Archivio | settembre 20, 2009

BRUNETTA: Ma il bluff è lui

Brunetta bluff

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Ha vantato risultati clamorosi contro gli assenteisti. Ma ora si scopre che purtroppo non sono diminuiti. E che le statistiche riportavano soltanto i dati ottimistici. Mentre il ministro ha penalizzato soprattutto le donne

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di Gianni Del Vecchio e Stefano Pitrelli

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Il ministro Renato Brunetta
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I benefici effetti prodigiosi della ‘cura Brunetta’ per i fannulloni della nostra pubblica amministrazione sono il fiore all’occhiello di questo governo. Della sua terapia miracolosa, il ministro figlio di un venditore ambulante veneziano è riuscito a convincere tutti, dagli statistici agli stessi politici d’opposizione. Per la gente comune, grazie a lui l’impiegato lavativo è stato rimesso in riga. D’altronde come interpretare altrimenti il mirabolante meno 40 per cento di assenze per malattia propagandato a più riprese dal suo ministero? La realtà, però, è diversa dai fuochi d’artificio alla festa del Redentore. E poche coraggiose voci fuori dal coro fra gli statistici del nostro Paese sgonfiano quei numeri, ridimensionando l’ormai celebre effetto-Brunetta. Che si fonda su tre pilastri di cartapesta.
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Il primo: l’analisi si limita agli enti che ci tengono a farsi belli della propria virtuosità (mentre gli asini se la battono). Il secondo: nei suoi conti mancano all’appello grossi pezzi dell’apparato statale – come l’istruzione e le forze di polizia – nonché ministeri o comuni importanti. Il terzo: le sue statistiche tagliate con l’accetta spesso finiscono col premiare chi non se lo merita e punire chi non ha colpa. Senza dimenticare che gli stessi dati del ministero iniziano a riconoscere che ‘l’onda’ si sta ritirando.
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Riflusso napoletano

Che il travet non abbia più così paura degli strali di Brunetta, infatti, è proprio il suo ministero a raccontarcelo. La riduzione delle assenze per malattia registrata a settembre dello scorso anno, quando si era raggiunto il meno 44,6 per cento, è stato il picco dal quale poi non si è fatto altro che scendere. In modo graduale, ma inesorabile: meno 41 a novembre, meno 33 ad aprile, meno 27 a giugno, per finire con il meno 17 di luglio. Mai come in quest’ultimo mese ci sono state tante amministrazioni che hanno invertito la tendenza, col meno che si è andato trasformando in più. Al Comune di Napoli le assenze si sono impennate del 30 per cento, nonostante il fatto che a palazzo San Giacomo i dipendenti siano diminuiti. Anche l’altra grande città del Regno delle due Sicilie, Palermo, si distingue per la propria indifferenza al ministro-castigatore. Con una particolarità: fra gli uffici che hanno lavorato meno, negli ultimi quattro mesi dell’anno scorso, ci sono quelli addetti a raccogliere soldi per il Comune (servizio Tributi e Tarsu). Alla faccia della lotta all’evasione. Sempre stando ai numeri ministeriali, non è che a Nord se la passino meglio. A Parma, per esempio, chi lavora in Comune a luglio se l’è squagliata: più 32 per cento, rispetto allo zero di giugno e al meno 21 per cento di maggio. E il malcostume non cambia se ci spingiamo ancora in su, per fare tappa in un paesino brianzolo piuttosto noto: ad Arcore, dove il premier ha casa, le assenze sono salite del 27 per cento rispetto all’anno scorso. In barba al suo illustre e industrioso cittadino.
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A scoppio ritardato
L’afflosciarsi dell’effetto Brunetta è però solo una parte di quello che il ministro non dice. Se oggi il fannullone italiano inizia a essere una specie protetta, non è solo merito suo (anche se lui se lo arroga tutto). Come dimostrano i dati della Ragioneria generale dello Stato, è già da fine 2004 che si verifica nella popolazione dei dipendenti pubblici una concreta diminuzione di chi si dà malato. Ovverosia già molto prima dell’era post Brunetta del pubblico impiego . Alla Provincia a Pisa lo sanno bene: dall’inizio del 2005 l’ente toscano è riuscito nell’impresa di abbassare del 20-30 per cento il tasso d’assenteismo. “Tutto quello che potevamo recuperare l’abbiamo recuperato, motivo per cui ora le assenze oscillano di mese in mese, seguendo cause fisiologiche come il tempo o i cicli influenzali”, dice il direttore generale Giuliano Palagi, non curandosi del più 17,5 per cento fatto segnare a luglio.
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Al di là di questa ‘appropriazione indebita’, cosa più grave nel bluff mediatico del ministro-economista è la mancanza di attendibilità dei dati che diffonde ogni mese. “Le sue cifre aprono una finestra solo su una parte del panorama della nostra pubblica amministrazione: quella migliore”, fa notare Giulio Zanella, ricercatore all’Università di Siena e firma del sito di economisti noisefromamerika.org. Appellandosi alla collaborazione delle singole amministrazioni, il ministero infatti non pubblica tutti i numeri degli enti – né potrebbe – ma solo quelli inviati di loro spontanea volontà. Per capirci, è come se a scuola venissero interrogati solo i ragazzi che si offrono volontari: ai somari per cavarsela basta stare zitti. “Però in questo modo il campione non è rappresentativo, e i risultati tanto strombazzati non hanno alcun valore scientifico, perché inevitabilmente sovrastimano la realtà”, aggiunge Zanella. E non ha aiutato nemmeno “l’operazione di ‘pulitura’ dei dati fatta dall’Istat”, perché si è trattato, per l’appunto, solo di una pulitura. “Mi aspetto che i prossimi dati ufficiali della Ragioneria generale dello Stato, che rappresenteranno la prova del nove, ridimensionino quel 40 per cento di Brunetta”, conclude il ricercatore senese. Facendo piazza pulita della retorica politica.

