Archivio | agosto 23, 2009

Cooperative rosse, cuore nero

CMC_Ravenna.jpg

CMC (Consorzio Muratori e Cementisti di Ravenna) e CCC (Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna) sono due cooperative rosse. Dove ci sono loro, c’è casa, c’è, ad esempio, il raddoppio della base militare Dal Molin di Vicenza. Le cooperative rosse sono ovunque: nella Tav in Val di Susa, nel Ponte di Messina, negli inceneritori e chissà, domani, nelle centrali nucleari. Il tutto, naturalmente, con la benedizione e il silenzio del PDmenoelle. Dei Bersani, D’Alema, Fassino. Non si può fare opposizione contro i propri interessi, non è elegante, meglio i manganelli contro i vicentini, i valsusini, i campani. Cooperative rosse, ma di vergogna.

Fonte: il blog di Beppe Grillo

… ma io sono una povera illusa e spero che qualcuno smentisca… elena

Africa meglio dell’Occidente nella tecnologia fai-da-te

La rivista Usa Make, specializzata invenzioni elettroniche e digitali, organizza un convegno nella capitale del Ghana Accra

Boom di partecipanti. Con soluzioni geniali: efficaci e a basso costo

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dall’inviata di Repubblica CRISTINA NADOTTI

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Africa meglio dell'Occidente nella tecnologia fai-da-te
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LONDRA – Se si tratta di “fai da te” Africa e Occidente divergono profondamente: la prima usa l’ingegno per risolvere problemi pratici, il secondo sembra trastullarsi in gadget di poca utilità. Questa diversa attitudine è stata più che mai evidente quando la rivista statunitense Make, specializzata in fai da te elettronico e digitale, dopo alcuni convegni organizzati in California e Gran Bretagna ha scelto come sede la capitale del Ghana Accra. Il risultato è stato sorprendente per il numero di partecipanti e per la qualità dei progetti presentati. Ed è stato molto interessante per gli esperti vedere come l’ingegno africano è in grado di arrivare agli stessi risultati dei tecnici occidentali con meno materiale e spese decisamente inferiori.

Serve velocizzare la semina del granoturco? Basta usare un vecchio distributore di pastiglie. Manca l’elettricità? Non c’è problema, il meccanico di biciclette Bernard Kiwia, di Arusha, in Tanzania, ha creato mulini a vento, pompe per l’acqua, caricatori di batterie per cellulari e seghe per legno usando parti di bicicletta. E non sono soltanto i ragazzi delle città a creare progetti etichettabili come “tecnologici”: i Masai hanno piazzato dei tubi sul monte Suswa, nella Rift Valley, per convogliare il vapore che esce dal vulcano e farlo arrivare, sotto forma di acqua, in recipienti.

Alcuni progetti presentati alla Maker Faire di Accra sono molto simili a quelli visti in altri eventi di questo tipo, come una radio ricevente a basso consumo costruita completamente con materiale riciclato, ma la diversità sta nell’uso del tutto creativo dei materiali. Un buon esempio sono le batterie a basso costo, costruite con alluminio di lattine e bottiglie di plastica. Usando acqua di mare come elettrolita, la batteria genera elettricità dall’ossidazione dell’alluminio e la riduzione dell’acqua. Non è soltanto economico, è anche eco-sostenibile.

Quanto sta accadendo in Africa nel campo dell’innovazione tecnologica a basso costo è talmente interessante che il Mit di Boston, uno dei centri più importanti per l’high-tech, ha pensato di inviare ad Accra un gruppo di esperti per scambiare idee e suggerimenti con gli inventori africani. Come non sfruttare il potenziale del metodo per produrre cloro dall’acqua di mare in un continente in cui il problema della disinfezione dell’acqua è tra i più pressanti?

Per anni si è pensato all’Africa come a un continente ricco di materie prime, ora le cose stanno cambiando. Alla Maker Faire c’erano anche molti imprenditori occidentali, impegnati a scovare le idee più commerciabili e ad aiutare gli inventori africani a produrre le loro trovate tecnologiche su larga scala.

