Archivio | agosto 15, 2009

Class action, gli illeciti commessi da oggi potranno essere contestati dal 2010 / Energia e Class Action: Il FINTO NUOVO

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di Giovanni Negri

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Parte oggi la prima parte dell’operazione class action. L’azione collettiva potrà, infatti, essere proposta solo a partire dal 1° gennaio 2010, ma gli illeciti cui la class action si riferisce avranno rilevanza se commessi a partire da oggi.
Il debutto in due tempi è l’effetto del mancato coordinamento tra la proroga al 2010 contenuta nelle misure anticrisi e la revisione dei contenuti e delle modalità dell’azione, inserite invece nella legge sviluppo in vigore da oggi: questo disallineamento ha avuto come effetto una limitata retroattività che fa diventare importante questo Ferragosto.
Consumatori e utenti (attenzione a questa definizione, che rischia di tagliare un ampio settore di materie) possono così contare su uno strumento in più di tutela. La cui efficacia andrà, però, valutata, anche per non creare un eccesso di aspettative su uno strumento che, non ancora pienamente operativo, ha alle spalle una storia breve ma tormentata.

Inserita a sorpresa nella Finanziaria 2008 (per un errore decisivo, al momento del voto, di un senatore dell’allora opposizione di centrodestra) la class action ha subìto poi una serie di rinvii per aggiustarne gradualmente la portata e le condizioni.
Gli illeciti ai quali si potrà fare riferimento da oggi saranno innanzitutto quelli commessi nell’ambito dei contratti conclusi attraverso moduli o formulari. Nella prassi, infatti, (soprattutto in alcuni settori, come quello dei contratti di conto corrente o assicurativi o di fornitura di pubblici servizi come gas o elettricità) la stesura del contratto non è quasi mai oggetto di una trattativa preliminare e approfondita tra banca o assicurazione e cliente. Quest’ultimo si trova a dover sottoscrivere di solito un accordo prestampato e “seriale”. Ora – è la legge sviluppo a prevederlo – i clienti potranno coalizzarsi, per esempio contro le clausole troppo onerose firmate da una pluralità di utenti in materia di costi di gestione dei servizi bancari.
Ancora, potrà essere considerato un illecito soggetto al perimetro della class action la vendita di un prodotto difettoso che ha interessato una comunità di consumatori. Gli elettrodomestici, per esempio, ma anche le automobili o i computer, potranno finire nel mirino della class action per i difetti di fabbricazione. In queste situazioni, sottolinea la legge, non sarà neppure necessaria la sottoscrizione di un vero e proprio contratto. Basterà essere considerati tra i consumatori finali di un determinato prodotto.

Terzo filone di illeciti suscettibile di essere considerato da oggi è quello delle pratiche commerciali scorrette e dei comportamenti anticoncorrenziali. Un filone estremamente ampio, che può andare da intese tra i produttori che rendono impossibile una riduzione del prezzo di beni di grande consumo (come il latte) oppure accordi che compromettono la possibilità di trasferimento titoli da una banca all’altra in caso di chiusura di conto corrente. Su questo fronte andrà però valutato l’eventuale intervento precedente di un’Autorità di garanzia, di cui il giudice potrebbe attendere le conclusioni prima di procedere nel giudizio.
Rispetto al moltiplicarsi di annunci di future azioni collettive negli ambiti più vari va fatta poi una sottolineatura finale. Nel settore della pubblica amministrazione – per esempio poste, ferrovie e ospedali – l’attuale versione delle norme sembra precludere la possibilità di proporre la class action. Bisognerà allora attendere quanto più volte annunciato dal ministro delal Funzione pubblica, Renato Brunetta: una versione dell’azione collettiva non indirizzata al risarcimento, ma al ripristino di standard di efficienza, da presentare nel solo settore pubblico.

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15 agosto 2009

fonte:  http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2009/08/italia-class-action.shtml?uuid=62ec66e2-89b7-11de-afb1-3ff7027b0506&DocRulesView=Libero

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ENERGIA E CLASS ACTION: IL FINTO NUOVO

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(15/08/2009) Parte da oggi quella che il ministro allo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ha definito una “piccola rivoluzione nella politica energetica, industriale e dei consumatori”, la cosiddetta legge sviluppo. Vediamo due particolari su energia e class action. La nuova strategia energetica nazionale: un mix elettrico con il 50% di fonti fossili (contro l’attuale 83%), il 25% di rinnovabili dall’attuale 18%, il 25% di nucleare. Le prime due percentuali le aspettiamo al varco tra qualche anno. Il nucleare sarebbe scelto anche per diminuire la nostra dipendenza energetica dall’estero, ma la tecnologia nucleare è di importazione, cioè estera (Francia), il combustibile (uranio) è estero (il 58% delle riserve sono in Canada, Australia e Kazakhstan), e la Francia con il suo 78% di produzione elettrica nucleare importa più petrolio dell’Italia. Inoltre: dove si metteranno queste centrali? Forse qualche Sindaco compiacente per servilismo di parte verrà trovato, ma le popolazioni resteranno inermi o accadrà peggio di quanto accaduto per gli inceneritori di rifiuti? Dove andranno a finire le scorie radioattive perchè nessuno al mondo sa dove metterle? Infine la produzione elettrica rappresenta il 18% del nostro fabbisogno energetico complessivo, l’82% del fabbisogno energetico va essenzialmente ai trasporti. Il che significa che per 4/5 di fabbisogno energetico dovremo ancora far riferimento al petrolio e derivati, il 25% del 18% fa 4,5%, che è la quota riservata alla produzione di energia elettrica dal nucleare sul fabbisogno energetico complessivo. Una percentuale così bassa non sarebbe meglio ottenerla con l’ottimizzazione della produzione e potenziando le energie rinnovabili? L’azione giudiziaria collettiva dovrebbe entrare in vigore il prossimo 1 gennaio e ancora non si sa come sarà articolata. E sarà possibile per illeciti commessi a partire da oggi, data posticipata rispetto al 1 luglio (che già era un’ulteriore posticipazione) per evitare azioni contro Alitalia e i suoi disastri a fine luglio. Siamo sicuri che non ci sarà una nuova posticipazione visto che Alitalia è sempre lì come prima e le tante Alitalia popolano il nostro assetto economico disastrato?

