Archivio | luglio 11, 2009

Caldo torrido, sette giorni di fuoco / Difendersi dal caldo torrido: Istruzioni per l’uso

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Da lunedì temperature oltre i 35°

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TORINO
A partire da lunedì arriverà il caldo torrido,
destinato a durare almeno una settimana, se non due. La Protezione civile avverte che i picchi massimi si registreranno tra giovedì e venerdì, con temperature superiori ai 35 gradi centigradi.
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In particolare a soffrirne saranno Sicilia e Sardegna (per questa regione c’è anche chi ipotizza i 40 gradi centigradi), le zone interne dell’Italia – specie al centrosud – e, ancor più, la pianura padana, dove al caldo si sommerà il disagio dovuto all’elevato tasso di umidità proprio di quell’area. Un’ondata che durerà almeno una settimana, se non addirittura due. Una piccola tregua è prevista per sabato 18. Per poi attenderci un’altra pesante ondata verso la fine di luglio.

«Ormai dobbiamo rassegnarci al fatto che siamo di fronte ad una ripetuta alternanza di presenza dell’anticiclone della Libia, che si estende sul Mediterraneo fino al centrosud dell’Italia, con un ingresso di aria proveniente dall’Atlantico», spiega Gianpiero Marracchi, ordinario di Climatologia all’uiversità di Firenze e direttore dell’Istituto di meteorologia del Cnr. È una tendenza «ormai consolidata» negli ultimi anni, «che rappresenta senz’altro un fatto nuovo rispetto alla climatologia tradizionale, quella degli anni Ottanta e Novanta». In sostanza, spiega Marracchi, le estati «o sono caldissime o piovose. Si alternano picchi di temperature e di precipitazioni». Nell’immediato saremo di fronte a un incremento di temperature dovuto all’arrivo sull’Italia dell’anticiclone di origine africana.

Ed in effetti un’allerta meteo della Protezione Civile è stato diffuso ieri, con previsione più o meno certa fino a mercoledì, perchè i modelli matematici inducono a non spingersi oltre per non rischiare di essere meno attendibili. Un’allerta dove è detto che l’Italia risente ancora del transito di correnti perturbate, ma per domani lo spostamento graduale dell’elemento perturbato verso le nazioni balcaniche farà sì che subentri una struttura anticiclonica prevista in via di consolidamento, «che apporterà una fase di tempo stabile e soleggiato». E nel corso appunto della settimana questa struttura anticiclonica acquisirà sempre più gli aspetti propri della matrice africana, ovvero aumento progressivo delle temperature, legate ad un incremento dell’umidità, e quindi conseguente apporto di aria afosa.

Insomma gran caldo, detto davvero in due parole. Per oggi invece le previsioni sono di precipitazioni isolate o sparse, anche a carattere di rovescio o temporale localmente di forte intensità, su Abruzzo orientale, Molise e Puglia, con quantitativi cumulati localmente moderati, oppure isolate, anche a carattere di rovescio o temporale, sui settori alpini, su Liguria, Marche, Basilicata e su tutti i settori appenninici peninsulari, con quantitativi cumulati deboli, e con temperature senza variazioni di rilievo. Quanto ai mari, molto mossi il Mare e Canale di Sardegna, lo Stretto di Sicilia ed il Tirreno centro-meridionale; tendente a molto mosso l’Adriatico meridionale e lo Ionio. E domani isolati rovesci o temporali sui rilievi appenninici meridionali e sulle Alpi, con quantitativi cumulati generalmente deboli, temperature senza variazioni di rilievo, molto mossi l’Adriatico meridionale e lo Ionio.

Da lunedì cielo generalmente sereno e temperature in ulteriore aumento, con avvio della terza ondata di caldo stagionale in arrivo sull’Italia, per arrivare ai picchi di metà settimana. E per l’esperto del Cnr quello in arrivo sarà solo un antipasto del gran caldo che dovrebbe esserci tra fine luglio e i primi di agosto, «con ondate di calore più lunghe». E un altro aspetto non trascurabile nel mettere a fuoco i disagi per la popolazione è rappresentato proprio dalla presenza di piogge: temperature elevate e tasso di umidità si sommano, e si fanno sentire sulla pelle e sul fisico.

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11 luglio 2009
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Caldo: per difendersi dal caldo torrido

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di Maurizio Mancini

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Ogni anno, con maggiore o minore vigore e durata, arrivano le giornate torride, col loro caldo insopportabile che manda in crisi l’organismo di grandi e piccini.

