Archivio | agosto 18, 2009

Arrivederci Fernanda!

Addio a Fernanda Pivano, voce italiana della nuova America

Con le sue traduzioni ci ha fatto conoscere gli autori americani del ‘900, da Edgar Lee Masters a Hemingway, dalla «beat generation» a Dylan. Aveva 92 anni

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Fernanda Pivano (Ansa)

MILANO – È morta all’età di 92 anni la scrittrice e giornalista Fernanda Pivano. A lei, nata a Genova nel 1917 ma trasferitasi preso a Torino con la famiglia, si deve la conoscenza in Italia dei grandi autori della letteratura americana. Da Edgar Lee Masters a Hemingway, dai poeti e gli scrittori della «beat generation» a Bob Dylan, i più grandi e rappresentativi autori della nuova America sono stati portati ai lettori italiani dalla sua capacità di interpretare, capire, raccontare e descrivere un mondo ancora sconosciuto al pubblico italiano. Di quasi tutti questi autori, Fernanda Pivano è diventata amica e confidente, riuscendo a trasferire nelle versioni italiane delle loro opere, lo spirito più vicino possibile a quello dell’originale. Scrittrice e anche giornalista, è stata a lungo collaboratrice del Corriere della Sera, cui ha regalato interventi e scritti di grande. Il suo ultimo testo scritto per il Corriere in occasione del suo 92 esimo compleanno, il 18 luglio scorso, era una nostalgica ma anche serena riflessione sulla vecchiaia con tanti ricordi degli scrittori conosciuti nella sua vita. La Pivano si è spenta martedì sera in una clinica privata di Milano, dove era ricoverata da tempo. I funerali si svolgeranno probabilmente venerdì prossimo, a Genova.

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Fernanda Pivano Fernanda Pivano Fernanda Pivano Fernanda Pivano Fernanda Pivano Fernanda Pivano Fernanda Pivano

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DALL’ANTOLOGIA DI SPOON RIVER AL PRIMO VIAGGIO NEGLI STATES – La prima parziale traduzione della Pivano della Spoon River Anthology di Edgar Lee Masters (per Einaudi) risale al 1943. Cinque anni dopo l’incontro a Cortina con Ernest Hemingway, cui la Pivano resterà legata a vita da un rapporto umano e professionale a un tempo. Negli anni seguenti infatti la scrittrice curerà la traduzione dell’intera opera di Hemingway, intensificando l’amicizia con lo scrittore americano. Nel 1949 sposa Ettore Sottsass jr, autore delle foto più belle di tanti viaggi indimenticabili e incontri con gli scrittori beat Allen Ginsberg, Jack Kerouac e Gregory Corso, Lawrence Ferlinghetti, Neal Cassidy. Ciò che nella letteratura americana la attrae di più, rispetto a quella europea, è la «vecchia, tradizionale differenza fra letteratura pragmatistica e letteratura accademica, fra i fatti della vita e una letteratura libresca basata su indagini psicologiche». Così diceva: «Mi hanno attaccata per non aver mai valutato i libri, ma io mi sono limitata ad amarli, non a valutarli: questo lavoro lo lascio ai professori». Nei sei anni che vanno dal 1949 al 1954 la Pivano si dedica alla traduzione dei principali libri di Francis Scott Fitzgerald (da Tenera è la notte a Il grande Gatsby). Il 1956 è l’anno del primo viaggio negli States.

Ascolta Fernanda Pivano su pace, guerra e De Andrè

BOB DYLAN E CHARLES BUKOWSKI Non solo letteratura, però. La Pivano infatti, che nel 1959 scrive la prefazione a «Sulla strada» di Jack Kerouac, cura nel 1972 l’introduzione alla prima raccolta di testi e traduzioni italiane di Bob Dylan «Blues ballate e canzoni». All’inizio degli anni Ottanta esce la sua intervista a Charles Bukowski (Quello che mi importa è grattarmi sotto le ascelle). La lista degli scrittori americani contemporanei che abbiamo imparato a conoscere grazie al suo contributo è lunga: ci sono gli autori del “dissenso negro”, come Richard Wright, e quelli del dissenso non violento degli anni Sessanta (Allen Ginsberg, Jack Kerouac, William Burroughs, Gregory Corso e Lawrence Ferlinghetti) fino a giovani autori come Jay McInerney, Bret Easton Ellis, David Foster Wallace, Chuck Palahniuk e Jonathan Safran Foer, passando appunto da Charles Bukowski e senza dimenticare la sua amicizia con Hemingway.