Associazione per i diritti degli utenti e consumatori

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fonte:  http://www.imgpress.it/notizia.asp?idnotizia=44446&idsezione=1

L’Italia che sale, nelle ‘proteste fai da te’

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Sale la protesta in vari settori della società italiana. L’esempio della INNSE rappresenta ‘il metodo’ per dare sfogo a una voglia di protesta diffusa da tempo nel Paese.
Quello che sta avvenendo in Italia è certamente il frutto di anni di politiche scriteriate, acuite -e spesso prodotte- dall’attuale governo, che hanno condotto la nostra società sulla strada di un impoverimento generale (della Libertà, della democrazia, della coscienza critica, del potere d’acquisto e anche del lavoro).
Quanto pensate che possa durare un governo che nasconde alla gente le vere priorità del Paese? E quanto potrà durare la fiducia degli italiani nei confronti dei media nazionali che le nascondono?
Gli scricchiolii che si odono oggi, fanno credere che una certa consapevolezza stia riformandosi presso gli italiani, in merito alla loro condizione di sudditi, se non addirittura di cavie. In Italia si assiste ad un’alzata di testa da parte di quei lavoratori che si vedono negare diritti inviolabili come la libertà di espressione, la casa, il pane e il lavoro.
Se diamo un’identità a queste proteste, una configurazione sociale, notiamo come queste abbiano carattere autonomo, sganciate da tutele sindacali (assenti, così come una vera opposizione parlamentare). Questo è quello che più dovrebbe far riflettere. Si tratta di proteste autogestite, dove ogni singolo operaio è investito di una responsabilità che riguarda anche il destino dei suoi compagni di lotta. E’ un grande esempio di solidarietà e di civiltà. E’ così che l’Italia sale verso il ripristino della propria dignità civile.
Non sono pochi gli esempi di autoconsapevolezza e di protesta, oggi, credeteci. I media di regime tacciono, ma intanto anche gli insegnanti sono sul piede di guerra, soprattutto adesso che si avvicina il settembre dei disoccupati e stanno pensando a concrete forme di lotta, lungi dai dibattiti, dalle conferenze, dalle riunioni, dai bla bla. Non è più tempo dei bla bla. A dire il vero, non lo era neanche prima. Non possiamo rivelare adesso ciò che gli insegnanti stanno pianificando, ma il Ministero è avvisato (lo diciamo da qui, visto che dai palazzi Romani vengono spesso a farci visita).
Moltissimi settori della società non sono privi di problemi e, in assenza di un’azione sindacale, si programma la ‘protesta fai da te’ che, come abbiamo visto, paga.
Riguardo all’azione (assente) dei sindacati, da tempo sosteniamo la necessità di uno sciopero generale, protratto per un lungo periodo. Ogni tanto qualche sindacato (sempre in disaccordo con gli altri, concorrenti) osa annunciare uno scioperello di un’ora. Ridicolo. Non fai in tempo a scrivere un cartello che devi ritornare in fabbrica, schiavizzato più di prima e doppiamente frustrato.
Ora è tempo dell’azione concreta e siamo in una fase in cui le isolate realtà in protesta (piccoli focolai, ma energici) possono accendere il grande fuoco. Certo, bisogna fare i conti con un grande ostacolo, cioè la televisione. Tutto ciò che non appare in video non esiste. Perciò invitiamo i giornalisti della carta stampata e della televisione a compiere un sano atto di responsabilità e di dare fondo a tutta la loro dignità professionale, al fine di informare l’Italia di tutte le proteste presenti oggi e di quelle che verranno. Questo anche per evitare di creare un grave buco informativo, proprio mentre l’Italia sale… dal basso: che figura farebbero -ancora- i giornalisti?

Nota
L’ideologia propagandata dall’opera pittorica a corredo di questo post non ha alcuna relazione con il nostro testo, ad esclusione del titolo.
Si invitano gli appassionati del copia-incolla di citare sempre la fonte. Grazie

Fonte: Italiani Imbecilli

Fisco, manager e politici evasori in mano alla GdF 570 conti off-shore

Dal fermo del legale dei vip Fabrizio Pessina, le Fiamme Gialle scoprono
un elenco di nomi importanti che hanno sottratto soldi allo Stato

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Fisco, manager e politici evasori in mano alla GdF 570 conti off-shore

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ROMA Quando il 2 febbraio gli uomini della Guardia di Finanza fecero scattare le manette ai polsi dell’avvocato di Chiasso Fabrizio Pessina, sembrava una delle solite operazioni destinate all’arresto di un faccendiere o di un “colletto bianco”. Con tutti gli elementi del caso: ritorno da una vacanza dal paradiso fiscale di Madeira, bagagli, mazze da golf, aria tonica, e l’espressione stupita nel trovarsi ad aspettarlo, giunto agli arrivi di Malpensa, la pattuglia delle Fiamme Gialle invece dell’autista di fiducia.

A mettere la Procura di Milano sulle tracce di Pessina, 63 anni, noto avvocato di Chiasso, erano state le indagini sulla bonifica dell’area milanese Montecity, per la costruzione del nuovo quartiere di Santa Giulia, ad opera dell’imprenditore milanese Giuseppe Grossi. La pista che da settimane le Fiamme Gialle stanno seguendo è quella di un giro di fatture false, attraverso società tedesche compiacenti, e l’accusa che sta per scattare è quella di presunto riciclaggio di denaro.

Ma c’è una sorpresa. Nella rete della Guardia di Finanza cade un pesce inaspettato e non previsto: il notebook di Fabrizio Pessina, consulente dei vip e in affari per parecchio tempo con il commercialista Mario Merello, noto anche per essere il marito della cantante Marcella Bella. E’ sul computer dell’avvocato di Chiasso che, dopo poche ore, si concentrano le attenzioni investigative degli inquirenti ed è da lì che emerge un file assai sospetto: quello relativo ad altrettanti clienti italiani che hanno affidato al professionista i loro soldi da esportare all’estero. Si tratta di 570 nomi, 70 in più rispetto alla cifra riferita nelle interviste apparse ieri sulla stampa del direttore generale dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera .

Fabrizio Pessina, che all’inizio degli Anni Novanta è stato anche presidente dell’ordine degli avvocati ticinesi, dopo cinque mesi di carcerazione, il 31 luglio scorso, è stato scarcerato, ma durante la detenzione ha vuotato il sacco. E’ così che le indagini sono andate avanti, arrivando ad una svolta decisiva e permettendo a Procura e Fiamme Gialle di ricostruire l’intero sistema della “piattaforma” da cui i capitali italiani decollavano verso i paradisi fiscali.

