Archivio | settembre 12, 2009

Placido querela Brunetta: “Indignato per le sue parole”

SCHIFOSO CHI?

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L’attore e regista annuncia in una lettera la denuncia contro il ministro, che ieri aveva detto che al Lido “c’è un pezzo d’Italia molto placida e leggermente schifosa”

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VENEZIA – Michele Placido ha deciso di querelare il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta, che ieri da Gubbio aveva detto che al Lido c’è “un pezzo d’Italia molto rappresentata, molto ‘placida’, e quest’Italia è leggermente schifosa”. “Sono indignato, anzi indignati siamo io e i miei familiari perché ha usato il mio nome”, dice il regista presente in concorso alla Mostra con il film Il grande sogno.

Con una lettera aperta, Placido dice al ministro Brunetta: “Ha sbagliato persona per questo io la denuncio alla giustizia italiana. Questo signore che lei chiama Placido, leggermente schifoso, lavora per il comune di Roma Teatro Tor Bellamonaca gratis da cinque anni, teatro di periferia signor Brunetta e sempre gratis con le risorse di pochi ha creato un teatro in Calabria per bambini in un posto di sangue e di ‘ndrangheta”.

Placido prosegue: “Per quanto riguarda il regista di cinema, i miei ultimi tre film, a proposito di sovvenzioni non ne hanno avute e hanno incassato 14 milioni di euro più le vendite all’estero. Non voglio dilungarmi sulla mia lunga carriera come attore con premi internazionali e lavori con Monicelli, Rosi, Tornatore, Albertazzi, Strehler, Ronconi: fannulloni anche loro? Molti film da me interpretati sono stati candidati all’Oscar, la serie La Piovra premiata e venduta nel mondo ha fatto incassare alla Rai miliardi di lire sul mercato estero. Non chiedo una percentuale, ma rispetto. Ho lavorato anche con Mediaset nel rispetto dell’azienda così come ho sempre lavorato lealmente con i funzionari dello spettacolo anche di questo governo. In Francia sarei un pezzo della cultura francese, qui invece sono un pezzo come ha detto lei leggermente schifoso. La denuncio per questo, ma forse vengo ingiuriato da lei, perchè ho dichiarato che non ho mai votato per il presidente Berlusconi?”.

“Ho sempre cercato di servire lo Stato pensando che cinema e teatro hanno una funzione civile importante, forse è questa una colpa? – conclude Placido – Ho fatto anche l’elogio degli uomini di destra quando era il caso, vedere la storia di Ambrosoli nel film Un eroe borghese. Insomma anche io credo che in Italia bisogna lavorare e fare la propria parte con onestà, come lei. Ma lei la denuncio – prosegue Placido nella lettera aperta – perché offende il mio nome, la mia dignità e non distingue come non ha distinto 40 anni di lavoro, per questo ci vedremo in tribunale”.

La lettera, per la quale Placido questa mattina si è consultato con il proprio legale, si conclude con un post scriptum. “Il mio prossimo film è prodotto dalla Fox e l’anno prossimo mi trasferisco con la famiglia in Francia per un contratto come regista già firmato con la Pathè cine, una delle maggiori società in Europa. Le voglio ricordare il titolo del film Miserere! e non è una battuta”.

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12 settembre 2009

fonte:  http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/spettacoli_e_cultura/cinema/venezia/placido-brunetta/placido-brunetta/placido-brunetta.html?rss

SCUOLA – Messina, Due precarie in sciopero della fame

Due insegnanti di Messina hanno dato inizio alla protesta a Palazzo Zanca sede del Comune. In Sicilia oltre 5000 insegnanti non verranno riconfermati

“Esclusa dopo 20 anni nella scuola”

Una di loro, Letizia Sauta, 47 anni, due figli, l’anno scorso ha ricevuto solo incarichi temporanei e quindi non rientra nei criteri richiesti dal decreto ‘salvaprecari’

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di ROSARIA AMATO

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Due precarie in sciopero della fame "Esclusa dopo 20 anni nella scuola"Una manifestazione di protesta degli insegnanti precari

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ROMA – Due insegnanti precarie di Messina hanno dato inizio a uno sciopero della fame per protestare contro i tagli della riforma Gelmini. Una delle due docenti, Letizia Sauta, insegnante di sostegno, è rimasta senza un incarico annuale già l’anno scorso, e teme che questo la escluda definitivamente dalla professione che ha esercitato per oltre vent’anni. “In base al decreto Gelmini e all’accordo Miur-Regione Sicilia, Letizia potrebbe perdere 12 punti e rimanere fuori dal sistema scolastico italiano”, denuncia Liliana Modica, assessore alla Pubblica Istruzione nella precedente giunta cittadina di centrosinistra, e insegnante all’Istituto Nautico di Messina.

