Archivio | agosto 9, 2009

INNSE: Arrampicati sulla gru senza corrente

Per fiaccare la resistenza dei cinque operai che da quattro giorni resistono su un carro ponte dell’officina di via Rubattino la polizia ha interrotto l’elettricità. “Ci sentiamo in una prigione”

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Il sit in davanti alla Prefettura

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di Ilaria Carra – 8 agosto 2009

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Al telefono Luigi può restare poco: «Batteria a terra. Siamo in una prigione». Resistere, per i cinque lavoratori della Innse barricati da martedì su un carro ponte, si fa sempre più dura. «Ci hanno staccato la corrente ma resistiamo».

Tagliati fuori. A fare i conti su se stessi, e tra di loro. «Non possiamo nemmeno più comunicare con le nostre famiglie, stiamo bene, non molliamo». Al quarto giorno di resistenza, a più di dieci metri di altezza in una capannone dove l’aria non circola, gli operai della Innse non mollano. Dalla gru non hanno intenzione di scendere, se non con la garanzia del blocco dello smontaggio dei macchinari e l’avvio di una trattativa vera, specie ora che si è fatto vivo un nuovo compratore interessato. Ma la strategia delle forze dell’ordine è chiara. Dopo il divieto a far passare visite, tranne in un paio di casi al segretario generale della Fiom-Cgil, deciso all’indomani dell’arrampicata dei cinque sulla gru, la questura, pur assicurando loro cibo e acqua, gioca la carta di una nuova restrizione.

Via la corrente, niente più carica ai cellulari dei gruisti. Si prova a indebolirli, gli ammutinati delle tute blu. A isolarli dalle mogli, dagli amici. Da chi pur di sostenere la protesta trascorre anche la notte, fuori dalla fabbrica. Dai manifestanti che, in solidarietà, continuano a presidiare la striscia d’asfalto davanti ai cancelli, dall’altra parte del fronte. Oggi per il settimo giorno di fila, in una vicenda che ancora non vede una via d’uscita. Nemmeno dopo la protesta di una cinquantina tra manifestanti e operai, per circa un’ora, in corso Monforte, per chiedere al prefetto il ritiro del presidio fisso di forze dell’o rdine. Ma nulla di fatto, e gli operai si sono diretti a piedi verso piazzale Dateo bloccando il traffico con brevi sit-in.

Fuori dalla fabbrica il megafono aiuta, fa arrivare un incoraggiamento ai cinque, ogni tanto. «Resistete», urlano amici e sindacalisti, da fuori. Ma i nervi di Luigi, Massimo, Fabio, Vincenzo, trincerati da cento ore e quattro notti su una gru assieme a Roberto, funzionario sindacale, sono messi a dura prova. Il grasso dappertutto, l’impossibilità di lavarsi da giorni e di muoversi in cinque su una piattaforma e una striscia di ferro. Sempre attaccati, uno all’altro. Impossibile sfuggire, del resto. Il morale che fatica a restare alto, e la rabbia che monta sempre di più.

«Siamo arrabbiati marci — urla Roberto — Il sentimento che sentiamo di più è la rabbia contro prefettura e istituzioni, contro chi per mesi ci ha chiesto una prova che poi una volta data è stata cancellata in modo miserabile». I sindacati tornano alla carica: «Chiediamo che vengano sospesi sgombero e smontaggio e che si lasci spazio alla trattativa tra l’attuale proprietà e questo nuovo soggetto imprenditoriale che ha richiesto 60 giorni per tale trattativa. È irresponsabile che si faccia finta di nulla», attaccano, insieme, i segretari generali della Fiom e della Camera del lavoro.

Fonte: la Repubblica – Milano

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COMUNICAZIONE IMPORTANTE PASSATA SU FB: non lasciamo soli i lavoratori della INNSE nella settimana di ferragosto: chi può vada al presidio!

Per il TG1 di Minzolini, il Pil al -6,1% è una buona notizia

ROMA – Quasi non ci si crede. L’informazione narcotizzata del TG1 di Augusto Minzolini sta raggiungendo vette persino comiche. Oggi uno dei suoi redattori ha cercato di mostrare come, in realtà, la pesantissima caduta del Pil italiano in giugno – superiore a quella di tutti gli altri Paesi del mondo – pari a -6,1% sia dovuta alla crisi e che, quindi, non c’è da preoccuparsi.

E’ come se uno dicesse ad un malato: stai tranquillo, il mal di testa è dovuto alla meningite fulminante che ti ha colpito e che potrebbe provocare la tua morte fra qualche ora. In realtà, dice il redattore, la caduta del Pil sta diminuendo rispetto ai mesi precedenti, quindi la crisi sta finendo, quindi non ci si deve preoccupare. E’ L’Ocse con il suo superindice che lo asserisce, quella stessa Ocse a cui non si deve dare retta quando sottolinea l’inabissamento degli indici economici italiani.

In questo modo, i poveri telespettatori di questa disinformazione quotidiana non capiranno mai nulla dell’andamento dell’economia perché è proprio questo che Silvio Berlusconi desidera. Minzolini riceve e riproduce le veline dal Minculpop e i suoi redattori le assemblano con immagini soporifere. Magari quei medesimi telespettatotri non arriveranno alla fine del mese ma rimarranno sicuri che è questione di settimane, forse di giorni, quando si apriranno di fronte a loro le porte del paradiso di Silvio. Nessuno starà loro a dire – figuriamoci! – che una così pesante contrazione della ricchezza nazionale è destinata a durare molto di più che negli altri Paesi, semplicemente perché, quello italiano, è un governo che non sta facendo nulla per combatterla. I telespettatori del TG1 dovranno scoprirlo da soli, osservando, fra qualche mese, il frigorifero oramai vuoto. E allora, che si inventerà il povero Augusto Minzolini? Un servizio di catering a domicilio?

VEDI IL SERVIZIO DEL TG1

Fonte: Dazebao

Ru486, Fini: le Camere non c’entrano / Avvenire: Fini superficiale

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Gasparri: ora un’indagine conoscitiva
Ma l’ex compagno di partito lo stoppa

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ROMA
La pillola abortiva crea crepe nel Pdl.
Il presidente della Camera Fini, infatti, rigetta la richiesta di un’indagine conoscitiva del Parlamento sulla Ru486. «Trovo originale pretendere che il Parlamento si debba pronunciare sull’efficacia di un farmaco. Ognuno ha le sue opinioni, anche io ho la mia, ma non è oggetto di dibattito politico. Poi ci sono le linee guida del governo, si è pronunciata l’Agenzia del farmaco, non vedo cosa c’entri il Parlamento» dice la terza carica dello Stato. Le parola dell’ex leader di An suonano come una bocciatura della proposta di Gasparri, che spiega. «Ho grande rispetto per le opinioni delle massime istituzioni dello Stato, ma confermo che al Senato promuoverò iniziative di indagine conoscitive sugli effetti della pillola Ru486 in Italia e negli altri Paesi dove è stata già impiegata».