Ecco alcune semplici regole che possono aiutare ad affrontare meglio la calura, riducendo i disagi.

  1. Mangiare di meno. Limitare il consumo di carni e grassi, preferire frutta e verdura. Consumare piatti leggeri e facilmente digeribili. Si possono salare i cibi un po’ più del solito, per recuperare il sodio e il potassio persi col sudore.
  2. Bere poco e spesso. Evitare le bevande ghiacciate, quelle zuccherate e quelle gassate. Acqua, bibite, succhi, tè, latte vanno bene. Acqua e limone sono la combinazione più dissetante.
  3. Evitare gli alcolici, che accentuano la vasodilatazione e fanno perdere liquidi. Preferire il vino bianco leggero e fresco, senza esagerare. Eliminare completamente i superalcolici.
  4. I gelati vanno bene, ma ricordare che sono alimenti energetici; meglio quindi mangiarne un po’ di più e farne un pasto completo. Preferire quelli alla frutta, più leggeri e digeribili. I sorbetti vanno presi alla fine del pasto oppure dopo qualche ora.
  5. Bambini e anziani vanno particolarmente in crisi nelle giornate afose. Più degli altri devono riparare il capo con un berretto ed evitare di uscire nelle ore più calde. Per loro è meglio la collina del mare.
  6. I malati di disturbi respiratori e di insufficienza cardiaca sono quelli che maggiormente risentono delle temperature elevate; chi ha avuto un ictus vede alterata la dispersione dei liquidi e dei sali. Anche un’insufficienza renale cronica pone problemi di termoregolazione. Niente di particolare invece per i diabetici. Gli ipertesi e gli ipotesi devono scegliere luoghi freschi e arieggiati, nonché girare protetti da un cappello.
  7. La città con la sua aria inquinata va evitata soprattutto nelle giornate molto umide. L’aria più pulita e ventilata del mare rappresenta un buon rifugio nelle giornate più calde, evitando di esporsi troppo al sole.
  8. L’aria condizionata va gestita con sapienza: impostarla su temperature moderate, mai troppo fredde; 4 o 5 gradi di differenza possono bastare, in casa come in auto. Evitare i passaggi bruschi e ripetuti tra caldo e freddo: oltre a fare venire il raffreddore, sono dannosi a tutto l’organismo. Preferire un ventilatore rotante su se stesso e con la velocità regolabile.
  9. Una o due docce al giorno rinfrescano; più di tre detergono troppo la pelle, asportando le secrezioni naturali che la proteggono.
  10. Coprirsi sempre con una maglietta di cotone a maniche corte o con una camicia di lino; evitare le canottiere e i materiali sintetici. Col sole forte tenere un cappello che lasci traspirare; di sera portare un golfino.
  11. Un’attività fisica quotidiana non troppo pesante, come passeggiare o pedalare, fa bene a tutti, a patto che avvenga nelle prime ore della giornata o di sera.
  12. Gli integratori minerali vanno assunti solo dopo sforzi molto intensi; negli altri casi una buona dieta equilibrata contiene già tutto quello che serve. Per reintegrare i sali dopo una grossa sudorazione l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda la seguente bibita fatta in casa:
    • 1 litro di acqua
    • 1 cucchiaino di cloruro di sodio
    • 1 cucchiaino di carbonato di sodio
    • Un pizzico di cloruro di potassio
    • 2 cucchiai di glucosio
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Fidel Castro: “Zelaya torni al potere, o ci saranno ondate di colpi di Stato”

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IL GOLPE IN HONDURAS

Il lider maximo avverte il pericolo di sommovimenti in America Latina e definisce “audace e valoroso” il fallito tentativo di Zelaya di tornare in Honduras dopo essere stato deposto ed espulso il 28 giugno scorso

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Fidel Castro L’Avana, 11 luglio 2009 – “Se il presidente Manuel Zelaya non verrà reinsediato nell’incarico, un’ondata di colpi di stato minaccerà molti governi dell’America Latina”, scrive Fidel Castro nelle sue ultime «riflessioni», definendo «audace e valoroso» il fallito tentativo di Zelaya di tornare in Honduras dopo essere stato deposto ed espulso il 28 giugno scorso.

L’anziano leader cubano rileva poi che «i militari golpisti non hanno prestato attenzione all’amministrazione civile degli Stati Uniti» e che ciò «potrebbe risultare molto negativo per un presidente come Barack Obama che desidera migliorare l’immagine del suo Paese».

