Archivio | agosto 13, 2009

La Chiesa Cattolica Italiana è super partes. O no?

Solo qualche spunto… poi ognuno rifletta. elena

L’Avvenire attacca Berlusconi. Anche il quotidiano dei vescovi sarà incluso nella lista della stampa “deviata e deviante”?

.

di Giuseppe Giulietti

https://i2.wp.com/www.attracco.it/STRAP/ceiAttracco.jpg

.

L’Avvenire, giornale dei vescovi, è tornato a manifestare dolore e mortificazione per i comportamenti del presidente del Consiglio. Non sta a noi giudicare le ragioni di tanto sconforto, forse si aspettavano di più e di meglio, forse non si erano ben informati quando sarebbe stato opportuno e possibile farlo.

Ci auguriamo solo e lo auguriamo al direttore Dino Boffo che l’editoriale di oggi non costi a lui e alla sua redazione l’inserimento nella lista dei giornali deviati e devianti, come già è capitato alla redazione della Repubblica, di Famiglia Cristiana, dell’Unità, di Sky, di tutta la stampa estera e qui ci fermiamo perché probabilmente mentre stiamo scrivendo questa nota l’elenco avrà subito nuove modifiche.

Una sola cosa ci consola che, almeno in questo caso, il presidentissimo non potrà ricorrere alla scomunica perché l’Avvenire è il giornale dei vescovi ed il furbissimo “papà della bella famiglia italiana” non è ancora nelle condizioni di chiedere il licenziamento del Papa e magari anche del suo Superiore.

Fonte: blitz quotidiano

La spallata di Benedetto XVI al governo Prodi

.

di Curzio Maltese

http://casarrubea.files.wordpress.com/2009/04/visita_di_papa_benedetto_xvi_a_genova_-_2008-05-18_-_primo_piano_di_benedetto_xvi.jpg

.

La vera spallata a Prodi alla fine l’ha data il Vaticano.
Era chiaro da tempo che le gerarchie ecclesiastiche erano scese in campo direttamente contro il centrosinistra e per favorire il ritorno di Berlusconi, elargitore di mille favori alla Chiesa durante il suo quinquennio a Palazzo Chigi. La Chiesa ha agito alla vigilia della crisi come una qualsiasi lobby politica, sia pure extraparlamentare, addirittura extraterritoriale, e con un’intelligenza politica superiore a quella dei partiti in circolazione.

La spallata della Chiesa al centrosinistra era partita da lontano. Non c’è stata settimana, dalla primavera del 2006, in cui il papa o i vescovi non siano entrati in polemica, più o meno diretta, con l’azione del governo. Ma nell’ultima settimana si è consumato uno spettacolare attacco su più fronti. Ha cominciato Benedetto XVI, in qualità di vescovo della capitale, con l’attacco al Veltroni sindaco sul “degrado di Roma”.

Ora, è chiaro che l’uno è “anche” papa e l’altro è, guarda caso, leader del Pd. Quanto alla predica del papa sui mali di Roma, dagli “affitti troppo alti” allo scarso attivismo dell’amministrazione locale, bisognerebbe aprire un lungo capitolo. L’Apsa, che gestisce le proprietà ecclesiastiche, è il primo immobiliarista della capitale, con il 22 per cento del patrimonio totale della città: non può fare nulla per calmierare gli affitti?

La Chiesa è il primo evasore (legalizzato) delle tasse romane, con l’esenzione dall’Ici, così come è il primo beneficiario delle onerose convenzioni private su sanità e scuola. L’elenco dei favori che la città di Roma paga alla Chiesa è infinito, dalle forniture d’acqua ai pass delle automobili per il centro.

Era ben studiato il pretesto della mancata visita alla Sapienza, dove si capiva benissimo che alla Chiesa non interessava la questione in sé ma lo sfruttamento del caso. La polemica sulla sicurezza non garantita era strumentale. I predecessori di Benedetto XVI sono andati in visita pastorale in Paesi del Terzo mondo ed hanno incontrato folle di milioni di persone, e questo papa ha paura di entrare nell’Università di Roma? Bisognava trovare il modo di organizzare una manifestazione contro il governo a san Pietro, senza dire che si trattava di politica.

Così è andata, e nella folla di san Pietro c’era in prima fila Clemente Mastella, il quale proprio in quell’occasione, per sua ammissione, decide l’uscita dalla maggioranza e la comunica subito non a Prodi ma al cardinal Bertone, segretario di Stato vaticano.
Nello sfascio della politica, la Chiesa ha deciso di scendere in campo, alla riconquista di un ruolo centrale perso dal tramonto della Dc.
I leader del centrosinistra dovrebbero almeno prenderne atto e studiare qualche contromossa, che non sia il solito inginocchiarsi nella vana speranza di ammansire i vescovi.

fonte: il venerdì, 1 febbraio 2008

tratto da solleviamoci

papascimmia

.

Consigli di lettura:

Stato laico: Spagna-Italia 100 a 1

Tar del laico

Che fine fa l’8×1000 alla Chiesa Cattolica Italiana?

La pubblicità, “anima” del commercio. Bilancio CEI 2008

8×1000: solo un quinto dei soldi va davvero ai poveri

“Aborro i preti, esseri autoritari e prepotenti, quando qualcuno mi dice che stiamo andando verso il fascismo, vorrei quasi rispondergli “Magari!”, il fascismo è brutto ma passa, invece andiamo incontro a forme di vita clericale, anzi ci siamo dentro, perchè non abbiamo saputo amministrare il nostro libero esame. Abbiamo liquidato la coscienza dandola in appalto al clero; ecco dove nasce il più macroscopico difetto degli italiani: la mancanza di una coscienza morale. Noi non siamo cattolici, siamo cattolici per comodità, abitudine, tradizione non per coscienza.
Il problema di Dio, gli italiani, non se lo pongono, perciò non siamo mai stati una nazione. L’unico stato che conosciamo è quello pontificio.”

Indro Montanelli

Vita da clandestini, «Lavoriamo da due anni nei campi e ora ci considerano dei criminali»

.

di Maria Lombardi

ROMA, 9 agosto – «E adesso ci tratteranno come criminali solo perché poveri e deboli. La sofferenza diventa un reato, ma vi pare giusto?». Kamal e Raji, indiani, lavorano come braccianti nei campi intorno ad di Aprilia. Sono entrati in Italia due anni fa con i flussi stagionali, «ma non ci hanno mai messo in regola. Abbiamo speso tutti i nostri soldi per venire qua, ora rischiamo di dover tornare nel nostro paese». Desak, indonesiano, 50 anni, anche lui tra gli invisibili, si chiede che reato sia mai la clandestinità, «non lo è certo per gli uomini giusti», e che colpa ha lui se a Giakarta è stato licenziato dopo 20 anni di lavoro in fabbrica e se in Italia, dopo 18 mesi a fare pulizie, è ancora un irregolare senza speranza? Da ieri commette un reato penale, quello di clandestinità, rischia da 5mila a 10mila euro di multa («e chi la pagherà?»), l’espulsione e se torna in modo irregolare in Italia può essere condannato da uno a 4 anni di carcere.