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Il paradosso di Sondrio
Che i numeri del ministero siano tutt’altro che uno specchio fedele della realtà lo si capisce anche da altre falle, più o meno grandi. Prima di tutto c’è quella postilla con cui si avvertono i lettori che nell’analisi mensile non rientrano scuola, università, regioni e pubblica sicurezza. Cioè un bel pezzo d’apparato statale. Inoltre, gli stessi enti i cui dati trovi un mese, magari latitano il mese prima. Tanto che spiccano frequenti assenze di lusso: a luglio mancavano i dati del ministero degli Interni e di quello dei Trasporti, della Provincia e del Comune di Milano, dei Comuni di Torino, Bari e Venezia. Quasi tutti, ad eccezione del Viminale e del capoluogo pugliese, erano invece presenti nella rilevazione del mese precedente. Infine, a scapito delle verità di Brunetta va la scarsa collaborazione delle amministrazioni nel loro insieme: meno della metà delle 10 mila burocrazie italiane compila i moduli on line. Certo oggi va meglio che agli inizi, quando già nei primi cinque mesi dall’approvazione della legge 133 Brunetta aveva sbandierato il suo famoso 40 per cento: all’epoca solo il 15 per cento di quella che è l’intera burocrazia italiana aveva risposto alle sollecitazioni ministeriali.
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C’è poi un ultimo errore da prendere in considerazione, del quale già avvertono a scuola quando ti insegnano a fare la media fra due numeri: se io mangio due polli e tu non mangi niente, se non stai attento finisci col sostenere che abbiamo mangiato un pollo a testa. È il malinteso in cui si incappa prendendo alla lettera i dati di Brunetta. Se scorri i numeri più aggiornati fra quelli forniti dal ministero, al secondo posto nella top ten trovi il Comune di Sondrio, con un aumento delle ore di assenza per malattia di oltre il 90 per cento rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Che sia Sondrio, proprio la terra natìa di Giulio Tremonti, la capitale dei fannulloni d’Italia? Non esattamente. A un’analisi appena meno superficiale, infatti, ti accorgi di come stiano le cose in realtà. “Quella del ministero è una statistica piuttosto rozza”, contesta Alcide Molteni, sindaco del comune lombardo: “Ora, io ho circa 150 dipendenti. Tre di questi hanno malattie croniche che li obbligano a casa tutto l’anno, chi per l’infarto, chi per seri problemi polmonari, e loro da soli coprono gran parte delle assenze. Ad agosto, per esempio, su 87 giorni di malattia, in tre ne hanno fatti 62, e tutti gli altri ne hanno fatti 25”. Per converso è facile capire che, come a Sondrio si punisce chi non ha colpe, la media ‘del pollo’ può tranquillamente finire col premiare chi invece non lo meriterebbe.
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Le donne nel mirino
Sotto la scure di Brunetta, però, non ci finiscono solo i malati gravi. I primi risultati di uno studio ancora in corso all’Istat – sul numero di persone che fanno orario ridotto a causa di malattia in una settimana tipo – smorzano gli entusiasmi dei brunettiani convinti, concentrandosi sui primi sei mesi dall’entrata in vigore della legge. Ebbene, il primissimo (e forse l’unico) colpo inferto dalla sua crociata antifannulloni si è abbattuto nell’estate 2008 su una ben precisa fetta dei dipendenti pubblici: le donne del Centro Italia. E basta. Che cosa avranno mai fatto le donne di Roma per meritarsi questo? Una possibile spiegazione ce la suggerisce Riccardo Gatto, ricercatore Istat, e autore dello studio insieme ad Andrea Spizzichino: “D’estate, una volta chiuse le scuole, si hanno più problemi a trovare qualcuno a cui affidare un bimbo, e quindi è possibile che ci si assenti solo per gestirli meglio. Infatti, la differenza significativa rispetto agli uomini sul lavoro è che sono ancora le donne a farsi tipicamente carico delle mansioni familiari”.
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E sempre le donne, secondo un calcolo fatto da Zanella, fanno mediamente due giorni di assenza l’anno in più degli uomini, per evidenti ragioni familiari e biologiche. Fra l’autunno e l’inverno, invece, ci si ammala per davvero. E proprio negli ultimi tre mesi del 2008, sempre secondo lo studio di Gatto, l’effetto Brunetta semplicemente “non emerge più dall’analisi dei dati”. “Già nei tre mesi estivi il fenomeno non è particolarmente rilevante”, osserva, “perché passa dall’1,8 dell’anno prima all’1,3 per cento. Ma nel quarto trimestre la legge sembra aver esaurito il suo effetto”. Conclusioni pesanti e fuori dal coro, quelle di Gatto, pronunciate durante un seminario a ‘casa’ del ministro. E passate sotto silenzio.

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Un mini-risultato
Insomma, malati cronici, donne con figli, ma di fannulloni puniti, per ora, neanche l’ombra. Fatta la tara, che cosa resta concretamente di questa ‘cura Brunetta’? Secondo Zanella, in ultima analisi, si potrebbe parlare di un 10 per cento in meno di assenze. Ma qui finisce. “Il fatto che quest’anno i numeri del ministro si siano ridotti è normale, perché le assenze non possono continuare a calare all’infinito”. Un effetto, quindi, c’è stato, ma è “un puro effetto di prezzo, dovuto alla decurtazione dallo stipendio dei giorni di assenza. Se oggi le arance costano un euro, e domani due, ne comprerai di meno. Qui è la stessa cosa. Ognuno fa i propri conti: prima potevo ammalarmi quanto volevo, adesso non più, quindi cercherò di fare meno assenze. Allora si raggiunge un nuovo equilibrio, in cui le assenze tornano a essere costanti”.
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Certo è che però non basta tenere la gente in ufficio (magari con 38 di febbre) per farla essere produttiva. “La soluzione non è costringere la gente ad andare al lavoro in qualsiasi condizione di salute, visto che si può arrivare a perdere fino a 50 euro al giorno in caso di malattia”, contesta Michele Gentile della Cgil: “Quel che servirebbe, in realtà, sarebbero più controlli da parte dei dirigenti, cosa che nel privato avviene molto più che nel pubblico”, suggerisce Gianni Baratta della Cisl. Insomma, conclude Gentile, “la diagnosi è giusta, ma la terapia è sbagliata”.

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TUTTI I NUMERI

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La visita è meno fiscale

Doveva essere l’altro perno della rivoluzione brunettiana, e invece al ministro ha provocato più grattacapi che altro, tanto da costringerlo a intervenire per correggere la norma. Stiamo parlando dell’obbligo per le pubbliche amministrazioni di mandare la visita fiscale, anche per un solo giorno di malattia, obbligo introdotto lo scorso anno dalla famosa legge 133. Alla prova dei fatti, le cose non sono andate proprio per il verso giusto. …

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10 settembre 2009

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SALUTE E DINTORNI – Legnani a Milano: La farmacia come centro di civiltà

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La farmacia Legnani, a Milano, è “anche” una normale farmacia, dove il primo che passa può comprare senza problemi il più normale degli antibiotici o degli sciroppetti.