Considerando l’Honduras un «paese occupato» dagli Usa che mantengono la base di Soto Cano, vicina alla capitale Tegucigalpa, Castro si domanda quale sia l’obiettivo di questa postazione militare.
«Senza dubbio serve unicamente per impiegarla in Centroamerica», rileva, osservando che aerei ed elicotteri della base americana «non servono alla lotta contro il narcotraffico».

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fonte:  http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/07/11/204154-fidel_castro_zelaya_torni_potere.shtml

Scuola, la riapertura dal 14 settembre

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In Puglia si rientra il 18. In Abruzzo il 21. La Sicilia non ha ancora deciso

In 13 regioni sui banchi il 14. In Emilia e Friuli il 15 settembre, in Basilicata e Marche il 16. Il 17 in Sardegna

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ROMA – Quattordici settembre: per la maggior parte degli studenti italiani sarà questa la data di inizio dell’anno scolastico 2009-2010. Mentre tanti ragazzi stanno già assaporando la lunga pausa estiva e gli esami di maturità sono agli sgoccioli, le Regioni hanno già messo a punto i calendari scolastici.

LE DATE REGIONE PER REGIONE Primo giorno di scuola il 14 settembre in Calabria, Campania, Lazio (per il primo ciclo, mentre per il secondo il ritorno tra i banchi è previsto il giorno dopo), Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Toscana, Trentino, Alto Adige (Bolzano), Umbria, Valle d’Aosta e Veneto. In Emilia Romagna e Friuli-Venezia Giulia zaino in spalla a partire dal 15 settembre, mentre il giorno successivo riapriranno i battenti le scuole della Basilicata e delle Marche. Il 17 settembre il rientro in Sardegna e il 18 in Puglia. La Sicilia, invece, deciderà nei prossimi giorni il suo calendario scolastico. Con più calma, per ovvi motivi, riprenderanno in mano i libri gli alunni dell’Abruzzo, dove l’inizio delle lezioni è fissato al 21 settembre.

LA CHIUSURAGià fissata anche la data di chiusura del prossimo anno scolastico. In Abruzzo, Alto Adige, Basilicata, Campania, Lazio, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Toscana e Valle d’Aosta si va in vacanza il 12 giugno. In Calabria, Emilia-Romagna, e Trentino già il 5 giugno mentre in Marche, Puglia e Veneto il 9 giugno. A mare dal 10 giugno in Sardegna e Umbria e l’11 giugno vacanze per gli studenti del Friuli-Venezia Giulia.

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11 luglio 2009

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/09_luglio_11/scuola_calendario_riapertura_791c3a12-6e2a-11de-b947-00144f02aabc.shtml

L’epopea leghista, una farsa tragica

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Breve (e istruttiva) storia del partito di Bossi

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di Maria Matteo

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Non ricordo bene quando tutto sia cominciato. Gli anni ’80 stavano declinando e così pure la prima repubblica. Questi autonomisti del Nord parevano una cosa così, una nuvoletta di passaggio, folclore da fiera paesana con smanie politiche. Fastidiosi, razzisti, però ridicoli con il loro dialetto esibito, la volgarità spetacchiante dei discorsi pubblici, così simili alle fesserie da bar, alle chiacchiere di quelli che l’hanno sempre con il governo ma sono sempre governativi.

No, non era roba che si potesse prendere sul serio. Specie a sinistra, dove l’intellettualismo è un vezzo esibito, una medaglia da portare con la spocchia di chi sa tutto, di chi crede nei Lumi anche quando cala il buio e i piedi affondano nella melma.