DE ANDRE’ Nel 1995 la Pivano pubblica la raccolta di saggi Amici scrittori. Bisognerà aspettare ancora sette anni per leggere uno scritto su Fabrizio De Andrè pubblicato all’interno del volume De Andrè il corsaro assieme a Michele Serra e a Cesare G. Romana. Diplomata al decimo anno di conservatorio, pianista, la Pivano (che è stata amica di molti musicisti: Bob Dylan, Lou Reed, Jovanotti) instaura proprio con De Andrè un rapporto speciale (lei considerava lui enfaticamente e con affetto il più grande poeta italiano del secolo e gli ha dedicato un testo che ha il titolo di una canzone del cantautore, La guerra di Piero, con interprete Judith Malina). Nel 2005 raccoglie tutti i suoi testi di letteratura, più di 1.500 pagine, in Pagine americane: narrativa e poesia 1943 – 2005 da Frassinelli. Nel 2008 arrivano in libreria i suoi Diari 1917 – 1971, prima parte della sua autobiografia (Bompiani).

L’AUTOBIOGRAFIA SUL SITO Nell’autobiografia sul sito ufficiale di Fernanda Pivano si legge: «Quando negli anni ’50 Fernanda Pivano si reca per la prima volta negli Stati Uniti è una giovane studiosa innamorata dell’America di quegli anni e desiderosa di incontrare dal vivo, sul campo, i maestri di una narrativa che in Italia si era appena cominciato a conoscere, grazie a Cesare Pavese ed Elio Vittorini. Immediatamente scopre un mondo, di sogni, ideali, valori, che non si stancherà più di celebrare: dal pacifismo di Norman Mailer, maestro riconosciuto della narrativa americana, amato e contemporaneamente odiato dalla beat generation degli anni sessanta, che a lui e al suo antiimperialismo si rifece, all’esempio di inesausta sete di nuovo e di autenticità del mito vivente Ernest Hemingway. Dai guru della beat generation Ginsberg, Kerouac, Corso, Ferlinghetti, uomini che in nome di un’idea di ritorno all’essenzialità dell’Uomo, in contrasto con i pregiudizi del consumismo capitalistico, hanno vissuto e scritto senza distinguere fra arte e vita, a Don DeLillo e ai minimalisti. Un nuovo viaggio americano, insomma, fra le contraddizioni e le speranze segrete di quel grande, osannato e temuto paese che è, da sempre, l’America».

Fonte: il Corriere della Sera

MORTA FERNANDA PIVANO

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ROMA – E’ morta questa sera Fernanda Pivano, in una clinica privata di Milano, dove era ricoverata da tempo. I funerali si svolgeranno probabilmente venerdì prossimo, a Genova, dove era nata il 18 luglio 1917. La Pivano aveva da poco compiuto 92 anni e oltre un mese fa aveva consegnato a Bompiani la seconda parte della sua autobiografia.

Fernanda Pivano è stata giornalista, scrittrice, traduttrice e critica musicale al tempo stesso: un’attività poliedrica che l’ha portata ad essere testimone di avvenimenti e personaggi letterari profondamente radicati nella cultura del secolo passato. Era nata a Genova il 18 luglio 1917 ed aveva quindi 92 anni appena compiuti. La Pivano è stata una figura di rilievo nella scena culturale italiana, protagonista e testimone dei più interessanti fermenti letterari del secondo novecento, amica, ambasciatrice e complice di autori leggendari, a lei si deve la pubblicazione e la diffusione in Italia degli autori della cosiddetta Beat Generation.

