km di distanza dal vaticano!), sarebbe clandestino e verrebbe rinchiuso in un lager di «verifica» (?). Per sfuggire alla polizia di Stato, fuggì in Egitto e tornò solo dopo la morte dei suoi persecutori. Ai clandestini colpevoli di essere uomini e donne in cerca di dignità e agli Italiani e Italiane che hanno ancora il senso del diritto, diciamo due cose: noi speriamo che muoiano presto coloro che li perseguitano e da parte nostra combatteremo questa ignominia di cui proviamo vergogna e che disprezziamo come disprezziamo coloro che l’hanno votata.

Il presidente del Pontificio consiglio della pastorale per i migranti, monsignor Antonio Maria Veglio, ha scritto: «I migranti hanno il diritto di bussare alle nostre porte. Basta demonizzare e criminalizzare il forestiero. L’arrivo dei migranti non è certo un pericolo. Sbagliato trincerarsi dentro le proprie mura». Gli fa eco il segretario del pontificio Consiglio, monsignor Agostino Marchetto: La nuova legge porterà «molti dolori e difficoltà agli immigrati» e noi aggiungiamo anche all’Italia perché farà aumentare in modo esponenziale la clandestinità.

Il catto-fascista Gasparri, insieme con gli altri governativi cattolici «similpelle» dichiara di «essere orgoglioso». Di fronte all’Italia che di degrado in degrado corre verso il buco nero dell’indecenza generalizzata, non riusciamo ancora ad udire un belato, un vagito, un gridolino della gerarchia cattolica che pare abbia assunto come nuovo stemma le tre scimmie storiche: non vede, non sente e non parla. La luce che doveva stare sul monte per illuminare le coscienze, è stata spenta e messa in sicurezza sotto il moggio, chiusa a chiave e la chiave buttata a mare. Il silenzio dei vescovi è un peccato contro lo Spirito che non sarà perdonato né in cielo né in terra.

Fonte: MicroMega

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Viminale: il Ddl non è legge razziale
Falsità sui diritti negati agli stranieri

Il Viminale replica all’appello degli intellettuali che bollavano il Ddl sicurezza approvato dal Parlamento come “leggi razziali”.

L’appello di autorevoli intellettuali contro il ddl sicurezza, apparso su alcuni articoli di stampa (“No al ritorno delle leggi razziali”), è basato su “evidenti falsità”, come quella che non sarebbero consentiti i matrimoni misti o che le straniere irregolari non potrebbero riconoscere i propri figli. E’ quanto precisa il Viminale.

LE NORME RELATIVE AGLI STRANIERI DELLA LEGGE SULLA SICUREZZA. I contenuti del ddl approvato oggi, sostiene l’ufficio stampa del Viminale, “sono altri e non esiste alcuna norma che introduce il divieto di matrimoni misti; al contrario, le nuove disposizioni sono destinate a contrastare i cosiddetti matrimoni di comodo. Non sarà, dunque, più consentito all’istituto del matrimonio di essere lo strumento per regolarizzare situazioni di clandestinità. L’acquisto della cittadinanza per matrimonio, poi, avverrà non più dopo sei mesi, ma dopo due anni. Sempre nella medesima ottica sarà necessario esibire un titolo di soggiorno valido perché un cittadino straniero possa contrarre matrimonio”. “Altra falsità che viene sostenuta – prosegue il ministero – è quella del divieto per le donne straniere irregolari di riconoscere i figli. Al riguardo, si rileva che nessun articolo e nessun comma dei provvedimenti approvati inibisce agli stranieri irregolari di dichiarare la nascita di un figlio. Infatti, in base alla normativa vigente, la donna in stato di gravidanza e fino ai primi sei mesi di vita del bambino non può essere espulsa e per essa è previsto il rilascio del permesso di soggiorno da parte del questore. Inoltre – aggiunge – ferma restando la personale iniziativa del genitore, la dichiarazione di nascita può essere resa anche dal medico, dall’ostetrica o da qualsiasi altra persona che abbia assistito al parto, nell’ipotesi in cui la madre non voglia essere nominata”.

Giovedì 02 luglio 2009 ore 19.42

Fonte: l’Unione Sarda


Ultime notizie da Gaza e dintorni

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Il sito del Free Gaza pubblica oggi un messaggio di Cynthia McKinney, inviato dalla prigione in cui si trova:

e la denuncia di un esperto delle Nazioni Unite, Mr. Falk, di quanto fatto da Israele: da notare che gli attivisti tuttora in arresto sono accusati di aver cercato di entrare in Israele senza permesso – cosa che mai hanno tentato, visto che erano in acque internazionali e volevano recarsi a Gaza, che in Israele non è (almeno per ora). La notizia è riportata anche dal sito per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (United Nations Human Rights).

