Archivio | luglio 5, 2009

Honduras, divieto di atterraggio per l’ex presidente Zelaya

Le nuove autorità insediatesi dopo aver allontanato il leader non permettono il rientro in patria, minacciando l’arresto

L’arrivo previsto in serata, accompagnato dal presidente dell’Assemblea Onu
Una delegazione di leader latinoamericani in Salvador per “monitorare” la situazione

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Honduras, divieto di atterraggio per l'ex presidente ZelayaIl presidente deposto dell’Honduras Manuel Zelaya

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TEGUCIGALPA – Divieto di atterraggio. Se il presidente deposto Manuel Zelaya cercherà, come annunciato, di fare ritorno in Honduras, non gli sarà permesso di toccare terra. Le nuove autorità insediatesi nel Paese dopo il colpo di stato della settimana scorsa hanno proibito l’atterraggio di qualsiasi aereo che riporti in patria l’ex presidente. Lo ha annunciato alla radio il ministro degli Esteri Enrique Ortez: “Non importa chi l’accompagnerà: l’atterraggio è proibito a qualsiasi apparecchio”.
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Zelaya, arrestato ed esiliato lo scorso 28 giugno, ha annunciato il suo rientro in Honduras per oggi, e le autorità golpiste ne avevano minacciato l’arresto. Secondo l’ex ambasciatore dell’Honduras presso l’Organizzazione degli stati americani (Osa), Carlos Sosa, l’aereo di Zelaya dovrebbe partire da Washington alle 10 ora locale (le 16 in italia) e arrivare alle 15 ora locale (le 23 in italia). Sosa non ha precisato se l’aereo atterrerà a Tegucigalpa o altrove e ha definito il viaggio una “missione pacifica”.

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Come forma di garanzia l’ex presidente honduregno sarà accompagnato sull’aereo dal presidente dell’Assemblea generale dell’Onu Miguel D’Escoto, ha fatto sapere il presidente dell’Ecuador Rafael Correa. Una delegazione di leader latinoamericani – formata dal segretario dell’Osa Jose Miguel Insulza, dalla presidente argentina Cristina Fernandez, da quello paraguayano Fernando Lugo e dallo stesso Correa – andrà invence in Salvador per “monitorare” la situazione.

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Con una forte presa di posizione, l’Osa ha intanto sospeso l’Honduras come paese membro, dopo che l’ultimatum dato a Tegucigalpa per reinsediare Zelaya è stato ignorato dal governo ad interim. Il Paese viene così escluso dal blocco, proprio come è accaduto, per ragioni diverse, a Cuba nel 1962. La sospensione potrebbe significare tagli agli aiuti economici e isolamento politico, pesando non poco sul Paese, il terzo più povero dell’America centrale dopo Haiti e Nicaragua.

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Alcuni delegati hanno espresso riserve sull’annunciato rientro del presidente deposto, ma lui si è dichiarato fermo nelle proprie intenzioni: “Tornerò perchè è necessario per la pace”, ha affermato Zelaya al termine della riunione Osa di Washington nel corso della quale ha ottenuto il pieno appoggio di Hugo Chavez. Il presidente venezuelano ha definito “inaccettabile” qualsiasi motivazione contro il rientro immediato di Zelaya, costretto all’esilio domenica scorsa 28 giugno. “Riteniamo che il principale dovere di questa organizzazione sia accompagnare il presidente Zelaya, come lui stesso ha deciso – ha detto il ministro degli Esteri venezuelano Nicolas Maduro – altrimenti legittimeremo la violenza dei golpisti”.
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5 luglio 2009
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Ecclestone: “La democrazia? Ha fatto solo danni. Hitler si che ci sapeva fare”

Kimmo Palikko Finnish artist taide maalaus postikortti akvarelli cartoon comics graphic creationism evolution Hitler

“Adolf Hitler ha fatto delle buone cose” e  la democrazia “non ha fatto buone cose in diverse nazioni, questa inclusa”, ha aggiunto riferendosi all’Inghilterra

New York, 16:41

F1, CONGRESSO EBRAICO CHIEDE DIMISSIONI DI BERNIE ECCLESTONE

Bernie Ecclestone

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Le dichiarazioni su Hitler di Bernie Ecclestone stanno creando un vero e proprio caso diplomatico. Il Congresso Ebraico Mondiale chiede le dimissioni del patron dell F1 e invita i team, i piloti e i paesi che ospitano i Gran Premi a sospendere la collaborazione con il dirigente britannico che detiene i diritti commerciali del circus.

La dura presa di posizione dell’organizzazione internazionale ebraica arriva il giorno dopo le dichiarazioni-choc di Ecclestone, che in un’intervista al ‘Times’ ha parlato in termini positivi dell’operato di Adolf Hitler, esprimendo anche la propria preferenza per i regimi totalitari rispetto alla democrazia. Ronald Lauder, presidente del Congresso Ebraico Mondiale, afferma in un comunicato che Ecclestone non è la persona adeguata per ricoprire un incarico di vertice nella F1.

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05-07-2009

fonte: http://sport.repubblica.it/news/sport/f1-congresso-ebraico-chiede-dimissioni-di-bernie-ecclestone/3689338


Roma – È uscita la dodicesima edizione della guida di Greenpeace alle Greeer Electronics

Greenpeace dà i numeri

https://i2.wp.com/www.punto-informatico.it/punto/20090703/Cl-eanpeace.png

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PI – Brevi

venerdì 03 luglio 2009

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Le valutazioni sono effettuate in base alle sostanze chimiche contenute nei prodotti elettronici, alle politiche rispetto all’e-waste e all’impiego di energie rinnovabili. Inoltre, ai fini del voto di Greenpeace sembra avere un valore preminente l’impegno dichiarato dalle aziende.

Nokia rimane al primo posto come nel report precedente, con un punteggio di 7,5 su 10, in particolare per la sua politica di raccolta dei vecchi cellulari, con quasi 5mila punti di raccolta sparsi in 84 paesi, nonché per l’impiego di energie rinnovabili (oggi il 25 per cento del totale, in crescita fino al 50 entro il 2010)

Supera il 7 anche Samsung, premiata per i nuovi schermi LCD senza PVC ed i cellulari parzialmente senza BFR e lo sviluppo di schede di memoria e semiconduttori senza alogeno.

