Archivio | luglio 25, 2009

Influenza A, due miloni di contagiati. Previsioni Usa: centinaia di migliaia morti

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Negli ospedali del Lazio presto sarà distribuito un kit di protezione per tutto il personale sanitario

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ROMA (25 luglio) – L’influenza A/H1N1 potrebbe colpire quasi la metà degli americani in 2 anni, con il rischio di centinaia di migliaia di morti senza una campagna efficace di vaccinazione e altre misure di controllo della pandemia. È la proiezione dei Centers for Disease Control and Prevention statunitensi, secondo cui il 40% della popolazione potrebbe essere contagiato fra quest’anno e il prossimo. Il doppio rispetto a una normale influenza stagionale. Al momento, negli Usa, i Cdc hanno registrato 43.771 casi e 302 decessi. Ma il virus si diffonde a una velocità tale che rende difficile contare il numero esatto dei casi. Secondo alcuni esperti, oltre un milione di persone si è già preso la nuova influenza.

I Cdc, in queste nuove proiezioni sull’andamento dell’epidemia, calcolano che i morti potrebbero variare da 90 mila a diverse centinaia di migliaia se non dovesse essere disponibile un vaccino e altre misure si rivelassero inefficaci. L’Organizzazione mondiale della sanità prevede che nel giro di due anni l’influenza A/H1N1 potrebbe contagiare 2 miliardi di persone, quasi un terzo della popolazione mondiale.

La pandemia ha ormai raggiunto tutti i Paesi del mondo.

Nel Lazio 25 nuovi casi al giorno. «Nel Lazio si verificano già 25 nuovi casi al giorno di malati per influenza A, con un trend in netto aumento». Lo ha riferito il direttore scientifico di Laziosanità Asp, Piero Borgia. «È per questo che una Commissione regionale sta predisponendo, sulla base di aggiornamenti del piano pandemico 2008, che si riferivano anche alla possibile diffusione pandemica dell’aviaria, nuovi interventi urgenti come la distribuzione di farmaci antivirali ai Pronto Soccorso e ai servizi di igiene pubblica». «Di fronte a un numero di contagiati sempre in crescita, la Regione ha già chiesto al ministero 50mila nuove confezioni di antivirali per il trattamento».

Kit di protezione negli ospedali. Previste già negli ospedali disposizioni di protezione individuale, con la distribuzione di mascherine chirurgiche e, in alcuni casi, maschere con particolare filtraggio e guanti. Un kit destinato soprattutto agli operatori sanitari a stretto contatto con i malati e agli stessi pazienti che potrebbero utilizzare mascherine anche in casa propria per evitare la diffusione del contagio.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=67181&sez=HOME_NELMONDO

Servizio civile, al via il bando: C’è tempo fino a lunedì per iscriversi

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di Luca Falcone
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ROMA (25 luglio) – Il prossimo lunedì sarà l’ultimo giorno utile per presentare la domanda di partecipazione alle selezioni per il Servizio Civile. Scade infatti alle 14 del 27 luglio il bando di concorso per entrare a far parte dei 27.145 volontari che il prossimo anno accederanno ai progetti da realizzare in Italia e all’estero presentati dagli Enti iscritti all’albo nazionale. Possono presentare domanda (per un solo progetto) tutti i cittadini italiani che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età e non abbiamo superato il ventottesimo. L’impegno sarà di 12 mesi e prevede un rimborso spese di 433,80 euro mensili.

Non solo Italia. Da alcuni anni, infatti, l’esperienza del Servizio Civile si estende anche fuori dai confini nazionali. Quest’anno saranno seicento le persone coinvolte in progetti di cooperazione internazionale, sostegno alle comunità italiane all’estero e, soprattutto, assistenza alle realtà disastrate del Terzo mondo. Negli anni passati i volontari del servizio civile all’estero sono intervenuti in Europa dell’Est per attività di promozione culturale, in Africa, America centrale e del Sud in progetti di cooperazione allo sviluppo e di assistenza. Altre attività hanno riguardato interventi di ricostruzione post-conflitto.

Più al Sud che al Nord. Quasi la metà delle domande di partecipazione anche quest’anno è stata richiesta per enti delle regioni dell’Italia meridionale e delle Isole. Secondo i dati dell’Ufficio nazionale del Servizio Civile si tratta di poco meno di 13 mila. Al Nord, invece, i posti disponibili sono 7.300. «Ormai il dato è standardizzato – riferisce Raffaele De Cicco, direttore generale dell’UNSC – al Sud e nelle Isole c’è più richiesta rispetto al numero di domande. Nelle regioni del Nord, invece, si fa sempre una certa fatica a esaurire tutti i posti disponibili».

Come fare
. Per presentare la domanda basta andare sul sito dell’Ufficio Nazione del Servizio Civile, scegliere l’ente in cui si vuole prestare servizio, cliccare nella sezione Allegati e compilare la domanda. Una volta stampata la domanda la si deve inviare – insieme al Curriculum vitae e a una copia del documento d’identità – all’indirizzo dell’ente prescelto.

Il terremoto d’Abruzzo. Anche l’UNSC ha deciso di partecipare alla gara di solidarietà e di aiuto nei confronti delle popolazioni delle zone terremotate. Lo stesso direttore De Cicco ha annunciato che prossimamente verrà pubblicato un bando per 154 ragazzi da inviare dal 1 di ottobre all’Aquila e nei comuni del cratere. Proprio nel momento in cui, si spera, la maggior parte degli aquilani sfollati nelle tende si trasferirà nelle casette.

L’iniziativa si svolge grazie a una joint venture tra l’Ufficio Nazionale del Servizio Civile, la Regione Abruzzo e la Protezione Civile. Tutte le attività in cui verranno coinvolti i ragazzi del servizio civile saranno organizzate secondo il criterio della co-progettazione tra un ente di prima classe (Regione, Provincia, Comuni, la Protezione Civile e il l’UNSC) e altri enti che fattivamente realizzeranno il progetto.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=67204&sez=HOME_INITALIA

Berlusconi-escort, paragone del Telegraph: “Come Al Capone, preso per le tasse” / ‘Silvio’s sex life: why Italians don’t care’

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LA STAMPA ESTERA. Nuovi articoli in Gran Bretagna sullo scandalo delle ragazze a pagamento

Altri interventi anche sul Times, Guardian e Independent, dove Ezio Mauro spiega: “Perché agli italiani non importa”

E in un’intervista al Journal de dimanche la D’Addario annuncia un libro sulla vicenda

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di VINCENZO NIGRO

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Berlusconi-escort, paragone del Telegraph  "Come Al Capone, preso per le tasse"
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ANCHE oggi sulla stampa inglese numerosi articoli sullo scandalo Berlusconi-escort. Dal Daily Telegraph, che paragona il Cavaliere ad al Capone, all’Indipendent, che si chiede perché tutta la vicenda “stia contando poco per gli italiani”. Articoli anche sul retroscena delle tombe fenicie a Villa Certosa (Guardian), e sulla rubrica satirica del Times.
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Come Al Capone? “Fu l’evasione fiscale, non i suoi crimini, a portare al crollo di Al Capone”. Questo raggelante paragone è il lead del pezzo di cronaca del Daily Telegraph su Berlusconi, per la prima volta in pag.3 del più importante e diffuso giornale di qualità britannico (conservatore). Assieme a tutto il resto, Berlusconi viene massacrato per la storia delle tombe del III secolo A. C., con il giornalista che telefona a Palazzo Chigi, al ministero della Cultura e ottiene solo risposte ridicole. Ma il Telegraph replica anche con una pagina intera nel dorso commenti, che il sabato è molto ben costruito: “Volgare, ripugnante… e intoccabile” è il titolo di corpo 72, sommario “il premier travolto dagli scandali fa pressioni per avere ancora più poteri”. Anche in questo caso l’imbarazzo di chi scrive, Tobia Jones, è per gli italiani che continuano a sostenerlo: “In qualsiasi altro paese Berlusconi già adesso sarebbe morto e sepolto”. “Molti giornali non mettono la storia in prima pagina, e spesso neppure nelle pagine interne; e se qualcuno si informa soltanto guardando la televisione difficilmente saprà qualcosa di tutta la storia”.

