Archivio | luglio 26, 2009

Afghanistan, attaccato corteo Karzai / Bossi: “I militari italiani? Tutti a casa”

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Attentato in Afghanistan contro il candidato alla vicepresidenza in tandem con Hamid Karzai. I talebani hanno attaccato con mitragliatrici e razzi il corteo di auto in cui viaggiava Mohammad Qasim Fahim, nel nord del Paese. Lo hanno rigerito fonti governative, precisando che nel corteo nessuno è rimasto ferito.

Intanto è di 16 talebani e due soldati afghani uccisi il bilancio di nuovi combattimenti nell’Afghanistan orientale. Il ministero della Difesa di Kabul ha riferito che la guerriglia ha attaccato una postazione delle forze di sicurezza nel distretto di Bargi Matal, nella provincia montuosa del Nuristan, e i militari hanno risposto al fuoco uccidendo 16 talebani. Due soldati afghani sono morti per l’esplosione di una mina al passaggio del loro veicolo, nella provincia di Paktika, vicino al confine con il Pakistan. A inizio luglio i talebani avevano occupato brevemente il distretto di Bargi Matal. In tutto il Paese i combattimenti si stanno intensificando in vista delle elezioni presidenziali del 20 agosto.  Un soldato britannico è morto ieri in Afghanistan, portando a 20 il numero di militari del Regno uccisi questo mese nella guerra contro i talebani.

«Contro quella che è evidentemente una escalation aumenteremo i Predator e i Tornado, in funzione non solo di ricognizione ma anche di vera e propria copertura». Il ministro degli esteri Frattini assicura che i militari italiani in Afghanistan verranno messi nelle condizioni di fronteggiare i pericoli contro cui combattono e, in una intervista, spiega che i Tornado verranno utilizzati anche in azioni di combattimento. Ma è scontro nel governo: il leader della Lega Bossi ha commentato i nuovi attacchi, in cui ieri sono rimasti feriti cinque militari, dicendo: io li porterei a casa tutti. Replica La Russa: «Non cambia nulla, solo la situazione è diventata più pericolosa. I militari torneranno indietro quando avranno concluso la loro missione».

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26 luglio 2009

fonte:  http://www.unita.it/news/esteri/86804/attaccato_corteo_karzai

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Bossi: “I militari italiani? Tutti a casa”
La Russa: “Solo a missione conclusa”

Il Senatùr: “Io li porterei tutti a casa, i soldati italiani. Visti i risultati e i costi…”. Il ministro della Difesa: “Lasceremo il Paese solo in condizioni di sicurezza”. Frattini: “Useremo i Tornado come protezione”

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Umberto Bossi (Foto Newpress) MILANO, 26 luglio 2009 – “Visti i costi e i risultati”, i soldati italiani dovrebbero tornare a casa dall’Afghanistan. Parola di Umberto Bossi, che parla a caldo, dopo il nuovo attacco ai nostri militari, da Motta Visconti, dove il Senatur presenzia, come gli è capitato spesso, a una selezione per l’elezione di Miss Padania.

Bossi non sembra avere dubbi, e scandisce: “Io li porterei tutti a casa, i soldati italiani. Visti i risultati e i costi ci penserei su. Io sono per spendere il meno possibile anche se so che c’e’ un problema internazionale che non e’ semplice risolvere”.

LA RISPOSTA DI LA RUSSA

A stretto giro di posta, arriva la risposta del ministro La Russa all”uscita’ di Bossi: “La presenza dei nostri militari in Afghanistan è imprescindibile. Lasceremo il Paese solo quando saranno garantite le condizioni di sicurezza”.

“Se pensassimo da papà come ha fatto Bossi – ha continuato il ministro – questo sarebbe il primo sentimento. Ma se parliamo da ministri sappiamo che quello che stanno facendo i nostri ragazzi in Afghanistan e’ un compito importante, imprescindibile, irrinunciabile”.