Mentre l’altra insegnante che ha dato inizio allo sciopero della fame, Rosaria Marchetta, probabilmente rientrerà nei criteri richiesti dal decreto ‘salva-precari’, ma per lei è una questione di principio, oltre di solidarietà con la collega: “Per me la questione è la qualità della scuola pubblica, e senza stabilizzazione dei precari questa non può esserci”.

Letizia e Rosaria hanno già trascorso una notte sedute sui gradini di Palazzo Zanca, sede del Comune di Messina, e sono pronte a farlo anche stanotte e per tutto il tempo necessario ad avere una risposta ai problemi sollevati. “Resteremo qui facendo lo sciopero della fame a oltranza”, assicurano. “Hanno già parlato con il sindaco Buzzanca – dice Liliana Modica – che le ha quasi rimproverate, e ha preso le distanze dicendo che la questione non dipende da lui”.

La situazione degli insegnanti siciliani è profondamente grave: “Al momento ci sono 7.000 precari che perderanno il posto già quest’anno, 1000 solo nella provincia di Messina. – ricorda Modica – Il decreto salva-precari ne salverebbe 1800, ma in una Regione come la nostra, che offre pochissime prospettive di lavoro, si tratta solo di un’elemosina. E questo è solo il primo anno di lacrime e sangue, i tagli verranno distribuiti in tre anni. Fra l’altro non abbiamo neanche capito che criteri verranno utilizzati per il ‘salvataggio’: nessuno dice nulla. I precari di Palermo sono stati ricevuti dal presidente della Regione Lombardo solo perché avevano cominciato lo sciopero della fame. Bisogna essere alla disperazione per farsi ricevere. Ma anche dopo essere stati ricevuti, la loro situazione al momento non è cambiata, e infatti al Tg3 che li intervistava hanno detto ‘Ora però vogliamo i fatti’. Qui si parla di famiglie monoreddito, di persone che nella scuola hanno investito tutto, che hanno superato concorsi di abilitazione, che hanno anche due lauree e un master.

Letizia Sauta ha 47 anni, è sposata e madre di due figli. E’ la 320esima nella graduatoria comunale delle supplenti, e 107esima in quella provinciale. “Quando pensavo – afferma – dopo tanti sacrifici e tanti titoli di aggiornamento e di specializzazione di aver raggiunto la stabilizzazione, mi sono ritrovata totalmente spiazzata, sono senza lavoro per i tagli scellerati alla scuola. Lo Stato non prende in considerazione il mio lavoro ed anche se sono cresciuta professionalmente mi mette in mezzo alla strada. Noi non chiediamo l’elemosina, ma un lavoro. Il lavoro che tutti noi ci siamo guadagnati sul campo”. E assicura: “Continuerò questo sciopero della fame fino a che le forze non me lo permetteranno, sono una madre di famiglia, sono responsabile. Non voglio rischiare totalmente la vita, questa soddisfazione al governo non gliela do”.

La protesta di Rosaria e Letizia a Messina è affiancata da quella degli altri insegnanti precari della città, che da giorni hanno occupato l’ufficio scolastico provinciale, e che oggi si sono spostati in piazza Unione Europea, davanti al Comune, vicino alle due colleghe. Il presidio dei precari durerà fino a lunedì 14, quando i manifestanti andranno a Palermo per la manifestazione regionale.

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12 settembre 2009

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fonte:  http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/scuola_e_universita/servizi/precari/sciopero-messina/sciopero-messina.html?rss

Mobbing spinto e perdità di identità dietro ai suicidi di France Telecom

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di Gabriele Santoro

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ROMA (12 settembre) – Mobilità interna, esuberi, declassamento di ruolo, sovraccarico di lavoro e perdita di senso: questa è la miscela esplosiva che dal febbraio 2008 ha travolto i dipendenti di France Telecom, colosso francese delle telecomunicazioni.

