Archivio | agosto 8, 2009

Il mio viaggio tra i migranti di Foggia

Foggia 3 agosto 2009

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Partiamo da Foggia alle prime luci dell’alba per dirigerci verso la campagna di San Severo. Da qui ha inizio il nostro presidio contro lo sfruttamento del lavoro immigrato “ Oro Rosso “ Ottanta sindacalisti della FLAI e della CGIL che provengono da tutte le Regioni, dal 2 al 12 agosto a fianco dei lavoratori migranti durante la raccolta del pomodoro, per portare la cultura della legalità e dei diritti.

Percorriamo con il pulmino un lungo tratto di superstrada semideserta fino ad imboccare una stradina stretta molto suggestiva immersa in una vasta pianura dove si scorgono in qua e in là ammassi di grano appena raccolto.
La sensazione è di spaesamento, come se all’improvviso avessi perso tutti i punti di riferimento. La strada continua a scorrere all’ infinito, non riesci ad intravedere la linea dell’orizzonte. Mi sento disorientata. Dopo pochi km il paesaggio comincia ad animarsi, passiamo davanti a capannoni dismessi, casolari abbandonati, gruppi di case fatiscenti con l’intonaco sgretolato dall’umidità. Quasi tutti sono occupati dai braccianti immigrati ( senegalesi, ghanesi, romeni, polacchi, albanesi, marocchini, tunisini, nigeriani). Vivono accampati come bestie, senza luce, ne acqua. Si cibano di ortaggi che si procurano dai campi, cucinano con l’acqua proveniente dai tubi per l’irrigazione.
La prima sosta la facciamo a Lesina. Sono le 6 del mattino. Dietro ad un edificio abbandonato, sotto una tettoia di cemento, dormono ammassati su vecchi materassi decine di stranieri, in condizioni igieniche a dir poco vergognose. Altri sono stesi sul cemento sopra cartoni o fogli di giornale. Sono tutti raccoglitori di pomodori che oggi non sono stati chiamati al lavoro dai caporali. Mohamed esce dalla sua capanna in cartone, e con un gesto di stizza ci ordina di non scattare foto. Superata la diffidenza iniziale nei nostri confronti, inizia a parlare di se e dei suoi compagni connazionali. Racconta che li ci vivono una cinquantina di immigrati prevalentemente africani, più della metà sono irregolari. Mohamed è un richiedente asilo sbarcato a Lampedusa, ha trascorso un periodo dentro il CPT fino a quando è arrivato il decreto di espulsione. E’ in Puglia da una decina di giorni e i soldi messi da parte stanno finendo perché ancora non è riuscito a lavorare nemmeno un giorno. Nelle stesse condizioni si trovano tutti gli altri. Le storie che ascoltiamo sono più o meno le stesse, storie di privazioni, soprusi, sfruttamento. Storie di uomini e donne privati della dignità di persone. A poco a poco si raccolgono intorno a noi, soltanto i più schivi rimangono sdraiati per terra con lo sguardo perso nel vuoto. Improvvisiamo una assemblea sindacale sul ciglio della strada per raccogliere tutti i loro drammi. Diamo un po’ di informazioni sul contratto di lavoro, parliamo delle nuove norme contenute nel pacchetto sicurezza, li incoraggiamo a far sentire la loro voce e a rivendicare i loro diritti. Li sollecitiamo a prendere contatti con il sindacato per aprire delle vertenze coi datori di lavoro che li sfruttano e non rispettano le norme contrattuali. Vogliamo fare la nostra parte, rafforzare il nostro impegno, consapevoli che è una battaglia dura e difficile.

Proseguiamo il nostro viaggio. La seconda tappa è in una azienda agricola nei pressi di San Severo. Sono quasi le 8 del mattino, ma l’aria è già soffocante, il termometro sfiora i 34 gradi. Nel campo, in lontananza si vedono sagome di esseri umani. Sono i braccianti immigrati che piegati sulle ginocchia raccolgono i pomodori. Qui, i pomodori si raccolgono a mano. Alcuni braccianti , appena si accorgono del nostro arrivo, si alzano da terra e con un movimento lento si asciugano il sudore con il dorso della mano. Altri continuano a lavorare non curanti della nostra presenza. Mi avvicino ad una giovane donna esile di corporatura e piccola di statura. Ha lo sguardo chino su una pianta gonfia di grappoli di pomodori che tiene ferma con tutte due le mani. Con uno scatto energico li sbatte ripetutamente su un pianale per staccarli dalla pianta e farli scendere dentro un cassone di plastica verde. Mi rivolge un timido sorriso senza smettere di lavorare. Vuole sapere chi siamo e cosa stiamo facendo lì. Spiego che siamo sindacalisti della CGIL e che vogliamo difendere i loro diritti sperando di essermi guadagnata la sua fiducia. Il suo nome è Sofia. E’ venuta in Italia 3 anni fa dalla Colombia come clandestina, adesso finalmente ha il permesso di soggiorno e spera di mettere da parte un po’ di soldi per raggiungere sua sorella in Veneto. Ha lavorato fino al mese scorso nel Nord Italia (non mi dice in quale città) , poi quando è stata licenziata è arrivata a Foggia perché sapeva che d’estate, con la raccolta del pomodoro, qualcosa da fare si trova. Il compenso è di 3 euro a cassone. Una giornata di lavoro inizia alle 6 della mattina e arriva alle 10 di sera. Ti ammazzi di fatica sotto il sole cocente e quando va bene, puoi riuscire a guadagnare anche 40 euro. Il prezzo della manodopera in questa zona varia dai quaranta ai sessanta centesimi a cassa e dai 3 ai 5 euro a cassone. Le domando se c’è un caporale a procurarle il lavoro e quanti soldi le trattiene dal suo guadagno. Finge di non capire e cambia discorso. La sua preoccupazione è per la sorella che vive a Padova ed è stata cacciata dalla famiglia dove lavorava come badante, perché adesso, mi racconta, “ con la legge sulla sicurezza, avere in casa una clandestina è troppo rischioso” La informo che il Governo ha fatto una sanatoria per le colf e le badanti, e che la CGIL chiede di regolarizzare tutti i lavoratori irregolari. Alza le spalle e a bassa voce dice “ io non so”.