Insomma, il capogruppo dei senatori pidiellini ribadisce che «non si può delegare a tecnici privi di legittimazione democratica una decisione che attiene al diritto alla vita» e ribatte al suo ex leader. «Il parlamento ha la possibilità di svolgere attività ispettive e conoscitive su ogni materia. E spesso si occupa di cose molto meno importanti che il diritto alla vita, la corretta applicazione della 194, e vicende delicate come quella della Ru486. Del resto, proprio la Camera si è recentemente occupata del problema dell’aborto e del diritto alla vita, discutendo importanti mozioni». Con lui anche Quagliarello. «Quel che non si può impedire è che il Parlamento attivi, se crede, tutti gli strumenti conoscitivi e discuta in merito alla compatibilità tra la tecnica della pillola abortiva e l’applicazione della 194 che, non va dimenticato, è una legge dello Stato in vigore».

Plaude a Fini, invece, l’ala liberale del partito. «Sono un rappresentante del popolo, ma non mi ritengo onnisciente. Rifuggo, perciò, la velleità di sostituirmi al medico ed al farmacista, riguardo all’efficacia o agli effetti collaterali di qualsivoglia farmaco, pillola abortiva compresa» commenta Giancarlo Lehner.

In serata arriva poi l’autorevole intervento di monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia della Vita: «I parlamentari – dice – sapranno trovare le modalità per affrontare nelle sedi specifiche e secondo le competenze di ognuno». «Mi rallegro senz’altro – aggiunge – di quanto può essere fatto per mettere al riparo la salute della donna e non lasciare che un dramma così profondo la abbia a trovare completamente sola nel dover affrontare una situazione così delicata». «Non si capisce – conclude – come mai si sia intervenuti con molta urgenza da parte dell’Aifa ad approvare la pillola quando rimangono aperti molti interrogativi su di essa».

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8 agosto 2009

fonte:  http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200908articoli/46228girata.asp

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Ru486: Avvenire, Fini superficiale

Cossiga, Parlamento puo’intervenire e presidente Camera scorretto

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(ANSA) – CITTA’ DEL VATICANO, 9 AGO – ‘A noi, e non solo a noi, sarebbero piaciute parole meno superficiali’ da parte di Fini sulla pillola Ru496, scrive l’Avvenire. Il quotidiano dei vescovi italiani parla di ‘battuta sorprendente’ del presidente della Camera che ha definito ‘originale’ pretendere che il Parlamento possa discutere sulla pillola abortiva. Per il presidente emerito Cossiga, il Parlamento puo’ intervenire sulla pillola RU486 e Fini e’ stato scorretto nel pronunciarsi su possibili temi all’odg dell’Aula.

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fonte:  http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/topnews/news/2009-08-09_109399913.html

La Lega, le ronde e la storia…

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E su Telepadania va in onda “Fratelli nel sangue, la faccia violenta dell’Unità d’Italia”

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MILANO, 8 agosto – Su Telepadania è andata oggi in onda la prima puntata di “Fratelli nel sangue, la faccia violenta dell’Unità d’Italia”, nelle intenzioni leghiste una rilettura critica della storia dell’Unità d’Italia: dal tradimento degli ideali risorgimentali alla inadeguatezza della classe politica piemontese. La trasmissione andrà in onda fino al 29 agosto, ogni sabato.

A sostenere le tesi due storici, Giovanni Francesco Carpeoro, direttore di Hera (una rivista che si occupa di miti, civiltà scomparse e misteri archeologici), e Andrea Rognoni, direttore della rivista Idee per l’Europa dei Popoli. «Il problema – ha detto Carpeoro – non è mettere in discussione il valore dell’Unità d’Italia, il problema sono le modalità con cui questa è avvenuta». Secondo Carpeoro, «la sua realizzazione è stata il tradimento dei valori risorgimentali» perché «sono stati traditi anche gli ideali del federalismo di Carlo Cattaneo». Per i due storici, poi, «la classe dirigente politica piemontese, tranne Cavour, era monarchico-provinciale e non europeo-illuminata». La conseguenza «è stata una inadeguata gestione della rivoluzione industriale, soprattutto laddove al Nord non si è puntato sull’industrializzazione».

Fonte: il Messaggero

Maroni o, se volete, “Roberto delle bande verdi”

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Dalle parole ai fatti. Il governo verde cavalletta dei celoduristi, sostenuto dai quattrini versati a fiumi da “Roma ladrona”, procede come uno schiacciasassi e appare chiaro: nasce un Principato Gallo-Cisalpino.

A Bossi che straccia il tricolore e a Calderoni che fa il filo alle gabbie salariali, copre le spalle con piglio celtico Maroni, “Roberto delle bande verdi”, con la Guardia Nazionale, gli alpini di Padania e, da ultimo, la Milizia Volontaria per la Sicurezza dell’agiatezza gallo-cisalpina.

E’ il principato dell’egoismo e tanto peggio per i poveri d’ogni contrada: nordici, sudici e comunitari o islamici, marocchini e clandestini.

Come spesso accade quando una menzogna pretende di essere un ideale, il cerchio però non si quadra e tra terre d’occupazione francese, plaghe di secolare colonizzazione iberica, lande austro-ungariche, fasti e nefasti di Visconti e Sforza, i geografi insubri invano si rompono la testa: nessuno conosce i confini del Principato che nasce, pertanto, elastico, precario e indefinito. Poche certezze.

Un punto fermo prova a fissarlo Bricolo Ferdinando da Verona, sgrammaticando storia e Costituzione con una barzelletta di quelle berlusconiane, che movimenta l’incipit d’un agosto di crisi vacanziera, quando la Camera dei “nominati” a mezzo servizio ha esposto il tragicomico “chiuso per ferie”. Dopo il “federalismo fiscale”, che cristallizza le ragioni delle regioni ricche ai danni di quelle povere e, nelle regioni ricche, affonda definitivamente la causa dei poveri per tutelare borseggiatori d’alto bordo, evasori e mazzettieri, dopo la territorializzazione della docenza e l’indigenizzazione della cultura, si afferma ora la regionalizzazione dell’identità nazionale.

