Archivio | luglio 8, 2009

Tensioni nel governo. Bossi preme per le riforme: se non si pedala si cade

Dopo il summit la Lega chiede una “fase 2”

di Marco Conti

.

Umberto Bossi e Silvio Berlusconi

ROMA, 8 luglio – «Calunnie, tutte calunnie. Hai visto Umberto, anche la storia delle minorenni. Tutte falsità gonfiate, ma senza uno straccio di prova». Erano appena passate le dieci di lunedì sera quando l’intero stato maggiore del Carroccio, guidato da Umberto Bossi, con i due capigruppo Cota e Bricolo, la Rosy Mauro e Giancarlo Giorgetti, salgono le scale di palazzo Grazioli. Torcicollo a parte, Silvio Berlusconi non sembra particolarmente provato dalla giornata trascorsa con il presidente cinese Hu Jintao. Sono un paio di settimane che, per motivi vari, salta il tradizionale appuntamento del lunedì sera ad Arcore, e Bossi ne ha di cose da chiedere al premier e da incassare.

D’altra parte la fedeltà dell’alleato il Cavaliere ha potuto testarla anche di recente, visto che sulla nota vicenda di ”feste e veline” Bossi si è schierato sin dall’inizio in sua difesa. Così come il Carroccio non ha messo bocca su tutte le scelte fatte dal governo in materia di G8, malgrado il ministro Maroni abbia qualche volta masticato amaro.

Raccontano però che l’altra sera l’Umberto sia andato giù deciso e Berlusconi, messo in guardia da Aldo Brancher, è riuscito solo in parte a contenere l’irritazione leghista per come «stia segnando il passo l’azione del governo specie sul fronte delle riforme. Federalismo fiscale in testa». Indubbiamente i dodici mesi previsti dalla legge per i decreti attuativi del federalismo stanno scorrendo e non solo non sono state composte le due bicameraline che dovrebbero mettere a punto i testi e lavorare sui costi standard, ma non si sa ancora su quali risorse si potrà contare. «I soldi ci sono, ci sono», spiegava ieri pomeriggio Giorgetti facendo intendere che a mancare è la volontà politica più che il denaro.

Anche se è difficile in questi giorni distogliere l’attenzione del Cavaliere da tutto ciò che attiene al G8 e a possibili nuovi attacchi personali, l’altra sera Bossi è tornato più volte sulla necessità di «chiudere, subito dopo il G8, questa fase di scontro» per «recuperare un clima migliore».

La Lega ha assolutamente bisogno di riprendere un rapporto con l’opposizione
e non solo perché i trenta membri delle due bicameraline devono essere composte da maggioranza e opposizione, ma anche per il contributo che le amministrazioni locali devono dare per la determinazione dei costi standard. «A metà luglio vediamoci tutti insieme e mettiamo in fila le cose da fare per settembre», ha incalzato Bossi sul salotto di palazzo Grazioli.

«Forse è meglio che io incontri i ministri uno per uno e poi magari ci vediamo in pochi per decidere», è stata la replica del Cavaliere che al ”conclave di maggioranza” comincia a credere meno anche grazie alla ripresa di fiducia degli elettori nei suoi confronti che segnalano i sondaggi di Euromedia. «Questa estate lascia stare la Sardegna e vieni con me a Pontedilegno – ha incalzato Bossi – così abbiamo tutto il tempo che vuoi per parlare, ma se qui non si pedala si cade, come quando si va in bicicletta».

Fonte: il Messaggero

Caritas in veritate

In Vaticano la presentazione dell’enciclica sociale di Benedetto XVI

.

Image

“Caritas in veritate” è il titolo della nuova enciclica di Benedetto XVI, 127 pagine di economia ed etica, presentata oggi in Vaticano.

Il documento papale si cala nella realtà sociale di oggi e pone l’accento sulla crisi finanziaria che attanaglia le economie mondiali ed individua nel rispetto del lavoro e nella solidarietà gli antidoti di questo ed altri mali del nostro tempo.