Modesto il piazzamento di Apple, ferma come l’anno scorso a 4,7 punti nonostante la pubblicità sulla sua vocazione verde.
La Mela, anche se più verde degli antagonisti Dell, HP e Microsoft (tutti sotto i 4 punti), e anche se ha eliminato (come si era impegnata a fare) BFR e (quasi del tutto) PVC, deve, secondo Greenpeace, impegnarsi a stabilire nuove scadenze per l’eliminazione di ulteriori sostanze dannose e per l’utilizzo di materiali riciclati (in particolare la plastica).

Ultimi posti per le giapponesi Fujitsu e Nintendo. La prima soprattutto per la presenza di numerose sostanze nocive nei prodotti e l’impegno di eliminare PVC e BFR preso solamente per quanto riguarda la produzione di PC. La seconda prende “1 su 10” soprattutto per la mancanza di politiche per l’e-waste e l’aumento dell’emissione di gas serra.(C.T.)

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fonte:  http://punto-informatico.it/2660507/PI/Brevi/greenpeace-numeri.aspx

Arriva la 14^ per i pensionati. Merito di Prodi, ma nessuno lo sa

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Tre milioni e mezzo di pensionati avranno la 14^ mensilità grazie a un provvedimento del 2007 voluto dal governo Prodi. Forse per questo, per non attribuire il merito al governo precedente, l’attuale esecutivo – denuncia il Pd – sta passando sotto silenzio l’erogazione di questa cifra, che può alleviare sia pure in misura minima le difficoltà di fasce deboli della popolazione.
Cesare Damiano,  ex ministro del Lavoro nel governo presieduto da Romano Prodi attacca: “Nonostante la caparbietà con la quale il governo si ostina a non investire risorse per sostenere sviluppo e stato sociale in un momento di crisi così grave, come Pd siamo riusciti ad allentare i cordoni della borsa di Tremonti e a portare un importante risultato ai cittadini socialmente ed
economicamente più deboli”.

La 14^ è in pagamento in questi giorni ai pensionati che percepiscono un assegno mensile fino a circa 700 euro. Si tratta di 3 milioni 426mila persone che percepiranno un importo medio di 380 euro una tantum per un onere complessivo di 1 miliardo 305 milioni di euro. Questo risultato – aggiunge Damiano – è il frutto del protocollo del 2007, voluto dal governo Prodi».
«L’esecutivo di Berlusconi – prosegue l’ex ministro del Lavoro – abituato ad annunci roboanti quanto inconsistenti di risorse promesse e mai pagate, ha passato sotto silenzio questo importante intervento sociale, semplicemente perchè frutto dell’azione del governo precedente».

«Il numero di persone coinvolte, oltre 3 milioni, e la cifra che viene spesa – aggiunge Damiano – e che sarà erogata anche negli anni a venire nel mese di luglio, corrisponde esattamente a quanto stabilito dall’accordo del 2007 con le parti sociali. Ben diverso è il rapporto promessa-risultato di questo governo: una social card prevista per oltre 1milione e mezzo di pensionati, devoluta ad appena un terzo; un assegno di disoccupazione per i lavoratori a progetto, cioè precari, che non solo corrisponde ad appena il 20% dell’ultima retribuzione, ma che ha interessato fin qui 1800 persone, rispetto ai circa 400mila precari che hanno perso il lavoro nel corso del 2008. Qualsiasi ulteriore commento – conclude – appare superfluo».

In realtà, temono al Pd, potrebbe accadere di peggio. Ossia, quel che è successo per l’Ici per la prima casa: il governo Prodi tolse la tassa a chi effettivamente ne aveva bisogno, riducendola per tutti gli altri, ma poi Tremonti la levò per tutti, con aggravio importante per le finanze ma attribuendosi il merito.

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4 luglio 2009

fonte:  http://www.unita.it/news/economia/86117/arriva_la_per_i_pensionati_merito_di_prodi_ma_nessuno_lo_sa

ROMA – “Sporco negro, tornatene a casa tua”: Italiani picchiano e derubano congolese / LA MEMORIA PERDUTA: «Costano tanto poco questi italiani che vale la pena di linciarli tutti»

L’uomo, rifugiato politico dal 2004 nel nostro Paese, stava facendo volantinaggio in zona Monteverde

Prima gli hanno lanciato una bottiglia, poi è partita l’aggressione. Solidarietà dalle istituzioni

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Congolese vittima di un episodio di razzismo a Roma (Ansa / fermo immagine del Tg3)Roma, 4 luglio 2009 – Gli hanno urlato ”sporco negro, noi facciamo la volontà del governo, dovete tornare a casa vostra”, poi l’hanno colpito con delle bottiglie di vetro ferendolo al sopracciglio sinistro. Vittima dell’aggressione un rifugiato politico congolese, finito nel mirino di un gruppetto di tre italiani mentre faceva volantinaggio in zona Monteverde a Roma.

L’episodio, che risale al 2 luglio ma reso noto solo oggi, è avvenuto intorno alle 15 mentre lo straniero era impegnato a distribuire depliant pubblicitari in via di Donna Olimpia suonando e citofonando porta a porta. Qualcuno prima gli ha detto di non disturbare, poi per farlo smettere gli hanno lanciato una bottiglia. Un uomo è sceso per strada ed è iniziata una colluttazione alla quale si sono aggiunte altre due persone.

Il congolese si è rifugiato in uno stabile e ha chiamato il 113. L’arrivo della polizia lo ha così salvato dai suoi aggressori, tra i 30 e i 50 anni, che prima di fuggire lo hanno anche derubato dei soldi che aveva in tasca e del passaporto.

L’extracomunitario, dal 2004 in Italia dove si è sposato ed è nata sua figlia, è stato portato al San Camillo, qui è stato medicato per le escoriazioni e una ferita lacero contusa al sopracciglio. Gli è stato diagnosticato anche un trauma cranico.

Solidarietà al congolese è stata espressa dalle istituzioni. “L’insulto razziale offende più della violenza fisica – ha detto il sindaco Alemanno – Indubbiamente quello che rende grave l`aggressione a Monteverde non è tanto l’entità delle lesioni riportate, quanto l’idea che nella nostra città si aggirino personaggi che odiano e assalgono in base al colore della pelle”.

La comunità del Lazio “si stringe attorno all’ennesimo cittadino colpito dalla violenza razzista a Roma”, ha dichiarato il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. “Fa davvero impressione il montare dell’ondata xenofoba e l’aumento vertiginoso di simili episodi in una città storicamente aperta e pacifica come Roma – sottolinea in una nota – ora è importante che tutti colgano pienamente la gravità del fenomeno e retrocedano dalla tentazione di alimentare ancora, irresponsabilmente, campagne fondate sulla paura e sulla criminalizzazione degli stranieri.

