Archivio | agosto 17, 2009

NIKI APRILE GATTI : ROGATORIA INTERNAZIONALE DELLA REPUBBLICA DI SAN MARINO ALL’ITALIA

RICHIESTA DI ROGATORIA SANMARINESE

PER FAR LUCE SULLA MORTE DI NIKI

MA …….

L’ITALIA …..


NON RISPONDE!!!!

Il Tribunale Commissariale della Repubblica di San Marino ha inviato una rogatoria al Tribunale italiano di competenza in merito alla vicenda Niki Aprile Gatti, il ragazzo italiano, dipendente e socio di aziende sammarinesi, arrestato dalla Polizia italiana per sospetta truffa dell’899 e morto in circostanze non chiare nel carcere di Sollicciano.
Lo ha reso pubblico oggi in una conferenza stampa, in cui si è parlato fra l’altro delle rogatorie fra Italia e San Marino e viceversa, Augusto Casali , Segretario di Stato alla Giustizia, presenti Gabriele Gatti, Antonella Mularoni, Segretario di Stato per gli Affari Esteri, e Marco Arzilli, Segretario di Stato all’Industria.
Invano la madre di Niki, Ornella Gemini, sta cercando con ogni mezzo di impedire l’archiviazione del caso.
La Signora Gemini a San Marino si era rivolta alla Reggenza e alla stessa Segreteria di Stato alla Giustizia.”

E questa è la buona notizia (pare che sia in assoluto la prima volta che accade un fatto simile a San Marino!!!) e ringrazio davvero enormemente e con il cuore il Segetario di Giustizia Augusto Casali , espressione del Nuovo Partito Socialista di San Marino e uomo di grande spessore e sensibilità!

Questa NOTIZIA perchè finalmente è una “notizia” me l’ha data il nosto amico giornalista David Oddone di San Marino, che mai e dico mai si è allontanato dalla mia storia.
Grazie Dr David Oddone

Ma chiaramente non esultate troppo, perchè ora vi dò la notizia meno bella…..

L’Italia ……. ANCORA NON RISPONDE!!!!

CIOE’ ……. non risponde neanche alla ROGATORIA DI SAN MARINO????
Sentitelo nel video, perchè è lo stesso Dr Augusto Casali a dire che l’Italia ancora non risponde sul caso di Niki

Questo è in sintesi l’articolo di David Oddone che domani sarà in edicola:

Il Tribunale Commissariale della Repubblica di San Marino ha inviato una rogatoria al Tribunale italiano di competenza (Firenze) in merito alla vicenda Niki Aprile Gatti Lo ha reso pubblico ieri in una conferenza stampa, in cui si è parlato fra l’altro delle rogatorie fra Italia e San Marino e viceversa, Augusto Casali, Segretario di Stato alla Giustizia.La madre di Niki, Ornella Gemini, sta cercando con ogni mezzo di impedire l’archiviazione del caso.
La Signora Gemini a San Marino si era rivolta alla Reggenza e alla stessa Segreteria di Stato alla Giustizia attraverso una lettera pubblicata dal nostro quotidiano, che ha dato i propri frutti.
Ora la palla passa all’Italia: farebbe davvero sorridere se, dopo le accuse lanciate al Titano di non rispondere alle rogatorie, fosse ora la stessa Italia a non collaborare in una vicenda tanto delicata. La buona notizia dunque è che si indaga ancora.

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NIKI

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Questo è un invito all’Italia ISTITUZIONALE:

BASTA CON QUESTO SILENZIO

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INTORNO A MIO FIGLIO, DITECI LA VERITA’, DITECI CHE COSA E’ ACCADUTO DENTRO A QUELLA MALEDETTISSIMA CELLA N. 10 DELLA IV SEZIONE DEL CARCERE SOLLICCIANO!!! ORA AVETE TUTTA L’ITALIA CHE ASPETTA E UNA ROGATORIA DA SAN MARINO!!!

ROMPETE QUESTO ASSURDO SILENZIO!!!!

La prossima tappa sarà la Corte di Giustizia Europea, STRASBURGO, quindi RISPONDETE ORA!!!