In ogni caso tra martedì e mercoledì prossimi La Russa incontrerà i vertici militari “per fare il punto della situazione” in Afghanistan. Alla domanda se sia in vista un’escalation di pericolo per i nostri militari impegnati nel Paese, La Russa ha risposto: “Non è cambiata la natura della missione. È solo diventato più frequente il contatto e quindi le possibilità di pericolo”.

LA MISSIONE NON CAMBIA

“Non ci sono caveat, non è cambiata la natura della missione, è solo diventato più frequente il contatto e le possibilità di pericolo”, ha detto il ministro della Difesa, aggiungendo che i Tornado saranno prossimamente utilizzati in Afghanistan con compiti di copertura aerea. In sostanza gli aerei, che al momento sono autorizzati soltanto ad attività di ricognizione, potranno anche adoperare i cannoncini a bordo, come già avviene per gli elicotteri Mangusta: “L’avevo anticipato, vedo che Frattini ha detto che ha la mia opinione”, ha spiegato il ministro.

FRATTINI: USEREMO I TORNADO

Dopo gli ennesimi attacchi ai militari italiani in Afghanistan, che ieri hanno provocato il ferimento di tre soldati, il ministro degli Esteri Franco Frattini conferma quanto anticipato dal collega della Difesa Ignazio La Russa durante la sua ultima visita nel paese asiatico, riguardo alle intenzioni del governo di rafforzare le misure di sicurezza per il nostro contingente.

In un’intervista al Corriere della Sera, il titolare della Farnesina commenta: “C’è visibilmente un’escalation, lo dimostrano gli attacchi di queste ore. Aumenteremo i Predator e la copertura dei Tornado, in funzione non solo di ricognizione, ma anche di vera e propria copertura. Rafforzeremo la blindatura del Lince e poi aggiungeremo mezzi blindati di ultima generazione”.

E gli attacchi contro le truppe internazionali potrebbero aumentare ancora con l’approssimarsi delle elezioni presidenziali afgane del 20 agosto. Il ministro non precisa se Hamid Karzai è ancora il candidato preferito dal governo italiano: “Ritengo ancora prematuro parlare di un dopo Karzai. Se sarà riconfermato”, dice Frattini, “dovrà costruire intorno a sé una nuova leadership in grado di affiancarlo durante il mandato e affermarsi progressivamente”.

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fonte:  http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/07/26/210274-bossi_militari_italiani_tutti_casa.shtml

STAMPA ESTERA – «Berlusconi il libidinoso fa il penitente» / Miracolo del Duce

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Secondo i media britannici cerca di riaccreditarsi presso la comunità cattolica

La stampa estera attacca il premier italiano: per recuperare immagine va in pellegrinaggio da Padre Pio

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Il pezzo che il Sunday Times dedica a Berlusconi
Il pezzo che il Sunday Times dedica a Berlusconi

ROMA – Continua ad occuparsi di Silvio Berlusconi la stampa estera e, in particolare, quella inglese, convinta che il premier per recuperare il calo di immagine legato alla vicenda D’Addario, stia preparando un’estate soft nella terremotata Aquila e non a villa Certosa, con in programma anche una visita al santuario di padre Pio per recuperare i rapporti con i cattolici. Un duro attacco al premier arriva dal londinese The Observer, edizione domenicale del Guardian, in un articolo intitolato «le buffonate di Berlusconi meritano la nostra censura». Il settimanale si chiede se gli altri leaders europei «avrebbero tollerato, da un Paese che si apprestasse a diventare membro dell’Ue, una situazione in cui la società civile è così evidentemente sottomessa alla volontà del Premier? Certamente no». Una domanda che il giornale si pone dopo aver sottolineato che Berlusconi «controlla» diversi media e «società che controllano il reddito pubblicitario», e che, se dall’inchiesta emergesse qualcosa di serio, «sarebbe al sicuro dalle accuse grazie ad una legge introdotta da lui stesso».

