Archivio | agosto 5, 2009

La cultura delle veline

Che l’intemperanza sessuale rappresenti il peccato per eccellenza, in assenza del quale non si possono rilevare infrazioni degne di nota è un vecchio portato della morale cattolica, di cui sarebbe ora di liberarsi

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di Carlo Oliva
foto di Paolo Poce

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Silvio Berlusconi

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È strano. Si è parlato tanto di “veline”, in questi mesi, e nessuno, che io sappia, ha mai sentito il bisogno di ricordare che l’uso contemporaneo di questo termine – nel senso, più o meno, di giovane donna partecipante in funziona esornativa a spettacoli televisivi di vario tipo – è il frutto di una metafora, anzi, di una doppia metafora strettamente legata al mondo dell’informazione. “Veline”, nel gergo giornalistico, erano le direttive che, in periodo fascista, e anche dopo, i vari ministeri facevano avere alle redazioni per prescrivere come andassero trattate le notizie del giorno e per evitare commenti sgraditi al governo. Erano scritte, queste istruzioni, su fogli di carta sottile (velina, appunto, anche se il termine esatto sarebbe dovuto essere “vergatina”), perché all’epoca la tecnologia della produzione simultanea di testi identici non andava oltre l’uso della carta carbone, che tale materiale, in genere, richiedeva, e nessuno avrebbe associato il termine a una bella ragazza finché, in tempi a noi più vicini, un comico televisivo nel cui programma si simulava l’attività di una redazione non ebbe l’idea di far apparire accanto ai suoi finti giornalisti appunto delle “veline” personificate. Era un accenno piuttosto pesante alla mancanza di libertà e di spirito critico che in quel mondo vigeva e vige tuttora, ma l’allusione andò presto perduta e l’espressione, come spesso succede, rimase, moltiplicandosi, anzi, fino a produrre le “letterine”, le “letteronze”, le “meteorine” e tutti gli altri diminutivi e accrescitivi usati per indicare le giovani sorridenti e non molto vestite che sempre più affollano i teleschermi.

Che poi, nella società dello spettacolo in cui ci tocca di vivere, quelle care figliole dai teleschermi finissero per uscire, diventando protagoniste in prima persona della vita sociale e passando, quindi, dal ruolo di operatrici dell’informazione a quello di soggetti della medesima, sfruttando anche l’ormai acquisita consuetudine con personaggi maschili illustri, quali calciatori, imprenditori e uomini politici di primo piano, non è cosa che possa stupire nessuno. Come non è da stupirsi se un personaggio che già di suo tende a esorbitare dai vari ruoli televisivi confondendoli tutti (è, al tempo stesso, proprietario di televisioni, personaggio televisivo e oggetto, in quanto uomo politico, di cronaca e commenti in TV) apprezzi particolarmente la loro compagnia. Pure non si dovrebbe dimenticare che ogni volta che sulla stampa o in televisione si parla di “veline” si allude, in genere senza accorgersene, al problema di fondo dei rapporti tra informazione e potere, con particolare riguardo alle incessanti pretese del secondo di conculcare la prima. Da questo punto di vista, è fin troppo naturale che la compagnia di veline si addica particolarmente a chi ha giocato tutta la sua carriera politica e imprenditoriale sull’uso e l’abuso degli strumenti di informazione. E nel fatto che chi di veline ha ferito di veline rischi, se non di perire, almeno di soffrire dei seri danni, si potrebbe vedere, con un pizzico di ottimismo, la manifestazione di una sorta di nemesi mediatica.

Problema culturale

Tutta mediatica, d’altronde, è la guerra che si è combattuta, nel corso della recente campagna elettorale, attorno al presidente del consiglio, sulle sue frequentazioni femminili e sul loro significato personale e morale. La storia del perfido Silvio e della povera Veronica e quella, simmetrica, della perfida Veronica e del povero Silvio si sono contrapposte sulle prime pagine dei quotidiani e nei salotti televisivi, il che, visto la stato di squilibrio vigente in Italia in tema di controllo di quegli strumenti non ha potuto che produrre una versione squilibrata dei fatti. Così, il problema – assolutamente trascurabile – dell’eventuale esistenza di un intercorso sessuale tra l’anziano premier e una giovinetta dei dintorni di Napoli (un evento, a mio avviso, piuttosto improbabile, vista la pubblicità che lo stesso presidente del consiglio ha dato ai loro rapporti) ha avuto un rilievo francamente spropositato, lasciando in ombra una quantità di altri, pur leciti, interrogativi.