Però, da trent’anni, la farmacia Legnani è anche un punto di riferimento obbligato per i pazienti, i terapeuti e gli studiosi che cercano i prodotti delle “altre medicine”, dai minerali più tranquilli ai componenti più esotici.

Se chiedete al banco lingue di lucertola (è un esempio) nessuno si stupisce: “Vado a chiedere al dottore”. E se arrivate con una ricetta di medicina tradizionale cinese (e questo non è un esempio) la prescrizione viene eseguita senza batter ciglio.

La Farmacia Legnani è un ordinato caos di proposte infinite: libri, apparecchi di benessere, omeopatia, tinture e resine, cosmetici naturali italiani e stranieri, rimedi ayurvedici, rimedi vibrazionali, più tutte le cose che si trovano oggi in molte farmacie alla moda (e che alla Legnani avevano già vent’anni fa), più moltissime altre che si trovano solo lì. E infatti ad ogni ora in farmacia c’è una folla da saldi di Natale, alla ricerca di prodotti e prescrizioni che sono spesso veramente esclusivi.

Ci fa piacere ricordare oggi su Eurosalus il dottor Riccardo Legnani, che per decenni è stato l’anima della farmacia, e che da qualche anno ha lasciato il suo posto al dottor Andrea De Zanetti. Numerosi medici e ricercatori dentro e fuori d’Italia (e fra questi, gli specialisti di Eurosalus) utilizzano l’immensa competenza, teorica e pratica, fiorita negli anni intorno a questa ricerca appassionata, onesta, totalmente senza pregiudizi, continuamente verificata nel contatto col pubblico. “Cosa ne pensa Legnani?” “Loro lo conoscono già?” “Bisogna chiedere alla Farmacia Legnani”.

La Farmacia Legnani è attrezzata anche con un laboratorio specializzato, a norma di legge, per realizzare farmaci di ogni tipo, anche in formulazioni personalizzate o in piccole dosi. E ha solidi rapporti con i fornitori internazionali di materie prime, che è spesso la prima a testare.

Così, la Farmacia Legnani produce oggi una propria gamma di prodotti, di alta formulazione e di materia prima selezionatissima, in cui incarna (citiamo dal loro sito web) “la medicina tradizionale e le tante medicine alternative praticate nel tempo dagli uomini di tutto il mondo”.

Una accurata scelta dei prodotti della Farmacia Legnani è presente anche sullo Shop di Eurosalus. Ve lo consigliamo: non solo perché i prodotti sono splendidi, ma perché – anche se abitate a Milano, o ci passate – vi risparmierete una lunga, lunga coda.

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Farmacia Legnani
Via Rasori, 2 – 20145 Milano

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Tel. 02 48013888– fax 02 48013899
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fonte:  http://www.eurosalus.com/scelti-da-es/aziende/farmacia-legnani.html

INFLUENZA, INTERESSI E MEDIA – Pregliasco:”L’influenza A farà 12 mila vittime” / Cosa si nasconde dietro l’influenza porcina?

Il virologo dell’Università di Milano Fabrizio Pregliasco

Le stime del virologo Pregliasco: «In Italia 12 milioni di ammalati»

Morta donna ricoverata a Messina

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MESSINA
Il virus dell’influenza A non si ferma e fa la sua seconda vittima. Dopo la morte, il 4 settembre, all’ospedale Cotugno di Napoli, di un uomo di 51 anni che soffriva di cardiopatia dilatativa e diabete grave, questo pomeriggio è toccato ad una donna di 46 anni, deceduta a Messina a seguito di complicanze legate al virus H1N1.

Il direttore dell’unità di rianimazione dell’ospedale Papardo, Tanino Sutera, ha spiegato che «la paziente è deceduta per un peggioramento della respirazione».  La donna era in coma farmacologico dall’8 settembre e aveva già sviluppato una «broncopolmonite massiva». Nel complesso i casi calcolati in Italia di pazienti colpiti dal virus sono più di 8 mila, mentre quelli accertati in base a test scientifici sono poco meno di 2.400. Di questi, allo stato attuale, sono 5 quelli maggiormente critici sui quali c’è ancora preoccupazione ma le cui condizioni attualmente permangono stabili, e si trovano a Monza, Mantova, Firenze, Roma e Cesena.

Intanto gli esperti stimano che in Italia saranno circa 12 milioni di casi di influenza A, con un tasso possibile di letalità tra lo 0,1% e lo 0,4%. Ci si attendono dunque tra i 12 mila e i 90 mila morti. La stima del virologo Fabrizio Pregliasco è stata diffusa durante un incontro sell’influenza pandemica in corso a Praga. La stima di 12 mila decessi, ha detto, «è quella più probabile. Nello scenario peggiore potrebbero verificarsi invece circa 92 mila decessi e questo se il virus dovesse mutare diventando simile a quello della spagnola verificatasi nel 1918». Pregliasco ha però precisato che tale stima di decessi nel peggiore degli scenari «è tuttavia improbabile poichè è improbabile che tale scenario si verifichi».

Nel complesso, spiega il virologo, il fatto che il virus A/H1N1 sia del tutto nuovo per l’organismo umano lascia prevedere una netta prevalenza di quest’ultimo rispetto a quello dell’influenza stagionale: «Questo inverno avremo un terzo dei casi di virus stagionale e due terzi del nuovo virus. Su 10 milioni di malati, circa 6-7 milioni avranno contratto l’influenza »A«. La diffusione non sarà eccessiva, prevediamo una contagiosità di due nuovi casi per ogni caso, simile a quella della stagionale». In ogni caso le incognite ci sono: «Preoccupa soprattutto il rischio di coinfezioni respiratorie, quelle polmoniti virali primarie che colpiscono soprattutto i giovani e che, come nel caso del ragazzo ricoverato a Monza, si aggiungono al virus A aggravando le condizioni fisiche del paziente». Ma il problema, prevede Pregliasco, «sarà soprattutto l’impatto sui servizi sanitari, per i quali la nuova influenza sarà la prova del fuoco: nessun medico di oggi ha mai visto una pandemia, l’ultima è stata nel 1968. E poi c’è il rischio che si paralizzino le attività produttive del paese, i trasporti, ecc. Per questo la campagna vaccinale deve coprire necessariamente non solo le categorie più ovvie, dai medici in giù, ma anche tutti i servizi essenziali». Il picco coinciderà col Natale: «Lì valuteremo l’andamento dell’epidemia. A Natale ci si bacia e abbraccia, si sta insieme, ci si affolla nelle vie: solo allora capiremo quanto questo virus è davvero forte e quanti casi (e vittime) ci saranno».

