Archivio | agosto 24, 2009

Don Palmese: Peppino Diana simbolo anticamorra. Indignarsi per una memoria infangata

Don Giuseppe Diana

Il ricordo del sacerdote non può piegarsi a un revisionismo che cancelli il valore simbolico di alcune vite tragicamente spezzate

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di Stefano Fantino

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Don Diana ucciso per armi, ucciso per mille motivi. Ma non esplicitamente per motivi legati al suo impegno anticamorra. Come se il documento che il sacerdote di Casal di Principe, presentato alla locale forania ecclesiastica, non avesse valore. Quel documento dove si parla di camorra opprimente, di riannunciare la parola del Vangelo. E poi, documenti alla mano, una sentenza di Cassazione che ribadisce i motivi della morte del sacerdote.
Non abbastanza per qualcuno. Libera Informazione dopo le dichiarazioni dell’onorevole Pecorella, presidente della commissione rifiuti, sulla vicenda legata alla morte di don Diana, intervista don Tonino Palmese, referente campano della associazione Libera e sacerdote lui stesso. Ne emerga la volontà di continuare e dare segni concreti, in un generale clima che tende a cancellare la memoria.

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Don Palmese, quale è stata la sua prima reazione dopo aver sentito le dichiarazioni dell’onorevole Pecorella?

La mia prima reazione è stata di sconcerto ma anche di rabbia, pensando che forse l’onorevole Pecorella ha confuso la commissione di inchiesta sui rifiuti con le vicende umane e sacerdotale e l’uccisione di don Peppino Diana. Forse tratta tutto come se fossero rifiuti e questo mi indigna, mi indispettisce, mi fa essere persino polemico. In seconda battuta, andando oltre il sentimento di rabbia, penso che siamo davvero in una fase revisionista nella quale gli attentati non sono più fascisti, le uccisioni di camorra non sono più camorristiche per cui tutto il male va minimizzato perché probabilmente non c’è stato mai male. E questa cosa mi inquieta e mi fa riflettere.

Pensa che la memoria di don Diana, anche attualizzata tramite un percorso di gestione di beni confiscati alla camorra nel casertano possa essere collegato a quanto accade?

Questa è un’altro pensiero che mi viene in mente: il fatto che il lavoro di Libera su “Le Terre di don Diana” stia cominciando ad essere veramente significativo, per cui si rende necessario infangare per evitare che si possa coltivare.

Eppure gli argomenti di una sentenza passata in giudicato e di un lavoro di impegno, ricordiamo il documento “Per Amore del mio popolo” scritto da don Diana, non sembrano così importanti per chi intende “rivedere” la morte del sacerdote. Ci aiuta a ricordare chi era e perché è stato ucciso?

Don Peppino Diana è morto fondamentalmente per i seguenti motivi. In primo luogo perché era un simbolo. Un simbolo ovviamente pacato, non esagerato, non esasperato, ma di fatto era un simbolo su quel territorio. Non è un caso che abbiano ucciso lui e non altri preti che pur essendo impegnati, evidentemente non avevano questa forza simbolica. Dall’altra parte fu ucciso perché la camorra in quel territorio desiderava a tutti i costi creare un clima di terrore e la questione “simbolica”, l’uccisione di un simbolo di impegno, avrebbe permesso loro di essere più forti e anche più fastidiosi.

Quali gli strumenti per combattere questa fase di revisionismo?

Continuando, sostanzialmente, a fare memoria e rispondendo a chi tenta di insozzarla, non con la stessa volgarità evidentemente di chi attacca, ma rispondere con l’ “esserci”, dimostrando che l’esserci, un esempio su tutti le cooperative che in nome di don Diana stanno nascendo, è un segno bello e importante mentre queste polemiche e gli infangamenti sono segni turpi. Poi la gente vede la differenza: dei ragazzi che alleveranno animali, coltiveranno piante, rispetto al fango che viene gettato sulla memoria.

Memoria di don Diana che anche grazie a questo è ancora forte sul territorio…

Don Peppino vive ancora, perciò vogliono distruggerlo, questo è l’unico segno evidente e positivo.

Pensa che la Chiesa, magari a livello locale campano, si muoverà a supporto della memoria di don Peppino? Lei cosa auspica?

Io spero che aldilà della situazione contingente di questi giorni, dove ci sono anche momenti di rilassamento dovuto al clima vacanziero non si dimentichi un solo segno da parte della gerarchia ecclesiastica locale: il 20 marzo scorso il vescovo di Napoli indosso con orgoglio e con amore la stola di don Peppino Diana durante la celebrazione della messa in memoria delle vittime di mafia. Credo che quella stola debba continuare ad essere portata da tutta la Chiesa.

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fonte:  http://www.articolo21.info/1057/rubrica/8-don-palmese-peppino-diana-simbolo-anticamorra.html

fonte immagine di testa: http://claudiocaprara.ilcannocchiale.it/2009/08/03/don_giuseppe_diana.html

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Il documento diffuso a natale del 1991 in tutte le chiese di Casal di Principe e della zona aversana da don Peppino Diana e dai parroci della forania di Casal di Principe

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“PER AMORE DEL MIO POPOLO NON TACERÒ”

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Siamo preoccupati

Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra.

Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere “segno di contraddizione”.

Coscienti che come chiesa “dobbiamo educare con la parola e la testimonianza di vita alla prima beatitudine del Vangelo che é la povertà, come distacco dalla ricerca del superfluo, da ogni ambiguo compromesso o ingiusto privilegio, come servizio sino al dono di sé, come esperienza generosamente vissuta di solidarietà”.

La Camorra

La Camorra oggi é una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana.

I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato.

Precise responsabilità politiche

E’ oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l’infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche é caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi.