DEVOTO E PLAYBOY«Silvio Berlusconi leggermente contrito corteggia la chiesa con un cenno ed un ammiccamento», è il titolo del Daily Telegraph che scrive: «Nelle prossime settimane, Silvio Berlusconi, il libidinoso primo ministro italiano, giocherà un ruolo poco visto nel suo repertorio alimentato dal testosterone: il penitente». Il giornale spiega che il premier intende ripulire la sua immagine dopo le rivelazioni sulla sua vita privata, per «mostrare agli italiani che può giocare il ruolo del leader responsabile e devoto, quanto quello del settuagenario playboy». Di qui la decisione di trascorrere l’estate all’Aquila e non a villa Certosa. E, nel tentativo di riavvicinarsi ai cattolici, «l’unica comunità che ha visto le buffonate di Berlusconi con disapprovazione», ha organizzato una visita al santuario di padre Pio.

ESTATE IN SOBRIETA’Sulla stessa linea anche il Sunday Times, con un articolo dal titolo «I nastri sul sesso costringono Berlusconi ad un’estate di sobrietà». Dopo le ultime rivelazioni sulla sua vita privata, recita il sottotitolo, «il leader italiano corre ai ripari per recuperare la dignità». Secondo il giornale, «nel tentativo di compiacere la chiesa cattolica, nella quale molti cardinali lo hanno rimproverato di offrire un misero esempio morale, Berlusconi intende visitare il santuario di Padre Pio, santo popolarissimo nell’Italia meridionale».

L'articolo su Paris Match
L’articolo su Paris Match

LE BAMBOLE DI SILVIO – Di Berlusconi si occupa anche Paris Match, in edicola questa settimana, con un articolo, intitolato «le bambole russe di Silvio Berlusconi», che ripercorre la vicenda delle intercettazioni e dedica un capitoletto alla D’Addadio la quale, scrive, «non demorde» e ribatte alle accuse di essere stata pagata dai giornalisti. (Ansa).

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26 luglio 2009

fonte:  http://www.corriere.it/politica/09_luglio_26/stampa_estera_berlusconi_corteggia_la_chiesa_cc44f190-79e0-11de-884e-00144f02aabc.shtml

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La voce della Lega

Miracolo del Duce

Miracolo del Duce

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di Rag. Fantozzi

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Maledetti comunisti atei, ora vi siete convertiti e urlacchiate in giro come delle vecchie suore di clausura svizzere che sarebbe un gran sacrilegio se il nostro amato Duce di Arcore andasse in visita da padre Pio. Ma non lo capite, poveraccio? Non ci va per fingere di credere in dio, né per dare di sé un’immagine di uomo rispettabile. È solo un povero vecchio disperato che le ha tentate tutte: mago albanese e quel maledetto frate spagnolo di Pomezia che gli ha fornito una pozione micidiale di grappa friulana con peperoncino di cajenna, sale, nitro, glicerina, ananas (non il frutto ma la bomba a mano), polvere di cantaride il lettone di Putin e quattro abili manipolatrici baresi. Nulla. Secondo voi cosa ci va a fare da Padre Pio? Solo a chiedere un miracolo.

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25 luglio 2009

fonte:  http://www.unita.it/news/la_voce_della_lega/86786/miracolo_del_duce

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Scontri e arresti a Massa / Ancora aggressioni fasciste! Ancora Arresti ! Ancora Ronde!

Ieri sera tafferugli tra aderenti alla sinistra estrema e simpatizzanti di destra

Fermati due esponenti dei Carc. Occupati i binari, forti ritardi per i treni

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di MATTEO TONELLI

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Scontri e arresti a Massa Stazione bloccata per protestaUna manifestazione dei Carc

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MASSA CARRARA – Tensione e scontri la scorsa notte a Massa, dove un gruppo di giovani di estrema sinistra si è scontrato prima con alcuni esponenti di destra e poi con le forze dell’ordine.

Tutto è accaduto nella serata di ieri, alla Partaccia, una località vicina a Marina di Massa popolata di camping. A generare il tafferuglio il faccia a faccia tra una cosidetta “ronda proletaria antifascista” (promossa dall’ Associazione solidarietà proletaria e dalla Federazione toscana del partito dei Comitati di appoggio alla Resistenza per il comunismo, in risposta alle ronde organizzate dalla destra locale) e alcuni simpatizzanti di destra della zona.