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fonte:  http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/07/04/201064-sporco_negro_tornatene_casa.shtml

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«Acque-Morte ci addita l’orrenda / Ecatombe di vittime inulte!/ No, jamais, sì ferale tregenda / In Italia obliata sarà» tuona indignata la poesia Il grido d’Italia per le stragi di Aigues-Mortes, scritta di getto da Alessandro Pagliari, nel 1893, a ridosso del massacro. Invece è successo.

L’Italia ha dimenticato quella feroce caccia all’italiano nelle saline della Camargue, alle foci del Rodano, che vide la morte di un numero ancora imprecisato di emigrati piemontesi, lombardi, liguri, toscani.
Basti dire che, stando all’archivio del Corriere della Sera, le (rapide) citazioni della carneficina dal 1988 a oggi sui nostri principali quotidiani e settimanali sono state otto. Per non dire degli articoli dedicati espressamente al tema: due. Due articoli in venti anni. Contro i 57 riferimenti ad Adua, i 139 a El Alamein, i 172 a Cefalonia…
Eppure, Dio sa quanto ci sarebbe bisogno, in Italia, di recuperare la memoria.
Che cosa fu, Maurice Terras, il primo cittadino del paese, se non un «sindaco-sceriffo» che cercò non di calmare gli animi ma di cavalcare le proteste xenofobe dei manovali francesi contro gli «intrusi» italiani?
Rileggiamo il suo primo comunicato, affisso sui muri dopo avere ottenuto che i padroni delle saline, sotto il crescente rumoreggiare della folla, licenziassero gli immigrati: «Il sindaco della città di Aigues-Mortes ha l’onore di portare a conoscenza dei suoi amministrati che la Compagnia ha privato di lavoro le persone di nazionalità italiana e che da domani i vari cantieri saranno aperti agli operai che si presenteranno. Il sindaco invita la popolazione alla calma e al mantenimento dell’ordine. Ogni disordine deve infatti cessare, dopo la decisione della Compagnia».

Per non dire del secondo manifesto che, affisso dopo la strage, toglie il fiato: «Gli operai francesi hanno avuto piena soddisfazione. Il sindaco della città di Aigues-Mortes invita tutta la popolazione a ritrovare la calma e a riprendere il lavoro, tralasciati per un momento. (…)
Raccogliamoci per curare le nostre ferite e, recandoci tranquillamente al lavoro, dimostriamo come il nostro scopo sia stato raggiunto e le nostre rivendicazioni accolte. Viva la Francia! Viva Aigues-Mortes!».

È vero, grazie al cielo da noi non sono mai divampati pogrom razzisti contro gli immigrati neppure lontanamente paragonabili a quelli scatenati contro i nostri nonni. Non solo ad Aigues-Mortes ma a Palestro, un paese fondato tra Algeri e Costantina da una cinquantina di famiglie trentine e spazzato via nel 1871 da una sanguinosa rivolta dei Cabili. A Kalgoorlie, nel deserto a 600 chilometri da Perth, dove gli australiani decisero di «festeggiare » l’Australian Day del 1934 scatenando tre giorni di incendi, devastazioni, assalti contro i nostri emigrati. (…)
Ma soprattutto negli Stati Uniti dove, dal massacro di New Orleans a quello di Tallulah, siamo stati i più linciati dopo i negri. Al punto che un giornale democratico, ironizzando amaro sui ridicoli risarcimenti concessi ai parenti dei morti, arrivò a pubblicare una vignetta in cui il segretario di Stato americano porgeva una borsa all’ambasciatore d’Italia e commentava: «Costano tanto poco questi italiani che vale la pena di linciarli tutti».
È vero, da noi non sono mai state registrate esplosioni di violenza xenofoba così.
È fuori discussione, però, che i germi dell’aggressività verbale che infettarono le teste e i cuori di quei francesi impazziti di odio nelle ore dell’eccidio somigliano maledettamente ai germi di aggressività verbale emersi in questi anni nel nostro Paese. Anzi, sembrano perfino più sobri. Maurice Barrès scriveva nell’articolo Contre les étrangers su Le Figaro, che «il decremento della natalità e il processo di esaurimento della nostra energia (…) hanno portato all’invasione del nostro territorio da parte di elementi stranieri che s’adoprano per sottometterci».

Umberto Bossi è andato più in là, barrendo al congresso della Lega di qualche anno fa: «Nei prossimi dieci anni vogliono portare in Padania tredici o quindici milioni di immigrati, per tenere nella colonia romano-congolese questa maledetta razza padana, razza pura, razza eletta».
Le Mémorial d’Aix scriveva che gli italiani «presto ci tratteranno come un Paese conquistato » e «fanno concorrenza alla manodopera francese e si accaparrano i nostri soldi».
Il sindaco di Treviso Giancarlo Gentilini ha tuonato che «gli immigrati annacquano la nostra civiltà e rovinano la razza Piave» e occorre «liberare l’Italia da queste orde selvagge che entrano da tutte le parti senza freni» per «rifare l’Italia, l’Italia sana, in modo che non ci sia più inquinamento». (…)
Per non dire del problema della criminalità. Quella dei nostri emigranti accecava i francesi che sul Memorial d’Aix denunciavano come «la presenza degli stranieri in Francia costituisce un pericolo permanente, spesso questi operai sono delle spie; generalmente sono di dubbia moralità, il tasso di criminalità è elevato: del 20%, mentre nei nostri non è che del 5». Quella degli immigrati in Italia, per quanto sia reale, fonte di legittime preoccupazioni e giusta motivazione al varo di leggi più severe, acceca certi italiani.
Fino a spingere il futuro capogruppo al Senato del Popolo della Libertà, Maurizio Gasparri, a sbraitare dopo il massacro di Erba parole allucinate: «Chi ha votato l’indulto ha contribuito a questo eccidio. Complimenti. Ha fruito di quel provvedimento anche il tunisino che ha massacrato il figlio di due anni, la moglie, la suocera e la vicina a Erba».
L’europarlamentare Mario Borghezio riuscì a essere perfino più volgare: «La spaventosa mattanza cui ha dato luogo a Erba un delinquente spacciatore marocchino ci prospetta quello che sarà, molte altre volte, uno scenario a cui dobbiamo abituarci. Al di là dell’“effetto indulto”, che qui come in altri casi dà la libertà a chi certo non la merita, vi è e resta in tutta la sua spaventosa pericolosità una situazione determinata da modi di agire e di reagire spazialmente lontani dalla nostra cultura e dalla nostra civiltà».
Chi fossero gli assassini si è poi scoperto: Rosa Bazzi e Olindo Romano, i vicini di casa xenofobi e razzisti.
Del tutto inseriti, apparentemente, nella «nostra cultura e nella nostra civiltà».

