Archivio | settembre 13, 2009

SCUOLA – Al via l’annus horribilis dell’istruzione / Docenti senza contratto, un’Onda in tutt’Italia

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di Maristella Iervasi

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Le pagelle magari saranno pure on line e le assenze dei figli verranno comunicate ai genitori via sms. Uno specchietto per le allodole visto come la ministra unica dell’Istruzione ha ridotto la scuola che riapre oggi i portoni. Sempre più studenti appiccicati uno all’altro, stretti in classe fino a trentatrè ragazzi adolescenti e magari con al fianco diversi alunni con disabilità. Meno ore di lezione e nuove materie come quella che debutta alle medie: un’ora di “approfondimento in materia letteraria”, che non si sa a chi spetta. E insegnanti ridotto all’osso, al punto che i presidi non sanno come fronteggiare gli esoneri alla religione cattolica.

Ma non finisce qui. Le scuole riaprono più povere di prima in tutto, e non solo per la carta igenica e il sapone che sarà sempre a carico dei genitori: alla sonora sforbiciata di cattedre e risorse si aggiunge la questione della sicurezza. Non solo per l’edilizia scolastica che cade a pezzi: la scure di Tremonti è stata usata con vigore anche sui bidelli e il personale di segreteria. La sorveglianza dei bambini e dei ragazzi è demandata al fai-da-te. Ecco la scuola del rigore e del merito decantata dall’avvocato-ministro Mariastella Gelmini. Ore 8: scatta l’era Gelmini. Zaini in spalla, si ricomincia. E’ il primo giorno di scuola per oltre 6milioni e mezzo di bambini e ragazzi che vivono in dodici regioni. Ancora qualche giorno di vacanza per altri studenti: in  l’Emilia Romagna e il Friuli Venezia Giulia tornano nei banchi martedì, nelle Marche e in Basilicata mercoledì, il 17 sarà la volta della Sardegna e il 18 di Puglia e Sicilia. E anche nel terremotato Abruzzo riprenderanno e lezioni interrotte dal devastante sisma: tra il 21 settembre e il 3 ottobre scatta il tutti in classe.

Al pettine tutti i “guasti”, il gran caos e le mistificazioni del ministero. Per la scuola, un anno “horribilis”. Presidi e dirigenti lasciati soli a garantire la didattica e l’ordinaria amministrazione. Ma la Gelmini nel primo giorno di scuola si è assicurata il suo spazio a Mediaset. Solo dopo andrà a Napoli per inaugurare l’anno scolastico all’istituto penale per minorenni di Nisida. I docenti precari scalzati dagli ammortizzatori sociali promessi dal governo l’aspettano al varco.

Elementari E’ il giorno del ritorno del maestro unico prevalente nelle classi prime ma l’imposizione della Gelmini ha fatto un sonoro flop, nonostante i numeri sulla scelta delle famiglie che il Miur ha “girato” a proprio tornaconto. L’Onda anti-Gelmini almeno in questo è riuscita a contrastare la ministra-avvocato: ha tenuto testa al maestro “tuttologo”. Pochissime le classi a 24 ore, aumentano quelle a 27-30 e 40 ore con il tempo pieno. Abolite tutte le compresenze, che vuol dire abolire i laboratori come quello di informatica, impossibili da gestire da una sola maestra con 27 alunni. A rischio anche le uscite didattiche e le attività di recupero. Si prevedono disagi per i bidelli ridotti all’osso.

Medie Un tempo scuola di 30 ore settimanali. Cattedre a 18 ore, aumento del numero degli alunni per classe, fino a 30. Gli insegnanti di Lettere faranno solo lezioni frontali e non potranno più svolgere potenziamento, recupero e progetti. Anche qui laboratori a rischio per la cancellazione delle compresenze.

Superiori Un taglio di insegnanti di 11mila unità da subito. Classi-pollaio come non mai: da un minimo di 27 fino a 33 alunni. E non finisce qui. Dal prossimo anno scatta il riodino di Licei, Tecnici e Professionali. Per ora la riforma della scuola superiore non è legge. Spariranno tutte le sperimentazioni. Ai licei un tempo scuola più corto che alle medie: 27 ore al biennio e 30 al triennio (31 al Classico). Negli istituti si costituiranno dipartimenti e comitati scientifici. Come le aziende.

