Archivio | settembre 1, 2009

Scuola, proteste dei precari contro i tagli: A Roma in slip, a Milano si incatenano / Napoli, tensione tra polizia e precari della scuola

Tensione a Napoli. Cisl e Gilda: situazione esplosiva
Bersani: il governo taglia i posti in piena crisi

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ROMA (1 settembre) – I precari della scuola non ce la fanno più e la protesta assume un carattere nazionale. I “tagli” e l’insicurezza lavorativa che perdura da decenni sono i nodi dolenti. Forte il malcontento tra insegnanti e sindacati.

A Roma cinque supplenti si sono spogliati per protesta e sono rimasti in mutande nel giardino del liceo Newton.

A Napoli, nel secondo giorno di protesta contro i tagli, i manifestanti hanno provato a forzare il cordone dei poliziotti all’ingresso dell’Ufficio scolastico regionale. In Campania quest’anno ci saranno quasi 8.000 posti in meno tra docenti e personale Ata.

A Milano, invece, precari e supplenti che aderiscono al “Coordinamento precari scuola 3 Ottobre” si sono incatenati davanti all’Ufficio scolastico provinciale per protestare contro i tagli effettuati dal ministro Gelmini. In provincia di Milano denuncia l’associazione sono oltre mille i disoccupati.

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Cisl: per i precari è una vera emergenza. Per i precari «è vera emergenza», afferma il segretario generale della Cisl scuola, Francesco Scrima, che sollecita un incontro urgente con il Governo. «I “tagli” imposti con irragionevole pesantezza dalla Finanziaria si scaricano sulla funzionalità delle istituzioni scolastiche e – osserva il sindacalista – colpiscono duramente il personale precario che non ritrova il suo posto di lavoro. Sono 25mila, tra docenti e personale Ata (ausiliari, tecnici e amministrativi) i lavoratori che quest’anno non avranno più un contratto. Da mesi siamo impegnati a rivendicare per loro adeguate tutele. Chiediamo pertanto un incontro urgente con il Governo, per portare finalmente a soluzione – conclude Scrima – una vertenza che altrimenti rischia di farsi esplosiva».

Gilda: sui precari la situazione è esplosiva. «La situazione è drammatica, ma non resteremo in silenzio di fronte alle ferite che il governo sta infliggendo alla scuola pubblica statale e adotteremo tutte le forme di protesta possibili per contrastare questa politica»: è il messaggio che il coordinatore nazionale della Gilda, Rino Di Meglio. Nel mirino della Gilda, i pesantissimi tagli, «decisi solo in nome di un risparmio che forse gioverà alle casse dello Stato, ma certamente nuocerà al futuro del Paese».

Disomogeneità dei tagli tra nord e sud. A rendere la situazione ancora più esplosiva è, secondo Di Meglio, la disomogeneità dei tagli tra Nord e Sud: «A soffrire maggiormente è il Mezzogiorno, dove la scure del governo si è abbattuta in maniera più drastica. E le proteste messe in atto dai precari, concentrate soprattutto nelle regioni meridionali, lo dimostrano ampiamente». Infine – conclude il coordinatore della Gilda «è inaccettabile che da una parte si giustifichino i tagli alla scuola pubblica statale con l’esigenza di risparmiare, e dall’altra il parlamento chieda maggiori fondi per gli istituti paritari e che il ministro Gelmini auspichi che nella Finanziaria di quest’anno ci siano risorse adeguate per le scuole private».

Rdb: 3 settembre giornata per la lotta dei precari pubblici. «Per dire no a un futuro a scadenza e chiedere la stabilizzazione», due gli appuntamenti indetti dalla Rdb-Cub per giovedì 3 settembre, entrambi a Roma: il presidio dei precari della scuola davanti al ministero della pubblica Istruzione e quello in Piazza Cavour dei precari dell’Agenzia Autonoma per la Gestione dell’albo dei Segretari comunali e della Scuola Superiore di Pubblica Amministrazione Locale (Ages-Sspal).