Bricolo in testa, Cota, Goisis e tutti i capi delle bande maroniane rompono gli argini e puntano al cuore dell’unità nazionale: c’è un comma nuovo da inserire nell’articolo 12 dello Statuto di quella che fu la Repubblica italiana, per “riconoscere il rilievo costituzionale dei simboli identitari di ciascuna regione individuati nella bandiera e nell’inno”. E, senza scomodare il melodramma, un inno l’han trovato sin dal luglio scorso. E’ opera d’un genio verde cavalletta, quel Matteo Salvini che ha restituito alla “Questione settentrionale” l’anima sua più nobile e più schietta: quella eversiva e separatista del fascioleghismo alla Borghezio. Musica sacra in stile gregoriano, parole forti da gallo-cisalpino risciacquato nel Po, si fa presto a cantarlo:

“Senti che puzza, scappano anche i cani, / senti la puzza, son napoletani, / son colerosi e son terremotati, / con il sapone mai si son lavati!”.

Bocchino e Quagliariello, casaliberisti partenopei e soci in affari di Matteo Salvini nell’armata berlusconiana, non han fatto una piega: si son lasciati prendere a schiaffi pubblicamente senza aprire bocca. A quanto pare, si riconoscono pienamente nell’inno e, con loro, tutti i napoletani sistemati da “nominati” nella casa della sedicente libertà. Firmeranno perciò senza fiatare questa e qualunque altra proposta celtica i napoletani Cesaro, De Luca, Di Caterino, Iapicca, Mazzocchi, Nastri, Papa, Russo, Scapagnini, Vito e le “deputate” Giulia Cosenza e Giuseppina Castello, per le quali chissà, Salvini potrebbe produrre una variante di genere che faccia rima con “cagne puzzolenti”.

Questo è lo stato dell’arte, né risulta che l’illustre storico Gaetano Quagliariello pensi di denunciare i rischi d’una tragedia che – Bricolo non ne sa probabilmente niente – abbiamo già vissuto ai tempi della “piemontesizzazione” e della destra cavouriana, quando l’ignorante tracotanza del blocco costituito da agrari del Sud e mercanti e manifatturieri del Nord costò al Paese più morti di quelli patiti in tre guerre d’indipendenza.

Giorni fa, sul Manifesto, Giorgio Salvetti si domandava quale ronda ci salverà da questo delirio. C’è una sola via per impedire questa sorta di ‘conquista regia’ rovesciata nel suo opposto, ha ragione Gianni Ferrara: è quella di una “conquista di civiltà unitaria, solidale, egualitaria”. Occorre una sinistra che torni ai valori fondanti sanciti dalla Costituzione e consacrati dal sangue dei combattenti della guerra di liberazione. Una sinistra che saldi la volontà di riscatto dei ceti deboli ed emarginati che esistono e crescono al nord come al sud, alle ragioni degli immigrati che l’egoismo leghista ricaccia nella disperazione. L’esercito non occorre e non servono armi. E’ un lavoro politico che travolgerà in un tempo solo, Cota, Bricolo, Bocchino e Quagliariello.

Anna Arendt aveva torto. Il male non è banale. Il male è una somma d’interessi miopi levati al rango di filosofia politica. Il male è una violenza contro la quale la politica alza bandiera bianca.

Fonte: Facebook – Konte Rosso



Un grazie particolare a Mauro Biani, che ho ampiamente saccheggiato… elena

Messina: le vili mani degli attentatori sul Malastrada

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Accade a Messina che un centro di documentazione libertario, il Malastrada sia oggetto di numerose minacce, vili attentati. L’ultimo si è registrato nella notte del tre agosto scorso.

Le fiamme hanno divorato l’intera sede, a fuoco documenti suppelettili materiale vario in piu’ si sono registrati danni strutturali all’edificio che è anche abitato da numerose famiglie.

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Già lo scorso maggio vili ignoti avevano tentato di forzare la saracinesca della sede utilizzando. come ariete un’auto rubata, che poi veniva incendiata innanzi al centro. Come se non bastasse a perseguitare il malastada anche le forze dell’ordine che nel mese di giugno perquisivano le case di molti compagni anarchici del malastrada accusati di ‘vilipendio alle forze armate dello stato’ in base ad alcune frasi contenute in un loro volantino fatto circolare subito dopo il primo attacco incendiario.

Malastrada però resiste e cerca di far sentire la propria voce con una serie di iniziative.

La viltà di questi gesti, che lascia l’amaro in bocca, deve far riflettere sulla pericolosità di un clima sempre piu’ repressivo e autoritario che si respira in tutta Italia.

Fonte: Indymedia Calabria

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Solidarietà a indymedia Atene e indymedia Patrasso

Indymedia Atene e Indymedia Patrasso sono sotto il tiro del governo greco. Negli ultimi giorni sono state esercitate pressioni provenienti, in particolare, dal ministero dell’educazione (guidato da un esponente del partito di estrema destra) per la chiusura dei due Indymedia Center.

Il governo greco ed i suoi amici fascisti, evidentemente, avevano deciso di farla pagare a Indymedia Atene e ad Indymedia Patrasso per il loro contributo alla diffusione delle informazioni dal basso, durante la rivolta greca del dicembre scorso, a seguito della morte del giovane Alexis avvenuta, senza nessuno motivo, per mano della polizia greca.

Il recente attacco del governo all’università di Atene, dove si pensa vi siano collegamenti col indymedia Atene, dimostra tale volontà persecutoria.

Non è la prima volta che Indymedia Atene ha dei con le autorità: già dal 2002, a causa di un post comparso sul newswire, in cui si rivendicava un attentato, la polizia greca indaga su indymedia avviando, nel contempo, una campagna di criminializzazione verso Indymedia Atene. Ma Indymedia Atene e Patrasso insistono e chiedono aiuto per poter resistere!

Solidarietà a Indymedia in lingua greca!

Maggiori info su:
Indymedia Atene
Indymedia Patrasso
Indymedia Calabria

Fonte: Indymedia Italia

Festival No Dal Molin: prime anticipazioni sugli spettacoli

Ci siamo quasi, mancano poche settimane alla fanfara di apertura del Festival No dal Molin, 12 giorni per animare la città, per discutere, per trovare strumenti nuovi di opposizione all’insediamento militare.

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Molti ci scrivono per avere il programma completo, ma come ogni anno ammettiamo che ci piace sorprendervi all’ultimo, ci piace farvi attendere sicuri che poi apprezzerete il duro lavoro di chi organizza, monta, cucina e lavora in quei campi di Rettorgole, che per 12 giorni all’anno diventano un laboratorio di comunità.

Anche quest’anno ce la stiamo mettendo tutta per offrire un programma che possa soddisfare tutte le generazioni, per rivivere quella strana mescolanza che negli anni scorsi ha visto giovani ballare il liscio e meno giovani ascoltare l’hip pop o il punk. E allora ecco qualche anticipazione sul programma:

Mercoledì 2 Settembre si parte dal presidio e con la Fanfara No Dal Molin si giungerà al Festival, si taglierà il nastro, si berrà lo spritz di inaugurazione e poi inizia la festa con una bella accoppiata di artisti: Herman Medrano aprirà il concerto del cantante romano Piotta.