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Da Genova si trasferì adolescente con la famiglia a Torino dove frequentò il liceo classico Massimo D’Azeglio. Nel 1941 si laurea in lettere con una tesi in letteratura americana sul capolavoro di Herman Melville, Moby Dick, che viene premiata dal Centro di Studi Americani di Roma. Nella sua lunga attività la Pivano Nel 1943 pubblica per Einaudi la sua prima traduzione, parziale, della Spoon River Anthology di Edgar Lee Masters, lavoro che segna l’inizio della carriera letteraria sotto la guida di Cesare Pavese, già suo professore al liceo. Nello stesso anno si laurea in filosofia con Nicola Abbagnano, di cui sarà assistente per diversi anni. Nel 1948 a Cortina Fernanda Pivano incontra Ernest Hemingway con il quale instaura un intenso rapporto professionale e di amicizia. L’anno successivo la Mondadori pubblica la sua traduzione di ‘Addio alle armi’. Negli anni seguenti curerà la traduzione dell’intera opera di Hemingway, intensificando l’amicizia con lo scrittore americano, del quale sarà più volte ospite in Italia, a Cuba e negli Usa. Dal 1949 al ’54 cura per la Mondadori la traduzione dei principali libri di Francis Scott Fitzgerald: ”Tenera è la notte” (dapprima pubblicata da Einaudi), “Il grande Gatsby”, “Di qua dal paradiso” e “Belli e dannati”. Nel 1956 compie il primo viaggio negli Stati Uniti, che sarà seguito da numerosi altri in America e in vari Paesi (India, Nuova Guinea, Mari del Sud, diversi Paesi orientali e africani). Nel 1959 appare la sua prefazione a “Sulla strada” di Jack Kerouac, per la Mondadori. Nel 1964 scrive l’introduzione a Poesie degli ultimi americani Feltrinelli e nello stesso anno si dedica alla traduzione e cura di Jukebox all’idrogeno di Allen Ginsberg – Mondadori. Nel 1972 cura l’introduzione alla prima raccolta di testi e traduzioni italiane di Bob Dylan “Blues ballate e canzoni” – Newton Compton. Nel 1985 pubblica la biografia di Hemingway, Milano, Rusconi, 1985, che riceve il Premio Comisso nello stesso anno. Nel 1995 pubblica “Amici scrittori” – Mondadori, Raccolta di saggi Nel 2000 pubblica “I miei quadrifogli” – Frassinelli Nel 2002 pubblica uno scritto su Fabrizio De André all’interno del volume “De André il corsaro” assieme a Michele Serra e a Cesare G. Romana. Nel 2005 è la volta di “I miei amici cantautori” – Mondadori, raccolta di saggi e interviste sui poeti della canzone d’autore e del rock, a cura di Sergio Sacchi e Stefano Senardi e “Pagine Americane” – Frassinelli, raccolta di scritti su narrativa e poesia dal 1943 al 2005. Nel 2006 pubblica “Spoon River, ciao” con fotografie di William Willinghton scattate nei luoghi dell’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters in Illinois – Dreams Creek e “Ho fatto una pace separata”, – Dreams Creek. L’anno scorso ha pubblicato “Diari (1917.1973)” a cura di Enrico Rotelli con Mariarosa Bricchi e contributi di Erica Jong, Bret Easton Ellis, Jay McInerney, Gary Fisketjon – Bompiani e “Complice la musica”.

Fonte: ANSA

STUDIO DI BANKITALIA: «La crescita degli immigrati non toglie lavoro agli italiani»

Immigrati+1

Evidenziata una «complementarietà tra gli stranieri e gli italiani più istruiti e le donne»

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Immigrati al lavoro (Emblema)
Immigrati al lavoro (Emblema)

ROMA- La crescita della presenza straniera in Italia negli ultimi anni «non si è riflessa in minori opportunità occupazionali per gli italiani», ma ha al contrario evidenziato una «complementarietà tra gli stranieri e gli italiani più istruiti e le donne», favorendo maggiore spazi di occupazione.

L’ANALISI – È quanto afferma uno studio della Banca d’Italia contenuto nel rapporto sulle economie regionali secondo cui l’afflusso di lavoratori stranieri impiegati con mansioni tecniche e operaie ha accresciuto le opportunità «per gli italiani più istruiti» impiegati in «funzioni gestionali e amministrative», mentre le donne avrebbero beneficiato della presenza straniera, nel settore dei servizi sociali e alle famiglie, come per esempio colf e baby sitter, attenuando «i vincoli legati alla presenza di figli e l’assistenza dei familiari più anziani e permettendo di aumentare l’offerta di lavoro» femminile.