Un documento che viene licenziato a ridosso del G8 e affronta temi come l’economia e la finanza, che devono «essere utilizzati in modo etico», che parla di «decenza» applicata al lavoro. Un lavoro che, «in ogni società, sia l’espressione della dignità essenziale di ogni uomo e di ogni donna: un lavoro scelto liberamente, che associ efficacemente i lavoratori, uomini e donne, allo sviluppo della loro comunità; un lavoro che, in questo modo, permetta ai lavoratori di essere rispettati al di fuori di ogni discriminazione; un lavoro che consenta di soddisfare le necessità delle famiglie e di scolarizzare i figli, senza che questi siano costretti essi stessi a lavorare; un lavoro che permetta ai lavoratori di organizzarsi liberamente e di far sentire la loro voce; un lavoro che lasci uno spazio sufficiente per ritrovare le proprie radici a livello personale, familiare e spirituale; un lavoro che assicuri ai lavoratori giunti alla pensione una condizione dignitosa».

Parla di lavoro in una società nella quale non vengano svalutati «i diritti che da esso scaturiscono, specialmente il diritto al giusto salario, alla sicurezza della persona del lavoratore e della sua famiglia». Ma “Caritas in veritate” parla anche di mercato, che non deve diventare «luogo della sopraffazione del forte sul debole», ma anzi la logica mercantile va «finalizzata al perseguimento del bene comune di cui deve farsi carico anche e soprattutto la comunità politica». Ed anche il profitto «è utile se, in quanto mezzo, è orientato ad un fine che gli fornisca un senso tanto sul come produrlo quanto sul come utilizzarlo» tanto che «l’esclusivo obiettivo del profitto, se mal prodotto e senza il bene comune come fine ultimo, rischia di distruggere ricchezza e creare povertà».

Ovviamente non poteva però mancare il riferimento alla «centralità e integrità della famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, prima e vitale cellula della società, facendosi carico anche dei suoi problemi economici e fiscali, nel rispetto della sua natura relazionale» per cui è necessità «varare politiche» che vadano in questo senso.

Fonte: la Rinascita

Musica, poesie, show e commozione. L’ultimo omaggio a Michael Jackson

LA CERIMONIA ALLO STAPLE CENTER. la bara di Jacko accanto al palco

.

Le lacrime di Brooke Shields, le sue canzoni cantate da Stevie Wonder, Mariah Carey, Lionel Richie. E l’addio della figlia Paris: «Era il migliore dei papà»

.

Il feretro davanti al palco dello Staple Center (Ap)

LOS ANGELES (USA) – Il lungo addio va in scena allo Staple center di Los Angeles. Qui i fortunati fan estratti dalla lotteria dell’amore infinito per Michael jackson, hanno salutato per l’ultima volta il loro idolo. Abbracciandolo insieme a tanti personaggi che si sono succeduti sul palco allestito nell’arena per un omaggio musicale commosso e sentito. la cerimonia si apre con la lettura di un messaggio di cordoglio di Diana Ross e di Nelson Mandela. Lo speaker ufficiale che introduce la cerimonia è William «Smokey» Robinson, cantante e autore di musica rhythm and blues e soul statunitense, fortemente legato alla etichetta che lanciò Michael Jackson, la Motown Records. Jackson aveva incontrato più volte Mandela in occasione dei suoi viaggi un Sudafrica. «Michael era un gigante e una leggenda dell’industria della musica. E noi siamo afflitti come i milioni di fan in tutto il mondo», è il testo del messaggio del Nobel per la pace. «Noi nutrivamo grande ammirazione per il suo talento che per le sue capacità di vincere il dramma in così tante occasioni della sua vita», ha aggiunto Mandela, concludendo: «Io e mia moglie, la nostra famiglia, i nostri amici, vi inviamo le condoglianze in questo momento di dolore. Siate forti».