Insistiamo: nessun paragone. Ma gelano il sangue certe parole usate in questi anni. Come un volantino nella bacheca di un’azienda di Pieve di Soligo: «Si comunica l’apertura della caccia per la seguente selvaggina migratoria: rumeni, albanesi, kosovari, zingari, talebani, afghani ed extracomunitari in genere. È consentito l’uso di fucili, carabine e pistole di grosso calibro. Si consiglia l’abbattimento di capi giovani per estinguere più rapidamente le razze». (…)
Per irridere amaramente a certi toni tesi a cavalcare l’odio e la paura, l’attore Antonio Albanese ha creato insieme con Michele Serra un personaggio ironicamente spaventoso: «Io sono il ministro della paura e come ben sapete senza la paura non si vive. (…)
Una società senza paura è come una casa senza fondamenta. Per questo io starò sempre qua, nel mio ufficio bianco, alla mia scrivania bianca, di fronte al mio poster bianco. Con tre pulsanti, i miei attrezzi da lavoro: pulsante giallo, pulsante arancione, pulsante rosso. Rispettivamente poca paura, abbastanza paura, paurissima».
C’è da ridere, e si ride. Ma anche da spaventarsi. E ci si spaventa. Ecco, in un contesto come questo, in cui perfino un presidente del Consiglio come Silvio Berlusconi arriva a sbuffare a Porta a Porta sulla xenofobia imputata alla sua coalizione dicendo di non capire «perché questa parola dovrebbe avere un significato così negativo», il libro di Enzo Barnabà sul massacro dei nostri emigranti ad Aigues-Mortes è una boccata di ossigeno.

Perché solo ricordando che siamo stati un popolo di emigranti vittime di odio razzista, come ha fatto il vescovo di Padova Antonio Mattiazzo denunciando «segni di paura e di insicurezza che talvolta rasentano il razzismo e la xenofobia, spesso cavalcati da correnti ideologiche e falsati da un’informazione che deforma la realtà», si può evitare che oggi, domani o dopodomani si ripetano altre cacce all’uomo.

Mai più Aigues-Mortes. Mai più.

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fonte: http://winston80.iobloggo.com/cat/diritti-umani/118652

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MORTE AGLI ITALIANI!
Il massacro di Aigues-Mortes – 1893

Prefazione di Gian Antonio Stella. Introduzione di Alessandro Natta

Autore: Enzo Barnabà
Prezzo: Euro 12.00

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Spirit of Humanity, aggiornamenti del 4 luglio

Innanzitutto un appello da sottoscrivere, gentilmente segnalatoci da Arial e pubblicato da Rete Eco – Ebrei Contro l’Occupazione:

Agisci ora – Sottoscrivi la petizione on-line

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Domanda il rilascio di Cynthia McKinney, dello Spirito di Umanità, di tutti gli operatori ausiliari e degli approvvigionamenti, ORA!

La notte scorsa, le Forze di Occupazione Israeliane hanno attaccato e poi sono saliti a bordo della imbarcazione del Movimento di Gaza Libera, lo “Spirit of Humanity”, sequestrando 21 attivisti per i diritti umani provenienti da 11 nazioni, compreso il premio Nobel Mairead Maguire e l’ex parlamentare del Congresso U.S. Cynthia McKinney. I passeggeri e l’equipaggio sono stati trascinati a forza in Israele.

La confisca delle forniture umanitarie e il trasferimento forzato degli operatori per i diritti umani è un ATTO DI PIRATERIA, un crimine, secondo la legge internazionale. Quando l’imbarcazione è stata attaccata, essa non si trovava in acque israeliane e stava svolgendo una missione di carattere umanitario per Gaza. L’attacco israeliano, deliberato e premeditato, di un battello disarmato in acque internazionali è una lampante violazione del diritto internazionale.

Il governo U.S. e la corporazione dei mezzi di informazione hanno ampiamente ignorato o nascosto questo fatto a causa del razzismo nei confronti di Cynthia McKinney e del popolo palestinese. Spetta a noi farci sentire.

Secondo un comunicato rilasciato ieri dal Comitato Internazionale della Croce Rossa, i palestinesi che vivono a Gaza sono “prigionieri della disperazione”. Migliaia di abitanti di Gaza le cui case furono distrutte nel passato durante il massacro israeliano di dicembre/gennaio sono ancora senza riparo nonostante le promesse di aiuti per quasi 4,5 miliardi di dollari, perché Israele si rifiuta di permettere l’ingresso nella Striscia di Gaza di cemento e di altro materiale per le costruzioni. Il rapporto fa notare anche che gli ospedali hanno difficoltà nel soddisfare le necessità dei loro pazienti per l’interruzione delle forniture sanitarie da parte di Israele.

Questa azione terroristica messa in atto dall’esercito di occupazione israeliano nei confronti di un’imbarcazione disarmata è un evidente tentativo di far rifuggire la gente dalla possibilità di dimostrare solidarietà al popolo di Gaza. Dobbiamo agire ora! Si riporta qui come si può essere di aiuto:

  1. Sottoscrivi la petizione via internet – http://www.iacenter.org/palestine/gazashippetition
  2. Fatti sentireinvia questo messaggio nelle tue mailing list, inoltralo via Facebook&Myspace, etc……
  3. Scendi in strada! Organizza delle proteste locali di emergenza in solidarietà con il popolo di Gaza e per richiedere il rilascio di tutti quelli che sono stati rapiti dalle forze di occupazione israeliane
  4. Sostieni la carovana in aiuto di Gaza! Oltre all’attuale progetto di Free Gaza , un’altra carovana di aiuti ,Viva Palestina, partirà dagli U.S. il prossimo 4 luglio guidata dal parlamentare britannico Gorge Galloway e dal veterano della guerra del Viet Nam, Ron Kovic, costituita da centinaia di persone provenienti dagli Stati Uniti.
  5. Telefona ai mezzi di informazione. La corporazione dei mezzi di informazione degli U.S. ha completamente ignorato o tenuto nascosto quanto accaduto a causa del razzismo nei confronti di Cynthia McKinney e del popolo palestinese. Telefona ai mezzi di informazione – insisti perché non occultino questo atto criminale compiuto dall’esercito di occupazione israeliano.