Giovedì 3 settembre, avremo uno dei concerti di punta del Festival: gli Africa Unite lo storico gruppo raggae o meglio il miglior gruppo raggae italiano che per la prima volta si esibirà su un palco berico.

Venerdì 4, La Banda Elastica Pellizza vincitori del Premio Tenco 2008, formazione diventata famosa grazie anche all’attenzione che la trasmissione radiofonica Caterpillar dedica al miglior panorama musicale italiano.

Lunedì 7 per i più giovani si esibiranno sul palco i Tre Allegri Ragazzi Morti.

Martedì 8 uno spettacolo particolare curato dagli amici della Piccola Bottega Baltazar in collaborazione con Becco giallo editore e l’attore Filippo Tognazzo. Uno spettacolo tributo al nostro Fabrizio De Andrè, musica, parole e disegni per rievocare un uomo che ancora oggi a 10 anni dalla sua morte continua a regalarci emozioni, pulsioni e spunti di riflessione politica.

Mercoledì 9 settembre, osiamo dire finalmente porteremo sul palco uno degli attori teatrali più impegnati della scena italiana. Sarà con noi Ascanio Celestini.

Passiamo alla chiusura e ci teniamo qualche asso nella manica per le prossime settimane! La serata conclusiva del festival sarà tutta nostrana, un po’ come la sopressa che spesso è evocata nei loro testi. Chiuderà il Festival No Dal Molin L’OPB che dopo una lunga pausa estiva presenteranno proprio sul nostro palco la loro ultima fatica discografica: “il ritorno dei lanzichenecchi”. Uno spettacolo imperdibile per gli appassionati di etno religious folk.

To be continued…

Fonte: NO DAL MOLIN

Messina: ieri manifestazione NO PONTE

Comunicato stampa della Rete No Ponte

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Una straordinaria manifestazione No Ponte partecipata da 8000 persone ha percorso oggi le strade di Messina. Al corteo hanno preso parte delegazioni da tutta la Sicilia e la Calabria, con presenze anche da altre città. Nel corso del comizio finale sono intervenuti circa 30 rappresentanti delle varie realtà presenti. In questi mesi di preparazione del corteo qualcuno ci aveva consigliato di lasciar perdere, di non rischiare, perché il periodo non era adatto, perché il clima politico non era adatto, perché era difficile confrontarsi con la straordinaria manifestazione del 22 gennaio 2006. Come se il successo di quella iniziativa potesse essere un’ipoteca per le

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mobilitazioni successive. Ma evidentemente abbiamo avuto ragione ad insistere, perché coglievamo sul territorio ed, in generale, nel movimento la necessità di ridare voce e corpo ad una istanza, quella contro il ponte, che è anche il simbolo di tutte le lotte contro le devastazioni territoriali. Il ponte sullo Stretto è un disastro economico e sociale prima ancora che ambientale e paesaggistico. Produce danni anche oggi che i cantieri non sono stati ancora avviati in quanto copre il vuoto di qualsiasi politica che pensi al futuro del nostro territorio e del Sud in generale. Per questo la nostra lotta è diventata vertenziale. Non è più solo un No. Noi vogliamo che le risorse pubbliche preventivate per il ponte vengano spese per la messa in sicurezza sismica delle nostre abitazioni, per il riassetto idrogeologico del territorio, per il potenziamento del trasporto pubblico nello Stretto. Per questi motivi siamo in piazza oggi in questo atto che è un nuovo inizio del movimento. Lavoreremo fino alla fine perché la scelta dell’avvio dei lavori rientri ma se dovessero dare il via alla cantierizzazione noi saremo lì per contrastarli. Questa grande manifestazione ci dice che possiamo fermarli. E lo faremo. Rete No Ponte

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MANIFESTAZIONE NOPONTE 2009

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Fonte: Rete No Ponte

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Approfondimenti (solo alcuni suggerimenti, c’è molto di più in rete!):

http://www.nopontestrettomessina.it/

http://blogstretto.splinder.com/

http://www.ilpontesullostretto.it/

Le foto della manifestazione sono su La Pagina di Peppe Caridi

Emigrazione: quando la storia non è maestra di vita

Cerimonia in Belgio, presieduta da Gianfranco Fini, per il 53esimo anniversario
della tragedia in cui persero la vita 262 minatori, 136 italiani

Marcinelle, il messaggio di Napolitano:
“Integrazione è diritto fondamentale”

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Il presidente della Camera: “Rispettare i lavoratori sempre anche quando non hanno documenti”
La replica di Calderoli: “Gli irregolari vanno comunque processati ed espulsi”

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Marcinelle, il messaggio di Napolitano: "Integrazione è diritto fondamentale"

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ROMA – “L’integrazione è un diritto fondamentale”. Lo ha ribadito, in occasione della commemorazione del 53esimo anniversario della tragedia di Marcinelle, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Il suo messaggio è stato letto da Gianfranco Fini durante la visita nei luoghi dove l’8 agosto 1956 persero la vita 262 minatori, la maggior parte dei quali (136) italiani.

Fini, che ha presieduto la cerimonia di commemorazione, ha lanciato il suo personale monito, chiedendo rispetto per tutti i lavoratori anche per chi non ha documenti. Parole simili sono state pronunciate dall’ex ministro per gli Italiani nel mondo, Mirko Tremaglia, che ha colto l’occasione per rilanciare la sua personale battaglia contro il reato di clandestinità. La Lega non ha gradito e ha risposto per bocca di Calderoli: “Il lavoratore va sempre rispettato, ma se è irregolare va anche processato ed espulso”.

Napolitano: “Riflettere sulla piena integrazione degli immigrati”. “Il ricordo delle generazioni che hanno vissuto l’angoscioso periodo delle migrazioni dalle regioni più povere dell’Italia e hanno affrontato condizioni di lavoro gravose ed estremamente rischiose – ha scritto nel suo messaggio Napolitano – deve costituire ulteriore motivo di riflessione sui temi della piena integrazione degli immigrati così come su quelli della sicurezza nei luoghi di lavoro. Si tratta di esigenze sociali e civili e di diritti fondamentali, il cui concreto soddisfacimento sollecita massima attenzione ed impegni coerenti da parte delle istituzioni e di tutte le forze sociali”.

Fini: “Rispettare lavoratori anche senza documenti”. Considerare gli immigrati come “ospiti momentanei” significa ”non aver capito nulla”. Lo ha detto Fini, aggiungendo che le istituzioni si devono ”impegnare perchè la storia di domani sia fatta da italiani che saranno tali pur se nati altrove”.

