Archivio | luglio 17, 2009

L’Oms: influenza A si diffonde a velocità mai vista / INFLUENZA A, PREVISTI 20.000 MORTI IN ITALIA

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Dalla Gb previsioni da brivido. In Spagna prima vittima sana
Fazio: test vaccini anche su bimbi. Grecia: vaccineremo tutti

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ROMA (17 luglio) – Rientreranno domani in Italia, come da programma, alcuni dei 50 studenti italiani che si trovano in college dell’Inghilterra e che si crede abbiano contratto la nuova influenza. Lo ha riferito la console d’Italia a Londra, Paola Cogliandro. Si tratta di un gruppo di ragazzi provenienti da Peschiera Borromeo (Milano), che si trovano in un istituto di Londra, nel quartiere di Hampstead. «Sono stati sottoposti alla terapia prevista, a base di Tamiflu, che hanno concluso. Ripartiranno quindi da Londra domani, come da programma», ha detto Cogliandro. Ripartiranno a breve per l’Italia anche i circa 30 studenti che erano stati trattenuti in un college di York, dice all’Ansa la console italiana a Manchester che sta seguendo la vicenda: «Tra ieri e oggi sarà conclusa per tutti la terapia a base di Tamiflu a cui sono stati sottoposti, potranno quindi fare rientro in Italia. Sono in corso i preparativi e i voli sono già prenotati». E anche a York «non ci sono segnalazioni di nuovi casi».
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Fazio: in corso test vaccini sui bimbi.
«Le ditte produttrici del vaccino contro la nuova influenza ci hanno comunicato che sono in corso i test sui bimbi dai 6 mesi in su». Lo dice il viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, aggiungendo che, «quando saranno pronti i risultati, penseremo se vaccinare anche i bambini dai 6 mesi in poi» contro il virus, come chiesto ieri dal presidente della Federazione italiana medici pediatri Giuseppe Mele. E sugli allarmi che rimbalzano dalla Gran Bretagna, dove ormai la situazione sembra fuori controllo, Fazio aggiunge: «Siamo nella fase 6 della pandemia» e, anche se la situazione in Italia non è paragonabile a quella britannica, «i contagi arriveranno anche da noi – conclude – ma siamo preparati».
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Nelle Marche 11 casi. Nelle Marche sono 11 ad oggi i casi confermati di persone colpite dal virus influenzale A/H1N1, provenienti tutte da Stati Uniti, Australia, Spagna e, più recentemente, da viaggi in Gran Bretagna per ragioni di studio. Sino ad oggi i casi marchigiani hanno avuto un decorso clinico lieve, del tutto simile a quello dell’influenza stagionale; l’unica ragazza per cui si è proceduto a un ricovero ospedaliero da ieri non ha più febbre.
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Oms: stop a pubblicazione bilanci. La pandemia di nuova influenza A(H1N1) si è diffusa nel mondo ad una velocità «senza precedenti» ed il conteggio dei casi confermati in laboratorio non è più considerato necessario dall’Organizzazione mondiale della sanità, che ha annunciato a Ginevra la fine della pubblicazione dei bilanci periodici sul numero dei casi umani di influenza A(H1N1) segnalati nel mondo. «In occasione delle pandemie del passato, i virus influenzali hanno avuto bisogno di oltre sei mesi per propagarsi così come ha fatto il nuovo virus H1N1 in soli sei mesi», ha osservato l’Oms in un comunicato. Per l’Organizzazione inoltre un’ulteriore diffusione della pandemia nei Paesi già colpiti e in nuovi Paesi è inevitabile. L’Oms chiede di porre l’accento su eventuali focolai di casi gravi o eventi insoliti ed il monitoraggio delle caratteristiche virologiche del virus.