L’ultimo caso dei trentatrè tentativi di suicidio è quello di una impiegata trentaduenne, che durante una riunione sulla riorganizzazione del servizio di assistenza alla clientela, dove era addetta, si è lanciata dal quarto piano dell’edificio del gruppo e ora lotta tra la vita e la morte all’ospedale parigino Beaujon. Dalla metà di luglio a oggi sono stati già sei i tentativi di suicidio. Il 14 luglio a Marsiglia un dipendente si è ucciso lanciando questo pesante atto di accusa: «Mi tolgo la vita a causa del mio lavoro a France Telecom. È l’unica ragione. La totale disorganizzazione dell’impresa, gestita incutendo il terrore nei dipendenti, mi ha stravolto. Sono diventato un relitto, un naufrago. E’ meglio finirla qui».

La direzione del gruppo, dopo aver spiegato che i casi di suicidio si mantengono nella media (28 nel 2000 e 29 nel 2002, su un totale di oltre centomila addetti), ha accettato di aprire un tavolo (previsto per il 18 settembre) di concertazione con le forze sociali e il governo per fermare questa escalation. La mobilità interna, che al momento coinvolge 500 persone (tra il 2006 e il 2008 14mila salariati sono stati ricollocati verso i settori più trainanti: Adsl, telefonia mobile e servizi commerciali), è stata congelata fino alla fine di ottobre.

Olivier Barberot, direttore delle risorse umane di FT, ha reso l’onore delle armi «agli eroi di ieri, entrati in France Telecom quando il telefono ancora non era un servizio a disposizione di tutti, che avevano il posto sicuro e hanno sofferto il cambiamento della cultura aziendale». Didier Lombard, presidente del gruppo ha inviato una lettera ai quadri dirigenziali intermedi chiedendo di «rinforzare la vigilanza e di fare attenzione a tutti i segni di turbamento dei colleghi più prossimi».

La privatizzazione del gruppo. Nel 2008 France Telecom ha registrato un utile netto di 4.1 miliardi di euro. Negli ultimi due anni hanno lasciato il gruppo, tra licenziamenti e prepensionamenti, 22.450 impiegati e il 65% dei funzionari risulta assunto prima della privatizzazione del gruppo nel 1997. Danièle Linhart, sociologa e membro dell’Osservatorio sullo stress dei soggetti coinvolti dai piani di mobilità, in un’intervista a Le Monde collega la condizione di smarrimento e insicurezza sociale proprio alla privatizzazione, che ha cambiato la logica di France Telecom: da servizio pubblico a società quotata in Borsa. «Con la privatizzazione i lavoratori non sanno più dove sono, – spiega Danièle Linhart – centrifugati dai continui cambiamenti di mansioni e dall’ambiente di lavoro irriconoscibile. Il credo del management è quello di scuotere l’azienda come fosse un albero di cocco, per superare un supposto immobilismo. Si lavora in una condizione di allarme e di concorrenza interna sfrenata, che svuota di senso la propria funzione».

“Management della paura”. Il terrore che un giorno o l’altro si possa cadere nello stesso vortice ha contagiato molti lavoratori di France Telecom. Queste sono alcune testimonianze raccolte da Le Monde.fr. «Dieci anni fa ero fiera del mio posto a France Telecom,- racconta Olivia J. – il lavoro era stimolante ed ero contenta. Dopo è cambiato tutto. L’azienda si è disumanizzata, ormai siamo solo cifre. L’unica cosa che conta è quante vendite si riescono a portare a termine alla fine della giornata. Lo stress è permanente e gli smottamenti sono incessanti: sono alla sesta mansione. Ogni volta ci viene chiesto di ricominciare da zero e vendere sempre di più. La maggior parte dei miei colleghi va avanti ad antidepressivi. Quando sarà il mio turno di scoppiare?»