Ha poi, in aperta polemica con le altre forze della maggioranza, dichiarato: “Il lavoratore va rispettato anche se non ha les papiers, i documenti”. “L’emigrazione italiana – ha continuato – non è stata soltanto caratteristica del nostro meridione. Quanti veneti, quanti piemontesi, quanti lombardi emigrarono. Questo vorrei che lo ricordassero quegli esponenti politici che oggi in Italia rappresentano una parte degli elettori del nord. Da Marcinelle viene l’insegnamento a rispettare l’immigrato: all’epoca gli italiani che lavoravano in Belgio non erano extracomunitari soltanto perchè quella parola non era stata ancora inventata, ma spesso erano considerati diversi, i ‘musi neri’ e in alcuni casi c’era la scritta ‘non entrino gli italiani’. La loro sorte non era molto diversa dalla sorte che hanno i lavoratori stranieri che oggi vengono in Italia. Poi, è chiaro che dobbiamo integrarli garantendo la sicurezza, ma dobbiamo soprattutto rispettarli come uomini e come donne”.

Ha infine posto l’accento sulla necessità di garantire la sicurezza sui posti di lavoro perchè “lavorare non può altro che essere l’esercizio di un diritto-dovere in condizioni di sicurezza. L’attualità di Marcinelle è di tutta evidenza, 53 anni sono passati ma si muore ancora sul lavoro e questo non è degno di una Europa che voglia essere l’Europa delle donne, degli uomini e, quindi, dei lavoratori”.

Frattini: “Mai spenta emozione per la tragedia”. Profonda partecipazione ed emozione sono i sentimenti espressi dal ministro degli Esteri Franco Frattini, in un messaggio letto dall’ambasciatore italiano in Belgio Sandro Maria Siggia.

“Alla memoria di tanti lavoratori scomparsi, che con dignità e sacrificio hanno portato per il mondo l’immagine migliore di un’Italia operosa e fiera – aggiunge Frattini – rivolgo un deferente omaggio, cui vi invito tutti ad unirvi in un unico afflato. Ho da parte mia disposto che tutte le rappresentanze diplomatiche e consolari osservino, in occasione della ricorrenza, un minuto di silenzio per commemorare le vittime che hanno onorato il nostro paese”.

Tremaglia: “Reato di clandestinità sbagliato”.
“Il ricordo degli emigranti italiani morti l’8 agosto 1956 serva anche nei confronti di chi, sbagliando, vuole leggi contro l’immigrazione clandestina, che non esiste come reato”. Lo ha detto, prima di partire per il Belgio insieme a una delegazione italiana, Mirko Tremaglia, deputato del Pdl.

“La nostra gente non aveva un contratto, i nostri emigrati avevano questo tipo di vile compromesso: tanto carbone, tanti uomini in cambio. Una spaventosa tragedia che purtroppo si è ripetuta in molte parti del mondo – ha affermato Tremaglia riprendendo la sua personale battaglia contro il reato che proprio oggi entra in vigore -. Il nostro è un impegno morale e assoluto: difendiamo chi lavora e chi emigra. Per questo abbiamo deciso un’azione anche parlamentare contro il reato di emigrazione clandestina”. Tremaglia ha anche proposto una conferenza internazionale dei Paesi africani del Mediterraneo con l’Italia e con i Paesi dell’Ue per investimenti europei in Africa, “per dare lavoro a 20 milioni di africani e impedire così l’invasione dell’Europa”.

Calderoli: “Lavoratore irregolare va processato ed espulso”. La Lega critica, per bocca del senatore Gianvittore Vaccari, “l’uso della commemorazione odierna della tragedia di Marcinelle per polemiche sul pacchetto sicurezza e il contrasto all’immigrazione clandestina”. E poi rincara la dose con Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione normativa e coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord: “Il lavoratore in quanto uomo o in quanto donna merita sempre rispetto anche se irregolare: ma con il dovuto rispetto va anche processato ed espulso, quando non sia in possesso dei requisiti necessari, perchè così dice la legge, approvata dal Parlamento”.

Fonte: la Repubblica

Ronde e bambini fantasma: entra in vigore il “pacchetto sicurezza”

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di Susanna Turco

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Nella sua consueta conferenza stampa fiume dedicata alle magnifiche sorti e progressive dell’attività di governo, Silvio Berlusconi gli ha dedicato solo un passaggio, senza particolari enfasi. E in fondo se si ricorda che in uno dei momenti più difficili nell’iter di approvazione del pacchetto sicurezza il premier sbottò: «Noi delle ronde non sentivamo il bisogno», se ne intuisce persino il perché. Eppure il complesso di norme che entra in vigore da oggi è un’ottima cartina al tornasole per capire da quali rapporti di forze è governata la maggioranza, e soprattutto rappresenta una rivoluzione non da poco per il nostro Paese.
Neonati fantasma
Una rivoluzione non tanto bella da immaginare. Certo, nel provvedimento è previsto l’obbligo di denuncia da parte degli imprenditori per i tentativi di estorsione subiti: è, come ha detto ieri Maroni, «una rivoluzione nella lotta alla mafia», ma è anche l’unico elemento al quale il centrodestra si appende quando vuol dimostrare la “bontà” di questa legge. Accanto, ci sono però elementi destinati a modificare profondamente le abitudini di un Paese che, come ripetono anche i meno allineati nel Pdl, «ha cambiato fisionomia» e ha bisogno si pensi «a governare l’integrazione», piuttosto che a radicalizzare le differenze tra italiani e non.
Per quanto ammorbidite, infatti, alcune norme porteranno fatalmente i clandestini che pur vivono in Italia, e che continueranno a viverci, a non poter godere di libertà fondamentali. Le neomamme non regolari, per esempio, difficilmente andranno a denunciare la nascita dei loro bambini. Per quanto il sottosegretario Alfredo Mantovano ripeta che sono «protette» dalla legge Bossi-Fini, che le sottrae all’espulsione fino al sesto mese di vita del bambino, di fatto si può sfidarlo a contare le signore che andranno all’Anagrafe, sapendo che in questo modo si autodenunciano di un reato che le costringerà a lasciare il Paese. Nasceranno dunque bambini invisibili, sottratti a qualunque tipo di riconoscimento e persino al diritto di farsi visitare da un medico della Asl, quando non “scoperti” e affidati dal giudice a persone diverse dai genitori naturali. Ci saranno, per esempio, altri bambini che non andranno a scuola: perché anche con l’abolizione dell’obbligo di denuncia da parte di presidi (e medici), è un fatto che il personale di una scuola è composto da pubblici ufficiali, obbligati a denunciare un reato. Compresa la clandestinità, se lo diventa.