Perché, in definitiva, se scopro che il leader politico del paese ha fatto l’amore con una minorenne, posso scandalizzarmene – certo – o dirmi che da un tipo così non ci si poteva aspettare nient’altro, ma, in fondo, quelli restano affari suoi e di motivazione tutt’altro che oscura, mentre mi possono interessare di più i motivi della sua pubblica comparsa in una discoteca alle falde del Vesuvio, o il tipo di feste che usa organizzare nella sua villa di Porto Rotondo, o altri dati relativi agli ambienti che frequenta e in cui si riconosce. È un problema, in buona parte, di carattere culturale, ma merita di essere posto. Che l‘intemperanza sessuale rappresenti il peccato per eccellenza, in assenza del quale non si possono rilevare infrazioni degne di nota è un vecchio portato della morale cattolica, di cui sarebbe ora di liberarsi. Perché poco mi interessa delle imprese erotiche di Berlusconi (o dell’esistenza di eventuali “compagni” di sua moglie) e molto di più vorrei sapere sul tipo di morale sociale che il personaggio incarna, sulla cultura che propone e adibisce nel governo del paese. Ma so bene che di argomenti del genere la stampa e la televisione delle veline non hanno né la capacità né l’interesse di trattare.

Carlo Oliva

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fonte: http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/346/8.htm


Paolo Guzzanti: «Dettagli disgustosi» nel sexgate di Berlusconi / E la figlia Barbara bacchetta ‘papi’

Ridicolo

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Nuovo capitolo del «sexgate» italiano. L’ex esponente del Pdl Paolo Guzzanti, attuale deputato del Pli, nel suo blog, dice di essere a conoscenza del contenuto di intercettazioni a luci rosse in cui Silvio Berlusconi racconterebbe dettagli sulla propria attività sessuale. E aggiunge che queste intercettazioni sarebbero in possesso dei direttori di tutti i giornali italiani che però non le hanno pubblicate «su sollecitazione del presidente Napolitano».

Ma dal Quirinale, in serata, arriva una secca smentita: «È assolutamente priva di fondamento l’insinuazione, riferita dal senatore Paolo Guzzanti, secondo la quale il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, avrebbe sollecitato non si sa quali direttori di giornali a non pubblicare taluni atti giudiziari che sarebbero in loro possesso». Le «rivelazioni» di Guzzanti sono ricche di particolari. Le intercettazioni, scrive il parlamentare nel suo blog, sarebbero state eseguite nell’ambito dell’inchiesta di Napoli «e poi fatte distruggere a Roma». Ma c’è di più: un «famoso direttore» le avrebbe fatte leggere «a un numero imprecisato di persone, deputati e deputate di Forza Italia per lo più».

Uno di costoro avrebbe riferito a Guzzanti il contenuto di quelle registrazioni, in cui «persone che ora ricoprono cariche altissime si raccontano tra loro cose terribili». I dettagli sono «disgustosi», dice Guzzanti. L’ex esponente azzurro, uscito dal partito qualche mese fa in polemica con l’appoggio di Berlusconi all’invasione russa delle Georgia, è disposto a raccontare tutto quello che sa all’autorità giudiziaria: «Il giorno in cui un magistrato, lette queste mie parole, volesse interrogarmi per sapere da chi ho avuto queste relazioni e chi fosse il giornalista che ha fornito il materiale in lettura, farei il mio dovere e farei i nomi» . Il legale di Berlusconi Niccolò Ghedini, però, non si mostra preoccupato. In realtà non crede a una sola parola di Guzzanti.

Spiega infatti Ghedini che i famigerati nastri, custoditi a Roma e poi distrutti su ordine della magistratura, «non sono mai stati ascoltati né trascritti». «La stessa magistratura napoletana – osserva – giudicò tali bobine non pertinenti alla inchiesta poi trasmessa per competenza nella Capitale. Non si capisce come Guzzanti possa averli ascoltati, visto che neppure gli stessi magistrati li hanno mai ascoltati né trascritti». Amaro il commento del coordinatore del Pdl Sandro Bondi: «Nella vita come nella politica lo stile è tutto. Purtroppo Guzzanti lo ha smarrito completamente».