Bersani attacca: «Il governo taglia i posti in piena crisi». «Le proteste dei precari della scuola in Campania sono l’emblema politico del governo di centrodestra: bugie e tagli dei posti di lavoro in piena crisi economica», afferma Pier Luigi Bersani, candidato alla segreteria del Pd, intervenendo sulla situazione dei precari della scuola in Campania e sulle manifestazioni di protesta che si stanno svolgendo nel paese. «La Campania e il mezzogiorno – aggiunge – sono le aree più colpite dai tagli che tuttavia investono tutto il territorio nazionale». Secondo Bersani, «diventa quindi urgentissimo, da parte del governo, affrontare la questione prima dell’apertura dell’anno scolastico mettendo a riparo il problema che ha creato».

La protesta al liceo di Roma. Si sono spogliati al liceo scientifico Newton. Cinque supplenti in attesa di ricevere una cattedra. Quasi cento supplenti sono da ore nel liceo scientifico in attesa di ottenere la cattedra per l’insegnamento di educazione fisica nelle scuole romane. La protesta è durata alcuni minuti. I supplenti hanno anche esposto un cartello con la scritta «Dopo anni di precariato ancora in mutande». «Ormai in Italia, per essere ascoltati, si è costretti a fare gesti clamorosi come quello di oggi, in pieno stile “Full Monty”», ha commentato il dirigente scolastico del liceo Mario Rusconi, vice presidente dell’Associazione nazionale presidi.

«Siamo tutti precari da almeno 25 anni – ha detto Antonio Bucciarelli, 58 anni, professore di educazione, precario da 26 anni, che ha partecipato alla protesta – Lo Stato ci ha messo in mutande e noi oggi abbiamo deciso i venire in mutande». «Una amara provocazione – ha continuato Bucciarelli – perché per noi che siamo professionisti questa è un’umiliazione, ma è anche l’unico modo per farci ascoltare». Poi l’appello al governo: «Subito una legge che assuma i precari della scuola da almeno 20 anni – ha detto Bucciarelli – Sono decenni che aspettiamo il nostro turno e rischiamo di andare in pensione senza mai essere stati assunti a tempo indeterminato».

Il liceo Newton, in viale Manzoni, è una delle otto scuole polo per l’assegnazione delle cattedre disponibili in vista della nomina di 4.986 docenti, tra supplenti e di ruolo, e oltre 4.041 amministrativi nella capitale. Oltre al Newton, a Roma le scuole polo dove partiranno le altre assegnazioni di supplenze, anche nei prossimi giorni, sono Daniele Manin, Settembrini, Leonardo Da Vinci, Cristoforo Colombo, Galileo e istituti superiori di via Asmara e via Tuscolana.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=71602&sez=HOME_SCUOLA

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Napoli, tensione tra polizia e precari della scuola: prosegue la protesta contro i tagli

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NAPOLI (1 settembre) – I manifestanti che a Napoli protestano per i tagli nella scuola hanno provato oggi a forzare il cordone dei poliziotti all’ingresso dell’Ufficio scolastico regionale. Si sono registrati momenti di tensione e una donna, Rosaria, si è sentita male per il gran caldo.

Sul posto è arrivata un’autoambulanza che ha soccorso la signora. È il secondo giorno di protesta dei precari della scuola contro i tagli che vedono in Campania quasi 8.000 posti in meno tra docenti e personale Ata. «Non mi fanno entrare nemmeno per chiedere qual è la mia destinazione – lamenta Paolo – Sono un insegnate di ruolo e devo solo sapere in quale scuola devo andare». «I manifestanti vogliono entrare per asserragliarsi all’interno come hanno fatto ieri – dice il dirigente del commissariato Vasto-Arenaccia Pasquale Trocino – Non possiamo far bloccare il lavoro negli uffici».