La Lega vince, il Pdl segue
Nello stesso tempo, la legge sulla sicurezza dice anche molto sui rapporti di forze che governano la maggioranza, sulle fazioni interne che vi si oppongono, sul ruolo che si vuol dare al Parlamento. Non è un segreto, infatti, che il pacchetto piace per lo più alla Lega, le cui preferenze Berlusconi soddisfa tanto più quanto ritiene l’alleato indispensabile alla propria sopravvivenza. Né è un segreto che le parti più controverse della legge sono state migliorate grazie al pressing di Fini delle fazioni dell’ex An a lui più vicine. Né è un segreto che gli inciampi, come la bocciatura alla Camera proprio delle ronde (poi reintrodotte al Senato) sono uno dei frutti più visibili di questa tensione tra chi vuole un Pdl «a trazione leghista», come ebbe a scrivere la fondazione Farefuturo, e chi invece immagina un partito diverso dai proclami di Bossi.
Di tutto ciò, spiegano nella maggioranza, la sintesi più potente è proprio nelle ronde. Passato come bandiera per compiacere la Lega che su questa battaglia almeno mediaticamente vince sul Pdl, di fatto il provvedimento è per adesso un’etichetta vuota. A riempirla di contenuti, ossia a decidere nei fatti se si tratterà di squadroni o di cittadini che sentono forte in sé il senso civico, arriveranno i regolamenti ministeriali. L’ultima parola, a proposito di «Parlamento esautorato delle sue funzioni», l’avrà dunque il governo, non il Parlamento. Così la Lega incassa, mediaticamente, un successo. Il Pdl segue. Il governo decide. E le Camere possono dedicarsi al prossimo giro di giostra.
Uno schiaffo a chi crede che la convivenza e la multiculturalità siano valori cardine per il futuro di un Paese: la destra ci consegna a un periodo cupo di paura e intolleranza. Ecco la loro «rivoluzione».

Fonte: l’Unità

Primi arresti per clandestinità

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Sanremo, scattate le manette per due immigrati marocchini

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(ANSA) – IMPERIA, 8 AGO – La polizia ha compiuto a Sanremo i primi due arresti per reato di clandestinità. Le manette sono scattate per due immigrati marocchini. E’ entrata infatti in vigore la nuova normativa sull’immigrazione che istituisce tale reato: tutti coloro che non rispettano il primo ordine di rimpatrio e quelli seguenti sono sempre arrestati. In carcere sono finiti due maghrebini di 25 anni e 31 anni.

Fonte: ANSA

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“Il tuo Cristo è ebreo. La tua democrazia greca. Il tuo caffè brasiliano. La tua vacanza turca. I tuoi numeri arabi. Il tuo alfabeto latino. Solo il tuo vicino è straniero”

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1994, manifesto sui muri di Berlino, che ho copiato dal blog di Loris (di cui condivido pienamente il post – è linkato).

Non studiare e capire la storia significa ripeterla… elena

Vendola, la PM e Travaglio

VENDOLA, INCHIESTA SANITA’: LETTERA APERTA A DIGERONIMO

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”L’amore per la verità non mi  consente più di tacere. Ho l’impressione di assistere ad un paradossale capovolgimento logico per il quale i briganti prendono il posto dei galantuomini e viceversa”.

Lo scrive il presidente della Regione Puglia e dirigente di Sinistra e Libertà, Nichi Vendola, in una lettera aperta indirizzata al pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia, Desiree Digeronimo, titolare di una delle inchieste della Procura sulla sanità regionale, che vede indagato l’ex assessore alle Politiche della Salute Alberto Tedesco e l’ex manager della Asl Bari Lea Cosentino.

”Io ho la buona e piena coscienza non solo di non aver mai commesso alcun illecito nella mia vita, ma viceversa di aver dedicato tutte le mie energie a battaglie di giustizia e legalita’. ‘Nichi il puro’ titola ‘Panorama’ – BARI: VENDOLA A PM DIGERONIMO, ASSISTO A PARADOSSALE CAPOVOLGIMENTO prosegue Vendola – per stigmatizzare le mie presunte relazioni con un imprenditore che non conosco (Carlo Columella titolare della azienda Tradeco ndr) e a cui ho chiuso, dopo trent’anni, una discarica considerata un autentico eco-mostro. Stupefacente notare che ‘L’Espresso’ pubblica un articolo fotocopia del rotocalco rivale – sottolinea il governatore – sarebbe carino indagare sul calco diffamatorio che origina questa singolare sintonia di scrittura. In effetti mi considero un puro: e non rinuncio ad aver fiducia nel genere umano e a credere che la giustizia debba alla fine trionfare”.

Vendola evidenzia che ”in questi anni di governo ogni volta che ne ho ravvisato la necessità, ho adottato provvedimenti tanto tempestivi quanto drastici a tutela delle istituzioni: sono fatti noti, che fanno la differenza tra il presente e il passato. Ma la sua indagine, dottoressa Degironimo, sta diventando, suo malgrado, lo strumento di una campagna politica e mediatica che mira a colpire la mia persona – prosegue – pur non essendo io accusato di nulla. Per antico rispetto verso la magistratura e verso di lei ho evitato, in queste settimane – prosegue Vendola – di reagire alla girandola di anomalie con le quali si coltiva un’inchiesta la cui efficacia si può misurare esclusivamente sui Tg”.

“La prima anomalia – prosegue Vendola – è che lei non abbia sentito il dovere di astenersi, per la ovvia e nota considerazione che la sua rete di amici e parenti le impedisce di svolgere con obiettività questa specifica inchiesta. La seconda anomalia riguarda l’aver trattenuto sotto la competenza della Procura Antimafia una mole di carte che hanno attinenza con eventuali profili di illiceità nella Pubblica Amministrazione. La terza – elenca il presidente – riguarda l’acquisizione di atti che costituiscono il processo di gestazione di alcune leggi, come se le leggi fossero sindacabili dall’autorità inquirente. La quarta riguarda la incredibile e permanente spettacolarizzazione dell’inchiesta: che si svolge, in ogni suo momento, a microfoni aperti e sotto i riflettori. Così per la mia convocazione in Procura. Così per l’inaudita acquisizione dei bilanci di alcuni partiti e addirittura di alcune liste elettorali”.