Poi, un giorno, sono andati al governo la prima volta. E tutti lì a non crederci ancora, a pensare che era l’incazzatura di un momento: chi li votava domani sarebbe tornato indietro, tra i partiti “normali”, magari destri ma “normali”. Questi, tra una sparata e l’altra su fucili secessionisti e minacce insurrezionali, si inventano una roba ancora più ridicola, una piccola patria del nord che tiene dentro le varie anime autonomiste e litigiose della loro galassia. Le trovano un bel nome accattivante, “Padania”, e fanno anche la cerimonia di fondazione alle sorgenti del Po e poi giù sino a Venezia.
E qui, forse, i furbetti dei salotti di sinistra avrebbero dovuto cominciare a preoccuparsi, perché uomini e donne adulti che giocano a fare i celti e tirano su l’ampolla, o fanno carnevale o si preparano a fondare una nuova epoca. Se la gente la butta sul ridere è buona la prima, altrimenti sono guai. I rivoluzionari, quelli veri, hanno bisogno di miti che diano senso al passato e al futuro, roba che disegni il tempo nuovo che comincia, con radici profonde e fronde verso il cielo. I nuovisti – roba da vecchio Novecento – mescolano il passato con il futuro: la Roma imperiale proietta la sua ombra lunga sino all’Italia miserabile e sanguinaria di Vittorio Emanuele III re e imperatore. Nel 1789 i rivoluzionari piantavano gli alberi della libertà e si davano un nuovo calendario: era il segno che un’epoca si apriva.

I leghisti parlano e pensano come quelli del bar sport di un nord ricco che, poco a poco, diventa un po’ meno ricco. Allora, il rancore, quello mai messo da parte per i terroni di oggi e di ieri, viene su, gorgogliando per il gargarozzo, ed esplode sordo. Chi sa prestare voce a questo rancore, chi riesce a rappresentarlo, dandogli dignità politica, è destinato a durare.
Chi ancora pensa che una risata li seppellirà dimentica che i Nibelunghi, Brunilde e Crimilde, le tedesche dei film e delle parate naziste con le treccione come le eroine delle saghe nordiche, erano risibili come i lombardi con Alberto da Giussano in cotta e spadone.
Ci sono farse destinate a finire in un lago di sangue.

Milano, manifestazione di immigrati

Serve un nemico

In una società frantumata le identità si giocano nei non luoghi della merce, dove tutto, dalle scarpe ai frigoriferi, dal biberon allo zainetto di scuola è pregno di senso. Senso usa e getta, buono una stagione, ma già irrimediabilmente “passato” la prossima. Se poi, a fine mese, i soldi sono meno, il mutuo si gonfia, la scuola del figlio costa sempre più, in fabbrica c’è la cassaintegrazione, tuo cugino vuole vendere la bottega perché le tasse se lo mangiano, diventa difficile stare a galla. Materialmente e non solo.
Serve un nemico. L’uomo nero dei babau infantili, il turco della memoria dei nonni, il moro cattivo, il cinese infido, il sudamericano crudele… Un manifesto leghista di qualche anno fa riproduceva graficamente questa macchietta razzista; roba che sembrava sepolta negli armadi scuri di un passato da archiviare. Invece no. Eccolo lì.
Una mattina qualcuno si sveglia e pensa di essere circondato, assediato, attaccato.

Riemerge il sogno perverso del recupero della purezza originaria, l’incubo in cui si radicano i miti della razza e della nazione, miti potenti capaci di innescare conflitti devastanti. È un paradosso: l’individuo “senza qualità”, la cui dignità si celebra nel rito dello shopping, ritrova un’identificazione comunitaria nel rifiuto dello straniero, dell’immigrato che è la vivente testimonianza delle immense masse di diseredati che premono alle porte dell’occidente ricco e sviluppato.

Il desiderio di identità e appartenenze di stampo nazionalista ed intrinsecamente razzista è connesso al fallimento del progetto d’autonomia dell’individuo che è il senso profondo della storia di questi ultimi due secoli. Il cittadino è mera astrazione giuridica: l’individuo cosciente e creativo una promessa costantemente disattesa.

Uguaglianza, solidarietà, libertà sono scatole vuote, incapaci di forgiare la ruvida materialità delle relazioni sociali. Questioni, queste, che la sinistra dei salotti e delle poltrone relega nel ciarpame ideologico, condannandosi irrimediabilmente all’inattualità. O, peggio, alla mimesi sfrontata ed ineffettuale dei propri avversari.

Così, anche se qualcuno fa come se non fosse vero, quelli del bar sport al governo ci sono tornati altre due volte e ci resteranno per un pezzo. Oggi il ministro di polizia è uno di loro.
Roba da spavento ovunque accada. Ma non qui. Tutti a pensare che il potere addomestica, che le poltrone ingrassano il culo, che Roma ladrona si mangia tutti.

Quelli del bar sport però, piano piano, le loro matterie razziste le stanno portando a casa tutte. Non tutte assieme, ma tante e tante.
Uno come lo sceriffo Gentilini, tutto pappa e ciccia con Forza Nuova, magari fa folclore ma non fa certo ridere. Anche Mussolini faceva ridere il mondo con la sua retorica gridata e il mascellone ma allora, in Italia, ridevano in pochi. E di nascosto.