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Perché per gli italiani non conta? E infatti sull’Independent c’è un paginone sul perché gli italiani continuano a fregarsene degli scandali di Berlusconi. Lo spiega, in un articolo scritto per il giornale di Londra, Ezio Mauro. E insieme a lui otto cittadini italiani spiegano le loro ragioni
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Myweek. La rubrica satirica “My week” del Times è dedicata a Berlusconi: ogni giorno il diario delle riunioni di governo e delle sue donne (pag 4). La cronaca a pag 43 è titolata “La mia reputazione è a rischio, dice la prostituta di Berlusconi”, dopo l’intervista in cui Frattini la accusa di essere stata pagata dai giornali. E sul Guardina c’è un articolo del corrispondente sulle (false) tombe fenicie.
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Financial Times. Anche Il Ft torna su Berlusconi, con l’apertura della sezione internazionale: “gli scandali danneggiano la popolarità di Berlusconi”, un articolo in cui parla Maria Latella, “biografa di Veronica Berlusconi”: “Lui è un seduttore seriale, ha un talento naturale per questo. Adesso, grazie ai suoi problemi politici, sta iniziando a capire che non tutti possono essere sedotti”. Viene citato anche il commento su Repubblica di Chiara Saraceno.
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Le Journal de dimanche. Dal giornale francese arriva l’annuncio di un libro sulla vicenda, scritto dalla protagonista della vicenda. “Lo sto scrivendo”, dice infatti Patrizia D’Addario in un’intervista con richiamo in prima pagina.
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25 luglio 2009
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‘Silvio’s sex life: why Italians don’t care’

Europe has been transfixed by the saga of Silvio Berlusconi and the escort girl, but the Italian Prime Minister has been getting an easy time back home. Ezio Mauro, editor of La Repubblica, explains why in this exclusive article for The Independent

Saturday, 25 July 2009

Silvio Berlusconi is not only the prime minister of Italy but also controls 'the entire universe of Italian television'

CHRISTOPHE SIMON / AFP / GETTY

Silvio Berlusconi is not only the prime minister of Italy but also controls ‘the entire universe of Italian television’

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There is a crack that has opened all of a sudden between Silvio Berlusconi and his voters, between the prime minister’s mythological image and reality.

It is nothing more than a crack, in a wall of consensus that is very high and very robust. But it is an important crack and one that is growing. It showed up in the European elections last month (the prime minister had announced that he would bag 45 per cent of the vote, he ended up with 35 per cent); it widened with the Church having to take a stand against his behaviour. What happens now?

For the first time, the prime minister is on the defensive. He has to operate according to an agenda that is not his and over which he has no control; he is feeling the pressure from the international media; and he is being forced to speak about his troubles every time he appears in public.

How come, our foreign friends ask us, Italy is not reacting like any other Western democracy? Why has the crack not become a chasm?

First of all, one might reply, the majority of Italians know nothing about the scrapes their leader has got himself into in the past few days. I think the English know more about his troubles than the Italians, for example, and come to mention it the Spanish and Germans too. In Italy, the television channels have done nothing to cover this affair, despite the fact that it revolves around sex, money and power, all ingredients that would interest their viewers.

You have to remember of course, that Berlusconi – as well as being the head of the government and the biggest party in the country – controls the entire universe of Italian television. He owns three private television channels, because he never felt duty-bound to get rid of them on entering politics; and the three public stations over which the party in power, whether left or right, has always exerted control. But the current monopoly of mainstream television is without precedent. It has led to the elimination of the modern agora, that public space for information and debate in which the delicate free market of consensus develops in the West.

Just consider the fact that 73 per cent of Italians (according to data from Censis research institute) made up their minds about who to vote for in the last elections through the television, and you have a concrete idea of what conflict of interest means.

The new element that the latest scandal has exposed is that the television monopoly does not only guarantee a favourable presentation of the prime minister, it can actually cancel out reality, prevent things from becoming part of the public consciousness. This week, the week of the escort tapes, six prime-time TV news bulletins did not let their viewers know what the Spanish, the English and the Germans were able to read about in their papers.

The Italian bulletins eventually include Berlusconi’s exasperated reaction to the news, but without ever explaining what that news was, what he was reacting to. “I am not a saint,” the prime minister said on Wednesday after the recordings of the night he spent at his home with the escort, Patrizia D’Addario, emerged. This headline finally made it on to TG1 (flagship news programme of the Rai state network) and TG5 (the main news programme of the Mediaset empire owned by Berlusconi) but their viewers had been told nothing about the tapes that prompted it.

In some senses, George Orwell has already said it all: “And if all others accepted the lie which the Party imposed – if all records told the same tale – then the lie passed into history and became truth. ‘Who controls the past’, ran the Party slogan, ‘controls the future: who controls the present controls the past.'” But there is something more subtle going on Italy. Fifteen years ago, the Left lost its cultural hegemony, that is to say the capacity to promote its values through cinema, television, glossy magazines, through the debate in newspapers and academic circles. The Right has become the ringmaster of the new hegemony and it is culture on a different scale.

The country no longer has a public opinion, capable of reacting autonomously or making spontaneous judgements. On the contrary, Italians are immersed in a “common understanding”, which is something else altogether. It is Berlusconi who is the great architect of this “common understanding” and at the same time the interpreter of its success.

As far as the latest news is concerned, the new hegemony has imprisoned the opposition in a web, using tried and tested defences: the protection of privacy, the belittling of gossip, and a clear distinction between the professional and the personal.

But there is nothing private about a statesman who turned his own family photo album into a manifesto and sent it to 50 million Italians, who recounted his life story as the destiny of the nation. And there is nothing private about his wife Veronica Lario’s denunciation that highlighted a general political problem: the trashy exchange of a young woman’s favours for a place on the list of electoral candidates. There is, in short, a fundamental problem: Berlusconi has kept Italy in a state of high tension for 15 years. Using emotions is the most effective way of introducing a modern populism. This is a populism that asks citizens to mobilise, not so they can get involved in public debate, but so they can anoint the leader with their vote. He then thinks that he alone can solve the country’s problems, with no need for the system of checks and balances typical of a modern state, that this direct coronation by the people makes his power neater and above all others.

In this state of permanent tension, you have the Berlusconian phalanx who don’t want to know or hear about the troubles of the cavaliere (the knight), yet are engaged in a perennial defence of their leader. It’s a story of a power that is very strong but has shaky foundations, a power ready to transform every criticism into “campaigning”, “manoeuvring”, even “plotting” and “subversion”. A power which is curiously abusive and uncertain, as if it lacked an absolute legitimacy despite the consensus, a power which might be ready to destroy the temple to save itself from the ruins.

If – as Berlusconi said publicly this week – we are seeing an act of subversion at the heart of European democracy, what has the prime minister done to thwart it? What networks of persuasion, of threats, of blackmail have emerged in the past days around who knows, who saw, who participated? How does he use the secret services and the state security apparatus towards the witnesses who are recounting his troubles, the newspapers who are publishing their investigations and the magistrates who are prosecuting?

All this explains perhaps why the crack has not become a chasm. And yet, and yet, the smiling superficiality of a power that considered itself invulnerable has been broken. And all the while Berlusconi continues with his lies, faced with a series of questions that he doesn’t know how to answer, because he can’t.