L’Onda Mobilitazioni, siti-in, occupazioni degli Uffici scolastici regionali e insegnanti precari in sciopero della fame. Dal Piemonte alla Sardegna riparte l’onda anti-Gelmini. Volantinaggi sotto le scuole del Paese: “Io non ci sto”, mentre dilaga la protesta sindacale. Oggi presidio della Flc-Cgil contro la soluzione dei contratti di disponibilità in viale Trastevere. E anche la Gilda degli Insegnanti chiede provvedimenti più incisivi che diano risposte a tutti i precari. Anche i Cobas di Piero Bernocchi in prima fila.  Il 9 ottobre lo sciopero dell’Unicobas.

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13 settembre 2009

fonte:  http://www.unita.it/news/scuola/88403/scuola_al_via_lanno_horribilis_dellistruzione

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Docenti senza contratto, un’Onda in tutt’Italia

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di Maristella Iervasi

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La protesta dei docenti precari sta dilangando come un’Onda in tutt’Italia. Il provvedimento varato nell’ultimo Consiglio dei ministri per 13mila persone è stato rimandato al mittente dai 25mila insegnanti che sono rimasti senza lavoro e stipendio per via dei pesanti tagli all’Istruzione: “No ai contratti di disponibilità. No alla guerra tra poveri”. La Flc-Cgil si è incatenata con chi è “rimasto in mutande” sotto il ministero di viale Trastevere. La Gilda dell’insegnante protesterà con un presidio di due giorni in piazza Venezia. E c’è di più. Da Milano alla Sardegna continuano le occupazioni e i sit-in sotto i provveditorati e i governatori regionali. Il tutto mentre oltre sei milioni di studenti tra lunedì e martedì torneranno a scuola. Un avvio scolastico davvero incandescente. L’Unicobas ha indetto uno sciopero per il 9 ottobre. Il sindacato Flc-Cgil potrebbe proclamarlo in seguito.

Chi è già in entrato in classe non l’ha trovata più la stessa. Ha dovuto fare i conti con una scuola devastata dai pesanti tagli al personale: 42.100 insegnanti in meno da subito. Stessa cosa per 15 mila Ata (di cui 10mila bidelli). Una mannaia sull’istruzione lungua un triennio. Il risparmio complessivo a cui Tremonti tiene come l’osso è di 87mila docenti e 44mila Ata. Nei prossimi due anni la scuola perderà altri 20mila docenti e 15mila Ata. E studenti e famiglie proprio in questi giorni stanno toccando con mano l’aria che tira. Il tempo pieno laddovè è sopravvissuto è stato devastato dallo spezzatino orario. Le classi delle superiori si sono trasformate in pollai: affollattissime come non mai e magari anche con più alunni con disabilità. Alle elementari sono state spazzate via le compresenze per far posto al maestro unico prevalente della Gelmini che solo l’11% delle famiglie italiane ha accolto con favore. E non consolano di certo gli ultimi annunci della ministra unica dell’Istruzione: “pagelle on line e assenze dei figli comunicati ai genitori per sms”.

Il caos e la confusione la fanno da padrone in tutti gli istituti. E il calendario delle mobilitazioni per difendere la scuola pubblica di qualità si mette in moto. A Bologna l’assemblea di genitori e insegnanti ha optato per la “manifestazione infinita”. Si comincerà lunedì con un corteo fin sotto le finestre dell’Ufficio scolastico regionale. Una protesta no-stop per chiedere di riavere le cattedre e le ore di scuola tagliate. All’indomani, la manifestazione dei docenti “tagliati” vestiti da fantasmi sotto le scuole proprio (per il capoluogo emiliano è martedì il primo giorno di scuola), e così di seguito fino alla Notte Bianca dei precari di venerdì 18. A Roma i comitati dopo essere scesi dai tetti dell’Usr hanno messo le tende in viale Trastevere. A Sassari blocchi volanti del traffico e volantinaggio. Da Venezia a Salerno, fino alla Sicilia si moltiplicano le proteste e i volonatinaggi anti-Gelmini. E intanto a Pordenone scatta la protesta delle mamme contro i “grembiulini”. La preside della media “Centro storico” ha imposto una divisa disegnata dalla scuola: felpa blu con logo della scuola disegnato sul dorso e polo bianca. Peggio è andata ad un ragazzo iscritto al quarto anno al quarto anno del corso per tecnici elettrici ad Ancona, presso l’Ipsia Calzechi-Onesti: Michele l’altro giorno ha ricevuto una telefonata dalla scuola che gli ha comunicato la soppressione della classe e la possibilità di iscriversi presso altri istituti di Osimo o Senigallia.