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In Europa 15.776 casi. Sono almeno 15.776 i casi registrati nell’Unione europea, più la Norvegia e la Svizzera, di nuova influenza da virus A/H1N1. Secondo i dati aggiornati a stamani in possesso della Commissione europea, questo il quadro epidemiologico dei casi accertati: Gran Bretagna: 10.649, Spagna 1.222, Germania 834, Francia 481, Grecia 323, Cipro 297, Italia 258, Svezia 238, Svizzera 205, Olanda 164, Irlanda 148, Finlandia 125, Belgio 124, Portogallo 111, Norvegia 105, Danimarca 86, Malta 84, Romania 56, Austria 51, Slovenia 35, Polonia 35, Slovacchia 31, Ungheria 26, Repubblica Ceca 21, Estonia 19, Bulgaria 17, Lussemburgo 13, Islanda 7, Lettonia 6, Lituania 5. Ad oggi, inoltre, sono almeno 29 le persone decedute a seguito della nuova influenza nel Regno Unito e quattro in Spagna.
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Gb: donna muore dopo parto.
Tra le più recenti morti legate alla nuova influenza in Gran Bretagna, c’è anche una donna deceduta poco dopo aver dato alla luce il suo bambino. Lo apprende la Bbc. La donna, di 39 anni, è morta il 13 luglio scorso al Whipps Cross Hospital di Londra. Il neonato è sopravvissuto, ma è in gravi condizioni. In un altro ospedale londinese è invece morto un bambino di appena sei mesi colpito dal virus H1N1. Entrambe le vittime soffrivano di malattie preesistenti alla nuova influenza e rientrano tra le ultime morti rese note ieri, che hanno portato a 29 il numero delle vittime nel Paese.
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Gb: previsioni da brivido. In Gran Bretagna previsioni drammatiche sul numero di vittime che la nuova influenza potrebbe mietere. Fino a 65 mila persone in totale nella sola Inghilterra – stima Liam Donaldson, Chief Medical Officer inglese – potrebbero perdere la vita nei prossimi mesi a causa del virus, raggiungendo 350 vittime al giorno nella fase di massimo picco, si legge sul sito dell’emittente britannica Bbc. Solo nella scorsa settimana, si sono registrati 55 mila nuovi contagi e 652 persone sono finite in ospedale a causa del virus.
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Spagna: vittima in salute Sale a quattro il numero delle vittime causate in Spagna dal virus H1N1, dopo il decesso, ieri, di una donna di 33 anni alle Baleari e di un uomo di 71 a Madrid: lo riferisce il quotidiano El Pais. Il ministro della Salute Trinidad Jimenez ha riconosciuto questa mattina alla radio Rne che il caso della ragazza desta particolare preoccupazione perchè la donna, di origine nigeriana, era giovane e sana« mentre fino ad ora i casi più gravi avevano colpito persone con patologie previe». L’uomo di 71 anni morto ieri all’ospedale La Paz di Madrid soffriva di una malattia ostruttiva cronica alle vie respiratorie. Lo scorso 9 luglio era morto un uomo di 41 anni all’ospedale Dottor Negrin nelle isole Canarie, anche lui con problemi di salute cronici. Il 30 giugno si registrò la prima vittima mortale dell’influenza, Dalila Mimouni, una giovane marocchina di 20 anni a cui fu praticato un cesareo per salvare il figlio di 28 settimane poco prima del suo decesso.
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Grecia: vaccino per tutti. La Grecia si è detta pronta a vaccinare se necessario l’intera popolazione contro la Nuova Influenza, ed ha smesso di diffondere le cifre delle persone colpite dal virus. Il ministro della sanità, Dimitri Avramopoulos, ha assicurato che il Paese è in grado di far fronte alla pandemia che sarà gestita da un Centro Nazionale ad hoc che riferirà regolarmente al governo e al presidente della Repubblica. Avramopoulos ha detto che la Grecia sarà uno dei primi Paesi al mondo a ricevere il vaccino, che dovrebbe esser pronto alla fine di settembre. Le prime somministrazioni riguarderanno i settori a rischio o sensibili: bambini fino a 15 anni, anziani, persone affette da problemi cardiovascolari, obesi, donne incinte, personale sanitario e militari. Ma il piano prevede, se necessario, ha detto Avramopoulos, di vaccinare l’intera popolazione di circa 11 milioni. Secondo le autorità sanitarie, il virus in autunno potrebbe colpire il 30% dei Greci e, se divenisse più aggressivo, il 50%. In Grecia non si è verificato finora nessun caso grave o mortale come conseguenza.