La “lista dei 570”, del cui contenuto Repubblica ha avuto una serie di dettagli, è un documento scottante. Assai diverso dai 170 mila nomi in mano all’Agenzia delle Entrate: in quel caso infatti si tratta di posizioni emerse da un incrocio di banche dati e tutte da verificare. I “570” invece sono evasori già identificati e ai quali in queste ore stanno per essere contestati i reati penali di omessa dichiarazione fiscale e di dichiarazione fraudolenta. Reati che non potranno beneficiare dello scudo fiscale che scatterà dal 15 settembre e che esclude la sanatoria per chi ha già un procedimento in corso.

A quanto risulta nella rete ci sono personaggi molto noti a livello locale: imprenditori, qualche politico, manager di grandi aziende e personaggi del mondo dello spettacolo. Nomi spesso poco conosciuti al grande pubblico ma con soldi veri che avrebbero spedito alle Isole Vergini, In Svizzera, a Gibilterra e nel Liechtenstein. Dove cercarli? Oggi probabilmente a trascorrere il Ferragosto nelle località esclusive, ma sui loro luoghi di provenienza parla chiaro la lista: 200 nomi sarebbero in Lombardia, 100 in Veneto, 48 in Emilia Romagna, circa 10-14 in Lazio, altrettanti in Toscana e Piemonte. Nel caldo agostano la Guardia di Finanza potrebbe bussare a più di una porta.

ROBERTO PETRINI per la Repubblica – 15 agosto 2009

SICUREZZA: BERLUSCONI, PIANO DEFINITIVO CONTRO FORZE DEL MALE

ROMA – Il governo varerà un “piano operativo straordinario per i prossimi 4 anni di contrasto alla criminalità organizzata”: è il progetto lanciato dal premier Silvio Berlusconi (come ha riferito Roberto Maroni nella conferenza stampa) nel vertice al Viminale con i ministri Dell’Interno e della Giustizia. “Tra le risposte che il governo deve dare, certamente la più importante è quella della sicurezza per i cittadini. Uno Stato come primo impegno ha quello di difendere i propri cittadini dagli attacchi esterni, e per questo ci sono esercito e forze armate; e dagli attacchi interni contro forze del male, schierando in campo l’esercito del bene”, ha rimarcato il presidente del Consiglio.

Il governo ha una maggioranza solida, sarà “in carica per quattro anni e metterà in atto un piano a lungo termine e si spera definitivo contro le forze del male, non solo contro la criminalità diffusa ma anche contro la criminalità organizzata, ha detto Berlusconi e ha ricordato: “quando cominciammo ebbi a dire al ministro Maroni: se vuoi passare alla storia, lo dissi sorridendo ma non ridendo, hai l’occasione di dare un colpo definitivo alla mafia e altre organizzazioni criminali. E’ un Compito che il governo deve porsi con estrema decisione e i rappresentanti della forze dell’ordine condividono questa necessità “.

“Purtroppo nel periodo estivo si vedono sui giornali e sui media polemiche che riflettono tutt’altro che la realtà. La realtà dei media è molto diversa dalla realtà vera”, ha detto ancora Berlusconi.

COMUNE FONDI, NESSUN AVVISO – “Diversi ministri hanno fatto notare come nessun componente della giunta o del consiglio comunale di Fondi sia stato toccato da un avviso di garanzie e sembrava strano che si dovesse agire con un intervento come quello dello scioglimento del consiglio comunale”. Lo afferma il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, rispondendo ai giornalisti in conferenza stampa al termine del vertice sulla sicurezza al Viminale con i ministri Roberto Maroni e Angelino Alfano. (cfr. questo articolo di la Repubblica, nde)

MARONI, CON GOVERNO BERLUSCONI IN CALO TUTTI REATI
“Nei 14 mesi del governo Berlusconi, risulta che tutti i reati sono in calo rispetto ai 14 mesi precedenti: un dato senza precedenti nella storia del contrasto al crimine”. Lo ha detto il ministro dell’interno, Roberto Maroni, in una conferenza stampa al Viminale al termine del comitato nazionale dell’ordine e della sicurezza pubblica. I numeri, ha illustrato Maroni, indicano un calo del 3,7% per gli omicidi, del 7,7% per le violenze sessuali, del 18,6% per i furti, del 20,4% per le rapine.

“Questi 14 mesi di governo Berlusconi rappresentano la migliore stagione di contrasto alla mafia che sia stato vissuta in Italia. Ad indicarlo – ha spiegato Maroni – sono in numeri: in questi 14 mesi sono state svolte 309 operazioni di polizia giudiziaria contro i clan (+35% rispetto ai 14 mesi precedenti), sono state arrestate 3315 persone (+32%) e 235 latitanti (+78%)”. Dati positivi anche per i beni sequestrati, che ammontano a 4,5 miliardi di euro (+31%) e per quelli confiscati, pari a un miliardo di euro (+179%)

Maroni è poi intervenuto sui disordini nei centri di identificazione ed espulsioni (Cie). Le proteste – ha detto – sono conseguenza dell’allungamento dei tempi di trattenimento nelle strutture previsto dalla legge sulla sicurezza appena entrata in vigore: “siamo comunque in grado di gestire la situazione, non ci sono preoccupazioni”.

Il ministro ha poi puntualizzato che “non è vero che i Cie sono strapieni: i dati aggiornati a ieri indicano infatti una disponibilità di 582 posti liberi nei centri”. Maroni ha anche informato che “il programma per la realizzazione di nuovi Cie prosegue: sono in corso di individuazione le strutture nelle regioni che per ora ne sono sprovviste”.

AUTO LUSSO A DISPOSIZIONE PS IN LOTTA MAFIA  – “Si è parlato di restituzione alla mafia o alla magistratura delle auto di grossa cilindrata confiscate ai mafiosi e assegnate alla polizia, ma non è così”. Lo ha detto il ministro dell’interno, Roberto Maroni, nel corso della conferenza stampa al Viminale al termine della riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. “In questo periodo -. ha spiegato Maroni – abbiamo sequestrato 850 auto alla criminalità organizzata e le abbiamo assegnate alla polizia. di queste, 700 con cilindrate inferiore a 2000 cc e 150 con cilindrata superiore. Di queste ultime 29 sono state lasciate a disposizione dell’autorità giudiziaria perché non usate in servizi investigativi contro la mafia”.