Kamal, Raji, Desak e un milione di ”ombre”, clandestini e da ieri anche rei. «Più o meno tanti sono i lavoratori irregolari in Italia», calcola Franco Pittau, coordinatore dossier statistico immigrazione della Caritas. «Giovanardi ha stimato in circa 500mila il numero di badanti e colf da mettere in regola. In base alle analisi delle richieste di regolarizzazioni possiamo dire che sono altrettanti i lavoratori degli altri settori privi di documenti». Mezzo milione di ”assistenti familiari” e mezzo milione tra braccianti, muratori, operai e altro ancora. Dal primo settembre i datori di lavoro (sia italiani che stranieri con reddito minimo di 25mila euro se si tratta di famiglia) potranno regolarizzare fino a una colf e due badanti con la ”mini-sanatoria”, pagando 500 euro.

La condizione è che alla data del 30 giugno le ”assistenti” erano occupate irregolarmente dalle famiglie da almeno tre mesi. Chi presenta documenti falsi rischia fino a 6 anni di carcere. «Ma è già cominciato il mercato delle carte fasulle», racconta Mario Contini, italo-brasiliano, dell’associazione immigrati Pontum. «Tutti gli irregolari cercheranno di farsi assumere come colf e badanti, siano essi muratori o camerieri. Sappiamo che c’è già in giro gente senza scrupoli che sta chiedendo tremila euro per trovare un datore di lavoro e un contratto. Sarà una feria, come nel 2002».

E come allora, tanti si aspettano che la sanatoria – cominciata con le colf – sia poi estesa ad altre categorie di lavoratori.

Può un provvedimento ”sanare” una categoria e discriminare al contempo tutte le altre? «E’ quello che ci chiedono tutti gli stranieri non in regola – spiega Contini – arriverà un’altra sanatoria? Per il momento hanno solo una grande paura. Raccomandiamo a chi è irregolare di uscire solo per lavorare».

Il reato di clandestinità, «è contrario alla Costituzione», per Romulo Fabio Salvador, del gruppo consiliare aggiunto per l’Asia in Campidoglio. «I poveri hanno diritto a cercare lavoro altrove. E non è l’unica cosa assurda di questa legge». Per il permesso di soggiorno si pagherà dagli 80 ai 200 euro in più, tassata anche la richiesta di cittadinanza italiana per gli extracomunitari che sposano un italiano (altri 200 euro a tre anni dalle nozze). «Lo Stato ci sta spremendo come limoni, approfitta della nostra debolezza». E ormai «sono sempre meno i datori di lavoro che pagano i contributi, lo fanno gli immigrati pur di tenere il permesso di soggiorno – aggiunge Contini – sarà così anche per le colf e le badanti da regolarizzare».

Fonte: il Messaggero

La campagna d’autunno del Cavaliere azzoppato

di GIUSEPPE D’AVANZO

.

https://i0.wp.com/images-srv.leonardo.it/progettiweb/senzanome/blog/berlusconi-sismi.jpg

.

//

Il Cavaliere, per levarsi dai guai degli scandali politici e sessuali in cui s’è cacciato da solo, ci ha provato – prima – con una comunicazione sovrabbondante, ipertrofica. Televisione, interviste, maquillage familiare con foto a colori del Figlio Marito Padre Nonno così amorevole, così italiano. Non ha funzionato. Le menzogne erano così assordanti che gli sono scoppiate in mano. Cilecca. Dunque, cambio di marcia e di strategia. Il flusso verbale, le patetiche e quotidiane battute sulle minorenni, le grottesche vanterie da “santo puttaniere” sono state archiviate e sostituite dal silenzio, autoimposto e imposto. Gioco comodo perché, come ha scritto il Financial Times ieri, “Berlusconi guida un regime costruito sul suo impero mediatico che include il controllo delle televisioni nella quasi totalità e di buona parte della stampa scritta. Anche la Rai, la tv di Stato, ha evitato di seguire in maniera adeguata il caso di Patrizia D’Addario sul suo canale principale”. Ora anche la strategia del silenzio appare inadeguata. E’ utile a nascondere all’opinione pubblica domestica quanto siano disonorevoli le sue condotte private e vulnerabile il suo agire pubblico.

Oscura la catastrofe della sua reputazione all’estero, che finisce col travolgere anche la credibilità del Paese tutto intero, ma non muta di un’acca uno stato delle cose che – Berlusconi sa – peggiorerà in autunno.

Ecco perché, prima di dileguarsi per una decina di giorni chi lo sa dove e chi lo sa perché, il premier sta organizzando truppe, generali e piani per la “campagna di autunno”. Oggi la crisi di Berlusconi la si può ricostruire così: il capo del governo, nell’Occidente euroamericano, è un’anatra zoppa. L’establishment internazionale attende la sua uscita di scena, prima o poi. Nel cortile di casa non va meglio, nonostante l’opposizione se ne stia in un angolo a guardarsi l’ombelico. I comportamenti di Berlusconi hanno pregiudicato molto seriamente la sua influenza nel mondo cattolico e i buoni rapporti con le gerarchie ecclesiastiche. Anche il Papa ha mostrato di condividere le severe critiche dell’Avvenire e dei vescovi piovute sul capo del premier.

In autunno, questa scena può diventare ancora più avversa di quanto lo sia oggi. Cominciamo dall’economia reale. È vero, ci sono micro-segnali di ripresa, ma come spiegano osservatori e protagonisti, “si stanno accumulando gli effetti di una recessione lunga e i prossimi mesi saranno inevitabilmente critici” (Corrado Passera). Molte piccole imprese, a settembre, saranno scomparse e con loro decine di migliaia di posti di lavoro. Dal punto di vista personale, per Berlusconi, non va meglio. In settembre, le inchieste di Bari su prostituzione e droga che vedono imputato Gianpaolo Tarantini, il giovane amico del presidente, potrebbero trovare una prima discovery. Potrebbero essere rese pubbliche le conversazioni tra il Cavaliere e il suo ruffiano (anche dieci al giorno). La Consulta potrebbe dichiarare incostituzionale la legge che lo rende immune e consegnarlo di nuovo ai giudici di Milano per la corruzione del testimone David Mills. La nuova legge sulle intercettazioni potrebbe svelare agli italiani come il capo del governo svenda la sicurezza di tutti per proteggere se stesso e i traffici del ceto dirigente legando le mani alla magistratura e imbavagliando la stampa.
.

https://i2.wp.com/scheggedivetro.blogosfere.it/images/Berlusconi%20mitra.bmp

.