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Svizzera: contagi nelle colonie estive per ragazzi. In Svizzera, si moltiplicano i casi di nuova influenza fra i ragazzi che frequentano le colonie estive organizzate dalle scuole internazionali e frequentate da giovani d tutto il mondo. Oltre 50 casi di contagio sono stati segnalati presso l’istituto internazionale di Verbier del canton Vallese, ha precisato oggi l’agenzia di stampa svizzera Ats. Almeno 4 casi sospetti sono emersi in un istituto di Schoenenried (Berna), nove malati al College du Leman a Ginevra ed un primo caso alla Scuola internazionale St-Georges di Clarens (cantone di Vaud). «È una conferma che questa influenza è molto contagiosa», ha commentato il competente Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp) citato dall’Ats.
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Germania: 2 miliardi di euro per le vaccinazioni. La Germania prevede di spendere intorno ai due miliardi di Euro per una massiccia campagna di vaccinazioni contro l’influenza A. Ad annunciarlo oggi è stato il ministro della Sanità tedesco, precisando che la prima fase di questa campagna di vaccinazioni verrà lanciata in autunno e dovrebbe riguardare 22,5 milioni di persone, poco più di un quarto della popolazione. «La vaccinazione è una misura precauzionale, perchè nessuno può dire come il nuovo virus si diffonderà nelle prossime settimane», ha dichiarato il portavoce del ministero della Salute Klaus Vater. Tra i primi ad essere vaccinati saranno i pazienti che soffrono di malattie croniche, in particolare chi ha disturbi respiratori, diabete, problemi di circolazione, malattie del fegato e il virus dell’HIV. Seguirà il personale che lavora nella Sanità, ufficiali di polizia, vigili del fuoco, donne incinta. In Germania sono stati registrati 800 casi di contagio, il numero più alto in Europa dopo Gran Bretagna e Spagna. Ieri il ministro della Salute tedesco, Ulla Schmidt aveva detto che tutti coloro che in Germania vorranno essere vaccinati contro l’influenza suina potranno esserlo.
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Belgio: acquisto mascherine. Imprese belghe hanno cominciato ad acquistare importanti quantità di mascherine di protezione per essere pronte a prevenire un’eventuale ondata di assenze del loro personale colpito dal virus della nuova influenza. Lo scrive l’agenzia Belga, citando fonti imprenditoriali. Il direttore commerciale di una grande industria farmaceutica di Liegi (sud del Belgio) riferisce di avere ricevuto un ordine per 1,25 milioni di mascherine da parte di una grande banca belga e di essere stato contattato anche da carceri e caserme di pompieri che hanno chiesto stock per settembre. Le aziende privilegiano maschere del tipo FPP2, la seconda delle tre classi d’efficacia secondo le norme in vigore, in vendita ad un prezzo compreso tra 30 e 50 euro. Secondo il commissario interministeriale «Influenza» Marc Van Ranst, dal 12 al 35% della popolazione belga potrà contrarre il virus da qui alla fine dell’inverno prossimo.
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Argentina: allerta per casi animali. Il Servizio nazionale della sanità e la qualità agroalimentare (Senasa) dell’Argentina ha decretato l’allerta sanitario nel paese, dopo la scoperta di nuovi casi della nuova influenza in un allevamento di suini nella provincia di Buenos Aires. La misura permette di rafforzare «le misure di controllo, diagnosi, prevenzione e monitoraggio in tutto il territorio nazionale», ha precisato il Senasa, ricordando che un precedente caso di nuova influenza era stato scoperto giorni fa in un altro allevamento suino, sempre nella provincia di Buenos Aires.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=66178&sez=HOME_NELMONDO

