Archivio | luglio 19, 2009

Cani abbandonati in autostrada: Un sms e parte la ‘ronda’ della salvezza

S.O.S. ANIMALI

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Fino a fine agosto sarà possibile inviare un sms al numero 334.105.10.30 per segnalare l’avvistamento di animali in pericolo sui tratti autostradali. Le 60 ronde antiabbandono sono sono formate ognuna da 6 volontari che viaggiano su un mezzo ben riconoscibile e brandizzato ‘Io l’ho visto’

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Roma, 19 luglio 2009 – Da sabato 25 luglio a fine agosto sarà possibile inviare in tempo reale dal proprio telefonino un sms al numero 334.105.10.30 per segnalare l’avvistamento di cani abbandonati e in pericolo sui tratti autostradali italiani.
L’iniziativa nasce grazie all’accordo tra Prontofido, la linea telefonica di pronto intervento per animali smarriti e ritrovati, creata da Radio 105 e Radio Monte Carlo, il Gruppo Autogrill, l’Associazione italiana per la Difesa di Animali e Ambiente (A.i.d.a.a.) e l’azienda di alimentazione animale Morando.

Basterà chiedere ai propri compagni di viaggio di comporlo, oppure fermarsi alla prima area di parcheggio o area di servizio e inviare il breve messaggio di testo con le coordinate più precise possibili. I messaggi saranno inoltrati subito alle ronde antiabbandono A.i.d.a.a che si attiveranno per il recupero del cane.

Le 60 ronde antiabbandono sono state create quest’anno e sono formate ognuna da 6 volontari che viaggiano su un mezzo ben riconoscibile e brandizzato ‘Io l’ho vistò.

Sui sitiwww.prontofido.net ewww.aidaa.net e presso gli Autogrill della rete autostradale italiana saranno a disposizione le semplici istruzioni da seguire e forse quest’estate.

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fonte:  http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/07/19/207725-cani_abbandonati_autostrada.shtml

Contro L’Abbandono


Canada: il nucleare triplica i costi

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cianciullo

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A oscillare violentemente non sono solo le quotazioni del petrolio. Per l’energia  nucleare una sorpresa è venuta dal Canada. Aprendo le buste delle offerte per la costruzione a Darlington  di due reattori ad acqua pesante da 1.200 megawatt si è scoperto che la proposta dell’AECL (Atomic Energy of Canada Limited) era 26 miliardi di dollari, 18 miliardi e mezzo di euro al cambio attuale. Troppo? Con la seconda busta, quella dell’Areva, il colosso atomico francese, è andata poco meglio: 23,6 miliardi di dollari per due Epr da 1.600 megawatt (ma con minori garanzie su possibili futuri extracosti). Siamo a un prezzo per chilowattora che è quasi tre volte quello su cui si è basato l’accordo per realizzare a Olkiluoto, in Finlandia, un reattore di terza generazione, la filiera che dovrebbe rilanciare il nucleare dopo la lunga stasi che ha visto 30 anni di blocco degli ordini negli Stati Uniti e una stagnazione nei paesi occidentali.

Il progetto finlandese procede a rilento provocando dispute giudiziarie e un forte innalzamento dei costi e queste difficoltà sono alla base della decisione dell’Edf, l’ente elettrico francese, di chiedere un aumento del 20 per cento delle tariffe. Ora anche in Ontario è arrivato un alt. Alle tariffe proposte il nucleare viene giudicato poco conveniente dal governo canadese che riteneva di poter chiudere il contratto attorno ai 7 miliardi di dollari e si è ritrovato una richiesta tre volte e mezzo più alta. Il premier Dalton McGuinty si è consolato affermando: «Se non altro lo abbiamo scoperto per tempo».

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19 luglio 2009

fonte:  http://cianciullo.blogautore.repubblica.it/2009/07/19/canada-il-nucleare-triplica-i-costi/

Guerra di cifre sulla pandemia: “Si è perso il conto dei malati”

Impossibile seguirne la diffusione, picco previsto a settembre

Il British Medical Journal: troppe incongruenze, difficile prendere decisioni

Guerra di cifre sulla pandemia "Si è perso il conto dei malati"