Martedì 4 agosto. Partenza alle 5. Oggi andiamo al “ Ghetto “, da queste parti lo chiamano cosi, un villaggio abitato da soli africani. Piove a dirotto. Arriviamo al villaggio, un concentrato di baracche pericolanti distanziate tra di loro. Appoggiati ai muri sgretolati ci sono mucchi di indumenti inzuppati dall’acqua piovana, vecchi materassi, stoviglie, bottiglie di plastica. Nell’androne antistante seduti attorno al tavolo ci sono molti ragazzi di colore che chiacchierano. Le abitazioni sono rigorosamente suddivise per gruppi etnici. I nigeriani stanno con i nigeriani, i senegalesi con i senegalesi, i ghanesi con i ghanesi. Due bambini, un maschietto di 8 anni e una bimba di 3, ci corrono incontro festosi e sorridenti, il papà mi dice che vogliono fare una fotografia con il cappellino rosso della CGIL. Scattata la foto, non soddisfatti, ne chiedono un’altra insieme alla mamma, poi spariscono dietro la baracca di corsa.

Subito dopo siamo raggiunti da una donna alta e formosa, vestita con una tunica azzurra fluorescente e un turbante avvolto sulla testa. E’ lei ad accompagnarci nelle altre baracche per presentarci i suoi connazionali senegalesi. Da alcuni giorni al villaggio, non arrivano più le cisterne di acqua potabile e il cibo scarseggia. L’Arci che fino adesso si è sempre fatta carico del trasporto delle cisterne, li ha informati di non poter più rifornirli, per via di un problema burocratico con il Comune e l’ ASL che non danno l’autorizzazione. Ci chiedono disperatamente di aiutarli, nessuno, dopo le tante sollecitazioni, si è occupato di risolvere il problema. Un compagno della Flai telefona immediatamente al Sindaco di Foggia. Dopo una lunga telefonata dal tono minaccioso, l’Amministrazione Comunale convoca una delegazione di sindacalisti della CGIL che poco dopo lascia il villaggio per andare all’incontro con il Sindaco. Alcuni di noi restano speranzosi, insieme ad una massa invisibile di esseri umani senza cittadinanza, che per pochi euro è disposta ad abbassare la testa, pur di non essere cacciati dal nostro paese.

E’ difficile trovare le parole giuste per descrivere il nostro stato d’animo in quel momento, nel vedere tanta sofferenza negli occhi di quelle persone. Ti travolge la rabbia, il senso d’impotenza, lo svuotamento, l’amarezza. Ti chiedi come sia possibile che un paese civile tolleri tanta miseria e non provi vergogna ed indignazione. Ti chiedi come sia possibile che tanti uomini e donne necessari alla nostra ricchezza, non abbiano diritto ad un luogo decente in cui vivere, non abbiano l’acqua per lavarsi, nella totale indifferenza della politica e delle istituzioni. E poi ti chiedi se fino adesso hai fatto abbastanza, se potevi fare di più, se….Le domande si susseguono in cerca di una via d’uscita.

Alle 12.30 saliamo sul pullman che ci riporterà a Foggia. La pioggia continua a cadere… senza tregua.

Fonte: Facebook – Cristina

Zimbabwe: i diamanti attirano sempre tutti

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Lo Zimbabwe non è riuscito a rimuovere l’esercito e le violazioni dei diritti umani nei campi di diamanti in Marane. Di conseguenza, il sistema di certificazione di Kimberley (KPCS) deve immediatamente sospendere lo Zimbabwe. Il KPCS, è un gruppo internazionale che disciplina l’industria mondiale dei diamanti. E’ stato introdotto dalla risoluzione delle Nazioni Unite 55/56 e in base alla quale ogni spedizione di diamanti grezzi, verso o da uno stato membro, deve essere corredata da un certificato di garanzia che ne attesti la qualità di conflict-free ovvero, la non provenienza da zone di conflitto. Mira a prevenire “i diamanti di sangue”, ma la lotta è ancora molto lontana dato che molti diamanti che entrano nelle nostre case spesso sono macchiati di sangue ed hanno provocato violenze e vittime. Secondo molte organizzazioni non governative l’attuale sistema di certificazione del KPCS non è in grado di garantire un sistema di commercio di diamanti del tutto conflict-free.

Le industrie del settore diamantifero hanno inoltre adottato, a sostegno del sistema di garanzia del KPCS, un codice di auto-condotta in base al quale, tutte le fatture di vendita dei diamanti devono essere accompagnate da una garanzia scritta, archiviata e conservata, insieme alle stesse fatture, per eventuali controlli. Il sistema prevede inoltre l’obbligo di informare il personale delle aziende coinvolte circa i regolamenti governativi e le politiche industriali volti a prevenire e impedire il commercio dei “diamanti della guerra”.

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Nel finire del giugno de 2009 il KPCS è andato a Marange per verificare le condizioni nel paese e per valutare la conformità dello Zimbabwe. Il 4 luglio, i media locali e internazionali hanno riferito che il gruppo di verifica ha trovato in Zimbabwe serie violazioni delle norme. Il KPCS ora esorta il governo ad adottare misure correttive oppure corre ad una seria sanzione.  ”Le violazioni dei diritti umani e il contrabbando stanno continuando, ed i testimoni degli abusi sono continuamente perseguitati e minacciati”  ha detto Georgette Gagnon, direttore di Africa Human Rights Watch.

In una dichiarazione pubblica il 10 luglio, l’esercito e gli alti funzionari di polizia dello Zimbabwe hanno dichiarato che non avrebbero l’intenzione di lasciare i campi di diamante. Human Rights Watch ha invitato le autorità dello Zimbabwe a porre immediatamente fine alle vessazioni e agli atti di violenza. Ha inoltre esortato il leader sistema di certificazione di Kimberley per inviare un messaggio altrettanto forte al governo dello Zimbabwe per mettere fine alle intimidazioni di molti testimoni.

In una relazione del 26 giugno Human Rights Watch ha documentato come l’esercito dello Zimbabwe ha commesso terribili abusi contro i minatori ed i residenti locali, comprese le uccisioni, percosse e torture. Tali abusi sono continui in  Zimbabwe.