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fonte:  http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200909articoli/47492girata.asp

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Cosa si nasconde dietro l’influenza porcina?

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di Marcello Pamio – 31 luglio 2009

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Dopo la morte del figlio autistico: John Travolta lascia Scientologi”.
Arriva finalmente la smentita del giovane ballerino: ‘Non sono il figlio illegittimo di Jacko’

Con tutto rispetto per la morte del figlio di Tony Manero e la scomparsa (non certo inattesa e inaspettata) di Michael Jackson, queste sono “notizie spazzatura” che vengono veicolate dai grandi e indipendenti giornali italiani per occupare da una parte i media e dall’altra il cervello dei loro lettori-sudditi.
Da una parte le notizie trash, dall’altra lo spietato quanto vergognoso terrorismo psicologico sulla pandemia di influenza che è pronta – e non si sa cosa sta aspettando – a decimare la popolazione del pianeta.
Forse, come ha dichiarato dal C.D.C. (Center for Disease Control) di Atlanta[1], la ricercatrice dell’Istituto Zooprofilattico Veneto, Ilaria Capua: “Ci stiamo preparando a un picco dal 10 agosto”.[2]
Quindi secondo gli esperti, il fantomatico virus A-H1N1 dell’influenza, sta aspettando con calma che arrivi il 10 agosto per infettare decine e decine di milioni di persone!
Certamente le fiabe dei fratelli Grimm sono molto più realistiche e credibili.

Le ultime dichiarazioni dell’O.M.S. (l’Organizzazione sovranazionale totalmente nelle mani delle lobbies del farmaco, ha dichiarato l’11 giugno 2009 Livello 6 di pandemia) apparentemente non lasciano spazio a dubbi: i casi di contagio ufficiali sono 175.000 e le vittime 1116.[3]
Addirittura il portavoce ufficiale dell’OMS, Gregory Hartl, ha dichiarato ultimamente in una conferenza stampa, che la nuova influenza si è ”diffusa in quasi il 100% dei paesi”[4]
Dai dati ufficiali è importante sottolineare subito che la mortalità di questa influenza è bassissimo.
Secondo il “Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute” (Cnesps, Iss) “ogni anno si verificano in media 8000 decessi” per tutte le cause complicanze legate all’influenza stagionale (fonte Epicentro).
Quindi dove sta il pericolo dell’influenza porcina?

La storia non compresa, si sa, tende a ripetersi…
Facciamo un salto indietro e andiamo nel febbraio 1976, ed esattamente negli Stati Uniti d’America.
Le televisioni dell’epoca mandavano in onda continuamente spot pubblicitari per terrorizzare i sudditi americani e convincerli a farsi vaccinare contro… l’influenza suina!
Avete letto bene: influenza suina.
Fu il presidente Gerald Ford ad imporre il vaccino, dopo che l’epidemia colpì la base militare di Fort Dix nel New Jersey uccidendo 19 militari. Non è stato detto che molto probabilmente la vera causa di queste morti è da imputare ai numerosi vaccini che i soldati sono tenuti a fare…
Nella rivista britannica “Time” del 27 aprile 2009, si può leggere in che modo il vaccino del 1976 provocò dozzine di morti e gravi effetti collaterali come la Sindrome di Guillan-Barré (progressiva paralisi agli arti): ci furono più morti (oltre 30) per colpa del vaccino che per il virus dell’influenza suina[5].
Oggi, a distanza di ventitrè anni, la storia si sta ripentendo: i media trasmettono spot terroristici, i responsabili della salute pubblica creano paura e spingono alle vaccinazioni di massa, Big Pharma si frega le mani…
I morti e i danneggiati (e non per colpa del virus) cresceranno esponenzialmente parallelamente alle pratiche preventive come le vaccinazioni. Esattamente come in passato.

Gli affari d’oro per Big Pharma
A prescindere dalla pandemia i soldi nelle casse di Big Pharma[6] stanno già entrando a fiumi.
Stiamo parlando di un business da decine e decine di miliardi di dollari.
Una delle maggiori banche d’investimento J.P. Morgan”, (dell’impero dei Rockefeller che partecipa attivamente all’affare), “ha calcolato che i governi dei vari paesi abbiano prenotato, presso le 3-4 aziende in grado di produrre il vaccino su larga scala, almeno 600 milioni di dosi[7]
Alla fine però – sempre secondo J.P. Morgan – si dovranno sommare altre 350 milioni di dosi, che faranno lievitare le vendite di vaccini a circa 1 miliardi di dosi. Questo solo per i vaccini.
Al bottino dei vaccini, spartito tra i quattro giganti della farmaceutica (GlaxoSmithKline, Sanofi Aventis, Novartis, Astra Zeneca), va aggiunto quello dei medicinali, dove primeggia Roche con l’ormai mitico Tamiflu e ancora la Glaxo con il Relenza.[8]
Il mercato dei vaccini e tutto l’indotto (visto che spesso e volentieri i vaccini producono nuovi e futuri malati) è assai promettente, a questo punto va ricordato anche che la Wyeth (recentemente acquistata per 65 miliardi di dollari dalla Pfizer) produce il vaccino contro il pneumococco e la Merck quello contro il Papilloma virus.

Anche le fusioni e acquisizioni sono all’ordine del giorno: la Novartis ha comperato Chiron, Sanofi ha preso invece Aventis Pasteur e Acambis, Astra Zeneca Medimmune e Glaxo ID Biomedical.[9]
Detto questo, il vaccino per il virus A-H1N1 sarà pronto non prima dell’autunno prossimo, molto probabilmente tra ottobre e novembre.
«Sulla sicurezza del vaccino non si scende a compromessi» ha detto Keiji Fukuda, il vicedirettore generale dell’OMS,[10] e infatti secondo il quotidiano britannico “The Guardian”, per assicurare le centinaia di milioni di dosi entro l’autunno, l’EMEA (l’ente europeo dei farmaci) sta permettendo alle società produttrici di scavalcare la fase dei test su larga scala sugli uomini. In pratica l’Agenzia (strumento nelle mani delle solite lobbies), ha autorizzato la “procedura rapida”.
Il tutto ovviamente a discapito della sicurezza dei cittadini.
Poi si viene a sapere che Enrica Giorgetti, moglie dell’attuale Ministro del Welfare Maurizio Sacconi, è Direttore Generale di Farmindustria (fonte, sito ufficiale di Farmindustria)
Quindi il responsabile del dicastero che controlla, tra le altre cose, la salute degli italiani è sposato con la direttrice della lobbies dei farmaci, che riunisce le 200 aziende del settore più influenti.
Non male come conflitto d’interessi!