“Il polverone – osserva Vendola – si è mangiato i fatti: quelli circostanziati legati al cosiddetto sistema ‘Tarantini’: e nella festosa scena abitata da questo imprenditore io, a differenza persino di alcuni magistrati, non ho mai messo piede. Lei è così presa dalla sua inchiesta che forse non si è accorta di come essa clamorosamente precipita fuori dal recinto della giurisdizione: sono diventato io, la mia immagine, la mia storia, la posta in gioco di questa ignobile partita. Non dico altro. Il dolore lo può intuire. Qualcuno sta costruendo scientificamente la mia morte. Per me che amo disperatamente la vita è difficile non reagire. Le chiedo solo di riflettere su queste scarne parole”.

fonte: Sinistra e Libertà

Lettera di Vendola sull’inchiestsa sanità

la Digeronimo chiede tutela al Csm

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Digeronimo: “Vado avanti con serenità”. Ma l´Anm: “Solo lei può rispondere”

di Roberto Leone

Chiederà la tutela del Csm. Dopo la lettera di Nichi Vendola e le polemiche, sollevate da alcuni esponenti politici del centrosinistra, la contromossa del pubblico ministero della Dda Desirè Digeronimo che indaga sulla gestione della sanità è chiara. Il sostituto procuratore si rivolgerà all´organo di autotutela della magistratura. E lo farà per chiedere di essere tutelata dalle affermazioni dei rappresentanti politici. Uno su tutti è il governatore pugliese. «Preferiscono non rilasciare dichiarazioni. Dico soltanto che proseguirò nel mio lavoro con serenità e nel rispetto delle regole come ho sempre fatto», dice Desirèe Digeronimo. Esprimendo il suo rammarico e la convinzione di avere «buona e piena coscienza», il presidente della Regione dice che il pm avrebbe dovuto astenersi « per la ovvia e nota considerazione che la sua rete di amici e parenti le impedisce di svolgere con obiettività questa specifica inchiesta». E poi ancora Vendola propone un interrogativo, già rilanciato da altri esponenti del Pd. «La seconda anomalia riguarda l´aver trattenuto sotto la competenza della Procura Antimafia una mole di carte che hanno attinenza con eventuali profili di illiceità nella pubblica amministrazione».

Parole rivolte direttamente al magistrato che del caso ora investirà al Csm. L´Associazione nazionale magistrati, invece, preferisce non sbilanciarsi. Dice Salvatore Casciaro, presidente della giunta barese della Anm: «Quanto alla lettera l´unica risposta potrà darla, se crederà, il pm a cui la lettera è indirizzata non avendo ovviamente la giunta che io presiedo alcuna informazione che possa consentire di esprimere un giudizio sugli apprezzamenti e le valutazioni del presidente Vendola che certamente appaiono tuttavia profondamente condizionati da uno stato d´animo comprensibilmente scosso e amareggiato». E ancora, aggiunge Casciaro: «Credo che solo la Digeronimo potrebbe replicare». Non commentano, invece, né il procuratore Emilio Marzano ora in ferie e al quale succederà a settembre Antonio Laudati né il procuratore aggiunto Marco Dinapoli. «Sulle interviste che ho letto – dice Casciaro – rilevo soltanto che gli stessi intervistati sono plausibilmente influenzati dai loro rapporti di contiguità politica con alcuni degli indagati ed evidentemente ne assumono le difese, mettendo in dubbio le modalità di svolgimento di un´indagine molto articolata, coordinata peraltro da un magistrato di nota esperienza professionale». La scelta del governatore ha suscitato reazioni. Per il Pd a parlare è il segretario regionale Michele Emiliano. «È una lettera che Vendola aveva il diritto e il dovere di scrivere e lo ha fatto. Spetta al destinatario valutarla».

Le parole del presidente della Regione, invece, vengono duramente criticate dal centrodestra. Un commento arriva ad esempio dal ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto, protagonista in passato di durissimi scontri con la magistratura. «Quando si fa un uso tanto spregiudicato persino di pesanti allusioni è evidente che si punta a ledere l´immagine e la serenità di chi sta svolgendo indagini delicatissime se non a indurlo ad astenersi, a togliersi di mezzo» spiega Fitto, al quale ribatte Emiliano, definendo le sue parole «un atto di arroganza». «L´arroganza – aggiunge – consiste nel fatto che di tali mezzi, in particolare del Ministero della Giustizia e dell´Ispettorato del Ministero, può disporre evidentemente Fitto, al punto che non ha esitato ad ottenere dal collega della Giustizia atti ben più efficaci al fine di intimidire la Procura di Bari che una semplice lettera».

E sulla presa di posizione di Vendola interviene anche Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl. «Vendola – spiega – dimentica anche che di parentele nella procura di Bari ce ne sono altre. Quella ad esempio riconducibile al sen. Carofiglio. C´è un magistrato a Bari che si dovrebbe occupare della pubblica amministrazione ed è moglie di un senatore del Partito democratico». Il riferimento è al pm Francesca Romana Pirrelli che fa parte del gruppo di magistrati che indagano sui reati contro la pubblica amministrazione ma che già un anno e mezzo fa (quando il marito si è candidato) ha chiesto di passare ad un altro pool.

Fonte: La Repubblica – Bari

Il Berlusconi rosso

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Oggi partono le ronde, ma questa non è una notizia. Il braccio destro del fornitore di mignotte del presidente del Consiglio è in galera per spaccio di droga, ma anche questa non è una notizia. Ieri Al Pappone ha detto che la crisi non c’è e minacciato i giornalisti, almeno quei pochi che non sono suoi dipendenti e non vorrebbero diventarlo (“delinquenti” quelli di Repubblica, nemici quelli del Tg3), ma anche questa non è una notizia.

L’altroieri a Milanello aveva auspicato interviste e conferenze stampa senza domande, ma anche questa non è una notizia. Il Corriere della sera s’è portato avanti e ha nascosto la notizia dell’Espresso su Cappuccetto Cicchitto indagato a Pescara con un titolo da Settimana Enigmistica (“Abruzzo, accuse sulle candidature pdl. Coinvolto Cicchitto: calunnie, ho spiegato tutto ai pm. Ipotesi archiviazione”), ma anche questa non è una notizia. La notizia, intesa come fatto sorprendente, tipo uomo che morde cane, è la lettera aperta di Nichi Vendola, governatore della Puglia e segretario di Sinistra e Libertà, a uno dei pm antimafia di Bari che indagano sulla sua vecchia giunta, Desirèe Digeronimo. Farà piacere agli elettori della cosiddetta “sinistra radicale” sapere che il loro leader definisce un’indagine giudiziaria “strumento di una campagna politica e mediatica che mira a colpirmi”, a “costruire scientificamente la mia morte”, in cui “i briganti prendono il posto dei galantuomini”. Dopodichè pretende di scegliersi il pm che più gli aggrada, intimando alla Digeronimo di “astenersi per la ovvia e nota considerazione che la sua rete di amici e parenti le impedisce di svolgere con obiettività l’inchiesta”. Le insegna il mestiere, invitandola a spogliarsi di “una mole di carte trattenute dalla Procura antimafia” mentre avrebbero “attinenza con eventuali profili di illiceità nella Pubblica Amministrazione”. La accusa di aver acquisito “atti che costituiscono il processo di gestazione di alcune leggi, come se le leggi fossero sindacabili dall’autorità inquirente”. E conclude brillantemente con un ultimo copia-incolla del prontuario berlusconiano anti-giudici: “polverone”, “spettacolarizzazione delle indagini”. Mancano solo il “giustizialismo” e la “giustizia a orologeria”, e poi pare di sentir parlare un Berlusconi, un Ghedini o un Bondi qualsiasi. Il tutto dalle labbra di Nichi Vendola, già icona dell’antimafia “de sinistra”, già paladino della legalità e della questione morale, già animatore degli incontri di Libera con don Ciotti e col fior fiore della magistratura più impegnata. E’ bastato che i magistrati cominciassero a ronzare nei suoi paraggi, e il compagno Nichi è diventato come tutti gli altri politici. Un Berlusconi Rosso. Che non ce l’ha, beninteso, con la magistratura in generale né con tutti i magistrati: solo, bontà sua, con quelli che si occupano di lui o dei suoi amici.