La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale. L’inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità, ecc; non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di rischio che si va facendo più forte ogni giorno che passa, l’inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini; le carenze anche della nostra azione pastorale ci devono convincere che l’Azione di tutta la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli spazi per una “ministerialità” di liberazione, di promozione umana e di servizio.

Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili.

Impegno dei cristiani

Il nostro impegno profetico di denuncia non deve e non può venire meno.

Dio ci chiama ad essere profeti.

– Il Profeta fa da sentinella: vede l’ingiustizia, la denuncia e richiama il progetto originario di Dio (Ezechiele 3,16-18);

– Il Profeta ricorda il passato e se ne serve per cogliere nel presente il nuovo (Isaia 43);

– Il Profeta invita a vivere e lui stesso vive, la Solidarietà nella sofferenza (Genesi 8,18-23);

– Il Profeta indica come prioritaria la via della giustizia (Geremia 22,3 -Isaia 5)

Coscienti che “il nostro aiuto é nel nome del Signore” come credenti in Gesù Cristo il quale “al finir della notte si ritirava sul monte a pregare” riaffermiamo il valore anticipatorio della Preghiera che é la fonte della nostra Speranza.

NON UNA CONCLUSIONE: MA UN INIZIO

Appello

Le nostre “Chiese hanno, oggi, urgente bisogno di indicazioni articolate per impostare coraggiosi piani pastorali, aderenti alla nuova realtà; in particolare dovranno farsi promotrici di serie analisi sul piano culturale, politico ed economico coinvolgendo in ciò gli intellettuali finora troppo assenti da queste piaghe”

Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie ed in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza coraggiosa;

Alla Chiesa che non rinunci al suo ruolo “profetico” affinché gli strumenti della denuncia e dell’annuncio si concretizzino nella capacità di produrre nuova coscienza nel segno della giustizia, della solidarietà, dei valori etici e civili (Lam. 3,17-26).

Tra qualche anno, non vorremmo batterci il petto colpevoli e dire con Geremia “Siamo rimasti lontani dalla pace… abbiamo dimenticato il benessere… La continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto ed in basso,… dal nostro penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare… sono come assenzio e veleno”.

Forania di Casal di Principe (Parrocchie: San Nicola di Bari, S.S. Salvatore, Spirito Santo – Casal di Principe; Santa Croce e M.S.S. Annunziata – San Cipriano d’Aversa; Santa Croce – Casapesenna; M. S.S. Assunta – Villa Literno; M.S.S. Assunta – Villa di Briano; SANTUARIO DI M.SS. DI BRIANO )

Il gioco dello zapping di governo

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So che ogni lunedì partecipi alla cena dei cretini. Quando non ci vai, come si chiama? (Gene Gnocchi ad Emilio Fede in “La grande notte del lunedì”, 9/12/2002)

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Il gioco dello zapping di governo

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di Francesca Fornario

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Uno studio commissionato dall’Agcom rivela che lo spazio concesso dai tg Rai e Mediaset al Governo Berlusconi e quasi cinque volte quello concesso al precedente Governo Prodi. Ogni 10 minuti di programmazione, 7 sono dedicati alla maggioranza. Con l’eccezione del Tg4, che ogni 10 minuti ne dedica al Premier 15. Basta fare zapping per rendersi conto della situazione. Il Tg1 apre con un servizio sulla ripresa economica e sul buco del bilancio ereditato dal precedente Governo di centro-sinistra, dal Granducato di Toscana e dalle scimmie. Il Tg2, assegnato alla Lega in seguito alla trattativa segreta tra Stato e Padania (portata segretamente avanti da Maroni per lo Stato e, per la Padania, da Maroni) apre con la notizia che Renzo Bossi ha battuto il record mondiale al videogame «Stendi il Terrone con l’Hummer». Bossi ha totalizzato il punteggio «1», battendo il precedente record di Borghezio, il quale non era riuscito ad accendere il computer a causa delle insidiose istruzioni in inglese («On», nell’antico dialetto celtico cisalpino, significa infatti «Sputa»: una tecnica grazie alla quale Borghezio accende comodamente il fuoco). Diversa la situazione al Tg3. Per nominare il nuovo direttore, il Pd attende il congresso, le primarie, una scissione a sinistra, il ritorno di D’Alema e un’altra scissione a sinistra. Nel frattempo, il tg trasmette da mesi un fermo-immagine di Giovanna Botteri. Il Tg5 si occupa di cinque nuovi casi sospetti di influenza suina registrati in Toscana. Le vittime, che vomitano da due giorni, non avrebbero contratto il virus ma letto l’ultimo romanzo di Walter Veltroni. Studio Aperto apre con un servizio su non si capisce cosa perché l’audio è disturbato dalla voce cupa di Mario Giordano che tuona da dietro le quinte: «Sto tornandoooo» (Giordano, in realtà, ha un tono di voce simile a quello di Berry White: parla così perché è acido). Al Tg4 Emilio Fede ha uno scoop: se leggi al contrario il testo dell’ultima canzone satanista di Marilyn Manson ottieni l’editoriale di Famiglia Cristiana.

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24 agosto 2009

fonte:  http://www.unita.it/news/duemilanove_battute/87597/il_gioco_dello_zapping_di_governo

Su Emilio Fido, leggi anche:

Informazione e tg4: analisi giuridica della conduzione di Emilio Fede

Di Pietro attacca Veltroni: «Il governo Berlusconi c’è grazie a te»

Antoni Di Pietro

ROMA (24 agosto) – Nuovo attacco del leader dell’Idv Antonio Di Pietro all’ex segretario del Pd, Walter Veltroni, secondo il quale non è tutta colpa di Berlusconi se l’Italia è in queste condizioni.