Escortgate: Extracts from the sex tapes

PUTIN’S BED

Silvio: I’m going to take a shower too. And if you finish before me, wait for me on the big bed.

Patrizia: Which bed? Putin’s?

Silvio: Putin’s.

Patrizia: Oh, how cute! The one with the curtains.

MASTURBATION

Patrizia: You know how long it’s been since I had sex like I had with you tonight. It’s several months, since I broke with my boyfriend.

Silvio: May I? You should have sex with yourself. You should touch yourself often.

THE MORNING AFTER

Silvio: Everything good?

Patrizia: Yes, you?

Silvio: Me, yes. I’ve worked a lot … and I don’t seem too tired.

Patrizia: Ah, me neither … It’s just my voice that’s gone.

Silvio: Eh, how come? We didn’t scream.

View from the streets ‘I’m not that bothered’

Giordano Mastura, 50, a newsagent from Milan

“We all know what Berlusconi is like. He’s so rich and powerful, he does what he likes. If this had happened anywhere else in Europe, the leader would have resigned by now. But he’s a billionaire, he controls the media. It means that Italy’s like a third-world country. I wish there was something positive to vote for, rather than just voting to get rid of him.”

Fabio Vassallo, 33, a TV writer from Naples

“Setting aside my disgust… it seemed like a script from an Italian comedy – especially with the ‘Putin’s bed’ stuff. I liked the soundtrack in the background playing the old Italian musical number ‘Zoccole zoccole zoccole’ – which in that song means ‘rats’ but can also mean ‘whores’. It was just perfect. But I suppose it makes the country look like a joke, as well.”

Claudio Bianco, 46, an optician from Milan

“I didn’t even know about the tapes. I didn’t see anything on the TV, but that’s not a surprise as Berlusconi controls most of that. It’s embarrassing for Italy… but even in the next election I don’t think I’ll vote. Getting rid of Berlusconi wouldn’t change much for Italy because the left is so weak.”

Giuseppe Flagella, 29, a travel agent from Foggia

“I don’t think much of him, but the papers should pay more attention to other things. If he can get away with bribing people, why should he have to quit for what he does in his private life? People are more worried about jobs and finances than what he gets up to at night.”

Enrico Dessiri, 30, a graphic designer from Turin

“The sex tapes are really amusing, but I don’t think he should resign because of them. Why should he? Because of something he’s done in his personal life? Absolutely not. He’s not done anything illegal – lots of men his age, with his money, would do similar things. I think the reaction of some people is hypocritical. It’s probably being used by his opponents as a way to attack him, because they’ve failed trying other things.”

Silvia Cuoco, 46, waitress, from Milan

“I’m not that bothered about the sex tapes. Though I’m sure Berlusconi is – for someone like him it must be humiliating that everyone knows he has to pay for sex. Who cares what he does in his private life? I’m more concerned that he can’t be prosecuted for more serious things, such as corruption, because of the immunity law. But he’s also a hypocrite because he supports Family Day and he’s against civil partnerships, but then he goes with prostitutes.”

Elena Mereghetti, 35, a housewife from Milan

“Sure, all this stuff has damaged Italy’s reputation abroad. But I don’t think most Italians care. For us a sex scandal isn’t such a big deal – even if some foreigners might find that a bit hard to believe. Here you don’t quit if you’re found guilty of corruption or association with the Mafia. We’re fed up with the scandals about his private life. Tell us something we don’t know.”

Wally Pezzotta, 50, a teacher from Piacenza

“It has become embarrassing. Italy’s seen as a joke. It’s as if he’s still on that cruise ship, flirting with the ladies. In fact he’s only doing what he’s always done – playing the clown. But come the next election, people will still vote for him because they’re stupid, and because the opposition is so weak.”

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As told to Michael Day

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fonte:  http://www.independent.co.uk/news/world/europe/silvios-sex-life-why-italians-dont-care-1760716.html

ATENEI – Lombardo va all’attacco della Gelmini: “Contro il Sud usate carte truccate”

Dopo la pubblicazione delle università promosse e bocciate, il governatore della Sicilia protesta: “Si valutano le università del sud sulla capacità che gli studenti trovino occupazione”

“Contro il Sud usate carte truccate”

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GRAFICO Atenei promossi e bocciati

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Raffaele LombardoPalermo, 25 luglio 2009 – “La valutazione sulla qualità delle università italiane, che vede quelle del sud agli ultimi posti della graduatoria, non è l’ennesima prova dei nostri ritardi, quanto il tentativo di colpire in maniera strumentale i nostri atenei utilizzando carte truccate». Questo il commento del presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, sui dati apparsi ieri sulla performance dei atenei siciliani.

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“Gli elementi di giudizio che portano a tali valutazioni – spiega il governatore – si fondano sulle valutazioni di un ricerca risalente al 2003 e da criteri che sono irraggiungibili per questi atenei. Invece di giudicare gli effettivi miglioramenti verificatisi anno dopo anno nei progetti di ricerca e premiare in base a questo grado di avanzamento – prosegue Lombardo – si valutano le università del sud sulla capacità che gli studenti trovino occupazione (dimenticando quanto essa dipenda dalle effettive possibilità offerte dal mercato del lavoro locale e dalle connesse condizioni economiche) o sulla capacità di attrarre finanziamenti esterni (dimenticando che la grande impresa risiede al nord e proprio lì investe per acquisire le migliori risorse umane da inserire nelle aziende del territorio)».

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Dopo aver espresso la propria solidarietà ai rettori delle università del Mezzogiorno, Lombardo dichiara: «Desidero tranquillizzare i rettori delle Università siciliane perchè il governo della Regione intende fare fino in fondo la propria parte per dare l’adeguato sostegno alla ricerca e le migliori condizioni di vita ai nostri atenei, così da offrire agli studenti siciliani processi formativi sempre più qualificati».

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fonte:  http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/07/25/210077-lombardo_attacco_della_gelmini.shtml

Strage di via D’Amelio: Riina tira in ballo i servizi deviati / Ombre sulle stragi di Capaci e via D’Amelio

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Il capomafia parla dopo 13 anni ai pm di Caltanissetta e Palermo

Il boss dà indicazioni ai magistrati: ma non sono un pentito

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Torò Riina in tribunale (da archivio)
Torò Riina in tribunale (da archivio)

ROMA — Sul nodo mai sciolto della trattativa tra Stato e mafia ai tempi delle stragi del 1992 taglia corto: « Di ’sti cose unni saccio nenti», non ne so niente, dice in siciliano stretto Totò Riina, sicuro di essere capi­to dai magistrati di Caltanisset­ta andati nel carcere milanese di Opera per interrogarlo. Da lui, sostiene, non si presentò nessuno a nome delle istituzio­ni. E alla richiesta di chiarire che cosa intendesse quando — qualche giorno fa — ha fatto di­re al suo avvocato che «Borselli­no l’hanno ammazzato loro», ri­sponde con un discorso un po’ più articolato. Che si può riassu­mere con generici riferimenti a apparati dello Stato, servizi se­greti deviati, personaggi abili nel doppio gioco.

Così ha parlato il «capo dei capi» di Cosa Nostra nell’inter­rogatorio davanti al procurato­re di Caltanissetta, Sergio Lari, e agli aggiunti Nico Gozzo e Nico­lò Marino. Al suo fianco l’avvo­cato Luca Cianferoni (unico non siciliano della compagnia) che una settimana fa aveva rife­rito ai giornali alcune dichiara­zioni del suo cliente più noto. Di lì la decisione dei pubblici ministeri ancora impegnati nel­le inchieste sugli omicidi di Gio­vanni Falcone e Paolo Borselli­no di andare a interrogare il boss. Riina ha accettato di ri­spondere per tre ore alle do­mande, per ribadire e approfon­dire (almeno parzialmente) gli accenni affidati alla stampa. «Non erano messaggi trasversa­li » ha spiegato, ma indicazioni rivolte ai magistrati titolari del­le indagini sulle stragi.