Il tableau giustifica le preoccupazioni del Cavaliere. Come scrive Slavoj Zizek, Berlusconi avrà anche “la maschera da pagliaccio” ma solo per nascondere “un potere spietatamente efficiente” (London Review of Books e Internazionale, 24 luglio). È l’efficienza di una macchina di potere che il premier vuole mettere a punto prima dell’autunno. A cominciare da quel segmento che, nella sua avventura politica, è sempre stato decisivo, vitale: la comunicazione. È tutto quel che gli serve, in fondo. Con una comunicazione manipolata e truccata, Berlusconi elimina la verità effettuale delle cose (la crisi economica, l’immobilismo del governo); incuba le paure del Paese (“immigrati”, “complotto eversivo”, “comunisti”); trasforma l’ordinario in “miracolo” e ogni difficoltà o stallo in “emergenza nazionale”; sommerge il Paese di parole inutili e immagini ludiche; tiene gli italiani in uno stato di minorità che impedisce loro di andare, con qualche spirito critico e consapevolezza, oltre le emozioni e l’immaginazione. È questa difesa mediatica, è questo “miracolismo mediatico” che il capo del governo, protetto dal suo conflitto di interessi, vuole consolidare, rendere aggressivo e dominante, più di quanto oggi non lo sia, in attesa di isolare e colpire i suoi avversari o i non conformi con leggi ah hoc, manovre di potere, e magari le mosse di burocrazie sottomesse (Murdoch è soltanto il primo della lista degli “ostili”, selezionata nelle riunioni segrete di questi giorni).

Il Cavaliere militarizza subito il fronte della comunicazione, quindi. Via Mario Giordano, il povero direttore del Giornale assoggettato quanto basta, ma senza alcun peso specifico. Che arrivi Vittorio Feltri da Libero, un “peso massimo”. Che Clemente Mimun, direttore del Tg5, si adegui alla bisogna e all’esempio di Augusto Minzolini, direttore del Tg1. E se non se la sente, che lasci la seggiola a Maurizio Belpietro, quello sì che sa il fatto suo quando si tratta di menar le mani che poi a Panorama si troverà un altro “picchiatore” per dirigerlo. È con questo “pacchetto di mischia” (Minzolini, Feltri, Belpietro, Mimun) che il capo del governo vuole “militarizzare” la comunicazione e deformare il racconto della realtà. Può farlo certo in casa sua in assenza di una legge sul conflitto di interessi, ma è legittimo che lo faccia anche in quella casa di tutti che è il servizio pubblico radiotelevisivo? Può farlo senza che gli organi di garanzia tecnici, politici e istituzionali muovano un ciglio e trovino la forza di profferire parola? Sappiamo che Paolo Garimberti è in Viale Mazzini come “presidente di garanzia”, meno si comprende che cosa e chi stia garantendo. Non certo il telespettatore italiano che non ha saputo nulla e nulla saprà di quanto in Italia e all’estero accade al capo del governo. Sappiamo naturalmente che esiste una “Commissione parlamentare per l’indirizzo e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi”, presieduta da Sergio Zavoli, meno si può dire del suo lavoro di vigilanza, ieri passiva dinanzi alla lottizzazione, oggi taciturna e impotente dinanzi alla “militarizzazione” della Rai.

.

https://i0.wp.com/www.crashdown.it/wp-content/uploads/2009/07/0svBERLUSCONI_wideweb__470x3120.jpg

.

Siamo così oltre il livello di guardia per un’ordinata democrazia che forse anche il presidente della Repubblica dovrebbe guardare in questi affari. A meno di non volersi rassegnare, già dall’autunno, a quella che appare a Mario Perniola la migliore definizione di comunicazione: a tale told by an idiot, full of sound and fury, signifying nothing, “una storia raccontata da un idiota, piena di rumore e di furore, che non significa niente” (Macbeth).

Fonte: la Repubblica – 1 agosto 2009

FESTA IN ROSSO DI LIBERAZIONE

TORRE BOLDONE (BG) – Area Feste presso impianti Sportivi

festaliberazione2009

.

14 agosto prima giornata della tradizionale “Festa in rosso di Liberazione” che si svolge a Torre Boldone ormai da 12 anni.

Troverete un’ampia e qualificata offerta di servizi:
bar – ristorante tradizionale e cucina sudamericana – pizzeria – birreria – cocktail – gelato artigianale – giochi – libri – mostre – musica.

All’ingresso della Festa, banchetti per il tesseramento a Rifondazione, per la raccolta di indirizzi per “AltraBergamo”, il giornale della federazione Prc, e per contribuire alla Cassa di Resistenza in Solidarietà con i lavoratori della INNSE di Lambrate in lotta per il posto di lavoro.

Allo spazio libreria, “Il campo del silenzio. Bergamo 1941-1945”, mostra sul campo di concentramento di Grumello al Piano e una mostra fotografica sulla lotta di fine anni settanta inizio anni ottanta contro l’apertura della miniera di Novazza (nel prossimo futuro rischia di tornare ad essere appetibile).

Nello spazio associazioni un banchetto con i prodotti del commercio equo-solidale e di Libera, la mostra sull’attacco israeliano a Gaza allestita dall’Associazione “Arte a Sinistra” presente con un proprio banchetto, ecc.

Questo il programma giorno per giorno:

Venerdì 14 agosto

Spazio dibattiti, ore 21

  • · CRISI E “ALTRAECONOMIA”: LABORATORI GLOCALI E CAMBIAMENTO SISTEMICO – Intervengono: Marco Noris (Saggista e operatore dell’altraeconomia), Noemi Sacchi (Spazio decrescita, Giovani Comunisti), Coordina: Patrizia Bani (Caffè letterario)

Spazio spettacoli, ore 21

  • · CONCERTO: OUT OF THE BLUE – live I grandi classici del rock-blues

Sabato 15 agosto

Spazio spettacoli, ore 21

  • · CONCERTO: RUSTIES – not just a Neil Young tribute band – Stasera presentano il nuovo album “Move Along”

Domenica 16 agosto

Spazio spettacoli, ore 21

  • · BALLO LISCIO con NON SOLO LISCIO

Spazio “caffè letterario”, ore 20

  • · BERGAMO IN GIALLO: Workshop di scrittura creativa – Impariamo a scrivere con Adele Marini, autrice di “Naviglio Blues” e “Milano solo andata”, vincitore del Premio Azzeccagarbugli. Ospiti a sorpresa e libri in premio a tutti i partecipanti.

Lunedì 17 agosto

Spazio dibattiti, ore 21

  • · “UN ANNO AL SENATO. Lucido diario di fine legislatura”” di Lidia Menapace (ed. Tracce). Sarà presente l’autrice. – Presenta il libro: Rosangela Pesenti – Introduce: Maria Pia Trevisani (BergamoLaica) – Intervengono: Titti Sonzogni (UAAR Bergamo), Greta Signorelli (ArciLesbicaxxBergamo), Rita Fiorani (IFE Italia)

Spazio spettacoli, ore 21

  • · TEATRO: PICCOLO GRUPPO TEATRALE STORIELLA ZEN Alberto Sveldezza racconta una storia partigiana: “La battaglia di Fonteno” [31 agosto 1944].