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11 settembre 2009

fonte:  http://www.unita.it/news/scuola/88344/docenti_senza_contratto_unonda_in_tuttitalia

INTOLLERANZA – “Se 5 euro l’ora vi sembrano tanti”

La notizia non è nuova, ma pur sempre attuale

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di Cosimo Scarinzi

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Qualcuno vorrebbe che nella Reggia Sabauda di Venaria (Torino) non ci fossero lavoratrici immigrate, ma italiane. Senza velo. Peccato che…

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Leggendo su “La Stampa” di Torino una lettera contenente questa affermazione sul personale in servizio presso la Reggia Sabauda di Venaria
“In un clima che evoca intensamente la storia d’Italia e la storia del Piemonte mi ha colpito non poco notare che la biglietteria era presidiata da due donne islamiche, una addirittura con il velo in testa. Nulla da eccepire sul loro servizio. Ma mi sono chiesta se non sarebbe stato più corretto impiegare queste due signore in un’attività d’ufficio e lasciare, per il primo impatto con la Reggia dei Savoia, personale magari vestito con abiti dell’epoca”.
mi è tornato alla mente, ammetto che è un’associazione di pensiero strana, un canto degli insorgenti antigiacobini del Piemonte (1).
La ragione di una siffatta associazione fra testi di natura tanto diversa è sin banale: lo stile. Se penso alla differenza fra la mite ferocia dei canti controrivoluzionari piemontesi, tutti legge ed ordine, e la selvaggia baldanza dell’inno dei sanfedisti e al fatto che la repressione dei repubblicani in Piemonte alla fine del XVIII secolo fu decisamente più cruenta rispetto a quella dei giacobini napoletani, anche una lettera così pacata nei toni prende un altro significato.

Insomma “due donne islamiche, una addirittura con il velo in testa” non vanno bene quando si tratta di accogliere il pubblico di un importante monumento nazionale. Una domanda, però, sorge: come faceva colei che ha scritto la lettera a sapere che la donna senza velo era anch’essa islamica?
La risposta è sin banale, non lo sapeva ma lo ha ipotizzato per estensione, una donna di carnagione scura che sta accanto ad una donna col velo non può che essere islamica. Non fosse lievemente nauseante, sarebbe un equivoco divertente. Chi lo chiarisce è Marina German, 48 anni, su “La Repubblica”
“Che in realtà sarei io, che sono calabrese e di carnagione scura. Chi ha scritto quella lettera mi deve chiedere scusa. E non certo perché io mi sia offesa a essere paragonata a Yamna, che è una ragazza validissima che parla quattro lingue. La signora vorrebbe alla biglietteria personale sabaudo, che le spieghi la storia della Reggia, magari vestito in costume? Lo trovi che lavori per cinque euro all’ora come noi”.

Scoperta l’acqua calda e cioè che molti italiani, e non solo calabresi – basta pensare a molti piemontesi specie nell’alessandrino – sono di incarnato non roseo, è stato importante la reazione dei lavoratori colleghi della signora marocchina che tanto ha scandalizzato la visitatrice.
Il 30 maggio, infatti, le sue colleghe hanno lavorato con il capo coperto da un foulard. Con il capo velato hanno lavorato, oltre alle addette alla biglietteria, anche guide e guardiane delle sale della residenza sabauda, una trentina di donne in tutto, che hanno messo sopra i capelli il foulard della divisa che solitamente hanno al collo. Un piccolo ma positivo segnale anche in considerazione del fatto che i visitatori hanno manifestato solidarietà alla lavoratrice.

Credo sia bene ricordare che i lavoratori e le lavoratrici della Reggia di Venaria già in un recente passato hanno animato vivaci lotte sindacali e sono convinto che fra la sensibilità alla questione della libertà e la vivacità sindacale vi sia una connessione stretta.
Un paradosso che è bene tenere presente consiste nel fatto che la libertà che viene difesa è quella di portare un simbolo di carattere religioso, d’altro canto se pretendessimo di stabilire quale libertà è lecita e quale no non saremmo diversi dagli attuali pastori di anime.