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23 agosto 2009

fonte:  http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/tecnologia/fiera-ghana/fiera-ghana/fiera-ghana.html?rss

CIAO FERNANDA – Lacrime e risate per «Signorina anarchia»

https://i0.wp.com/www.antiwarsongs.org/img/upl/pivdean.jpg

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Le immagini della cerimoniaclicca e guarda le foto

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C’è il dolore dell’ultimo saluto ma unito alla commozione di sapere che Fernanda Pivano non se ne è davvero andata. Per il suo funerale è voluta tornare a Genova nella città dove è nata, ha trascorso l’infanzia, e ha sempre ricordato con una immagine di serenità. Ed è un rito liturgico gioioso e pieno di una energia combattiva e positiva, che sarebbe piaciuto anche ai suoi amici beat, quello che don Gallo, il prete di strada, ha celebrato questa mattina nella chiesa di Santa Maria Assunta di Carignano, dove nel 1999 si svolse anche la cerimonia funebre per Fabrizio De Andrè. Davanti alla bara della Pivano, coperta da una corona degli amici di fiori bianchi, quelli che lei amava, con davanti quella di rose rosse e bianche del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e accanto un cesto di rose bianche di Vasco Rossi, con la semplice scritta «Vasco» e una corona bianca della fondazione De Andrè, Don Gallo commosso ha detto: «No, cari amici, la Fernanda non se ne è andata», e ha salutato: «Signora America, signora libertà, signorina anarchia». Tanti giovani sono venuti qui per lei, molti amici da Milano, Roma, Genova e tutta Italia, e soprattutto tanta gente comune che aspettava la bara davanti alla scalinata della chiesa già un’ora prima della cerimonia.

Nei primi banchi a sinistra Dori Ghezzi, che ha accompagnato il feretro nel trasporto da Milano a Genova, con l’editore Michele Concina e Enrico Rotelli, con cui la Pivano ha lavorato alla sua autobiografia di cui aveva consegnato il secondo volume pochi mesi fa a Bompiani. In prima fila anche le autorità locali, il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, il vicesindaco di Genova, Paolo Pissarello, il presidente della provincia, Alessandro Repetto, e l’assessore Mariolina Moioli in rappresentanza del sindaco di Milano, Letizia Moratti, presenti anche i gonfaloni delle autorità cittadine e della regione.

Fra i primi amici ad arrivare, Giuliano Montaldo e la moglie, «contento che abbia vissuto così tanto e che sia stata sempre così viva», Fabio Fazio, Gianna Schelotto, l’editore Domenico Procacci, il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, con cui la Pivano ha collaborato fino all’ultimo, Franz di Cioccio della Pfm e Tito Schipa junior tra le conoscenze romane e Germano Celant.

Dopo avere letto un passo del Vangelo di San Giovanni, don Gallo ha ricordato come tutti siamo debitori alla Nanda per «il suo attaccamento alle verità alte e ai grandi valori della vita». Il momento più toccante è stato il lungo silenzio che ha avvolto la chiesa durante l’Adagio di Albinoni, tanto amato anche da Jim Morrison dei Doors. L’emozione è aumentata quando don Gallo ha spiegato «sono molto commosso per essere stato io a darle questo saluto». Poi ha iniziato un lungo discorso, purtroppo interrotto per problemi tecnici al microfono, tanto che il prete di strada, ha ironizzato: «mi dispiace, siamo boicottati».

Don Gallo ha ricordato il dolore della Pivano dopo l’11 settembre: «ho lavorato 70 anni nell’amore e onore della nonviolenza e vedo il pianeta cosparso di sangue», e ha raccontato di essersi sentito smarrito quando «Dori Ghezzi mi ha comunicato la morte della Nanda. In una realtà così triste come quella socio-politico-reliogiosa attuale, ho perso un altro punto di riferimento». Poi ha riportato alla memoria come nella stessa chiesa siano state celebrate le esequie di De Andrè «che ci ha insegnato l’alfabeto della poesia, la Pivano, invece, l’antologia dell’amore e a usare la speranza in una deriva come quella in cui siamo oggi».

Come un fiume in piena poi ha citato l’episodio di quando con lei tradusse dal latino un brano di una enciclica papale che diceva «chi pensa di portare la democrazia con le armi è pazzo». A questo punto è arrivato un grande applauso. E tra lunghissimi applausi è stata portata fuori dalla chiesa la bara sulle note dell’Ave Maria dalla Buona Novella di De Andrè del quale, alla fine della messa, era stato si era sentito anche “Il Malato di Cuore” (qui sopra) da Spoon River. La Salma verrà cremata per sua volontà nel pomeriggio di oggi nel cimitero di Staglieno, dove riposa anche la madre della Pivano.

La proposta del Secolo XIX
Genova sta già pensando al modo di rendere più visibile e concreto il ricordo di quella che una volta si sarebbe chiamata una “figlia illustre”; definizione che certamente la Pivano non avrebbe gradito granché, lei che aveva amato e ci aveva fatto amare i poeti e gli intellettuali della Beat Generation, emblemi della trasgressione dell’anticonformismo, della controcultura.

