Archivio | luglio 16, 2009

Attacco al volontariato

Il decreto anticrisi all’art. 30 nega la qualifica di onlus a chi utilizza «mezzi organizzati professionalmente»

Il “decreto anticrisi” (legge 28/1/09. articolo 30) rischia di mettere in seria crisi il volontariato. Ad accorgersene oggi sono state le Misericordie d’Italia che hanno inviato a Vita.it la nota che riportiamo di seguito:

«È l’effetto paradossale di un disposto normativo che, se non modificato, priverà dei benefici fiscali riconosciuti alle Onlus gran parte delle associazioni di volontariato, in particolare quelle più strutturate.

Si tratta delle associazioni di volontariato che da secoli svolgono attività rilevanti in campo socio sanitario, quali la gestione di residenze sanitarie e di case di riposo, di poliambulatori, e altre attività ad alto impatto sociale, quali le onoranze funebri e la gestione di cimiteri; attività queste che le Misericordie svolgono addirittura da prima che nascesse la stessa economia di mercato e che le istituzioni pubbliche provvedessero a gestire i primari bisogni sanitari e sociali delle comunità.

Le associazioni di volontariato oggi sono considerate Onlus di diritto (grazie ad una clausola di automaticità inserita nelle legge n° 460 del 4/12/1997) e possono quindi avvalersi delle agevolazioni fiscali concesse alle Onlus.
Tuttavia, a causa dell’entrata in vigore del famigerato “decreto anticrisi” si incontrano notevoli difficoltà a conciliare la gestione delle attività, anche storiche, con i vincoli sempre più stringenti posti dalla normativa, soprattutto dal Decreto del Ministero delle Finanze del 25 maggio 1995 (cosiddetto decreto sulla marginalità) e, più di recente, proprio dall’articolo 30, comma 5, del decreto legge 29/11/2008 n° 185, convertito dalla legge 28/1/2009, n° 2 (cosiddetto decreto anticrisi).

Con quest’ultimo provvedimento, in particolare, si nega la qualifica di Onlus a quelle associazioni di volontariato che svolgano attività commerciali fuori dal concetto di marginalità.
A mettere in difficoltà le associazioni non sono tanto i limiti “quantitativi” dettati da tale concetto di marginalità (ovvero il fatto che i proventi delle attività definite commerciali dalla legge siano minoritarie rispetto alle altre, il che avviene in ogni vera associazione di volontariato), quanto il divieto all’utilizzo di “mezzi organizzati professionalmente”, che sono ormai indispensabili anche per svolgere attività di volontariato. Siamo quindi di fronte ad una norma oramai obsoleta che pone ostacoli e che mette fuori gioco tutte le associazioni più grandi.

Per questo le Misericordie si sono battute per chiedere al legislatore una modifica della normativa, nel senso di porre come discriminante, in particolare per le associazioni operanti nei settori della protezione civile, dell’assistenza sociale e della sanità, non l’impiego di mezzi organizzati professionalmente, ma il fine sociale delle attività messe in atto, attività delle quali l’eventuale impresa economica organizzata costituisce mera attività di supporto.

“Ora il Governo – dice il presidente delle Misericordie d’Italia, Gabriele Brunini- con un odg approvato alla Camera con il suo consenso, si è impegnato a valutare l’opportunità di modifiche che vadano in questo senso. È un primo passo che speriamo si concretizzi in una modifica del “decreto sulla marginalità” che altrimenti, in virtù delle novità introdotte dal “decreto anticrisi”, finirebbe per limitare in modo pesante l’operatività delle associazioni di volontariato, in particolare di quelle storiche e strutturate come le nostre”».