«È in atto un tavolo virtuale tra ministero dell’Istruzione e Regione Campania e si discute per ampliare le opportunità»: a dirlo è il direttore dell’Ufficio scolastico regionale, Alberto Bottino, a proposito dell’assorbimento di altri precari della scuola, in aggiunta ai 300 garantiti dalla Regione Campania in base all’accordo del 2008 con l’allora ministro dell’Istruzione, Giuseppe Fioroni. «Dal ministero arrivano segnali di apertura anche se non ancora formali – dice Bottino – mi sono impegnato moralmente per cercare le condizioni giuste per risolvere la situazione». Intanto continua la protesta, pacifica, dei precari docenti e personale Ata all’ingresso dell’Ufficio scolastico, a Napoli.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=21469&sez=HOME_SCUOLA&npl=&desc_sez=

L’Aquila: 130 ingegneri terremotati occupano la sede della Technolabs

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Ricercatori di un laboratorio di apparati di telecomunicazioni per gruppi internazionali

L’azienda abruzzese dopo il sisma aveva già messo in cassa integrazione 52 dipendenti

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L’AQUILA – Centotrenta terremotati, tutti ingegneri superspecializzati, sono da martedì mattina asserragliati nella presidenza della Technolabs, azienda dell’Aquila che dopo il sisma ha già messo in cassa integrazione 52 dipendenti. È questa la forma di lotta che hanno scelto i ricercatori di un laboratorio che fornisce apparati di telecomunicazioni per grandi aziende internazionali del settore, ma che ha già prospettato ai dipendenti un futuro nero: cassa integrazione o il trasferimento del laboratorio a Milano.

AIUTO – Invano i dipendenti hanno chiesto l’aiuto delle istituzioni. Delusi da un incontro con i rappresentanti del ministero delle Attività produttive, tenutosi lunedì in città e al quale non hanno partecipato i rappresentanti della Regione Abruzzo, i ricercatori hanno deciso una forma di protesta più rumorosa occupando la direzione aziendale. Sul posto è intervenuta la Digos.

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Virginia Piccolillo
01 settembre 2009

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fonte:  http://www.corriere.it/cronache/09_settembre_01/aquila_ingegneri_asserragliati_piccolillo_c314d97c-96ec-11de-864c-00144f02aabc.shtml

CIAO TERESA, CI MANCHERAI TANTO. UN BACIO DA TUTTI NOI

Ciao Teresa

Teresa Sarti
Teresa Sarti
28 marzo 1946 – 1 settembre 2009

Dopo avere insieme condiviso per quindici anni il tempo dell’amicizia, del rispetto per la vita e per la sofferenza di tutti, dopo il lungo tempo di affetto, di speranze, di timore per la sua sorte personale, Emergency annuncia la morte della sua presidente Teresa Sarti Strada.
Con la stessa apertura e con la stessa semplicità che aveva voluto per la vita di Emergency, Teresa ha accettato anche in questi suoi ultimi giorni la vicinanza di tutti coloro che hanno voluto esserle accanto. La serenità consapevole con la quale è andata incontro alla conclusione del suo tempo ha espresso il coraggio e la determinazione che rappresentano la verità della nostra azione in un’attività che ha dato senso alla sua e alla nostra esistenza. La dolcezza del ricordo coincide per noi con il rinnovo dello nostro impegno per la pace e per la solidarietà.
EMERGENCY

LIBERTA’ DI STAMPA – Appello di Repubblica, firmano anche Benigni e Jovanotti

Risposta massicca all’iniziativa dei giuristi in difesa della libertà di stampa

Fra le firme, Eco, Fo e Camilleri, Saviano, Sepulveda, Celentano, Salvatores

Tra le nuove adesioni Arnoldo Foà, Barbara Spinelli, Guido Rossi
Messaggio dell’Associazione partigiani. La solidarietà di Jean Daniel

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Appello Repubblica, le adesioni firmano Benigni e JovanottiUmberto Eco

