Agrigento, sequestrato l’ospedale: ci sono carenze, troppa sabbia nel cemento

Secondo la Guardia di Finanza, il San Giovanni di Dio dovrà essere sgomberato in un mese. Gli indagati sono 22

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AGRIGENTO, 28 luglio – Militari della guardia di finanza hanno notificato un provvedimento di sequestro cautelativo dell’intero complesso ospedaliero San Giovanni Di Dio di Agrigento per gravi carenze strutturali degli edifici che lo costituiscono tali da esporre a gravissimo rischio sismico l’intero manufatto. Dovrà essere sgomberato in un mese. Il dispositivo è stato emesso dal Gip Alberto Davico, che ha accolto la richiesta del procuratore della Repubblica, Renato Di Natale, dall’aggiunto Ignazio Fonzo e del sostituto Antonella Pandolfi e eseguito dalle Fiamme gialle di Agrigento, al comando del tenente colonnello Vincenzo Raffo.

L’inchiesta, con diversi indagati a diversi livelli di responsabilità, è ancora aperta e sono in corso ulteriori accertamenti disposti dai magistrati. Il legale rappresentante dell’azienda ospedaliera è stato nominato custode dell’immobile sequestrato. Il Gip ha concesso 30 giorni di tempo per l’adozione di provvedimenti a tutela dell’incolumità del personale sanitario ed amministrativo e dei degenti, compreso lo sgombero dell’intera struttura.

Sono 22 gli indagati. Il 5 marzo scorso la procura di Agrigento iscrisse 22 persone, fra tecnici, funzionari, manager dell’azienda ospedaliera, progettisti ed imprenditori, nel registro degli indagati per l’inchiesta sulla qualità dei materiali usati per la costruzione del nuovo complesso ospedaliero di contrada Consolida ad Agrigento. Tra i reati ipotizzati l’associazione per delinquere, l’abuso di ufficio, l’omissione di atti di ufficio, il favoreggiamento e la truffa. L’inchiesta, coordinata dal procuratore della Repubblica Renato Di Natale, sembrò subito una indagine gemella a quella che aveva già riguardato il cemento utilizzato per la costruzione di un padiglione dell’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta.

Gli avvisi di garanzia, all’inizio di marzo, furono emessi dopo una perizia disposta dalla procura dalla quale emersero le gravi carenze nella qualità dei calcestruzzi usati per alzare, cinque anni prima, la struttura. Le prove tecniche, cosiddetti «carotaggi», realizzate in ogni punto dell’ospedale San Giovanni di Dio avrebbero evidenziato, in particolar modo, che il calcestruzzo utilizzato era «depotenziato» cioè con una alta percentuale di sabbia e dunque fin dai primi sondaggi non è mai stato escluso un alto rischio di crolli.

Il perito Attilio Masnata nominato dalla procura già alla prima tranche di rilievi presentò una relazione tecnica preoccupante: secondo il perito l’ospedale non poteva essere collaudato e doveva, dunque, essere dichiarato inagibile. Fin dalle battute iniziali dell’inchiesta, dopo i primi rilievi tecnici, la guardia di finanza di Agrigento e la procura si erano detti in attesa degli esiti delle perizie per valutare l’opportunità o meno di un sequestro della struttura.

Fonte: il Messaggero

direi che la domanda sorge spontanea: chi l’ha costruito? e chi ha dato l’ok? mah… nde

2 risposte a “Agrigento, sequestrato l’ospedale: ci sono carenze, troppa sabbia nel cemento”

  1. Adduso dice :

    Rimane solo una legge analoga al “taglione” per i pubblici responsabili.

    Quando un responsabile o dipendente pubblico, non esita, sapendolo, non solo a rubare sui soldi pubblici, ma pure a mettere a rischio la vita di altri e persino di persone malate, bisogna mettere in campo leggi che gli sequestrino subito ogni avere e lo condannino a pene dieci volte quelle che sarebbero inflitte per uno stesso reato ad un privato cittadino.

    Solo così, forse, ci sarà la speranza di riportare lo Stato Italiano ad un livello di civiltà.

    In Sicilia, tutto quello che è pubblico è manifestatamente mafioso, ma questo non deve spingere al suicidio sociale delle privatizzazioni, bensì a contrapporre leggi ferree nei confronti di chiunque ed a qualsiasi titolo rivesta una carica pubblica.

  2. luca bersani dice :

    ci siamo abituati, e ci hanno abituato,a coniugare tutto con l’ombra della mafia.E la sua nascita più di un secolo fa risultò la risposta di alcuni ceti a cui l’idea di uno stato sovrano e domocratico non andava giù. Oggi Saviano ci ha convinto che la mafia non è coppola e cannemozze ma imprenditoria ad alto livello, finanza e potere nelle alte sfere. Costruire e procurarsi grossi appalti facendo la cresta sulle materie necessarie a costruire seriamente è una nuova e peggiore svolta, un volto delle malavitose attivita di cosanostra ulteriormente private di quell’umanità alla quale, neppure loro, un tempo, riuscivano a rinunciare.

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