Video del Dr Augusto Casali:


Fonte: un angelo chiamato Niki

SALUTE – Due italiani scoprono gene anticancro

Antonio Iavarone, M.D., and Anna Lasorella, M.D.

Antonio Iavarone e Anna Lasorella lavorano presso il Columbia University Medical Center di New York: hanno individuato una proteina fondamentale per lo sviluppo delle cellule adulte e per combattere il tumore al cervello

https://i0.wp.com/www.lastampa.it/cmstp/rubriche/admin/immagine.asp

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ROMA
Si chiama Huwe1 il gene
che aiuta le cellule staminali a svilupparsi e a diventare adulte. L’hanno scoperto gli italiani Antonio Iavarone e Anna Lasorella, che da molti anni lavorano negli Stati Uniti, presso il Columbia University Medical Center di New York.

La ricerca, che si è meritata la copertina della rivista internazionale Developmental Cell, dimostra che lo stesso gene è coinvolto anche nel più aggressivo fra i tumori del cervello che colpisce bambini e adulti, il glioblastoma multiforme. La scoperta promette di avere conseguenze importanti sulla ricerca di base relativa alle cellule staminali, ma getta anche le premesse per future terapie contro i tumori.

UN GENE DISTRUTTIVO
Far regredire nello sviluppo le cellule adulte è possibile da tempo utilizzando un cocktail di geni. In questo modo si ottengono le cosiddette cellule Staminali pluripotenti indotte (Ips), ma il problema era fare in modo che queste cellule staminali ottenute artificialmente tornassero adulte. In qualche modo era necessario liberarsi dei geni che costringevano le cellule a restare bambine. A trovare la chiave per riuscirci sono stati Iavarone e Lasorella: «Adesso – ha detto interpellato all’agenzia ANSA Iavarone – abbiamo trovato una proteina capace di distruggere alcune delle proteine-chiave utilizzate per ottenere le Ips e di far ripartire quindi la trasformazione delle cellule staminali in cellule adulte». La proteina, come il gene che la produce, si chiama Huwe1.

RIPARTE LO SVILUPPO
Una volta introdotta nelle staminali del cervello, la proteina Huwe1 «permette loro di diventare neuroni». I ricercatori hanno osservato questo risultato sia nelle colture di cellule sia in embrioni di topo.

UN FRENO AL TUMORE
Una proteina come Huwe1, che spinge le cellule a diventare adulte, è scomoda per i tumori. Impedisce infatti alle cellule che li alimentano di moltiplicarsi, e così il tumore cerca di liberarsene. «Abbiamo scoperto – spiega Iavarone – che la stessa proteina viene eliminata durante lo sviluppo del glioblastoma multiforme».

Anna Lasorella ha dimostrato che nel topo, in assenza di Huwe1, le cellule staminali si moltiplicano in modo incontrollato, per cui la formazione dei neuroni è compromessa e lo sviluppo del cervello procede in modo anomalo. Poichè sia le cellule staminali che le cellule tumorali hanno in comune la capacità di crescere molto rapidamente, Iavarone ha ipotizzato che l’attività di Huwe1 possa essere bassa nelle cellule dei tumori del cervello umano. Ipotesi che è stata confermata dal confronto fra i livelli di Huwe1 nel cervello normale e nei tumori cerebrali e dall’analisi condotta con un algoritmo messo a punto da un altro italiano, Andrea Califano, responsabile del Centro di Bioinformatica applicata allo studio dei tumori alla Columbia University.

FUTURA TERAPIA
Per Lasorella la scommessa è «aumentare la funzione di Huwe1 nelle cellule tumorali». Questo, secondo Iavarone, «potrebbe consentire una corretta riprogrammazione di queste cellule e permettere la rigenerazione delle cellule neurali perse nel corso di malattie neurodegenerative».Inoltre, conclude, «ci aspettiamo che riportando al normale l’attività di Huwe1 nelle cellule dei tumori cerebrali di pazienti in cui Huwe1 è assente potremo fermare la crescita del tumore».