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ROMA – E’ una risposta massiccia, fatta di decine di migliaia di firme, quella ottenuta dall’appello di Repubblica in difesa della libertà di stampa, l’iniziativa lanciata dai giuristi Franco Cordero, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky dopo la decisione del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, di denunciare Repubblica per le dieci domande che il quotidiano da mesi gli pone ma alle quali lui non ha ancora dato alcuna risposta.
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A mobilitarsi subito è stato il mondo della cultura e dello spettacolo. Fra le adesioni, anche quella di Umberto Eco. “Ho già detto che quando qualcuno deve intervenire a difesa della libertà di stampa – osserva Eco nella dichiarazione che accompagna la sua adesione – vuole dire che la società e con essa gran parte della stampa, è già malata. Nelle democrazie ‘robuste’ non c’è bisogno di difendere la libertà di stampa, perché a nessuno viene in mente di limitarla”.
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Non solo il mondo della cultura e dello spettacolo. Firmano Bernard Guetta, editorialista de L’Express e France Inter, e Edwy Plenel, ex vicedirettore di Le Monde e presidente del sito Mediapart e Jean Daniel, giornalista, scrittore, già direttore de Le Nouvel Observateur. Gli architetti Renzo Piano e Gae Aulenti. Il velista Giovanni Soldini. Sandra Bonsanti, presidente di Libertà e Giustizia, e don Luigi Ciotti, presidente di Libera. Libertà e Giustizia, si legge in una nota, “testimonia la sua solidarietà in particolare ai giornalisti di Repubblica e dell’Avvenire, direttamente minacciati e spiati con metodi piduisti, ma in generale a tutti i giornalisti italiani che con questa denuncia di Silvio Berlusconi hanno ricevuto una sorta di avvertimento: è vietato fare domande; è vietato criticare”. Arriva anche un messaggio di solidarietà dell’Anpi, l’Associazione nazionale partigiani d’Italia, e del presidente dell’Unione dei giovani avvocati Gaetano Romano.
All’appello ha aderito anche l’Arci nazionale.
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Dal mondo della cultura e dello spettacolo sono arrivate le firme, fra le altre, di Dario Fo, Andrea Camilleri, Roberto Saviano, Bernardo Bertolucci, dello scrittore cileno Luis Sepulveda. Ed altre se ne aggiungono. Roberto Benigni e Nicoletta Braschi, Liliana Cavani, Francesca Archibugi, Paola Cortellesi. Gli editori Alessandro e Giuseppe Laterza, l’attrice Lella Costa, le scrittrici Sandra Petrignani e Clara Sereni, il pittore e disegnatore Tullio Pericoli. E ancora, Jovanotti, Shel Shapiro, Arnoldo Foà, Giuseppe Piccioni, Riccardo Milani, Silvio Soldini, Andrea Vianello, Giovanni Floris, Corrado Augias, Ludina Barzini, Fiorella Mannoia, Sergio Staino, Pippo Baudo, Niccolò Ammanniti, Claudio Bisio e Sandra Bonzi, Mariangela Melato, Antonio Albanese, Salvatore Settis, Caterina Murino, Filippo Timi, Asia Argento, il regista Enzo D’Alò. E si aggiunge Arnoldo Foà che “aderisce con convinzione”.
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C’è anche l’adesione
di Adriano Celentano e di sua moglie Claudia Mori. Un tema, quello della libertà di stampa, caro al cantante: nell’ottobre del 2005, nel corso di una delle puntate del suo show Rockpolitik in onda su RaiUno, Celentano mostrò la classifica – redatta dall’istituto di ricerca americano Freedom House – del livello di “Freedom of the Press”, la libertà di stampa presente nei paesi del mondo (l’Italia compariva allora al 77esimo posto).
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Tra gli altri firmatari – oltre ai già citati Fo, Camilleri, Bertolucci – anche Gino Strada, Franca Rame, Carlo Verdone, Elda Ferri, Victoria Cabello, Fabrizio Gifuni, Francesca Comencini, Gabriele Salvatores, Giulio Scarpati, Pierfrancesco Favino, Ascanio Celestini, i produttori cinematografici Angelo Barbagallo e Domenico Procacci, Marco Risi, Davide Ferrario, Sandro Veronesi, Carlo Lucarelli, Antonio Scurati, Erri De Luca, Giuseppe Montesano, Enrico Deaglio, Francesco Rosi, Carla Fracci e Beppe Menegatti, Ornella Vanoni, Miranda Martino, Angela Finocchiaro, Michele Placido e Renato De Maria. E dall’estero arriva l’adesione di Helen Mirren, premio Oscar per l’interpretazione della Regina Elisabetta in The Queen.
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E ancora, Guido Rossi, Carlo Ginzburg, Rosario Villari, Tullio Gregory, Corrado Stajano, Giovanni De Luna, Miguel Gotor, Sandro Petraglia, Stefano Rulli, Ottavia Piccolo, Licia Maglietta, Carlo Freccero, Enrico Bertolino, Dori Ghezzi, Monica Guerritore, Ferzan Ozpetek, Milva, Marco Bellocchio, Teresa De Sio, Maurizio Nichetti, David Riondino, Franco Battiato, Saverio Costanzo, Carlo Degli Esposti, Massimo Ghini, Ettore Scola, Furio Colombo, Giacomo Marramao, Stefania Sandrelli, Giovanni Soldati, Valerio Mastandrea, Alessandro Gassman, Stefano Accorsi, Paolo Sorrentino. Maurizio Crozza aderisce e osserva: “La mia solidarietà va a Silvio Berlusconi. Dove s’è mai visto un giornalista che pone domandi irriverenti al capo del governo? Un bravo giornalista non assume iniziative, un bravo giornalista scrive sotto dettatura”.
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1 settembre 2009
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Boffo: “Ecco i veleni di Feltri”