«Per quei fatti ci sono degli innocenti in carcere e colpevoli fuori», sostiene l’avvocato Cian­feroni, forte anche delle notizie uscite nei mesi scorsi sulle rive­lazioni dell’ultimo «pentito» di mafia che parla delle bombe, Gaspare Spatuzza. Il quale ridi­segna lo scenario della strage di via D’Amelio e viene ritenu­to attendibile dagli inquirenti nisseni. «C’è una situazione cla­morosa, il processo Borsellino va rivisto», insiste il legale. I magistrati sono più prudenti, e dopo aver raccolto le dichiara­zioni di Riina — che ancora una volta avrebbe allontanato da sé qualsiasi ipotesi di diven­tare un «collaboratore di giusti­zia» — hanno segretato il ver­bale. Ora dovranno rileggerlo, valutare la situazione e stabili­re se e quando tornare a porre nuove domande al capomafia. Hanno accettato la «sfida» lan­ciata da Riina, decidendo di an­dare ad ascoltarlo, sui temi che voleva lui. Ora si tratta di deci­frare le risposte, capire con qualche elemento in più quali sono gli obiettivi di un «uomo d’onore» che dopo 13 anni è tornato a farsi interrogare, e scegliere le prossime mosse. Ben sapendo che, nonostante lui dica di non saperne nulla, al­tri elementi lo indicano come terminale della trattativa del­l’estate­ autunno ’92: lui da una parte, lo Stato dall’altra. L’altro ieri, nell’altro ufficio giudiziario che si occupa di questo tema — la Procura di Pa­lermo — l’ex presidente della commissione parlamentare an­timafia Luciano Violante ha ri­cordato che in quella stagione l’ex sindaco mafioso di Paler­mo Vito Ciancimino gli chiese un incontro riservato. Interme­diario, il colonnello dei carabi­nieri Mario Mori. Violante rifiu­tò, ma oggi quella proposta suona da riscontro alla ricerca di una copertura politica com­pleta di chi doveva intavolare la trattativa per conto di Cosa Nostra. Cioè il «corleonese» Ciancimino.

La testimonianza di Violante, oltre a confermare le afferma­zioni di Massimo Ciancimino, figlio di Vito, fa capire che il ten­tativo di contattare l’opposizio­ne politica ci fu; il che rende an­cora più verosimile che lo stes­so doveva essere fatto (e a mag­gior ragione) con rappresentan­ti del governo e delle forze che lo sostenevano. Anche per que­sto, le inchieste sulla trattativa sono tutt’altro che chiuse.

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Gio. Bia.
25 luglio 2009

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fonte:  http://www.corriere.it/cronache/09_luglio_25/riina_strage_damelio_06f700c0-78e8-11de-a96f-00144f02aabc.shtml

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LA   NEWSLETTER   DI   MISTERI   D’ITALIA

Anno 1 – N.°4                                                                       26 novembre 2000

http://robertobrumat.files.wordpress.com/2009/04/via-damelio.jpgvia d’Amelio

IL “NOTO SERVIZIO”: ARCHEOLOGIA STRAGISTA O NUOVO ABBAGLIO INVESTIGATIVO?

Lo hanno chiamato “Noto servizio”. E’ una nuova, inedita formula di struttura occulta che starebbe dietro alle stragi e alla complessa strategia della tensione. A scoprirlo è stata la magistratura di Brescia che da 26 anni indaga sull’eccidio di piazza della Loggia (8 morti).

Si tratta, in realtà, di un’organizzazione assai misera, forse solo l’abbozzo di qualcosa di più concreto che è ancora nascosto nell’ombra.

La scoperta di quello che per il momento è stato chiamato “Il noto servizio” è avvenuta ad opera di un consulente della magistratura bresciana che, frugando negli archivi del famigerato ex Ufficio Affari Riservati del ministero dell’Interno (oggi Direzione centrale di polizia di prevenzione), ha potuto ricostruire l’esistenza di una struttura parallela che avrebbe operato in Italia tra il 1943 e il 1990 e di cui fecero parte imprenditori, ex repubblichini di Salò, partigiani bianchi anticomunisti, religiosi e altri “strani” personaggi. Sullo sfondo, ancora un volta, la figura di Giulio Andreotti.

Tra gli uomini della struttura – quasi tutti deceduti – spicca la figura del senatore missino Giorgio Pisanò che avrebbe fatto da canale di comunicazione con l’arma dei carabinieri. Quest’ultima sembra essere, nell’architettura delineata dalla relazione della magistratura, la principale referente dell’organizzazione civile che avrebbe avuto mano libera nell’azione (da qui il ricorso alle stragi) per mantenere l’Italia nel campo occidentale, evitando l’arrivo al potere della sinistra.

Della struttura – lo ripetiamo, ancora quanto mai fumosa – avrebbero fatto parte figure di bassissimo livello come Sigfrido Battaini (costruttore edile) Max Ponzo (capitano di fregata), Enrico Boncinelli (massone, fondatore dell’Armata italiana di liberazione), Adalberto Titta (ex pilota della RSI) e Tom Ponzi (investigatore privato).

Per dimostrare che questo “Noto servizio” non sia un’altra bufala occorrono però a questo punto maggiori elementi, forse quelli che la magistratura di Brescia afferma di aver scoperto, ma di non potere ancora rivelare.

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DIETRO LE ESTERNAZIONI DI ANGELO SIINO LE OMBRE DELLE STRAGI DI CAPACI E VIA D’AMELIO

Per una vaghissima somiglianza con l’attore, incarnazione del “giustiziere della notte”, il suo soprannome è Bronson; per il suo ruolo (decisamente esagerato) nella struttura affaristica di Cosa nostra viene definito invece abitualmente “il ministro dei Lavori Pubblici di Cosa nostra”. In realtà Angelo Siino non è né l’una, né l’altra cosa. E’ solo un “pentito” piuttosto particolare, da tempo al servizio di questa o quella operazione che ha sempre più un sapore politico e sempre meno un contenuto giudiziario.

Il vero volto di Angelo Siino emerge da un’intervista pubblicata il 23 novembre scorso sul Corriere della sera.

In questa sua esternazione a tutto tondo Siino dice essenzialmente tre cose:

1)     Avevo dato indicazione su come arrestare Bernardo Provenzano, il vero capo di Cosa nostra, ma le forze di polizia arrivarono in ritardo.

2)     Provenzano oggi tiene a bada la mafia più rampante e aggressiva perché mira a far scemare l’attenzione dell’opinione pubblica sul problema Cosa nostra e sulla Sicilia, in modo che riprendano gli investimenti al sud e quindi l’intrusione della mafia nel sistema degli appalti.

3)     Raul Gardini, nel 1993, non si suicidò per l’inchiesta del pool di Milano che riguardava le sue implicazioni in Tangentopoli, ma perché rimasto invischiato negli affari siciliani di Cosa nostra.

Questi, almeno, i tre punti su cui si è incentrata l’attenzione degli altri media dopo la sortita del “pentito” sul quotidiano milanese.

In realtà Angelo “Bronson” Siino di cose ne dice altre, stranamente passate del tutto inosservate o quasi. Le riportiamo fedelmente:

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C’è chi sostiene che anche il giudice Paolo Borsellino sia stato ucciso per evitare che indagasse sugli appalti e il rapporto mafia-politica.