ESIBIZIONI – Tutti in piedi quando la salma di Jackson, accompagnata dal calore di un coro gospel, in un feretro dorato adornato con lunghi gladioli rossi, viene portata nell’arena e posta alla base del palcoscenico, in mezzo a numerose corone di fiori. Davanti a circa 20mila persone, cominciano poi le esibizioni di cantanti ed amici di Jackson come Stevie Wonder, Lionel Richie, Mariah Carey e Jennifer Hudson. Tocca a Mariah Carey, insieme a Trey Lorenz, aprire l’omaggio musicale con uno dei più famosi successi «I’ll Be There». Alla fine della canzone, Mariah, sotto gli applausi, saluta con un sentito «We Miss You», ci manchi. Poi è il turno dell’attrice e rapper Queen Latifah, che lo ricorda come «la più grande star della terra» prima di leggere una poesia, dedicata a Jacko, della poetessa Maya Angelou. Quindi di nuovo musica con Lionel Richie, tutto di nero vestito, con una rosa gialla sul bavero dello smoking e un fazzoletto rosso. L’amico di Jackson ha interpretato «Jesus is Love». Poi è stata la volta del grande Stevie Wonder. «Ti ameremo per sempre Michael» – ha detto Wonder prima della sua esibizione. Ma a dare l’ultimo saluto a Jackson ci sono anche altri personaggi famosi a cominciare dagli assi dei Lakers di ieri (Magic Johnson) e di oggi Kobe Bryant. O anche amici di una vita, come l’attrice Brooke Shields.

LA COMMOZIONE DI BROOKE Proprio l’intervento di Brooke Shields, visibilmente commossa, è quello che concentra la maggiore emozione in sala. L’attrice, grande amica fin da giovanissima di Michael Jackson, ricorda tanti momenti vissuti insieme: «Sei un fannullone, gli dicevo spesso. A che età hai iniziato, a 5 anni? Io avevo 11 mesi quando ho girato i primi spot. La sua risata era la più dolce e la più pura che io avessi mai sentito». Poi legge un brano del Piccolo Principe dedicandolo a lui. Tocca poi a Jermaine Jackson cantare una delle canzoni che Jacko amava di più (Smile, scritta da Charlie Chaplin) indossando un guanto bianco con i brillantini come quelli che usava Michael. Ci si avvia verso il finale con le esecuzioni collettive a più voci. E la prima canzone corale non può che essere «We Are The World», quella che con Lionel Richie, Michael Jackson scrisse per una operazione mondiale di aiuto all’Africa che riunì grandi nomi della musica. Le ultime note sono quelle di «Heal the World»

IL SALUTO DEI FRATELLIE DELLA FIGLIA IN LACRIME – Alla fine sono i fratelli Jackson, insieme ai figli di Michael, a porgere l’ultimo omaggio. La musica tace, è il momento delle parole di ricordo, di speranza, di Marlon, cui i fratelli affidano il difficile compito di salutare Jacko dal palco, proprio di fronte alla bara. L’ultima parola, affidata alla figlia Paris Katherine: «Per me è stato il migliore dei padri al mondo». Scoppia in lacrime. L’abbraccio collettivo sul palco dei fratelli Jackson e dei figli di Michael è l’ultima immagine che regala la cerimonia di addio al re del pop.

POSTI VUOTI IN SALA – L’evento è stato seguito da milioni di persone nel mondo in tv o via Internet. Tanti però a sorpresa i posti vuoti in sala, che gli organizzatori in extremis hanno cercato di riempire facendo entrare chi sta aspettando fuori speranzoso a gruppi di 4 e 8 alla volta. E pensare che c’era stata una lotteria proprio per aggiudicarsi i preziosi tagliandi, visto che la capienza dello Staples Center era nettamente inferiore alla domanda. Ma probabilmente per prudenza e ragioni di sicurezza, era stato ridotto il numero di ticket disponibili per il pubblico.

Fonte: il Corriere della Sera

Sempre sul G8…

G8, al via il summit, crisi e clima le sfide
Nyt: troppe carenze, lo guidi Obama

.

All’Aquila scritta di protesta: “Yes we camp!”. Scosse nella notte. Sicurezza alimentare: un piano da 15 miliardi

.

Carabinieri controllano l'area del G8 (foto Ciro Fusco - Ansa)


ROMA, 8 luglio – Parte il G8 sotto la presidenza italiana. Presenti i leader di Usa, Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Russia, Canada e Giappone. Il presidente cinese Hu Jintao ha invece lasciato l’Italia: rientro forzato nel Paese per la crisi nella regione dello Xinjiang. Per la Ue il presidente Fredrik Reinfeldt e quello della Commissione Europea Josè Manuel Barroso. Silvio Berlusconi è arrivato in mattinata a Coppito.