ALFANO, PIANO STRAORDINARIO VEDRA’ LUCE A SETTEMBRE
Il piano straordinario di lotta alla mafia e alla criminalità organizzata del governo “vedrà la luce da settembre”. Lo ha specificato il ministro della Giustizia Angelino Alfano in merito all’iniziativa assunta oggi dal premier Berlusconi nel corso del comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza che si è tenuto al Viminale. Il Guardasigilli ha parlato di un “risultato straordinario” sino ad ora raggiunto dal governo sul fronte della lotta alla criminalità grazie al “combinato disposto” delle norme contenute nel dl e ddl sicurezza: si tratta della “più grande normativa antimafia dai tempi di Falcone in poi” e – ha aggiunto – “non abbiamo avuto bisogno fortunatamente di una strage per varare norme” grazie alle quali è possibile “l’aggressione ai patrimoni mafiosi innanzitutto” e “il rafforzamento del carcere duro” ora divenuto “durissimo”.

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Fonte: ANSA

Io sono IL BENE!!!

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“Purtroppo nel periodo estivo si vedono sui giornali e sui media polemiche che riflettono tutt’altro che la realtà. La realtà dei media è molto diversa dalla realtà vera.”

L’ha ammessa proprio oggi silvino detto “er viagra” sta cosa, ed il popolo italiano, esultante e felice, ha per un attimo pensato che il vecchietto volesse costituirsi al giudizio popolare per la marea interminabile di menzogne con cui ha ottenebrato la mente semplice di tutti gli ignoranti e i disperati a cui ruba da anni il voto (talvolta per soli 5 euro N.d.R.).

Gioia durata ben poco però, perché l’asfaltato testone non si riferiva a se stesso, benché sia lui a mentire alla nazione, ma ancora una volta si riferiva a tutti gli altri, trasformandosi nel protagonista della barzelletta dell’uomo che imboccata l’autostrada al contrario e si lamenta degli altri.

Ma lui insiste e dichiara:

“Tra le risposte che il governo deve dare, certamente la più importante è quella della sicurezza per i cittadini. Uno Stato come primo impegno ha quello di difendere i propri cittadini dagli attacchi esterni, e per questo ci sono esercito e forze armate; e dagli attacchi interni contro forze del male, schierando in campo l’esercito del bene.”

Che sia la volta buona che faccia hara-kiri per il bene di quell’Italia che ha portato al fallimento sociale ed economico?

Continuando a sperarlo auguro a tutti un buon ferragosto.

Pier Paolo Minutoli – Facebook

Treviso, bimbo napoletano cambia scuola “I miei compagni dicono che puzzo”

Bullismo in una media: “Disinfettavano ogni penna che toccavo. Mi chiamavano camorrista”
Antonio è stato bocciato. La denuncia della madre in tv. Caso fotocopia l’anno scorso

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Treviso, bimbo napoletano cambia scuola "I miei compagni dicono che puzzo"

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TREVISO – Lo chiamavano “figlio di camorrista”. Dicevano che “puzzava” perché era “meridionale”. In classe i compagni gli cantavano il coro che l’eurodeputato Matteo Salvini intonava nelle feste di piazza: “Senti che puzza, scappano anche i cani. Stanno arrivando i napoletani”. Il piccolo Antonio è stato bocciato alla prima media di Treviso. Non sopportava che gli altri studenti lo insultassero in quel modo. La mamma non denuncerà la direttrice “ma in quella scuola mio figlio non andrà più”.

Ha preferito la tv di Treviso
Antenna Tre Nordest alla caserma dei carabinieri, ma le sue parole sono una condanna pesante. “Hanno sbeffeggiavano mio figlio per mesi. Dicevano che era un camorrista perchè era nato a Napoli. Lo emarginavano neppure fosse un appestato. Disinfettavano le penne dopo che lui le aveva toccate: dicevano che puzzavano. C’era una situazione per nulla serena e il rendimento di mio figlio ne ha risentito”. A luglio Antonio è stato bocciato, eppure l’anno precedente, in quinta elementare, le maestre erano soddisfatte del suo rendimento scolastico, convinte che avrebbe superato le medie brillantemente.

Antonio è un ragazzino timido, più alto dei suoi coetanei; ama leggere e la sua cameretta è piena di peluche. La mamma, separata e d’origini campane anche lei, è arrivata a Treviso due anni fa per lavorare in una scuola della zona. La città le piace, ma dal prossimo anno, ha deciso di far cambiare istituto a suo figlio: “In quell’inferno – ha detto in tv – non ce lo mando più”.

Un caso fotocopia a quello reso pubblico
l’anno scorso sempre nella provincia di Treviso e sempre ai danni di un bambino napoletano. Erano i mesi dell’emergenza rifiuti in Campania e i bambini della terza elementare di Loria presero di mira un loro compagno di otto anni, d’origine napoletane, chiamandolo con disprezzo “monnezza”. Intervenne il dirigente scolastico e il sindaco fu costretto a chiedere scusa a nome della città.

Fonte: la Repubblica – 21 luglio 2009

Potenza, Ferragosto di protesta per difendere la Lasme

Mentre tutfiat_melfito il paese sarà in vacanza, sabato 15 agosto i lavoratori della Lasme di Melfi presidieranno i cancelli della fabbrica per chiedere alle istituzioni di fare il possibile per impedire la prossima chiusura dello stabilimento.

L’azienda dell’indotto Fiat, produttrice di alzacristalli per autovetture, versa in una difficile situazione economica ed ha avviato nei giorni scorsi le procedure di mobilità per i suoi circa 174 lavoratori. La Rsu dello stabilimento ha organizzato un presidio proprio nel giorno di Ferragosto per sostenere i lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro. La manifestazione avrà inizio alle ore 9:30 davanti ai cancelli della fabbrica nell’area industriale di San Nicola di Melfi. Seguiranno gli interventi dei rappresentanti istituzionali, dei sindaci, delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori.