Il direttore dell’Avvenire al contrattacco, sul suo giornale la “lettera anonima”
Solidarietà anche da Famiglia Cristiana: “No alla Chiesa del silenzio”

Il Papa a Bagnasco: “Stimo la Cei”

Berlusconi e le ‘dieci domande’ di Repubblica: “Se continuano perdono di credibilità”
Il giudice di Terni nega l’accesso agli atti, autorizza solo copia del decreto di condanna

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Il Papa a Bagnasco: "Stimo la Cei" Boffo: "Ecco i veleni di Feltri"Vittorio Feltri e Dino Boffo

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ROMA – Il Vaticano torna a confermare la sua solidarietà al direttore dell’Avvenire Dino Boffo smentendo Il Giornale che aveva parlato di tensioni tra la Santa sede e la Conferenza episcopale italiana. Nel pomeriggio è lo stesso Pontefice a riconfermare l’unità d’intenti con la Cei attraverso una telefonata personale al cardinale Bagnasco. Interviene anche Famiglia Cristiana, criticando chi vuole la “Chiesa del silenzio” e l’Avvenire va al contrattacco dopo le accuse pubblicate dal Giornale. Berlusconi nega che vi siano difficoltà di rapporti tra Stato e Chiesa e nel frattempo, il giudice di Terni nega l’accesso agli atti del procedimento a carico di Dino Boffo per molestie personali a una donna. Lei però non vuole intervenire. Sua madre spiega: “Per noi è una vicenda chiusa, inopportuno chi l’ha tirata fuori”.
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Vaticano: “Nessun contrasto con la Cei”.
“I tentativi di contrapporre la segreteria di Stato e la Conferenza episcopale italiana “non hanno consistenza”. Lo afferma il portavoce del Vaticano, padre Federico Lombardi, riferendosi ad alcuni commenti apparsi sulla stampa in questi giorni, in primis al retroscena “Quella tensione tra la Santa Sede e la Cei” pubblicato oggi da Il Giornale. “Confermo che il cardinale segretario di stato Bertone ha parlato con il dottor Boffo manifestandogli la sua vicinanza e solidarietà – spiega Lombardi – E’ chiaro che vi è accordo tra la Santa sede e la Chiesa in Italia, nel rispetto delle rispettive competenze”.