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Da Gaza Today la conferma che oggi in Europa gli attivisti umanitari e gli amici della Palestina si mobilitano per dimostrare contro il comportamento di Israele – non solo nei confronti della Spirit of Humanity, ma anche e soprattutto verso gli abitanti di Gaza stessa.

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Sameh Akram Habeeb riporta anche le vicissitudini del giornalista Mohammed Omer, tratte dal Palesatine Telegraph (se anche non sapete l’inglese, il senso è chiaro… ma chi vuole la traduzione me lo dica che mi attivo).

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Intanto InfoPal informa che “Ieri, a Juhr Ed Deek, nella Striscia di Gaza centrale, un’adolescente palestinese è stata uccisa dall’esercito israeliano. Si tratta di Hiyam Abu Ayish, 17 anni. Suo fratello Husam, 24 anni, è rimasto ferito. Fonti mediche all’interno dell’ospedale al-Aqsa hanno reso noto che l’artiglieria israeliana ha colpito l’abitazione degli Abu Ayish in maniera diretta, distruggendola completamente. Nel bombardamento sono rimasti feriti altri membri della famiglia. Come solitamente accade, l’esercito israeliano ha tentato di addossare la responsabilità dell’omicidio a combattenti delle brigate della resistenza palestinese, ma in serata, il sito israeliano Ynet ha riportato un comunicato di Tsahal che ammetteva di aver ucciso dei civili per “errore”.”

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Errore riportato anche da Forum Palestina, che dà anche la notizia che Israele ha riconosciuto il governo golpista honduregno. L’ha fatto anche Taiwan, e poi cosa c’entra con Gaza? Solo per il fatto che è indicativo di come considerino la democrazia. Avranno riconosciuto anche il risultato delle elezioni iraniane? Devo informarmi…

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Continua ad essere assordante il silenzio dei liberi giornali italiani online.

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Ultimissima: aggiornamento ricevuto via mail.

Press Update From The Free Gaza Movement
We Will Head Toward Gaza Again

Greta Berlin (English)

tel: +357 99 28 41 02/ friends@freegaza.org

Ramzi Kysia (English)

Tel: + 357 99 08 17 67 rrkysia@yahoo.com

Caoimhe Butterly (Arabic/English/Spanish):

tel: +357 99 80 96 37 / sahara78@hotmail.co.uk

www.FreeGaza.org

www.flickr.com/photos/29205195@N02/
Larnaca, Cypus, July 3, 2009: This morning, the five kidnapped passengers from Bahrain left Israel via a private jet sent by their king. They will hold a press conference in Bahrain tonight at 7 pm Bahrain time. The two Al Jazeera journalists will be freed sometime today, their equipment given back to them but not the footage of the Israeli terrorist frogmen boarding the boat and roughing up some of the passengers.

All passengers are fine, but they are still imprisoned by a country that illegally boarded their small boat, towed it, and confiscated the supplies that had already been inspected in Cyprus.

The following message has come from Captain Denis inside the prison cell in Israel where he is being held, along with 11 more of our passengers, including former Congresswoman, Cynthia McKinney and Nobel Peace Laureate, Mairead Maguire.

“At least four of us went to a hearing yesterday, and we were told we were going to be deported. However, they did not tell us where we were going or when. The boat has been impounded and all of the charts stolen by the Israeli navy. The people at the prison told us we would get all of our stuff back today, but, so far, that has not been true.

It appears as though the Israeli government is drilling for natural gas in the buffer zone. That gas belongs to the people of Gaza. It seems to be one of their reasons for stopping us, perhaps they’re worried that we may go back and tell the world what we have seen.”

When asked if he thought the Free Gaza Movement would go again, his response was, “Of course. We’re going to get another boat, or more than one boat and we will head toward Gaza again.”

Riassunto: i 5 attivisti del Bahrain hanno lasciato Israele con un aereo privato inviato dal loro sovrano (da noi ancora dovrebbe accorgersene… l’unto). Anche i due giornalisti di Al Jazeera dovrebbero essere rilasciati oggi e dovrebbero tornare in possesso della loro attrezzatura, ma non delle foto dell’assalto effettuato dagli israeliani. Pare che tutti i prigionieri stiano bene. Il capitano Denis (prigioniero anch’egli) ha fatto sapere che almeno 4 attivisti sono stati interrogati ed informati che saranno deportati, non si sa dove e quando. E’ stato promesso loro che riavranno le loro cose, ma ancora non hanno visto nulla. Tutte le carte della Spirit of Humanity sono state trafugate dalla marina israeliana. Sembra che Israele stia estraendo il gas naturale nel mare davanti a Gaza (che appartiene a Gaza, non ad Israele) e questo potrebbe essere un motivo per cui gli attivisti sono stati bloccati: il timore che possano riferire al mondo quanto hanno visto. Alla domanda se pensa che il FGM intenda riprovare a tornare a Gaza, ha risposto: “Sicuramente. Appronteremo una (o più) imbarcazioni e torneremo a Gaza”.