Petizione: [la versione originale è ovviamente in inglese. Sotto viene riportata la traduzione in italiano]

Sottoscrivila via internet all’indirizzo: http://www.iacenter.org/palestine/gazashippetition

Al Presidente, Barak Obama, alla Segretaria di Stato, Hillary Clinton, al Vice-Presidente, Joe Biden, ai leader del Congresso, al Presidente dell’Assemblea Generale delle U.N. d’Escoto-Brockman, al Segretario Generale delle U.N. Ban, ai membri del Consigli di Sicurezza delle U.N., al Presidente, Primo Ministro, ai leader del Consiglio dei Ministri e dell’Opposizione di Israele.

cc: ai Rappresentanti dei mezzi di informazione principali, alla Croce Rossa Internazionale

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CHE VENGA RILASCIATO IMMEDIATAMENTE LO “SPIRIT OF HUMANITY” CON TUTTI I SUOI PASSEGGERI E SIA PERMESSO LORO DI PORTARE A TERMINE LA MISSIONE UMANITARIA A GAZA! CHE CESSI SUBITO L’ASSEDIO DI GAZA!

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Sono indignato per le azioni compiute dall’esercito di occupazione israeliano in quanto ha assalito ed ha abbordato l’imbarcazione del “Free Gaza Movement”, lo “Spirit of Humanity”, sequestrando 21 attivisti per i diritti umani provenienti da 11 nazioni, compreso il premio Nobel Mairead Maguire e l’ex deputato al Congresso degli U.S. Cynthia McKinney, trascinando passeggeri ed equipaggio a forza in Israele. Oltre a ciò sono indignato del fatto che Israele abbia sequestrato tonnellate di medicine, così come giocattoli ed alberi di ulivo che erano sull’imbarcazione.

Richiedo che l’imbarcazione, i passeggeri e l’equipaggio siano immediatamente rilasciati e che sia permesso loro di proseguire per portare a termine la loro missione di aiuto umanitario a Gaza.

Come ha detto l’ex rappresentante al Congresso U.S. e Candidata Presidenziale nel 2008 Cynthia McKinney, “Ciò che è avvenuto è una violazione oltraggiosa del diritto internazionale. La nostra imbarcazione non era nelle acque israeliane e noi eravamo una missione di diritto umanitario che si stava dirigendo verso la Striscia di Gaza . Il Presidente Barak Obama aveva appena detto ad Israele di fare entrare materiale di tipo umanitario e per la ricostruzione, e proprio questo era ciò che noi cercavamo di fare. Noi chiediamo alla comunità internazionale di richiedere il nostro rilascio in modo tale da poter riprendere il nostro viaggio.”

Secondo una relazione del Comitato Internazionale della Croce Rossa rilasciata il 29 giugno, i palestinesi residenti a Gaza sono “prigionieri della disperazione”. Migliaia di abitanti di Gaza le cui case vennero distrutte tempo fa durante il massacro israeliano di dicembre/gennaio se ne stanno ancora senza alcun riparo nonostante le promesse di aiuti per quasi 4,5 miliardi di dollari, perché Israele si rifiuta di far entrare nella Striscia di Gaza cemento e altro materiale da costruzione. Il comunicato riferisce anche che gli ospedali hanno difficoltà a soddisfare le necessità dei loro pazienti a causa dell’interruzione da parte di Israele dei rifornimenti sanitari.

Il materiale che stavamo portando rappresenta un simbolo di speranza per il popolo di Gaza, speranza che la via marittima possa venire aperta per loro e che loro possano trasportare i loro stessi materiali per cominciare a ricostruire scuole, ospedali e le migliaia di case che sono state distrutte durante l’offensiva “Piombo fuso”. la nostra missione è un segno rivolto al popolo di Gaza per dire che noi ci sentiamo vicini a loro e che loro non sono soli” ha detto la compagna di viaggio Mairead Maguire, vincitrice del Premio Nobel per la Pace per il lavoro da lei fatto nell’Irlanda del Nord.

Poco prima di essere sequestrati dagli israeliani, Huwaida Arraf, presidente del Free Gaza Movement e co-coordinatore della delegazione in questo viaggio, aveva precisato che: “Nessuno avrebbe la possibilità di credere che il nostro piccolo battello costituisca una minaccia per Israele. Noi trasportiamo materiale sanitario e per la ricostruzione e giocattoli per bambini. I nostri passeggeri comprendono un premio Nobel per la Pace e un ex rappresentante del Congresso U.S.. Il nostro battello era stato ispezionato e aveva ottenuto un’autorizzazione per la sicurezza da parte delle Autorità del porto cipriota dal quale siamo partiti e mai in nessun momento noi ci siamo avvicinati alle acque israeliane.”

Arraf ha proseguito,”L’attacco israeliano deliberato e premeditato al nostro battello disarmato è una evidente violazione del diritto internazionale e noi chiediamo il nostro rilascio immediato ed incondizionato.”

Io richiedo che l’Amministrazione Obama agisca immediatamente per protestare contro la violazione del diritto internazionale, per ottenere il rilascio dell’imbarcazione e di coloro che sono stati sequestrati, la cui lista è riportata in fondo, per garantire l’accesso a Gaza di missioni di sostegno umanitario come quella dello “Spirit of Humanity” e della missione di aiuto umanitario “Viva Palestina” in arrivo guidata dal parlamentare britannico Gorge Galloway e dal veterano della guerra del Viet Nam Ron Kovic alla quale partecipano centinaia di cittadini provenienti dagli Stati Uniti. La missione Viva Palestina è in programma che il 4 luglio parta da New York City diretta a Gaza.

Inoltre chiedo all’Amministrazione Obama che operi immediatamente per far finire immediatamente il brutale assedio, il blocco e l’occupazione di Gaza.

Vengano rilasciati ORA lo Spirit of Humanity , tutti i seguenti attivisti per i diritti umani e l’equipaggio:

[SEGUE L’ELENCO DELLE PERSONE SEQUESTRATE]

(traduzione di Mariano Mingarelli)

La petizione, lo ribadiamo, è qui

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Ed ecco tutti gli aggiornamenti odierni, ricevuti dal Free Gaza via e-mail:

Interview from a kidnapped passenger, Adie Mormech

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Prison Cell, Givon Jail, Ramle, Israel

Adie Mormech, one of over 21 human rights workers and crew taken prisoner on Tuesday 30th June when their boat was forcibly boarded by the Israeli navy, has spoken by mobile phone from his prison cell at Givon jail, Ramle, near Tel Aviv.