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Leggi (pdf) la proposta del Secolo XIX nell’articolo di Giuliano Galletta

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21 agosto 2009

fonte:  http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/genova/2009/08/21/AMv2stqC-lacrime_anarchia_signorina.shtml

Il più prestigioso giornale svedese accusa Israele: “I suoi soldati rubano organi ai palestinesi uccisi” / ”Våra söner plundras på sina organ”

http://rawiamorra.files.wordpress.com/2009/01/afdfgg1.jpgL’orrore si aggiunge all’orrore..Bilal Achmed Ghanan, 19, sköts och fördes bort av israeliska

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Scoppia una crisi diplomatica fra i due stati e dalle autorità dello stato ebraico parte l’accusa di “Razzismo biondo”

Parte una petizione online per boicottare Ikea

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Il più prestigioso giornale svedese accusa Israele "I suoi soldati rubano organi ai palestinesi uccisi"
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GERUSALEMME – Da una parte c’è il più venduto e antico giornale svedese – l’Aftonbladet – che accusa l’esercito israeliano di essersi appropriato degli organi di giovani palestinesi uccisi nei Territori, insinuando anche un legame con l’arresto negli Stati Uniti dei membri di una banda, tra i quali alcuni rabbini, accusati di traffico di organi umani.

Dall’altra, le autorità dello stato ebraico che paragonano il prestigioso quotidiano ad “un infame libello antisemita” e revocano ai due inviati del giornale l’accreditamento temporaneo, di solito subito concesso, affermando di aver bisogno di tempo per verificare le loro credenziali.

Ma non è tutto. Migliaia di israeliani hanno deciso di boicottare i negozi dell’Ikea: “E’ inaccettabile continuare a sostenere i negozi svedesi”, si legge nel testo della petizione on-line. “Per favore, non firmate solo la petizione, è necessaria un’azione reale”, è l’invito rivolto alle migliaia di persone che hanno già sottoscritto il boicottaggio della grande azienda svedese.

I gestori del negozio Ikea
a Netanya, in Israele, hanno descritto l’azienda come un’organizzazione commerciale senza connotazioni politiche e hanno ribadito che continueranno ad avere eccellenti relazioni con i consumatori israeliani. Nello Stato ebraico, sarà aperto all’inizio del 2010 un secondo negozio Ikea nella località di Rishon Letzion.

Dunque, la crisi diplomatica
fra Israele e Svezia – presidente di turno dell’Ue – non solo non tende a scemare, ma sta assumendo toni sempre più aspri. Il ministro dell’interno Eli Ishai ha anche detto di voler riesaminare lo status di tutti i corrispondenti svedesi nel paese. In Israele, infatti, la debole reazione del governo svedese all’articolo, che si è rifiutato di condannarlo per non interferire con la libertà di stampa, ha suscitato grande collera.


Questa si è accentuata dopo la presa di distanze del ministero degli esteri a Stoccolma dalla sua ambasciatrice in Israele, che invece aveva subito condannato il contenuto dell’ articolo. Il premier, Benyamin Netanyahu è parso però voler offrire alla Svezia una via d’uscita, affermando ora che Israele non chiede al governo di Stoccolma di scusarsi per l’articolo incriminato, ma di aspettarsi una condanna o almeno una pubblica presa di distanza dal suo contenuto.

Il clima resta comunque acceso.
Il ministro delle finanze israeliano, Yuval Steinitz, ha affermato che l’articolo ricorda libelli antisemiti medievali, in cui gli ebrei venivano accusati di preparare il pane azzimo col sangue di bambini cristiani.

Il portavoce del ministero degli esteri,
Yigal Palmor, ha aggiunto che Israele non intende annullare la visita del ministro degli esteri svedese Carl Bildt, attesa tra una decina di giorni, ma che senza una soluzione della crisi una “pesante ombra” resterà sulle relazioni tra i due paesi.

Nell’aspra polemica
è entrata anche la stampa israeliana, che dedica alla crisi ampio spazio, parlando perfino di “razzismo biondo” e di una politica di due pesi e due misure a Stoccolma. Si ricorda, a questo proposito, che nel 2006, in seguito alla pubblicazione di caricature ritenute offensive per i musulmani, il governo svedese si comportò ben diversamente, si affrettò a scusarsi con lo Yemen e anche a chiudere un sito internet di estrema destra.

Il quotidiano Haaretz,
pur attaccando il contenuto dell’ articolo, definito “un esempio di pessimo giornalismo”, rimprovera anche il ministro degli esteri israeliano Avigdor Lieberman, accusandolo di aver trasformato un articolo in un incidente internazionale, dandogli un peso esagerato e spingendo la Svezia “a uno scontro superfluo” con Israele.