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INFLUENZA A, PREVISTI 20.000 MORTI IN ITALIA

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Sono cifre sconcertanti quelle che ci rivela Fabrizio Pregliasco, virologo dell’università Statale di Milano: l’esperto parla della possibilità di 15 milioni di italiani colpiti, e di 15-20mila morti a causa di complicanze influenzali. Inoltre viene reso noto che i vaccini non arriveranno prima di ottobre, e che non saranno più di 5 milioni.

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Continua l’emergenza per il virus A/H1N1, o febbre suina, che sta imperversando in Inghilterra e sembra pronto a giungere anche in Italia. Nonostante i vaccini, che non saranno comunque pronti prima di ottobre, le stime parlano di 15 milioni di italiani colpiti nel prossimo anno. Lo rivela il virologo dell’università Statale di Milano, Fabrizio Pregliasco: “In Italia per l’influenza dello scosto anno, piuttosto blanda, ci furono almeno 5.000 morti. L’influenza suina colpirà più persone e quindi ci saranno almeno 15-20 mila morti per complicanze influenzali”.

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Per quanto inarrestabile, la pandemia non deve generare eccessivo allarme: Pregliasco spiega come in realtà questa sia “un’influenza banale che nei soggetti sani si esaurisce in 4 giorni di letto”. Eppure le stime sono sconcertanti, anche calcolando che con ogni probabilità non saranno disponibili più di 5 milioni di vaccini, meno di uno ogni dieci abitanti.

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In Italia per il momento “Stiamo tamponando l’A/H1N1, ma è probabile che raggiungeremo a breve la fase che in questi giorni sta attraversando l’Inghilterra”, spiega il virologo, aggiungendo che “È solo questione di tempo, forse di mesi”.

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(CNR media – 13/07/09)

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fonte:  http://www.cnrmedia.com/cronaca/newsid/4166/influenza-a-previsti-20-000-morti-in-italia.aspx

RONDE DA RIDERE – A Milano spuntano le ronde dei supereroi

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Nella città che ha bocciato i Blue Berets (che operavano soprattutto in metropolitana e sono stati sospesi perché legati a personaggi dell’estrema destra) e che deve fare i conti con le ronde nere (perché legate anch’esse a quegli schieramenti) e quelle verdi, riconducibili invece alla Lega Nord, spuntano le ronde dei supereroi: una provocazione andata in scena nelle strade della movida, a Milano, per ironizzare e far riflettere sul fenomeno della sicurezza fai-da-te (immagini Fotogramma)

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17 luglio 2009


fonte: http://www.facebook.com/ext/share.php?sid=101913384564&h=js7ez&u=JWFRE&ref=nf


CIAO ITALIA – Medici in coda. Per lavorare all’estero

A Bologna selezioni per posti in cliniche e ospedali arabi, inglesi o americani

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«Stipendi più alti, meritocrazia, occasioni migliori. Ecco perché diciamo arrivederci Italia»

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BOLOGNA – Fuori sembra di essere già a Dubai. Per il caldo ovviamente. Dentro l’ «Hotel I Portici» invece si respira, grazie all’aria condizionata, e si sogna. Luci, odore di pulito, ascensori luccicanti, indicazioni e hostess per accogliere i circa 400 tra medici, infermieri ed ostetriche italiani che si contenderanno 100 posti da sogno. Indossare il camice bianco negli States, in Canada o negli Emirati. E sono giunti da ogni dove: Roma, Genova, Palermo, Belluno, Arezzo, Ascoli Piceno, Padova. Tutti italiani? Non proprio. Anche qualche straniero e, soprattutto, italiani acquisiti pronti a cambiare casacca al miglior offerente. «Effetto globalizzazione della sanità», ammette allargando le braccia un medico trentino. Cento posti in palio dunque. Oltre a Londra, Doha, ci sono anche le Barbados. Chi non ce la fa viene inserito in una speciale graduatoria, e, al momento del bisogno, potrebbe essere chiamati. Insomma più d’una speranza.

IL COLLOQUIO Tutti si sono presentati con fior di curriculum e un comune intento: lasciare l’Italia. Così senza rancore, allettati dagli stipendi, dalla villa con piscina ma anche dalla nuova esperienza professionale. Si accomodano e in 10 minuti raccontano la loro vita e le loro speranze agli auditori giunti direttamente dall’Inghilterra. L’iniziativa è frutto di una collaborazione fra Idea Lavoro, agenzia leader nella selezione di curricula sanitari, e Hcl International, società «faro» nel collocamento internazionale di professionisti in ambito medico. I vincitori otterranno un contratto a tempo indeterminato e vari benefit aziendali. «Sono 16 anni che facciamo colloqui e abbiamo visto crescere la richiesta. Oltre 1600 italiani si sono trasferiti all’estero. E difficilmente ritornano in Italia», racconta il responsabile di Idea lavoro Massimo Zivelli .