ANTIDOTO ALL’INVECCHIAMENTO – L’afflusso di immigrati dall’estero nell’ultimo decennio – secondo lo studio – ha sostenuto la crescita dell’occupazione in Italia, «contribuendo a contrastare il progressivo invecchiamento della popolazione». Gli stranieri, recita lo studio, «hanno un tasso di occupazione superiore a quello degli italiani e redditi da lavoro significativamente inferiori». E a questo fenomeno contribuiscono «un più basso livello di scolarità degli immigrati, una maggiore concentrazione in imprese meno produttive, il prevalente utilizzo in mansioni a ridotto contenuto professionale». Gli stranieri residenti nel Mezzogiorno, inoltre, hanno un’istruzione, tassi di occupazione e redditi da lavoro inferiori rispetto a quelli del Centro-Nord.

ITALIANI PIU’ ISTRUITI E DONNE – «La crescente presenza straniera – evidenziano, come sottolineato pocanzi, gli studiosi di Via Nazionale – non si è però riflessa in minori opportunità occupazionali per gli italiani, che al contrario, sembrano accresciute per gli italiani più istruiti e per le donne. In particolare, l’offerta di lavoro femminile italiana si è giovata dei maggiori servizi per l’infanzia e per l’assistenza agli anziani». Per le donne, infatti, «la crescente presenza straniera attenuerebbe i vincoli legati alla presenza di figli e all’assistenza dei familiari più anziani, permettendo di aumentare l’offerta di lavoro». L’afflusso di lavoratori stranieri impiegati con mansioni tecniche e operaie «può inoltre aver sostenuto la domanda di lavoro per funzioni gestionali e amministrative, che richiedono qualifiche più elevate, maggiormente rappresentate tra gli italiani».

DIFFICILE INTEGRAZIONE DEI GIOVANI – Le nuove generazioni di stranieri, avvertono però gli economisti di Bankitalia, «che rappresenteranno una componente rilevante della futura forza lavoro nel Paese, registrano significativi tassi di abbandono scolastico e un livello di competenze inferiore a quello, già modesto nel contesto internazionale, degli italiani». In particolare, «le difficoltà scolastiche degli stranieri sono più accentuate nel Mezzogiorno». Tuttavia, «il processo di integrazione economico e sociale degli immigrati migliora con il perdurare della loro permanenza in Italia».

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18 agosto 2009

fonte:  http://www.corriere.it/economia/09_agosto_18/lavoro_immigrati_togliere_9e9c20fa-8be8-11de-a273-00144f02aabc.shtml

fonte immagine:  http://mazaracult.blogspot.com/2007_06_01_archive.html

Arriva il “Tango della Lega”, da Genova il video più cliccato

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«A mezzanotte va/la ronda della Lega/alla comunità/importa ormai una s…». Prima rima baciata, per il refrain del ‘Tango della Lega’, realizzato dal farmacista-cantautore genovese Carlo Besana, video che spopola su YouTube. Realizzato sulla falsariga del ben più romantico ‘Tango delle capinere’.

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fonte:  http://www.unita.it/

I Mapuche contro Benetton per l’esproprio dei terreni in Patagonia

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I Mapuche sono una popolazione indigena della Patagonia che si è vista espropriare la propria terra da parte di Benetton che ha acquistato il 10% delle terre della Patagonia per allevarvi pecore da lana. Tra gli ettari di Benetton ci sono pezzi di terreno sui quali vivono una coppia di agricoltori Mapuche, la famiglia di Rosa e Atilio Curiñanco-Nahuelquir.

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Territorio Mapuche Recuperato, Patagonia Argentina

Comunità Santa Rosa, Leleque

Da febbraio 2007 i Mapuche, guidati da Rosa e Atilio, hanno fondato la Comunità di Santa Rosa, per protestare contro Benetton che li ha espropriati dei territori che spettano loro di diritto per discendenza. La questione è più complessa perché la Benetton ha acquistato i territori da una compagnia inglese e spetterebbe al governo di Buenos Aires espropriare a sua volta Benetton per restituire la terra alle minoranze indigene.