Cosimo Scarinzi


1. Sti Giacobin s’fazio razun,
vuréivo lvè la religiun.
Lur i fazio na gran festa
a préive e frà cupè-i la testa.
La libertà l’è andà a la fin
a confüziün dëi Giacobin.
‘L general Rüss a l’è rivà,
sut a Türin a s’j’è fermà;
A s’j’è fermà üna gran bateria,
bumbe e granate e artijeria;
A n’un batia a bala fuà,
la Sitadela è stàita pià.
I sun sti sgnuri Giacobin
i vurio esse padrun d’Türin.
O Giacobin, l’èi’ vü na ruta,
e l’éi pià-ve na bela bota;
E Giacobin e patriot,
e vi bütruma tüti al crot.

Traduzione:
Sti Giacobini si facevano ragione,
volevano levare la religione.
Essi facevano una gran festa
a preti e frati tagliar la testa.
La libertà è andata a fine,
a confusione dei Giacobini.
Il generale russo è arrivato,
sotto Torino si fermò;
si fermò con gran batteria,
bombe e granate e artiglieria,
batteva a palla infocata,
la Cittadella fu presa.
Sono questi signori Giacobini,
volevano essere padroni di Torino.
O Giacobini, avete avuto una rotta,
vi pigliaste una bella botta;
e Giacobini e patrioti,
vi butteremo tutti in prigione.

Da: Costantino Nigra, “Canti popolari del Piemonte”, Vol. II, Einaudi, 1957.

fonte:  http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/index.htm

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Reggia di Venaria: lavoratori/trici uniti contro il razzismo

precariato sociale
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Tutte con il velo, siamo tutte islamiche. In seguito al preoccupante attacco mediatico di discriminazione razziale e religiosa, di cui sono state vittime due lavoratrici della Reggia di Venaria, l’intero corpo dei lavoratori del noto complesso museale ha voluto scongiurare i pericoli di ogni forma d’indifferenza e ha prontamente risposto esprimendo la massima solidarietà a chi è stato oggetto del vergognoso affronto.

Sabato 30 maggio, il personale femminile (in servizio nelle sale, nelle biglietterie e nei desk-office) ha mostrato il proprio sdegno e la propria vicinanza alle colleghe indossando per qualche ora il foulard d’ordinanza avvolto intorno al capo (come è in uso nella cultura islamica), e gran parte delle lavoratrici ha inoltre continuato ad indossare “il velo” nell’arco dell’intera giornata. Molto stupore ed interesse da parte del pubblico pagante, che in gran parte ha espresso solidarietà alle due ragazze, purtroppo, essendo in campagna elettorale giornali e televisioni, come spesso accade in queste situazioni a ridosso ci ricamano e cercano di strumentalizzare la situazione. Chi lo sa se questa signora, che si sarebbe presa la briga di scrivere a La Stampa esiste davvero, o se magari si trattava di un Borghezio di turno vestito da signora genovese…

Con tale iniziativa si è voluto reagire immediatamente, chiarendo fin da subito quale sarà il nostro atteggiamento se tali ingiuriosi attacchi discriminanti dovessero ancora verificarsi alla Reggia di Venaria.

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Pubblichiamo di seguito le prese di posizione dei lavoratori e lavoratrici della Reggia di Venaria in seguito ad un episodio di razzismo nei confronti di una lavoratrice maghrebina che lavora alla biglietteria del celebre museo piemontese. In seguito ad una lettera di protesta apparsa sul quotidiano La Stampa, una fantomatica e anomima visitatrice ligure, si dichiarava indignata di vedere ala biglietteria della Reggia una donna con il velo invece di vedere tutti i lavoratori in costume d’epoca! In seguito a ciò i lavoratori e le lavoratrici, già protagonisti di altre vertenze vittoriose in passato, hanno deciso di rendere pubblica la cosa e rispondere con l’informazione all’interno del museo e con una giornata di lavoro che ha visto tutte le lavoratrici indossare il velo. Di seguito i comunicati emessi dai lavoratori e dalle lavoratrici.

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Piemontesi, belli chiusi?

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Nel quotidiano La Stampa di venerdì 29 maggio 2009 compare, nella Cronaca di Torino a pag. 75, un articolo di Angelo Conti titolato “Islamiche e con il velo le bigliettaie della Reggia”, dove viene citata la testimonianza (anonima) di una visitatrice della Reggia che lamenta il fatto, a suo dire inopportuno, che alcune lavoratrici della biglietteria siano “islamiche” e non invece di “rassicurante aspetto sabaudo”. Cosa voleva, l’anonima testimone, acquistare il biglietto da Gianduia e Colombina? O si vuole, con questo articolo, acuire ulteriormente il conflitto sociale con gli immigrati, in vista del solito gioco elettorale?