Di Pietro attacca Veltroni. «”La colpa dei mali del Paese non è tutta di Silvio..”. Bravo Veltroni, e fin qui ci siamo, ma l’accenno di buonsenso sciama nel prosieguo: “..ma anche di dirigenti del Pd e di Di Pietro”. Mi aspettavo ci mettesse anche Grillo, nel suo ultimo colpo di coda, l’ex-Veltroni riformista. Ed invece no: Beppe è stato graziato dallo scaricabarile», ha affermato il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, con una lunga e polemica dichiarazione pubblicata sul suo blog.

«Signor Veltroni, il governo Silvio Berlusconi IV esiste grazie alla sua stretta di mano privata in odor d’inciucio a cui seguì la caduta del governo Prodi; è passato, prima del suo sacrifico, per i governi D’Alema, che non hanno mai messo in discussione il gigantesco conflitto di interessi dell’attuale Premier; è stato coltivato da una ingenua logica possibilista confusa con il dialogo politico, goffamente predicato con l’etichetta del suo riformismo e boicottato dai suoi stessi colleghi di partito. Purtroppo il governo Berlusconi esiste, ed esisterà, perché il sistema d’informazione italiano si ostina a propagandare o quest’uomo o un’alternativa a quest’uomo inesistente, dilaniata da bassezze e guerre intestine, incapace di offrire una visione del futuro, che nicchia una volta verso Cuffaro e l’altra verso Galan».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=70709&sez=HOME_INITALIA

‘COLPI DI SOLE’ DI UN MINISTRO – Zaia: “Maglie calciatori con stemmi locali. Ma anche tg regionali in dialetto”

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ROMA – La Lega insiste sulle questioni che hanno alimentato le polemiche estive: la valorizzazione dei dialetti, il cambiamento di inno, l’utilizzo delle bandiere regionali o locali. E lo fa, stavolta, per bocca del ministro delle Politiche agricole Luca Zaia. Che comincia con un discorsocalcistico: “Molte realtà come Venezia, Perugia e Palermo lo fanno già – dichiara – ma vorrei che anche i grandi club accogliessero la mia proposta di cucire sulle magliette i simboli della regione o della provincia o della città, a scelta. Sarebbe un modo molto popolare di far conoscere gli stendardi della cultura locale”.

L’appello alle squadre viene lanciato nel corso di un’intervista web al programma Klauscondicio. “Tengo a precisare che l’articolo 114 della Costituzione recita che la Repubblica è costituita da Stato, Regioni, Province e Comuni – prosegue Zaia – esiste una sentenza della Corte costituzionale che esorta le regioni a dotarsi di un simbolo e i simboli non nascono dal nulla, o dal marketing, bensì sono frutto della storia di una comunità. Quindi, se le magliette si fregiassero di questi simboli, sarebbe un momento di grande visibilità e identificazione per la comunità locale”.

Alla domanda se sia contrario a sostituire l’inno con il ‘Va pensiero’ prima delle partite, il ministro poi risponde: “Non lo sono. Il ‘Va’ pensiero’ era cantato anche dai patrioti, quindi…”.

E Zaia non si lascia nemmeno sfuggire l’occasione di tornare sul tema del dialetto. “Un’edizione del tg regionale in dialetto ci starebbe bene – spiega – magari non in sostituzione delle edizioni già esistenti, ma una aggiuntiva. Non vedo nulla di sacrilego nel fatto che le notizie possano essere comunicate nell’idioma regionale. Potrebbe essere un buon inizio per restituire RaiTre al suo progetto editoriale originale”.

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24 agosto 2009

fonte:  http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/politica/lega-fiction/lega-24ago/lega-24ago.html?rss

SCUOLA – L’esame delle medie diventa più severo / Università, allarme neo-iscritti: troppi somari tra le matricole

I ragazzi avranno maggiori difficoltà nell’ottenere il massimo dei voti

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ROMA — L’esame di terza media diventa più difficile. Dal prossimo anno superare a pieni voti la «minimaturità» — l’appellativo è nato dopo l’introduzione della prova nazionale Invalsi a base di test — potrebbe diventare un’impresa davvero complicata. Se dovessimo paragonare le due prove tenendo conto della facilità con cui si riesce a ottenere il punteggio massimo, l’esame di terza media edizione 2010 risulterà più severo e rigoroso della stessa maturità.

Insomma i tredicenni avranno minori probabilità di ottenere un bel 10 — e relativa lode — di quante ne avranno i diciottenni di strappare un ambitissimo 100 o un 100 e lode. La colpa, secondo uno studio apparso su Tuttoscuola.com, è del nuovo regolamento sulla valutazione appena entrato in vigore e che per l’esame di terza media avrà effetto dal prossimo anno. Un’iniezione di rigore e severità; ammissione solo se uno ha tutte sufficienze, frequenza obbligatoria e anche una nuova regola: i voti alti non si regalano, da imparare a tredici anni. Dall’esame di terza media 2010. Fino all’anno scorso (2007-2008) c’erano i giudizi. E i prof non lesinavano. L’«ottimo», il massimo, è stato conseguito dal 17,25% degli studenti che hanno sostenuto l’esame. Quest’anno sono arrivati i voti espressi in decimi e i «superbravi» sono scesi al 7,92 per cento. Il passaggio dagli aggettivi alle cifre ha comportato — senza che fosse entrato in vigore il regolamento di valutazione e quindi con i prof abbastanza liberi nella valutazione — un dimezzamento degli studenti che sono riusciti a ottenere il punteggio più elevato.