Onori Andrea

http://periodicoitaliano.info/2009/08/08/i-diamanti-attirano-sempre-tutti/

fonte: Andrea Onori

Drammatici aggiornamenti da Ponte Galeria: assassini!

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POCHE LE NOVITA’ DAL C.I.E. DI PONTE GALERIA, NESSUNA NOVITA’ SUL RAGAZZO ALGERINO, CHE PERO’ E’ MORTO A DETTA DI TUTTI I SUOI COMPAGNI DI DETENZIONE.
L’HANNO AMMAZZATO E IL CORPO NON ESCE FUORI, QUESTE LE CHIARE E NITIDE PAROLE CHE RIPETONO GLI ALTRI MIGRANTI: UN MALATO DI CUORE PESTATO A MORTE E SCOMPARSO NEL NULLA.
Aggiornamenti in diretta stamattina con Radio Onda Rossa: ascolta

Dal sito macerie, invece, questi aggiornamenti: “Gli algerini, testimoni dell’accaduto, sono ancora in isolamento dentro alla sezione femminile: non vengono fatti uscire, neanche per mangiare e non hanno contatti con nessuno. L’ambasciata algerina, chiamata in causa, sostiene di non saperne niente. Una troupe di Canale 5, chiamata da alcune mogli di reclusi, si è vista negare l’accesso al Centro.

Ieri, un gruppo di prigionieri ha rifiutato il vitto ed è rimasto nelle gabbie all’ora di pranzo, protestando rumorosamente. La polizia è intervenuta in forze ma i reclusi hanno continuato a protestare fino a quando non è stato promesso loro un incontro con il direttore. Previsto per la serata, l’incontro però non c’è stato, e non c’è stato neanche questa mattina. A detta dell’amministrazione, il direttore è assente dal centro.”

Fonte: http://baruda.net/2009/08/07/drammatici-aggiornamenti-da-ponte-galeria-assassini/

Il duro lavoro degli psichiatri di Gaza

Di Rami al-Meghari – Gaza.

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Nonostante l’immensa quantità di problemi da risolvere, gli operatori psichiatrici nella Striscia di Gaza assediata hanno proseguito nel loro lavoro, dando sollievo negli ultimi due anni a molti uomini, donne e bambini traumatizzati. Gruppi attivi di medici, impegnati in diversi programmi psichiatrici, stanno affrontando numerose difficoltà nel sostenere il proprio compito, soprattutto dopo la guerra israeliana nella regione. In alcuni centri locali, IslamOnline.net ha incontrato alcuni di questi operatori per esplorare le loro condizioni di lavoro.

Pressioni insostenibili

“A volte sentiamo di aver bisogno di prenderci cura della nostra salute mentale, quando la pressione che affrontiamo è molto forte” sostiene Sumaiyya Habib, un’operatrice del Centro palestinese per la democrazia e la risoluzione di conflitti (CPDRC), con sede a Gaza.

Ra’eda Wishah, dell’associazione Violence Against Women, ha infatti spiegato di aver seguito negli ultimi anni varie donne affette da traumi.

I problemi psicologici più ricorrenti nelle donne sono la repressione e lo stress psicologico. Cominciando a osservare questo genere di casi, mi sono reso conto che alcuni settori della società considerano la violenza sulle donne una cosa normale.

Wishah afferma che i disturbi più evidenti nel sesso femminile sono causati dai loro coniugi in ambiente domestico, in forma di violenze sia fisiche che verbali.

Nonostante simili problemi siano diffusi tra le donne di Gaza, molte di loro esitano nel riportare le proprie brutte esperienze. La ragione di questo è la loro iniziale diffidenza nei confronti degli operatori psichiatrici. Altre hanno paura di parlare, temendo possibili ritorsioni da parte dei loro familiari.

D’altra parte, l’accettazione della violenza sulle donne da parte della società non è un fenomeno diffuso. Per attrarre le palestinesi nei centri, il CPDRC organizza laboratori informativi nelle varie province della Striscia. È stato anche istituito un numero verde, che è possibile chiamare restando anonime.

“Nel corso dei laboratori – spiega Wishah – , distribuiamo questionari speciali alle partecipanti. Alcune di loro scrivono i propri numeri di telefono sui fogli, di modo che i nostri team possono avviare un contatto con loro e le nostre cure possono cominciare.”

Società conservatrice

Un secondo progetto è dedicato ai bambini traumatizzati nella Gaza dilaniata dalla guerra e dalle divisioni interne. Rajaa’ Shamiyya, un’operatrice psichiatrica del dipartimento per la Difesa dei bambini, ha descritto le proprie condizioni di lavoro: “Abbiamo diversi rami nelle rispettive province di Gaza. Oltre a questo, disponiamo di operatori nelle aree più remote, specialmente in quelle di confine.”

Come illustrato da Shamiyya, ai genitori vengono date alcune istruzioni tramite dei laboratori organizzati periodicamente in diverse parti della regione.

“Ci siamo abituati ad affrontare i problemi. – prosegue Shamiyya – Siamo in una società conservatrice, e alcune famiglie sono convinte che i loro bambini saranno considerati pazzi o malati mentali se si sottoporranno alle nostre cure. Per esempio, abbiamo scoperto che in una lontana comunità tribale nella Striscia Settentrionale molti dei bambini si esprimono in modo estremamente volgare. Quando abbiamo chiesto spiegazioni alle famiglie, queste ci hanno smentiti, sostenendo che i loro figli erano stati educati in modo appropriato.”

L’operatrice ha inoltre ricordato che tra i problemi affrontati dai bambini sono incluse l’aggressività, la trascuratezza e le paure ingiustificate. In molti casi, il centro ha avuto a che fare con bambini provenienti da aree colpite dalla guerra, i quali mostravano paure estreme. Ad esempio, quando alcuni di loro sentono un aereo israeliano che vola sopra le loro teste, fuggono dalle loro case per ripararsi nelle scuole e nei rifugi che accoglievano gli abitanti durante il conflitto.

Tra le cause responsabili delle cattive influenze sulla salute mentale dei bambini, secondo Shamiyya, sarebbe da aggiungere la divisione interna tra le fazioni politiche di Hamas e Fatah.