Fonte: Italy News

Intanto, il 12 agosto…

POTENZA, VERTENZA LASME INCONTRO IN REGIONE

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La Regione Basilicata metterà in campo ogni azione possibile verso l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne e verso i fratelli Pellegri, proprietari della Lasme, per il mantenimento, presso il sito di San Nicola di Melfi, dei volumi di produzione dei sistemi di alzacristalli per auto. E’ quanto emerso, al termine di un incontro definito interlocutorio, con il direttore del personale della Lasme, Marcello Bertocchi al quale hanno partecipato il presidente della Regione Vito De Filippo, l’assessore alle Attività Produttive Gennaro Straziuso, il presidente della Ccipl Giannino Romaniello, il direttore generale del Dipartimento Presidenza della Giunta Angelo Nardozza, il responsabile della Task Force per l’Occupazione Donato Pafundi e il presidente del gruppo consiliare di Forza Italia verso il Pdl in Consiglio regionale, Nicola Pagliuca. In particolare durante l’incontro il direttore del personale della Lasme ha illustrato le motivazioni che hanno indotto l’azienda all’avvio della procedura di mobilità. “Il protrarsi della crisi – ha detto Bertocchi- è dovuto alla carenza di programmi da parte della Fiat che si renderebbe responsabile di ritardi nel pagamento delle commesse, a fronte di richieste di liquidazione anticipate da parte dei fornitori”.

Il presidente della Regione De Filippo ha evidenziato la necessità di un approfondimento della questione finalizzato non solo ad individuare misure di accompagnamento regionale per l’eventuale nascita di una nuova realtà aziendale, ma anche a verificare la bontà degli elementi di sofferenza denunciati dall’azienda e riferibili anche alla Fiat. “E’ necessario mantenere alta la tensione su questa questione – ha detto l’assessore Straziuso- elevando la Lasme a simbolo per l’individuazione di una complessiva strategia regionale per le politiche industriali, da applicare in questo particolare momento congiunturale. Serve equilibrio – ha detto ancora Straziuso – senza rinunciare e alla determinazione e mobilitazione di tavoli nazionali che non possono rimanere indifferenti a vertenze come questa, che esordiscono in maniera inedita e brutale”. Il consigliere Pagliuca ha infine evidenziato che “la Lames ricade tra le aziende della cinta primaria del sito industriale Sata di Melfi e che i volumi produttivi non sono trasferibili altrove, in quanto facenti parte di uno specifico Contratto di Programma”.

Fonte: Lucanianews24

Cacciati dal lavoro. Sfrattati da casa / Scheda pratica su cosa fare

Famiglie colpite dalla recessione. Che non riescono a pagare l’affitto. E costrette a lasciare l’abitazione. Un fenomeno drammatico. Specie al Centro-Nord

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di Emiliano Fittipaldi

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Proteste a Napoli dopo lo sfratto
di una famiglia di anziani

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Caterina Galdiero, nella tragedia che va in scena ad ogni sfratto, interpreta la parte della cattiva. Accento meridionale, carattere tosto, fa uno dei mestieri più odiati dall’immaginario collettivo nazionale: l’ufficiale giudiziario. La longa manus operativa dei giudici, che entra in azione quando i provvedimenti non vengono eseguiti “spontaneamente” da debitori di ogni specie. Negli ultimi mesi Caterina sta diventano buona. Sembra un’assistente sociale. «A Reggio Emilia la situazione è precipitata. Riceviamo ogni santo giorno sei o sette citazioni per sfratti coatti. Quasi tutti per morosità. La gente travolta dalla crisi non riesce più a pagare l’affitto. Non sono delinquenti che fregano i proprietari, come spesso avveniva in passato, ma povere famiglie che perdono il lavoro». A Reggio da marzo a giugno sono arrivati 936 istanze nuove di zecca. I dati sono ufficiali, vengono dal tribunale: l’aumento medio rispetto al 2008 è del 557 per cento. Caterina e la sua squadra sta assistendo a un fenomeno sociale mai visto prima in una delle province più ricche d’Europa: «Ci dobbiamo corazzare umanamente e psicologicamente. Ci troviamo di fronte a disperati, a situazioni di povertà pura. Immigrati, operai in cassa integrazione, precari, impiegati, coppie con figli. Siamo noi in genere a chiamare i servizi sociali, ma devo dire la verità: ne riusciamo a risistemare pochini». Già: la stragrande maggioranza va in strada e si arrangia come puo.

Anche in Lombardia la situazione è fuori controllo. I giudici applicano la legge e firmano notifiche a quintali. Pio De Chiara, che fa il lavoro del “cattivo” da 26 anni ed è segretario regionale del sindacato degli ufficiali giudiziari, dice che non lavora così tanto dal 1991. Altro periodo difficile per l’economia. «Stavolta è peggio. Io ho il mandamento su Trezzano dell’Adda, Gorgonzola e altri otto comuni. L’aumento dei morosi è pazzesco, del 40-50 per cento. Io non posso farci nulla, se ci vanno di mezzo bambini e anziani cerco di spostare l’arrivo della polizia di una, due settimane. Ma dopo il secondo accesso dobbiamo cambiare la serratura. Qualcuno dice che noi acceleriamo per guadagnare più soldi, ma è una menzogna. Per uno sfratto becco la miseria di 17,20 euro, un fabbro circa 150. Lo scriva, noi con questo boom non ci guadagniamo niente».

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Decine di migliaia di persone,
di sicuro, stanno perdendo tutto. Le tabelle provvisorie del ministero degli Interni (pubblicate su Internet e subito ritirate) arrivano fino al dicembre 2008. Raccontano come la recessione si stia accanendo sui più deboli e, paradossalmente, sulle regioni più produttive. Quelle della Padania, dove chiudono le fabbriche e non si rinnovano i contratti a termine di precari e interinali. Gli sfratti emessi sono cresciuti in Italia del 17 per cento, ma a Torino si arriva al 50, a Venezia al 260, a Treviso al 74, Como e Mantova sfiorano un aumento del 40. Anche a Brindisi, Isernia e Napoli si registra un raddoppio secco, ma in dati assoluti tre sfratti su quattro sono localizzati al Centro-nord. Una dinamica che sta assumendo proporzioni ancor più gravi nei primi sei mesi del 2009, di pari passo con il boom della disoccupazione.

La catastrofe travolge pure le regioni “rosse”, dove il welfare comunale non riesce più a ricucire gli strappi che si aprono ogni giorno nel tessuto sociale. A Firenze il mix tra poca disponibilità abitativa, flussi turistici e arrivi degli studenti ha fatto schizzare i canoni di affitto a prezzi esorbitanti. In media una casa costa, secondo uno studio della Uil, 1.082 euro ed erode quasi la metà del reddito mensile. Claudia Verri, che ha appena compiuto 48 anni, fino a gennaio mandava avanti un negozio di abbigliamento nel centro storico. Il negozio è fallito alla velocità della luce e si è ritrovata all’improvviso con un affitto da 1.200 euro, più un figlio da mantenere all’università. Cacciata di casa, ora lavora part-time come cassiera a 800 euro al mese, ha piazzato il ragazzo in giro da amici e preso una stanza dentro un appartamento che divide con cinque persone.