Chi invece strilla che il fascismo sta tornano punta l’indice sulla deriva autoritaria e populista del sistema politico ma spesso non coglie che è sul piano sociale che si stanno consumando le fratture più brutali. In questi anni sono passate leggi e regolamenti che, passo dopo passo, hanno cancellato un sistema di tutele e libertà, che rispecchiava ben altri rapporti di forza tra capitale e lavoro, tra governo e opposizione sociale.

La verità, tremenda, è che il male è banale. Banale come la vita che scorre al di là del filo spinato dei lager, banale come il vicino di casa, bravo ragazzo che prende una tanica di benzina a da fuoco all’immigrato senza casa che dorme all’aperto, banale come gli impiegati che vogliono le ronde, banale come quelli che se ne fottono se il mare si mangia i disperati. Banale come il fatto che quelli della Lega hanno uno sulla poltrona di ministro dell’Interno perché tanti, troppi, i lager li vogliono. Eccome se li vogliono.
Viviamo tempi terribili, segnati dalla paura e dall’indifferenza. La paura genera mostri, l’indifferenza rende normale e banale il male.

Bestie voraci

Gli orrori del nazismo e del fascismo trovano spesso una spiegazione rassicurante, che relega il male tra pochi, cattivissimi, criminali, assolvendo i più, schiacciati dalla dittatura, obbligati all’obbedienza, abbindolati dalla propaganda.

Eppure, quando i deportati sono centinaia, poi migliaia, poi milioni; quando la gente sparisce e non torna più, quando si prendono gli ebrei perché sono ebrei, i rom perché sono rom, nessuno può dire di non aver saputo, di non aver capito, di essere stato ingannato. Anche il silenzio è complicità.

I mostri che hanno fatto il successo della Lega Nord sono bestie voraci, che non si accontentano mai, puntando direttamente a soluzioni sempre più radicali, il cui esito ultimo potrebbe essere terribile. Anzi no. È già terribile. Si fa fatica a rendersene conto, perché la resistenza necessaria appare comunque inadeguata alle continue emergenze innescate dalle politiche xenofobe nel nostro paese. Si fa fatica a capire, perché il mito democratico nega una svolta autoritaria in un ordinamento liberale. Niente di più falso. Una scatola fatta di regole formali si può trasformare smontandola molto poco.

Uno come Borghezio, che la gavetta l’ha fatta tra la Legione e Ordine Nuovo, queste cose le sa bene. L’ultima volta si è fatto beccare con le mani nella marmellata in Francia, ad un convegno della destra identitaria. Oltralpe ne hanno parlato i maggiori quotidiani, mentre qui da noi tutti zitti a far finta di niente. Il video dove spiega, a margine del convegno ufficiale, ai suoi camerati la via per il potere è stato prodotto e mandato in onda da un’emittente come Canal Plus: dalle nostre parti, chi lo vuol vedere deve andare su youtube. In un discorso fuori dal palco Borghezio argomentava che “Occorre insistere molto sul lato regionalista del movimento. È un buon modo per non essere considerati immediatamente fascisti nostalgici, bensì come una nuova forza regionalista, cattolica, eccetera eccetera… ma, dietro tutto ciò, siamo sempre gli stessi”. Inutile scandalizzarsi: gia da tempo quelli come lui hanno reso normali comportamenti criminali. Vale la pena ricordare alcune delle sue più celebri imprese.
Nel 2000, a capo di un robusto e bellicoso manipolo di camicie verdi, sale sull’intercity Torino Milano. In uno scompartimento occupato da ragazze nigeriane fa partire una vera “pulizia etnica” spruzzando i sedili e le malcapitate con il disinfettante.
Il primo luglio dello stesso anno capeggia una ronda, durante la quale prende fuoco il ricovero di alcuni immigrati rumeni sotto un ponte. Per un pelo non ci scappa il morto. Dopo un’iniziale condanna a 8 mesi, se la caverà in Cassazione con una multa.

Chi spera che la Lega venga in parte disinnescata, puntando sulla pervasività di Roma ladrona sa che il partito di Bossi, nel non facile passaggio dalla contestazione all’azione, dall’opposizione al governo, ha cambiato un po’ pelle. La polemica contro i meridionali, cavallo delle ruspanti battaglie della prima ora, è oggi messa in sordina, così come, sia pure in modo più sfumato, il tema della rivolta antifiscale. Se lo Stato sei tu le tasse diventano meno antipatiche.