A queste lavoratrici va la nostra massima solidarietà per essere state oggetto dell’ennesimo caso, in Torino e in Italia, di discriminazione sociale e lavorativa nei confronti degli immigrati. E’ preoccupante per noi assistere a questi attacchi di natura pregiudiziale, in cui si chiede addirittura che queste nostre colleghe vengano relegate a “ruoli d’ufficio”, lontane da mansioni di primo impatto e d’immagine della Reggia stessa. Ma di quale immagine vogliono parlare, questi signori? La Reggia è un luogo di cultura che organizza anche mostre su civiltà diverse dalla nostra (vedi l’ultra-pubblicizzata mostra sull’Egitto), che richiamano migliaia visitatori al giorno e non trova al contempo spazio per accogliere lavoratori di nazionalità diversa dalla nostra?

Inoltre, nello stesso quotidiano, lo stesso giorno, a pag. 16, compare un trafiletto titolato: “Un musulmano su tre è discriminato nell’Ue”. A quale dei due articoli bisogna dunque dare importanza? I principali mass media lamentano molto, negli ultimi giorni, la presunta gravità dei fenomeni di “reazione” (in special modo a Torino) nei confronti di quei partiti che in Italia stanno portando avanti una politica fondata sulla paura del diverso (e quindi del più debole), spianando la strada a logiche di gravissima esclusione sociale. Ma è bene rendersi conto che la violenza, della quale si parla tanto, ha origine proprio nella cultura di questi partiti.

Noi lavoratori della Reggia non possiamo accettare pregiudizi che mettono in pericolo la vita lavorativa e privata di nostri colleghi. Conosciamo bene il valore di quell’articolo costituzionale che vieta discriminazioni basate su sesso, razza e religione, anche se la politica di oggi sta, nei fatti, costruendosi nell’illegalità e nel mancato rispetto di questi principi costituzionali. Vorremmo invece portare avanti in questo luogo di cultura internazionale, valori di rispetto e amicizia, respingendo con forza la vergognosa chiusura culturale di quanti vorrebbero l’immagine di una Reggia “tutta sabauda e tutta uguale”.

Piemontesi belli chiusi, dunque? No, ci pare una follia. Questo si che metterebbe in pericolo il beneamato “ordine sociale”, perché acuirebbe i dolori e le esclusioni sociali. Vorremmo ricordare che questi meccanismi d’esclusione vengono messi in atto inizialmente sui più deboli ma il loro destino è alla lunga il destino di tutti.

Noi vogliamo tenere lontano dalla Reggia tensioni di questo genere, per cui esprimiamo la massima solidarietà alle colleghe e condanniamo eventuali ulteriori “violenze e pressioni” di questo genere che saranno per noi motivo di una doverosa “presa di posizione”.

LAVORATORI ANTIRAZZISTI DELLA VENARIA REALE

fonte:  http://www.infoaut.org/articolo/reggia-di-venaria-lavoratoritrici-uniti-contro-il-razzismo/

Impazza su Youtube: La caduta di Berlusconi

Decine di migliaia di contatti su Youtube per il video ideato da un buontempone che ha pensato bene di sottotitolare in modo satirico 4 minuti e spiccioli del film “La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler”.

Il video, legato agli avvenimenti degli ultimi giorni, sta imperversando in Rete. Eccolo (attenzione, linguaggio greve):

fonte:  http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/italia/2009/09/12/AMsXPBvC-caduta_video_berlusconi.shtml

No Dal Molin, attivisti bloccati ai piedi del campanile di S. Marco / Bossi: «Il federalismo non ci basta più»

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Alcuni giovani del Presidio No Dal Molin volevano srotolare uno striscione. Scontro con alcuni leghisti

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VENEZIA – Una ventina di attivisti del Presidio No Dal Molin sono stati bloccati ai piedi del Campanile di San Marco, a Venezia. Secondo quanto riferito da fonti della Polizia, che vigilava l’area come gli altri obiettivi sensibili della città, il gruppo avrebbe avuto intenzione di introdursi dentro il campanile per srotolare dalla sua cima alcuni striscioni. Sette attivisti avevano addosso l’imbragatura per potersi calare dal campanile, numerosi fumogeni e tre striscioni, in uno dei quali la testa del leone alato, che compare nella bandiera di San Marco, era stata sostituita da quella di Marcos. I giovani sono stati accompagnati in questura per essere identificati.