Chi dà credito alle affermazioni dell’ex di Forza Italia è invece l’Idv. Il capogruppo Massimo Donadi annuncia che il suo partito è pronto a presentare una denuncia alla magistratura perché indaghi su quanto affermato dal parlamentare. «Quanto scrive Guzzanti – afferma Donadi – è di una gravità inaudita. Pensare che alte cariche siano state assegnate come ricompensa per prestazioni sessuali è sconvolgente».

Ma cosa c’è nei dialoghi intercettati? Qualche dettaglio lo riferisce lo stesso Guzzanti rispondendo ad un lettore che chiede informazioni: «Dettagli disgustosi dice l’ex compagno di partito di Berlusconi -. Rapporti anali non graditi, ore e ore di tormenti in attesa di una erezione che non fa capolino, discussioni sul prossimo set, consigli fra donne su come abbreviare i tormenti di una permanenza orizzontale pagata come pedaggio…».

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5 agosto 2009

fonte:  http://www.unita.it/news/interni/87107/nuovi_dettagli_disgustosi_nel_sexgate_di_berlusconi

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«Per un politico non c’è distinzione tra pubblico e privato». E la bacchettata di Barbara fa il giro del mondo

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«L’inattesa eroina della sinistra», la definisce il Guardian. La sua intervista a Vanity Fair è una “frecciata” al capo del governo, secondo la Bbc. Di più: una “lezione” al padre. Il numero di Vanity Fair con l’intervista alla figlia di Silvio Berlusconi e Veronica Lario va in edicola domani. Ma la “bacchettata” di Barbara al premier ha già datto il giro del mondo. E con quella tornano in auge le vicende di Berlusconi che secondo  l’editorialista Terence Blacker hanno anche la responsabilità di aver dato “alla libidine geriatrica una cattiva fama”.

Sui giornali europei l’intervista di Barbara Berlusconi trova parecchio spazio. Le testate più importanti ne citano ampi stralci. Il Guardian, da sempre poco tenero con il presidente del Consiglio italiano, spiega che  Barbara Berlusconi ha «preso le distanze» dal padre, e la dipinge come – già dai tempi della affermazioni sul conflitto di interesse – «l’inattesa eroina della sinistra».

El Pais ed El Mundo si limitano a riportare l’agenzia Efe che punta tutto sulla frase: «un politico non ha vita privata». Totalmente ignorata dai giornali americani, l’intervista di Barbara Berlusconi trova invece ampio spazio su quelli britannici. Il Times parla dello «stupore» della figlia del premier, che comunque «non lo critica direttamente». La Bbc descrive l’intervista come «una frecciata» al capo del governo e ricorda tutte le vicissitudini più recenti: dal caso di Noemi Letizia a quello di Patrizia D’Addario. Il Telegraph parla di «lezione» impartita da Barbara al padre e degli «amoreggiamenti» del presidente del Consiglio. Di «frecciate» parla anche Le Figaro, unico giornale francese a occuparsi dell’intervista e solo per poche righe.

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4 agosto 2009

fonte:  http://www.unita.it/news/politica/87067/per_un_politico_non_c_distinzione_tra_pubblico_e_privato_e_la_bacchettata_di_barbara_fa_il_giro_del_mondo

Innse: «Non scendiamo dalla gru»

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“Dateci risposte, noi siamo determinati a resistere”

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«Stiamo bene ma siamo determinati a resistere», ripetono ai colleghi nel cuore della notte. Vincenzo, Massimo, Luigi, Fabio e Roberto, il funzionario della Fiom, i quattro operai della Innse di Milano, che ieri mattina sono entrati dentro la fabbrica e si sono arrampicati sui carri ponte come gesto di protesta contro lo smantellamento dei macchinari della storica azienda milanese, hanno trascorso la notte così. Fuori i loro colleghi a presidiare la fabbrica, dentro loro, arrampicati sulle gru.

Ci hanno pensato a lungo e poi hanno deciso. Hanno aggirato il blocco delle forze dell’ordine, sono entrati nella fabbrica e insieme a Roberto, funzionario della Fiom, si sono arrampicati sulle gru alte dieci metri «per difendere il nostro lavoro e il lavoro in generale». E da lì ancora non scendono. Sono lassù dalle 11 di ieri, invisibili ai loro colleghi che si battono con loro, perchè chiusi dentro la cabina in cima al braccio di metallo.