Si tratta, a mio avviso, di aggiustamenti di tiro necessari, nel passaggio dal sovversivismo secessionista alla conquista legale del potere. La spinta ad una sorta di guerra civile permanente resta tuttavia il carattere più marcato della parabola leghista.
Una farsa grottesca che si sta volgendo, poco a poco, in tragedia.

Maria Matteo

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giugno 2009

fonte:  http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/index.htm

Badanti, 500 euro per metterle in regola

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Avranno il permesso di soggiorno da 300 a 500mila stranieri

Ogni famiglia potrà regolarizzare una colf e due badanti. La norma riguarda chi è arrivato prima del 30 giugno

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Due pagine e mezza per un articolo di legge diviso in tredici commi. È questo il testo provvisorio del provvedi­mento per la «regolarizzazione selettiva» di colf e badanti, che sarà presentato in Parlamento come emendamento al decreto anticrisi. Ecco cosa prevede la bozza, che nell’iter legislativo po­trà comunque subire correzioni, e quello che devono fare le fa­miglie.

La «tassa»
L’intervento con­cordato dai ministri Roberto Maroni e Maurizio Sacconi tec­nicamente è una «re­golarizzazione contri­butiva ». I datori di la­voro italiani, comuni­tari o anche extraco­munitari (ma regolar­mente presenti in Ita­lia da almeno 5 anni, i cosiddetti «lun­go-soggiornanti»), potranno regolarizza­re colf e badanti che lavorano alle proprie dipendenze in nero. Per farlo, dovranno denunciare la «sussi­stenza del rapporto di lavoro», versando un contributo forfettario che per ora è stato fis­sato in 500 euro, cifra che corrisponde a tre mensilità di contribu­ti. Una sorta di tassa di emersione. L’auto­denuncia esclude le «sanzioni penali, civili e ammini­strative connesse al rapporto di lavoro irregolare». Viene quindi sanato il pregresso.

Le domande
Per i lavoratori comunitari, la domanda va presentata all’Inps, che incasserà il contributo forfet­tario. Per gli extracomunitari, in­vece, la domanda va inoltrata al­lo sportello unico per l’immigra­zione competente per territorio, che prima di dare il via libera de­ve acquisire il parere della que­stura. La regolarizzazione anche in questo caso sana il pregresso, escludendo così le sanzioni pena­li, civili e amministrative legate al rapporto di lavoro e al soggior­no illegale. E riguarda solo ed esclusivamente «attività di assi­stenza al datore di lavoro stesso o ai componenti della propria fa­miglia affetti da patologie o han­dicap che ne limitano l’autosuffi­cienza, ovvero lavoro domestico di sostegno al bisogno familia­re ». Cioè appunto badanti e colf. Ogni famiglia potrà regolarizzare al massimo una colf e due badan­ti. La regolarizzazione prevede la formalizzazione del rapporto di lavoro, con il pagamento, a favo­re del dipendente, di contributi previdenziali, ferie e Tfr e tutte le altre voci previste dai contratti di categoria, disponibili presso l’Inps. Le domande, secondo la bozza provvisoria del testo, an­dranno presentate fra il 1˚ e il 30 settembre di quest’anno (salvo slittamenti legati ad eventuali in­toppi dell’iter parlamentare).

I requisiti
Sono ammessi alla regolarizza­zione colf e badanti in servizio prima del 30 giugno 2009 (la nor­ma in questo senso ha un effetto retroattivo). Il datore di lavoro dovrà dichiarare, sotto la propria responsabilità, la data di inizio del rapporto. Non sono dunque richieste «prove» particolari del­­l’effettiva sussistenza del vincolo di lavoro, basta la dichiarazione del datore. Il testo fissa però alcu­ni paletti. Eccoli. Non sono am­messi alla regolarizzazione i citta­dini extracomunitari colpiti da provvedimento di espulsione per motivi diversi dal mancato rinnovo del permesso di soggior­no; sono esclusi quelli che han­no segnalazioni, in base agli ac­cordi internazionali, che ne impe­discano l’ingresso sul territorio dello Stato (quelli che nel gergo delle questure sono indicati co­me «indesiderati» e «inammissi­bili »); e ancora tutti quelli che hanno riportato condanne per uno qualsiasi dei reati previsti negli articoli 380 e 381 del codice di procedura penale per i quali è previsto l’arresto obbligatorio o facoltativo in flagranza (dal furto alla violenza sessuale, dal sac­cheggio alla rapina, dalla pedo­pornografia ai reati di terrori­smo ed eversione, dalla corruzio­ne alla truffa e altri ancora).