Martedì 18 agosto

Spazio dibattiti, ore 21

  • · ITALIA, LOMBARDIA, NOVAZZA: IL NUCLEARE È ALLE PORTE? NO AL NUCLEARE! – Intervengono: Don Osvaldo Belotti Parroco Spiazzi di Boario (testimone dagli anni ‘70 della lotta contro la miniera di Novazza), Giorgio Fornoni Reporter (sindaco di Ardesio), Alfio Nicotra (Resp. Naz.le Prc-SE Dipartimento pace e movimenti), Mario Agostinelli (ricercatore dell’Enea), Tommaso Sodano (già presidente commissione ambiente al senato) – Coordina: Francesco Algeri (Circolo Prc-SE di Torre Boldone)

Spazio spettacoli, ore 21

  • · TEATRO: ASSOCIAZIONE CULTURALE MATE’ TEATRO: Pepè le Pew duo: “Attrici da bar” – canzoni stonate e molto altro

Mercoledì 19 agosto

Spazio dibattiti, ore 21

  • · IL LAVORO AL NORD TRA CRISI E POPULISMO REAZIONARIO DELLE DESTRE – Intervengono: Ugo Boghetta (resp. naz.le Prc-SE lavoro), Luigi Bresciani (segretario provinciale CGIL Bergamo), Matteo Gaddi (Socialismo XXI, resp.naz.le dipartimento nord) – Coordina: Maurizio Colleoni (Prc-Se/Bergamo)

Spazio spettacoli, ore 21

  • · TEATRO: VALERIO BONGIORNO (letture) e FRANCESCO CHEBAT (piano) Presentano: “Salsicce e vino” – storie e canzoni da S. Benni, Gino e Michele, G. Guareschi e tanti altri

Giovedì 20 agosto

Spazio dibattiti, ore 21

  • · CRISI ECONOMICA E “PACCHETTO SICUREZZA”. ORGANIZZARE LA RESISTENZA – Un confronto con il movimento migranti e antirazzista per organizzare la risposta democratica nel territorio e nel luoghi di lavoro. Contributi di Lorenzo Lanfranchi, Ahmed Drissi, Fabio Cochis, Mohammed Bechrouri.

Spazio spettacoli, ore 21

  • · CONCERTO: IN THE FLESH? – Pink Floyd tribute

Spazio “Caffè letterario”, ore 21.30

  • · BERGAMO IN GIALLO: Reading in nero: Sciascia, scrittore-detective con Dario Lilloni – al contrabbasso Stefano Scopece

Venerdì 21 agosto

Spazio dibattiti, ore 21

  • · QUALI RISPOSTE ALL’EMERGENZA CASA A BERGAMO E IN LOMBARDIA? – Intervengono: Walter de Cesaris (segretario nazionale Unione Inquilini), Patrizia Zambelli (segretaria provinciale Sunia/Cgil), Franco Macario (già assessore alle politiche della casa a Bergamo)

Spazio spettacoli, ore 21

  • · CONCERTO: OTTOCENTO – Omaggio a Fabrizio De Andrè

Spazio “Caffè letterario”, ore 21.30

  • · BERGAMO IN GIALLO: L’ultimo scatto – di Adele Marini letture di Sergio Scorzillo con Dario Lilloni al contrabbasso Stefano Scopece, contributi vocali di Alberinda Balzo

Sabato 22 agosto

Spazio spettacoli, ore 21

  • · (ore 21.30) COMIZIO di EZIO LOCATELLI (Segretario provinciale, direzione nazionale Prc-SE)
  • · CONCERTO: ELENA VITTORIA – live Giovane e grintosa cantautrice, bellissima voce; vincitrice di “Voci per la libertà 2008”.

Spazio “Caffè letterario”, ore 21.30

  • · BERGAMO IN GIALLO: Bergamo in Bionda – Festa conclusiva della rassegna con tanti amici e scrittori noir: 5 minuti ciascuno per presentare l’ultimo libro e… bere una birra!

Domenica 23 agosto

Spazio dibattiti, ore 21

  • · QUALE OPPOSIZIONE E QUALE ALTERNATIVA AI GOVERNI LOCALI DI DESTRA – Intervengono: Ezio Locatelli (già deputato, segretario provinciale Prc-SE) – Roberto Bruni (ex sindaco di Bergamo), Francesco Cornolti (già candidato provincia di Bergamo per il centrosinistra, consigliere provinciale) – Franco Macario (già assessore al comune di Bergamo) – Sono invitati e/o interverranno: Paolo D’Amico, Maurizio Morgano, Paolo Scanzi, Alberto Scanzi, Sergio Serantoni, Pietro Vertova.

Spazio spettacoli, ore 21

  • · BALLO LISCIO: ORCHESTRA CASAGRANDE

Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea – Federazione di Bergamo

Altre info: www.prcbergamo.it

Abruzzo e Vigili del Fuoco: quello che l’informazione di stato non dice

Pompieri “in vacanza” a L’Aquila

.

Queste le condizioni di lavoro dei VVF dal campo di Assergi (AQ)
I Vigili del Fuoco in vacanza in montagna… sotto Campo Imperatore! Ai piedi del Gran Sasso.
Già il Dipartimento ha ben pensato prima del G8 di allontanare la maggior parte dei VVF dall’Aquila inviandoli in campeggio in montagna! Forse  nelle condizioni in cui siamo (uomini e mezzi) potevamo arrecare una brutta figura con le delegazioni straniere al nostro Presidente del Consiglio abituato alle feste di Palazzo Grazioli.

Il Campo base di Assergi gode di ottima vista, aria buona e una certa distanza tecnica dall’Aquila, coperta pesante e maglioncino, per capirci: quasi quasi ci sentiamo persino in colpa per venir pagati quali professionisti del soccorso, in questo incantevole contesto.

Per inciso, la Protezione Civile negli alberghi e al ristorante e i pompieri nelle tende pneumatiche qualcuna delle quali la notte ti si sgonfia sulla testa, parcheggiati  in uno dei pochi campi base d’Italia in discesa (i letti sono muniti di zeppe da un lato); ma tranquilli, i dirigenti che hanno seguito la “faccenda” sono stati promossi, come accade di prassi nella pubblica amministrazione.

La mensa è passabile ma non sicuramente all’altezza delle esigenze di chi opera nelle condizioni in cui operiamo noi VVF perché si dice, qui ad Assergi, che sono finiti i soldi. Alle squadre operative assegnate a questo campo base da qualche giorno NON viene più assegnata la scorta di acqua da portarci sull’intervento nonostante che il servizio sanitario del Corpo abbia indicato nel 2008 tra i 2 e i 10 litri di acqua più integratori a persona nei periodi estivi!
L’acqua da bere la dobbiamo recuperare in giro per l’Aquila, la dobbiamo elemosinare! Queste sono le condizioni.