«Non si lavora più ma si naviga a vista – si sfoga Daniel Lebrun – la ricerca e l’innovazione sono disorganiche. Tecnici pieni di professionalità si ritrovano al servizio marketing: da quando ci siamo trasformati in una società di servizi, abbandonando la tecnica e lo sviluppo industriale, non siamo più noi stessi».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=72983&sez=HOME_NELMONDO

Immigrazione, Fini risponde a Bossi: “Il vero suicidio è negare i diritti”

Si sono aperti nel suo discorso agli stati Generali dei centristi a Chianciano Terme
L’appello di Rutelli all’Udc “Riformatori e centristi siano uniti”

E sul biotestamento il presidente della Camera cita il Catechismo

Ma il leader della Lega replica: “Nessuno va a dire ad altri di comandare in casa sua”

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Immigrazione, Fini risponde a Bossi "Il vero suicidio è negare i diritti"Gianfranco Fini

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ROMA – “C’è un rischio di discredito delle istituzioni, servono riforme”. Gianfranco Fini strappa applausi scroscianti all’assemblea dell’Udc in corso a Chianciano. “Servono riforme – insiste il presidente della Camera – e questo è un tema ineludibile”. Nei pensieri di tutti tornano i duri scontri tra il premier e Fini e le continue prese di distanza del presidente della Camera dall’agire del Cavaliere. “Dobbiamo costruire – dice Fini – una democrazia rappresentativa e governante, altrimenti rischiamo il cortocircuito. L’opionione pubblica che non può appassionarsi a questa eterna corrida”. Poi, un duro attacco a Bossi e alle sue politiche sull’immigrazione: “E’ un suicidio della ragione negare l’universalità dei diritti”. Una parola, suicidio, usata non a caso, visto che proprio il senatur ieri aveva parlato di lui come un uomo che si stava politicamente “suicidando”. Fini, oggi, insiste: “Lo dico a Bossi: negare che accanto alla politica dei doveri verso gli immigrati ci sia la politica dei diritti non credo sia un suicidio politico ma è il suicidio della ragione, non solo della pietà cristiana”.
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In serata arriva puntuale la replica di Bossi: “A casa loro, sì, dove sono cittadini – ha detto il leader della Lega, interpellato dai giornalisti prima di un comizio a Ferrara – qui sono i nostri che hanno i diritti. Qui nessuno va a dire ad altri di comandare a casa sua. Io non sono d’accordo che si dia il voto agli immigrati”.
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Ma non è solo sull’immigrazione che Fini rivendica la giustezza delle sue tesi. Anche sulla bioetica il presidente della Camera torna all’attacco. E lo fa leggendo un passo del Catechismo sul trattamento del fine vita e sottolineando la necessità di una legge condivisa per il testamento biologico, senza divisioni “becere e antistoriche” tra laici e cattolici e senza scontri tra fazioni. Poi la lettura di un lungo passo del Catechismo che parla delle cure ai malati terminali, passaggio in cui si sottolinea l’importanza delle cure palliative, del volere del malato e del no all’accanimento terapeutico.

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Rutelli: “Uniti per il Paese”.
“Riformatori e moderati devono lavorare insieme”. Francesco Rutelli lancia l’idea di un patto e raccoglie gli applausi della platea. E lo fa invitando i centristi (e anche il Pd a cui il presidente del Copasir appartiene) a non ragionare ”dentro orizzonti ristretti” come ”forze politiche che hanno una identita’ importante ma dimensioni insufficienti” di fronte alla grandezza dei problemi del Paese. Rutelli prevede un settembre in cui ”crescera’ l’evidenza della crisi” e si apriranno ”nuovi conflitti in ambito giudiziario”. E proprio a fronte di questo si apriranno scenari perché “democratici e riformatori e moderati lavorino insieme”. Per questo, continua Rutelli, “non bisogna ragionare entro orizzonti ristretti” di partiti e formazioni politiche “che hanno identità importanti ma dimensioni insufficienti rispetto ai problemi del Paese”. Infine un secco no al bipolarismo: musica per le orecchie dell’Udc. Pensando al futuro Rutelli replica secco a chi gli chiede se intenda unirsi a un eventuale progetto con Casini e Fini: “Si vedrà”.
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Buttiglione: “No al bipolarismo”.
“Meglio andare da soli”. Rocco Buttiglione apre così gli stati generali del Centro che si sono aperti a Chianciano. E lo fa parlando dell’oggi e rispondendo, indirettamente, al pressing che gli uomini di Casini stanno ricevendo in vista delle prossime regionali del 2010. Buttiglione ricorda “le campagne di annientamento contro l’Udc” sottolineando come “il popolo abbia dato fiducia a Prodi e se ne sia pentito, e poi abbia dato fiducia a Berlusconi e se ne sia sentito tradito”. Ed allora il presidente dell’Udc rivendica la lotta “contro l’attuale sistema elettorale e ribadisce di non voler scegliere “tra questa destra e questa sinistra”.
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Chiaro il ruolo che i centristi vogliono interpretare. Essere il punto di riferimento “per una realtà cristiana del paese che ci guarda e si domanda se siano tornati i tempi in cui dei cristiani in politica erano pronti a difendere con intransigenza i valori ed anche a pagare per i valori in cui credono”. Per questo Buttiglione cita Don Sturzo e pensa ad “un partito laico ma con l’ambizione di rappresentare politicamente il popolo cristiano”.
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Per Buttiglione, infatti, “il bipolarismo è fallito”. Conscio che l’Udc potrebbe essere l’ago della bilancia in vista della prossima tornata elettorale, il presidente dell’Udc detta le condizioni dei centristi: “Vogliamo fare proposte serie di programma e semmai vedremo chi vorrà venire con noi”. E se alleanze ci saranno, a destra come a sinistra, saranno legate al cambiamento: “Avremo vinto quando verrà il giorno in cui potremo scegliere se allearci con una nuova destra o una nuova sinistra che anche per la nostra azione saranno profondamente cambiati da quello che sono oggi”.
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Poi Buttiglione tocca il tasto dell’orgoglio per le scelte fatte. In primi la decisione di non entrare nel Pdl e di correre da soli. E a chi la definì un azzardo, Buttiglione replica rilanciando: “La nostra scommessa è rischiosa e la nostra politica richiede spiriti liberi e forti, non è fatta per opportunisti che si preoccupano solo di costituire o difendere una posizione di potere”.
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12 settembre 2009
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No nucleare, no carbone: Monaco si riscopre ecologica