Fonte: http://beta.vita.it/news/view/93908

BANDI. 2,5 milioni contro la fuga dei cervelli

Li ha stanziati la Fondazione per il Sud. C’è tempo fino al 16 ottobre

La Fondazione per il Sud avvia una nuova azione per promuovere e valorizzare il capitale umano presente nelle regioni meridionali.
In particolare, la Fondazione si propone, attraverso il ruolo guida degli Atenei del Sud Italia e il coinvolgimento attivo del tessuto socio-economico locale (istituzioni, imprese, CCIAA, banche, assicurazioni, istituti di ricerca, associazioni di categoria, sindacati, ecc.) e del mondo del volontariato e del terzo settore, di assicurare percorsi integrati di inserimento lavorativo rivolti a giovani neo-laureati con alto potenziale, in settori in cui sia reale la domanda di professionalità qualificate nei territori meridionali.
La Fondazione, presieduta da Carlo Alfiero, intende sostenere “progetti esemplari” che abbiano come obiettivo prioritario il drenaggio della “fuga di cervelli”, attraverso la messa in rete delle migliori risorse ed energie del territorio, capaci di offrire risposte efficaci e occasioni di sviluppo per le giovani generazioni meridionali nel proprio territorio di origine.
In tal senso, per un’azione di sistema efficace, dovrà essere prevista nella partnership di progetto la presenza di un “garante dei talenti”, cioè un’organizzazione che avrà la responsabilità di individuare le strategie migliori da mettere in atto per trattenere le eccellenze meridionali, assicurandone peraltro un’effettiva occupazione.
Gli Atenei a cui l’Invito è rivolto appartengono alle sei regioni del Sud: Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia. Sul sito web della Fondazione è presente l’elenco completo degli Atenei.
La scadenza per la presentazione delle proposte di progetto è il 16 ottobre 2009.