Riportiamo di seguito un caso riportato dalla nostra testimone:

Un bambino di 10 anni del campo profughi di Shati’ è rimasto traumatizzato da quando ha assistito all’attacco di un uomo armato appartenente ad una delle due fazioni, che ha assalito la casa di una famiglia affiliata al movimento rivale. L’effetto è stato tale che il piccolo ha preso a temere qualsiasi segno o simbolo di quella fazione, come una bandiera o un politico. Per fortuna, le sue condizioni sono molto migliorate da quando viene seguito dagli operatori.

Secondo le stime del CPDRC, i bambini che presentano sintomi simili hanno dai 5 agli 11 anni. Il Centro ha affrontato centinaia di casi nel solo periodo da marzo a luglio 2009.

Impatto dell’assedio israeliano

Al centro psichiatrico di Gaza, uno dei centri più grandi della Striscia, lo psicologo Hassan Ziyada ha illustrato l’attività del suo staff:

“Il lavoro degli operatori psichiatrici è pieno di sfide e difficoltà, le stesse affrontate dal popolo di Gaza sotto l’assedio israeliano, ovvero i frequenti attacchi e le divisioni interne. Ciononostante, il loro compito è quello di facilitare il ritorno all’equilibrio, e questa è la parte più complicata. Gli operatori dovrebbero affrontare i loro casi con un’alta professionalità, che tuttavia viene intaccata dalle difficoltà di cui ho parlato.”

Come ricorda Ziyada, il centro disponeva in passato di un programma sistematico indirizzato ai bambini colpiti da traumi, che però è stato stravolto dalla guerra: “In queste circonstanze, gli operatori hanno bisogno di effettuare dei follow-up ravvicinati e delle sedute speciali. Inoltre, vengono a conoscenza di molte storie tristi e scioccanti, al punto da esserne influenzati negativamente, poiché alcuni di loro vivono fianco a fianco con i loro pazienti. Questa è una delle sfide più pesanti per noi.”

Lo psicologo ha poi aggiunto che il programma di Gaza è il secondo a portare avanti questo tipo di progetto speciale, il che, ha spiegato, si aggiunge alle complicazioni causate dall’aumento dei casi da seguire.

Siamo dunque convinti che la realtà politica stia lasciando la sua impronta anche su noi operatori. Occorrerebbe fare pressioni sui politici perché prendessero coscienza di questi fenomeni. Ad esempio, tutte le fazioni coinvolte potrebbero quantomeno impegnarsi a far rimuovere l’ininterrotto assedio israeliano su Gaza.

Gli psicologi sono convinti che la presenza dell’embargo abbia giocato un ruolo importante nell’accrescere in molti giovani la necessità di cure psichiatriche Anche i neolaureati mostrano infatti di sentirsi sempre più alienati, repressi e impotenti, mentre altri si danno all’uso costante di droghe.

Fonte: InfoPal

Gaza e l’informazione: distorta per distrazione o ad arte?

Gaza, i bambini e le menzogne dell’informazione

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Di Vittorio Arrigoni, Ism.

Gaza City.

Da settimana scorsa i cuccioli d’uomo di Gaza city sono primatisti nel Guinness dei Primati, e quindi assurti agli onori dell’attenzione mediatica, non perché durante 3 giorni di bombardamenti  430 di loro sono stati uccisi e 1.855 sono rimasti feriti.  Non per la più alta densità di bambini intrappolati in una minuscola Striscia di terra. Non per gli elevatissimi tassi di malnutrizione (a Gaza, un bambino su 10 è affetto da deperimento) di anemia,  (uno su 2 è affetto da anemia,1 su 3 da ritardi della crescita e il 75% dei bambini sotto i 5 anni soffre di carenze di vitamina A). Primatisti a Gaza non perché la maggioranza dei bambini muore nel primo mese di vita poiché nato prematuramente o con peso insufficiente alla nascita, a causa della mancanza di medicinali, attrezzature e assistenza appropriata (TUTTI DATI UNICEF), risultato del criminale assedio israeliano. Ma primatisti per essere riusciti a far volare contemporaneamente tremila aquiloni oltre il filo spinato e le torri dei cecchini al confine. Un palliativo alla libertà negata. Angeli in gabbia, come imparare a volare via dall’assedio di Gaza.video: http://www.youtube.com/watch?v=qBsoXcQHRY0

Sempre sulla carne innocente dei bambini palestinesi, c’è che si diletta a marchiare la menzogna della propaganda sionista. Cosa vedete in questa foto? http://img248.imageshack.us/img248/561/hamas.png altre foto:
http://almoltaqa.ps/english/showthread.php?p=50007 A due occhi lucidi e coerenti, appaiono dei giovani sposi accompagnati per mano da delle damigelle sulla via dell’altare. Spacciando per notizia quella che è in realtà è un’invenzione, una bufala, alcuni siti e forum hanno denunciato quelle foto come la dimostrazione di atti di pedofilia legalizzata in Palestina.


Che quelle damigelle non sono in realtà damigelle ma le incoscienti spose date in pasto a centinaia di pedofili. Io che stavo a 200 metri da dove si è celebrato il matrimonio collettivo, sorseggiando un milkshake, confermo l’autenticità della scena da me sopradescritta: non sono le spose quelle bambine, sono solo le damigelle.
Capito miei piccoli  tg4 ambulanti??? Invito chi a cuore verità e giustizia a a mobilitarsi ed andare a esprimere un’opinione di diniego e disgusto su questi siti spacciatori di immondizia come  fossero notizia:

http://liberaliperisraele.ilcannocchiale.it/post/2311687.html http://hurricane_53.ilcannocchiale.it/

http://www.nntp.it/cultura-storia/2021970-pedofili-organici-di-hamas.html

http://forum.gamesvillage.it/showthread.php?t=754317

Attorno a questa clamorosa bufala addirittura si riunisco sdegnati gruppi su facebook:

http://apps.facebook.com/causes/329391

Quelle più fastidiose, fra tutte queste pagine online, sono quelle che si elevano a difesa dei diritti delle donne, esclusivamente quando le donne sono discriminate da islamisti, non un fiato di denuncia contro gli stupri dei nostri concittadini da Palermo a Milano a danno di extracomunitarie:

http://milleeunadonna.blogspot.com/2009/08/foto.html

Nelle stile razzista e ipocrita di milleeunadonna, come le trattano gli ebrei le donne nei paesi musulmani?
Leggiamo da un passato rapporto di Amnesty: “Le restrizioni imposte dalle autorità israeliane hanno determinato tassi record di povertà, disoccupazione e problemi sanitari per l’intera popolazione dei Territori Occupati. Le limitazioni di movimento, il rifiuto o il divieto di passaggio ai checkpoint, i blocchi e i coprifuoco causano complicazioni a catena alle donne che hanno bisogno di cure mediche, con esiti in diversi casi mortali. Decine di donne sono state costrette a partorire ai posti di blocco o in strada, perdendo in diversi casi i loro neonati a causa del divieto di passaggio imposto dai militari israeliani. La paura di non essere in grado di raggiungere un ospedale in tempo per partorire è diventata una delle principali ragioni di ansia per le donne palestinesi.
Come potenza occupante, ai sensi della Quarta Convenzione di Ginevra, Israele ha l’obbligo di garantire adeguate cure mediche alla popolazione palestinese di Gaza e della Cisgiordania, specialmente alle donne in gravidanza. Tuttavia, Israele ignora sistematicamente quest’obbligo e spesso l’esercito impedisce l’accesso ai servizi sanitari alle donne, ai bambini e agli uomini”.
E come le trattano i cristiani le donne musulmane?
Estrapolo da un gran pezzo giornalistico di Fulvio Grimaldi:
“Oggi l’Iraq è un paese con due milioni di vedove di guerra, 5 milioni di orfani, 2 milioni di sfollati e 4 milioni di rifugiati all’estero che sopravvivono nell’indigenza più assoluta, in minima parte tenuti dall’UNHCR con la bocca sopra la linea di galleggiamento. Un altro milione e mezzo è stato spazzato via da 13 anni di sanzioni. In totale tra morti ammazzati e espulsi dal circuito della cittadinanza, dal futuro, quasi vent’anni di guerra imperialista all’Iraq hanno sottratto dieci milioni di persone su 25: il 40% di una nazione. Forse soltanto Re Leopoldo del Belgio, con i suoi 20 milioni di congolesi trucidati, era riuscito a far meglio. L’80% degli iracheni, secondo la riduttiva statistica ONU, ha subito ferimenti, sequestri, morte. Non c’è famiglia irachena che non abbia vissuto la scomparsa, l’incarceramento, o la soppressione dopo tortura di uno dei suoi membri. Jewad, il cui pallone finì in un fosso su un cadavere, quando aveva nove anni, non riesce più a guardare un pallone. L’incombenza dei rastrellamenti e degli arresti arbitrari da parte di milizie o guardie, dopo quelli dei 60mila incarcerati senza processo e senza avvocati dagli Usa, è costante per qualsiasi cittadino che si muova oltre le muraglie “israeliane” erette dai pulitori confessionali attorno al suo quartiere o villaggio. Tra i profughi all’estero, tenuti al margine di società, lavoro, scuola, sanità, si è inevitabilmente sviluppato la “prostituzione di sopravvivenza”. Le irachene vengono chiamate tout court “profughe puttane”. Il loro mestiere è agevolato dal fatto che nel loro paese “liberato”, in carcere o per strada, avevano già subito stupri. C’è qualche ginocrate del femminismo anti-velo che si inalberi? ” Successe così ai tempi del nazismo.
In sordina, gli ebrei venivano dipinti come dei mostri, tanto valeva metterli nei forni. Succede oggi in tempi di islamofobia, se i palestinesi sono tutti pedofili vale la pena tiragli addosso una bomba atomica, oltre il fosforo bianco che ancora respiriamo da gennaio.

Restiamo Umani

Vittorio Arrigoni, attivista per i diritti umani

blog: http://guerrillaradio.iobloggo.com/

approfondimenti:http://blogs.news.sky.com/foreignmatters/Post:dcc9d723-8046-4857-b618-5c1135ba6417
La foto ritrae delle spose: sono delle ragazze. Le bambine fanno da damigella. Chiediamo ai colleghi italiani di essere più attenti e di verificare fonti e notizie prima di pubblicarle. Altrimenti si rendono ridicoli.

Fonte: InfoPal

Hamas organizza matrimonio collettivo per le donne rimaste vedove a Gaza

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Fonti israeliane

1In a show of strength in the face of deepening crisis in Gaza since Hamas took over in June, the organization sponsored a mass wedding last Thursday. The group ceremony brought together 100 grooms, who celebrated without their brides in observance of Islamic law

.Hamas holds wedding ceremony for 100 grooms in Gaza – Haaretz …

YouTube – Hamas organises mass wedding in Gaza –

Brideless in Gaza: Hamas gets into matchmaking business – Haaretz …

Hamas gets into matchmaking biz – Israel News, Ynetnews

2 Aug 09Più di 380 coppie palestinesi per un matrimonio collettivo in Siria

Smentite

2 http://www.libertiesalliance.org/?p=2107

The latest anti-Hamas meme: “child brides” (updated)

The Heathlanderhttp://www.wnd.com/index.php?fa=PAGE.view&pageId=106002

the video that appeared to depict the mass marriage of Children in Gaza that was briefly posted here was not in fact what it seemed. It has been brought to our attention that the children in the footage were not brides but participants in the ceremony. We are now convinced that this explanation is correct and have therefore removed the clip.

Fonti internazionali

Gaza’s Single Ladies to Hamas: Put a Ring on It – World News …

BBC NEWS | Middle East | Hamas holds mass wedding ceremony

fonte palestinese

Hamas holds collective marriage ceremony

Middle East Online

Maan News Agency: Hamas organizes mass wedding for 550 Gaza couples

Islamofobia? Ignoranza o propaganda da sky

Islamophobia. Ignorance Or Propaganda? | Gaza | Israel | Islamophobia | Foreign Matters | Sky News Blogs

Commento: ora si fa passare questo video come prova di matrimoni voluti da Hamas tra uomini adulti e bambine (con annessi e connessi). Oggi è il 7 agosto e nessun quotidiano ufficiale riporta la notizia nei termini qui descritti

http://apps.facebook.com/causes/329391

http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90

fonte: Frammenti Vocali MO

GAZA: spose bambine o vedove?