La febbre porcina “contagia” anche i farmacisti
La rivista Altroconsumo ha denunciato ieri, 30 luglio 2009, che 14 farmacie su 20 da loro visitate, hanno venduto l’antivirale Tamiflu senza ricetta medica, pur essendo obbligatoria.
Una confezione costa la “modica” cifra di 36,80 euro!
Non solo, per accontentare anche le persone che non vogliono muoversi da casa, la Rete offre la primizia della Roche da 64 a 127 euro a scatola. (Ufficio stampa Altroconsumo, 30 luglio 2009).
Il Tamiflu viene spesso consigliato da medici e farmacisti compiacenti (che hanno il proprio tornaconto) e purtroppo molti italiani si preparano ad andare in ferie con l’antivirale in valigia. Questo è un banale esempio di come la pubblicità e il terrorismo mediatico agiscono sulle menti più deboli…
Ecco perché in America, oltre 3000 persone si sono offerte di fare da cavia per testare i vaccini, a fronte di 2800 soggetti richiesti dalla multinazionale che li produrrà (fonte, Ansa, “Il Sole 24 Ore” 29 luglio 2009).

La fallace teoria microbica
Cerchiamo di fare, una volta per tutte, un po’ di chiarezza su virus e microrganismi vari.
Uno dei padri fondatori della “Teoria dei Germi della Malattia” fu il chimico francese (e non medico) Louis Pasteur.
Il concetto da lui codificato, e cioè che i batteri sono la causa di malattie specifiche, è stato ufficialmente accettato come il fondamento della medicina allopatica e della microbiologia verso la fine del 1800 in Europa e poi nel mondo intero.
Tale teoria ovviamente fu accolta a braccia aperte dall’establishment medico-scientifico e dal nascente cartello farmaceutico che si stava organizzando attorno all’Associazione dei medici americani (A.M.A.), perché diede origine non solo alle vaccinazioni di massa ma anche allo sviluppo dei farmaci di sintesi.[11]

Analizzando l’evoluzione delle teoria microbica è doveroso inquadrala nella sua giusta prospettiva filosofica e porla nel contesto di filosofia biologica che dominava in quel periodo. Il XIX° fu infatti il secolo del grande sviluppo scientifico, nel quale avvenne il grande capovolgimento delle idee sulla malattia, la salute, la guarigione, la biologia stessa. Fu il secolo per esempio della teoria evoluzionistica di Charles Darwin.[12]
Di conseguenza quando il francese Louis Pasteur e il tedesco Robert Kock fecero la loro comparsa con la teoria dei microbi, avvenne la perfetta fusione con la filosofia biologica: nacque il germe maligno che invadeva il corpo, annientava le difese, si moltiplicava nei tessuti, proliferava, causava infezioni, malattie e distruggeva alla fine l’organismo[13]. Cosa può desiderare di più una medicina sintomatica basata su una velenosa e tossica farmacopea, sempre più nelle mani delle lobbies?

E le case farmaceutiche possono desiderare qualcosa di meglio, di malattie provocate da un “essere” non visibile ad occhio umano che può essere ucciso solo da veleni chimici?
D’altronde la scienza batteriologica è piena di concezioni demonologiche di altri tempi[14].
Il passaggio dalla caccia allo spirito cattivo, malvagio, alla batteriologia è stato lento ma ha portato i suoi frutti: prima con la religione e oggi con la medicina.
Secondo la batteriologia moderna, i microbi sono ovunque, onnipresenti, vivono costantemente assieme a noi e dentro di noi. Viviamo tra loro, siamo totalmente e completamente dipendenti dai batteri.

Li abbiamo in bocca, nel naso, gola, occhi, stomaco, vescica, vagina, intestini e ogni apertura del corpo.
Sono con noi dalla nascita alla morte.
Se analizzassimo al microscopio una qualsiasi sezione del corpo, la pelle, le membrane mucose, le cavità, ecc. vedremo milioni di questi microrganismi: il tratto gastrointestinale del neonato, per esempio, non presenta batteri, ma nel giro di qualche ora se ne riempie.
Quindi i batteri costituiscono una realtà positiva e non possono essere la causa della malattia, almeno non nel senso convenzionale del termine: possono complicare certamente le malattie, ma non solo la causa scatenante!
La vita senza batteri sarebbe impossibile su questo pianeta: agiscono in fatti da “spazzini” riducendo la struttura molecolare complessa in una più semplice, operano fenomeni di scissione.[15]

Nel terreno i batteri fissano l’azoto presente nell’aria e lo convertono in nitrato necessario per l’assorbimento delle piante che poi grazie a questo potranno fornire le importantissime proteine vegetali… L’essere umano assimila le sostanze nutritive (vitamine, minerali, oligoelementi) che sono alla base della vita, contenute negli alimenti, perché il nostro intestino contiene miliardi di microrganismi (la cosiddetta “flora batterica”).[16]
I batteri, come è stato detto prima, fungono da veri e propri “spazzini” che riducono i tessuti morti o malati e non hanno alcuna influenza invece sui tessuti e sulle cellule vive!
Il fatto che i microbi siano incapaci di penetrare i tessuti sani dovrebbe illuminarci sul fatto che qualunque sia il ruolo che giocano i batteri nella produzione di alcuni tipi di malattia, sono sempre fattori secondari e mai primari. Non possono annidarsi nell’organismo, se non quando questo è stato sufficientemente alterato da altre cause da permettere questa intrusione.[17]