Dalle prime ricostruzioni la miccia si sarebbe accesa quando tra il gruppo dei Carc e il proprietario di un chiosco sono volate parole grosse. Provocazioni, saluti romani, l’inno d’Italia a tutto volume e alcune sedie che volano. Poco dopo, mentre i manifestanti di sinistra stavano tornando verso la loro festa, alcuni ragazzi in motorino li avrebbero provocati facendo il saluto romano. A questo punto sono scoppiati gli scontri più gravi, tra i giovani e le forze dell’ordine intervenute per sedare i tafferugli.

Il bilancio finale parla di 5 poliziotti feri e due estremisti di sinistra, Samuele Bertoneri e Alessandro Della Malva, segretario regionale dei Carc, accusati di oltraggio, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Altri due erano manifestanti stati fermati, ma sono stati rilasciati.

Per protestare contro i fermi, questa mattina esponenti dell’Asp e dei Carc hanno bloccato la stazione ferroviaria di Massa. L’occupazione si è protratta per oltre un’ora e mezzo, provocando ritardi e disagi.

E sempre in mattinata, davanti alla Questura, si sono radunati alcuni esponenti dei Carc per chiedere informazioni sui due fermati: “Il nostro segretario regionale è sparito dalla scorsa notte, chiediamo spiegazioni”. Pare infatti che Della Malva sia rimasto feriti negli scontri. Per adesso dalla Questura nessuna comunicazione ufficiale.

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26 luglio 2009
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Ancora aggressioni fasciste! Ancora Arresti ! Ancora Ronde!

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Questa volta è capitato a Massa Carrara, con precisione a Marina di Massa nel piccolo comune di Partaccia, nel mirino di queste ronde fasciste, i carc. Ronde che riprendono nomi osceni che andrebbero dimenticati come, SSS (Soccorso sociale e sicurezza), associazione fondata dalla destra locale.

Fortuna vuole che ci siano progetti nati  nell’ ambito delle «ronde proletarie antifasciste», promosse dall’ Asp (Associazione solidarietà proletaria) e dalla Federazione toscana del partito dei Carc.
Ieri notte mentre le vergognose ronde SSS pattugliavano le buie e daltronde vuote stradine del minuscolo comune di Partaccia si sono incontrati con un gruppo di compagni dei Carc che si stavano recando alla festa della Resistenza.
Poco dopo sembra che questi vermi vergognosi che attuano ronde fasciste volessero rischiare il peggio recandosi proprio alla festa della resistenza;  dove purtroppo sono accaduti scontri di non poca rilevanza.
Ovviamente i servi fedeli di questo stato neofascista vanno perfettamente a braccetto con le forze dell’ordine che prontamente hanno fatto irruzione e  hanno iniziato a fermare a manganellate, calci e pugni i compagni, quattro sono stati arrestati: Rinaldo e Alessandro del P. dei CARC, Marco e Samuele dell’ASP.

Ancora una volta Radiodimassa con tutto il suo collettivo esprime non solo solidarietà ma denuncia  e continua ad informare tutt* e sempre queste azioni fasciste che vanno condannate in ogni  modo!
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PER IL COMUNICATO DEI CARC CONTINUA A LEGGERE