La capitale della Baviera vuole convertire la copertura del suo fabbisogno di energia

Dal 2015 le utenze private, dal 2025 anche quelle industriali e commerciali

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dal corrispondente di Repubblica ANDREA TARQUINI

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Mulini per l’energia eolica

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BERLINO – No al nucleare, no al carbone: siamo una metropoli tra le più moderne del mondo, vogliamo diventare una metropoli che usa e consuma solo energia ecologica, da fonti rinnovabili: eolica, solare, idroelettrica. La scelta è di Monaco di Baviera, la postmoderna, iperindustriale e ricchissima capitale bavarese. La quale ha deciso di approfittare del prossimo addio al nucleare per convertire a fondo la copertura del suo fabbisogno d’energia: prima, cioè dal 2015, la totalità delle utenze private, poi dieci anni più tardi, dal 2025, anche quelle industriali e commerciali dovranno ricevere dall’azienda dell’energia elettrica cittadina, la Stadtwerke Muenchen (SWM) soltanto energia ecologica.
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E’ una scommessa nuova, probabilmente una novità in assoluto a livello mondiale: già esistono in Europa e altrove sulla Terra moltissimi villaggi e cittadine che usano solo energia ecologica e rinnovabile. Ma Monaco è una città di oltre un milione di abitanti nel cuore del vecchio continente, una metropoli prospera e pulsante, una locomotiva economica e finanziaria della Ue: ospita le case madri di aziende global player come Bmw o Siemens, come European Aerospace Eads o il colosso assicurativo Allianz, solo per citarne alcune.
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La Baviera, si sa, è uno degli Stati più conservatori della Germania, governato dalla Csu, unione cristianosociale, partito fratello locale della Cdu di Angela Merkel. Ma nel bastione cristianoconservatore la capitale Monaco è un’eccezione: la guida da anni il popolare borgomastro (sindaco) socialdemocratico (Spd) Christian Ude, alla testa di una giunta composta dal suo partito e dai Verdi. Ed è stata la giunta a lanciare il programma di riconversione totale della produzione di energia cittadina.