Ma proprio l’acqua sta diventando un vero problema: la doccia la facciamo fredda ancorché siamo in montagna, i bagni sono accettabili, le tende vengono disinfettate regolarmente ma non esiste servizio di pulizie: scopa, paletta e straccio fuori dalla tenda ti aspettano. Quindi, dopo il rientro, previo 9 – 10 ore di lavoro a fare puntellamenti, doccia fredda, pulizia in tenda, sbobba sotto il tendone mensa (e la Protezione Civile al ristorante), un giretto per il cortile e a nanna in pendenza! Inoltre ti fanno storie (agli altri) per uscire la sera, visto che siamo pagati 16 ore, giustamente la  sera mica possiamo andare a mangiarci una pizza (a nostre spese) siamo a “disposizione”! Certo che per 7\8 euro l’ora han fin ragione, la sveglia alle 6,30 e si ricomincia! Ma le soddisfazioni non mancano. Sui cantieri è una continua passerella di “esperti” di questa o di quella cosa, una continua passerella di funzionari VVF che smontano la teoria del precedente loro collega invitandoti a rifare il lavoro secondo le loro indicazioni.
Ma il top sono i nostri Dirigenti; a caccia di promozione (quelli non ancora promossi post 3.32 del 6 aprile 2009)! Progetti su progetti: dalla costruzione dei palchi per le autorità a qualsiasi altra cosa purché non sia di competenza dei VVF: non gli sfugge nulla.

Dunque potremmo provare a chiedere anche noi comuni mortali che siamo venuti qui in Abruzzo se ci promuovono come hanno promosso loro: tutti Capi Squadra promossi sul campo come han promosso i Dirigenti a Dirigenti Superiori! Ma la cosa divertente è che questi Dirigenti vengono sui cantieri mettono becco su tutti, anche su quello di cui non capiscono un tubo, ti fan pure la predica sui DPI o sul DL.81 mentre noi lavoriamo a stretto contatto con ditte private che non sanno neppure dove stia di casa la sicurezza sul
lavoro.

Queste cose ovviamente non le vede nessuno, i Dirigenti in testa. Potremmo andare avanti per ore, attirando più o meno l’attenzione della stampa o dell’opinione pubblica facendo alterare la nostra classe dirigente per le nostre dichiarazioni, ma le cose non cambierebbero; questo terremoto da tragedia vera, con morti e feriti veri, si è trasformato in un giochetto politico ad uso e consumo e dei politici e dei dirigenti del corpo nazionale del vigili del fuoco.
Gli abitanti colpiti dalla tragedia e gli operatori del soccorso, quelli che lavorano con le mani per intenderci, sono purtroppo le marionette di questo nuovo teatrino.
Assergi – AQ – 12/8/2009
http://www.socialpress.it/article.php3?id_article=2583

Emergenza Vigili del Fuoco

.

Posted by EpicentroSolidale on 6/24/09 •
Categorized as Aggiornamenti dall’Abruzzo Da Indymedia Abruzzo:


Sono ormai più di due mesi che i dipendenti del corpo nazionale Vigili del fuoco stanno lavorando al sisma che ha colpito la città dell’Aquila il sei aprile scorso.

Io sono un vigile del fuoco dell’Aquila e non è facile lavorare tutti i giorni nella città in cui vivo e vedere le sue profonde ferite.
Ho vissuto le prime settimane in modo molto intenso con i miei colleghi, ho lavorato senza tregua, stavamo veramente aiutando chi ne aveva bisogno e questo è stato ciò che ci ha fatto andare avanti, che ci ha dato il coraggio facendoci dimenticare perfino la stanchezza. Da più di un mese invece l’esigenza pare si sia spostata solo sulle chiese fatiscenti ed altri pochi beni culturali (edifici storici o contenenti affreschi). Le abitazioni distrutte insieme a quelle poco danneggiate sono state transennate ed abbandonate, ad aspettare che la pioggia le rovini del tutto.
I cittadini non hanno più alcun diritto sulle proprie abitazioni, relegati nelle tendopoli-lager, sono stati tagliati fuori dallo scenario.

Chi stanzia i soldi decide quali sono le esigenze e dirige i lavori. Il fine non è aiutare chi è rimasto senza niente.
Si cerca la visibilità (recuperare una chiesa da sicuramente più prestigio che ridare una semplice abitazione ad una famiglia) oppure aiutare chi è sicuramente in grado di dare una lauta ricompensa: nel caso delle chiese i nostri politici hanno fatto bingo. In questo bel quadretto noi Vigili del fuoco siamo solo delle braccia e come tutte le braccia mal pagate e senza alcun tipo di assistenza. Infatti il corpo dei Vigili del fuoco è riconosciuto dall’art. 117 come facente parte delle forze dell’ordine.

Tuttavia noi percepiamo stipendi da cani poiché non compresi nel comparto sicurezza (art. 16 Legge 121/81) di cui fanno parte polizia, carabinieri, forestale (non elenco tutte le altre sottodivisioni che negli ultimi anni sono spuntate come funghi).

La grande differenza tra i vigili del fuoco e questi ultimi è che i primi non intervengono conle armi, ma soprattutto non fanno rientrare soldi nelle casse dello stato attraverso multe, sequestri e quant’altro. Siamo solo un’inutile spesa per lo stato.
Dall’inizio del terremoto i nostri turni sono di 24 ore (normalmente il turno è di 12) e perora, sono passati due mesi e mezzo, questi straordinari non ci sono stati pagati.


La motivazione è che i soldi per pagarci non ci sono. Ma a noi è più che evidente come i soldi (quei pochi che ci sono) vengano usati per altro, per cose ben più importanti della retribuzione di chi sta lavorando da oltre due mesi a ritmi sovrumani, i soldi sono meglio impiegati per i lavori d’ampliamento dell’aeroporto di Preturo, punto di accesso per i “grandi”, o per l’allestimento di piattaforme per l’atterraggio del Papa che poi disdice
(costituendo una spesa notevole in termini di materiale, personale e mezzi impiegati).
Da qui i Vigili del fuoco si sono dichiarati in agitazione contro il Governo ma mantengono il regolare svolgimento degli interventi nel rispetto delle popolazioni e del nostro lavoro. I Vigili del fuoco richiedono un aumento dello stipendio: all’inizio di quest’anno a causa del condono gli stipendi si sono aggirati intorno a 700-800 euro mensili.

E’ difficile viverci con una famiglia a carico. Inoltre i Vigili del fuoco richiedono attrezzi idonei per effettuare in modo efficiente gli interventi ed una maggiore cura nella formazione della nostra preparazione (maggiori aggiornamenti e corsi di formazione di una durata maggiore di una settimana). A questa già difficile situazione si è aggiunto lo spostamento del G8 a L’Aquila. Senza entrare nel merito di altre questioni riporto solo ciò che rappresenta e sta comportando quest’evento per il nostro lavoro.

I nostri turni che dovevano ritornare alla normalità delle 12 ore si continueranno a protrarre a 24 (non pagate ovviamente!) Il nostro campo base centrale che si trovava nella caserma della Guardia di finanza (ora adibito per ospitare il vertice) è stato in fretta e furia
spostato, nei pressi di Assergi (paesino ai piedi del Gran Sasso tutt’altro che centrale), comportando l’allestimento ex novo di strutture e tutto ciò che occorre togliendo tempo a ciò che dovremmo fare: aiutare le persone nei recuperi.