di ELENA DUSI

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ROMA – “Non mandateci più dati. Il virus H1N1 ormai circola troppo rapidamente per poter essere contato”. Anche l’Organizzazione mondiale della sanità ha finito con l’allargare le braccia, invitando i paesi del mondo a segnalare a Ginevra solo i casi gravi e i decessi causati dalla nuova influenza. La comunicazione diffusa gioved’ dall’Oms ai paesi membri è la conferma che di fronte a H1N1 il balletto delle cifre non ha mai smesso di oscillare, e il quadro dell’infezione nel mondo continua a restare troppo sfocato per consentire scelte politiche affidabili.
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A prendersi la briga di calcolare tutte le incongruenze nelle statistiche è stato un articolo apparso sul British Medical Journal. I ricercatori dell’Imperial College di Londra fanno notare che un enorme numero di persone contagiate dal virus non è stato conteggiato perché aveva sintomi a malapena percettibili. Anche alcuni decessi causati apparentemente da infarti o arresti cardiaci dovrebbero in realtà essere attribuite alla nuova influenza.
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Il virus potrebbe infatti esser stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso in persone dalla salute già compromessa. Né ci si può aspettare che gli ospedali dei paesi più poveri siano capaci di isolare il virus responsabile di ciascun decesso. E non si comprende nemmeno, prosegue lo studio, perché il tasso di mortalità di H1N1 in Messico (119 decessi su 10.292 contagi) sia triplo rispetto a quello riscontrato negli Stati Uniti (dove il nuovo virus non ha fatto più vittime di una normale influenza stagionale) mentre in Europa si calcola un numero di vittime ancora più basso rispetto alle persone contagiate.
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Da questa incertezza delle cifre nascono le dichiarazioni contraddittorie delle ultime settimane: dapprima l’Oms ha annunciato l’arrivo del vaccino per agosto, poi si è accorto del ritardo e ha rimandato l’appuntamento all’autunno. La Gran Bretagna prevede per il mese di agosto (in base a modelli piuttosto allarmistici) un numero di contagi pari a 100mila al giorno.
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Mentre l’Oms stima in meno di 100mila i casi nel mondo, i Centers for disease control americani calcolano che i malati siano già più di un milione. In Italia la settimana scorsa le autorità sanitarie hanno diffuso stime sulle possibili vittime che da un giorno all’altro sono oscillate tra 2.500 e 25mila. Ieri infine il viceministro della Salute Ferruccio Fazio ha fatto sapere che i contagi a settembre potrebbero raggiungere il picco di 13 milioni. Ma in una simile babele di statistiche, è difficile capire che attendibilità possano avere queste previsioni.
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La mancanza di dati certi è tanto più pericolosa in quanto H1N1 potrebbe mutare improvvisamente e acquisire quella patogenicità che finora non ha avuto. E di fronte a un salto di qualità della pandemia, l’unica arma di difesa è la capacità di rendersene conto subito per prendere le necessarie contromisure. È la stessa nota di giovedì dell’Oms a segnalare che ci troviamo in una situazione non particolarmente grave, ma comunque senza precedenti e meritevole di ogni attenzione: “La nuova influenza si è diffusa nel mondo intero a una velocità mai vista prima. Nelle pandemie del passato i virus impiegavano almeno sei mesi per diffondersi nel mondo, mentre a H1N1 sono bastate meno di sei settimane”.
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“La rapidità con cui H1N1 si sta diffondendo non deve comunque spaventarci” fa notare Guido Antonelli, che insegna virologia all’università di Roma La Sapienza. “Spesso infatti esiste un rapporto inverso fra la capacità di trasmissione di un virus e la sua pericolosità. Prendiamo il caso della nuova influenza, che provoca solo sintomi leggeri, ha un andamento assolutamente benigno negli individui sani e raramente impone di stare chiusi in casa a curarsi. Il ministero nelle sue linee guida prevede dei controlli sul virus solo se la febbre supera i 38 o 38,5 gradi. Tutti gli altri contagiati continuano ad andare al mare, al cinema o al ristorante, perché a malapena si accorgono di essere malati”.
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La mitezza dei sintomi di H1N1 è un’altra ragione dell’inaffidabilità delle statistiche. Attualmente la mortalità calcolata per il virus è di 5 decessi ogni mille contagiati (paragonabile a quello dell’influenza stagionale, almeno nei paesi occidentali dove vaccinazione e cure sono disponibili per tutti). Ma il fatto che molti malati sfuggano al conteggio suggerisce una diffusione del virus maggiore rispetto a quella misurata, e quindi una mortalità relativa ancora più bassa. Come accorgersi però di un eventuale aumento dei decessi, in mancanza dei dati mondiali dell’Oms, è una domanda destinata a restare aperta.
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19 luglio 2009
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DELITTO DI STATO? – Riina sul delitto Borsellino: “L’hanno ammazzato loro” / La vera storia dell’arresto di Riina

Dopo diciassette anni di silenzio totale parla il boss di Corleone

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E sulla strage di via d’Amelio accusa i servizi e lo Stato

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di ATTILIO BOLZONI, FRANCESCO VIVIANO

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Riina sul delitto Borsellino "L'hanno ammazzato loro"Paolo Borsellino