Amongst the other prisoners from the Free Gaza Movement boat, Spirit of Humanity, are Nobel Peace prize winner, Mairead Maguire, and former US Congresswoman, Cythnia McKinney. A message from McKinney on 2nd July condemned Israel for its “illegal” action in “dismantl[ing] our navigation equipment” and confiscating both the ship and its cargo of medical aid, childrens’ toys and olive trees.

McKinney went on to say that “State Department and White House officials have not effected our release or taken a strong public stance to condemn the illegal actions of the Israeli Navy of enforcing a blockade of humanitarian assistance to the Palestinians of Gaza, a blockade that has been condemned by President Obama.”

The Free Gaza campaign succeeded in entering Gaza by sea on several occasions in 2008, carrying humanitarian aid, medical personnel, journalists and human rights workers. However, later attempts have been met with aggression by the Israeli navy, with one boat, the Dignity, having to seek refuge and repairs in Lebanon after being rammed three times by an Israeli warship.

In a brief interview with Andy Bowman of Manchester’s Mule newspaper (http//www.themule.info), Mr Mormech gave the following account:

How are you being treated?

It’s bad, but the conditions are OK for me, I’ve not been beaten up, they’re a bit nasty sometimes and when they boarded the boat we had our faces slammed against the floor. It was bad for the older women like Mairead.

The four other UK nationals are in the cell with me. There’s 14 of us in the 7 by 7 meter cell which includes the toilet and shower, so very crowded. It’s very hot and there’s only a tiny window. We get awakened at 6 in the morning for an inspection and have to stand to attention, and then they repeat that at 9 am, and we are only allowed out of the cells for a few hours each day. They keep giving us forms to sign but they are in Hebrew so we don’t. Although I’m able to cope here, other people are less comfortable than me in the situation. If we’re here for a long time – like some of the other people in here have been – then it will be tough.

Have you had access to a lawyer yet?

We have, and at the moment we’re discussing what to do about our deportation. They’ve taken our personal items – laptops, cameras, phones and many other valuables, and we want to find out where these are. They obviously want to deport us as quickly as possible, but some of us are thinking about fighting the deportation. Firstly on the basis that if we get deported we won’t be allowed into the occupied West Bank or Israel for another 10 years, but also, because we didn’t intend to come here to Israel – we intended to go to Gaza, and went directly from international waters into Palestinian waters. There is nothing legal about what Israel has done to us grabbing us like this. We’re considering fighting the deportation on the grounds that we shouldn’t accept and legitimize this barbaric military blockade of Gaza.

If you challenge the deportation could you remain in prison for a while longer?

Yes we could – there’s some people that need to get home, but some will challenge. And for those it will be a few more weeks in prison at least, we expect.

And you?

I’m veering towards challenging it on the basis that it’s a scar on my name to accept that I shouldn’t have been here, but in fact I have every right to go to Gaza just as everyone else does. That’s the whole point of these voyages and that’s the principle we want to stick to.

Have they told you what has happened to the cargo of the boat?

No, we don’t know what they’re doing with it. We’ve been told a lot of lies so far about where we’re going and what’s happening to us, so we just don’t know. They’re already prepared to deprive the people of Gaza of a lot of aid anyway.

What is your message to people back in the UK?

This is not about us here in the cells, it’s about the denial of human rights to the people of Palestine, and in particular the inhumane blockade of Gaza. People must not forget about what is happening to Gaza. At the moment they are even being denied food and medical supplies. After the carnage of the 1500 people killed in January, we won’t forget and we’ll keep on going and keep fighting for the human rights of the people of Palestine.
e-mailed by Greta Berlin
Free Gaza Movement
357 99 284 102
www.freegaza.org
www.flickr.com/photos/29205195@N02/

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This letter was originally broadcast on WBAIX on July 3rd

Letter from an Israeli Jail

By Cynthia McKinney

This is Cynthia McKinney and I´m speaking from an Israeli prison cellblock in Ramle. [I am one of] the Free Gaza 21, human rights activists currently imprisoned for trying to take medical supplies to Gaza, building supplies – and even crayons for children, I had a suitcase full of crayons for children. While we were on our way to Gaza the Israelis threatened to fire on our boat, but we did not turn around. The Israelis high-jacked and arrested us because we wanted to give crayons to the children in Gaza. We have been detained, and we want the people of the world to see how we have been treated just because we wanted to deliver humanitarian assistance to the people of Gaza.

At the outbreak of Israel’s Operation “Cast Lead” [in December 2008], I boarded a Free Gaza boat with one day´s notice and tried, as the US representative in a multi-national delegation, to deliver 3 tons of medical supplies to an already besieged and ravaged Gaza.

During Operation Cast Lead, U.S.-supplied F-16´s rained hellfire on a trapped people. Ethnic cleansing became full scale outright genocide. U.S.-supplied white phosphorus, depleted uranium, robotic technology, DIME weapons, and cluster bombs – new weapons creating injuries never treated before by Jordanian and Norwegian doctors. I was later told by doctors who were there in Gaza during Israel´s onslaught that Gaza had become Israel´s veritable weapons testing laboratory, people used to test and improve the kill ratio of their weapons.

The world saw Israel’s despicable violence thanks to al-Jazeera Arabic and Press TV that broadcast in English. I saw those broadcasts live and around the clock, not from the USA but from Lebanon, where my first attempt to get into Gaza had ended because the Israeli military rammed the boat I was on in international water … It´s a miracle that I´m even here to write about my second encounter with the Israeli military, again a humanitarian mission aborted by the Israeli military.

The Israeli authorities have tried to get us to confess that we committed a crime … I am now known as Israeli prisoner number 88794. How can I be in prison for collecting crayons to kids?

Zionism has surely run out of its last legitimacy if this is what it does to people who believe so deeply in human rights for all that they put their own lives on the line for someone else´s children. Israel is the fullest expression of Zionism, but if Israel fears for its security because Gaza´s children have crayons then not only has Israel lost its last shred of legitimacy, but Israel must be declared a failed state.

I am facing deportation from the state that brought me here at gunpoint after commandeering our boat. I was brought to Israel against my will. I am being held in this prison because I had a dream that Gaza´s children could color & paint, that Gaza´s wounded could be healed, and that Gaza´s bombed-out houses could be rebuilt.

But I´ve learned an interesting thing by being inside this prison. First of all, it’s incredibly black: populated mostly by Ethiopians who also had a dream … like my cellmates, one who is pregnant. They are all are in their twenties. They thought they were coming to the Holy Land. They had a dream that their lives would be better … The once proud, never colonized Ethiopia [has been thrown into] the back pocket of the United States, and become a place of torture, rendition, and occupation. Ethiopians must free their country because superpower politics [have] become more important than human rights and self-determination.