Non sono la causa della malattia, anche perché dal punto di vista igienistico, la malattia non è qualcosa che arriva dall’esterno o che è provocata da qualcosa, è un processo biologico che viene messo in atto dal corpo stesso, con l’obiettivo di eliminare le tossine che stanno inquinando pericolosamente l’organismo.
Essendo i microrganismi parassiti, quando l’organismo si allontana dalla salute, da uno stile di vita sano e armonioso, i batteri iniziano a produrre scorie. Quando queste scorie si accumulano (tossine) si crea un terreno fertile alla loro proliferazione.
Svolgono il loro ruolo: ovunque c’è putrefazione, degenerazione essi sono attivi. Non sono nemici dell’organismo, ma ovviamente devono essere mantenuti in armonia. Svolgono le loro funzioni di parassiti quando l’organismo si allontana dalla salute. Elaborando le tossine, alcune delle quali sono potenti (tetano per esempio), possono complicare il quadro. Ma se le spore del tetano si trovano su una ferita chirurgicamente sterile sono innocui, perché non esistono i materiali adatti alla loro proliferazione.
Accumuliamo veleni multipli provenienti da alimenti sconvenienti alle nostre disposizioni biologiche, da alimenti cotti, condimenti, fritture, proteine coagulate dal caldo, residui organici non eliminati a causa dell’enervazione e dello stress o di un sonno insufficiente ed infine il consumo di medicine di ogni tipo[18].

Tutto questo lo aveva scoperto un contemporaneo di Pasteur, il francese Antoine Bèchamp.
Questo batteriologo fece delle scoperte così straordinarie che giustamente vennero dimenticate dalla scienza proprio perché quest’ultima ha appoggiato in toto Pasteur.
Bèchamp ha spiegato il processo della fermentazione per quello che è: un processo di digestione di microrganismi; è stato il primo a descrivere il sangue non come liquido ma come tessuto fluente.
Bèchamp ha scoperto i microzimi (chiamati anche somatidi) e che i germi, sicuramente sono il risultato e non la causa della malattia.[19]
Avete capito perché nelle università si studia Pasteur e non Bèchamp?

I microbi mutanti
Intorno agli anni ’30 e ’40 del secolo scorso, il dottor Royal Raymond Rife con il microscopio che prese il suo nome, ha dimostrato che i germi sono il risultato delle malattie e non la causa.[20]
Ma non si limitò a questo, perché riuscì a dimostrare la capacità dei microrganismi di modificarsi dal livello (o forma) di batterio a quello di fungo per giungere all’ultimo stadio: la muffa[21].
Il dottor Rife identificò ben 10 famiglie nello spettro dei microrganismi, all’interno delle quali, un membro qualsiasi poteva trasformarsi in qualcos’altro a seconda del terreno biologico.[22]
Quindi i batteri sono in grado di sottoporsi a mutazioni in presenza di talune condizioni interne dell’organismo e infatti, ricerche scientifiche hanno dimostrato che cambia prima l’organismo e secondariamente i batteri.[23]
In Scozia nell’Università di Edimburgo per esempio, attraverso l’osservazione di pazienti è stato dimostrato che la flora batterica cambiava nel giro di poche ore parallelamente allo stato di salute del paziente stesso. Nel giro di minuti o qualche ora i batteri dentro e sul corpo si trasformavano proprio per il cambiamento verificatosi all’interno dell’organismo.[24]

Dai somatidi ai virus?
Dal punto di vista biologico i virus non soddisfano i requisiti che deve possedere un organismo vivente: non respirano, non digeriscono e non hanno alcun metabolismo.
Sono semplicemente delle molecole di DNA (informazione) ricoperte da una membrana proteica.
Quindi biologicamente parlando i virus non sono esseri viventi e come per i batteri non possono interagire con le cellule vive, ma solo con quelle morte.
Con il suo microscopio il dottor Rife dimostrò che nel sangue di ogni essere vivente vi sono dei piccoli puntini chiamati “somatidi” o “microzimi”. I somatidi sono microscopiche forme di vita subcellulare in grado di riprodursi.[25]
Se l’ambiente che circonda le cellule, cioè il terreno biologico, diventa acido, inquinato dalle tossine, questi puntini si legano tra loro e si modificano in virus, batteri o funghi a seconda della situazione. Il loro lavoro, come abbiamo visto, è quello di ripulire il terreno dai tessuti morti e inquinati. [26]
Se invece il terreno biologico è alcalino, i somatidi non si trasformano e i batteri non potrebbero proliferare.

Che fine ha fatto l’HIV?
Intorno agli anni ’80 è apparso sulla scena il retrovirus HIV. “Scoperto”, per modo di dire, dai furbastri Gallo e Montagnier, questo fantomatico virus – causa ufficiale della Sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS) – doveva sterminare il mondo intiero. La “Peste del XX° secolo“, com’era stato definito dai media, avrebbe decimato la popolazione mondiale e invece ad oggi, dopo oltre vent’anni si è ristretto a pochissimi gruppi a rischio, come i tossicodipendenti ed emotrasfusi. Questi due gruppi in particolare sono costantemente immunodepressi a causa dello stile di vita (droghe e appunto trasfusioni) e non certo per colpa di un virus!
La verità, sappiamo, è figlia del tempo, e infatti qualche giorno fa è uscita questa notizia: “tra infezione da HIV e di AIDS conclamato non ci sarebbe una relazione causa-effetto e tra le due potrebbe esserci più distanza di quanto si pensi“.[27] Finalmente sempre più scienziati e ricercatori indipendenti stanno prendendo le distanze dall’errata correlazione HIV = AIDS.
Esiste certamente una immunodepressione, chiamata per convenzione AIDS (anche se questo acronimo è molto deviante), ma questa non è causata da un virus, o retrovirus, bensì dal nostro stesso stile di vita: alimentazione errata, vita sregolata, utilizzo di droghe (cocaina, morfina, eroina, popper, lsd, sintetiche, ecc.), farmaci (antibiotici, steroidi, ecc.), trasfusioni di sangue (di per sé altamente immunosoppressive), trapianto di organi.