Fonte: http://beta.vita.it/news/view/93897/

Censura preventiva

E’ tempo di soddisfazioni per il vecchio senatur. Finalmente può annunciare commosso ad una folla di increduli fedeli che il figlio, meglio noto come “la trota”, ha finalmente raggiunto la sospirata “maturità”. Al terzo tentativo, anzi al quarto se si considera la prova suppletiva dopo il ricorso al tar della scorsa estate, il promettente giovanotto ormai ventunenne ha superato l’esame di stato con il punteggio di 69/100. Non è più tempo di tuonare contro i “professori terroni” nè di dire basta “a far martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord”. Chissà se il bravo paparino ha fatto controllare l’albero genealogico della commissione, o se ha preteso pure discendenze celtiche. Ma non è il tempo delle polemiche, che si faccia festa. La trota è “matura”, prima o poi prenderà lo scettro e potrà vantare un curriculum scolastico ben più degno addirittura del famoso genitore, lontano dalle dispense arrivate per posta da “radio elettra”, il futuro è già suo segnato dalle eclatanti vittorie della nazionale padana, di cui è prestigioso segretario, laureatasi campione del mondo nf-board 2008/09. La trota è pronta per il mondo ed il paparino commosso esulta.
Ne ha motivi per da gioire Bossi in questi giorni. E’ raggiante all’inaugurazione a Milano della prima palazzina del Polo della cinematografia lombarda. Da sempre un pallino del senatur: una Hollywood dei poverelli.
Bossi conferma “avevo in mente di portare la cinematografia a Milano non solo per l’occupazione, ma per raccontare la nostra storia. Ci sono storie che Roma ha trascurato e le dobbiamo raccontare noi”. E pensa al nuovo sceneggiato sul Barbarossa in cui forse si rivede nella sua marcia trionfale verso Roma. E’ un romantico in definitiva il senatur, il suo è un mondo rimasto ai transistor e alle valvole che trovava nei pacchi di “radio elettra”, il suo vero capo gli farebbe un sorriso liftato al pensiero del cinema come mezzo di propaganda. Il “Venerabile” parlava di altro e “Lui” conosce ben l’importanza della televisione, ma al suo visionario amico lascia pure l’illusione di ritrovarsi involontario interprete delle gesta di Carlo Cattaneo o di Alberto da Giussano. Scorrono lente le immagini di videogiornali propagandistici in bianco e nero che ripercorrono le gesta delle camicie verdi e le adunate oceaniche a raccogliere l’acqua del Po. Ma non è tempo di sognare, bisogna fare festa, la trota è “matura” e forse un giorno avrà anche lui un parte da primo attore, magari nell’interpretare il primo uomo padano, quello che usciva con la borsa da medico ed una laurea mai presa, e se questo avverrà sarà nella “Cinecittà” della Milano da bere. Poco importa che Milano ha poco a che fare con la storia del cinema. Che poco più ad ovest nella stessa ridente padania ci sia il Museo del Cinema più bello del mondo e che negli storici stabilimenti nascevano film come “Cabiria” quando ancora Cinecittà non era nata. Ma questa è un’altra storia a cui dovrebbero rispondere i leader piemontesi della lega, troppo proni a sostituire “Milano ladrona” a “Roma ladrona”.
Bossi parla di grande passo avanti del nord, di affrancamento da Roma, di opportunità di dimostrare la superiorità culturale. Non è un bel battesimo per i nuovi stabilimenti della Cinecittà meneghina. Ogni qualvolta Bossi ha parlato di “rivincita” di ”affermazione di superiorità” si è registrato un clamoroso fallimento. Sono giustificati i rituali scaramantici del caso. Alcuni esempi.
Bossi “Malpensa è la madre di tutte le battaglie“ L’aeroporto Milanese o meglio dire Varesino si è distinto per i disservizi e per la continua emorragia di voli. Al momento è un palla al piede per tutta l’Italia.
Nel 1998 l’anno in cui il famigerato aeroporto di Malpensa prende vita Bossi sponsorizza la banca leghista, la Credieuronord una banca nata per suggellare la supremazia della padania da “Roma ladrona”, una banca in cui “il signor Brambilla possa investire nell’azienda di Rossi”. Dopo qualche anno la banca lascia sul lastrico migliaia di risparmiatori.
Ma tutto questo conta poco, è giorno di festa bisogna solo gioire.
Ma povero Bossi, lui vola alto con i suoi sogni nel suo mondo di valvole e vecchi transistor. Ci pensano sempre gli altri ricordargli chi sono i padani. Qualche giorno fa ci aveva pensato Salvini, questa volta è il turno di Castelli che detta la linea della nuova cinematografia padana. Il novello Joseph Goebbels annuncia che nei film bisognerà dare l’addio all’accento romanesco “E’ una cosa insopportabile” sentenzia. La prima pietra è stata appena posta ma la censura è già partita.
Mi appello a Bossi, Gli chiedo di riprendere quella vecchia scatola di transistor e valvole e assemblare una vecchia tv, di quelle in bianco e nero, quelle con cui sono cresciuti gli uomini come noi. Quelle tv dove scorrevano i volti e entravano nei nostri cuori gli accenti di Macario e di De Filippo, di Totò e di Gilberto Govi, Di De Sica e di Gino Cervi. Forse riscopriremo i dialetti di Pietro Olmi e di Alberto Sordi. Io non trovo insopportabile nessun accento perché sono cresciuto con i loro suoni, e fanno parte della mia vita, come della vita di tanti italiani. Quella vecchia tv Bossi la regali alla sua trota perché forse, se un giorno avrà in mano il potere, non si dimentichi che l’arte non va usata né censurata. L’arte è l’essenza della libertà. Sempre che per lui questi due termini abbiano un significato.

Fonte: http://blog.libero.it/Antilega/7385172.html?ssonc=2041110746&ssonc=1733630043

Veltroni su Craxi: «Innovò più di Berlinguer»

Svolta dell’ex leader pd: solo lui capì davvero la società, insufficienti gli sforzi di Enrico

ROMA — Craxi? «Interpretò meglio di ogni altro uomo politico come la società italiana stava cambiando». La sua politica estera? «Fu grande. Ci fu l’episodio di Sigonella ma anche la scelta di tenere l’Italia nella sfera occidentale, senza intaccare autonomia e dignità del Paese». Parole di Walter Veltroni (dirigente per trent’anni di Pci, Pds, Ds, ex segretario pd) davanti a Stefania Craxi, la figlia del leader socialista che fu capo del governo dall’83 all’87. Occasione, il libro di Stefano Rolando, Una voce poco fa. Politica, comunicazione e media nella vicenda del Psi dal 1976 al 1994.