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23 agosto 2009

fonte:

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Israele: Aftonbladet pubblica nuovi sospetti traffico organi

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(ANSA) – STOCCOLMA, 23 AGO – Aftonbladet ha pubblicato un nuovo reportage sui sospetti di traffico di organi praticato da soldati israeliani su palestinesi. La madre e il fratello di Bilal Achmad Ghanem, un ragazzo del villaggio di Imatten in Cisgiordania, che nel 1992 mori’, a 19 anni, nella prima Intifada raccontano che 17 anni fa i soldati israeliani, ucciso Bilal, lo portarono con loro per restituirlo giorni dopo. ‘Non aveva piu’ un dente. Il corpo era stato aperto dalla gola al ventre, e poi ricucito’.

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fonte:  http://www.unita.it/newsansa/47833/israele_aftonbladet_pubblica_nuovi_sospetti_traffico_organi

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”Våra söner plundras på sina organ”

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Unga palestinska män kastar sten och glasflaskor mot israeli

Unga palestinska män kastar sten och glasflaskor mot israeliska soldater på norra Västbanken. I det här området sköts Bilal Achmed Ghanan och sprättades upp på sjukhus. ”Våra söner används som organreserv”, menar palestinierna.
Foto: Donald Boström
Bilal Achmed Ghanan, 19, sköts och fördes bort av israeliska

Bilal Achmed Ghanan, 19, sköts och fördes bort av israeliska soldater. Kroppen lämnades tillbaka ihopsydd från mage till hals.
Foto: Donald Boström
Levy Izhak Rosenbaum förs bort av FBI-agenter. Rosenbaum ska

Levy Izhak Rosenbaum förs bort av FBI-agenter. Rosenbaum ska ha fungerat som mellanhand i den illegala organhandeln.
Foto: AP

Palestinier anklagar Israels armé för att stjäla kroppsdelar från sina offer.
Här berättar
Donald Boström om den internationella transplantationsskandalen – och hur han själv blev vittne till övergrepp på en 19-årig pojke.

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Jag är vad ni kan kalla en ”matchmaker”, sa Levy Izhak Rosenbaum från Brooklyn, USA, i en hemlig inspelning med en FBI-agent som han trodde var en kund. Tio dagar senare, i slutet på juli i år arresterades Rosenbaum i samband med att en stor korruptionshärva avslöjades i New Jersey: rabbiner, folkvalda och betrodda tjänstemän hade i åratal sysslat med pengatvätt och illegal organhandel, vilket nu rullades upp likt ett Sopranos nätverk. Rosenbaums matchmaking handlade allltså inte om romantik, utan om att köpa och sälja njurar från Israel på svarta marknaden. Enligt egen utsago köper han organen från mindre bemedlade människor i Israel för 10 000 dollar och säljer dem till desperata patienter i USA för 160 000 dollar. Den lagliga väntetiden för njurar är i medeltal nio år.

Anklagelserna har skakat om amerikansk transplantationsindustri. Om detta är sant, är det första gången organtrafficking dokumenteras i USA, säger experter i tidningen New Jersey Real-Time News.

På frågan hur många organ han sålt svarar Rosenbaum: Quite a lot. Många. Och jag har aldrig misslyckats, skryter han vidare. Hans verksamhet har pågått under mycket lång tid.

Francis Delmonici, Harvardprofessor i transplantationskirurgi, och styrelsemedlem i National Kidney Foundation’s Board of Directors, säger i samma tidning att liknande organtrafficking som i Israel pågår också på andra ställen i världen. Uppskattningsvis är det 10 procent av de 63 000 njurtransplantationerna i världen som görs illegalt, säger Delmonici.

Heta länder för den här illegala verksamheten är Pakistan, Filippinerna och Kina, där man tror att organen tas från avrättade fångar. Men starka misstankar finns också hos palestinier att deras unga män har fångats in, och som i Kina och Pakistan ofrivilligt fått agera organreserv innan de dödats. En mycket allvarlig misstanke som har tillräckligt många frågetecken för att ICJ, International Court of Justice, absolut borde inleda en undersökning om huruvida det handlar om israeliska krigsförbrytelser.

Israel har återkommande hamnat i blåsväder för sitt oetiska sätt att handskas med organ och transplantation. Länder som bland annat Frankrike avbröt organsamarbetet med Israel redan på nittiotalet, och Jerusalem Post skrev ”att övriga länder i Europa väntas följa Frankrikes exempel inom kort”.