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Chiediamo a tutte le forze democratiche, antifasciste e comuniste la più ampia diffusione di questo comunicato.
Provocazioni, manganellate, minacce, arresti: la questura di Massa tenta di impedire l’organizzazione popolare contro le ronde fasciste!
Le ronde popolari contro i fascisti e i razzisti sono legittime, anche se per la borghesia sono illegali!
Esigiamo l’immediata liberazione dei nostri compagni!
Lanciamo l’appello ai comunisti, agli antifascisti, ai sinceri democratici affinché prendano posizione e denuncino le violazioni dei diritti democratici conquistati con la vittoria della Resistenza!
Libertà per Rinaldo, Marco, Alessandro e Samuele!
Per la sera del 25 luglio i compagni dell’ASP hanno promosso una ronda popolare antifascista e antirazzista a Massa, nella zona di Partaccia (località in cui si sta svolgendo la festa nazionale di Resistenza, che in questi giorni ospita la festa nazionale dell’ASP), per contrastare la campagna che La Destra ha fomentato negli ultimi mesi, con ronde, presidi e volantinaggi che inneggiavano al razzismo.
I compagni dell’ASP, del P. dei CARC e altri comunisti e antifascisti di Massa si sono diretti verso la zona in cui doveva svolgersi la ronda della Destra (le SSS, capitanate dall’ex maresciallo dei Carabinieri Calzetta, noto fascista implicato nei traffici di cadaveri del cimitero di Massa) e hanno “incrociato” alcuni fascisti che stazionavano fuori da un bar, scortati da alcune volanti della polizia. Subito ne sono nate delle provocazioni dei fascisti, sostenute dalla polizia. Davanti a queste intimidazioni non sono stati fatti passi indietro e i fascisti si sono dispersi.
I compagni sono rientrati nella zona della festa, ma poco dopo dei provocatori si sono presentati all’entrata e hanno attaccato alcuni giovani presenti: è intervenuto il servizio d’ordine e subito dopo è scattata la reazione di poliziotti e Digos che hanno aggredito e fermato i compagni, a dimostrazione che era una trappola.
I compagni con una telefonata sono riusciti ad avvertirne altri che sono sopraggiunti. La polizia ha iniziato a fermare a manganellate, calci e pugni i compagni e ne ha arrestati quattro: Rinaldo e Alessandro del P. dei CARC, Marco e Samuele dell’ASP.
La notizia di questi arresti pretestuosi e provocatori ha raggiunto i compagni che erano rimasti a presidiare la zona della festa nazionale di Resistenza che si sono radunati, in qualche decina, prima alla caserma dei carabinieri di Marina di Massa e poi alla questura. All’arrivo in questura vi hanno trovato parcheggiata un’ambulanza e poco dopo ne sono sopraggiunte altre: hanno immediatamente pensato al peggio, anche a causa della famigerata fama di torturatori della Digos di Massa (quando il 6 novembre 1998 la polizia aveva sequestrato 12 compagni).
L’apprensione, la rabbia e la legittima indignazione per questi arresti sono salite ulteriormente alla notizia che uno dei compagni fermati a causa delle botte subite da Venturini, agente della Digos di Massa, ha avuto un malore e la polizia negava l’ingresso dell’ambulanza in questura!
Allo stato attuale solo Rinaldo è stato liberato, mentre gli altri compagni sono ancora in stato di fermo e non si hanno notizie delle loro condizioni di salute. Soltanto di Samuele si sa che è riuscito a farsi medicare all’ospedale e ad essere sottoposto a vari esami, piantonato in ospedale con un carabiniere che di fronte ai familiari del compagno inneggiava al fascismo.
I compagni che per tutta la notte hanno presidiato la questura si sono spostati verso la stazione ferroviaria e l’hanno occupata causando il blocco del traffico ferroviario per varie ore. Adesso sono minacciati da uno schieramento di celerini che va ingrossandosi.
Appresa la notizia dei fermi e dei maltrattamenti sui compagni, a Napoli, in cui si sta svolgendo la Festa di Resistenza del Centro sud, qualche decina di compagni sono scesi in corteo spontaneo e scandendo slogan si sono diretti sotto un commissariato di polizia. Il presidio è continuato per alcune ore e al sopraggiungere delle volanti della polizia con determinazione i compagni hanno posto di voler avere notizie dei compagni fermati a Massa. Visto che la polizia non dava risposte se non evasive, anche a Napoli i compagni hanno occupato la stazione ferroviaria.
Nelle prossime ore seguiranno comunicati con aggiornamenti e notizie che raccoglieremo anche grazie alla mobilitazione di avvocati, giornalisti, esponenti dell’Amministrazione comunale di Massa.
Lanciamo l’appello ai comunisti, agli antifascisti, agli antirazzisti e ai sinceri democratici a chiamare la questura di Massa (tel. 0585-4941 o 0585-494602) per esigere il rilascio dei nostri compagni e ad organizzare iniziative di solidarietà.
Questa sera la Festa nazionale di Resistenza, che nei suoi ultimi tre giorni ospita la festa nazionale dell’Associazione Solidarietà Proletaria, si terrà regolarmente.
Inoltre, durante tutta la giornata di oggi i compagni del P. dei CARC e dell’ASP continueranno la mobilitazione per la liberazione dei compagni arrestati con conferenze stampa, incontri con il sindaco Roberto Pucci e volantinaggi.
Non riusciranno i fascisti e i razzisti, i loro mandanti, i loro protettori in divisa e in borghese a fermare la lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista e non riusciranno a impedirci di usare la Festa di Resistenza come strumento di denuncia dei loro crimini e di organizzazione popolare.
La solidarietà è un’arma!