«Sono talmente determinati che potrebbero restare lì tutta la notte», aveva pronosticato il segretario della Fiom Gianni Rinaldini, che chiede una “sospensione vera”: «Non pochi giorni come proposto dalla prefettura ma un mese».  La situazione – avverte Rinaldini – «è senza sbocco». E domanda subito un intervento diretto di Berlusconi per bloccare lo smantellamento della fabbrica già iniziato. Le condizioni poste dal segretario della Fiom dopo un lungo incontro con gli operai della Innse sono: sospensione dello smontaggio per tutto il mese di agosto almeno, allontanamento del presidio delle forze dell’ordine, apertura di un tavolo negoziale.

Ad altre proposte gli operai della Innse hanno detto no. E con quel no si è chiusa la loro terza giornata di passione. Attraversata da molti momenti di tensione. Per i quattro in tuta blu sulle gru e per gli altri che si sono ritrovati anche oggi a fronteggiare la polizia in assetto anti-sommossa.

La quarta giornata di protesta è invece iniziata con una beffa. Al mattino, infatti, tra gli operai in presidio davanti alla fabbrica si diffonde la notizia che il proprietario, Genta, ha convocato una conferenza stampa davanti alla prefettura. Un corteo si stacca da via Rubattino e si precipita a Corso Monforte. Ma dell’imprenditore non c’è nessuna traccia. L’ennesima beffa. Incontro rinviato “per ragioni di sicurezza” spiega il legale dell’imprenditore.

http://www.proletaria.it/var/proletaria/storage/images/articolo-1/occupazione/esercito-contro-gli-operai-dell-innse-!/17019-1-ita-IT/ESERCITO-CONTRO-GLI-OPERAI-DELL-INNSE-!_medium.jpg

Ieri per due volte gli operai della storica azienda metalmeccanica e le forze dell’ordine, che da domenica presidiano la fabbrica, sono venuti a contatto. Mentre i quattro della Innse riescono a infilarsi nella fabbrica. Un atto «pesante, di cui siamo consapevoli per la difesa del lavoro», rivendica la segretaria milanese della Fiom Maria Sciancati: «I lavoratori si sono accorti stamani entrando che la prima lesatrice è già stata completamente smontata e questo certamente li ha portati al gesto di protesta».

«Chi lavora qua da 30 anni sa da dove passare», ha spiegato sorridendo un collega, Claudio, mentre i cinque erano già nel capannone saliti in cima alle gru. Precisamente nelle cabine e quindi senza il rischio di precipitare. «Ci buttiamo giù», hanno cominciato a gridare. La polizia ha deciso di far allontanare gli operai delle ditte acquirenti dei macchinari. Sospese le operazioni di smontaggio, è cominciata la trattativa.

Gianni Rinaldini, Giorgio Cremaschi e Maria Sciancati della Fiom, facevano avanti e indietro per colloquiare con gli operai all’interno e portare notizie ai loro colleghi fuori, in mobilità dal maggio 2008 e che da 14 mesi presidiano la fabbrica. «La prima macchina è stata già smontata», ha annunciato Sciancati. Poi la richiesta del sindacato alla Prefettura con tre condizioni: sospendere lo smontaggio per agosto; allontanare il blocco delle forze dell’ordine e aprire un tavolo tra istituzioni, parti sociali e imprenditori.

Ore di attesa e poi Rinaldini è uscito dalla fabbrica con la risposta della Prefettura e quella degli operai: «Ci hanno proposto alcuni giorni di sospensione, che non sono sufficienti per una trattativa vera». Ora dunque, ha aggiunto, «scriviamo per chiedere un incontro e un intervento diretto di Berlusconi». Gli operai dalle gru facevano intanto sapere che «le trattative non si fanno con il cappio al collo» e «siamo determinati a resistere per tutta la notte e oltre».

Intanto, il proprietario della Innse, Silvano Genta, commenta la richiesta di trattative avanzata oggi dagli operai e il loro gesto di protesta: «Sono solo strumentalizzazioni politiche, le trattative si fanno a tavolino, con la testa sulle spalle e non con la violenza, perchè sono stato minacciato».