CHI SONOMonica arriva da una città del sud, che non vuol svelare, ha fatto il dottorato in una città del sud che non vuol svelare e ha deciso di fare una esperienza in «Uk» per diventare un chirurgo cardiotoracico. La cosa che però ci tiene a dire è: «Nel mio caso è mancata la meritocrazia. Da noi c’è la politica preventiva di assegnazione dei posti». Assenza di meritocrazia è il leitmotiv di tutti: oltre a Monica lo afferma anche un pediatra di Padova e una dottoressa di Palermo. Persino un infermiere giordano ormai italiano. Meno duro un medico palestinese: «Voglio provare. In Italia sono felice ma nella vita si può migliorare, no?». Un infermiere romano, che vuole rimanere anonimo, si presenta all’incontro come quando si entra in tabacchino per giocare al Superenalotto: «Figli? – si chiede -. E con quali soldi li manterrei? Non con i miei 1400 euro al mese». Giulia è una infermiera romana con le idee chiare: «Partire è un po’ morire ma anche restare mi creda non è un granché. Ora ho deciso: voglio rifarmi una vita». Un concentrato mai visto in 300 metri quadri di gente pronta a lasciare l’ex Belpaese. E a sognare vi sono anche le hostess in reception che sondano i dottori più carini per poter dire anche loro, nel migliore dei casi, «arrivederci Italia».

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Nino Luca
aluca@corriere.it
16 luglio 2009(ultima modifica: 17 luglio 2009)

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fonte:  http://www.corriere.it/cronache/09_luglio_16/medici_bologna_e8bbb4b8-7250-11de-87a4-00144f02aabc.shtml

Thyssenkrupp: ancora senza lavoro 28 operai

In attesa di ri-collocazione ancora una trentina di operai dell’acciaieria

Hanno manifestato davanti a Palazzo Civico il 2 luglio, con le ramazze in mano. Gesto polemico per chiedere un’assunzione in Amiat, come è avvenuto per alcuni loro ex colleghi. Sono gli operai della ThyssenKrupp, in cassa integrazione dal 3 marzo 2008, rimasti senza lavoro quando il terribile incendio del 6 dicembre 2007 uccise sette compagni e decretò la chiusura definitiva dell’acciaieria torinese. Ricevuti lo scorso 16 luglio dalla Commissione Lavoro, presieduta da Giuseppe Sbriglio, gli operai ThyssenKrupp, riuniti nell’associazione Legami d’Acciaio, hanno manifestato la propria preoccupazione per non essere ancora stati ricollocati dall’azienda, a pochi mesi dalla scadenza della cassa integrazione (marzo 2010). Vent’otto di loro (a cui si aggiunge l’onorevole Antonio Boccuzzi, in aspettiva) sono infatti ancora senza un posto di lavoro. Il portavoce dell’associazione, Ciro Argentino, ha sottolineato il fatto che non sono ancora stati assunti gli operai che si sono costituiti come parte civile nel processo penale contro la multinazionale tedesca dell’acciaio.

Il vicesindaco Tom Dealessandri ha dichiarato che non intende rispondere ai lavoratori, per non polemizzare. Ha quindi affermato di non avere mai svolto alcun ruolo di rappresentanza per gli operai ThyssenKrupp e che non avrebbe potuto fare nulla di più di quanto ha già fatto, insieme al sindaco e al Consiglio comunale (che ha proclamato il 2008 “Anno della Sicurezza nei luoghi di lavoro”), per aiutare i famigliari delle vittime del rogo e di quanto ha fatto a livello informale con aziende private ed ex municipalizzate per ricollocare i lavoratori. Senza però, ha precisato, aver mai fatto alcun nome di operaio in particolare, per favorirne l’assunzione a scapito di altri. Dealessandri ha quindi reso noto il numero degli operai ThyssenKrupp assunti da aziende partecipate dal Comune di Torino: 9 all’Amiat per la raccolta delle foglie (di cui 7 assunti a tempo indeterminato); 2 al GTT; 2 alla SMAT, di cui 1 a tempo indeterminato (su 16 operai chiamati per colloqui). Ha infine suggerito ai consiglieri di ascoltare anche coloro che hanno firmato l’accordo sindacale con la ThyssenKrupp per avere ulteriori delucidazioni sul futuro degli operai.
Durante la seduta della Commissione Lavoro è stata anche discussa un’interpellanza presentata dal consigliere Domenico Gallo, per chiedere un ulteriore impegno della Città di Torino per ricollocare gli operai e conoscere quali siano stati i criteri adottati sinora per l’assunzione nelle aziende partecipate. La Commissione verrà aggiornata a settembre.