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1 oggi come oggi, dopo una settimana , non esiste alcuna prova ufficiale che confermi l che siano avvenuti matrimoni, organizzati da hamas, tra uomini adulti e bambine. Furoreggia l’interpretazione del video (soggettiva)

2 In compenso, rigirando secondo me la frittata, infuria l’associazione islam e pedofilia. Dispiace che la versione in auge sia stata “sposata” anche da blog seri senza riportare alcuna fonte ufficiale .

3 Di una cosa sono abbastanza certa: se la notizia fosse realmente quella che sta girando in alcuni blog e forum, Abu Mazen non se la sarebbe lasciata sfuggire: infangare il nemico con una “notizia-bomba” così agghiacciante, un’occasione d’oro per acquistare credito agli occhi degli occidentali

4 tutti i link ufficiali qui

hamas organizza matrimonio collettivo per le donne rimaste vedove a Gaza

fonte: Frammenti Vocali MO

Inutile e dannoso il ponte sullo Stretto

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Le adesioni aumentano di ora in ora. E la voglia di protestare, dopo la recente approvazione del decreto anticrisi che stanzia 1,3 miliardi di euro per l’opera, non manca. Malgrado il caldo agostano. Sono previste almeno 5mila persone – non poche – al corteo di sabato contro il ponte sullo Stretto (appuntamento alle ore 18 a piazza Cairoli, Messina).
Una mobilitazione promossa dal comitato locale e che vedrà la partecipazione di numerose associazioni ambientaliste (Wwf, Legambiente e Italia Nostra), sindacati di base e alcuni partiti (Rifondazione, Sinistra e Libertà e, forse all’ultimo, anche il Pd messinese). Delegazioni nazionali arriveranno in Sicilia con pullman organizzati, il tam-tam è esploso anche su facebook con decine di pagine nate spontaneamente per esprimere il dissenso verso un’opera «inutile e dannosa» dal punto di vista naturalistico e paesaggistico. Anche se la rete No-ponte sta cercando di spostare l’attenzione verso altri aspetti negativi dell’infrastruttura, come quelli economico-sociali. «Contro il loro ’ponte’ fatto di colate di cemento, speculazione e disprezzo per la democrazia – viene scritto in un comunicato – chiediamo di riorientare la spesa pubblica verso la riqualificazione del territorio, a cominciare dalla messa in sicurezza antisismica ed idrogeologica, ed infrastrutture di prossimità, come il traghettamento pubblico nello Stretto». Ad aprire il corteo sarà lo storico striscione «No ponte», subito dietro le associazioni, a chiudere sindacati e partiti.
Intanto il governo va spedito per la sua strada, ignorando le proteste e finanziando, nell’ultimo decreto, 1,3 miliardi per le «opere collaterali» alla maxi-infrastruttura. «E’ pazzesco, non esiste nemmeno un progetto definitivo del ponte», esclama Ciro Pesacane del Forum Ambientalista che ricorda come lo stesso progettista, Remo Calzona, parli ora di opera «non al passo coi tempi». Alcuni problemi tecnici restano irrisolti: non viene evitato l’effetto del galopping ed ha una scarsa valutazione sull’alta sismicità dell’area, sulla tenuta delle saldature della struttura e sui limiti tecnologici attuali per garantire una luce così lunga.
In tanti comunque pensano che quello del governo sia tutto un bluff e che l’opera in realtà non si farà mai. «Non bisogna allentare la guardia» afferma invece Gino Sturniolo del comitato locale, che vede nel ponte «un rubinetto con cui il governo regala fondi pubblici a pochi contractors». Sottolinea, infatti, come dietro l’alta velocità o gli inceneritori o altre «opere dannose all’ambiente e alla salute» ci siano sempre le stesse imprese. Impregilo docet. Non sarà come la manifestazione del gennaio 2006, che vide più di 20mila persone protestare a Messina, ma la determinazione è sempre la stessa.

Fonte: Giacomo Russo Spena per il Manifesto

18° anniversario omicidio Scopelliti – Programma ufficiale Legalitàlia 2009

» DOMENICA 9 AGOSTO
ore 19.00 – Duomo
Santa Messa per il diciottesimo anniversario dall’uccisione del giudice Antonino Scopelliti, celebrata da DON LUIGI CIOTTI.

ore 20.15 – Piazza Duomo
Proiezione clip video “Dove eravamo rimasti… Legalitàlia 2008”

ore 20.30 – Apertura lavori.
Introduce ALDO PECORA, Portavoce “Ammazzateci Tutti” e promotore del meeting;
Proiezione clip video “Scopelliti, 18 anni dopo”
Talk show: “Il delitto Scopelliti e l’evoluzione della ‘Ndrangheta, la mafia più potente del mondo.”
– LAMBERTO SPOSINI, giornalista ed anchorman Rai Uno
dialoga con:
– PATRICK TRUHN, Console generale degli Stati Uniti d’America;
– AGAZIO LOIERO,  Presidente Regione Calabria;
– GIUSEPPE SCOPELLITI,  Sindaco di Reggio Calabria;
– SALVATORE BOEMI, già Coordinatore Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, Commissario Stazione Unica degli Appalti Regione Calabria;
– NICOLA IZZO, Vice direttore generale della Pubblica Sicurezza con funzioni vicarie – Polizia di Stato;
– ANTONIO PRESTIFILIPPO, Giornalista de “La Gazzetta del Sud”, autore di “Morte di un giudice solo – il delitto Scopelliti”;
– ROSANNA SCOPELLITI, Presidente Fondazione “Antonino Scopelliti”, figlia del magistrato;

Nel corso della Tavola rotonda saranno letti i saluti del Presidente della Repubblica, del Presidente della Camera dei Deputati e del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Ore 22.15 – Primo Premio “Antonino Scopelliti” – Cerimonia di Premiazione

Ore 22.30 – Concerto: Jazz con il “Vincenzo Mirabello Quartet”