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La questione dei Mapuche solleva anche un’altra questione, prettamente di coerenza: come può Benetton, che si gloria di campagne pubblicitarie multirazziali, continuare a mantenere intatta la sua immagine mentre priva un gruppo di persone della loro terra, mentre toglie loro l’accesso all’acqua, ai trasporti e nega l’accensione di fuochi nella sua/loro proprietà?

Proprio della storia dei Mapuche, della loro lotta contro Benetton e dei soprusi della nota azienda italiana parla il film italo-argentino-inglese Colours At the End of The World, di Ale Corte, vincitore dell’EcoVision Film Festival 2009. Vi lascio ad un’anteprima del documentario e vi invito a commentare sulla questione della comunità di Santa Rosa, meglio nota come la questione Mapuche vs Benetton.

Fonte: ecoblog

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Afghanistan: Sangue e minacce sul voto

Nuovo attacco dei talebani a Kabul a due giorni dalle elezioni presidenziali. Due razzi sono stati sparati contro il palazzo presidenziale senza provocare vittime, secondo quanto ha riportato la polizia. L’attacco è partito da Bagrami, nella parte meridionale della capitale afghana. «Entrambi i razzi hanno colpito zone vicine al palazzo presidenziale ma fortunatamente non hanno provocato vittime». È il secondo attacco a Kabul, dopo quello di sabato scorso di fronte al quartier generale della Nato, dove gli attentati sono rari considerata la presenza di migliaia militari afghani e delle forze internazionali.

LE ELEZIONI
La Commissione elettorale ostenta ottimismo: solo 442 seggi su 7000 resteranno chiusi dopodomani, quando i cittadini afghani sono chiamati a scegliere il nuovo capo di Stato e 34 Consigli provinciali. Per Zekria Barakzai, vicedirettore della commissione, è un grosso risultato, visto che fino a pochi giorni fa si temeva che le condizioni di insicurezza diffusa nel Paese rendessero inaccessibili e inutilizzabili un numero molto più alto, intorno a 700. Eppure se si guarda al recente passato, c’è poco da stare allegri. Nel 2004 quando si tennero le precedenti presidenziali, i seggi che non poterono aprire furono solo 100.

FEROCI RAPPRESAGLIE
La maggior parte delle sedi elettorali che non entreranno in funzione sono concentrate nella provincia meridionale di Helmand, cuore della rivolta integralista. Per dissuadere i concittadini dal partecipare ad una «iniziativa americana», e non rendersi complici di un disegno «anti-patriottico e anti-islamico», i talebani hanno ripetutamente minacciato di attaccare sia i seggi sia le strade per arrivarci. Negli ultimi giorni il loro linguaggio intimidatorio si è fatto sempre più truce. Gli ultimi volantini di propaganda diffusi l’altra notte in alcune località del sud, promettono feroci rappresaglie contro chi vada a votare. «Taglieremo naso e orecchie», dicono i ribelli, ed anche «le dita macchiate di inchiostro». Un chiaro riferimento al timbro che viene impresso sul pollice dell’elettore per impedire che la stessa persona si ripresenti a votare una seconda volta.

ACROBAZIE POLITICHE
Molti seggi chiusi, clima di paura nel sud Afghanisan, dove diavampano da molte settimane scontri sanguinosi fra i talebani e le truppe internazionali ed afghane. È inevitabile che i rischi di astensionismo qui siano particolarmente elevati. Un problema in più per Hamid Karzai, capo di Stato uscente, visto che sono aree abitate in prevalenza da cittadini dell’etnia pashtun, fra i quali conta il maggior numero potenziale di sostenitori. Per questo negli ultimi giorni Karzai ha riallacciato una serie di alleanze con personaggi la cui fede democratica è spesso incerta, in grado però di assicurargli il sostegno di fette consistenti della popolazione. Prima ha ottenuto l’appoggio di Ismail Khan, potentissimo ex-signore della guerra, che gode di larghissimo seguito a Herat. In extremis poi ha richiamato dall’esilio Rashid Dostum, capo incontrastato della minoranza uzbeka, che nel 2004 quando si presentò candidato, ottenne il 10%.