My cellmates came to the Holy Land so they could be free from the exigencies of superpower politics. They committed no crime except to have a dream. They came to Israel because they thought that Israel held promise for them. Their journey to Israel through Sudan and Egypt was arduous. I can only imagine what it must have been like for them. And it wasn´t cheap. Many of them represent their family´s best collective efforts for self-fulfilment. They made their way to the United Nations High Commission for Refugees. They got their yellow paper of identification. They got their certificate for police protection. They are refugees from tragedy, and they made it to Israel only after they arrived Israel told them “there is no UN in Israel.”

The police here have license to pick them up & suck them into the black hole of a farce for a justice system. These beautiful, industrious and proud women represent the hopes of entire families. The idea of Israel tricked them and the rest of us. In a widely propagandized slick marketing campaign, Israel represented itself as a place of refuge and safety for the world´s first Jews and Christian. I too believed that marketing and failed to look deeper.

The truth is that Israel lied to the world. Israel lied to the families of these young women. Israel lied to the women themselves who are now trapped in Ramle´s detention facility. And what are we to do? One of my cellmates cried today. She has been here for 6 months. As an American, crying with them is not enough. The policy of the United States must be better, and while we watch President Obama give 12.8 trillion dollars to the financial elite of the United States it ought now be clear that hope, change, and `yes we can´ were powerfully presented images of dignity and self-fulfilment, individually and nationally, that besieged people everywhere truly believed in.

It was a slick marketing campaign as slickly put to the world and to the voters of America as was Israel´s marketing to the world. It tricked all of us but, more tragically, these young women.

We must cast an informed vote about better candidates seeking to represent us. I have read and re-read Dr. Martin Luther King Junior´s letter from a Birmingham jail. Never in my wildest dreams would I have ever imagined that I too would one day have to do so. It is clear that taxpayers in Europe and the U.S. have a lot to atone for, for what they´ve done to others around the world.

What an irony! My son begins his law school program without me because I am in prison, in my own way trying to do my best, again, for other people´s children. Forgive me, my son. I guess I´m experiencing the harsh reality which is why people need dreams. [But] I´m lucky. I will leave this place. Has Israel become the place where dreams die?

Ask the people of Palestine. Ask the stream of black and Asian men whom I see being processed at Ramle. Ask the women on my cellblock. [Ask yourself:] what are you willing to do?

Let’s change the world together & reclaim what we all need as human beings: Dignity. I appeal to the United Nations to get these women of Ramle, who have done nothing wrong other than to believe in Israel as the guardian of the Holy Land, resettled in safe homes. I appeal to the United State´s Department of State to include the plight of detained UNHCR-certified refugees in the Israel country report in its annual human rights report. I appeal once again to President Obama to go to Gaza: send your special envoy, George Mitchell there, and to engage Hamas as the elected choice of the Palestinian people.

I dedicate this message to those who struggle to achieve a free Palestine, and to the women I´ve met at Ramle. This is Cynthia McKinney, July 2nd 2009, also known as Ramle prisoner number 88794.

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Nobody Hears Us da freestylee.

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Cynthia McKinney is a former U.S. Congresswoman, Green Party presidential candidate, and an outspoken advocate for human rights and social justice. The first African-American woman to represent the state of Georgia, McKinney served six terms in the U.S. House of Representatives, from 1993-2003, and from 2005-2007. She was arrested and forcibly abducted to Israel while attempting to take humanitarian and reconstruction supplies to Gaza on June 30th. For more information, please see http://www.FreeGaza.org

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Massacre in GAZA

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Report from the Kidnapped Passengers in Ramle Prison, July 4, 2009

On Monday, June 30, 21 passengers going to challenge the blockade of Gaza on board the Spirit of Humanity were seized by the Israeli Navy and taken to Israel against their will. All their equipment was taken and some of were roughed up. All were thrown into prison to await Israel´s decision on how and when they would be deported.

The majority of the group ended up in Ramle Prison. Those of us who are Free Gaza organizers had been hearing some news from them, statements, interviews and letters since they arrived. From the first night, the Free Gaza 21 have been busy trying to get news out of the prison about the illegality of Israel´s actions in relation to themselves and the other inmates inside Ramle Prison who have no voice.

Report from E: I received a 2am phone call during one of the first sleepless nights from Ramle Prison to let me know that in one of the cells, four of the FG group had been busy writing a press release on an old phone one of their cellmates had loaned them. It had taken them hours to write the press release. but they were just ready to send it out, and `could I check my email to see if I had received it?´

Since that first night I have been hearing more increasingly about the plight of the other inmates of the prison; men and women who have not nearly as good an opportunity as our folk for media coverage of their stories and not nearly as good an opportunity as our folk of ever getting out of Ramle Prison.

To Fathi Jaouadi, Adie Mormesh, Ishmael Blagrove, and Captain Denis Healy, the situation of their fellow inmates is something they want to talk about and act upon. Fathi wanted to pass on news of what they have been doing inside Ramle prison; he wanted to let everyone who supports the Free Gaza Movement know that `Free Gaza Members are never lost for things to do when it comes to trying to expose Israel´s appalling treatment of not just Palestinians, but all people who come to Palestine and get caught up in Israel´s abuse of justice and the law.´

Fathi Jaouadi has been actively involved in Palestinian rights since he was 15 years old. Now in Ramle prison, he has already managed to organize a meeting with a UN representative and to raise the issue of the other inmates with him. He said that the UN official has agreed to follow up on some of the cases; Fathi has also been in contact with local NGO´s to raise the issue of many of the inmate´s situations. He told me he wants to focus on the fact that none of the inmates have any access to legal advice or help, most of the inmates have not been able to contact family to let them know of their situation and none of the inmates have committed anything that warrants them to be held indefinitely inside Ramle prison.

Fathi is in the process of collecting statements from all the inmates, and he is translating them from Arabic. He says the majority of the inmates in their cell are from Arab countries, and they have not had access to their embassy officials. He will follow up with the UN and other organizations once he is released, contact all the families and give statements and details to the relevant embassies.

Ishmael Blagrove is a well-known documentary filmmaker and has been speaking extensively about the Palestinian struggle for more than twenty years. In Ramle prison, he has been working tirelessly to get contact with refugee councils and organizations in Britain to present to them the case of the refugees inside. He says that many of the men from neighbouring Arab countries just want to go home, they don´t want to stay in Israel and yet they are not being given the opportunity to speak. Ishmael says that many of the inmates are entitled to legal representation, but they do not know this, nor do they have any idea how to contact any refugee organization to advise them. Ishmael is in the process of establishing links between the refugee councils in Britain and the inmates of his cell in Ramle Prison.