Ma continua anche la polemica con la stampa estera. Dopo The Guardian secondo il quale l’Italia non è idonea a presiedere il summit, oggi il New York Times parla della «carenza organizzativa del governo italiano che non è scusabile» e chiede al presidente Obama di prendere in mano la gestione del vertice.

«Oh, quel G8» è il titolo dell’articolo nel quale si legge che «l’inescusabile carenza organizzativa dal governo italiano ospite» oltre alla «debolezza politica di molti leader che vi partecipano, non lasciano spazio all’ottimismo», e «se questa sessione (del G8) deve giustificare il tempo e gli sforzi, il presidente Obama dovrà assumere la guida. «È tempo per lui di capitalizzare il credito che si è guadagnato in diplomazia negli ultimi sei mesi». Il New York Times scrive anche che «tradizionalmente, l’ospite è colui che dà il la, fissa i temi e l’agenda di queste riunioni. Ma il primo ministro italiano, Silvio Berlusconi, ha diretto molte delle sue energie politiche nelle ultime settimane a cercare di schivare le accuse della stampa». «Spettacolo: forse. Leadership: no», scrive il giornale Usa.

La Casa Bianca intanto definisce «falsa» la notizia che gli Stati Uniti avrebbero fatto telefonate agli sherpa del G8
per preparare l’agenda del vertice per sopperire a presunte inadeguatezze italiane. «Non è assolutamente vero – ha detto Mike Froman, il funzionario della Casa Bianca che è anche lo sherpa Usa al G8 -. Abbiamo fatto una conferenza telefonica per preparare il G20 di Pittsburgh a settembre. Ma questo non ha niente a che fare col G8».

Il programma. Alle 13 colazione di lavoro G8 sull’economia mondiale; poi alle 15:30 sessione di lavoro su clima, aiuti e sviluppo; alle 20:30 infine cena di lavoro su temi politici internazionali. Non parteciperà al vertice il presidente cinese Hu Jintao, rientrato a Pechino per la crisi nel Xinjiang.

Crisi e clima le sfide del summit in una città blindata: missiili schierati, aerei Predator, ma anche F16, Eurofighters e Patriots. Resta il timore di scosse. Quartier generale del summit la caserma della Guardia di finanza di Coppito.

15 miliardi per la sicurezza alimentare. Al summit verrà adottato un piano per la sicurezza alimentare che prevede uno stanziamento complessivo di 15 miliardi di dollari, secondo una bozza della Dichiarazione finale di cui l’Ansa ha preso visione. C’è l’impegno al sostegno di un’agricoltura sostenibile basata su una «attenta gestione delle risorse naturali» oltre che sull’ottimizzazione della produttività agricola. Secondo alcune fonti, per il piano gli Stati Uniti sono pronti a mettere a disposizione dai 3 ai 4 miliardi di dollari e si aspettano che anche gli altri partner facciano uno sforzo adeguato.

Scosse nella notte. L’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha recentemente ricordato che la possibilità che vi siano scosse del quarto grado o superiori è del 31%. Lo sciame sismico prosegue anche oggi: dalla mezzanotte alle 10 sono state registrate tre scosse di magnitudo superiore a 2: alle 3.35 (magnitudo 2.8); alle 8.16 (magnitudo 2.2); alle 9.40 (magnitudo 2.4). L’epicentro è stato localizzato nell’area dei monti reatini, al confine tra Abruzzo e Lazio.

Nel pomeriggio Barack Obama visiterà il centro storico di L’Aquila distrutto dal sisma, come farà anche il presidente russo Dmitri Medvedev. La cancelliera tedesca Angela Merkel sarà invece a Onna.

Il presidente cinese vola a Pechino. La delegazione cinese, comunque, rimane all’Aquila e parteciperà regolarmente ai lavori del vertice del G8. La partecipazione di Hu Jintao era particolarmente attesa, sia perché in discussione ci sono anche i temi della crisi economica mondiale, le prospettive di fine recessione, il commercio globale e gli aiuti allo sviluppo sia per una seria di incontri bilaterali, tra cui quelli col presidente Usa Barack Obama e con la cancelliera Angela Merkel.