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Una discesa sociale choccante: «Con loro non mi trovo. Sono pendolari, altri impoveriti a causa della separazione con la moglie. Come mi sento? Umiliata, stanca». Simone Porzio, del Sunia, ha seguito il caso. Il suo ufficio è sommerso di atti e carte. Fa un caldo boia, e la fila davanti allo sportello informazioni inizia fuori il palazzo. «A Firenze solo a luglio abbiamo contato 50 sfratti con la forza pubblica. Quarantasei erano morosi, quasi tutte famiglie italiane, giovani con uno o due figli. Il cursus è sempre lo stesso: uno dei due perde il lavoro, cerca inutilmente un nuovo impiego, i risparmi si riducono al lumicino, si taglia l’affitto prima e le bollette di luce e gas dopo». Gli extracomunitari non sono ancora finiti nel vortice: senza casa perdono il permesso di soggiorno, così fanno salti mortali per dividere le spese e tenersi strette stamberghe che i locatari si fanno pagare a peso d’oro. «Vivono in dieci in 45 metri quadri, ma l’affitto lo pagano puntuali. Non a caso sono gli inquilini preferiti da chi affitta case diroccate nel centro storico. Speculatori. Gli studenti sono fuggiti in periferia».

Per capire dove il fenomeno-sfratti incide di più, l’Unione inquilini ha messo in rapporto i morosi con il numero totale delle famiglie residenti. Ne esce una classifica sorprendente: la provincia più colpita è quella di Modena, seguita da Rimini, Firenze, Pistoia, Roma e Genova. Le dieci province meno coinvolte sono tutte nel Sud, insieme a Milano (penultima, ma i dati sono incompleti) e Bolzano. Il governo conosce bene i numeri del disagio, ma sembra guardarli impassibile: il decreto firmato pochi giorni fa non protegge quasi nessuno degli inquilini in difficoltà. I diritti dei proprietari restano sacri: la proroga a fine anno è destinata solo a chi ha in mano un contratto scaduto e un reddito inferiore a 27 mila euro l’anno. Nei parametri ci rientrano in pochi, meno del 20 per cento del totale.

«Bisogna cambiare la legge. È impensabile che chi perde il lavoro sia trattato come un delinquente», spiega Massimo Pasquini che ha stilato il rapporto per “L’espresso”: «Per accedere a una casa popolare servono i punti, che accumuli solo se ti hanno cacciato per finita locazione, non per morosità. In quel caso in una settimana ti danno l’alloggio. Gli altri rischiano di diventare degli homeless». Un fenomeno all’americana che si trasforma in guerra tra poveri, tra divorziati che non reggono il costo di due tetti, vecchi con pensioni da fame e giovani che vedono finire la casa all’asta perché non riescono a pagare la rata del mutuo.

Già. Pure i pignoramenti immobiliari stanno andando a rotta di collo. Gianni Garreffa lavora in Emilia come ufficiale giudiziario, spiega che dall’inizio dell’anno i numeri sono triplicati. «Prima si facevano avanti solo i piccoli creditori, ora sono le banche a spingere perché l’immobile sia venduto. Solo nella zona di Reggio dobbiamo vendere 270 appartamenti, molti acquistati con un mutuo da operai del distretto della ceramica in cassa integrazione». La sofferenza del ceto medio è sintetizzata anche dalle richieste dell’Enia, la municipalizzata locale, che rivuole indietro i soldi delle bollette non pagate. Garretta è quasi in imbarazzo. «Ogni mese bussiamo a 200 campanelli per chiedere somme dai 200 ai 300 euro. Prima pagavano subito, e noi soprassedevamo. Ora ammettono che i soldi gli servono per fare la spesa, e ci fanno pignorare. Noi prendiamo un’auto, se c’è, o un televisore, se è a cristalli liquidi o al plasma. Preferiamo oggetti piccoli, che non comportino troppe spese di trasporto». Stesse scene a Modena, dove negli ultimi dieci anni gli affitti sono cresciuti del 130 per cento mentre il potere d’acquisto delle famiglie di dipendenti e tute blu, statistiche Bankitalia alla mano, è calato di qualche punto. Un testacoda che diventa letale in tempi difficili come i nostri. «A essere travolti sono soprattutto i meridionali, gli emigranti arrivati a fine anni ’90», chiosa Antonietta Mencarelli del Sunia. Cristina e Pasquale Cennamo, originari di Somma Vesuviana, raccontano la loro storia. Lui fa il camionista, lei lavorava alla cooperativa Cir Food. Preparava pasti per gli ospedali. «Il nostro affitto è buono, 580 euro al mese, ma il condominio supera i 220», dice Cristina: «A febbraio è nato il mio secondo figlio, sono caduta in depressione post-partum, mi sono dimenticata di dare il preavviso e mi hanno licenziato per giusta causa. Non paghiamo l’affitto da marzo. Quando sono guarita ho cercato un nuovo lavoro. Ma non ho trovato nulla: ristoranti, ditte di pulizie, manco al nero mi vogliono». L’ente religioso proprietario si è mosso in fretta, il 7 settembre è previsto il primo accesso. «Vogliono 5mila euro in tutto. Un finanziamento l’abbiamo chiesto: ce l’hanno bocciato per mancanza di garanzie». Il passo verso gli usurai, dicono le associazioni dei consumatori, è breve: non a caso gli esponenti dei Casalesi arrestati in città la settimana scorsa facevano affari con le bische e anche con i prestiti a tassi criminali.

Lo Stato sembra impotente. L’abolizione dell’Ici e il piano casa con allargamenti annessi voluto da Berlusconi e Tremonti favoriscono chi una casa già ce l’ha, mentre l’edilizia popolare resta al palo. Le tasse sugli affitti rimangono altissime, scoraggiando i proprietari di immobili sfitti a metterli sul mercato: si tratta di centinaia di migliaia di appartamenti che, aumentando l’offerta e la concorrenza, potrebbero calmierare i canoni. Così a Milano gli sfratti pendenti oggi sono 6 mila, ammettono dall’assessorato alla Casa. Nel 2008 le forze dell’ordine hanno sgombrato 2 mila famiglie. Qualcuna tenta la fortuna all’Aler, ma è come vincere la lotteria: nell’ultimo lustro su 25 mila domande solo in 1.500 hanno avuto la chiave di un appartamento. Non è tutto. Il fondo sociale per il sostegno all’affitto era di 58 milioni nel 2000, oggi viaggia sui 30. «Le risorse destinate dalla politica sono risibili», chiude Stefano Chiappelli della Cgil.