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SWM è l’unica azienda produttrice di elettricità a dimensione cittadina e non regionale o nazionale che in Germania sia rimasta proprietà del comune: le altre sono state privatizzate. E così SWM, di cui sono clienti il 95 per cento degli abitanti della città, negli anni del boom di Monaco, è diventata il quinto produttore tedesco di energia, dopo i colossi Eon, Enwb, Vattenfall e Rwe. Siccome la centrale nucleare di Isar 2, che attualmente fornisce il 25 per cento del fabbisogno di energia della città, verrà spenta nel 2020 nel quadro del programma tedesco di addio all’atomo civile, Monaco ha fretta.
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La SWM sta investendo alla grande in progetti per la produzione di energia rinnovabile ovunque: dall’Andalusia, dove finanzia al 50 per cento un’enorme centrale solare che sarà pronta nel 2011, fino a un enorme parco eolico nel Mare del Nord. Ironia della sorte: gli investimenti sono possibili grazie agli utili realizzati ancora dalla centrale nucleare.
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12 settembre 2009
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Lunedì parte la mini-naia. E ai militari viene da ridere. I precari in coro: “siamo alle soglie del ridicolo”

Da lunedì, penna nera in testa, in centocinquanta tornano a marciare. La mini-naia, orgoglio del ministro della Difesa Ignazio La Russa, finalmente comincia. Ma i nostalgici di Car e caserme, non si illudano. Anche questa, come ci ha abituato il governo Berlusconi da un anno e mezzo a questa parte, è solo propaganda. Due settimane nelle caserme di Brunico e Dobbiaco, tutto qui. Quasi una vacanza nelle montagne dell’Alto Adige. Guai a dirlo al ministro, però. Per lui, la mini-naia, è un’occasione per giovani valorosi, che potranno «verificare sul campo che cos’è la vita militare». Una «fase sperimentale», certo, durante la quale «i giovani non acquisiranno lo status di militare», ma «intanto cominciamo», si compiace La Russa. Facciamo un po’ di scena, tanto per cambiare.

L’annuncio della possibilità di trascorrere un breve periodo nelle forze armate, risale a un anno fa. Ma nel frattempo, chissà perché, ce n’eravamo dimenticati. E invece, fedele all’impegno preso con gli strenui difensori della Patria, il governo se l’è ricordato.

Mentre il servizio civile arranca (nel 2007 i fondi erano 290 milioni di euro, l’anno successivo scesero a 250, mentre quest’anno Tremonti ha chiuso a 171 milioni di euro, e dopo le proteste ne ha aggiunti altri 40), l’operazione “Pianeta Difesa” non ha subito ostacoli: per ora riguarderà solo il corpo degli alpini, ma il ministro assicura che il suo impegno non finisce qui: «Fin dall’inizio del mio mandato di ministro della Difesa – spiega La Russa – ho pensato alla cosiddetta mini naia cioè un periodo breve, che possa essere volontariamente utilizzato dai giovani per una esperienza di preparazione atletico-culturale militare. Adesso, anche se non abbiamo ancora la forma definita c’è già un primo avvio. Questa esperienza, che io consiglio – ha sottolineato – è preparatoria della mini naia vera e propria, ma sono molto contento che possa intanto partire».

La selezione dei volontari è stata affidata all’Ana, l’associazione nazionale alpini: sono stati scelti centocinquanta giovani tra i 18 e i 25 anni, e tra loro ci sono anche trenta donne. Si tratta, spiega ancora il ministro, di un’occasione «per riavvicinare le nuove generazioni alle Forze armate e ai valori che esprimono». In due settimane, i ragazzi che hanno superato le selezioni studieranno l’organizzazione e le funzioni delle Forze Armate, la cooperazione civile-militare, i rapporti tra Forze Armate e Protezione Civile nei casi di calamità, sosterranno un addestramento di base (con montaggio e smontaggio armi), proveranno tecniche di movimento e sopravvivenza in ambito montano, apprenderanno elementi di topografia e orientamento, nozioni di primo soccorso, prevenzione antincendio, addestramento base di difesa personale, tutela dell’ambiente, educazione sanitaria, igiene alimentare e cenni di diritto umanitario. Solo cenni, mi raccomando.

La leva obbligatoria è stata sospesa dal 1 luglio del 2005 e ha aperto la strada a un nuovo modello di esercito, composto soltanto da professionisti. Per questo, la mini-naia, negli intenti del ministro La Russa, dovrebbe contribuire a «colmare il vuoto che si è creato». Ma a dire il vero, il ministro, non convince nemmeno i militari. Sul blog dei precari delle forze armate (ebbene sì, ci sono anche loro) i commenti all’annuncio della mini-naia non sono esattamente entusiasti: «Con tutto il rispetto, invece che pensare ai vuoti dell’Ana… », dice un utente anonimo. «Ormai siamo alla soglia del ridicolo! Ecco come buttare nel cesso il denaro pubblico!», gli fa eco un altro. «Vi garantisco, mai avuto così poco personale a disposizione…nemmeno per i picchetti e le guardie! – scrive un altro sul blog – …e le ronde di port security? Chissà se Silvio lo sapesse! Chissà se Silvio lascerebbe mai una sua azienda in questo stato!».