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17 agosto 2009

fonte:  http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scienza/grubrica.asp?ID_blog=38&ID_articolo=1391&ID_sezione=243&sezione=News

Sicurezza, Famiglia cristiana attacca: “La legge sembra scritta da don Rodrigo”

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Il settimanale cattolico contro le norme contenute nella legge sulla sicurezza

L’editoriale: “Proposte bislacche in spregio a qualsiasi diritto fondamentale”

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Sicurezza, Famiglia cristiana attacca "La legge sembra scritta da don Rodrigo"Don Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana

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ROMA – Nuovo attacco di Famiglia cristiana alla legge sulla sicurezza. Questa volta il settimanale cattolico denuncia i vincoli imposti ai matrimoni tra stranieri e nelle unioni miste: “Ironia della sorte – si legge nell’editoriale – è toccato a Verona, la città di Romeo e Giulietta, aprire le danze”.
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Nell’editoriale di questa settimana, la rivista dei paolini dopo aver elencato “le proposte bislacche” della Lega, che “si susseguono al ritmo di una al giorno”, osserva: “Quanto alla legge sulla sicurezza, che per le nozze miste sembra scritta da don Rodrigo (ma chiedere a un politico leghista di leggere i Promessi Sposi del ‘gran lombardo’ Alessandro Manzoni è chiedere troppo), essa sarà probabilmente spazzata via da una sentenza della consulta non appena qualcuno la impugnerà. Nel frattempo, la Lega avrà già conquistato le poltrone di governatore nelle regioni del Nord alle amministrative. Che importa se si sarà rivelata un’inutile grida? Al massimo qualche centinaio di migliaia di extracomunitari avranno dovuto rinunciare al loro sogno di sposarsi e metter su famiglia”.
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“Una proposta di legge simile, in Francia, è stata bocciata dal Tribunale costituzionale. Invece a Verona e in Italia – scrive il giornale diretto da don Antonio Sciortino – le nozze non s’hanno da fare. Con buona pace di quelle centinaia di migliaia di stranieri clandestini, badanti comprese, che non hanno il diritto d’innamorarsi, amarsi e creare una famiglia fondata sul matrimonio e protetta giuridicamente. In spregio a un diritto fondamentale della persona, sancito dalla Costituzione (agli articoli 29 e 30), dalle leggi dell’unione, dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, da quel diritto naturale e universale che muove il mondo e che è alla base del Vangelo: l’amore”.

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Piovono dure critiche alla Lega: “Dimenticando i veri problemi del paese, le proposte bislacche si susseguono al ritmo di una al giorno – sottolinea Famiglia cristiana – dai presidi e professori autoctoni al dialetto a scuola (ideale per formare cittadini europei), alle gabbie salariali, ai giudici eletti dal popolo fino ai sottotitoli in dialetto delle fiction e al cambio dell’inno nazionale”.
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17 agosto 2009
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Impuniti in Parlamento

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di Marco Travaglio

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I due favoriti alla segreteria del Pd, Bersani e Franceschini, si stanno rivelando maestri di slalom. Qualunque questione divida i rispettivi schieramenti, anziché affrontarla, la dribblano. Zitti e mosca sulla sentenza del Tar a proposito dell’ora di religione. Zitti e mosca sull’inverecondo attacco di Nichi Vendola al pm che indaga su alcuni uomini della sua vecchia giunta: anzi, massima copertura all’inquisito numero uno, l’ex assessore Alberto Tedesco, sospettato di corruzione e dunque promosso senatore del Pd al posto del neo-europarlamentare Paolo De Castro.

E proprio sull’immunità parlamentare, ormai degenerata in spudorata impunità, piacerebbe sentire una parola chiara dagli aspiranti leader dell’opposizione. Una parola che valga per tutti. E non solo per gli inquisiti-impuniti di centrodestra. Il Pd s’è stracciato le vesti il mese scorso, quando la maggioranza ha salvato dai loro processi Roberto Castelli (denunciato da Oliviero Diliberto per averlo accusato di far “sprangare la gente”) e Altero Matteoli (imputato per favoreggiamento di un prefetto in una sporca faccenda di abusi edilizi all’isola d’Elba), dichiarando “ministeriali” e dunque insindacabili i loro reati.