Scritta di protesta: Yes we camp! La grande scritta di protesta, con lettere di plastica, è stata posta da alcuni comitati cittadini sulla collina di Roio che domina l’autostrada A24 dell’Aquila e il parcheggio di scambio utilizzato dai giornalisti che seguono i lavori del G8. «La gente pensa che la ricostruzione sta procedendo liscia, che gli aquilani sono già tornati nelle loro case e invece “Yes we camp”, siamo tutti accampati, a tre mesi dal sisma», dice Mattia Lolli, del Comitato 3e32.

Fonte: il Messaggero

– – – – –

Affondo del New York Time

.

.

“Barack Obama dovrebbe assumere la guida del vertice del G8 per evitare che sia uno spreco di tempo e di impegno”. Lo scrive in un editoriale il quotidiano americano the New York Times. Che sottolinea: “Non sono i problemi a mancare, ma una programmazione imperdonabilmente negligente da parte del governo ospite, l’italia, e la debolezza politica di molti dei leader presenti, lascia poco spazio all’ottimismo”. Per questo, scrive il quotidiano di New York, “se questa sessione non vuole essere uno spreco di tempo e impegno, il presidente Obama dovrà assumerne la guida È tempo per lui di capitalizzare il credito che si è guadagnato in diplomazia negli ultimi sei mesi»”.

L’articolo, leggibile sul sito online New York Times e intitolato «Oh, quel G8». Il NYT scrive  che «l’inescusabile carenza organizzativa dal governo italiano ospite» del vertice del G8 dell’Aquila, oltre alla «debolezza politica di molti leader che vi partecipano, non lasciano spazio all’ottimismo». Tradizionalmente – si sottolinea – “l’ospite è colui che dà il la, fissa i temi e l’agenda di queste riunioni. Ma il primo ministro italiano, Silvio Berlusconi, ha diretto molte delle sue energie politiche nelle ultime settimane a cercare di schivare le accuse della stampa». «Spettacolo: forse. Leadership: no», scrive il giornale Usa.

fonte: l’Unità

Super rock sull’astronave di Bono Due ore di musica, dedica a Jackson

dal nostro inviato Marco Molendini

.

MILANO, 8 luglio – Essere gli U2 non è solo un impegno è un obbligo. La più celebrata, osannata e consacrata della rock band degli ultimi due decenni, ogni volta che si riaffaccia in scena è attesa al varco: come minimo deve tenere fede al proprio passato.

Quella miscela composita dove la musica è la sostanza ma non è tutto, dove contano la potenza scenica (quasi una gara muscolare, ma non solo), l’energia, e quella capacità di coinvolgere, allargando lo sguardo sul fronte delle cause nobili, tenendo fede alla sua storia e a quella del rock, almeno dagli anni 70 in poi. E allora, in questa nuova avventura che parte da un nuovo album solido e raffinato ma sempre rock, ovvero No line on the horizon e che, ieri sera, ha affrontato la prima delle sue date milanesi (77 mila spettatori ciascuna) in uno stadio San Siro stipato di pubblico in ebollizione (e per una volta con licenza di decibel, nonostante l’opposizione degli abitanti della zona), ecco la prima conferma, quella che forse (almeno ai nostri occhi e alle nostre orecchie) conta di più: la musica.

Gli U2 sono un miracolo di continuità, di forza e entusiasmo, di capacità di aggiornarsi. Lo fanno con il loro repertorio storico, con la voce maestosa del loro frontman, Bono, che dà sostanza e profondità a classici come Beautiful day (dedicata da Bono alle incertezze del futuro) o One e poi offre la sua innegabile vena istrionica a brani passionali come Sunday bloody sunday, Pride (In the name of love), I still haven’t found what I’m looking for (con Stand by me come bellissima coda e tutto lo stadio a cantare) e Angel of Harlem, pezzo nato come omaggio a Billie Holiday (morta esattamente 50 anni fa) e diventata inevitabile dedica a Michael Jackson con tanto di citazione di Man in the mirror e Don’t stop till you get enough.