Nel prossimo esame, lascia intendere Tuttoscuola.com, i 10 saranno ancora di meno. Una rarità. La ragione principale si chiama media aritmetica. Durante lo scrutinio finale il consiglio di classe non dovrà fare altro che sommare i risultati, in decimali, di tutte le prove (scritte e orali), compreso il voto di ammissione all’esame (detto «giudizio di idoneità»), espresso anch’esso in decimi, e poi dividere. Si tratta di sei o sette voti. Non sarà facile, almeno per la quasi totalità degli oltre 500 mila ragazzi che tra un anno sosterranno la «minimaturità», strappare un 9,5 (si può arrotondare) in cinque o sei prove, nel giudizio di idoneità e ottenere la media del 10. Nel regolamento dell’esame di terza media, che introduce per i tredicenni che si distinguono il 10 e lode, non si dà molto peso al profitto del ragazzo nei tre anni precedenti, a differenza di quanto succede alla maturità. Qui 25 punti su 100 sono attribuiti col credito scolastico, cioè in base al profitto. Un ragazzo che ha sempre studiato ha maggiori possibilità di compensare una o due prove non troppo fortunate. Nell’esame di terza media non c’è nessun credito, nessun «bonus». Difficile perciò, con il singolo voto di idoneità, compensare il risultato di altre cinque o sei prove.

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Giulio Benedetti
24 agosto 2009

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fonte:  http://www.corriere.it/cronache/09_agosto_24/esame_medie_severo_benedetti_ce15e704-9074-11de-b4d7-00144f02aabc.shtml

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Studio di Tuttoscuola

Nuovo esame di licenza media: sarà difficile ottenere il massimo dei voti

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Giro di vite sui voti all’esame di licenza media. Con il nuovo regolamento sulla valutazione emanato in questi giorni dal ministero dell’istruzione si avranno dal prossimo anno due conseguenze principali:

– diventerà “un’impresa” ottenere il massimo dei voti. E’ prevedibile che saranno in pochissimi a riuscirci;
– proprio per la difficoltà di raggiungere questo traguardo, il massimo dei voti rappresenterà una garanzia di preparazione notevole, e non un traguardo piuttosto inflazionato, come negli anni passati.

Infatti il voto finale scaturirà dalla media aritmetica dei voti in una serie di prove, scritte e orali, valutate dai professori della classe (designati d’ufficio commissari), da soggetti esterni (il solo presidente della commissione) e dall’istituto nazionale di valutazione. Per ottenere il massimo dei voti sarà necessario ottenere la votazione massima in tutte le singole prove d’esame, oltre che nell’intero curricolo triennale, con il solo aiuto dato dall’arrotondamento per eccesso del voto medio ottenuto.

In quanti ce la faranno?
Pensando al libro Cuore, ci potrà puntare solo Derossi, l’alunno modello di De Amicis. Ma quanti Derossi esistono nelle classi italiane tra i 534.800 studenti esaminati? È presumibile che pochi raggiungeranno il voto massimo.

La scuola del rigore
Anche le nuove regole di valutazione dell’esame di terza media possono essere dunque giudicate una misura che va nella direzione della scuola del rigore.
Va ricordato che fino all’anno scorso la votazione massima all’esame di licenza media era piuttosto inflazionata. La otteneva uno studente su sei (uno su cinque al Sud). Nel 2007-2008 l’ha raggiunto il 17,5% degli studenti, (al sud il 21,2%, al nord ovest il 13,6%).
Un dato anomalo, che non spiega come mai nelle rilevazioni Ocse sugli apprendimenti linguistici e matematici dei 15enni, gli studenti italiani siano complessivamente al di sotto della media dei coetanei degli altri Paesi.


C’era una volta l’ottimo
C’era una volta l’esame di licenza media che si concludeva con un giudizio finale di ottimo, distinto, buono o sufficiente.
L’ottimo rappresentava la votazione massima possibile che, tradotta nel voto odierno in decimi, equivaleva al 9-10 decimi.
Fino all’anno scorso conseguiva la votazione finale di ottimo all’esame un studente ogni sei. In particolare nel 2007-08 ha ottenuto OTTIMO il 17,25% degli studenti.
Poi, da quest’anno 2008-09, secondo la legge 169/2008, sono arrivate le valutazioni finali all’esame di licenza con voto espresso in decimi.
Il passaggio dal giudizio al voto,  dal giudizio di “ottimo” al voto di 10/decimi, ha comportato un notevole cambiamento e il massimo di votazione si è bruscamente abbassato, riducendosi di quasi dieci punti in percentuale.
Dalle relazioni finali dei presidenti di commissione risulta, infatti, che soltanto il 7,92% degli alunni licenziati quest’anno ha ottenuto il massimo dei voti.
Ma l’esame di licenza si è svolto quest’anno senza che fosse entrato in vigore il regolamento di valutazione (dpr 122/2009) e, quindi, senza il vincolo di utilizzare i nuovi criteri che guideranno la determinazione del voto finale dell’esame di licenza.
Le commissioni d’esame erano libere di utilizzare propri criteri.

Le nuove regole
Dall’anno prossimo, secondo il nuovo regolamento, come si arriverà a determinare il voto finale negli esami di licenza? Perché si registrerà un ulteriore giro di vite?

Innanzitutto, in sede di scrutinio finale dovrà essere calcolato da parte del consiglio di classe il voto di ammissione all’esame (detto “giudizio di idoneità”), espresso anch’esso in decimi (art. 3, comma 2, del Regolamento): “Il giudizio di idoneità (…) è espresso dal consiglio di classe in decimi, considerando il percorso scolastico compiuto dall’allievo nella scuola secondaria di primo grado“.

Quel voto dovrà tener conto non solo dell’esito dell’ultimo tri/quadrimestre del terzo anno di corso, ma dell’intero percorso, considerando quindi, oltre alle votazioni finali delle varie discipline di studio (comportamento compreso), l’andamento dei precedenti anni di corso.