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Il Papa a Bagnasco: “Stima e gratitudine”. Alla dichiarazione di questa mattina segue una nota dell’ufficio comunicazione della Cei che dà conto della telefonata personale del Pontefice al cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana. “Nel corso della conversazione il Papa ha chiesto notizie e valutazioni sulla situazione attuale – si legge nella nota – e ha espresso stima, gratitudine ed apprezzamento per l’impegno della Conferenza episcopale italiana e del suo presidente”.
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Avvenire: “Ecco i veleni di Feltri”. Il quotidiano dei vescovi dedica oggi alla vicenda le ultime tre pagine: a fianco dell’editoriale le fotografie del certificato del casellario giudiziale pubblicato ieri in prima pagina dal Giornale e quella della cosiddetta “informativa”, definita il “foglio B”. Una “lettera anonima”, aggiunge Boffo nel suo articolo, che “mai avrei creduto” di dover pubblicare. Un atto ora “inevitabile” perchè “bisogna che i lettori di Avvenire sappiano che cosa è in realtà la ‘sentenza giudiziaria’ maneggiata come un manganello”: “Uno sconclusionato e sgrammaticato distillato di falsità e di puro veleno costruito a tavolino per diffamare”. Il direttore di Avvenire rileva anche che il Giornale di Feltri “già da ieri ha cominciato a dissimulare la vergognosa operazione. Non più mescolando le carte ma cercando di far sparire quella che dimostra quanto sporco sia il gioco che stanno conducendo”.
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Il premier: “Con il Vaticano dialogo quotidiano”. Silvio Berlusconi intervistato da Il Giornale, spiega di non avere querelato Repubblica: “Ho avviato una causa civile. Quanto alle dichiarazioni della sinistra meglio soprassedere per amor di patria”. Poi interviene da Danzica: “Leggo delle cose su distanze e difficoltà tra il Governo. Queste distanze non sono mai esistite e non esistono”. E aggiunge, riferendosi alle polemiche tra il Giornale e l’Avvenire, che “il Governo non ha alcuna responsabilità per quello che è successo nelle diatribe giornalistiche che si sono verificate. Non c’è nessuna distanza con la Santa Sede – ripete – abbiamo continuato come sempre i nostri dialoghi pressochè quotidiani e quindi tutto ciò che ho letto sui giornali è esattamente il contrario della realtà”.
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Famiglia Cristiana: “No a Chiesa del silenzio”. “Nell’Italia d’oggi molti sembrano rimpiangere la Chiesa del silenzio. Sono coloro che ogni volta che vescovi, parroci o mass media cattolici fanno sentire la loro voce, parlano di indebite ingerenze, minacciano ricatti e ritorsioni, brandendo l’otto per mille o il Concordato come cappio al collo di una Chiesa che si vorrebbe reticente o in ostaggio”. E’ quanto scrive il settimanale “Famiglia cristiana” nel numero in edicola giovedì prossimo, esprimendo fra l’altro la propria solidarietà a Boffo.
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Negato l’accesso al fascicolo. Il giudice Pier Luigi Panariello ha disposto che dal decreto penale di condanna, che i giornalisti potranno avere in copia, venga cancellato il nome della persona offesa. Panariello ha reso noto che il procuratore della Repubblica di Terni Fausto Cardella aveva invece espresso parere favorevole alla messa a disposizione dei giornalisti di tutti gli atti del fascicolo, celando comunque il nome della persona offesa. “Ritengo – ha detto il gip – che il diritto di cronaca possa essere soddisfatto attraverso la divulgazione del fatto, cioè di come si è concluso il procedimento”.
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Famiglia donna molestata: “Per noi storia chiusa”.
“La vicenda è chiusa da tempo e chi l’ha ritirata fuori oggi è inopportuno”. Così ha detto la madre della donna che nel 2001 fu oggetto di molestie telefoniche da parte di Dino Boffo. La signora, che vive a Terni, ha ribadito che la figlia non ha intenzione di rilasciare dichiarazioni o interviste. Secondo il settimanale Panorama la “vittima” ai tempi delle telefonate era una ventenne fidanzata con un uomo più grande di lei.
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1 settembre 2009
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Licenziata la preside che rifiutò l’alzabandiera