L’imprenditore tempo fa ha anche presentato una denuncia in Procura per l’occupazione della sua fabbrica ed è attualmente aperta un’inchiesta a carico di ignoti.

E spunta anche una lettera inviata il 27 gennaio dalla Rubattino 87, società proprietaria dell’area che fa capo alla Aedes. Nella missiva, una raccomandata con ricevuta di ritorno spedita poco prima che Genta vendesse i macchinari, si contesta alla Innse Iniziative srl che fa capo all’imprenditore «la occupazione di fatto dell’area e la mancata corresponsione di indennizzo adeguato» e lo si avvisa di un’imminente causa per ottenere il risarcimento danni e la riconsegna dell’area. L’ad di Aedes, Nicola Cinelli ha spiegato che «c’è oggi stato un incontro con un imprenditore, ma a livello assolutamente preliminare».

Sulla vicenda interviene anche il segretario Pd Franceschini: «La protesta dei 49 lavoratori della Innse è condivisibile ed è solo un primo segnale di quello che potrebbe accadere in autunno. I lavoratori della Innse vanno non solo sostenuti ma anche capiti – ha dichiarato Franceschini, dopo un incontro a Marghera con le organizzazioni sindacali della chimica -. La loro protesta è condivisibile perché siamo di fronte a impegni non mantenuti e tradimenti veri. Bisogna che la politica risponda coi fatti anche perché questi sono i primi segnali di quello che potrebbe avvenire in un autunno carico di tensioni se non vengono date risposte a chi non ce la può fare ad aspettare la fine della crisi senza aiuti da parte dello Stato». Per Franceschini, dunque, «servono misure per fronteggiare l’emergenza, a cominciare dagli ammortizzatori sociali».

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5 agosto 2009

fonte:  http://www.unita.it/news/interni/87066/dateci_risposte_noi_siamo_determinati_a_resistere

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INNSE : “Il nostro futuro è qui”

Da Repubblica.it, di Ilaria Carra

03/08/2009

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Per oltre un anno se li son tenuti stretti come figli, quei macchinari. Giorno e notte. Le tute blu sanno che è da loro che dipende tutto.

«Senza, sappiamo di non avere più speranze, finisce tutto qui. Ma noi teniamo duro». E anche adesso che sono esiliati, impotenti, fuori dai cancelli mentre dentro smontano torni e alesatrici assieme al loro sogno, di arrendersi non vogliono nemmeno sentir parlare.

Sono arrivati a questo punto da soli. Testardi e orgogliosi, e con la volontà di riprendersi il loro lavoro che è più forte di tutto. I quarantanove operai del vecchio reparto presse della Innocenti Santeustacchio restano aggrappati con denti e cuore a un futuro nella loro fabbrica, nonostante tutto e tutti. In mobilità da un anno, a 800 euro al mese: rivogliono il loro posto.

«Noi vogliamo rientrare qui — dice senza incertezze Roberto, 45 anni, da 30 a fresare pezzi alla grande fabbrica del Rubattino — non siamo figli della crisi, abbiamo un sacco di lavoro tanto che quando ci hanno cacciati avevamo commesse arretrate per sei mesi». La speranza non è ancora tramontata e la prova è che nessuno degli irriducibili s’è anche solo guardato in giro per un nuovo impiego.

«Oltre al fatto che non è un buon momento per mettersi alla ricerca, in più perderei tutta la mia professionalità che mi sono sudato qui in 30 anni, ho una certa esperienza su questi macchinari — spiega Roberto, due figli e una moglie che per fortuna lavora anche se i soldi non bastano comunque — e un secondo lavoro, nel frattempo non riuscirei nemmeno a farlo, con i turni». Che sono tre al giorno: da settembre ogni operaio fa le sue otto ore, praticamente come se lavorasse. Con la differenza che ci si ferma in portineria, di guardia. E pure la notte, almeno una alla settimana se non di più. E al posto dello stipendio c’è la mobilità, che per i più anziani prosegue anche l’anno prossimo, anche se ridotta, mentre finisce a settembre per chi ha meno di 40 anni. Poi in mezzo alla strada.

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fonte:  http://www.proletaria.it/index.php/proletaria/Articolo-1/Occupazione/INNSE-Il-nostro-futuro-e-qui