SCONTRO VERBALI – I poliziotti hanno sequestrato il materiale trovato in loro possesso dei giovani. Un’altra dozzina di esponenti No Dal Molin sono stati invece identificati e rilasciati sul posto. Successivamente il gruppo – che alla fine contava oltre 100 persone – ha raggiunto il Ponte di Rialto, dove è avvenuto uno scontro – solo verbale, hanno precisato in un secondo tempo le forze dell’ordine – con alcuni simpatizzanti della Lega. I due gruppi sono stati immediatamente divisi dalla Polizia.

IL SINDACO – La protesta è avvenuta all’indomani delle dichiarazioni di Achille Variati, sindaco di Vicenza: «La base americana al Dal Molin si farà, la battaglia contro la sua realizzazione è finita, ora bisogna cominciare a pensare alle compensazioni. È stata una battaglia coraggiosa – ha aggiunto il sindaco – e non tutti hanno fatto tutto quello che si poteva fare, ma noi sì. Ora arriva il momento della responsabilità». Variati ha chiesto quindi al movimento di accettare quella che considera ormai una realtà incontrovertibile e di non proseguire con la protesta fine a se stessa. «È arrivato il momento di parlare di compensazioni e di ciò che Vicenza può ottenere in cambio del sacrificio che è chiamata a compiere».

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13 settembre 2009

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/09_settembre_13/vicenza_dal_molin_lega_scontri_7e62b45e-a059-11de-8194-00144f02aabc.shtml

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Nuova polemica sul tricolore: i militanti lo coprono con uno striscione anti-moschea

Bossi: «Il federalismo non ci basta più»

Il Senatùr a Venezia: la Padania sarà uno stato libero.

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Calderoli: «Andare alle elezioni ora sarebbe una pazzia»

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MILANO – «La Padania un giorno sarà uno stato libero, indipendente e sovrano». Non solo: «Non basterà il federalismo, vogliamo cambiamenti più radicali. Venezia e Milano, se avessero fatto l’accordo secoli fa, non sarebbe arrivato neanche Napoleone». E ancora: «Saremo liberi con le buone o con le meno buone. È un diritto dei popoli essere liberi». Nella giornata conclusiva della festa dei popoli padani, poco prima di riversare in Laguna l’ampolla con l’acqua del Po prelevata sul Monviso, Umberto Bossi è tornato ad alzare i toni e a rilanciare, di fatto, la tematica secessionista. Perchè «l’Italia è già federalista» e ora la gente della Padania non si accontenta più.

«NON CI FERMA NEANCHE IL CARCERE»«Non ci fermeremo – ha detto il Senatùr -, neppure il carcere ci spaventa. Ci fanno la guerra in tutti i modi ma alla fine pagheranno perchè i popoli vincono. I lombardi, i veneti quando furono uniti non furono mai sconfitti». Il giorno dopo avere buttato lì, durante un comizio a Ferrara, l’ipotesi di elezioni anticipate qualora non si completi il passaggio alla forma dello stato federalista, il capo della Lega gioca una volta di più la carta dell’identità. E annuncia per l’anno prossimo una catena umana sul Po, un atto che dovrebbe simboleggiare una barriera contro l’immigrazione e per ribadire che i popoli padani vogliono ottenere «i loro diritti di libertà».

GLI SCONTRI CON FINI E UDCProtagonista negli ultimi due giorni di un acceso botta e risposta con Gianfranco Fini sul tema dei diritti agli immigrati, Bossi ha parlato ai suoi fedelissimi rispolverando la questione delle gabbie salariali, spiegando che la vita al Nord costa il 17% in più, ed esortando gli operai ad aderire al federalismo perché questo «è proprio per loro». Poi ha un po’ frenato sulla presa di distanze dal Pdl: «Sicuramente da soli si arriva prima, ma alleati si va più lontano. Con la Lega e Berlusconi è come stare sulle spalle di due giganti». Praticamente in simultanea, dalla convention centrista di Chianciano, il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini aveva lanciato un monito al Carroccio: «Basta diktat, in Parlamento ci sono i numeri per una maggioranza senza la Lega».