Hälften av de nya njurar som israeler fått inopererade sedan början på 2000-talet har köpts illegalt från Turkiet, Östeuropa eller Latinamerika. Israeliska hälsovårdsmyndigheter har full kännedom om verksamheten, men gör inget för att stoppa den. 2003 framkom vid en konferens att Israel är det enda västlandet vars läkarkår inte fördömer den illegala organhandeln eller vidtar några rättsliga åtgärder mot de läkare som deltar i den brottsliga hanteringen. Tvärtom är chefsläkare på de stora sjukhusen inblandade i de flesta illegala transplantationerna, enligt Dagens Nyheter (5 december 2003).

I ett försök att komma tillrätta med organbristen i landet gick Israels dåvarande hälsominister, Ehud Olmert, ut i en stor kampanj sommaren 1992 för att få den israeliska befolkningen att ställa upp som organdonatorer. En halv miljon pamfletter spreds i lokaltidningarna där medborgarna uppmanades skriva på att donera sina organ efter sin död. Ehud Olmert var själv den första att skriva på.

Redan ett par veckor efter skrev Jerusalem Post att kampanjen gett ett lyckat resultat. Inte mindre är 35 000 personer hade skrivit på, vanligen är det 500 i månaden. I samma artikel skrev journalisten Judy Siegel att gapet mellan tillgång och efterfrågan fortfarande var stort. Kön till njurtransplantationer var 500 personer, men endast 124 personer kunde opereras. Av 45 personer i behov av en ny lever hade endast tre personer möjligheten att kunna opereras i Israel.

Samtidigt som denna organkampanj pågick försvann unga palestinska män som levererades tillbaka nattetid till sina byar fem dygn senare, döda och uppsprättade.

Talet om de uppsprättade kropparna förskräckte befolkningen på Västbanken och Gaza. Det talades om en dramatisk ökning av unga män som försvann, med därpå följande nattliga begravningar av obducerade unga män.

Jag var i området och arbetade med en bok när jag ett antal gånger blev kontaktad av FN-anställda som var oroade över utvecklingen. De som kontaktade mig menade att organstöld faktiskt ägde rum, men att de var förhindrade att agera. På uppdrag av ett tv-bolag reste jag därefter runt och talade med ett stort antal palestinska familjer på Västbanken och Gaza som menade att deras söner blivit bestulna på organ innan de dödades. Ett av de exempel jag träffade på under denna kusliga resa var den unge stenkastaren Bilal Achmed Ghanan.

Klockan närmade sig midnatt när motorljuden från den israeliska miltärkolonnen hördes i utkanten av den lilla byn Imatin på norra Västbanken. Byns tvåtusen invånare höll sig mangrant vakna och stod som tysta skuggor i mörkret. Några låg på hustaken, andra stod bakom sina gardiner, hus eller träd som gav skydd i mörkret under utegångsförbudet men ändå erbjöd fri sikt mot det som skulle bli gravplats åt byns första martyr. Militären hade brutit all elektricitet runt byn och området var avstängt militärt område – inte en katt kunde röra sig utomhus utan att riskera livet. Mörkrets bedövande tystnad bröts bara av stillsamma snyftningar och jag minns inte om det var av kyla eller spänning vi huttrade. Fem dagar tidigare, den 13 maj 1992, hade en israelisk specialstyrka lagt sig i bakhåll i byns snickeri. Personen som specialstyrkan hade i uppdrag att oskadliggöra var 19-årige Bilal Achmed Ghanan, en av de aktiva palestinska stenkastande ungdomar som gjorde livet surt för israels ockupationsmakt.

Bilal Ghanan var som en av de ledande stenkastarna efterlyst sedan ett par år. Det innebar att han tillsammans med andra efterlysta stenkastargrabbar bodde under bar himmel uppe i Nablusbergen. Att bli infångad betydde döden, och alla berättelser om den föregående tortyren gjorde inte saken bättre. Således höll de sig i bergen. Men av någon anledning tog Bilal sig ner från bergen en dag och vandrade oskyddad genom byn förbi snickarens hus denna olycksaliga dag i mitten på maj. Varför han kom ner just denna dag kunde inte ens Talal, hans äldre bror svara på, kanske var maten slut och förråden behövde fyllas på.

Allting gick planenligt för den israeliska specialstyrkan. De fimpade cigaretterna, lade ifrån sig Coca-Cola-burkarna och siktade i lugn och ro genom det trasiga fönstret. När Bilal var tillräckligt nära var det bara att trycka av. Det första skottet träffade i bröstet. Enligt bybor som bevittnade händelsen sköts han sedan med ett skott i var ben. Därefter sprang två soldater ner från snickeriet och sköt honom ytterligare en gång i magen. Slutligen tog de Bilal i fötterna och släpade honom de 20 stegen uppför snickeriets stentrappa. Byborna berättar sedan att folk från både FN och Röda Halvmånen som befann sig i närheten och hört skottlossningen hade begett sig till platsen för att ta hand om den skadade. Argumentationen om vem som skulle ta hand om offret slutade med att den israeliska styrkan lastat in den svårt skadade Bilal i en jeep och kört iväg till byns utkant. Där väntande en militärhelikopter som forslade iväg Bilal mot ett för hans anhöriga okänt mål.