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» LUNEDÍ 10 AGOSTO

ore 16.00 – Tendone incontri
Workshop: “L’antimafia passa da Facebook?”
Tutors:
– PARIDE LEPORACE, Direttore “Il Quotidiano della Basilicata”;
– EMILIANO MORRONE, giornalista;
– ORFEO NOTARISTEFANO,  giornalista, autore di “Cocaina Connection”.
Presiede:
– MASSIMO BRUGNONE, Ammazzateci Tutti Lombardia.

ore 17.30 – Tendone incontri
Workshop: “Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo”
Tutors:
– LILIANA CARBONE, maestra elementare, madre di Massimiliano Carbone, giovane ucciso dalla ‘ndrangheta nel 2004;
– CRISTIAN ALICATA, Vicepresidente Commissione Legalità – Forum Nazionale dei Giovani;
– LAURA NOCILLA,  Comitato “Addiopizzo” Palermo.
Presiede:
– LIA STAROPOLI, Ammazzateci Tutti Calabria.

Ore 19.00 – Piazza Duomo
Meet-café: “La Legalità, una lotta Comune”
Il giornalista CLAUDIO CORDOVA intervista:
– ANTONINO IANNAZZO, Sindaco di Corleone (PA);
– VITTORIO METE, ricercatore e saggista, esperto in sociologia dei movimenti;
– MICHELE TRIPODI, Assessore alla Difesa della Legalità della Provincia di Reggio Calabria.

ore 20.30 – Chiusura lavori.
Talk show: “L’Italia e le mafie viste dall’Estero”
L’inviata del Giornale Radio Rai 1 ENRICA MAJO dialoga con:
– AGNES GATTEGNO, giornalista Televisione nazionale Francia;
– UDO GÜMPEL, giornalista RTL Televisione nazionale Germania;
– JÜRGEN ROTH,  criminologo di fama internazionale;

Nel corso della Tavola rotonda saranno trasmessi dei brani tratti dal Film documentario “Le mani sull’Europa” di Agnes Gattegno.

Ore 22.30 –  Concerto: Pop lirico con il trio “Appassionante”.
Ospite d’eccezione: Verdiana canta Mia Martini.

Info: legalitalia.org

Fonte: Antimafia Duemila

8 agosto 1956, 9 agosto 1906: Marcinelle e Sirio, due tragedie dell’emigrazione italiana

A distanza di 50 anni si consumano due tragedie, due stragi, nel segno della necessità di migrare per gli italiani più poveri e diseredati, dalle campagne del Veneto a quelle del Meridione. Annegati in mare, durante un viaggio “della speranza” gli emigranti del vapore Sirio, brucaiti o asfissiati in miniera gli emigrati in Belgio di Marcinelle.
Per approfondire:

http://rcslibri.corriere.it/rizzoli/stella/home.htm

IL SIRIO

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Il 6 agosto del 1906 dal porto di Genova partiva il vapore Sirio, una delle navi più moderne della flotta italiana, con a bordo circa 2.000 emigranti che andavano in America.
Il vapore viaggiava a 17 nodi l’ora, una velocità ancor oggi considerevole, e, per abbreviare il viaggio, seguì una rotta molto vicina alle coste spagnole. Il 9 agosto urtò contro uno scoglio che si trovava alla profondità di circa 3 metri e incominciò un lento inabissamento.
Il Sirio impiegò venti giorni per affondare definitivamente, ma la paura e la disorganizzazione presero il sopravvento e finirono annegate o disperse circa 300 persone per la compagnia assicurativa, oltre 700 per i giornali dell’epoca.
La canzone nell’archivio de ilDeposito.org:
http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=692

MARCINELLE

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Marcinelle, sobborgo operaio di Charleroi. Miniera di carbone Boisde Cazier. Pozzo Saint Charles, ore 8 del mattino, o poco più. Nella corsa di risalita alla superficie la gabbia, cui è stato malamente agganciato un carrello pieno di materiale di scavo, sbattendo contro le pareti del pozzo sradica una putrella, trancia i fili della corrente elettrica e la condotta dell’olio. È l’inizio dell’inferno. Le scintille innescano il fuoco che si propaga velocemente dal luogo dell’incidente alle impalcature di legno delle gallerie, involontariamente alimentato dai ventilatori che immettono aria nel pozzo e ne aspirano il gas. I minatori di turno quella mattina sono bloccati nelle gallerie senza possibilità di scampo.
Solamente il 12 agosto sarà possibile raggiungere il livello dove si era consumata la tragedia. I soccorritori belgi, cui si sono aggiunti tedeschi e francesi, trovano una situazione peggiore di quanto potessero immaginare. Nelle gallerie non ci sono che cadaveri (quando è possibile riconoscerli come tali): corpi folgorati dal fuoco ancora nella posizione di lavoro, altri asfissiati dal grisou e dal fumo. Secondo la lista della miniera i morti sono 263. Iminatori italiani che non sono tornati vivi da quel tragico pozzo sono 136, di cui ben 40 provenienti da Manopello, paese abruzzese in provincia di Chieti.
I link alle pagine dell’archivio con le canzoni realtive a questo fatto:
http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=971
http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=928
http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1337

Fonte: Facebook – Valfredo

A proposito di lavoro: FIAT

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Incontro Fiat-sindacati all’Assolombarda: la Fiat vuole chiudere Arese, CUB, Associazione capi Fiat, Fim Cisl e Uilm dicono sì

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Questa mattina, presso l’Assolombarda di Milano, la Fiat (attualmente ad Arese, tra Fiat Auto, Fiat Powertrain, il call center e aziende collegate, ci sono circa 1.000 lavoratori Fiat) ha comunicato ai sindacati ulteriori 13 settimane di Cigo ad Arese (fino al 22 novembre); ciò fa seguito alle 7 settimane di Cigo che già stanno facendo i lavoratori.
La Fiat era rappresentata da Giuseppe Farinazzo, capo del personale degli Enti Centrali di Torino e del Motor Village e recentemente sequestrato dagli operai Fiat in Belgio durante una trattativa.
La Fiat si è limitata a dare alcuni dati delle vendite delle auto e detto ciò, nonostante i dati forniti dalla stessa Fiat siano migliorati, ha appesantito la situazione comunicando che lascerà comunque in Cigo continuativa il grosso dei lavoratori di Arese. Lo Slai Cobas, nel contestare la cassa integrazione, ha chiesto alla Fiat di chiarire i progetti su Arese:

1. perché la Fiat usa massicciamente la Cigo quando sposta lavorazioni Alfa a Balocco e a Torino?
2. perché la Fiat, invece di diminuire la cassa, è passata di fatto ad una cassa a zero ore?
3. perché non si dice nulla sui progetti Fiat ad Arese (Motor Village, Expo 2015, ecc..) ?