Con la mobilitazione, la lotta e la solidarietà di classe avanziamo nella lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista!

comunicato della federazione nazionale Carc

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fonte:  http://www.inventati.org/radiodimassa/?p=25613

UNIVERSITA’ – Precari Ispra «giustiziati» dalla Prestigiacomo / I rettori: «Tagli devastanti, a rischio tutti i dottorati»

di ce.bu.

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GUARDA IL VIDEO DEI PRECARI ISPRA
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Hanno occupato una nave oceanografica, hanno scritto al presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, si sono messi a lavare i vetri delle auto sotto il ministero dell’Ambiente. Ma tutto questo non è servito a niente. Malgrado gli impegni presi e le promesse fatte dal ministro Prestigiacomo dal 30 giugno 200 lavoratori e ricercatori dell’Ispra, l’ Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, sono stati licenziati. «Ci e’ stato addirittura vietato, dopo la data del licenziamento, di accedere ai locali dove prestavamo servizio per radunare le nostre cose e consultare il proprio computer» spiegano.

«Un trattamento – commenta il senatore del Pd Roberto Della Seta, capogruppo nella Commissione Ambiente e autore di una interrogazione parlamentare sul caso – da veri estranei per chi, nel corso di tanti anni ha anche ricoperto incarichi di responsabilità, contribuendo in maniera decisiva alla protezione dell’ambiente, alla tutela delle risorse idriche e alla difesa del suolo del nostro Paese». «Lo Stato ammazza la ricerca» dicono gli ex precari ormai disoccupati e con questo nettissimo messaggio hanno girato uno spot (GUARDA QUI IL VIDEO) nel cortile della sede centrale di Roma, dove un cecchino in giacca e cravatta armato di fucile fa fuori uno a uno la schiera di ricercatori in camice bianco: «Un’esecuzione fredda e calcolata».

«La copertura economica per assumere questi lavoratori c’è» afferma Claudio Argentini, delegato nazionale delle Rdb-Cub Ricerca «ma il governo non vuole sentire ragioni. Ci sono decine di contratti a tempo determinato scaduti, nonostante siano finanziati da progetti di ricerca ancora in corso». Ma se i soldi potrebbero non essere il problema, allora di che morte muore la ricerca? Una risposta si può cercare nella vicenda dell’Ispra, nato a giugno 2008 dalla fusione tra Apat, Icram e Infs, gli enti deputati alla ricerca e al controllo ambientale, del mare e della fauna selvatica. «Ad appena un mese dall’insediamento del nuovo governo – racconta in una inchiesta il settimanale Left – il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo “per rispondere all’esigenza di riduzione dei componenti dei cda, con il conseguimento di risparmi” decide di accorpare i tre enti, inserendo la norma, a sorpresa, nel corso della conversione del decreto sull’emergenza rifiuti a Napoli. Vengono così spazzati via in un sol colpo i vertici dei tre enti insediati da Pecoraro Scanio. A capo del nuovo istituto la ministra nomina un commissario, l’ex vice capo della polizia, Vincenzo Grimaldi. E’ la prima volta di un prefetto in un ente di ricerca: nel suo curriculum l’unica esperienza vicina è la gestione del G8 dell’Ambiente nel marzo 2001».