Come si suol dire oltre al danno la beffa: un’ordinanza della protezione civile ci vieta di fermarci a mangiare nei campi prossimi al nostro intervento (principalmente l’Aquila) costringendoci a tornare, per mangiare un boccone, nel suddetto campo d’ Assergi.
E chiaro come questa misura non faccia risparmiare né tempo né combustibile e come sia davvero poco utile ai fini dell’emergenza e del lavoro di cui il nostro scosso territorio in questo momento necessita.
Speriamo di ottenere, insieme alla popolazione, un po’ più di rispetto.

Fonte: Facebook – Laura Picchetti

Gasparri, la “pillola abortiva” e l’Inquisizione.

https://i1.wp.com/www.ilfoglio.it/media/uploads/ru-486.jpg

.

Da una settimana la Ru486, o “pillola abortiva”, è in commercio. Potrà essere somministrata solamente in strutture ospedaliere e fino al quarantanovesimo giorno di gravidanza. Questa la decisione a maggioranza dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco).

Le polemiche tuttavia non si placano. Dopo le minacce di scomunica da parte dal Vaticano [1], è Maurizio Gasparri a sollevare dubbi circa l’opportunità del suo impiego. In particolare, il Senatore del PDL sostiene che sia necessaria una indagine conoscitiva del Parlamento circa gli effetti del farmaco in Italia e nei Paesi dove è stato precedentemente adottato. Questo poiché “non si può delegare a tecnici privi di legittimazione democratica una decisione che attiene al diritto alla vita” [2].

Vale la pena spendere due parole sul ragionamento che propone il Senatore Gasparri.

1. Non serve una indagine conoscitiva del Parlamento Italiano circa l’efficacia del farmaco, né in Italia, né nel resto dei Paesi che l’hanno adottato. Nel primo caso, infatti, le cifre sono queste: 4000 interventi, di cui nel 5,5% dei casi le donne hanno dovuto comunque ricorrere ad aborto chirurgico; il 23% ha provato dolore, il 13% nausea, il 5% diarrea e lo 0,007% ha dovuto sottoporsi a trasfusioni. I dati sono aggiornati al 19 febbraio 2009 e riguardano, si ricordi, una sperimentazione del farmaco [3]. Per quanto riguarda l’efficacia nel resto del mondo, rimando a un mio precedente post, che riporta le cifre comunicate dalla Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) [4].

Da dove la necessità di una indagine conoscitiva? I risultati sono forse controversi al punto da costringere il Parlamento a dubitare che il trend positivo ottenuto durante la sperimentazione in Italia e dal 1988 a oggi nel resto del mondo si debba invertire? I risultati non sono affatto controversi: nella stragrande maggioranza dei casi il farmaco è efficace e non presenta controindicazioni. A meno che Gasparri non ritenga che il Parlamento non sia soltanto più importante dell’AIFA (colpevole, a suo dire, di “non essere legittimato dai cittadini”), ma della stessa OMS.

2. Discusso il merito della proposta, proviamo ora a valutarne l’assunzione di fondo. Gasparri procede dalla premessa che l’efficacia di un farmaco debba essere valutata secondo il criterio della maggioranza: efficace è il farmaco che la maggioranza dei cittadini (o meglio: che i rappresentanti parlamentari della maggioranza dei cittadini) ritiene efficace. Altrimenti non si spiegherebbe la lamentazione circa la “mancanza di legittimazione democratica” dei “tecnici” deputati a fare i controlli del caso.

Proviamo a valutare la bontà di questa premessa utilizzando la famosa disputa tra l’eliocentrismo Copernicano-Galileiano e il geocentrismo Tolemaico. Secondo Gasparri, il Sole ruoterebbe ancora intorno alla Terra. Infatti, quale metro avrebbe dovuto adottare la Chiesa di Roma nel valutare l’efficacia della proposta eliocentrica di Galileo? La legittimazione democratica, ovvero il voto della maggioranza. Dubito che nel Seicento la maggioranza della popolazione patteggiasse per Galileo. Dunque la “indagine conoscitiva” del Santo Uffizio avrebbe di certo condotto al rigetto dell’eliocentrismo.

Questo accade quando si utilizza un criterio politico (la maggioranza) per valutare un dato scientifico (l’efficacia di un farmaco), che fortunatamente non abbisogna di alcuna legittimazione della maggioranza: la legittimazione scientifica può avvenire in perfetta solitudine, o in minoranza schiacciante, come nel caso di Galileo. Inutile dunque riempirsi la bocca di demagogia, Senatore Gasparri: la scienza e la democrazia utilizzano criteri diversi, piaccia o meno agli elettori.

Nessuno vuole impedire, sia chiaro, di avere una propria opinione etico-politica sull’uso della “pillola abortiva” a Gasparri come a nessun altro. L’invito è semplicemente a non confondere tale opinione con un dato scientifico.

Non sia mai che qualcuno finisca per confondere il Senatore Gasparri con un novello Inquisitore.

Note:

[1] http://www.corriere.it/cronache/09_luglio_30/pillola_ru486_decisione_aifa_a8d8701a-7d1e-11de-898a-00144f02aabc.shtml

[2] http://www.corriere.it/politica/09_agosto_08/fini_pillola_ru486_9bb77132-8445-11de-bc84-00144f02aabc.shtml

[3] http://terracinasocialforum.wordpress.com/2009/02/19/usate-in-italia-10000-ru486/

[4] http://ilnichilista.wordpress.com/2009/07/30/alcuni-argomenti-a-favore-della-commercializzazione-della-pillola-abortiva/

fonte: il Nichilista

L’ultima della Lega Nord sui dialetti «Sottotitolare le fiction più seguite»

L’idea del ministro per le Politiche agricole, ZAIA

Bocchino (Pdl): «Una fesseria». Merlo (Pd): «Ferragosto non è carnevale». Storace (Destra): «Pensi ai campi»

.

Il ministro per le Politiche agricole Luca Zaia (Emblema)

MILANO – «Una fesseria». «Ha confuso Ferragosto con carnevale». «Pensi all’agricoltura». «Una buffonata». «Passerà il caldo e ritornerà la politica». «Una sciocchezza». «Una provocazione». Sono alcuni dei commenti suscitati dalla proposta del ministro per le Politiche agricole, Luca Zaia: «La Lega esorta la Rai a mandare in onda le fiction di grande ascolto in dialetto con i sottotitoli, oppure per chi ha la televisione in digitale, di aggiungere al canale audio anche la versione dialettale. Sarebbe bello se uno dei canali radio fosse interamente dedicato a tutti i dialetti d’Italia con rigorosa par condicio regionale». A proposito: «fiction e par condicio» in dialetto (magari in trevisano, quello del ministro Zaia) come si dicono?