E c’è spazio anche per chiamare sul palco la figlia, Memphis Eve, brindare con lei che compie 18 anni e poi cantare Party girl. Al repertorio ormai sedimentato della band (alle spalle ormai ci sono 33 anni di vita musicale) si aggiungono senza salti i titoli tratti dal nuovo album da Breathe, che apre la serata andando subito al sodo, a No line on the horizon, alla muscolare Get on your boots, alla strepitosa Magnificent, già un classico.

Il tutto dopo due ore sparate senza soste: un rosario di 22 titoli per confermare la potenza di una band che non avverte sintomi di stanchezza e neppure di tensione fra i suoi membri: se Bono è l’uomo-voce, l’uomo manifesto, The Edge, Adam Clayton e Larry Mullen ci danno giù con indiscutibile partecipazione, come se fossero ancora ragazzi di Dublino in cerca di gloria.

Seconda promessa mantenuta: il colpo d’occhio scenico, un’altra sfida insieme architettonica e tecnologica, a metà strada fra il gotico e il fantascientifico: il palco è tondo e centrale, collegato da due ponti mobili a una passerella che lo circonda e taglia una fetta di platea. Il tutto è sovrastato da una struttura a metà strada fra un’astronave (da romanzo alla Jules Verne) e un insetto gigante sulle cui quattro zampe si aggrappano le casse audio, l’impianto luci, mentre un megaschermo, anch’esso circolare e capace di estendersi fino a diventare un gigantesco cono, è appeso al centro con una guglia centrale alta 50 metri che fa da spaziale antenna.
Terza conferma, la volontà di restare sintonizzati sulla lunghezza d’onda dell’impegno (il collante fondante del gruppo). Ecco così l’attacco frontale a Berlusconi sul tema del debito dei paesi poveri: «E’ noto che ho avuto delle divergenze col vostro Primo ministro» ha esordito Bono. Per poi insistere, acclamato dal pubblico: «Ho rispetto per il popolo italiano, per il suo governo, ma non rispetto un primo ministro che non mantiene la parola. Berlusconi ha tre giorni, durante questo G8, per cambiare e tenere fede a quanto promesso». Quindi gli ha dedicato una delle canzoni più potenti della band, la magica One. Ma nel concerto ci sono altri riferimenti politici, c’è la dedica al premio Nobel birmano Aung San Suu Kyi detenuta in prigione (sulle note di MLK, scritta per Martin Luther King con 50 fan che sfilano con la maschera della donna sul volto) o come il messaggio (che appare sullo schermo) del vescovo antiapartheid Desmond Tutu o come il recupero di The unforgettable fire, anno ’84, che ricorda le bombe su Hiroshima e Nagasaky: scelta, in periodo in cui ci sono paesi che si trastullano con tali ordigni, tutt’altro che priva di valore.

Fonte: il Messaggero

I nuovi paradisi non conoscono il Pil

Rapporto inglese sul benessere sostenibile. Nel Costa Rica la speranza di vita più alta
L’America Latina monopolizza ben nove dei primi dieci posti della classifica

.

I nuovi paradisi non conoscono il Pil

.

Felicità interna lorda. Un indicatore che smonta il mito occidentale del reddito, sostituendolo con soddisfazione personale, speranza di vita, politiche ambientali. Il Costa Rica vince, è il paese con il Fil più alto. Ci si vive bene, a lungo, in armonia con la natura. Mentre i leader riuniti in Italia per il G8 si preoccupano di Pil e deflazione, la seconda edizione dell'”Happy planet index”, che indica il tasso di benessere sostenibile, premia standard alternativi: impronta ecologica del sistema produttivo, lunghezza e pienezza dell’esistenza.