<<Lo penso anch’io. Borsellino e per certi versi pure Falcone, il quale aveva capito prima di altri il livello dell’infiltrazione mafiosa nell’economia cosiddetta legale: fu lui a dire “da oggi la mafia è quotata in borsa” quando il gruppo Ferruzzi entrò in piazza Affari>>.

(…)

Torniamo alla strage di via D’Amelio e alla morte di Borsellino. Perché crede che il movente sia negli appalti?

<<Perché nel 1992, dopo la strage di Capaci, ci fu il pentimento di Leonardo Messina; Borsellino fece in tempo ad interrogarlo e la sua prima domanda fu: “Lei conosce il signor Angelo Siino?”. Il giudice aveva capito l’importanza del mio ruolo, la mia capacità di mediare tra i vari interessi proprio perché non ero formalmente affiliato a Cosa nostra. Non essendo uomo d’onore, potevo rivolgermi direttamente ai boss, senza passare per i capi famiglia e i capi mandamento>>.

E’ sorprendente che nessuno abbia evidenziato questi due passaggi dell’intervista di Siino in cui lo stesso fornisce un preciso movente per la morte di Falcone e Borsellino. Entrambi i magistrati antimafia – sempre stando alle affermazione di Angelo “Bronson” Siino – non sarebbero stati uccisi, genericamente, per il loro impegno contro Cosa nostra, ma per un ben preciso motivo: aver compreso appieno il ruolo determinante degli appalti nelle attività della mafia siciliana.

Il che ci riporta ad un’altra vicenda (volutamente?) dimenticata dai media nazionali: il dossier mafia-appalti che i carabinieri del ROS di Palermo consegnarono alla magistratura del capoluogo siciliano poco tempo prima che le stragi di mafia del 1992 eliminassero proprio Falcone e Borsellino.

Secondo l’allora capitano dei carabinieri De Donno, quel dossier, molto particolareggiato, finì nella mani di Cosa nostra. Quattro magistrati palermitani lo consegnarono agli avvocati di alcuni boss mafiosi. Chi lo disse a De Donno? Ma proprio lui, Angelo “Bronson” Siino, che poi si rimangiò tutto.

Contemporaneamente la stessa, precisa, identica, gravissima accusa, venne messa a verbale da un bravissimo magistrato della procura di Catania, Felice Lima. A confessargliela era stato l’imprenditore Giuseppe Lipera.

Che fine hanno fatto le accuse del carabiniere De Donno e del giudice Lima? Archiviate.

I quattro magistrati di Palermo, invece, sono sempre al loro posto, anzi alcuni hanno fatto una brillante carriera.

Il capitano De Donno oggi è in Perù, assegnato all’ambasciata di Lima e il giudice Lima fa il magistrato nella sezione civile del tribunale catanese, lontano, lontanissimo, dai processi di mafia.

Se è vero che dietro le stragi di Capaci (5 morti) e via D’Amelio (6 morti) c’è l’ombra degli appalti – gli stessi che oggi Provenzano vorrebbe continuare a gestire – forse sarebbe il caso di indagare più a fondo su quel dossier mafia-appalti consegnato da quattro magistrati ai boss di Cosa nostra. O no?

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ANCORA SULLE OMBRE DELLE STRAGI DI CAPACI E VIA D’AMELIO

Un lettore di Misteri d’Italia (Giuseppe Scano) ci segnala un’intervista rilasciata dal magistrato Paolo Borsellino il 19 Maggio 1992 ai giornalisti Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi.

Si tratta di una sorta di intervista smarrita, o quantomeno dimenticata, che solo di recente Radio news 24 ha diffuso. 4 giorni dopo quell’intervista Giovanni Falcone sarà assassinato a Capaci.

La singolarità di questa intervista sta nel fatto che c’è una certa assonanza con le affermazioni di Siino riportate qui sopra che sono di oltre otto anni dopo.
Ecco la trascirizione dell’intervista così com’è anche riportata sul sito

http://www.geocities.com/Athens/Crete/7721/

Borsellino: Sì, Vittorio Mangano l’ho conosciuto anche in periodo antecedente al maxi-processo e precisamente negli anni fra il 1975 e il 1980, e ricordo di aver istruito un procedimento che riguardava delle estorsioni fatte a carico di talune cliniche private palermitane. Vittorio Mangano fu indicato sia da Buscetta che da Contorno come “uomo d’onore” appartenente a Cosa Nostra.

Giornalista: “Uomo d’onore ” di che famiglia?
“Uomo d’onore” della famiglia di Pippo Calò, cioè di quel personaggio capo della famiglia di Porta Nuova, famiglia della quale originariamente faceva parte lo stesso Buscetta. Si accertò che Vittorio Mangano, ma questo già risultava dal procedimento precedente che avevo istruito io e risultava altresì da un procedimento cosiddetto procedimento Spatola, che Falcone aveva istruito negli anni immediatamente precedenti al maxi-processo, che Vittorio Mangano risiedeva abitualmente a Milano, città da dove come risultò da numerose intercettazioni telefoniche, costituiva un terminale del traffico di droga, di traffici di droga che conducevano le famiglie palermitane.

E questo Mangano Vittorio faceva traffico di droga a Milano?

Vittorio Mangano, se ci vogliamo limitare a quelle che furono le emergenze probatorie più importanti risulta l’interlocutore di una telefonata intercorsa fra Milano e Palermo, nel corso della quale lui, conversando con un altro personaggio mafioso delle famiglie palermitane, preannuncia o tratta l’arrivo di una partita di eroina chiamata alternativamente secondo il linguaggio convenzionale che si usa nelle intercettazioni telefoniche come magliette o cavalli.

Comunque lei in quanto esperto, può dire che quando Mangano parla di cavalli al telefono, vuol dire droga.

Sì, tra l’altro questa tesi dei cavalli che vogliono dire droga, è una tesi che fu avanzata alla nostra ordinanza istruttoria e che poi fu accolta al dibattimento, tanto è che Mangano fu condannato al dibattimento del maxi processo per traffico di droga.

Dell’Utri non c’entra in questa storia?
Dell’Utri non è stato imputato del maxi processo per quanto io ne ricordi, so che esistono indagini che lo riguardano e che riguardano insieme Mangano.

A Palermo?
Si, credo che ci sia un’indagine che attualmente è a Palermo con il vecchio rito processuale nelle mani del giudice istruttore, ma non ne conosco i particolari.

Marcello Del’Utri o Alberto Del’Utri?
Non ne conosco i particolari, potrei consultare avendo preso qualche appunto, cioè si parla di Dell’Utri Marcello e Alberto, di entrambi.

I fratelli.
Sì.

Quelli della Publitalia.
Sì.

Perché c’è nell’inchiesta della San Valentino, un’intercettazione fra lui e Marcello Dell’Utri in cui si parla di cavalli.
Beh, nella conversazione inserita nel maxi-processo, si parla di cavalli
da consegnare in albergo, quindi non credo potesse trattarsi effettivamente di cavalli, se qualcuno mi deve recapitare due cavalli, me li recapita all’ippodromo o comunque al maneggio, non certamente dentro l’albergo.

C’è un socio di Marcello Del’Utri, tale Filippo Rapisarda che dice che questo Dell’Utri gli è stato presentato da uno della famiglia di Stefano Bontade.
Palermo è la città della Sicilia dove le famiglie mafiose erano più numerose, si è parlato addirittura in un certo periodo almeno di duemila uomini d’onore con famiglie numerosissime, la famiglia di Stefano Bontade sembra che in un certo periodo ne contasse almeno 200, si trattava comunque di famiglie appartenenti ad una unica organizzazione, cioè Cosa Nostra, i cui membri in gran parte si conoscevano tutti, e quindi è presumibile che questo Rapisarda riferisca una circostanza vera.