Ma negli stessi giorni il Pd s’è associato al Pdl e all’Udc per salvare alcuni politici trasversalmente coinvolti nello scandalo delle scalate bancarie del 2005 (Bpl-Antonveneta e Unipol-Bnl): da tre anni i giudici di Milano chiedono al Parlamento di autorizzare l’uso delle telefonate intercettate sulle utenze degli scalatori che parlavano con deputati e senatori di destra e di sinistra. Per tre anni il Parlamento ha fatto melina, mentre quello europeo negava l’autorizzazione all’uso delle telefonate fra Consorte e D’Alema (favorevoli al colpo di spugna il Pd, l’Udc e il Pdl). Il 22 giugno scorso il Senato ha fatto altrettanto con quelle di Luigi Grillo (Pdl) e Nicola Latorre (Pd): il primo già imputato in base ad altri elementi di prova nel processo Antonveneta; il secondo sospettato di concorso nell’aggiotaggio di Consorte, ma imputabile solo in base alle sue conversazioni con l’ex patron di Unipol.

In pratica, il No del Senato ai giudici comporta che Latorre non potrà mai esser indagato per un grave reato finanziario solo perchè è senatore, e come tale “più uguale degli altri” dinanzi alla legge. Come i maiali della “Fattoria degli animali”. Giornata radiosa quella del 22 giugno a Palazzo Madama: il Pd vota con Pdl e Udc per salvare Grillo, il Pdl e l’Udc votano col Pd per salvare Latorre. Una mano lava l’altra (solo l’Idv vota contro per l’uno e per l’altro). Ora, che il dalemiano Bersani non apra bocca sulla sconcezza che salva il dalemiano Latorre, è comprensibile. Ma che taccia pure Franceschini è davvero curioso. Anche perché, con l’aria che tira, per vincere le primarie basterebbe un programma di quattro parole: «Aboliamo l’immunità parlamentare».

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17 agosto 2009

fonte:  http://www.unita.it/news/ora_d_aria/87398/impuniti_in_parlamento

Fondi: l’informazione e’ la nostra unica “ronda” per il ripristino della legalità

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di Anna Scalfati

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Non e’ stato possibile rispondere al Presidente del Consiglio che ha tenuto una conferenza stampa  sul tema della sicurezza con i Ministri Maroni e Alfano nel giorno di Ferragosto. Non e’ stato possibile neanche replicare sui giornali che ieri non sono usciti per  via della pausa festiva. E cosi’ quelle parole del Presidente del Consiglio relative alla vicenda del mancato scioglimento del Comune di Fondi per mafia, sono suonate come un verdetto, come una pietra tombale. Ha detto Berlusconi che “alcuni Ministri hanno rilevato come non sia possibile sciogliere un Comune in assenza di un rinvio a giudizio nei confronti di un componente della giunta o del consiglio comunale”. Un messaggio rassicurante per il senatore Claudio Fazzone e per Armandino Cusani, Presidente della Provincia di Latina, che da sempre sostengono l’inesistenza della mafia nel sud pontino e che certamente dopo questa riabilitazione si sentiranno piu’ tranquilli. Nelle ultime settimane Cusani era arrivato a chiedere la rimozione dei Ministri Maroni e Prestigiacomo perche’ non “allineati”, l’allontanamento del Prefetto di Latina “reo” di aver inviato la commissione d’accesso al Comune di Fondi e il commissariamento del  Presidente del Parco del Circeo per la fermezza dimostrata nell’apporre i vincoli al lago di Sabaudia.