La ricchezza non può comprare la felicità. Alibi o buon senso? “In questa età di incertezza, di crisi grave, le persone temono il futuro” scrive The New Economics Foundation (Nef), l’organizzazione non governativa britannica che ha redatto la classifica delle nazioni più felici. Con un obiettivo: far capire che le priorità della gente sono ora diventate altre. Merce e soldi, petrolio e titoli non hanno reso il mondo un posto migliore, figuriamoci noi. Anzi, molte potenze economiche (Usa, Cina, India) erano più felici venti anni fa, ecosistemi e risorse erano meno sfruttati. Guarda il Costa Rica, che ha scalzato il paradiso dell’arcipelago Vanuatu, Oceano Pacifico meridionale, dal primo posto dell’indice 2006: più dell’85 per cento degli abitanti si dichiara felice di vivere nel paese latino americano, “la speranza di vita è di 78,5 anni, il paese non è lontano dall’aver trovato l’equilibrio tra i suoi consumi e le sue risorse naturali, il 99 per cento dell’energia che produce deriva da fonti rinnovabili”, segnala Nic Marks, uno degli autori dello studio. Ma l’America latina è tutta allegra, monopolizza ben nove dei primi dieci posti.

Consumare e consumare non porta da nessuna parte. Non a caso a guidare la classifica sono paesi a reddito medio, i ricchi e sviluppati stanno invece a metà. Nella lista, stilata sulla percezione degli abitanti di 143 paesi, la maggior parte delle nazioni “verdi” e contente si concentra in America Latina, la prima tra le europee è l’Olanda (43esima), l’Italia è 69esima (slittata dal 66esimo posto del 2006), prima di Francia, Uk e Spagna ma dopo la Germania. In coda la maggior parte dei Paesi africani, ultimo lo Zimbabwe. “Con il mondo che si trova ad affrontare la tripla sfida presentata da una profonda crisi economica, da cambiamenti climatici sempre più veloci e da un incombente picco della produzione di petrolio, abbiamo disperatamente bisogno di nuove direzioni e linee guida” scrive nel rapporto Nic Marks. “Seguire il canto della sirena della crescita economica ha dato benefici marginali ai poveri del mondo, mettendo a rischio le basi per la loro sopravvivenza. Questa strategia non ha nemmeno migliorato il benessere di chi è già ricco, né ha portato a una stabilità economica”.

Lo vediamo eccome, nonostante nei Paesi ricchi il grado di soddisfazione e speranza di vita sia aumentato del 15 per cento in 45 anni (ma l’impronta ecologica è schizzata del 72 per cento). Il Fil non fa troppi calcoli, più che altro sente (feel), e sente che è tempo di cambiare.

Fonte: la Repubblica

I lettori comprano una pagina su Repubblica “Chiedere di non dare pubblicità è illiberale”

Riuniti su Facebook si tassano un euro ciascuno per pubblicare una lettera aperta
Chiedono l’attenzione dei G8: “Antidemocratico l’invito del premier agli industriali”

.

I lettori comprano una pagina su Repubblica "Chiedere di non dare pubblicità è illiberale"

.

ROMA Un euro a testa per pubblicare su Repubblica una lettera aperta contro Berlusconi e l’invito che il premier lancia agli industriali di non comprare pubblicità sui “giornali catastrofisti”. Riuniti sulla piazza virtuale di Facebook, un gruppo di “liberi cittadini” hanno aquistato sull’edizione odierna del quotidiano uno spazio per informare i Grandi del mondo convenuti al G8 dell’Aquila di quello che succede in Italia: “Fatelo sapere, non lasciateci soli!”.

ECCO L’INSERZIONE (pdf)

Si firmano “un gruppo di liberi cittadini di diversi orientamento politici”. Dichiarano che le parole di Berlusconi pronunciate davanti ai giovani di Confindustria, è “un indegno attacco alla libertà di stampa”. A Santa Margherita Ligure, quel primo Giugno, Berlusconi disse: “Non date pubblicità ai media disfattisti”.

Ma raccontare la verità sulla crisi economica non è “disfattismo”: “Riteniamo inaccettabile questa forma di pressione”, scrivono i firmatari dell’appello. “E’ un comportamento che richiama forme di governo tipicamente non democratiche. Ci rivolgiamo a coloro che credono che questa ingerenza sia indegna e illiberale”, proseguono.

In testa alla pubblicità trascivono l’articolo 21 della Costituzione sulla libertà di stampa e la frase contestata pronunciata da Berlusconi. Quindi concludono: “Non contestiamo il governo, ma la forma e la sostanza di chi lo presiede. Siamo preoccupati per la progressiva perdita di libertà di stampa”.

Fonte: la Repubblica