«ELEZIONI? UNA PAZZIA»Di elezioni anticipate aveva parlato prima dell’inizio del comizio veneziano anche il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, che aveva cercato di ridurre la portata delle parole pronunciate il giorno precedente dal capo leghista. «Il nostro vangelo – ha detto – è il programma elettorale e noi intendiamo realizzarlo. È evidente che se qualcuno dovesse discostarsi da questo programma, si aprirebbe una questione politica, ma sarebbe pazzia, nel mezzo di una crisi, con le riforme che stiamo realizzando, andare ad elezioni».

«SEDIAMOCI A UN TAVOLO»Calderoli era intervenuto anche sulle tensioni all’interno del Pdl: «Io di queste cose ne ho viste passare tante, credo che ci sia la necessità di sedersi a un tavolo dove parlare di questi argomenti politici, ricordando però che il programma elettorale c’è e in buona parte è già stato realizzato». Il ministro aveva poi detto che «prima della fine dell’anno ci saranno il decreto attuativo del federalismo fiscale, il codice delle autonomie, la busta paga improntata al costo della vita. Questi sono i temi che interessano la nostra gente e non dare il diritto di voto all’ultimo arrivato». Il «colonnello» leghista aveva infine liquidato con una battuta una domanda sulle vicende private di Silvio Berlusconi e il caso delle feste con ragazze nelle sue residenze: «Escort? Io conosco solo l’auto della Ford».

LA POLEMICA SUL TRICOLORE Nella kermesse veneziana è stato ancora oggetto di polemica il tricolore che come ogni anno la signora Lucia Massarotto, che abita in Riva degli Schiavoni, ha esposto alla finestra proprio di fronte al palco da cui parlerà Bossi (che in passato le aveva suggerito di usare quella bandiera… al gabinetto). Un enorme striscione della Lega di Gallarate che recita «Mai alla moschea» è stato innalzato polemicamente davanti all’abitazione della Massarotto per oscurare la bandiera italiana. Da parte dei leghisti applausi e grida di approvazione.

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Al. S.
13 settembre 2009

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fonte:  http://www.corriere.it/politica/09_settembre_13/lega_venezia_voto_anticipato_calderoli_bossi_8edc9712-a047-11de-8194-00144f02aabc.shtml

Rai, Ballarò slitta per Porta a Porta / Zavoli, Presidente Vigilanza Rai: “Nell’aria c’è qualcosa che non è democrazia”

Gentiloni: è cominciata la normalizzazione di Rai Tre

Vespa su Raiuno farà una diretta per la riconsegna delle case in Abruzzo. Floris: Un atto immotivato

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Il conduttore di Ballarò  Giovanni Floris (Ansa)
Il conduttore di Ballarò Giovanni Floris (Ansa)

MILANO– Rammarico e disappunto. Ma anche rabbia.Tutto per un «atto immotivato» almeno agli occhi di Giovanni Floris, il conduttore di Ballarò. Il programma doveva andare in onda, per la prima puntata della stagione, martedì in prima serata. Peccato però che la Rai ha deciso di farlo slittare per dare spazio a uno speciale Porta a porta di Bruno Vespa sulla consegna delle prime villette a terremotati dell’Abruzzo. E il conduttpre del programma di Raiuno interviene dopo le polemiche. E spiega che questo è «un riconoscimento a quanto il pubblico ci ha consentito di fare in favore dei terremotati e a chi – Protezione civile e tecnici e operai della provincia di Trento – ha battuto ogni record d’efficienza per rispettare l’impegno che Guido Bertolaso aveva preso con noi».

IL GIORNALISTA– Floris spiega che «Avremmo potuto trattare gli stessi temi dello speciale di Rai uno, non vedo il motivo di sostituirci. Abbiamo un inviato in Abruzzo da due settimane, e la cerimonia del 15 settembre era un avvenimento previsto da tempo, da prima che presentassimo la trasmissione. Si tratta di un avvenimento in agenda; non di un evento, non di un imprevisto, nè di un’emergenza. So che (nel rispetto del suo ruolo) il Direttore Ruffini lo ha fatto notare all’azienda, ma non è stato ascoltato. Naturalmente poi avremmo parlato anche di altro, di attualità politica e di attualità economica». Ed è per questo che «sono dispiaciuto, certo, ed è dire poco. È come aver lavorato per mandare in stampa un giornale e vederne poi un altro in vendita nelle edicole. A tutti quelli che mi telefonano allarmati dico che mi auguro che sia solo un episodio sgradevole e grave, e che mi auguro che andremo in onda prima possibile dicendo tutto quello che abbiamo da dire».