Berlusconi, nel silenzio di un Paese in ferie, ha detto ad Alberto Custodero di Repubblica che Fondi non si puo’ sciogliere perche’ nessun componente dell’amministrazione e’ indagato. Ora, non piu’ tardi di un mese fa sono state arrestate diciassette persone per sospetti legami con i clan della camorra e le n’drine calabresi. Tra questi figurano assessori e dirigenti di quel Comune. Le indagini della Procura Antimafia vanno avanti da alcuni anni ed hanno portato elementi e prove nelle cinquecento cartelle che giacciono secretate dall’On. Pisanu in Commissione Antimafia. Ma Fondi e’ caput mundi? Fondi purtroppo e’ l’epifenomeno del legame tra politica e affari.  Un esempio:  se per sciogliere un Comune ci devono essere indagati di mezzo- come ha detto in conferenza stampa il Presidente – allora che dire del Comune di Sabaudia che annovera tra i consiglieri tale Rosa di Maio,  sotto processo a Napoli per una indagine della Procura antimafia  che ricostruisce la presenza del clan Cava in Provincia di Latina? E Formia dove un esponente dell’amministrazione locale si vanta di essere amico del boss Bardellino? E che dire del fatto che nel basso Lazio piu’ di un Comune e’ stato gia’ sciolto per mafia e si susseguono incessanti le confische dei beni  frutto del riciclaggio del denaro sporco ? Tutto questo il Presidente Berlusconi non lo sa. O almeno sembra non saperlo.

E comunque quei Ministri che hanno riferito su Fondi nell’ultimo Consiglio dei Ministri lo hanno male informato.  Allora bisogna alzare la voce. Tirare fuori le notizie che inchiodano tutto il sud pontino alla triste realta’ del voto di scambio, delle intimidazioni, degli abusi di potere e degli illeciti amministrativi.  Solo l’informazione puo’ obbligare chi ha responsabilita’ di Governo ad assumere decisioni fondamentali per uno sviluppo nella legalita’. Solo l’informazione puo’ obbligare la politica ad una scelta di campo. Solo l’informazione puo’ dimostrare con cifre e dati concreti che su Fondi si sta giocando una partita molto piu’ grande. La posta in gioco e’ la tenuta di un sistema economico-elettorale dai contorni inquietanti .  Alle parole di Berlusconi devono rispondere le Forze dell’Ordine, la magistratura che indaga, i cittadini onesti stanchi di essere minacciati , gli amministratori coscienziosi. Anche il Prefetto con la sua ennesima relazione e pure il Ministro Maroni che esce distrutto dal “niet” del Presidente dopo che per sei mesi ha confermato in sede parlamentare la necessita’ dello scioglimento urgente del Comune.

Sarebbe ovvio chiedere anche a tutti i leader dell’opposizione di battersi. Dalla vicenda Fondi potremmo uscirne tutti sconfitti con la consapevolezza che il territorio è in mano alle Forze del Male. In una parola: in mano alla mafia.  L’informazione è la nostra unica “ronda per il ripristino della legalita’”.

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fonte:  http://www.articolo21.info/8838/notizia/fondi-linformazione-e-la-nostra-unica.html

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Fondi, uno scioglimento che non arriva e il bisogno di verità

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Roma, 31.07.2009 | di Valeria Meta

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MontecitorioMontecitorio

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La politica tace, Libera no. Il sit-in organizzato questa mattina davanti a Palazzo Chigi dall’associazione di via Quattro Novembre e da altri movimenti per la legalità è stato l’occasione per ribadire la necessità di tenere alta l’attenzione sulle tante domande inevase riguardo al mancato scioglimento del consiglio comunale di Fondi. Richiesto da due commissioni d’accesso – l’una prefettizia, l’altra nominata direttamente dal Viminale – , il provvedimento attende ancora l’approvazione del Consiglio dei Ministri, al punto che lo stesso Maroni, non più tardi di due mesi fa, rispondendo a un’interrogazione parlamentare alla Camera, aveva ammesso di aver fatto in suo potere per dare seguito alle richieste di scioglimento. Eppure le richieste di scioglimento per infiltrazioni mafiose, ritenute legittime pressoché unanimemente, giacciono  sul tavolo del Governo ormai quasi da un anno. Quali le ragioni di simile ritardo? Perché per altri comuni (San Cipriano d’Aversa e Nettuno, solo per citare i casi più recenti) si è invece provveduto tempestivamente allo smantellamento dell’amministrazione comunale? Sono queste le risposte che da troppo tempo si attendono; perché se è vero che Fondi riveste un ruolo di rilievo sul piano economico, in quanto sede di un mercato ortofrutticolo che rifornisce mezza Europa, tanto da diventare un feudo strategico anche sotto il profilo politico, allora a maggior ragione il fatto che non si proceda a sciogliere un’amministrazione riconosciuta come deviata merita di assurgere a questione nazionale. Fondi si merita la verità.