Pure a Roma gli sfratti esecutivi stanno diventando un fenomeno di massa. Gli affitti d’oro della capitale sono leggendari e la schiera dei morosi si sta allargando a macchia d’olio. Si tenta di resistere a oltranza, alcuni decidono di occupare palazzi vuoti. Giovanna Cavallo, attivista del movimento di sinistra Action specializzato in espropri, spiega che «il martedì dobbiamo mettere i numeretti». Ci sono gli extracomunitari con il permesso di soggiorno (secondo il Sunia sono il 22 per cento del totale), gli italiani che si vedono aumentare l’affitto da 700 a 1.200 euro alla fine del contratto, colonie di famiglie vittime di speculazioni immobiliari. «A Via Caio Rutilio una cinquantina di persone, soprattutto anziani, verranno messe sul marciapiede dai proprietari del palazzo, gli eredi della marchesa di Alverà, che chiedono canoni pazzeschi». In fila ci sono pure i “cartolarizzati”, gli inquilini dei palazzi venduti dallo Stato per fare cassa e quelli vessati dalle assicurazioni con l’hobby dell’immobile. Una massa multicolore, gente diversissima unita dal destino comune di doversi trovare una nuova casa.

Giuseppe aspetta paziente il suo turno. «Ho perso il lavoro ad aprile dell’anno scorso. Ero dipendente di una ditta di mozzarelle, che ha subito un calo delle ordinazioni. Mi hanno licenziato, non ho potuto fare causa perché l’azienda è sotto i 15 dipendenti. Così non sono più riuscito a pagare l’affitto». Moglie e figlia di due anni a carico, l’ufficiale giudiziario gli ha fatto visita il 3 luglio. La prossima volta arriverà con ambulanza e polizia. «Ma non li aspetterò. Ci stiamo organizzando per occupare insieme ad altri sfigati come me. Commetterò il primo reato della mia vita, ma che devo fare? Action è l’ultima spiaggia».

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12 agosto 2009

fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/cacciati-dal-lavoro-sfrattati-da-casa/2106686//0

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SFRATTO IMMOBILIARE E CESSAZIONE DEL CONTRATTO DI AFFITTO

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a cura di Rita Sabelli

Ultimo aggiornamento 7/7/2009

Una volta che il contratto di affitto viene regolarmente disdetto o comunque  se per esso non scatta il rinnovo alla scadenza (tacito o a nuove condizioni che sia), l’immobile dev’essere liberato.

Spesso cio’ non avviene, e in tal caso il proprietario puo’ rivolgersi all’autorita’ giudiziaria. E’ opportuno rivolgersi all’autorita’ giudiziaria anche nei casi in cui si intenda dare sfratto per necessita’ propria o per morosita’ -o inadempienza- dell’inquilino.

L’Autorita’ giudiziaria procede con un provvedimento di sfratto, con il quale il giudice ordina all’inquilino di riconsegnare l’appartamento.

Le fonti normative per conoscere le procedure sono la legge 431/98 (art.6) e il codice di procedura civile agli art.657 e segg.

In questa scheda la materia, complessa e diversificata da caso a caso, viene affrontata in termini volutamente generici.

ESISTONO QUATTRO TIPI DI PROVVEDIMENTI
DISDETTA (E SFRATTO) PER FINITA LOCAZIONE:
avviene alla scadenza del contratto, dopo 8 anni (4+4) o dopo 5 anni (2+3), oppure alle scadenze previste negli accordi locali -per i contratti transitori e di studenti-.

In questo caso il proprietario puo’ provvedere con invio di una raccomandata a/r di disdetta (da inviarsi con un preavviso di sei mesi dalla scadenza) per poi rivolgersi eventualmente al Tribunale nel caso di problemi. L’alternativa e’ rivolgersi al giudice gia’ prima della scadenza in modo che all’inquilino arrivi -sempre con il preavviso suddetto- direttamente l’atto giudiziale, al quale potrebbe seguire una causa.

SFRATTO PER NECESSITA’ DEL PROPRIETARIO
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si ha quando il proprietario intende riutilizzare l’appartamento per i motivi di necessita’ previsti dalla legge o per effettuare lavori tassativamente indicati. Cio’ e’ possibile solo dopo il primo quadriennio per i contratti liberi e dopo tre anni per quelli concordati; non e’ invece previsto per i contratti brevi, quelli transitori e per studenti.

In questi casi lo strumento per ottenere la disponibilita’ dell’immobile non e’ la semplice disdetta (benche’ sia opportuno inviarla con il solito preavviso di sei mesi specificando i motivi della necessita’) ma un ordinario procedimento da promuovere presso il tribunale della zona dove si trova l’immobile. Potrebbe infatti essere necessaria un’istruttoria per verificare le effettive necessita’ del locatore, fino all’eventuale causa con pronuncia di una sentenza.

Casi di necessita’ previsti dalla legge:

-quando il locatore intenda destinare l’immobile agli usi: abitativo, commerciale, artigianale o professionale proprio, del coniuge, dei genitori, dei figli, dei parenti entro il secondo grado;
-quando un locatore persona giuridica -che persegua fini sociali, pubblici, culturali, assistenziali, di culto- voglia utilizzare l’immobile per le finalita’ in questione, offrendo al conduttore un’idonea alternativa abitativa;
-quando il conduttore abbia, nello stesso comune, un idoneo alloggio libero;
-quando l’immobile sia posto in un edificio gravemente danneggiato, che debba essere ricostruito o stabilizzato e la permanenza del conduttore sia d’ostacolo ai lavori; autorizzazioni e concessioni decorrono dall’effettiva disponibilita’;
-quando lo stesso immobile sia in condizioni tali da necessitare interventi di integrale ristrutturazione oppure se l’immobile debba essere demolito o trasformato; le autorizzazioni e le concessioni decorrono ancora dall’effettiva disponibilita’ dell’immobile,
-quando il proprietario intenda effettuare sopra-elevazioni in un appartamento posto all’ultimo piano, e la presenza dell’inquilino sia d’ostacolo; le autorizzazioni e le concessioni decorrono dall’effettiva disponibilita’;
(in questi ultimi due casi, se il proprietario dopo i lavori concede nuovamente l’immobile in affitto, il precedente affittuario ha diritto di prelazione coma da art.40 della legge 392/78)
-quando il conduttore non occupi continuativamente l’immobile senza giustificato motivo, senza che si sia verificata alcuna legittima successione nel contratto;
-quando il locatore intenda vendere a terzi l’immobile e non abbia altri immobili ad uso abitativo -oltre, eventualmente, alla propria abitazione
(in quest’ultimo caso all’affittuario/conduttore e’ riconosciuto il diritto di prelazione da esercitare nei modi previsti dalla legge, art.38/39 legge 392/78).