La Fiat, nonostante Giuseppe Farinazzo sia dirigente del Motor Village – una attività legata anche a progetti di Expo 2015 che dovrebbe insediarsi ad Arese – non ha dato nessuna risposta.
Lo Slai Cobas ha poi denunciato alla Fiat e al suo dirigente Giuseppe Farinazzo l’attività antisindacale operata anche nei giorni scorsi ad Arese dalla stessa Fiat con l’appoggio alla vergognosa iniziativa della CUB di sollecitare i lavoratori di Arese a chiedere il trasferimento in altre sedi e stabilimenti Fiat (vedi i due allegati con i questionari per i trasferimenti dati dalla CUB nei giorni scorsi ai lavoratori).
Il progetto a tutto tondo è chiaro: svuotare i reparti dalle lavorazioni rimaste e dai lavoratori per poi dire che Arese è solo una scatola vuota e non ha più ragione di esistere.
E’ poi intervenuta la CUB chiedendo alla Fiat di dare la possibilità ai lavoratori Alfa di Arese di trasferirsi in altri stabilimenti.
E, di concerto, subito dopo l’Associazione Capi e Quadri Fiat si è detta completamente d’accordo con la CUB. E a loro si sono associati Fim Cisl e Uil Uilm. Lo Slai Cobas, al termine della riunione, ha diffidato la Fiat dal continuare a portare avanti attività antisindacali ed ha ribadito a Giuseppe Farinazzo che la stessa Fiat deve ancora reintegrare 10 lavoratori dello Slai Cobas, in Cig dal 2002 e licenziati nel marzo 2008.

Arese, 24-7-2009
Slai Cobas Alfa Romeo


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26/09: Incontro Nazionale a Napoli

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A seguito dell’Assemblea operaia – svoltasi lo scorso 17 Luglio a Pomigliano d’Arco – per denunciare la palese violazione della democrazia sindacale attraverso l’impedimento autoritario delle elezioni delle RSU alla Fiat/Auto e la conseguente arroganza filopadronale di CGIL-CISL-UIL, si sono riuniti lo SLAI/Cobas provinciale di Napoli, l’RdB/CUB della Campania e l’SLL.

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In continuità con la discussione tenuta nell’assemblea, abbiamo convenuto di lanciare, a partire dall’eclatante caso di Pomigliano d’Arco, una campagna di controinformazione e di mobilitazione in difesa della democrazia sindacale e della libertà di lotta e di organizzazione.
Una campagna nazionale che dovrà essere articolata nei posti di lavoro (sia privati che pubblici) e che dovrà affermare il protagonismo delle organizzazioni di base indipendenti e non concertative a fronte del dispotico monopolio del 33% degli eletti garantito ai sindacati collaborazionisti.
Abbiamo previsto di organizzare – orientativamente per la fine del mese di settembre – un grande Incontro Nazionale a Napoli, per Sabato 26 Settembre, al Politecnico per discutere, assieme alle organizzazioni politiche e sindacali, ai comitati ed alle associazioni tutte, questa grave emergenza democratica. Vogliamo mettere in atto le iniziative adeguate che dovranno attraversare il prossimo autunno sociale italiano il quale sarà caratterizzato da un ulteriore attacco padronale e governativo alle generali condizioni di vita e di lavoro dei ceti popolari.
Ai primi di Settembre renderemo noto e faremo circolare un Appello pubblico per raccogliere le adesioni e sollecitare la partecipazione di quanti vorranno affiancarci in questa importante battaglia a difesa dei diritti dei lavoratori.

Napoli, 28/7/09
Slai/Cobas, coordinamento provinciale Napoli – Federazione RdB/CUB della Campania – Sindacato Lavoratori in Lotta

Cane Sciolto
06 agosto alle ore 22.06

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Fonte: Facebook – Valfredo

“Milioni di euro di tangenti. E Berlusconi sapeva”. Carlo Taormina interviene sul caso Abruzzo

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Il caso Cicchitto/Aracu/Espresso ha tutti i numeri per diventare l’evento dell’estate: la vicenda ingarbugliata, sordida e ricca di colpi di scena a cui appassionarsi mentre si legge il giornale sotto l’ombrellone. Magari può anche essere un ottimo spunto per litigare col vicino di sdraio che solidarizza coi Berluscones a prescindere (o, naturalmente, per familiarizzare con qualche dipietrista giustizialista!).

In attesa di vedere come si evolve la questione e cosa rimarrà agli atti delle accuse lanciate dalla ex consorte – a quanto pare piuttosto risentita – del dirigente abruzzese di Forza Italia, c’è da registrare la presa di posizione dell’avvocato, nonché ex onorevole e sottosegretario azzurro Carlo Taormina.

Il Taormina affida alle agenzie una dichiarazione abbastanza inquietante, sempre mettendo bene in chiaro che lui di Cicchitto non sa nulla: “Sono stato ascoltato lo scorso anno dalla Procura di Pescara perché era emersa la notizia che io fossi in possesso di un dossier nel quale si facevano i conti delle tangenti pagate nella Regione…. Il fenomeno è totalmente vero: si parlava di milioni di euro…. Le notizie pubblicate oggi da L’Espresso sono perfettamente corrispondenti a verità… Io, quando ne venni a conoscenza, parlai con precisione all’attuale presidente del Consiglio Berlusconi, che dunque era a conoscenza delle situazione ambigue e anomale che si stavano da tempo gestendo in Abruzzo tra Neve Azzurra e quant’altro”.

Fonte: Facebook – Paolo