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Ascolta gli interventi:

Antonio Turri – coordinatore di Libera Lazio

Domenico Di Resta – consigliere regionale del Pd

Anna Scalfati – giornalista

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liberainformazione

L’ANTIMAFIA DELLE PAROLE – Il Comune di Fondi? Per Berlusconi il problema non c’è / Politica e clan nelle carte dell’inchiesta

di Claudia Fusani

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Smentire i magistrati è tra le più antiche consuetudini del premier. Ma smentire il ministro dell’Interno che gli siede accanto davanti alla telecamere, ancora non l’aveva fatto. Succede il 15 d’agosto, succede al Viminale e su un fatto – il caso Fondi, comune dell’agro pontino di cui è stato chiesto lo scioglimento per infiltrazioni mafiose da oltre un anno – che l’Italia in vacanza forse conosce poco ma è la spia di come viene gestita la sicurezza in questo paese. E di come la Lega si preoccupi di arrestare i clandestini ma poi giri la testa dall’altra parte quando il nemico sono le mafie e la criminalità organizzata.

Quest’anno il premier in crisi di credibilità e di modi con cui impiegare il tempo libero, ha voluto condividere con il ministro dell’Interno Roberto Maroni il bilancio di Ferragosto sulla sicurezza. Si è presentato al fianco del ministro leghista anche per ribadire che la politica della sicurezza, tema che premia molto negli umori del paese, non è solo made in Carroccio ma anche opera sua. Ed ecco che tra le meraviglie del governo il premier non ha avuto difficoltà a dire che «il comune di Fondi non sarà sciolto poiché molti ministri, nelle riunioni del Consiglio dei ministri, hanno fatto notare che nessun componente della giunta e del consiglio comunale è stato toccato da un avviso di garanzia».

Non serve, quindi, un provvedimento così estremo e traumatico come quello dello scioglimento del consiglio comunale che comporta le dimissioni della giunta, del sindaco e, soprattutto, di tutti gli incarichi legati all’amministrazione. Boom, nel senso che Berlusconi non poteva spararla più grossa come del resto il ministro Maroni, seduto accanto a lui, sa bene visto che a febbraio 2009 ha chiesto lo scioglimento del comune di Fondi per infiltrazioni mafiose.

L’enormità dell’affermazione del premier necessita una cronistoria. Nel settembre 2008 il prefetto di Latina Bruno Frattasi ha chiesto l’accesso al comune di Fondi guidato da un sindaco del Pdl Luigi Parisella. Il risultato, dopo due mesi, sono 500 pagine che spiegano il livello delle infiltrazioni di camorra e ‘ndrangheta nell’agro pontino. La relazione si basa soprattutto sulle rivelazioni di Riccardo Izzi l’ex assessore ai lavori pubblici del comune che ha raccontato per filo e per segno come i clan della camorra e della ‘ndrangheta si sono divisi le attività commerciali di Fondi dove si trova il più grosso mercato ortofrutticolo del sud Europa.

La relazione di Frattasi arriva al Viminale in ottobre ma occorrono mesi – arriviamo fino al febbraio 2009 – perché il ministro Maroni condivida l’analisi del prefetto e chieda, a sua volta, lo scioglimento del comune. Ma interrogato dal Pd a Montecitorio il 18 maggio è costretto a dire: «Ho fatto quello dovevo ma non decido l’agenda». Infatti. L’agenda in questione, cioè il destino di Fondi, viene deciso probabilmente da altre parti.