SFRATTO PER MOROSITA’:
si ha in caso di mancato pagamento del canone di affitto.In questo caso il primo sollecito puo’ essere fatto direttamente dal proprietario con invio di messa in mora e quindi intimazione a pagare entro 15gg.
Se la morosita’ persiste ci si deve rivolgere al Tribunale (magari attraverso un legale) per avviare la pratica di sfratto che puo’ sfociare, in caso di opposizione da parte dell’inquilino o comunque in caso insorgano problemi, in una causa.

RISOLUZIONE PER INADEMPIMENTO:
riguarda una serie di casi nei quali il giudice, se accerta un grave inadempimento degli obblighi contrattuali da parte dell’inquilino (sub-affitto vietato, cambio d’uso non consentito, etc.), puo’ emettere una sentenza che ordina il rilascio.

LE EVENTUALI PROROGHE CONCESSE DAL GIUDICE
Il giudice, nel provvedimento in cui ordina all’inquilino di rilasciare l’appartamento, fissa anche la data del rilascio, che non e’ prorogabile nei casi di morosita’ o inadempienza contrattuale; invece per gli sfratti per finita locazione, nei Comuni ad alta densita’ abitativa o nei capoluoghi di provincia, l’inquilino puo’ chiedere al magistrato che fissi nuovamente il termine per il rilascio dell’appartamento che, comunque, non potra’ essere superiore a 6 mesi. Per particolari categorie di inquilini (disoccupati, ultrasessantacinquenni, genitori di cinque o piu’ figli, con portatori di handicap o malati terminali in famiglia, etc.), il termine e’ di 18 mesi.

LA FASE ESECUTIVA
Scaduto il termine fissato dal giudice, oppure quello integrativo concesso dalla proroga, senza che l’inquilino rilasci l’immobile, il proprietario/locatore deve notificare allo stesso un atto di precetto, ovvero un intimazione al rilascio entro 10 gg con minaccia di azione esecutiva (e’ bene, soprattutto arrivati a questa fase, che a procedere sia un legale di fiducia). Successivamente interviene l’ufficiale giudiziario che notifica un preavviso di rilascio all’inquilino, atto con il quale viene fissato il giorno e l’ora in cui si procedera’ all’esecuzione forzata con l’intervento della forza pubblica.
E’ in questa fase che solitamente i tempi di allungano molto, dato che la data di esecuzione viene fissata a seconda della disponibilita’ delle forze dell’ordine. Spesso vi sono proroghe su proroghe e si puo’ dover attendere molti mesi (si parla di una media di due anni per ottenere la liberazione dell’immobile).
All’atto del reale rilascio, in presenza dell’ufficiale giudiziario, viene redatto un verbale di immissione in possesso che e’ documento utile anche in caso di successive richieste di un alloggio pubblico da parte dell’inquilino che ha rilasciato l’immobile a seguito dello sfratto.

Nota importante:
La legge (egge 431/98 art.7) prevederebbe che la messa in esecuzione del provvedimento di rilascio sia possibile solo a condizione che il contratto sia regolarmente registrato, che l’immobile sia stato denunciato ai fini ICI e che il reddito derivante dall’affitto sia stato dichiarato ai fini della tassazione irpef, con obbligo di riportare tutti i riferimenti di questi adempimenti sull’atto di precetto.
Questa condizione non e’ piu’ applicabile perche’ dichiarata costituzionalmente illegittima dalla Corte costituzionale con sentenza 333/2001. Una successiva pronuncia della Cassazione (sentenza 11604/2005) conferma il punto.

I “BLOCCHI” DI LEGGE
Diversi sono stati, nel corso degli anni, i provvedimenti di sospensione degli sfratti da parte dei vari Governi.

L’ultimo in ordine di tempo e’ quello che riguarda i rilasci per finita locazione degli immobili che si trovano nei comuni capoluoghi di provincia, nei comuni con essi confinanti con popolazione superiore a 10.000 abitanti e nei comuni ad alta tensione abitativa (vedi nota *) adibiti ad uso abitativo e occupati da soggetti appartenenti alle categorie sociali disagiate quali:

– soggetti con reddito annuo lordo complessivo familiare inferiore a 27.000 euro;
– soggetti che siano o abbiano nel proprio nucleo familiare persone ultrasessantacinquenni, malati terminali o portatori di handicap con invalidità superiore al 66 per cento;
– soggetti che abbiano, nel proprio nucleo familiare, figli fiscalmente a carico.

purche’, in tutti i casi suddetti, gli stessi non siano in possesso di altra abitazione adeguata al nucleo familiare nella regione di residenza.

Questi provvedimenti, gia’ oggetto di sospensione fino al 15/10/08 per effetto del dl 248/07 (legge 31/08), sono stati ulteriormente sospesi prima fino al 30 Giugno 2009 e poi fino al 31 Dicembre 2009.

Note importanti:
– la sospensione riguarda solo gli sfratti per finita locazione. Essa non si applica quindi ne’ agli sfratti per morosita’ ne’ agli sfratti fatti a seguito di disdetta del proprietario per proprie necessita’ fatta alla prima scadenza dei contratti (quarto anno per i 4+4, terzo anno per i 3+2).
– l’inquilino e’ tenuto a pagare, per il periodo di sospensione, il canone previsto dal contratto al momento della scadenza, rivalutato in base agli indici ISTAT e maggiorato del 20%. Se non paga il beneficio della sospensione decade.

(*) Link al quale si puo’ trovare la lista dei Comuni definiti ad alta tensione abitativa:
http://www.sicet.it/pages/notizie/tensione_abitativa_2003.htm

Fonti: D.l. 158/08 convertito nella legge 199/08, D.l 248/07 convertito nella legge 31/08 e Dl 78/09 (ultima proroga).

Ha collaborato Katia Moscano

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fonte:  http://www.aduc.it/dyn/sosonline/schedapratica/sche_mostra.php?Scheda=40767