Lei di Rapisarda ne ha sentito parlare?
So dell’esistenza di Rapisarda, ma non me ne sono mai occupato personalmente.

Perché a quanto pare, Rapisarda, Dell’Utri, erano in affari con Ciancimino, tramite un tale Alamia.
Che Alamia fosse in affari con Ciancimino è una circostanza da me conosciuta e che credo risulti anche da qualche processo che si è già celebrato. Per quanto riguarda Rapisarda e Dell’Utri, non so fornirle particolari indicazioni, trattandosi ripeto sempre di indagini di cui non mi sono occupato personalmente.

Non le sembra strano che certi personaggi, grossi industriali come Berlusconi, Dell’Utri, siano collegati a uomini d’onore tipo Vittorio Mangano?
All’inizio degli anni Settanta, Cosa Nostra cominciò a diventare un’impresa anch’essa, un’impresa nel senso che attraverso l’inserimento sempre più notevole, che ad un certo punto diventò addirittura monopolistico, nel traffico di sostanze stupefacenti , Cosa Nostra cominciò a gestire una massa enorme di capitali, dei quali naturalmente cercò lo sbocco, cercò lo sbocco perché questi capitali in parte venivano esportati o depositati all’estero e allora così si spiega la vicinanza tra elementi di Cosa Nostra e certi finanzieri che si occupavano di questi movimenti di capitali.

Lei mi dice che è normale che Cosa Nostra si interessa a Berlusconi?
E’ normale che chi è titolare di grosse quantità di denaro cerchi gli strumenti per poter impiegare questo denaro, sia dal punto di vista del riciclaggio, sia dal punto di vista di far fruttare questo denaro.

Mangano era un pesce pilota?

Sì, guardi le posso dire che era uno di quei personaggi che, ecco, erano i ponti, le teste di ponte dell’organizzazione mafiosa nel Nord -Italia.

Si dice che ha lavorato per Berlusconi ?
Non le saprei dire in proposito o anche se le debbo far presente che come magistrato ho una certa ritrosia a dire le cose di cui non sono certo, so che ci sono addirittura ancora delle indagini in corso in proposito, per le quali non conosco quale atti sono ormai conosciuti, ostensibili e quali debbono rimanere segreti, questa vicenda che riguarderebbe i suoi rapporti con Berlusconi, è una vicenda che la ricordi o non la ricordi, comunque è una vicenda che non mi appartiene, non sono io il magistrato che se ne occupa quindi non mi sento autorizzato a dirle nulla.

C’è un’inchiesta ancora aperta?

So che c’è un’inchiesta ancora aperta.

(in francese): Su Mangano e Berlusconi a Palermo?
Sì.

fonte:

[DOC]

LA NEWSLETTER DI MISTERI D’ITALIA

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Caso escort, l’Avvenire non ci sta: “Desolante. E il consenso non assolve”

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Attacco del direttore Dino Boffo nella rubrica delle lettere

“Il premier imbarazza gran parte del Paese: “C’è un a priori etico”

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di MARCO POLITI

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Caso escort, l'Avvenire non ci sta "Desolante. E il consenso non assolve"Silvio Berlusconi

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CITTÀ DEL VATICANO – L’Avvenire piccona Berlusconi per lo scandalo delle escort, lo accusa di “non avere fatto chiarezza” e lo prende di petto sul punto su cui è più sensibile: la convinzione di avere l’appoggio degli italiani. “La vicenda – scrive il direttore Dino Boffo – non solo non ci convince ma, per quanto ci è dato di capire, continua a piacere poco o punto a larga parte del Paese reale”.
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Pur con qualche fastidio e dubbio per certi particolari delle rivelazioni, è un affondo duro quello pubblicato sul giornale dei vescovi, che attacca la mania del premier di sbandierare sondaggi. “Non ci piace – sottolinea Boffo nella rubrica delle lettere al direttore – che determinati comportamenti siano messi a confronto” con il consenso inafferrabile dei sondaggi “quasi che da questi possa venire l’avallo a scelte poco consone”.
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Gli editoriali critici finora apparsi sull’Avvenire non sono mai stati firmati dal direttore e questo è un segno della reticenza della gerarchia ecclesiastica a schierarsi frontalmente contro il premier. Ma ogni prudenza ha un limite. Cresce tra i vescovi il disgusto per la sfrontatezza dell’esibizionismo berlusconiano. E monta tra i fedeli l’insofferenza sia per lo scandalo politico-morale sia per i silenzi della gerarchia.
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Ed allora acquista un peso notevole la decisione dell’Avvenire di pubblicare tre interventi di lettori esplicitamente critici. “Ho ascoltato con le mie orecchie dal sito dell’Espresso – scrive Fiorella Pasotti – la voce del nostro premier Berlusconi che parlava con la signora D’Addario (nota prostituta a pagamento) invitandola ad aspettarlo nel grande letto di Putin. Mi piacerebbe molto che il suo giornale parlasse più chiaramente delle spudoratezze di questo nostro primo ministro, che appare tutt’altro che timorato di Dio”. La lettrice Maria Teresa Nizzoli accusa Berlusconi di avere negato “comportamenti improponibili per un uomo con due mogli, cinque figli, responsabilità pubbliche enormi e un’età ragguardevole”. Conclusione della Nizzoli: “Il mondo cattolico dovrebbe essere un po’ più rigoroso circa i comportamenti degli uomini pubblici”. Conclusione della Pasotti: “Non nascondo la profonda amarezza di tutta la mia famiglia per il fatto che la Chiesa non bacchetti abbastanza questo personaggio licenzioso”. Il terzo lettore Luigi Ristagno esige chiarezza dai magistrati e che “Berlusconi ci aiuti con parole chiare e senza battute a capire come stanno le cose”.
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La replica dell’Avvenire è uno schiaffo alla strategia del premier. Boffo, pur distanziandosi da ciò che chiama “strumentalità mediatica” delle accuse, bolla la situazione come “desolazione”, non accetta le battutine berlusconiane tipo “non sono un santo” e parla di un “desiderio irrinunciabile che i nostri politici siano sempre all’altezza del loro ruolo”: il che non significa moralismo. Ma soprattutto l’Avvenire fa appello a una presa di posizione bipartisan (che rappresenta un’insidia diretta alla strategia di compattamento della maggioranza tentata dal premier). “C’è davvero per la classe politica – si chiede il giornale dei vescovi – ancor prima della decenza, un a priori etico che va salvaguardato sempre e in ogni caso?”.

La domanda è pesante e diretta. Se questa consapevolezza – è la conclusione – non emergerà dal dibattito, il Paese “attonito” si sentirà “raggirato”. Un segnale preciso della gerarchia: si sta raggiungendo il livello di guardia.

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25 luglio 2009
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SEX AND THE SILVIO: Se ne parla in tutto il mondo (tranne che in Italia)

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La notizia delle registrazioni della D’Addario e Berlusconi ha fatto il giro dei siti, giornali e televisioni di tutto il  mondo. Ma non da noi

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di Marco Lignana

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Con le parziali eccezioni di Tg3 e Skytg24, i telegiornali italiani hanno ignorato la notizia. O l’hanno nascosta abilmente con un servizio “bulgaro”, come ha fatto martedì sera il Tg5

All’estero, invece, le registrazioni realizzate da Patrizia D’Addario e pubblicate dal sito de “L’espresso” sono tra le principali notizie della settimana. Il telegiornale del canale inglese “Channel4” dedica un lungo servizio alla vicenda, trasmettendo parte delle intercettazioni (in Italia non l’ha fatto nessuno).

Quel che non merita attenzione nell’etere italiano va in onda anche su Pro-tv, la principale emittente privata della Romania, che parla di un Silvio Berlusconi “al muro”.

