Aldrovandi bis, ecco le accuse

Omissione, falsa testimonianza, favoreggiamento: si rischia fino a sei anni

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Omissione di atti d’ufficio, falsa testimonianza, favoreggiamento. Sono le pesanti accuse che chiudono l’inchiesta bis sulla morte di Federico Aldrovandi. Con il deposito dell’avviso di conclusione delle indagini il pm Nicola Proto ha chiuso l’inchiesta volta ad accertare presunte irregolarità sui primi mesi di indagine attorno alla morte del 18enne e ha aperto un’altra finestra sulla tragica vicenda del ragazzo.
La prima inchiesta – poi confluita nel processo per omicidio colposo ai quattro agenti intervenuti la notte del 25 settembre 2005 in via Ippodromo – si è conclusa il 6 luglio con la condanna in primo grado a 3 anni e 6 mesi di reclusione. Questa seconda rischia di essere ancora più pesante dal punto di vista sanzionatorio per i poliziotti. Alcuni dei reati contestati – che in questo caso sono di matrice dolosa e non colposa – prevedono infatti pene detentive fino a sei anni.

L’elenco stilato dalla procura estense inizia con Paolo Marino. L’ispettore, all’epoca dirigente dell’ufficio volanti, è accusato in base all’art. 328 del codice penale (Omissione di atti d’ufficio) di aver omesso di informare dettagliatamente il pm di turno Mariaemanuela Guerra di quanto accaduto. In particolare Marino avrebbe taciuto la violenta colluttazione tra Federico e gli agenti, “limitandosi a informare il pm che il decesso sarebbe stato riconducibile a overdose e che il caso non presentava particolari difficoltà, inducendo in tal modo il pm a non recarsi sul posto e assumere direttamente la direzione delle indaini”.

L’altro indagato è Marcello Bulgarelli, per l’art. 372 (falsa testimonianza), per aver affermato il falso, “negando di aver interrotto la comunicazione telefonica con Luca Casoni che si trovava in via Ippodromo alle 6.32” (il famoso “stacca…”). In aula l’allora capoturno della centrale operativa della questura aveva detto che “io la registrazione non l’ho mai toccata…” e affermato di non aver mai staccato la registrazione della conversazione, “omettendo inoltre di riferire il contenuto della comunicazione”.

Stesso capo di imputazione per Casoni, addetto all’ufficio denuncie il 25 settembre 2005, per aver “taciuto circostanze a lui note omettendo di riferire il contenuto della conversazione” con Bulgarelli delle 6.32 su quanto era accaduto in via Ippodromo.

Sia Casoni che Bulgarelli, poi, sono accusati in concorso tra loro, art. 378, proprio con quella telefonata troncata, di aver aiutato i quattro imputati “ad eludere le possibili investigazioni dell’autorità giudiziaria nei loro confronti, non registrando il colloquio avvenuto immediatamente dopo”.

Sempre loro due poi, e sempre per lo stesso fatto, sono indagati per il reato previsto dall’art. 328 (Omissione di atti d’ufficio) del codice penale, per avere in qualità di pubblici ufficiali “rifiutato atti del proprio ufficio consistiti nella omessa registrazione completa della conversazione telefonica sulla linea del 113”, con riguardo a “circostanze apprese da Casoni sul luogo del fatto relative al decesso di Federico Aldrovandi”.

Infine Pirani, sua forse la posizione più lieve, sempre per l’art 328 (Omissione di atti d’ufficio), per avere, in qualità di pubblico ufficiale delegato alle indagini sulla morte del ragazzo, omesso di trasmettere alla procura la copia del registro delle chiamate tra polizia e carabinieri.

il Pubblico Ministero Nicola Proto

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(estense.com)

Fonte: http://www.facebook.com/note.php?note_id=128821426196&ref=nf

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