Di sicuro uno molto attivo nella difesa del comune dell’agro pontino è il senatore Claudio Fazzone, 48 anni, astro nascente del Pdl nel basso Lazio, ex poliziotto, autista di Mancino quando era ministro dell’Interno, incarichi presso la presidenza del Consiglio negli anni novanta, di nuovo al fianco di Mancino quando diventa presidente del Senato. Nel pacchetto sicurezza – lo stesso che ha introdotto il reato di clandestinità – spunta anche una norma che modifica rendendoli più complessi i criteri di scioglimento degli enti locali per infiltrazioni mafiose.

In sei mesi, per un motivo o per l’altro, non c’è stata la volontà politica di sciogliere il comune. È stato preso tempo. Nell’ultimo consiglio dei ministri la scusa è stata proprio l’imminente entrata in vigore del pacchetto sicurezza. «Non sciolgo» ha detto Berlusconi. Maroni fa sapere, imbarazzato, «di aver incaricato il prefetto di svolgere nuovi accertamenti». Le opposizioni alzano barricate. I prefetti anche. La mafia fa affari. La Lega esulta per le ronde.

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17 agosto 2009

fonte:  http://www.unita.it/news/politica/87394/il_comune_di_fondi_per_berlusconi_il_problema_non_c

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Politica e clan nelle carte dell’inchiesta

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Il problema di Fondi non sono tanto le 500 pagine della relazione del prefetto Frattasi. O le altre centinaia del ministro Maroni. Il problema di Fondi, e di chi ne difende la verginità, sono i verbali dell’ex assessore ai Lavori pubblici Riccardo Izzi e le migliaia di pagine riempite dalla Dia e dalla Dda di Roma per le inchieste «Damasco 1» e «2» che tra la primavera 2008 e il 6 luglio 2009 hanno portato in carcere diciassette persone e indagate altre decine. Il quadro che viene fuori dalle inchieste giudiziarie non lascia dubbi.

Tre clan si sono spartiti il territorio dell’agro pontino: Tripodo, Peppe e Trani. In posizione più defilata i Zizzo e i Bouzan. Nella primavera 2008 Damasco 1 rivela i modi in cui la criminalità organizzata influenza l’attività imprenditoriale e amministrativa di Fondi: negozi che aprono e chiudono in continuazione, concessionari di auto che passano di mano un mese dopo l’altro, piani di edilizia urbana che prevedono migliaia di abitazioni in più. Ma soprattutto c’è il Mof, il mercato ortofrutticolo, circa duemila imprenditori della frutta e delle verdura strozzati dalla crisi che ricorrono sempre di più a prestiti e chi si occupa di recupero crediti.

Il prefetto Frattasi ha puntato l’attenzione su tre questioni: «Le connessioni tra la famiglia Tripodo e soggetti legati, per via parentale, anche a figure di vertice del Comune nonché a titolari di attività commerciali del mercato ortofrutticolo di Fondi»; «il collegamento tra la famiglia Tripodo con elementi della mafia calabrese e clan camorristici, in particolare quello dei casalesi»; i rapporti tra «Tripodo Antonio Venenzio, fratello di Carmelo, Peppe Franco, titolare di attività ortofrutticola nell’ambito del Mof, Luigi Parisella, sindaco del comune di Fondi e cugino di Peppe Franco».

Gli arresti che il 6 luglio hanno portato in carcere i dirigenti del comune, imprenditori del Mof e delle pompe funebri, raccontano come questi settori fossero controllati «da almeno due anni dalla criminalità calabrese». Un sodalizio criminale gestito dai fratelli Venanzio e Carmelo Giovanni Tripodo (figli del boss della ’ndrangheta Domenico, ucciso a Poggioreale dal clan di Reggio, rivale e vincente, dei Di Stefano) e che «tramite un ex assessore, funzionari comunali e responsabili dei vigili urbani, avrebbe ottenuto importanti incarichi e commesse». Per il gip Cecilia Demma Antonino Venanzio avrebbe «potere di veto nel mercato ortofrutticolo sull’operatività dei commercianti e ha collegamenti con la criminalità siciliana e campana». Cosa serve, ancora, per dire che a Fondi c’è la mafia?

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17 agosto 2009

fonte:  http://www.unita.it/news/politica/87395/politica_e_clan_nelle_carte_dellinchiesta