E il voto di ammissione avrà un certo peso nel calcolo del voto finale d’esame, perché, come avviene anche nell’esame di Stato per il diploma (maturità), non valgono soltanto le prove scritte e orali dell’esame, ma anche il curricolo dello studente. Quanto? Come tutte le altre prove.
L’art. 3, comma 6 del Regolamento dispone che “Il voto finale è costituito dalla  media  dei  voti  in decimi ottenuti nelle singole prove e nel giudizio di idoneità arrotondata all’unità superiore per frazione pari o superiore a 0,5″.
Il voto finale si ottiene dalla media aritmetica dei voti delle seguenti prove:

– prova scritta nazionale (Invalsi)
– prova scritta di italiano
– prova scritta di matematica
– prova scritta di inglese
– prova scritta seconda lingua comunitaria (eventuale)
– colloquio pluridisciplinare

A questi voti si aggiunge appunto il voto del giudizio di ammissione e si fa la media aritmetica.
Sono, quindi, sei o sette i voti (le scuole decidono autonomamente se aggiungere alla prova scritta di inglese anche quella per la seconda lingua comunitaria), dal peso uguale tra di loro, che concorrono alla media per la determinazione del voto finale d’esame.

Non sarà facile uscire con il massimo dei voti. Ad es. uno studente che si presenti all’esame con la media dell’8 (e non è da tutti) e che ottenga il massimo dei voti (10 decimi) in tre prove e “solo” 9 in due (poniamo in matematica e nella prova nazionale Invalsi), non potrà arrivare al massimo dei voti.


I 10 decimi di quest’anno

A giugno scorso, con la modalità libera di determinazione del voto (cioè senza essere vincolati alla media aritmetica), le commissioni esaminatrici dell’esame di licenza hanno assegnato il massimo del 10/decimi a poco meno dell’8% dei licenziati. Se avessero utilizzato medie aritmetiche, la percentuale di voti massima sarebbe stata sicuramente più bassa.

Nella prova scritta nazionale ha ottenuto il massimo dei 10/decimi il 10,06%; nel colloquio il voto massimo  è stato assegnato al 10,83% dei ragazzi.

Fini qui, dunque, tutto ok: siamo in media, ma nelle altre prove scritte….

In matematica il 10/decimi l’ha ottenuto solo il 9,84%, ma in lingua italiana e straniera vi è stato il crollo rispettivamente con il 4,91% di 10 decimi nella prova scritta di italiano e il 4,63% nella prova scritta di lingua straniera.

Non sappiamo quanti 10/decimi siano stati assegnati nel voto di ammissione, ma certamente, senza l’aiuto delle commissioni con un bonus significativo, al 10/decimi finale determinato con un 10 in tutte le prove, ammissione compresa, non si sarebbe certo arrivati al 7,92% degli studenti licenziati.

A queste condizioni complessive, l’anno prossimo sarà molto difficile raggiungere nell’esame di licenza il 10 decimi. E, quindi, sarà, difficilissimo, se non improbabile, ottenere anche la lode, prevista dal nuovo Regolamento.


tuttoscuola.com domenica 23 agosto 2009

Tuttoscuola - da 30 anni l'informazione educativa

fonte:  http://www.tuttoscuola.com/cgi-local/disp.fcgi?ID=20825

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Università, allarme neo-iscritti:
troppi somari tra le matricole

Gli atenei tentano il “recupero” estivo, da nord a sud proliferano i corsi di alfabetizzazione. Bestia nera: l’ortografia

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di Anna Maria Sersale
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ROMA (23 agosto) – Una volta gli strafalcioni li scrivevano i poveracci, quelli che non avevano frequentato neppure le elementari. Ora i nomi storpiati, gli sfondoni di grammatica, gli errori di ortografia, la confusione nell’uso delle parole e la sintassi sballata sono diffusissimi tra le matricole e gli studenti universitari. Studenti che sono in difficoltà anche al momento di scrivere la tesi. La situazione è talmente grave che ora gli atenei corrono ai ripari.

Da Nord a Sud sono spuntati corsi estivi di “alfabetizzazione” delle matricole o comunque corsi di “recupero” della lingua italiana. In media durano due settimane prima dell’avvio dell’anno accademico. «Bisogna ricostruire un minimo di conoscenze indispensabili alla frequenza delle lezioni – spiega Ezio Pelizzetti, rettore della Statale di Torino – La conoscenza della lingua italiana è scarsa, idem per la matematica e l’inglese. Le colpe? In gran parte della scuola». A Milano, Torino, Firenze, Roma e Venezia ci sono esperienze di corsi già consolidate. A Napoli e Palermo si stanno organizzando.

Si cerca di mettere le toppe a un sistema formativo che fa acqua. Il problema è emerso perché i test di valutazione delle matricole (fatti prima dell’iscrizione al corso di laurea) generalmente sono zeppi di errori. Segnale preoccupante che in parte spiega un altro dato: nei primi 12 mesi un quinto delle matricole abbandona gli studi, tant’è che la percentuale di laureati da noi è tra le più basse dei paesi Ocse. Da brivido anche la percentuale dei fuori corso: si attesta intorno al 40,7%.

”Un’altro” e ”qual’é” piacciono con l’apostrofo. Incerto l’uso tra “dà” e “da”. Il crollo arriva con “ad hoc”, che diventa ”doc” o ”d.o.c”, come se fosse una sigla. Le doppie e gli accordi di genere e numero sono un disastro, problemi anche nel coniugare i verbi. Per non dire della confusione nel mettere le virgole, seminate a casaccio, separando vocaboli dai loro aggettivi e i verbi dai loro soggetti.