Insomma, altro che mini-naia, sono altri i problemi da risolvere. Quelli che ha provato a spiegare il senatore Pd Gianpiero Scanu in commissione Difesa: «Come noto, a mettere in crisi il reclutamento sono stati i tagli di bilancio che hanno reso sempre più difficile al personale delle Forze Armate anche l’ordinaria attività quotidiana. Non vi è stata alcuna diminuzione delle domande di arruolamento nelle Forze Armate – spiega Scanu – ma anzi il numero degli aspiranti al servizio permanente è di gran lunga superiore alla possibilità delle Forze Armate di darvi riscontro. Impiegare risorse a scopi pubblicitari per attrarre i giovani quando poi non si sarebbe in grado di garantirne un effettivo e stabile inserimento – aggiunge – è offensivo sia nei confronti dei giovani che delle Forze Armate».

I Radicali Marco Perduca e Donatella Poretti nei giorni scorsi hanno presentato al Senato un’interrogazione sul progetto: «Il Ministro La Russa – sostengono – lancia il Pianeta Difesa secondo il quale, in due settimane, si dovrebbero avvicinare i giovani all’esercito. Invece di porsi un problema strutturale si distraggono attenzioni e professionalità su iniziative di facciata che persistono nel mantenere il nostro esercito mal equipaggiato e mal utilizzato». Tranquilli, comunque, la sceneggiata dura poco. Sabato 26 settembre i centocinquanta valorosi sono già di ritorno a casa.

Fonte: Unita.it

Tratto da L’Altra Notizia

I militari Usa tendono la mano al governo golpista

Il comando Sud Usa ha invitato il governo golpista honduregno a unirsi alle manovre militari congiunte delle Forze alleate Panamax 2009

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Il comando Sud degli Stati Uniti ha invitato il governo golpista honduregno a unirsi alle manovre militari congiunte delle Forze alleate Panamax 2009. Gli esercizi navali congiunti coordinati dagli Usa iniziano oggi e dureranno fino al 22 settembre.

Saranno in settemila gli uomini coinvolti, sia soldati che civili, e tra questi, come se niente fosse, si troveranno anche gli honduregni, in rappresentanza di un governo non legittimo, in quanto istituitosi grazie a un colpo di stato. L’appuntamento è nella zona del canale di Panamà.

Invitando le Forze armate dell’Honduras di Roberto Micheletti, il Comando sud Usa è andato contro le dichiarazioni pubbliche del presidente Barack Obama, che ha rigettato il colpo di Stato senza sé e senza ma. Non solo. Va contro anche alle raccomandazioni dell’Organizzazione degli Stati americani (Oea) e dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu), che hanno chiesto di rompere le relazioni con il regime di fatto.

“Sarebbe un precedente terribile, se iniziassimo a tornare indietro all’era in cui i colpi di stato si consideravano periodi di transizione politica. La regione ha fatto enormi progressi negli ultimi venti anni nello stabilire tradizioni democratiche in America Centrale e in America Latina. Non vogliamo tornare indietro in quell’oscuro passato”. Queste le parole del presidente Usa, barack Obama, subito dopo aver appreso la notizia del golpe militare orchestrato da Zelaya e dalla leadership economica del paese. Con una rassicurazione: che gli Stati Uniti avrebbero lavorato con l’Organizzazione degli stati americani e le altre istituzioni per cercare di risolvere il conflitto pacificamente.

Da allora sono passati due mesi e mezzo. Il presidente legittimo, Manuel Zelaya, è ancora in esilio forzato. Il governo golpista è vivo e vegeto e ha instaurato un regime repressivo contro ogni afflato di ribellione. Che comunque prosegue, coraggiosamente. Non esiste ormai piu libertà di stampa. Né di espressione. Né di opinione. Ogni manifestazione è stata repressa con la forza con il risultato che due manifestanti sono rimasti uccisi, molti contusi e tanti sono finiti in prigione.

Eppure, le parole di condanna, altisonanti, si sono eclissate. E in tutta risposta gli Usa, i militari, tendono la mano ai colleghi honduregni. Alla faccia della democrazia.