La Pandemia di influenza
Tutto quello che ho scritto precedentemente è solo per avvertire che la pandemia di influenza, tanto reclamizzata dai media e tanto paventata dagli esperti di turno, è ne più ne meno una truffa colossale molto pericolosa.
Truffa perché Big Pharma incamererà, e lo sta già facendo, miliardi di dollari alla faccia nostra e alla faccia della crisi economica; pericolosa perché nasconde un grossissimo problema di salute pubblica: i vaccini e i veleni chimici.
Quando inizieranno le vaccinazioni di massa, molto probabilmente tra settembre e novembre prossimi, il numero delle morti e dei danneggiati dai farmaci salirà alle stelle.
Abbiamo visto che i virus, come pure i batteri non possono fare nulla in un organismo sano il cui terreno è alcalino: lavorano solo sulle cellule morte e/o malate e/o debilitate.
I vaccini però contengono anche altre sostanze molto più tossiche di un virus (attenuato o morto che sia), e mi riferisco ai conservanti, ai metalli pensati come alluminio e mercurio e a tutti quei veleni tossici inseriti dentro per un qualche specifico motivo…
Queste tossine, sono pericolosissime per tutte le persone di salute cagionevole e per gli organismi ammalati e/o debilitati. La storia di nuovo insegna: durante la cosiddetta Spagnola nel 1918-1919 a e quella dell’influenza suina del 1976, il maggior numero di morti c’è stato solo tra i medicalizzati e i vaccinati! Ricordiamolo.
Ecco perché è necessario stare il più lontano possibile da tutte le pratiche mediche ufficiali (antibiotici, vaccini, farmaci, ecc.), non solo per non contribuire ad ingrassare le già grasse casse delle case farmaceutiche, ma soprattutto per non rischiare inutilmente con gli effetti collaterali, che saranno sicuramente pesanti.

Vaccinazioni obbligatorie?
In caso di pandemia, le linee guida dell’O.M.S. hanno un carattere vincolante su tutti i 194 paesi aderenti. Dall’11 giugno scorso siamo a livello 6, il massimo dell’allerta, per cui in una simile emergenza (creata ad arte dall’èlite) l’Organizzazione sovranazionale (gestita dalle lobbies del farmaco), può legittimamente “costringere” i propri sudditi a farsi vaccinare, a limitare gli spostamenti e imporre quarantene.
I governi di paesi come Inghilterra, Francia e Australia hanno già dichiarato l’intenzione di voler vaccinare (forse obbligatoriamente) l’intera popolazione, mentre gli Stati Uniti d’America almeno il 50% (cioè 160 milioni).
Addirittura l’esercito svizzero sta facendo incetta di vaccini (16 milioni di dosi che provengono da USA, Germania e Spagna) in vista di una vaccinazione di massa forzata della popolazione in autunno. (fonte, “Blaser Zeitung”).
E in Italia cosa accadrà?

Cosa si nasconde dietro l’influenza porcina?
Da una parte abbiamo gli immancabili interessi economici, che anche in questo caso sono enormi. Calcolando vaccini, farmaci, antibiotici e tutto l’indotto (visite specialistiche, esami di laboratorio, mascherine, ricoveri, ecc.) stiamo parlando di un affare da centinaia di miliardi di dollari.
Dall’altra però c’è il controllo delle masse.
Nonostante quello che i medici dicono, i vaccini, quando va bene, e cioè quando non producono effetti collaterali immediati (danni vaccinali), indeboliscono il sistema immunitario e predispongono alla malattia futura perché inquinano l’organismo con metalli pesanti e altre tossine velenose (vedi collegamento tra mercurio e alluminio dei vaccini con la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson e di Alzheimer…).
Quindi le case farmaceutiche non solo stanno incamerando miliardi attraverso la paura, ma si stanno anche ipotecando un mercato spropositato in futuro: milioni di nuovi malati.
E le persone malate non sono persone libere…
Infine c’è da tenere in considerazione anche coloro (gli organismi più deboli: giovani e anziani) che non riusciranno a superare la dose vaccinale stessa, proprio come accadde nelle grandi vaccinazioni di massa (Stati Uniti 1976, ecc.).

Cosa possiamo fare?
La cosa più intelligente e unica che possiamo fare è ovviamente stare alla larga da vaccini e farmaci di qualsiasi tipo.

Dall’altra migliorare e potenziare il terreno biologico mediante una nutrizione superiore.
L’ambiente interno, in cui avvengono tutti i processi metabolici e fisiologici è quello che fa la differenza. Se risulta essere alcalino è impossibile l’evolversi di una malattia degenerativa in quanto la malattia richiede sempre un ambiente esclusivamente acido.
Un organismo sano, cioè libero dalla tossiemia, con una energia nervosa sufficiente, è assolutamente inattaccabile da qualsiasi agente esterno.

Ricordiamo che:
– Tutti i medicinali e tutte le sostanze chimiche (anche se dichiarate naturali) aumentano l’acidità dei tessuti e creano tossine.
– Tutte le proteine animali (carne, uova, pesce e formaggi) durante la loro metabolizzazione aumentano gli acidi nel corpo e creano tossine.
– Gli amidi raffinati (pane, pasta, cereali, biscotti, ecc.), creano una collosità tale che permette alle sostanze tossiche di rimanere all’interno del corpo anche per decenni.
– Una scarsa ossigenazione intra ed extra cellulare fa aumentare l’acidosi e predispone il terreno alla malattia.
– Una corretta e sana ginnastica invece, sblocca le tossine e le predispone all’eliminazione dall’organismo attraverso gli organi emuntori: pelle, polmoni, intestini, fegato, reni e vescica.
– L’acqua da bere dovrebbe essere minimamente mineralizzata (quasi distillata) per non appesantire il corpo con minerali inorganici che non possono essere assimilati dall’organismo che creano incrostazioni e calcoli, non a caso gli unici minerali organici che il corpo assimila sono quelli ingeriti attraverso le piante. L’acqua perfetta, cioè la più organica in Natura è quella contenuta nella frutta.
– Il digiuno in tutto questo gioca un ruolo fondamentale perché aiuta a detossificare l’organismo, depurando profondamente il terreno.
Ecco cosa avviene nell’organismo durante un digiuno idrico (cioè solo con acqua):
–          Si eliminano gli accumuli tossici nei liquidi (sangue, linfa, liquido interstiziale);
–          Si liquidano gli accumuli abnormi e tossici all’interno dei tessuti e delle cellule;
–          Vengono rimossi gli accumuli di colesterolo sulle pareti dei vasi, di acido urico a livello articolare, ecc.
–          Si eliminano le cellule vecchie con rinnovamento dei tessuti;
–          Si ha un miglioramento della rete capillare e degli scambi nutritivi e respiratori a livello cellulare;
–          Miglioramento della funzionalità dell’apparato con riequilibrio della flora intestinale, sviluppo della flora simbiotica;
–          Può avvenire anche l’eliminazione di formazioni patologiche come calcoli e concrezioni, il riassorbimento di neoformazioni benigne (cisti, noduli, fibromi, polipi, ecc.) e l’eliminazione di formazioni maligne allo stadio iniziale, grazie all’autolisi da difesa. [28]