Ma quante sono le matricole? L’anno scorso erano 307.426, di cui 173.300 donne. Per loro uno degli scogli maggiori è il lessico. Se è «tecnico» o «mediamente colto» molti studenti vanno fuori strada e la comprensione è distorta. «Il loro vocabolario è piuttosto scarso – racconta Renato Lauro, rettore di Tor Vergata, il secondo ateneo romano – Anche per questo motivo le matricole hanno difficoltà di comprensione, un fenomeno inquietante, per affrontarlo anche noi abbiamo in programma dei laboratori di scrittura».

Nei test d’italiano alla Ca’ Foscari di Venezia l’anno scorso è stato bocciato il 44% degli iscritti. E’ l’ortografia la bestia nera. Non solo. Alle domande del test di area logico-linguistica oltre il 25% delle risposte era sbagliato. Molti candidati ignoravano il significato di “maliardo” o restavano interdetti di fronte all’espressione “una questione di lana caprina”. Ciliegina sulla torta. Alla richiesta di coniugare il verbo “cuocere” al passato remoto molti hanno scritto: ”Io cucinai“. Come ha reagito il prestigioso ateneo veneziano? Per andare incontro ai ragazzi ha organizzato il “Sis”, il “Servizio di italiano scritto”. «Che si propone – spiegano alla Ca’ Foscari – di affrontare tutti i principali generi di scrittura». Così è nato un corso complementare di una trentina di ore «per permettere agli studenti dell’ateneo di apprendere le basi della lingua italiana, fino a raggiungere una capacità di espressione e di scrittura anche complessa».

Se questi sono i ragazzi che alle superiori andavano meglio nelle materie letterarie c’è da preoccuparsi… «Vero, non sono preparati – continua il rettore della Statale di Torino Ezio Pelizzetti – perciò dobbiamo “accompagnarli” per colmare le lacune. I corsi estivi ovviamente non sono sufficienti, così finisce che in molte materie, soprattutto quelle scientifiche, al primo anno di università si fa il ”ripasso” del programma di liceo. Considerata l’entità dei problemi, abbiamo intensificato le attività di orientamento, altrimenti si aggiunge il dramma delle scelte sbagliate». C’è anche chi arriva alle soglie della laurea e non riesce a scrivere la tesi senza disseminarla di strafalcioni.

Le difficoltà continuano quando per i neolaureati arriva il momento di scrivere il curriculum o la lettera con la richiesta di assunzione. Dei livelli di preparazione delle matricole, comunque, si dovrà occupare l’Anvur, l’Agenzia di valutazione del sistema universitario, che ancora non decolla. Intanto, perdiamo per strada migliaia di ragazzi. E quando ci confrontiamo con i Paesi esteri siamo il fanalino di coda: «Nella fascia di età 25-34 anni abbiamo solo 15 laureati contro i 38 della Francia e i 31 del Regno Unito», lo rileva il Consorzio Almalaurea, formato da 40 università italiane.

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Immigrati, Frattini contro la Ue “Solo parole, ma nessun fatto”

Il ministro degli Esteri: “I rifugiati devono trovare asilo in tutti e 27 i paesi, non solo da noi”
Gasparri: “Se La Valletta non è in grado di dare soccorso lasci campo libero ad altri”

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Immigrati, Frattini contro la Ue "Solo parole, ma nessun fatto"

ROMA – La tragedia dei 73 migranti morti nel Mediterraneo richiama la politica alle sue responsabilità. Di chi è la colpa? Com’è potuto accadere che un gommone carico di persone sia rimasto in balia del mare per 23 giorni? Non un mare qualsiasi, ma il Mediterraneo guardato a vista da Frontex, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere. Sorvegliatissimo eppure, ancora una volta, trasformato in un cimitero.

La maggioranza di governo, in acque agitate dopo la polemica tra Chiesa e Lega Nord, punta l’indice contro Malta e l’Europa. La prima non sarebbe in grado di pattugliare efficacemente il tratto di mare di sua competenza, la seconda distoglierebbe lo sguardo lasciando il peso del controllo ai Paesi d’ingresso tra cui, appunto, l’Italia. Che, al contrario, non avrebbe nulla da rimproverarsi.

Il ministro degli Esteri Franco Frattini, a margine del Meeting di Cl a Rimini, ha difeso l’operato del Governo, sottolineando come dall’Unione europea arrivino solo parole, ma non fatti. “L’immigrazione è un problema europeo non può essere lasciato ai soli Paesi che sono alle porte d’Europa – ha detto – ma la Ue per ora si è limitata a degli impegni senza alcuna risposta concreta”. E ancora: “Ha fatto numerose affermazioni e malgrado gli impegni assunti non ha ancora risposto alla domanda su cosa succede quando un gruppo di immigrati arriva alle porte d’Europa. Per l’Italia questi rifugiati debbono trovare alloggio e sostentamento in tutti i Paesi europei secondo criteri di distribuzione proporzionale. Non si può pensare che debbano essere accolti dai soli paesi dove sbarcano, ed è qui che è mancata la risposta europea nel dire che tutti i 27 Paesi debbono farsi carico del problema in misura proporzionale. Quando questa risposta sarà data potremo dire che l’Europa ha dimostrato la sua solidarietà”.

Frattini punta l’indice anche contro Malta: ” E’ indispensabile l’accordo per restringere lo spazio marittimo maltese per il soccorso e la ricerca di immigrati, ma malta ha detto di no; per negoziare bisogna essere in due”. L’area attualmente controllata dal piccolo Stato è infatti ampio 250mila kmq, quanto l’intero territorio italiano.

Di latitanza della Ue parla anche Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl: “L’Italia soccorre in mare migliaia di profughi e deve esigere da paesi come Malta serietà. Se La Valletta non è in grado di ottemperare i doveri di soccorso lasci campo libero ad altri. Certo è che l’Italia non si farà attribuire colpe o responsabilità altrui. Spicca la latitanza vergognosa dell’Ue che dovrebbe dare sostegno e risorse all’Italia, e invece si rivela il solito ectoplasma”.