Si rifersice ampiamente del caso anche in Francia, su France24.

La vicenda arriva persino sulle televisioni del Perù, con le interviste raccolte fra gli italiani.

Ma non ci sono soltanto i video. I maggiori network mondiali riportano le cronache italiane anche sui loro siti Internet. Lo fa la BBC, lo fa la CNN, lo fa la tedesca RTL.

Immensa poi la mole di notizie riportata sui giornali di tutto il mondo. A cominciare dalla Gran Bretagna. Per il Times di Rupert Murdoch la popolarità del Cavaliere “sta appassendo” mentre “luride registrazioni” parlano di sesso in cambio di favori.

Sarcastico The Independent che titola: “Il primo ministro, Patrizia la prostituta e il letto di Putin”.

Più aggressivo il popolare “Daily Mail”, quasi divertito a raccontare come le intercettazioni dimostrino che a Belusconi “piace senza preservativo”.

Dalla Gran Bretagna alla Spagna. Per El Pais, il giornale che in passato ha pubblicato le foto di Villa Certosa, le nuove rivelazioni de “L’Espresso” dimostrano che “Patrizia D’Addario ha detto la verità”, mentre “il primo ministro ha mentito all’opinione pubblica”.

La trasposizione fedele delle intercettazioni è poi sulle pagine de El Mundo, principale quotidiano conservatore spagnolo.

Anche in Francia la stampa non si risparmia. Le Figaro racconta la notte di “Berlusconi e una call-girl nel letto di Putin”. Sulla stessa linea L’Express, mentre Le Monde ripercorre i burrascosi ultimi mesi del Premier dal “Noemigate allo scandalo delle escort“.

La notizia non si ferma al Vecchio Continente. E così l’Indian Express parla dei “Misteri di Berlusconi, delle audiocassette sessuali e del letto di Putin”, mentre secondo il canadese National Post il Cavaliere ‘affonda sempre di più nello scandalo delle call-girl’.

Il brasiliano O Globo racconta ai lettori come Berlusconi si sia messo “in una situazione imbarazzante”, e The Australian News parla di intercettazioni che “fanno arrabbiare” l’avvocato del Primo Ministro, alludendo alle dichiarazioni di Niccolò Ghedini sulla falsità delle registrazioni.

La vicenda è ampiamente trattata anche in Russia (Gazeta), Portogallo (Correio de Manha), Irlanda (Irish Times), Olanda (Da Telegraaf), Romania (Cotidianul), e Austria (Keline Zeitung).

Migliaia, infine, i blog stranieri che dedicano spazio alle registrazioni.. Fra i più famosi c’è senza dubbio The Huffington Post), che racconta l’attacco dell’opposizione in parlamento dopo la pubblicazione delle registrazioni. Lo stesso “Huffington Post” ha appena stilato la classifica dei “dieci peggiori leader del mondo”: tra il dittatore nordcoreano Kim Jong Il e il satrapo africano Robert Mugabe, è incluso anche il primo ministro italiano Silvio Berlusconi. Chissà quanti tiggì nostrani riporteranno questa classifica…

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https://i0.wp.com/espresso.repubblica.it/images/b_espresso.gifIN EDICOLA

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di Emiliano Fittipaldi e Antonio Massari
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Le buste per le escort. Il lettone di Putin. I reperti fenici nella villa sarda. I consigli sul sesso. Berlusconi senza freni nei dialoghi registrati dalla D’Addario

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22 luglio 2009

fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/se-ne-parla-in-tutto-il-mondo/2104914

Decreto Scandalo. Bersani: “Il titolo oggi è che i terremotati che stanno sotto le tende devono pagare le tasse, gli evasori che hanno esportato illegalmente capitali all’estero no”

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Regali a banche ed evasori. Per il decreto scandalo fiducia numero 23

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Fiducia scontata, la 23esima di questo governo, e a tempo di record: 294 sì, 186 no. Molti assenti, sia nella maggioranza che nell’opposizione.  Adesso il decreto anticrisi, che per il Pd è il decreto-vergogna, passa al Senato. Nei 23 articoli, lo scudo fiscale per i capitali esportati illecitamente, l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne del pubblico impiego (mai discusso in commissione), la richiesta ai contribuenti aquilani degli arretrati contributivi, la regolarizzazione di colf e badanti, la «rottamazione » degli statali con 40anni di contributi, nuove norme per i Comuni, la Tremonti-ter per le imprese, nuove regole per i conti bancari. Insomma, sconti per gli evasori, stangata per i terremotati, un piccolo favore alle banche (che si salvano da una stretta più pesante), sgravi fiscali alle imprese, danni per l’ambiente e per i dipendenti pubblici.

L’opposizione attacca anche perchè, come ha motivato Bersani per il Pd, non affronta l’emergenza. “Il titolo oggi è che i terremotati che stanno sotto le tende devono pagare le tasse, gli evasori che hanno esportato illegalmente capitali all’estero no”, ha detto l’ex ministro, secondo cui questo governo, che prima ha negato la crisi e poi ha detto che era già alle spalle, non ha avuto cuore per una manovra di respiro. Duro il commento dell’Idv, che attacca sullo scudo fiscale: “questo decreto ingrassa l’Italia grassa, con lo scudo fiscale e con lo scandalo delle sanatorie. Oggi noi abbiamo due Italie: da una parte quella che lavora e soffre, e dall’altra parte quella grassa e che si ingrassa a spese della prima”.

Dai banchi dell’Udc il leader Pier Ferdinando Casini attacca il presidente della Camera, accusandolo di aver “disatteso gli impegni” presi con i gruppi parlamentari in merito all’esame del provvedimento. “Non la invidio – gli dice sarcasticamente – conosco le difficoltà del presidente della Camera in situazioni di questo tipo, ma c’era un accordo limpido che poteva essere rispettato”. Poi la stoccata: “Scherzosamente le dico: lei è molto impegnato a fare futuro (la fondazione che fa capo a Fini si chiama così, ndr) ma spero nei mesi prossimi si impegnerà a fare presente”.

Intanto però ci sono fibrillazioni anche la maggioranza, agitata dal “caso” Sud. L’Mpa non ha partecipato al voto per protesta contro un esecutivo che sta togliendo risorse al Mezzogiorno, si riparla di partito del Sud ma Bossi già mugugna e dice che farebbe solo confusione: «Se son rose fioriranno. Stiamo a vedere, ma rischia di essere un pasticcio. E d’altra parte la politica è piena di pasticci…».

Ieri si è arrivati alla fiducia dopo una giornata tumultuosa di incontri riservati, «bozze» di maxiemendamento, pressioni politiche e dei poteri forti. Stefania Prestigiacomo non ha ottenuto risposte per il suo ministero, così come il Sud è rimasto a secco (si chiedeva una Tremonti- ter più vantaggiosa per il mezzogiorno). Ora Mpa e deputati meridionali della Pdl tentano un recupero in Senato, e Prestigiacomo sostiene di aver avuto rassicurazioni da Silvio Berlusconi, anche se sarà difficile convincere i parlamentari della maggioranza a restare a Roma in tempo di ferie.

È stato l’intervento di Gianfranco Fini a escludere dal testo finale materie completamente nuove, come quelle sulle reti dell’energia elettrica e sugli studi di settore. Sul resto, il governo ha avuto mano libera. E si vede. «Saltati» i vincoli sul massimo scoperto per le banche, dopo il pressing poderoso dell’Abi che l’altro ieri ha fatto sapere una cosa chiara: con quella norma niente prestiti alle imprese. Minaccia pesante, che obbliga Tremonti a una difficile contorsione: cassare gli emendamenti su cui aveva dato parere favorevole due giorni prima. Per di più in nome delle banche, che lui considera sue avversarie. In Aula il ministro giustifica: «le norme erano in contrasto con la normativa Ue».