Ma a dare il colpo di grazia alla ricerca pubblica e all’Ispra potrebbe essere una società chiamata Sogesid: nata nel 1994 con il compito di realizzare infrastrutture idriche, in seguito trasformata, con un emendamento della Finanziaria 2007, in società strumentale del ministero dell’Ambiente. Il timore che possa “sovrapporsi” all’Ispra viene formalizzato proprio da un deputato Pdl Ugo Lisi. Ma nei mesi successivi cambia poco, anzi, il governo decide che l’Agenzia per la sicurezza nucleare, quando sarà creata, assorbirà le competenze in materia dell’Ispra. «Al posto dell’Ispra, ente autonomo deputato a seguire i frequenti problemi ambientali del Paese, si sostituisce una società sotto il totale controllo del ministero – racconta ancora Left –. Problema non da poco, dato i delicatissimi compiti svolti dall’Ispra: “Supporto e l’assistenza tecnica specialistica in materia di gestione integrata dei rifiuti urbani e dei rifiuti speciali, programmazione ed attuazione degli interventi di bonifica finalizzati al risanamento ambientale, il supporto tecnico allo svolgimento di attività internazionali di competenza e la costante assistenza tecnica al comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche”. Gli strumenti ci sono tutti per “ammazzare” la ricerca pubblica: da una parte la Sogesid, una società che può all’occorrenza fare tutto ciò di cui il ministero ha bisogno, e, dall’altra, un prefetto alla guida dell’Ispra».

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25 luglio 2009

fonte:  http://www.unita.it/news/universit_/86772/precari_ispra_giustiziati_dalla_prestigiacomo

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I rettori: «Tagli devastanti, a rischio tutti i dottorati»

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I tagli ai fondi per le università italiane per il 2010 «saranno devastanti se resteranno nelle proporzioni oggi previste». È l’allarme lanciato dai rettori dell’Associazione per la qualità delle Università italiane statali (Aquis) nel corso di una conferenza stampa ospitata nella sede dell’Ansa.

«Chiediamo – è il messaggio
dei rettori, da Luigi Busetto, Pro Rettore dell’universita’ di Bologna, a Davide Bassi dell’universita’ di Trento, a Vincenzo Milanesi dell’universita’ di Padova a Franco Cuccurullo dell’universita’ di Chieti-Pescara – che questi tagli non siano indiscriminati, non siano una mannaia che si abbatte in modo uguale su tutti gli atenei indipendentemente dalle modalità di gestione e senza alcun riconoscimento del merito». I rettori dicono dunque no ai tagli «indiscriminati e trasversali». «Non possiamo più continuare – avvertono – con azioni di governo che in realtà governano poco, perché tagliano trasversalmente i finanziamenti agli atenei senza alcuna considerazione della qualità del lavoro che negli stessi atenei si svolge». Dunque, concludono i rettori Aquis, «diciamo no alle generalizzazioni e invitiamo a distinguere caso per caso; ma per fare questo bisogna mettere in campo un adeguato sistema di valutazione».

Una delle prime
e più immediate conseguenze, spiegano i rettori, sarà il rischio concreto di non avere borse di dottorato per il prossimo anno a causa dei tagli ai finanziamenti per le università. «Le conseguenze dell’attuale crisi economica – hanno detto all’ANSA nel corso di una conferenza stampa – le subiranno innanzitutto i giovani. E sostenere i dottorati di ricerca è importante perchè sono proprio questi a permettere di ottenere le migliori performance nella ricerca». La crisi impone anche di tenere i conti in ordine. «La trasparenza dei bilanci – hanno affermato i rettori aderenti all’Aquis (13 atenei sparsi in tutta Italia) – è un pre-requisito per qualsiasi amministrazione pubblica più che mai in un periodo di crisi come questo».

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26 febbraio 2009

fonte:  http://www.unita.it/news/universit_/82213/i_rettori_tagli_devastanti_a_rischio_tutti_i_dottorati