[1] CDC di Atlanta è il centro di controllo delle malattie
[2] “Il contagio. La ricercatrice dagli USA”, Francesca Visentin, “Corriere del Veneto”, 26 luglio 2009
[3] “Influenza A: 114 morti in 24 ore”, “Ansa”, 29 luglio 2009
[4] “Febbre suina: Oms, virus ormai in quasi il 100% dei paesi”, Adnkronos salute, 24 luglio 2009
[5] “How to Deal with Swine Flu: Heeding the Mistakes of 1976” , Time, 27 aprile 2009, www.time.com/time/health/article/0,8599,1894129,00.html
[6] Big Pharma s’intende le prime 10 corporation della chimica e farmaceutica: Pfizer, Glaxo Smith Kline, Johnson & Johnson, Merck; Novartis, Astra Zeneca, Roche, Bristol M. Squibb, Wyeth, Abbot Labs
[7] “Virus A, affari d’oro per Big Pharma. Il vaccino vale 10 miliardi di dollari”, Maurizio Ricci, “ La Repubblica ” 22 luglio 2009
[8] Idem
[9] Idem
[10] “Influenza A, preoccupazione sul vaccino”, 27 luglio 2009, “Il Gazzettino”
[11] “La medicina ortodossa scoprirà la cura del cancro”, Luciano Gianazza, www.medicinenon.it
[12] “La teoria microbica. L’azione dei batteri sull’organismo”, Dottor Alec Burton, “Scienza e Salute”, pag. 39 – giugno 1989
[13] Idem
[14] “La guerra microbica”, dottor Herbert Shelton, “Le Bon Guide de l’Hygienisme”
[15] “La teoria microbica. L’azione dei batteri sull’organismo”, Dottor Alec Burton, “Scienza e Salute”, pag. 39 – giugno 1989
[16] Idem
[17] “La guerra microbica”, dottor Herbert Shelton, “Le Bon Guide de l’Hygienisme”
[18] Idem
[19] “La medicina ortodossa scoprirà la cura del cancro”, Luciano Gianazza, www.medicinenon.it
[20] “La teoria dei germi come causa delle malattie”, Luciano Gianazza, www.medicinenon.it
[21] Idem
[22] Idem
[23] “La teoria microbica. L’azione dei batteri sull’organismo”, Dottor Alec Burton, “Scienza e Salute”, pag. 39 – giugno 1989
[24] Idem
[25] “La medicina ortodossa scoprirà la cura del cancro”, Luciano Gianazza, www.medicinenon.it
[26] Idem
[27] “Virus HIV e AIDS, quale rapporto?”, Il Pensiero Scientifico editore, 14 luglio 2009
[28] “Il digiuno terapeutico”, dottor Sebastiano Magnano

www.disinformazione.it

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fonte:  http://www.disinformazione.it/influenza_porcina.htm

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Ma che strano, 3 anni fa dei ricercatori RICREARONO il virus H1N1 in laboratorio, iniettandolo nei topi..

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Scienziati americani studiano il virus che nel 1918 uccise 50 milioni di persone
Dal suo meccanismo si possono avere informazioni utili contro future pandemie

Caccia ai segreti dell’influenza spagnola, quei dati serviranno a battere l’aviaria

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<B>Caccia ai segreti dell'influenza spagnola<br>quei dati serviranno a battere l'aviaria</B>Il virus dell’influenza spagnola

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WASHINGTON – Nel 1918 uccise 50 milioni di persone in tutto il mondo. Oggi l’influenza spagnola potrebbe contribuire a salvarne molte di più. Uno studio condotto da un team di ricercatori americani ha ricostruito il virus mortale che durante la Prima guerra mondiale provocò una strage e ne ha studiato l’azione. I risultati dei loro esperimenti potrebbero essere utili per contrastare l’influenza aviaria e possibili pandemie future.
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Diffusasi inizialmente nella penisola iberica, dove fu portata dalle truppe statunitensi, l’influenza spagnola colpì rapidamente tutto il mondo. I sintomi erano tosse, dolori lombari e febbre. Successivamente i polmoni cominciavano a riempirsi di sangue e la morte poteva arrivare in pochissimi giorni. Si stima che, alla fine, i morti per quella che è considerata la più grande pandemia della storia dell’umanità furono 50 milioni.
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Nel corso del loro studio, descritto in un articolo della rivista Nature, gli scienziati hanno ricreato il virus H1N1 responsabile della spagnola e hanno contagiato dei topi. E’ stato così scoperto che il virus provoca una reazione eccessiva del sistema immunitario, che inizia a distruggere anche le cellule del corpo rendendo gli effetti dell’influenza ancora più gravi. “Pensiamo che la risposta infiammatoria dell’ospite sia resa molto potente dal virus – dice John Kash, professore in microbiologia all’Università di Washington – e che questo lo renda ancor più dannoso”.

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Il prossimo passo, per i ricercatori, sarà analizzare nel dettaglio le singole fasi della risposta immunitaria. “Riperetemo gli esperimenti in modo da ricostruire quello che viene fatto dal sistema immunitario – Christopher Basler della Mount Sinai School of Medicine di New York – e capire perché, pur reagendo così intensamente, non riesca a combattere l’infezione”.
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Scoprendo i segreti dell’influenza spagnola, si potrebbero ottenere informazioni utilissime per contrastare altri virus. Gli autori della ricerca pensano in particolare a quello dell’influenza aviaria, da molti indicato come più probabile causa della prossima pandemia. “Le vittime dell’influenza aviaria – aggiunge Paul Hunter, docente dell’Università dell’East Anglia – sono morte nello stesso modo di quelle dell’influenza del 1918. Ed è una morte straordinariamente sgradevole. E’ importante studiare la spagnola per capire come agisce l’aviaria. Chiaramente la differenza tra i due virus è che quello attuale non ha ancora sviluppato la capacità di trasmettersi rapidamente da uomo a uomo”.

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28 settembre 2006

fonte:  http://www.repubblica.it/2006/09/sezioni/scienza_e_tecnologia/epidemie/ricerca-influenza-spagnola/ricerca-influenza-spagnola.html