Proprio come il Cavaliere, il quale non s’è mai permesso di prendersela con i pm di Vipiteno o di Peretola: ma solo con quelli di Milano, Palermo, Napoli e via via delle altre procure che s’imbattono nei reati suoi e della sua corte. Naturalmente la pm Digeronimo, iscritta a Magistratura democratica (la corrente che Berlusconi considera popolata di “toghe rosse”…) non ha il dono dell’infallibilità: può darsi che abbia commesso errori, e perfino abusi. Nel qual caso, a un potente come il governatore di Puglia, non mancano le sedi a cui rivolgersi: il Csm (ultimamente molto sensibile alle lagnanze dei politici contro i magistrati che indagano “troppo”), i vertici della Procura di Bari, il Gip, il Riesame, l’Appello, la Cassazione e così via. Il fatto è che di questi abusi e/o errori, nella sua incredibile lettera aperta al “suo” pm, non c’è traccia.

La competenza del pool antimafia o di quello specializzato nei reati contro la Pubblica amministrazione la decide il procuratore capo, non l’amico degli indagati. Le indagini sulle leggi regionali non violano affatto l’insindacabilità – prevista dalla Costituzione – dei “voti dati” nelle assemblee elettive: se uno, per dire, si vende una legge in cambio di tangenti, è un corrotto e deve finire in galera. Ciò che viene punito non è l’aver votato una legge, ma l’aver ricevuto qualcosa in cambio. Le leggi, tanto per essere chiari, si fanno gratis, non a pagamento. Quanto alla “spettacolarizzazione dell’inchiesta”, non si capisce di che parli questo signore: non risultano interviste della pm incriminata, risulta invece che la sua indagine sia stata doverosamente seguita da alcuni mass media, visto che riguarda un vorticoso malaffare intorno alla giunta Vendola. Ma questa si chiama informazione, non spettacolarizzazione.

Quanto, infine, alla “rete di amici e parenti” che dovrebbe indurla a sloggiare, Vendola avrebbe il dovere di fare nomi e cognomi, anziché alludere con linguaggio obliquo: finora si sa che la Digeronimo era sposata con un imprenditore poi finito in politica col centrodestra, da cui però è separato da 8 anni, e che fra i suoi amici c’è la sorella di Vendola, Patrizia. Tutto qui o c’è dell’altro? Se non ci fosse dell’altro, verrebbe da dubitare della sanità mentale di un leader che in un sol giorno, con una sola lettera di nessuna utilità per lui e per la sua parte politica, ha buttato alle ortiche un patrimonio di credibilità conquistato in vent’anni di battaglia anche nobili. Ha gettato nella costernazione milioni di elettori che l’avevano votato proprio perché si illudevano di una sua “diversità” dal resto della casta politicante. E ha fornito il destro a gente come Fitto e Gasparri di rinfacciargli, rispettivamente, “un atto arrogante e intimidatorio” (parola di uno che ha fatto sguinzagliare gli ispettori di Alfano contro i magistrati che lo stanno processando) e “un linguaggio mafioso” (senti chi parla). Intanto ha seguitato a non rispondere alle questioni politiche (quelle penali si vedranno) grosse come una casa che hanno dato via allo scandalo della Sanità pugliese: il suo assessore dimissionario Alberto Tedesco, di cui opposizioni e Idv denunciavano da anni i conflitti d’interessi famigliari, sempre difeso da Vendola finchè fu inquisito per corruzione e dunque prontamente promosso senatore dal Pd; e i rapporti del governatore con alcuni figuri legati a brutti giri di rifiuti che avrebbero minacciato a picchiato un giornalista coraggioso, Alessio Dipalo. Il mese scorso Nichi sembrava aver compreso la portata dello scandalo, infatti aveva azzerato l’intera sua giunta, rifacendola tutta nuova. Tutta, tranne un elemento: se stesso. Squadra che perde si cambia, fuorchè l’allenatore-presidente che l’ha scelta. Comodo battere il “mea culpa” sul petto degli altri.

Fonte: L’antefatto

Tratto da L’Altra Notizia

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Non so se il testo pubblicato da Sinistra e Libertà sia integrale o se sia solo una parte; presumendo che sia completo, ritengo che questa volta Travaglio esageri. Non mi pare infatti che i toni di Vendola siano uguali a quelli ben noti di Berlusconi, né mi pare che il presidente della regione Puglia si atteggi a unto del Signore nonché intoccabile… non guardo i TG (ho lo stomaco delicato, io!), quindi non sono in grado di stabilire se la spettacolarizzazione di cui parla Vendola sia reale (ma conoscendo l’obiettività dei nostri media, posso anche credergli sulla parola): in tal caso, ha ampiamente ragione. Le nostre leggi stabiliscono che un cittadino è innocente fino a prova contraria (ussignur, a voler ben vedere ora stabiliscono che qualcuno è innocente ANCHE a  colpevolezza acclarata… ma non è il caso di Vendola), per cui va benissimo il diritto di informazione – e poi basta: che le indagini facciano il loro corso.

Vendola non è il mio politico favorito, ma non per questo mi sento autorizzata a tirargli addosso pietre a priori… sul fatto che poi abbia rifatto la giunta senza cambiare sé stesso, caro Travaglio, potrebbe anche darsi che non si sia cambiato perché effettivamente non ha nulla da rimproverarsi, no? E allora avrebbe solo fatto bene. Di certo molti altri politici non avrebbero neppure cambiato i loro cavalli…

E’ ovvio che non sono neppure disposta ad offrire a Vendola la mia incondizionata solidarietà solo perché è  “di sinistra” e qualche cosa di buono indubbiamente l’ha fatto, come propongono i sostenitori del gruppo “Noi della sinistra italiana sosteniamo Nichi Vendola” su FACEBOOK.

Anzi: proprio perché di sinistra, se ha sbagliato potrei davvero decidere di tirargli la prima pietra. Però è imperativo il “se”. elena