Fem dygn senare kom han tillbaka i mörkret, död och inlindad i gröna sjukhustyger. När militärkolonnen som hämtat Bilal från obduktionscentrat Abu Kabir utanför Tel Aviv stannar vid platsen för Bilals sista vila kände någon igen den israeliske militära ledaren för gruppen som kapten Yahya. ”Den svåraste av dem alla” viskade personen i mörkret i mitt öra. När kapten Yahyas mannar lastat av kroppen och bytt det gröna tyget mot ett ljust bomullstyg, valdes några manliga släktingar för att utföra jobbet – att gräva jord och blanda cement.

Tillsammans med de skarpa ljuden från spadarna hördes enstaka skratt från soldaterna som i väntan på att få åka hem drog några vitsar för varandra. När Bilal läggs ner i graven blottades hans bröst och plötsligt stod det klart för de få närvarande vilka övergrepp han utsatts för. Bilal var långt ifrån den förste som begravdes uppskuren från buken upp till hakan och spekulationerna om avsikten hade tagit fart.

De drabbade palestinska familjerna på Västbanken och Gaza var säkra på vad som hänt deras söner. Våra söner används som ofrivilliga organdonatorer, sa släktingar till Khaled från Nablus till mig, liksom mamman till Raed från Jenin och morbröderna till Machmod och Nafes från Gaza, som samtliga varit försvunna ett antal dygn och kommit tillbaka nattetid, döda och obducerade.

– Varför kvarhåller de annars kropparna upp till fem dygn innan vi får begrava dem? Vad hände med kropparna under tiden? Och varför blir de obducerade när dödsorsaken är uppenbar, och i samtliga fall mot vår vilja? Och varför kommer kropparna tillbaka nattetid? Och varför med militäreskort? Och varför stängs områdena av under begravningen? Och varför bryts elektriciteten? Frågorna var många och upprörda från Nafes morbror.

De anhöriga till de dödade palestinska männen hyste inte längre några tvivel om saken.

Talesmannen för den israeliska armén menade tvärtom att påståenden om organstöld var påhitt av palestinier. Alla palestinier som dödats blir rutinmässigt obducerade, menar han.

Bilal Achmed Ghanem var en av 133 palestinier som dödades på olika sätt det året. Enligt den Palestinska statistiken var dödorsakerna följande: Skjuten på gatan, explosion, misshandel, tårgas, avsiktligt påkörd, hängd i fängelset, skjuten i skolan, dödad i bostaden etcetera. Av de 133 dödade personerna i åldrarna fyra månader till 88 år var det 69 stycken som obducerades, det vill säga endast hälften av de döda. Den rutinmässiga obduktionen av dödade palestinier, som arméns talesman talat om stämmer inte i verkligheten på de ockuperade områdena. Frågorna kvarstår.

Vi vet att behovet av organ i Israel är stort, att en omfattande illegal organhandel pågår, att det skett under lång tid, att det sker med myndigheternas goda minne, att högt uppsatta läkare på de stora sjukhusen deltar, liksom tjänstemän på olika nivåer. Och vi vet att palestinska unga män försvann, att de fördes tillbaka fem dygn senare under hemlighetsmakeri på natten, uppsprättade och hopsydda.

Dags att bringa klarhet i denna makabra verksamhet om vad som försiggår och vad som försiggått på de av Israel ockuperade områdena sedan intifadan startade.

Donald Boström

Donald Boström är journalist, fotograf och författare till bland annat reportageboken Inshallah (Ordfront förlag 2003).

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fonte:  http://www.aftonbladet.se/kultur/article5652583.ab

Storie di ordinario razzismo…

“Rimbalza il clandestino istiga all’odio razziale” l’Arci denuncia la Lega nord e il figlio di Bossi

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ROMA – L’Arci denuncia la Lega Nord e Renzo Bossi per istigazione all’odio razziale. Lo rende noto Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’Arci dopo avere appreso che sulla pagina Facebook del partito era online il gioco “Rimbalza il clandestino”.

