Archivio | novembre 26, 2009

Ambrogini d’oro, premi per Marina Berlusconi e i vigili anticlandestini

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Milano – Il presidente di Mondadori e Fininvest Marina Berlusconi riceverà il prossimo 7 dicembre la Benemerenza Civica della città di Milano ma il suo premio, come pure quello al nucleo dei vigili che dà la caccia ai clandestini, è stato approvato soltanto dai partiti di centrodestra. Dopo oltre 12 ore di accesi dibattiti, a notte fonda la commissione comunale è stata costretta a procedere a maggioranza per chiudere la rosa dei vincitori degli Ambrogini 2009.

Le medaglie non all’unanimità In tutto sono tre le medaglie d’oro che non avranno il sigillo dell’unanimità: quella per la figlia del premier, candidata dal sindaco Letizia Moratti, quella per la squadra della polizia locale che cerca gli irregolari sui mezzi pubblici, sostenuta dalla Lega Nord, e quella per l’islamico moderato Asfa Mahmoud, presidente del centro di preghiera musulmana di via Padova e sponsorizzato dal Pdl, su cui il Carroccio ha votato contro.

Calciatori, stilisti e giornalisti Tra i meritevoli dell’Ambrogino, edizione 2009, che invece hanno raccolto il consenso di tutte le forze politiche ci sono anche due calciatori simbolo di Inter e Milan, Giuseppe Bergomi e Paolo Maldini, gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana, i direttori dei giornali Libero e La Stampa Maurizio Belpietro e Mario Calabresi, il presidente della Triennale Davide Rampello, l’associazione Libera di don Ciotti, il rettore dello Iulm Giovanni Puglisi, l’architetto Stefano Boeri.

Le medaglie alla memoria Intesa anche sulle medaglie alla memoria per Camilla Cederna e per il poeta Giovanni Raboni e sulle Grandi Medaglie d’oro che saranno conferite al Pio Albergo Trivulzio, ai Salesiani, all’ospedale Niguarda e al beato don Carlo Gnocchi.

LA LISTA DEI PREMIATI

  • Grande Medaglia d’Oro alla Memoria a Don Carlo Gnocchi
  • Medaglie d’Oro alla Memoria a Camilla Cederna, giornalista, e Giovanni Raboni, poeta e scrittore
  • Grandi Medaglie d’Oro all’Ospedale Niguarda Cà Granda, per il 70esimo della fondazione, al Pio Albergo Trivulzio, per il centesimo della fondazione, ai Salesiani di Don Bosco, per il 150esimo della fondazione
  • Medaglie d’Oro a Mahmoud Asfa, architetto giordano, presidente della Casa della cultura islamica, Peter Bayuku Konteh, nato in Sierra Leone, promotore del progetto Microcammino 2000, Marina Berlusconi, imprenditrice, presidente di Fininvest e Gruppo Mondadori, Maurizio Belpietro, giornalista, direttore del quotidiano Libero, Giuseppe Bergomi, calciatore, Maria Berrini, architetto presidente dell’Istituto di ricerche Ambiente Italia, Enrica Bona Orlando Borromeo, presidente Airc Lombardia, Italo Brambilla, medico cardiopneumologo, primario all’Ospedale Niguarda, Ada Burrone, fondatrice e presidente dell’Associazione Attivecomeprime, monsignor Franco Buzzi, prefetto della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Stefano Boeri, architetto e urbanista, Mario Calabresi, giornalista, direttore del quotidiano La Stampa, Nico Colonna, editore, direttore di Smemoranda, Stefano Dambruoso, magistrato, Camillo De Milato, comandante regionale Esercito Lombardia, Dolce e Gabbana, stilisti, Paolo Giuggioli, presidente dell’Ordine degli Avvocati, Ilaria Guaraldi Vinassa de Regny, presidente dell’Associazione didattica museale, Natalina Invernizzi Campi, gestore dell’omonima Cascina, Libera Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, Paolo Maldini, calciatore, Enrico Molinari, ricercatore, docente, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia, Luigi Luigi Pestalozza, docente e critico musicale, Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, Alberto Pilotti, grafico, impegnato nel volontariato sociale, Giovanni Puglisi, rettore dello Iulm, Davide Rampello, presidente della Triennale, Andrèe Ruth Shammah, regista teatrale, fondatrice del Franco Parenti, Stella Vecchio, politica, sindacalista, Fabrizio Villani, medico chirurgo.
  • Gli Attestati di Civica Benemerenza saranno consegnati a Agedo Associazione di Genitori di omosessuali, Ande Associazione Nazionale Donne Elettrici, Associazione Amici contro la droga onlus, Associazione Amici trapianto epatico onlus, Associazione lombarda Amici di Giovanni Verga e Vizzini, Associazione Calcio Crescenzago, Associazione musicale Il Clavicembalo verde, Associazione Anziani “Il ritrovo 15” Centro socio ricreativo culturale, Associazione Insieme per i bambini, Associazione nazionale Lirica domani, Associazione nazionale Famiglie numerose, Associazione Soccorso violenza sessuale Donna aiuta donna, Bottega Bergottini, Bottega Masè, Cav Centro di aiuto alla vita presso la Mangiagalli, Cfmt-Centro formazione management del terziario, Comitato di quartiere Valsesia, Comitato spontaneo Abruzzi-Piccinni, Commissariato di pubblica sicurezza di via Satta 6, Croce verde Sempione, Discoteca Plastic, Editoriale Secondamano, Fondazione De Marchi contro le leucemie e talassemie, Goa della GdF Gruppo operativo antidroga del Nucleo regionale di Polizia tributaria, Il Bersagliere, La Cordata cooperativa, Laf-Libera associazione forense, Lavoratori della sede Rai di corso Sempione, L’Immagine associazione di volontariato, Luisa Lupi, speaker dell’aeroporto di Linate, impegnata nel Movimento apostolico ciechi, Museo di San Siro, Nucleo tutela trasporto pubblico, Pelletterie Fontana, Radio Maria Aldo Rota, storico funzionario del Comune, membro di associazioni combattentistiche e d’Arma, Scuola di danza del Teatro Oscar, Società edificatrice abitazioni operaie Seao, Shadow archery team Associazione sportiva dilettantistica di volontariato, Ugei-Unione giovani ebrei d’Italia, Uildm-Unione italiana lotta alla distrofia muscolare