ATTACCO A RAI 3 – «La Rai non fa nulla per promuovere la cultura locale e i risultati sono sotto gli occhi di tutti», ha detto Zaia intervistato a Klauscondicio. «Rai 3 doveva occuparsi della valorizzazione della lingua locale, della storia e della cultura delle diverse realtà regionali ed è invece diventata un canale fortemente ideologizzato che ha altri scopi. Non ci sarebbe nulla di male a presentare un programma in dialetto», prosegue il ministro. «In quei programmi dove si presentano proprio la territorialità e i prodotti tipici, per esempio, i piatti spiegati con l’idioma locale avrebbero un altro “gusto” rispetto all’italianizzazione dei nomi di quei prodotti. Noi eravamo impegnati a difendere gli interessi del mondo produttivo e lavorativo del Nord. Loro facevano i concorsi alla Rai e la maggioranza dei telegiornalisti e dei presentatori sono romani».

REAZIONI – La proposta di Zaia è bocciata in primo luogo dai colleghi di maggioranza del ministro. Italo Bocchino, vice presidente dei deputati del Pdl: «È un’autentica fesseria, da catalogare nelle boutade estive della Lega». Fabrizio Morri, capogruppo del Pd in commissione di Vigilanza Rai: «Quando il Consiglio dei ministri si terrà in dialetto, con tanto di verbali annessi, si potrà discutere di fiction dialettali». Giorgio Merlo (Pd), vice presidente della commissione Vigilanza Rai: «Zaia confonde ferragosto con carnevale». Secondo il segretario nazionale della Destra, Francesco Storace, « Zaia farebbe bene a dare uno sguardo più attento a quello che succede nel suo dicastero». Marco Rizzo, dei comunisti sinistra popolare: «Le fiction in dialetto sono una buffonata propagandistica». Pancho Pardi, capogruppo dell’Idv alla commissione Vigilanza Rai: «A Zaia dedicheremo la prima pagina del Vernacoliere di questo mese. Se non la capisce, gliela spiegheremo nel suo dialetto» (Il Vernacoliere è un mensile satirico in dialetto livornese, il livornese Carlo Azeglio Ciampi non se ne perdeva un numero neanche quando era al Quirinale, ndr). Lando Buzzanca, attore siciliano vicino al centodestra: «Dalla Lega ormai mi aspetto di tutto e di più, sono avvilito. Sono sciocchezze inutili». L’attrice romana Nancy Brilli: «È una provocazione che non so dove voglia portare. Aspettiamo la prossima puntata».

Fonte: il Corriere della Sera

Povero Garibaldi… A parte gli scherzi: la prima riflessione che m’è venuta spontanea è stata che non mi pare un caso che l’attacco vada a Rai3. E’ vero che questo è il canale regionale, ma non è “stranamente” in linea con gli anatemi berlusconiani? Già: io sono troppo perfida. Però io, che sono bergamasca, ho ringraziato il cielo (meglio: chi ci ha pensato) che “L’albero degli zoccoli” fosse sottotitolato: non ci avrei capito alcunché… e se poi una sera decidessi di sentirmi le poesie di Trilussa (magari recitate da Proietti) che faccio: mi trasferisco a Roma? Ma siamo seri… elena

VOGHERA 13/08/2009: Davide Achilli. Ecco chi era il pompiere morto in servizio ieri sera

VOGHERA IlImage vigile Permanente DavideAchilli deceduto ieri sera durante un’operazione antincendio a Romagnese era nato il 5 luglio 1970 a Voghera. Davide inizia la carriera nel Corpo Nazionale dei pompieri nel luglio 1990 come ausiliario di leva. Espletato l’anno di “militare” si iscrive nelle liste dei vigili discontinui “distinguendosi – come raccontano i colleghi – in varie occasioni per altruismo e professionalità”.

Nell’agosto 2007 viene insignito di un riconoscimento da parte della regione Lombardia per l’opera svolta durante un evento calamitoso nella città di Casteggio, portando in salvo alcuni anziani che erano rimasti bloccati nelle proprie abitazioni.

L’anno successivo in località Lungavilla riceve un elogio per il prezioso aiuto portato durante un intervento d’incendio presso un’azienda agricola.

“La forte volontà di prestare soccorso al prossimo – spiegano i pompieri – ha portato Davide a perseverare nella propria preparazione in vista dei vari concorsi per entrare definitivamente nel “Corpo Nazionale. Tale volontà – aggiungono i colleghi – è stata premiata il 13 ottobre 2008 con l’avvio del corso di formazione a Vigile Permanente al termine del quale è stato definitivamente assegnato al Comando Provinciale di Pavia, distaccamento di Voghera.

Fonte: VogheraNews

A parte i telegrammi di solidarietà postumi, vogliamo valorizzarli – sia in termini di mezzi in dotazione che di stipendi – questi preziosi ragazzi? Questi sono gli eroi, altro che ronde o Nassirya… elena

Virus padani e dioscuri ”a’ la carte”: quei colpi all’identita’ nazionale

di Nicola Tranfaglia – 12 agosto 2009

Gli ambigui allarmi sull’oblio della ricorrenza del 150° e la retorica interessata contro Mani Pulite.
Cronache da una Repubblica sempre più malmessa.

.

Il quotidiano più diffuso d’Italia ha mobilitato, per più di una settimana, i suoi strenui dio-scuri, Galli della Loggia e Panebianco, per spargere l’allarme nella superstite opinione pubblica di questo paese, per lanciare un grido d’allarme sulle assai scarse cure della classe dirigente nazionale in vista dei 150 anni dell’Unità d’Italia previsti nel 2011.
C’è da stupirsi del fatto che il governo e la maggioranza attuali si occupino poco della ricorrenza? Direi di no se si pensa che la forza egemonica di questa maggioranza si chiama Lega Nord e in questi anni ha parlato sempre di separazioni e continua a portare avanti una politica che prevede per gli insegnanti la capacità di esser nati in una regione determinata e di parlarne addirittura il dialetto, che vuole le bandiere regionali accanto a quella nazionale e ogni giorno ne inventa una nuova per attuare un federalismo distruttivo e antitetico a quella unità repubblicana che è ancora nei primi articoli della nostra Costituzione. Ma come si è arrivati a una simile situazione? Ad ascoltar quel che scrive Ernesto Galli tutto sarebbe accaduto negli anni novanta e sarebbe colpa dei giudici di Mani Pulite, giacché, con la scomparsa della classe politica della cosiddetta Prima Repubblica, si è dissolta e distrutta la cultura unitaria della storia d’Italia. Spiegazione difettosa di quel che è successo nel nostro paese in quegli anni che non tiene conto di due fattori più importanti: la straordinaria corruzione pubblica in cui era precipitata l’Italia e l’avvento di un uomo, Berlusconi, che dopo lunga preparazione e conquista dei mezzi di comunicazione, grazie all’aiuto di due protagonisti della Repubblica, come Craxi e Andreotti, ha sostituito all’egemonia della sinistra e dei comunisti in particolare, una propria egemonia politica e culturale anzitutto di genere televisivo e, grazie ad essa, ha conquistato la maggioranza dei voti e, per la prima volta, la presidenza del Consiglio.
Ma questa egemonia ha avuto, dall’inizio, due caratteristiche che nel tempo si sono consolidate: quella di portare al potere forze politiche che non avevano partecipato all’Assemblea Costituente del 1946-47 e alla fondazione della Repubblica democratica, di allearsi dall’inizio con una forza, la Lega, che addirittura è sorta come forza antagonista dell’unità nazionale, decisa a combattere per la bandiera padana contro quella tricolore dell’Unità.
Berlusconi, leader dopo Bossi del populismo italiano, ha unificato le forze e i partiti della destra e ha trovato nella Lega Nord la punta di diamante della propria maggioranza. Questo spiega la perdita della memoria unitaria e la disattenzione per la ricorrenza del 2011. Altro che disattenzione. Piuttosto che festeggiare i 150 anni dell’Unità d’Italia i leghisti di Maroni e Calderoli preferirebbero celebrare la nascita della Padania e la separazione dal Mezzogiorno e dalle Isole. Ormai le mafie, a guardare i problemi reali dell’Italia di oggi, non stanno soltanto nelle isole e nell’Italia meridionale ma dispongono di basi e sedi di affari e riciclaggio in tutta l’Italia del Centro e del Nord se è vero, come attesta l’Istat, che le mafie sono l’azienda più florida dell’intera penisola. Né si può dire che ne siano esenti le regioni della inesistente Padania. Contraddizione non piccola di questa discussione astratta sull’Italia unita o disunita. Quel che è strano è che intellettuali i quali, un giorno sì e uno no, si riferiscono allo stato liberale e ai grandi monumenti del liberalismo occidentale poi, nel loro giornale, si schierano, pur con qualche formale riserva, dalla parte del populismo autoritario che ormai ci governa tranquillo, senza che il centro-sinistra riesca ancora a maturare insieme un’alternativa di riforme in grado di svegliare gli italiani.