Fonte: PeaceReporter

SAVONA – Stop alle merendine a scuola, Varazze serve frutta fresca

L’iniziativa adottata da Mariangela Calcagno, consigliere delegato alla pubblica istruzione, su consiglio della dietologa della Asl 2 Carla Fontana

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Meglio frutta, cracker e yogurt al posto degli ipercalorici panini, focaccia e spuntini dolci

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Addio alle gustose ma ipercaloriche merendine dell’intervallo, arriva la buona e sana merenda raccomandata dalla dietologa. Contro l’obesità che minaccia le nostre nuove generazioni le istituzioni si mettono in moto, la guerra alle calorie è aperta e prima di tutti saranno i nostri bambini, è proprio il caso di dirlo, a raccoglierne i frutti.

Infatti frutta, ma non solo, verrà fornita da quest’anno a tutti gli alunni delle scuole primarie del comune di Varazze per sostituire quelle merendine troppo grasse che rendevano i bambini sonnolenti e poco attenti alle lezioni.

«Al momento di rinnovare l’appalto alla ditta che effettua il servizio di refezione per la mensa scolastica abbiamo preso accordi perché questa fornisca anche la merenda per l’intervallo delle 10. L’ideatrice è Carla Fontana, dell’Asl 2 di Savona, la dietologa infantile che ci segue per i menù scolastici», racconta Mariangela Calcagno, consigliere delegato alla pubblica istruzione, nonché maestra lei stessa in una delle scuole che sarà protagonista dell’iniziativa. E aggiunge: «Già da qualche anno nelle scuole d’infanzia diamo ai bambini la frutta, non permettendo di portarsi biscotti o altro da casa. Visto che i risultati sono stati buoni e sia genitori sia bambini sembrano aver apprezzato, abbiamo deciso di allargare l’iniziativa alle classi elementari e di arricchire il menù con altri alimenti salutari. Le medie sono ancora tenute fuori per via dell’età più difficile da gestire, ma forse un domani passeremo anche a loro».

La merenda consigliata dalla dietologa infantile prevede: frutta di stagione, yogurt, pavesini o crackers da alternarsi nei diversi giorni della settimana e per la sete semplice acqua.

Le classiche merendine preconfezionate, la ligurissima focaccia o i panini imbottiti di ogni bendidio non sono salutari, troppo pesanti per l’organismo, rendono i bambini lenti e stanchi già di prima mattina e i succhi vanno a peggiorare la situazione, per non parlare delle bibite gassate. Lo snack dell’intervallo deve lasciare il posto alla giusta fame che precede il pranzo, se troppo nutrienti rovinano l’appetito, proprio come ci insegnavano i nostri nonni.

La maestra Calcagno precisa: «Spesso i bambini arrivavano alla mensa già sfamati dalle merende e non apprezzavano quello che gli si presentava per pranzo. La nutrizionista ci ha spiegato la gravità di un comportamento simile. Così ci siamo messi in moto per migliorare le abitudini alimentari delle nostre nuove generazioni».

Tutte le insegnanti avranno un bel da fare per convincere bambini, abituati a mangiare dolci di ogni genere o salati gustosissimi, a sostituirli con alimenti, si sani, ma neanche paragonabili alle loro amate “schifezze”.

Anche il sindaco Giovanni Delfino, come professore, dà la sua opinione in merito e fa sentire chiaro il suo rimpianto per i tempi che furono: «Sono per le merende sane, quelle che le mamme ci preparavano con le loro mani, il semplice pane e olio o la buona marmellata fatta in casa con la frutta dell’orto.

Sicuramente i crackers sono più salutari di tante merendine ma sono sempre prodotti confezionati con scadenza, prodotti industriali. Rimpiango le merende d’una volta, ma ormai i tempi sono cambiati, le famiglie sono cambiate.

Qualche tempo fa un bambino ha portato in classe la torta per festeggiare il suo compleanno, sono nate polemiche perché non si poteva distribuire essendo stata fatta senza controlli. I tempi sono proprio cambiati».

Aspettiamo l’apertura delle scuole, prevista per il prossimo lunedì, per raccontare di come i bambini reagiranno davanti a frutta fresca e yogurt dovendo lasciare a casa le loro insane merendine.

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fonte:  http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/savona/2009/09/10/AMGXvguC-scuola_varazze_merendine.shtml