Padova, incarico revocato per «incapacità gestionale». L’Ufficio regionale: «Episodio marginale, altri i motivi»

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La scuola Duca D’Aosta di Villafranca (archivio)La scuola Duca D’Aosta di Villafranca (archivio)

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VILLAFRANCA PADOVA­NA (Padova) — Un anno fa aveva disertato l’omaggio patriottico al tricolore del 4 Novembre per paura di of­fendere gli studenti stranie­ri. Oggi è diventata lei stes­sa, nuovamente e suo mal­grado, un «caso nazionale»: Maria Grazia Bollettin, fino ad ora a capo dell’Istituto comprensivo di Villafranca Padovana, causa «incapacità gestionale» da oggi non è più un dirigente scolastico. Se il licenziamento di un docente è un caso più unico che raro, quello di un presi­de non era mai avvenuto pri­ma. Un durissimo provvedi­mento motivato «dall’inca­pacità gestionale dell’interes­sata » e per cui l’istituto, esauriti i presidi a disposizio­ne, dovrà ora accontentarsi della reggenza a scavalco di Filippa Renna, dirigente del 13˚ istituto comprensivo di Padova. «Tecnicamente si parla di recesso dal contrat­to per giusta causa. In prati­ca, una sorta di licenziamen­to ».

A spiegarlo è lo stesso direttore dell’Ufficio scolasti­co regionale Carmela Palum­bo, che non vuole collegare la grave decisione ufficializ­zata ieri alle polemiche sul mancato alzabandiera di un anno fa, che tra gli altri ave­va fatto balzare sulla sedia l’intero gruppo di An, da quello comunale fino ai più alti scranni del Parlamento. Lo scorso 4 novembre infat­ti, per decisione della presi­de, quasi tutti gli 800 alunni dell’Istituto comprensivo di Villafranca avevano dato for­fait alle celebrazioni della fe­sta nazionale, alla cerimonia religiosa come a quella civi­le, tradizionalmente promos­sa dal sindaco Beatrice Pio­van per ricordare tutti i cadu­ti della patria, da quelli della tragica Prima guerra mon­diale fino alle vittime più re­centi della strage di Nassir­iya. Imprecisate ragioni sulla presunta «offesa alla sensibi­lità dei bambini stranieri» avevano frenato la dirigen­te, che aveva cautamente evi­tato di presentarsi assieme agli studenti al momento delle celebrazioni. Definita «incredibile» dal ministro della Difesa Ignazio La Rus­sa, la scelta aveva ottenuto una reazione di indignata sorpresa anche dallo stesso Presidente della Camera Gianfranco Fini. «Ma i fatti sui quali si è concentrata la stampa non c’entrano nulla. Hanno fatto molto chiasso mediatico, ma gli ispettori hanno valu­tato la situazione complessi­vamente — spiega ora Car­mela Palumbo, che nella giornata di ieri ha conferma­to l’inderogabile decisione presa a spese della dirigente — La stampa ha messo in ri­salto questioni marginali, ri­spetto a quelle valutate nel corso di tre ispezioni – conti­nua Palumbo – effettuate da tre persone diverse. Due nel corso dell’anno 2007-2008 e solo l’ultima nel 2008 -2009».