“Non è più sufficiente limitarsi all’indignazione di fronte alla barbarie cui siamo giunti – afferma Miraglia – mentre il canale di Sicilia inghiotte altre decine di esseri umani; mentre nei Cie le dure condizioni di vita e la rabbia per una detenzione ingiustificata in uno stato di diritto spingono i migranti ad atti estremi di protesta, il sito ufficiale della Lega ospita un nuovo giochino che dovrebbe aiutare i suoi visitatori a passare il tempo fra una ronda e l’altra. ‘Rimbalza il clandestino’, così l’ha chiamato il suo ideatore, quel Renzo Bossi secondogenito del leader della Lega, assurto agli onori della cronaca perchè successore designato del padre e per essere incappato nella cocciutaggine delle commissioni di esami che per tre volte gli hanno rifiutato il diploma di maturita”.

“Nel videogame – prosegue – appare l’immagine della nostra penisola circondata da barconi di clandestini. Bisogna col mouse farli sparire, confortati dall’eroico ideale di liberare il popolo italiota dal pericolo dell’invasione. Verrebbe da dire: ma non è quello che già succede? Che altro sono i respingimenti in mare se non violenza programmata? I migranti non sempre muoiono subito affogati, come nel gioco in cui il barcone sparisce, ma quali drammi li aspettano una volta rimandati in Libia l’abbiamo già denunciato in troppi”.

“C’è però un limite – aggiunge Miraglia – cui il rispetto di noi stessi oltre che quello per il nostro prossimo, dovrebbe richiamarci. Alle leggi razziste di questo Governo abbiamo risposto con la disobbedienza, la lotta politica e culturale a fianco dei migranti, la proposta di una grande manifestazione in autunno. A chi della vita di essere umani fa un gioco, ne irride le tragedie, ne simula la strage per divertimento, mentre le stragi vere si ripetono, rispondiamo anche appellandoci alla magistratura perchè persegua i responsabili. La nostra legislazione prevede ancora – fino a che Bossi non ne imporrà la revisione – il reato di incitamento all’odio razziale. Che altro è ‘Rimbalza il clandestino’, se non cinico, stupido, barbarico odio razziale?”.

Fonte: facebook – Freedom Italian Information

Clandestino salva un suicida e scappa: rischia l’espulsione

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Ha salvato un 55enne dal suicidio ma per lui, ‘eroe clandestino’, nessuna ricompensa anzi, solo il rischio di essere espulso dal Paese. Il paladino dal cuore tenero si chiama Mohamed ed è un marocchino di 22 anni.  Il giovane si trovava in via Inama, zona Città Studi, quando ha visto penzolare da un ponteggio a dieci metri d’altezza, il corpo di uno sconosciuto e subito si è precipitato ad afferrarlo. Ancora pochi istanti e l’uomo sarebbe senz’altro morto. Fortunatamente però il giovane straniero è arrivato in tempo. “Sul rapporto della polizia c’è scritto che l’extracomunitario, protagonista del salvataggio, si è allontanato. Non aveva molta scelta Mohamed. Perché lui è un irregolare”.

Chi è La sua storia, del resto, assomiglia a quella di molti suoi connazionali. Nato da una famiglia di 11 fratelli, Mohamed arriva a Milano sette anni fa come ‘minore non accompagnato’. Adesso, mentre è in attesa che il Tar si pronunci sulla sua espulsione, il ragazzo continua a lavorare con un contratto regolare e a pagare il canone mensile del monolocale, concesso dall’ente delle case popolari. Un vero cuore d’oro Mohamed, visto che con il suo stipendio ha fatto assistere, studiare e laureare in legge uno dei suoi fratelli, disabile e costretto sulla sedia a rotelle.

Un precedente che può costare caroIn un atto di tre pagine del Commissariato è presente un profilo dettagliato di Mohamed: “Dall’arrivo in Italia (anno 2000 circa) al 2006, sempre in regola con le norme sul soggiorno, non ha commesso reati ed ha mantenuto una condotta irreprensibile”. Eccezione fatta per una bravata risalente al 2004, quando il ragazzo  cercò di rubare una berlina per tornare a casa e che si concluse con 5 mesi di detenzione. Per anni il ragazzo è stato volontario presso la Fondazione Fratelli di San Francesco. Negli stessi giorni in cui il Tribunale trasmetteva l’avvenuta riabilitazione, il marocchino salvava la vita al signor Cesare che, dopo due giorni di coma, potrà tornare a casa tra qualche settimana.