Tratto da: l’Unità

Fonte: Antimafia Duemila

CIM: dopo la vittoria dei lavoratori dell’INNSE…

CIM: Operai su torre di 37 metri, in 3 scendono. “Positiva la convocazione in prefettura”

.

Tre dei sette operai che da ieri protestano sulla torre di miscelazione della fabbrica Cim a Marcellina sono scesi. “Ci è stato chiesto un gesto di buona volontà – ha spiegato uno di loro – visto che è stata convocata la riunione in Prefettura”. A scendere sono stati Enzo, Gianfranco e Luciano, mentre rimangono sulla torre Giulio, Giuliano, Paolo e Luca.

.

Un reparto della celere davanti alla Innse Presse di Milano (Ansa)

.

“L’incontro in prefettura è un buon segnale – ha aggiunto l’operaio – ma ora aspettiamo il risultato. Se decidono qualcosa di sostanziale a nostro favore allora scenderemo, altrimenti rimarremo qui a oltranza per salvaguardare il nostro posto di lavoro, non possiamo scendere se non c’è niente di concreto. Ci daremmo da soli la zappa sui piedi. Anche se con questo caldo è davvero dura rimanere sulla torre”.

Rinviata a giovedì la riunione in Prefettura.

La prefettura di Roma ha deciso di posticipare a giovedì mattina la riunione sulla Cim, inizialmente prevista per oggi pomeriggio alle 18, accogliendo la richiesta di rinvio avanzata dal sindaco di Marcellina Alfredo Ricci. “Il Consiglio comunale – ha spiegato il sindaco – è convocato per domani alle 18 e dovrà decidere quale soluzione trovare. Quindi è utile andare in prefettura dopo lo svolgimento della seduta consiliare”. Concorda anche la proprietà della Cim. “Giustamente – ha commentato Massimo Bernardoni – il sindaco vuole andare in prefettura con il mandato del Consiglio comunale e questo può aiutare a risolvere la situazione”.

Moderatamente soddisfatti anche i quattro operai sulla torre. “Ci hanno detto in tutte le salse – ha detto uno di loro – che il Consiglio comunale è sovrano. Quindi ci auguriamo che domani venga presa la decisione di annullare il bando di gara e che dopodomani la decisione venga ratificata dalla Prefettura. Vogliamo pensare positivo e se così sarà giovedì scenderemo e faremo i salti di gioia”.

La protesta nasce da un contenzioso con il Comune della cittadina che ha scelto di fare un bando pubblico per affittare il terreno dove sorge la Cim, invece di dare seguito a un accordo raggiunto nel 2008 nella prefettura di Roma. Una protesta, quella degli operai della Cim, sulla falsa riga di quella ancora in corso alla Innse: gli operai della fabbrica milanese hanno espresso loro telefonicamente “solidarieta”.

“Non ci fidiamo del Comune”.
Il sindaco di Marcellina, Alfredo Ricci, è andato allo stabilimento della Cim. “È rimasto tre minuti nel piazzale – ha raccontato uno dei figli dei titolari della ditta, Massimo Bernardoni – e mi ha spiegato che vuole convocare il Consiglio comunale ed ho replicato che non ne vedo l’utilità visto che sia noi, sia gli operai, non ci fidiamo del Comune che troppo spesso ha firmato e disatteso gli accordi. Ci sentiamo tutelati solo da un incontro in prefettura. Il sindaco – ha concluso – mi ha parlato anche di ammortizzatori sociali, il che vuol dire l’intenzione di chiudere l’azienda”. Il sindaco Ricci ha precisato di non essere andato a parlare con gli operai sulla torre “poiché – ha detto – conosco bene le loro rivendicazioni”. “Mi sto attivando per convocare un Consiglio comunale d’emergenza – ha aggiunto – ma non è così facile. Ho anche dato disponibilità a partecipare ad un incontro in prefettura. Ci stiamo muovendo per risolvere la questione ma voglio precisare che il bando di gara è stato pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale tre giorni dopo che ho giurato come sindaco: il 15 giugno c’è stato il giuramento ed il 19 la pubblicazione, quindi sono decisioni della precedente Giunta”.

Fonte: Mercante di Venezia – 12 agosto 2009

VERTENZA CIM: OPERAIO SI SENTE MALE, PORTATO GIU’ DA TORRE

.

ROMA – Uno dei quattro operai della Cim di Marcellina, alle porte di Roma, che da lunedì protestano sulla torre miscelatrice a 37 metri d’altezza, si è sentito male la scorsa notte ed è stato fatto scendere. Paolo, di 35 anni, verso le 2 ha cominciato a vomitare forse per un colpo di sole. Le condizioni dell’operaio, in mattinata, sono comunque migliorate dopo i primi soccorsi e alcune flebo. Quella di oggi, per gli operai e la proprietà della Cim, potrebbe essere la giornata decisiva per la soluzione della vertenza e scongiurare così la chiusura della fabbrica. In mattinata è prevista infatti una riunione in Prefettura per ratificare quanto deciso ieri sera dal consiglio comunale di Marcellina, che ha votato sì per la sospensione in autotutela del bando di gara indetto dalla precedente amministrazione per affittare il sito su cui sorge lo stabilimento.

Fonte: ANSA – 13 agosto 2009