I SONDAGGI
In cambio del ritorno in patria, Dostum ha subito esortato i suoi a votare per Karzai. Considerando che i sondaggi attribuiscono a quest’ultimo il 45% dei consensi, l’appoggio del leader uzbeko è prezioso allo scopo di superare il quorum del 50% ed evitare il ballottaggio. Dostum è una figura molto sgradita negli ambienti Onu e Nato, per i crimini di cui si è macchiato prima e dopo la caduta del regime teocratico. Ma Karzai pare disposto a qualunque acrobazia politica per non trovarsi ad affrontare al secondo turno l’ex-ministro degli Esteri Abdullah Abdullah, in costante ascesa nei sondaggi. A quest’ultimo viene attribuito il 25% dei suffragi. La sua popolarità sta superando ampiamente i confini dell’etnia tagika cui appartiene.

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17 agosto 2009

fonte:  http://www.unita.it/news/esteri/87415/sangue_e_minacce_sul_voto_in_afghanistan

Occupazione alla Marelli: operai, resisteremo a oltranza

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MILANO – Una targa commemorativa, appesa all’ingresso della Ercole Marelli di Sesto San Giovanni, nel milanese, che nei tempi d’oro dava lavoro a settemila persone, spiega che “nel 1921 qui si producevano trasformatori e pompe idrauliche esportate in tutto il mondo”. Ora, nel 2009, gli ultimi 21 dipendenti rimasti resistono nei capannoni che dal 24 luglio occupano “a oltranza” fino a quando non arriverà un nuovo compratore a salvare la fabbrica dalla bancarotta per debiti. I grossi macchinari per produrre generatori per centrali idroelettriche sono fermi ma il lavoro, almeno per il momento, non mancherebbe.

Ventilatore Oscillante Ghibli da tavolo, anni 20

Le commesse sono per grandi aziende del settore energetico, come Edison, Enel e General Electric. “Finora ci hanno accreditato tutti gli stipendi, senza però versare i contributi pensionistici”, spiega all’ANSA Fabio Palumbo, che ha lavorato alla Innse di Milano fino al 2002, prima di approdare alla Ercole Marelli.”Da fine agosto temo che si interromperanno anche i pagamenti”. Gli operai nel capannone occupato trascorrono le giornate discutendo, seguendo gli ultimi sviluppi e anche giocando a carte e guardando la televisione “in attesa di uscire da questa situazione di stallo”. Una protesta trasversale, che coinvolge operai generici e specializzati, ingegneri e personale amministrativo. Tutti nel capannone, dove dormono a turno per impedire lo sfratto e dove trascorreranno il Ferragosto “con una grande grigliata, invitando amici e parenti”.

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“La proprietà per anni ha accumulato debiti”, continua Palumbo. “Con lo Stato italiano, con i fornitori, con le banche e con la Alstom, un’altra ditta del settore che affitta il capannone alla Ercole Marelli e che l’11 giugno ha fatto notificare lo sfratto”. Debiti che, secondo il sindacato ammonterebbero a più di tre milioni di euro solo in tasse da pagare e per rimborsare alla Alstom l’ammontare di due anni di affitto non pagati. “Il lavoro ci sarebbe – spiega Luca Calciolari, da otto anni dipendente della Ercole Marelli – quello che manca è una dirigenza seria. Per questo abbiamo deciso di occupare, e di andare avanti a oltranza fino a quando non arriverà un nuovo compratore”.

A Sesto San Giovanni le fabbriche che solo trent’anni fa davano lavoro a migliaia di persone hanno chiuso i battenti. Attorno ai capannoni sono spuntati palazzi, uffici e sedi amministrative di grandi aziende, in quello che era uno dei più grandi poli industriali del nord Italia. Le vie portano ancora i nomi delle storiche aziende che hanno esportato la tecnologia made in Italy in tutto il mondo. Falck, Breda e, appunto, Ercole Marelli. A un certo punto squilla il telefono di Calciolari, che è anche delegato della Fiom. Parla l’amministratore delegato della Ercole Marelli, Ermes Giuffré, che annuncia la visita di un nuovo compratore il 18 agosto. “Speriamo in bene, la storia dell’Innse ci ha dato un filo di speranza. E, se andrà male, anche noi abbiamo i nostri carri ponte”, conclude Calciolari sorridendo.

Fonte: ANSA

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