Nelle foto: L’associazione Legami d’Acciaio a Palazzo Civico. In alto, durante la manifestazione del 2 luglio. In basso, all’audizione in Commissione Lavoro del 16 luglio

fonte: http://www.comune.torino.it/cittagora/article_6930.shtml

Mesero – Manifestazione contro la liquidazione della Esab, sabato 18 luglio

I dipendenti della Esab di Mesero sono 183, per 85 di questi è stata aperta la procedura di mobilità, le figure professionali interessate sono: gli addetti alla produzione, tutte le figure impiegatizie che lavorano per la produzione, e gli addetti al magazzino.

La procedura è stata aperta il 22 giugno 2009 e dovrà concludersi il 5 settembre 2009.

La Charter, un fondo inglese proprietario della Esab, ha deciso la chiusura dello stabilimento di Mesero per realizzare una speculazione sull’area vendendola ad un valore triplo di quello indicato a bilancio.

L’area è stata probabilmente venduta prima ancora di aprire la procedura di mobilità come ha dichiarato il direttore internazionale degli stabilimenti al tavolo delle trattative martedì 30 giugno, rispondendo a precisa domanda. Di conseguenza tutte le altre affermazioni sul piano sono pure fandonie per nascondere il fatto gravissimo che un centinaio di famiglie vengono buttate in mezzo alla strada per pagare i dividendi agli azionisti e tenere alto il valore delle azioni.

Il piano aziendale prevede il trasferimento delle prodzioni nei paesi del est Europa e l’apertura di tre grandi centri di vendita in Italia, Belgio e Rep. Ceca, con lo smantellamento dello stabilimento meserese

La Esab nasce in Svezia nel 1904, nel 1994 viene acquistata dalla Charter.

A Mesero lo stabilimento è produttivo dal 1935 nel centro paese, nel 1979 si è trasferita in via Mattei; occupa un’area di 77000 metri quadri, quest’ultima ha un valore in bilancio di circa 5 milioni di euro, dopo la nuova viabilità il valore è aumentato a 13 milioni di euro.

La Esab produce elettrodi e filo per saldatura, MIG, MAG, Filo per saldatura ad arco sommerso, e macchinari per saldatura.

In Italia il fatturato della Esab è di 100 milioni di euro con un utile di 10 milioni, il fatturato totale del gruppo è 1400 milioni di euro, pari al 12% del mercato, il 49% del mercato è prodotto in Europa. nello stabilimento di Mesero si producono 8000 tonnellate di elettrodi, 11000 tonnellate di filo, su un mercato globale di 180000 tonnellate.

La Esab ha circa 29 stabilimenti di produzione con 9000 dipendenti in tutto il mondo, Europa (Bulgaria, Romania, Repubblica Ceca, Polonia), Russia, India, Cina, Nord e Sud America.

CONTRO LA LIQUIDAZIONE DELLA FABBRICA
MANIFESTAZIONE CITTADINA A MESERO

Sabato 18 luglio alle 9.30

I cittadini e le Istituzioni del territorio sono invitati, concentramento alla Esab, via Mattei 24

RSU Esab

fonte: http://www.tuoblog.it/ilcastanese/60542/Mesero+-+Manifestazione+contro+la+liquidazione+della+Esab,+sabato+18+luglio.html