Fonte: Libero News

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AVELLINO / LA DENUNCIA DI 4 ROMENI

“Al lavoro 14 ore al giorno per 100 euro” – Arrestato l’imprenditore ‘schiavista’

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agricoltori

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Se qualcuno si fosse ribellato l’indagato minacciava i lavoratori di non restituire loro i documenti di identità. Ma, esasperati da questa situazione i quattro romeni hanno denunciato la loro storia ai carabinieri

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Avellino, 22 agosto 2009 Quattordici ore di lavoro per 100 euro al mese. È questa la storia che viene fuori al termine di una indagine condotta dai carabinieri del comando provinciale di Avellino. Scenario di questa vicenda Venticano, dove un imprenditore agricolo di 50 anni, poi arrestato dai militari, costringeva quattro romeni a lavorare nei propri campi di tabacco dalle 6 alle ore 20 ogni giorno per la somma di 100 euro mensili.

Se qualcuno si fosse ribellato l’indagato minacciava i lavoratori di non restituire loro i documenti di identità. Ma, esasperati da questa situazione i quattro romeni hanno denunciato la loro storia ai carabinieri della stazione di Dentecane (Avellino).

Fonte: Quotidiano.net

Cos’é il Nord? Cos’é il Sud?

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Il Nord e il Sud sono i punti cardinali della politica italiana. Gaber in una sua canzone si chiedeva: “Cos’è la destra? Cos’è la sinistra?“. Ora che sappiamo che la destra e la sinistra sono soltanto indicazioni stradali, abbiamo trasformato la politica in geografia. Il luogo di nascita è la nuova tessera di partito.
Il Nord è progressista, razzista, o tutti e due? Il Sud è mafioso, legalitario o nessuno dei due? E dove inizia il Nord? A Reggio Emilia o a Pavia? I tratti della razza nordica, la fisiognomica dei Maroni, Bossi, Borghezio, Calderoli sono da pura razza ariana o nascono da ibridi di origine sconosciuta? Alti, belli, padani e di gentile aspetto…

La mafia è è stata combattuta da siciliani come Falcone e Borsellino o da brianzoli come Berlusconi? Le Grandi Opere e anche le Opere Infinite, come la Salerno-Reggio Calabria, hanno la firma della criminalità organizzata o delle imprese del Nord o di entrambe? Chi guadagna di più? Gli sversatori di tonnellate di rifiuti tossici in Campania erano i camorristi o le aziende del Nord che li smaltivano?
I Territori Organizzati, le Regioni, sono le nuove lobby, i nuovi strumenti di pressione. Chiedono autonomia e soldi. I cittadini, a livello locale, non vedono però né più soldi, né più autonomia. Solo più inefficienza e maggiori costi a carico dello Stato. “Cos’è il Nord? Cos’é il Sud?“.

Il Nord e il Sud cancellano tutto. Ipersemplificano. Sono una truffa cardinale. L’Est e l’Ovest da soli non possono esistere, al massimo sono Nordest e Nordovest. Le isole sono Sud, l’Abruzzo è Sud e la Calabria profondo Sud. Ci sono solo Sudnord e Nordsud. Il Centro esiste come punto di collegamento, senza il Nordsud non esisterebbe. A nessuno verrebbe in mente un partito del Centro, se non forse a Casini, Azzurro Caltagirone.
Se l’Italia era un’espressione geografica, ora è diventata un’espressione politica geografica, la politica del Sud e la politica del Nord. La secessione, per poter avvenire, avrebbe bisogno di una Nazione da dividere.Ma l’Italia è già divisa, cosa rimane ancora? La legge è uguale per tutti, ma diversa in ogni Regione. I dialetti che la Lega vuole reintrodurre sono nelle province italiane la lingua di fatto. Le gabbie salariali? Nel Sud c’è più lavoro nero, il costo della vita è più basso, ma non esistono i servizi che al Nord non sono nulla di speciale, ma nel Sud sono assenti. Per qualunque cosa, quando è possibile, si deve pagare. Le gabbie salariali nel Sud esistono già, si chiamano Camorra, Mafia, ‘Ndrangheta. La politica ha bisogno di nuovi miti per perpetuarsi. PDL e PDmenoelle, forse futuri sposi nella Regione Veneto, dopo anni di convivenza, hanno generato dei mostri che li divoreranno e li ingloberanno: la Lega e il Partito del Sud. Per gli italiani non cambierà nulla, ognuno continuerà a farsi i fatti suoi, perché gli italiani, in fondo, sono sempre gli altri.

Fonte: il Blog di Beppe Grillo

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Infine, una probabile “bufala”… ma quanto ne sarei contenta!!!

Superenalotto “giustiziere”?

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Pare che il vincitore del Superenalotto si chiami Sabir Al Kaluhm, è un marocchino di 24 anni, clandestino. Un immenso grazie anche a tutti i leghisti che hanno voluto contribuire alla causa partecipando al gioco! Alè!

Fonte: facebook – San Precario