Contro Malta si scaglia anche Margherita Boniver, deputata Pdl e presidente del Comitato Schengen: “Ora dopo ora emergono particolari attorno alla vicenda che sottolineano la responsabilità maltese. E’ stata una spaventosa tragedia – dice in una intervista al Tempo – e pensare che la motovedetta li abbia avvicinati dando loro solo cibo e carburante mi fa inorridire. Malta ha violato i diritti dell’uomo”. “Poi – aggiunge – mi pongo un’altra domanda: possibile che questi disgraziati per più di venti giorni siano stati in mare senza che nessuno li vedesse? Chiediamoci perché non ha funzionato Frontex, l’agenzia per la gestione delle frontiere esterne degli stati membri dell’Ue. Questo è il problema. L’Italia sta dimostrando continuamente la propria serietà. Al contempo, se le indagini confermassero delle responsabilità maltesi nella morte di circa 70 persone, allora dall’Ue deve partire una condanna fortissima”.

Sullo sfondo la polemica tra Bossi e la Chiesa. Francesco Storace, segretario de La Destra, si chiede: “Possibile che nessuno in maggioranza riesca a far capire a Bossi la gravità delle sue dichiarazioni contro la Chiesa? La paura di urtarlo è più forte del senso umanitario?”.

Anche l’Avvenire, quotidiano dei vescovi, torna sull’argomento e condanna in un editoriale quelle che definisce le “ipocrisie di una politica che usa gli odierni boat people per battaglie di basso profilo”. E spiega: “Ancora una volta i cattolici non stanno zitti e chiedono a tutti, in Italia, a Malta e nel resto d’Europa, di non far finta di niente”. L’editoriale, a firma dello scrittore Davide Rondoni, prende le distanze da un uso della tragedia a fini politici, in una direzione ma anche nell’altra. “La fermezza nel far rispettare gli accordi internazionali, l’oculatezza nel gestire un fenomeno dai molti risvolti, l’ansia di segnare un punto nella polemica pubblica, il bisogno di dimostrarsi migliori dell’avversario politico”, si legge ancora, “non possono mai spingerci a ridurre queste persone, vulnerabili e sofferenti, a strumenti e alibi”.

Fonte: la Repubblica

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LA TRAGEDIA NEL CANALE DI SICILIA

Parla il direttore di Famiglia Cristiana: “Cambiate la legge sui respingimenti”

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Immigrati soccorsi dopo una traversata

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Agrigento, 23 agosto 2009 “E’ giusto che i vescovi abbiano alzato la voce e penso dovrebbero gridare ancora più forte. Non importa la paternità di queste politiche, qui stiamo parlando di un diritto inalienabile come la vita e bisogna cominciare a dire che questa legge dei respingimenti va rivista”. Parola di don Antonio Sciortino, direttore di ‘Famiglia Cristiana’, settimanale dei Paolini che da mesi sta portando avanti una campagna contro la legge del governo sulla sicurezza.

“Chiamo in causa anche i politici di ispirazione cattolica – dice don Sciortino in una intervista a ‘Liberazione’ – non possono girare le spalle dall’altra parte, sappiamo che come cristiani saremo giudicati secondo quanto scritto nel vangelo di San Matteo: date da mangiare agli affamati, date da bere agli assetati, aprite le porte ai forestieri, visitate i carcerati”.

CICCHITTO: DA GOVERNO GRANDE SENSO DI RESPONSABILITÀ

“Bisogna superare una polemica che parte da ragioni entrambe giuste: quella di chi è preoccupato della tutela della vita e delle condizioni dei poveri e dei perseguitati e quella di chi come Bossi, ma non solo lui, vuole evitare che l’Italia ridiventi il ventre molle dell’Europa e che, per di più, la vita di chi è coinvolto in queste traversate disperate, organizzate da bande criminali, sia messa in pericolo”. Ne è convinto Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl.

“Il governo Italiano – sottolinea in una nota si è sempre comportato con grande senso di responsabilità cercando di conciliare l’inevitabile rigore nei confronti dell’immigrazione clandestina e i principi di umanità. Di conseguenza – conclude cicchitto – gli attacchi dell’opposizione sono una chiara dimostrazione di irresponsabilità”.

ROTONDI: NESSUNA RESPONSABILITA’

“Sono dispiaciuto perchè la tragedia degli eritrei non doveva diventare motivo di scontro politico – dice il ministro per l’Attuazione del programma Gianfranco Rotondi –  E dispiace che si cerchi di tirare in ballo il Governo che non deve fare ‘mea culpà perchè non ha nessuna responsabilità. E, poi, la penosa provocazione che la linea al Governo la dà Bossi: la linea all’Esecutivo la dà Berlusconi. Mutuo le parole di Monsignor Vegliò: non si fa polemica sulla tragedia. Ho la cristiana speranza che da oggi sia così».

LO SDEGNO DI STORACE

“Possibile che nessuno in maggioranza riesca a far capire a Bossi la gravità delle sue dichiarazioni contro la Chiesa? La paura di urtarlo è più forte del senso umanitario?”. Lo dichiara Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra.

RECUPERATO UN CORPO

Il cadavere di un uomo, presumibilmente di un extracomunitario, è stato recuperato a sud di Linosa da una motovedetta della Capitaneria di Porto di Lampedusa.

Il cadavere è stato recuperato a una distanza di due miglia e mezzo a sud di Linosa ed è stato trasbordato sulla motovedetta della Guardia di Finanza per il trasporto a Porto Empedocle. Tra le ipotesi seguite c’è quella che il corpo, in avanzato stato di decomposizione, potrebbe essere di uno dei 73 immigrati che, secondo il racconto dei cinque eritrei salvati giovedi scorso al largo di Lampedusa, sarebbero deceduti durante la traversata. I mezzi maltesi avevano trovato altri otto cadaveri nel tratto di mare di loro competenza.