Quelli del click day
A oggi risultano in sospeso ol­tre 300 mila domande di assun­zione di colf e badanti extraco­munitari presentate dalle fami­glie per via telematica (nei cosid­detti «click day»). La procedura, precisano dal ministero dell’In­terno, è indipendente rispetto al­la regolarizzazione selettiva. I da­tori di lavoro che ancora aspetta­no una risposta alla domanda in­viata per via telematica possono quindi decidere di continuare ad attendere, perché la procedura – assicurano dal ministero del Welfare – continuerà ad andare avanti. Altrimenti, se il lavorato­re da assumere possiede i requisi­ti e se, come succede nella mag­gioranza dei casi, è già in Italia come irregolare, i datori potran­no procedere con la «regolarizza­zione selettiva», pagando il con­tributo previsto. Il ministero dell’Interno addi­rittura auspica che più persone possibile optino per la «regola­rizzazione selettiva», per decon­gestionare la procedura del cli­ck day, che riguarda non solo colf e badanti, ma anche lavora­tori di altri settori. Inoltre i tem­pi di attesa per le domande pre­sentate con il click day allo stato attuale restano molto incerti, mentre la regolarizzazione selet­tiva, almeno nelle intenzioni del governo, dovrebbe procedere più velocemente. Ovviamente dovranno aspettare la risposta dalla prefettura tutti i datori di lavoro regolari, ovvero coloro che hanno fatto domanda di as­sunzione di uno straniero che ancora non è in Italia.

I numeri
Secondo stime non ufficiali dei ministeri competenti, la re­golarizzazione potrebbe riguar­dare almeno 300 mila persone, ma sindacati e associazioni di as­sistenza agli immigrati parlano di una platea di destinatari di al­meno 500 mila persone. Tutta l’operazione dovrebbe portare nelle casse dell’Inps almeno 150 milioni di euro, anche se il costo amministrativo, fra personale, adeguamento software e spese varie, dovrebbe assorbire buona parte di questo «tesoretto». A re­gime, la regolarizzazione avrà comunque effetti benefici per Inps e fisco: ogni mese saranno versati solo di contributi previ­denziali oltre 45 milioni di euro, mentre il gettito fiscale annuale è stimato intorno a 400 milioni di euro all’anno.

Il rebus dei tempi
Quanto tempo ci vorrà per ot­tenere la regolarizzazione? Secon­do i ministeri competenti, nel ca­so dei lavoratori italiani o comu­nitari, «sarà questione di pochi giorni». Tecnicamente sarebbe possibile anche a vista, «ma diffi­cilmente accadrà». Per i lavorato­ri extracomunitari i tempi invece sono più lunghi, perché su ogni singola domanda le questure do­vranno fornire «il parere sull’in­sussistenza di motivi ostativi al rilascio del permesso di soggior­no ». In ogni caso, una volta pre­sentata la domanda, datore e la­voratore devono attendere la convocazione presso lo sportello unico dell’immigrazione «per la stipula del contratto di soggior­no e per la presentazione della ri­chiesta del permesso di soggior­no per lavoro subordinato». Tem­po totale? «La stima è impossibi­le, varierà da città a città», dico­no dal Viminale. Il testo stesso dell’articolo di legge, almeno nel­la stesura attuale, non fissa dei termini obbligatori per ultimare le procedure.

I nodi irrisolti
Per ammissione degli stessi tecnici dei ministeri, la regolariz­zazione presenta ancora degli aspetti problematici. A comincia­re dalla questione dei controlli sull’effettiva sussistenza dei rap­porti di lavoro al 30 giugno 2009. In teoria, il datore di lavo­ro, dichiarando il falso, potreb­be regolarizzare persone entrate successivamente in Italia. «Ma non abbiamo strumenti di verifi­ca », alzano le mani dalla questu­ra di Roma.

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Paolo Foschi
11 luglio 2009

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fonte:  http://www.corriere.it/cronache/09_luglio_11/badanti_500_euro_metterle_regola_foschi_4842a2ba-6de3-11de-b947-00144f02aabc.shtml