Abbiamo ricevuto via mail la notizia dell’adesione di PRC Magenta

La Giustizia con la divisa

Altro che giustizia eguale per tutti! Tre anni di reclusione per aver rubato un pacco di biscotti (prezzo un euro e 29 centesimi); 2 anni e 8 mesi a un «ladro» di 74 anni per il furto di un etto di prosciutto. Tre anni e 6 mesi per i poliziotti che hanno ucciso, a colpi di manganellate, Federico Aldrovandi; sei anni per l’agente di polizia che ha spezzato la vita di Grabriele Sandri. In carcere chi viola la legge per fame; a piede libero chi tronca la vita con una violenza inaudita. Sentenze emesse «in nome del popolo italiano», mentre la maggioranza parlamentare approvava una legge che, tra le altre nefandezze giuridiche e sociali, punisce con 5 anni di carcere i migranti che non ottemperano all’ordine di espulsione; allunga fino a 6 mesi la detenzione amministrativa; modifica (creando nuovi reati e nuove aggravanti) intere parti del codice penale. Il carcere, ne siamo sempre più convinti, deve essere l’extrema ratio. Ma per tutti; non solo per i potenti o per chi indossa una divisa. E, invece, assistiamo, quotidianamente, a una progressiva, quasi inarrestabile, china discendente della nostra civiltà giuridica e della nostra cultura democratica. Come è possibile considerare colposo (cioè dovuto a imprudenza, negligenza o imperizia) un omicidio da parte di chi, agente di polizia, freddamente, impugna la pistola, la punta e spara mirando un ragazzo seduto in auto? E come si può parlare di eccesso colposo in legittima difesa in un caso, come quello di Federico Aldrovandi, in cui più poliziotti hanno infierito con violenza inaudita sul suo corpo? La regressione è intollerabile. La giustizia, giorno dopo giorno, ritorna ad essere forte con i deboli e debole con i forti. Anche altro ci deve far riflettere. Dopo la sentenza per la morte di Aldrovandi, i suoi amici e i suoi genitori si sono abbracciati; «volevo che a mio figlio fossero restituiti giustizia e dignità» ha detto il padre di Federico. Del tutto diversa la reazione degli amici di Gabriele Sandri. Insulti ai giudici; il Tribunale e le piazze trasformate in curve da stadio (violente e razziste, non quelle di una sana tifoseria). Eppure sia Federico che «Gabbo» sono vittime della stessa violenza e di una analoga ingiustizia. Ma ben diverse sono state le reazioni. Da un lato chi, come gli amici di Federico, crede in una giustizia che non deve mai trasformarsi in vendetta; dall’altro, chi, invece, pensa alla giustizia (e alla pena) come strumento di vendetta («gli ultras hanno voglia di vendetta», titolava ieri un autorevole quotidiano). Una ultima considerazione, a proposito di giustizia ed eguaglianza. Forti, e del tutto condivisibili, sono state le proteste, a sinistra e nel centrosinistra, per l’approvazione del pacchetto sicurezza. Ma molti sono stati i silenzi: basti pensare, ad esempio, ai voti favorevoli, anche nel centrosinistra, alla reintroduzione del reato di «oltraggio a Pubblico Ufficiale». Eppure bastava leggere le parole della Corte costituzionale per opporsi al ripristino di un reato che, ripetutamente, la stessa Corte aveva espressamente invitato ad eliminare dal nostro ordinamento penale, onde evitare censure in relazione a vari articoli della Costituzione, tra cui principalmente, ma non solo all’art. 3, che sancisce il principio per cui tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge. I giudici delle leggi, oltre vent’anni fa, aveva detto che tale reato era «espressione di una concezione autoritaria, non consona alla tradizione liberale italiana né a quella europea», e aveva evidenziato come «questo unicum, generato dal codice Rocco» era il prodotto della concezione dei rapporti tra pubblici ufficiali e cittadini tipica dell’ideologia fascista e quindi «estranea alla coscienza democratica instaurata dalla Costituzione repubblicana». La Corte non si era limitata, però, a chiedere espressamente al parlamento l’eliminazione di tale fattispecie penale dal nostro codice, ma – caso rarissimo – aveva autonomamente diminuito la pena allora prevista (massimo 2 anni di reclusione). Ebbene, con il recente pacchetto sicurezza, la pena è stata addirittura aumentata (fino a tre anni di reclusione). Ecco perché, di fonte a decisioni che contrastano con princìpi fondamentali di uno stato di diritto, chi crede nella giustizia non può tacere ma deve usare tutti gli strumenti della democrazia per opporsi a un abisso che ricorda un passato che speravamo definitivamente tramontato.

Giuliano Pisapia da il manifesto
fonte: http://www.facebook.com/ext/share.php?sid=102686554573&h=VCbBo&u=4-52x