Intanto, unità della Guardia costiera continuano a monitorare la zona dell’ultimo rinvenimento.

Fonte: quotidiano.net

Utenti contro “Rimbalza il clandestino” Facebook cancella il gioco leghista

I gestori del social network sono intervenuti dopo le polemiche e le proteste
L’applicazione era scaricabile dalla pagina amministrata dal figlio di Bossi

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Utenti contro "Rimbalza il clandestino" Facebook cancella il gioco leghista

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di MARCO PASQUA

Le polemiche e l’indignazione che hanno accompagnato la scoperta del gioco razzista “Rimbalza il clandestino” hanno sortito l’effetto desiderato: i gestori di Facebook sono intervenuti, cancellando l’applicazione. Il gioco, scaricabile, fino a ieri sera, dalla pagina ufficiale della Lega Nord, amministrata da Renzo Bossi, figlio di Umberto, sparisce così dal popolare social network, intervenuto dopo le moltissime segnalazioni degli utenti. Già venerdì, sempre su Facebook, era nato il gruppo “facciamo sparire il gioco leghista”. In poche ore, ha totalizzato oltre 4700 iscritti e continua a crescere. Moltissimi i clic di denuncia, tramite la stessa pagina di “Rimbalza il clandestino”, dove è disponibile, come per tutte le applicazioni di Facebook, un apposito bottoncino “segnala”.

Il gioco è stato creato agli inizi di questa estate da Fabio Betti, 23enne di Leggiuno, coordinatore dei Giovani Padani del Medio Verbano e amico di Renzo Bossi. I due condividono la passione per l’informatica e, insieme, amministrano la pagina ufficiale della Lega su Facebook. Un gioco che hanno sviluppato insieme e che circola da settimane sui profili dei leghisti. Condividerlo è semplice: basta andare sulla sua pagina, e scegliere di pubblicarlo sotto forma di link. Lo scopo dell’applicazione è respingere le barche con i clandestini a bordo, cliccandoci sopra, e facendole sparire dallo schermo. Più se ne cancellano, e più si va avanti. Perde chi non riesce a contenere l’invasione dei “nemici”. In questo caso si riceve il classico messaggio di “game over”, insieme a un invito a ritentare la fortuna: “Prova ancora. Vedrai che la prossima volta riuscirai a dimostrare di essere un vero leghista”.

Sul gruppo creato appositamente su Facebook al fine di far sparire l’odioso passatempo estivo leghista, gli iscritti non hanno avuto dubbi nel definirlo, come ha fatto Anna, “un vergognoso episodio di ignoranza nata dall’ignoranza”. Oltre ai commenti diretti contro il figlio di Bossi, molti hanno attaccato la Lega: “Stanno veramente varcando il limite, l’arroganza del potere gli sta dando alla testa. Disperati che muoiono in mare e loro ci giocano sopra, ignobile”, ha scritto un utente che si è firmato Carlo, mentre Atta ha manifestato il timore che “tutto passi per una ragazzata”. Qualcuno ha proposto: “Iniziamo a denunciare i leghisti per i crimini che stanno compiendo: vilipendio alla Costituzione, incitamento all’odio razziale, crimini contro l’umanità”. C’è stato anche chi ha fatto notare che “su Facebook c’è di ben più grave, soprattutto gruppi inneggianti a violenze ben peggiori, contro albanesi, rumeni, gay”.

Ovviamente, questa mattina, viene espressa soddisfazione alla notizia che il gioco è stato cancellato. “Meno male che questo scempio è finito. Le vittorie sono queste. Internet permette questo e altro”, sottolinea Alessandro. E mentre alcuni parlano di “piccola grande vittoria”, altri propongono di proseguire nell’opposizione al gioco: “Essendo ancora presente il link sulla pagina della Lega, segnaliamo anche quella per razzismo”. Lo scopo sarebbe far sparire il Carroccio dal social network, cosa complicatissima.

“Rimbalza il clandestino” aveva suscitato lo sdegno dell’opposizione, a poche ore dalla notizia dell’ennesima tragedia in mare nella quale, secondo i sopravvissuti, sarebbero morti 73 migranti. Dario Franceschini, segretario del Pd, parlando di un governo “xenofobo e razzista”, era stato netto: “Non è più tempo di archiviare tutto ciò come stupidaggini o propaganda estiva: questo si chiama razzismo”. Se il capogruppo dell’Udc al Senato, Giampiero D’Alia, aveva sollecitato “l’intervento dell’autorità giudiziaria e del ministro dell’Interno”, il responsabile educazione del Pd Giuseppe Fioroni aveva chiesto a tutte le forze politiche di “non sottostare al ricatto della Lega che trasforma, come fa il figlio di Bossi su Facebook, le sofferenze umane in un gioco”. Persino il quotidiano spagnolo El Mundo aveva dedicato spazio al passatempo virtuale, titolando: “La Lega nord italiana gioca ad affondare le zattere su Facebook”. L’Arci, invece, aveva promosso una denuncia nei confronti della Lega Nord e di Renzo Bossi per istigazione all’odio razziale. Polemiche che, però, non hanno scosso gli amministratori della pagina della Lega Nord. Lo stesso Fabio Betti, intervistato dal quotidiano La provincia di Varese, ha continuato a difendere la sua applicazione: “Ci rivolgiamo a un target giovane, ed è quindi inevitabile dover utilizzare un linguaggio semplificato e uno strumento, il gioco, in grado di attirare l’attenzione”.

Fonte: la Repubblica