C’è poi la posizione dei sindacalisti: «La causa, dal nostro punto di vista, sta proprio nella relazione ge­stionale intrapresa dalla diri­gente: una situazione inso­stenibile che va avanti da due anni, e che ha portato a scioperare addirittura otto­cento studenti dai sei ai tre­dici anni, anche quelli di pri­ma elementare» racconta Ne­reo Marcon, segretario regio­nale della Cisl Scuola che più volte, nei mesi scorsi, si era fatto portavoce delle istanze del corpo docente. Assenze da scuola in pre­senza di decisioni impellen­ti, come i fondi da definire o le relazioni sindacali, in ge­nerale una mancanza totale di rapporto tra dirigente e il restante ambiente scolasti­co. Questa, a grandi linee, la causa dell’epilogo definiti­vo, così come viene spiegata dai sindacalisti. E un altro istituto oltre ai settanta già annunciati si ritrova in Vene­to senza un preside a dispo­sizione. «Dopo le visite ispet­tive e gli accertamenti del ca­so, si è deciso di revocare l’incarico. Si tratta di un nor­male iter di accertamento, anche se queste decisioni non vengono prese a cuor leggero» afferma anche il di­rettore dell’ufficio scolastico padovano Franco Venturel­la. «Appresa ieri la decisio­ne, abbiamo nominato diri­gente reggente Filippa Ren­na, una persona molto stima­ta, in passato già dirigente della scuola».

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Maria Paola Scaramuzza
01 settembre 2009

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fonte:  http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2009/1-settembre-2009/licenziata-preside-che-rifiuto-l-alzabandiera–1601721721786.shtml

Alemanno nomina un ex naziskin al vertice di Ama

Alemanno nominaun ex naziskinal vertice di Ama

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Il nuovo amministratore delegato della società Ama che si occupa dei rifiuti a Roma è Stefano Andrini. Perché il sindaco Alemanno ha scelto proprio lui? Evidentemente per il suo curriculum: una condanna a 4 anni e otto mesi per tentato omicidio, una militanza ventennale tra i naziskin romani, una aggressione (in compagnia di suo fratello) a colpi di spranga ai danni di due ragazzi finiti in ospedale e in coma, la convinta celebrazione nella città di Wunsiedel del delfino di Hitler Rudolf Hess, ecc…

«Con la nomina di Andrini il sindaco conquista il podio dell’inaffidabilità e si dimostra prigioniero dell’estrema destra. Come purtroppo previsto, ecco infatti l’ennesimo dietro front, con annessa pessima figura, di Alemanno che solo pochi mesi fa, in seguito alle notizie trapelate sui media, aveva smentito la nomina dell’ex naziskin ad amministratore delegato di Ama servizi ambientali». Lo dichiara in una nota il consigliere del Pd alla Provincia di Roma Pino Battaglia.

Il diretto interessato tenta una replica: «Sono iscritto da Alleanza Nazionale da oltre 10 anni e ora ho aderito al Popolo delle Libertà nei cui valori mi riconosco pienamente. Ho pagato il mio debito con la giustizia per ciò che è accaduto 20 anni fa e sono stato completamente riabilitato già da molti anni» e annuncia «querelerò per diffamazione e citerò per danni chiunque osi definirmi naziskin…».

Ma a definirlo così è l’agenzia Ansa che racconta di una delle sue ultime “imprese”: una sassaiola a la Sapienza nel 1994 prima di un concerto antirazzista organizzato dalla sinistra giovanile. L’unico arrestato è Stefano Andrini. «Gli inquirenti – scrive l’Ansa – hanno ricordato che Andrini, ritenuto vicino agli ambienti dei nazi-skin aderenti a ”Movimento Politico”, era stato condannato a quattro anni di reclusione per aver partecipato il 10 giugno dell’89 all’aggressione di due ragazzi davanti ad un cinema in piazza Capranica, al centro di Roma».

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31 agosto 2009

fonte:  http://www.unita.it/news/italia/87842/un_ex_naziskin_al_vertice_di_ama