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TOTÒ RIINA, l’uomo delle stragi mafiose, per la prima volta parla delle stragi mafiose. Sull’uccisione di Paolo Borsellino dice: “L’ammazzarono loro”. E poi – riferendosi agli uomini dello Stato – aggiunge: “Non guardate sempre e solo me, guardatevi dentro anche voi”. Dopo diciassette anni di silenzio totale il capo dei capi di Cosa Nostra esce allo scoperto.
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Riina lo fa ad appena due giorni dalla svolta delle indagini sui massacri siciliani – il patto fra cosche e servizi segreti che i magistrati della procura di Caltanissetta stanno esplorando. Ha incaricato il suo avvocato di far sapere all’esterno quale è il suo pensiero sugli attentati avvenuti in Sicilia nel 1992, su quelli avvenuti in Italia nel 1993. Una mossa a sorpresa del vecchio Padrino di Corleone che non aveva mai aperto bocca su niente e nessuno fin dal giorno della sua cattura, il 15 gennaio del 1993. Un'”uscita” clamorosa sull’affaire stragi, che da certi indizi non sembrano più solo di mafia ma anche di Stato.
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Ecco quello che ci ha raccontato ieri sera l’avvocato Luca Cianferoni, fiorentino, da dodici anni legale di Totò Riina, da quando il più spietato mafioso della storia di Cosa Nostra è imputato non solo per Capaci e via Mariano D’Amelio, ma anche per le bombe di Firenze, Milano e Roma.
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Avvocato, quali sono le esatte parole pronunciate da Totò Riina? Sono proprio queste: “L’ammazzarono loro”?
“Sì, sono andato a trovarlo al carcere di Opera questa mattina e l’ho trovato che stava leggendo alcuni giornali. Neanche ho fatto in tempo a salutarlo e lui, alludendo al caso Borsellino, mi ha detto quelle parole… L’ammazzarono loro…”.
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E poi, che altro ha le ha detto Totò Riina?
“Mi ha dato incarico di far sapere fuori, senza messaggi e senza segnali da decifrare, cosa pensa. Lui è stato molto chiaro. Mi ha detto: “Avvocato, dico questo senza chiedere niente, non rivendico niente, non voglio trovare mediazioni con nessuno, non voglio che si pensi ad altro”. Insomma, il mio cliente sa che starà in carcere e non vuole niente. Ha solo manifestato il suo pensiero sulla vicenda stragi”.

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Ma Totò Riina è stato condannato in Cassazione per l’omicidio di Borsellino, per l’omicidio di Falcone, per le stragi in Continente e per decine di altri delitti: che interesse ha a dire soltanto adesso quello che ha detto?
“Io mi limito a riportare le sue parole come mi ha chiesto. Mi ha ripetuto più volte: avvocato parlo sapendo bene che la mia situazione processuale nell’inchiesta Borsellino non cambierà, fra l’altro adesso c’è anche Gaspare Spatuzza che sta collaborando con i magistrati quindi…”.
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Le ha raccontato altro?
“Abbiamo parlato della trattativa. Riina sostiene che è stato oggetto e non soggetto di quella trattativa di cui tanto si è discusso in questi anni. Lui sostiene che la trattativa è passata sopra di lui, che l’ha fatta Vito Ciancimino per conto suo e per i suoi affari e insieme ai carabinieri: e che lui, Totò Riina, era al di fuori. Non a caso io, come suo difensore, proprio al processo per le stragi di Firenze già quattro anni fa ho chiesto che venisse ascoltato Massimo Ciancimino in aula proprio sulla trattativa. Riina voleva che Ciancimino deponesse, purtroppo la Corte ha respinto la mia istanza”.
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E poi, che altro le ha detto Totò Riina nel carcere di Opera?
“E’ tornato a parlare della vicenda Mancino, come aveva fatto nell’udienza del 24 gennaio 1998. Sempre al processo di Firenze, quel giorno Riina chiese alla Corte di chiedere a Mancino, ai tempi del suo arresto ministro dell’Interno, come fosse a conoscenza – una settimana prima – della sua cattura”.
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E questo cosa significa, avvocato?
“Significa che per lui sono invenzioni tutte quelle voci secondo le quali sarebbe stato venduto dall’altro boss di Corleone, Bernardo Provenzano. Come suo difensore, ho chiesto al processo di Firenze di sentire come testimone il senatore Mancino, ma la Corte ha respinto anche quest’altra istanza”.
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Le ha mai detto qualcosa, il suo cliente, sui servizi segreti?
“Spesso, molto spesso mi ha parlato della vicenda di quelli che stavano al castello Utvegio, su a Montepellegrino. Leggendo e rileggendo le carte processuali mi ha trasmesso le sue perplessità, mi ha detto che non ha mai capito perché, dopo l’esplosione dell’autobomba che ha ucciso il procuratore Borsellino, sia sparito tutto il traffico telefonico in entrata e in uscita da Castel Utvegio”.
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Insomma, Totò Riina in sostanza cosa pensa delle stragi?

“Pensa che la sua posizione rimarrà quella che è e che è sempre stata, non si sposterà di un millimetro. Ma questa mattina ha voluto dire anche il resto. E cioè: non guardate solo me, guardatevi dentro anche voi”.
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19 luglio 2009
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La vera storia dell’arresto di Riina e della mancata perquisizione del suo covo

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