LA REPLICA DI VESPA Il conduttore di Porta a Porta spiega verranno forniti in una conferenza stampa. E che comunque tramite la trasmissione e «grazie alla generosità dei telespettatori abbiamo raccolto ben quattro milioni di euro per alcune opere da realizzare nell’area del terremoto».Quindi questa prima serata «è anche un riconoscimento»

LA POLEMICA– Immediate le reazioni del mondo politico e non solo. Secondo Paolo Gentiloni, responsabile comunicazione Pd, «è cominciata la “normalizzazione” di Rai Tre». Non c’è «alcuna giustificazione ed appare come un grave tentativo di trasformare la consegna delle prime case ai terremotati di Onna in una sorta di reality show governativo, col premier come protagonista». Per il commissario Francesco Pancho Pardi, in quota Italia dei Valori: «È necessaria una riunione immediata e speciale della commissione di vigilanza visto il crescente allarme per la libertà di informazione all’interno della Rai». Molto critica anche la Fnsi (Federazione Nazionale della Stampa Italiana). In una nota il presidente Roberto Natale spiega che «il vertice Rai sembra aver smarrito il senso della dignità del servizio pubblico».

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13 settembre 2009

fonte:  http://www.corriere.it/politica/09_settembre_13/floris_polemica_6f13cc82-a080-11de-8194-00144f02aabc.shtml

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Zavoli accusa. E su Libération uno speciale sul Cavaliere sotto pressione
Il segretario di Stato spagnolo: chiare le frasi di Zapatero, nessuna critica a Berlusconi

“Nell’aria c’è qualcosa che non è democrazia”

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di MAURO FAVALE

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"Nell'aria c'è qualcosa che non è democrazia"La copertina dell’inserto week-end di Libération

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ROMA – Tira una brutta aria. “C’è qualcosa che non corrisponde ad una vera democrazia”. Sergio Zavoli, presidente della commissione di Vigilanza Rai, dopo un lungo silenzio, torna a parlare della situazione italiana e dello stato di salute dell’informazione. Per dire che “esiste un atteggiamento perverso nei confronti della qualità dell’informazione.
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Non c’è più interesse ad approfondire nulla e c’è un concreto sentore del fatto che esista, nell’aria, un qualcosa che non corrisponde ad una vera democrazia”. Un timore, quello di Zavoli, che si sta diffondendo anche in Europa, a leggere gli editoriali che i maggiori quotidiani esteri hanno dedicato anche ieri all’Italia.
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Estremamente critici quelli francesi e spagnoli, dopo lo show di Berlusconi durante la conferenza stampa di giovedì con Zapatero. Due giorni fa il premier iberico aveva detto: “Taccio per cortesia istituzionale, tutti sanno cosa penso della parità uomo donna”. Una frase dalla quale traspariva l’imbarazzo di Zapatero.
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Ma ieri le diplomazie hanno lavorato e in giornata i due premier si sono sentiti al telefono per ribadire la “profonda amicizia” tra i due Paesi. Il segretario di stato spagnolo, Diego Lopez Garrido, intervistato dal Tg1, ha precisato che “le dichiarazioni di Zapatero sono state chiare e non accettano nessuna interpretazione aggiuntiva: nessuna critica alle parole di Berlusconi”.
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Ma la stampa spagnola non molla. Ieri El Pais ha pubblicato un editoriale molto critico in cui definiva Berlusconi un personaggio “ridicolo, ogni volta che parla in pubblico”. E in Francia grande spazio all’Italia è stato dedicato dall’inserto del week end di Libération. Copertina con una grande foto del premier italiano scattata a Palazzo Grazioli. All’interno quattro pagine con foto di Berlusconi, Noemi e Patrizia D’Addario.

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L’articolo racconta di “un’Italia che non si occupa di ciò che dice Berlusconi” e di Repubblica “un quotidiano che non molla nonostante i colpi bassi e interpella quotidianamente il capo del governo sulle sue tresche, attirandosi i fulmini del tycoon dei media”. E un altro quotidiano d’oltralpe, Le Monde, ieri titolava, in italiano, a pagina due: “Basta, Cavaliere!”.
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13 settembre 2009
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