Con il testo al voto oggi arriva la sanatoria per i capitali illegalmente esportati. L’aliquota sarà dell’1 per cento l’anno, Dello scudo si potrà beneficiare dal 15 settembre al 15 aprile 2010 e sanerà solo il reato di omessa o incompleta dichiarazione dei redditi. In caso di capitali in paesi extraUe sarà obbligatorio il rimpatrio. Le imprese ottengono la detassazione degli utili reivestiti, che potrà essere applicata già alle operazioni del 2009 ma solo con il saldo che si pagherà nel 2010. Le agevolazioni varranno solo per l’acquisto di macchinari nuovi. Previsto anche uno sgravio del 3% sull’aumento del capitale sociale delle imprese, fatto da persone fisiche, fino a 500mila euro.

Sugli statali approvata una norma che consente nel triennio alle pubbliche amministrazioni di mandare a forza in pensione i dipendenti con oltre 40 anni di contributi, compresi quelli figurativi. Salvati dalla «super-rottamazione» i primari, i professori universitari e i magistrati.

Partirà dal prossimo anno l’innalzamento progressivo dell’età pensionabile delle dipendenti pubbliche. Il testo prevede che a decorrere dal primo gennaio del 2010 scatti il requisito dei 61 per arrivare ai 65 anni nel 2018. Per tutti, uomini e donne, saranno rimodulate le finestre di uscita a partire dal gennaio del 2015. i requisiti di età anagrafica per l’accesso al sistema pensionistico italiano saranno adeguati all’ incremento della speranza di vita accertato dall’Istat.

Sarà possibile regolarizzare colf e badanti, con un massimo un lavoratore per nucleo familiare, due in caso vi sia una persona affetta da grave patologia o handicap certificati da una struttura sanitaria pubblica. Il governo si attende almeno 300mila domande, 130mila da lavoratori comunitari e 170mila da extracomunitari, e un gettito di 1,3 miliardi di euro in contributi per il quadriennio 2009-2012. Per ciascun lavoratore si pagheranno 500 euro non deducibili. Per le sole colf, il datore di lavoro dovrà dimostrare di avere un reddito imponibile non inferiore a 20mila euro se single o 25mila euro in caso di nucleo familiare. Le badanti potranno essere regolarizzate anche da un famigliare non convivente. Sono previste pene severe per chi presenta false dichiarazioni: da 1 a sei anni di carcere.

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Braccio di ferro Fini-Tremonti
Prestigiacomo: mi dimetto di M. Zegarelli

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24 luglio 2009

fonte:  http://www.unita.it/news/economia/86738/regali_a_banche_ed_evasori_per_il_decreto_scandalo_fiducia_numero

fonte immagine: www.robertacarlini.it

Gli avvocati e le bufale estive

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Suore, preti, spose: le strane news della ditta Canzona & Orecchioni

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di Claudio Paglieri

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Una suora, preoccupata dopo la caduta del Papa, sale in macchina per correre ad Aosta e viene fermata a 180 all’ora in autostrada. Un sacerdote incappa in una pattuglia e risulta positivo all’etilometro per colpa del vino da messa: «Oggi ne ho celebrate quattro», si giustifica. La novizia di un convento denuncia il fidanzato che ha messo su Facebook alcune sue foto in topless, fatte anni prima in Sicilia. Dalle tonache ai matrimoni: una ragazza celebra l’addio al nubilato con uno spogliarellista cubano, il futuro marito la scopre e fa saltare le nozze. Una coppia va in viaggio di nozze alle Mauritius, ma mentre lei è in gita lui la tradisce con un’altra neo sposa. E ancora: Giampiero Galeazzi condannato per aver detto «terrone» al suo portinaio. E poi il pattinatore multato perché senza patente, e potremmo andare avanti ancora per molto a elencare notizie curiose che avete letto sui giornali nei mesi scorsi. Che cosa hanno in comune queste storie avvenute un po’ in tutta Italia, da Aosta a Torino, da Milano a Roma? Facile: la fonte. Sono tutte state raccontate da due avvocati, Giacinto Canzona di Bracciano e Anna Orecchioni di Civitavecchia. Perché tutti i protagonisti di vicende boccaccesche o paradossali si rivolgano, tra le migliaia di avvocati italiani, proprio ai due legali laziali, è un mistero su cui vale la pena chiedere spiegazioni ai legali stessi. «Ci capitano moltissime cause normali – spiega Anna Orecchioni – ma ogni tanto ne arrivano di curiose». Come, è difficile capirlo, visto che i due non hanno un sito e trovare i loro numeri di telefono non è affatto agevole.

In ogni caso, quando le notizie curiose bussano alla porta del loro studio i due avvocati sono pronti a segnalarle all’autorevole agenzia Ansa, che prontamente le rimanda “in rete” da dove i giornali le diffondono in buona fede, anche se forse un po’ ingenuamente. Verifiche sui racconti degli avvocati? Forse si fanno, forse no. È capitato anche, denuncia un sito, che l’Ansa di Napoli abbia inviato per sbaglio un “lancio” con scritto in fondo “cordiali saluti Giacinto Canzona”, segno che il comunicato del legale non era stato neppure “rimpastato”. Se poi qualcuno volesse prendersi la briga di fare dei controlli, come da sorpassata tradizione giornalistica, non sarebbe sempre così facile: i protagonisti delle vicende, il più delle volte, chiedono il rispetto della privacy.

Dunque gli avvocati comunicano le iniziali e a volte nemmeno quelle. Con la suora emula di Schumacher, per esempio, non si può parlare perché il risalto dato alla vicenda «l’ha molto turbata», spiega al Secolo XIX l’avvocato Orecchioni. E come mai la Polstrada di Aosta ha smentito che sia mai stata fatta questa multa? «C’è stato un equivoco – spiega il legale – il verbale è stato fatto dalla polizia, non dalla stradale». E il verbale si può vedere? «Non è ancora arrivato». Le Poste, si sa… Pure la vicenda di Galeazzi viene parzialmente smentita: un altro legale comunica che risaliva al 2004 e che la parola «terrone» non è agli atti. «È vero – ammette Anna Orecchioni – ma Galeazzi aveva detto di peggio…». Quanto al sacerdote reso ubriaco dalle messe, non è attualmente raggiungibile. Forse perché, come dice la Curia, a Bologna non c’è nessun sacerdote A. M. di 41 anni. A volte anche le iniziali tradiscono. E le foto della novizia in topless sono sparite da Facebook a tempo di record. Se mai ci sono state.

Non mancano, per carità, notizie vere. I vescovi chiedono che venga vietato ai minori il film “Angeli e demoni”, ma il firmatario è monsignor Mennonna, 102 anni. L’idea sarà stata farina del suo sacco? L’avvocato Giacinto Canzona, 35 anni, è uno che i meccanismi dei giornali li conosce bene. Ci finì diversi anni fa piantando un discreto casino perché voleva laurearsi in tre anni, cosa all’epoca non consentita. Tra ricorsi al Tar, battaglie, esami ripetuti, alla fine si è messo ad esercitare la professione ma ha capito che la pubblicità è l’anima del commercio. Il suo nome risuona dall’Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, insomma dovunque ci sia una notizia improbabile e poco verificabile. «Sono tutte notizie assolutamente vere, glielo giuro» dice l’avvocato Orecchioni. L’impressione, però, è che da domani i loro nomi compariranno sui giornali un po’ meno spesso.

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22 luglio 2009

fonte:  http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/italia/2009/07/22/AMu1pulC-estive_avvocati_bufale.shtml