Fathi and Ishmael have already established channels to publish these issues in Britain on their release.

When we called Ramle Prison today Fathi said that Adie had just finished his daily English lesson with the inmates. Adie is reportedly very happy with the progress of his students and said this morning they had successfully completed an intense session on Past Participles. Adie Mormesh has also been very active for the rights of Palestinians for many years. He spent two weeks in the West Bank with the Olive Coop (Zeitoun) and Action Palestine in 2007. He worked with and documented the Boycott, Divestment and Sanction Campaign and participated in the World Social Forums for Palestine in Porto Alegre and Mumbai in 2003 and 2004. He has now become a teacher of English in Ramle prison.

Captain Denis Healey who has been the Free Gaza Movement´s captain since October 2008 and bravely steered the DIGNITY to safety in December when she was attacked by the Israeli Navy at sea, has also been quite busy; he has been giving in-depth lectures to his fellow inmates about life at sea. Apparently there are many interested parties amongst the inmates; some hope that they may pursue a life on the sea when (and sadly if) they ever get out. They are full of questions as to the procedure of getting qualified to work on and sail boats in the Mediterranean, and Captain Denis is giving them a good run down on what they should do to follow such a dream.

This is how four of our passengers have been keeping busy during the past week, they wanted to let you all know; they also said they realize the news they are sending out is not new to any of us. We have all been working with these issues of injustice for years. But that doesn´t mean that every new story about the violation of human rights, about the cruelty, brutality and flagrant misuse of justice by Israel should not be published.

Our friends are stuck in Ramle prison, because they tried to visit the war-stricken people of Gaza, and they are furious at what they are seeing. They know they have generated media interest around the world, and that sooner or later, they will leave Ramle Prison, but they also know that the other inmates of the prison have no such privilege, and without our interest in them, they could well be stuck inside Ramle prison for the rest of their lives, or exiled to some foreign country that is not their home, facing a life without family or loved ones to share it with. And so it is for the 11,000 Palestinian prisoners at present inside Israeli jails. Every one of them has a story that ought to be heard.

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Israel's Occupation of Gaza da freestylee.

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Statement #1 taken by Fathi Jaouadi.

From Ramle Prison, 3rd July 2009.

My name is M.

I am 26 years old.

I am a Palestinian born in Al Quds and I hold a birth certificate showing this. My family comes from a village called Sour Bahr.

We have two houses there owned by my grandfather who fled in ´48 to Jordan and left the houses with my Aunt.

When I was 5 years old I went with my family to Jordan to bring back the papers that proved our ownership of these two houses. We stayed in Jordan for 2 years and then, when we had all the papers we came back to Sour Bahr.

I lived all my life in one of the houses and some of my family lived in the other. We always used to make our way between our two houses which were only minutes apart from each other.

However when the Wall was built, it split our two houses apart. It used to take minutes and then it took 4 ½ hours to go from house to house.

The house I lived in was in the West Bank, the other on the side of the Wall that is Al Quds.

When I was 16 I began the process to try and obtain Israeli ID so that I could continue to enter Al Quds and go to our house that was on the other side of the Wall.

Every day my mother would go to the Interior Ministry to try and obtain my ID. She contacted many lawyers about the case but although she worked on this for 8 years, there was no result. During this time I tried often to visit our house on the Al Quds side of the wall and every time I was caught by the Israeli forces and sent back to the West Bank.

When I was 24 years old I had a fight with a friend, I was caught by Israel during the fight and imprisoned for 1 ½ years.

I am a normal Palestinian trying to live a normal life. I am not involved in any political movement and I have no security issues with Israel. I am just trying to live my life, but when I had served my time in prison for fighting with a friend, Israel could not decide where to release me.

My birth certificate said Al Quds but I had no Israeli ID. When Israel started investigating, they discovered that when I was 5 years old I had gone with my family to Jordan for 2 years.

It was then that I was told by an Israeli judge that the Law states:

`Any Palestinian who spends 2 years outside Israel has no right to return´

I have since seen Judge twice in the past two months. and he has told me that I will be returned to Jordan.

But Jordan has refused to accept me. So now I have been told I will just have to wait in prison.

I am very depressed now and hate my life. I am afraid of how long they will make me wait. It could be years. I am afraid I will be sent to Jordan. I have no one in Jordan. I was there when I was 5 years old! All my family are in Palestine. I know if they send me to Jordan I will never be allowed back into Palestine. I will never be allowed to see my family again. And I have done nothing.

I just want to be allowed to live a simple life with my family and the people I know and love, in my own land.

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E mentre i nostri liberi mezzi di comunicazione continuano pervicacemente a tacere, ecco che…

Hackers attaccano il sito di InfoPal Italia

Da ieri fino a oggi alle 12,15, il sito di Infopal non è stato raggiungibile perché sotto attacco DNS. Centinaia di computer, da diverse parti del mondo, hanno attaccato contemporaneamente il nostro server rendendo impossibile l’attività del nostro sito. Ovviamente, la regia del piano è unica e volta ad azzittire l’informazione non-embedded sulla Palestina.

Evidentemente Infopal dà molto fastidio.

La Lobby vuole oscurarci, perché non può tollerare che sia diffusa la verità su ciò che accade in Palestina. Deve esistere il Pensiero Unico del Grande Fratello mediatico. Il sonno della ragione.

Noi rispondiamo a questi criminali che non ci faremo scoraggiare e continueremo il nostro onesto e professionale lavoro di informazione sulla Palestina occupata e martoriata. Potranno sganciarci contro tutte le mail-bomb e gli attacchi che vorranno, noi andremo avanti, perché le menti libere non possono farsi imbrigliare dalle loro menzogne.

Fonte: InfoPal

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Questo è un elenco parziale di link che parlano di Gaza (purtroppo in inglese) :

http://peaceforgaza.blogspot.com/

http://ingaza.wordpress.com/

http://wewillrememberyourname.blogspot.com/

http://a-mother-from-gaza.blogspot.com/

http://www.palestinianprisoners.blogspot.com/

http://www.womensaynotowar.org/article.php?list=type&type=399

http://www.flickr.com/photos/freestylee/sets/72157612450330724/

E per finire oggi, la seconda parte dell’intervista a Vik:

La maggior parte delle immagini sono state tratte da http://www.flickr.com/photos/freestylee/sets/72157612450330724/

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'Israel kidnaps Irish citizens' - protest