Veltroni, asciutto e disteso, in attesa dell’uscita a fine agosto del suo nuovo romanzo, effettua, nella Sala della Mercede della Camera, un altro strappo con il suo passato. Ricorda che Craxi aveva di fronte due grandi partiti, uno sempre al governo — la Dc — e uno sempre all’opposizione — il Pci — in un sistema che stava bene a entrambi: massimo di stabilità e massimo del debito pubblico: «Craxi decise che bisognava cambiare gioco, porre la sinistra di fronte al problema di una nuova leadership ». Il Pci, intanto, si trascinava quella grande macchia, il 1956, l’invasione dell’Ungheria: «Ho riletto i verbali delle riunioni del partito, fanno accapponare la pelle». Craxi nel ritratto tutte luci e niente ombre che ne fa Veltroni, disegna un partito diverso, rispetto ai modelli del Novecento, Pci e Forza Italia, «un partito fluido, moderno, capace di raccogliere anche ciò che non è omogeneo a sé, ma che si unisce attorno a determinate idee». E sembra che rievochi il suo Pd.

Craxi innovava ma, negli stessi anni, anche Berlinguer trasformava il Pci. Con uno sforzo, dice Veltroni, già giovane collaboratore di Berlinguer, «non sufficiente al processo che bisognava mettere in campo. Il Pci soffriva l’innovazione come tale». Eppure Berlinguer non era certo un conservatore: «Sono tra quelli — dice Veltroni — che pensano che l’Unione sovietica abbia fatto di tutto, ma proprio di tutto, per togliere di mezzo Berlinguer…».

La platea è piena di socialisti di un tempo. Antonio Ghirelli, già portavoce di Pertini. Gennaro Acquaviva, che fu trait d’union fra socialisti e cattolici. Luigi Covatta, sottosegretario di Craxi. Enrico Mentana, prima tessera Psi nel 1974, a 19 anni. Ma spuntano anche l’ex ministro Francesco De Lorenzo, come Craxi coinvolto in Tangentopoli e Gustavo Selva. Nella ricostruzione di Veltroni un’ombra, per la verità, c’è e riguarda l’ultima fase del craxismo: «Referendum 1991, sulla riforma elettorale: Craxi anziché dire ‘andate al mare’, avrebbe dovuto usare quella leva per promuovere il bipolarismo. E la riforma sarebbe potuta avvenire solo con una leadership riformista e non con una post-comunista». Era Craxi, insomma, il capo naturale a sinistra.

Nella memoria di Veltroni c’è anche spazio per un ricordo che lo accomuna al leader socialista. «Nel ’96 io dissi: ‘Un giorno o l’altro si dovrà arrivare a un’Internazionale né comunista né socialista, ma democratica. Nel mio campo, un’affermazione difficile da fare. Ma era lo stesso concetto che esprimeva Craxi. Oggi è naturale per tutti pensare che Obama e il partito indiano del Congresso stiano assieme nel medesimo organismo mondiale».

Stefania Craxi dice che è «felice di sentire Walter parlare così». Ma non è indulgente come Walter. Afferma che il Psi di Craxi cadde anche per mano dei grandi giornali di proprietà dei «poteri forti», Fiat e De Benedetti, in disaccordo con Confindustria sul decreto che tagliava la scala mobile: «Quei grandi giornali si portarono dietro altri giornali, come l’Unità , diretta all’epoca da Veltroni, qui presente…» .

Fonte: Corriere della Sera
(http://www.corriere.it/politica/09_luglio_15/Garibaldi_veltroni_berlinguer_b06da232-7107-11de-b1fb-00144f02aabc.shtml)

Perché non mi stupisce, ma mi ferisce ugualmente? Evito – almeno per ora – ulteriori commenti: sarei troppo… avvELENAta…