Fonte: il Giornale

sono felice di non essere più milanese. elena

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grazie a Tubal per aver dato voce al mio sdegno… come sempre!


Il brigatista del Giornale

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Il giornalista Francesco Guzzardi del Giornale è l’autore del messaggio delle BR con la stella a cinque punte pieno di minacce assortite. L’infaticabile Guzzardi ha scritto il messaggio. Lo ha ricevuto, pubblicato, denunciato. Tutto da solo. Uno stakanovista dell’informazione di regime. Alla Digos è stata sufficiente la prova calligrafica per scoprirlo. Uno così poteva lavorare solo con Vittorio Feltri. Dopo Betulla Renato Farina, CitrulloGuzzardi.

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fonte:  http://www.beppegrillo.it/2009/11/il_giornalista.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+beppegrillo%2Frss+%28Blog+di+Beppe+Grillo%29

Cucchi, versioni discordanti sul pestaggio. Pm riascolterà agente ospite a Matrix

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Prosegue l’inchiesta amministrativa: ascoltati i genitori di Stefano. Sentiti medici e direttori Regina Coeli

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ROMA (25 novembre) – I pm che indagano sulla morte di Stefano Cucchi ascolteranno nuovamente l’agente di polizia penitenziaria che, in un’intervista mandata a Matrix, ha citato, tra l’altro, una frase pronunciata dal geometra il 16 ottobre scorso durante il tragitto dal tribunale a Regina Coeli («La scorsa notte ho avuto un incontro di pugilato») alla quale i detenuti avrebbero risposto ironicamente: «Nell’incontro tu hai fatto la parte del sacco».

Versioni contrastanti. La versione data farebbe pensare che il pestaggio potrebbe essere avvenuto nella caserma dei carabinieri la notte precedente, quella tra il 15 ed il 16 ottobre, ma non corrisponde a quanto verbalizzato dallo stesso agente nell’audizione davanti ai pm Vincenzo Barba e Francesca Loy del 10 novembre scorso. In quell’occasione, parlando del trasporto dei detenuti dopo la convalida dei fermi, ha raccontato che Cucchi gli chiese: «C’è una palestra a Regina Coeli?». L’agente, interpretando la domanda come una battuta – è detto nel verbale – rispose: «Ma quale palestra vuoi fare, pesi 30 chili». Poi, notando che il giovane era in cattive condizioni, come se fosse stato pestato, chiese a Cucchi: «Cosa ti è successo?» e quest’ultimo rispose: «Sono caduto dalle scale». Fu a questo punto – aveva dichiarato l’agente ai pm – che uno dei detenuti commentò: «Ha fatto la parte del sacco in un incontro di pugilato». In attesa della convocazione dell’agente in procura, i pm Barba e Loy proseguono nella raccolta delle testimonianze. Oggi, in particolare, sono stati sentiti il direttore di Regina Coeli Mauro Mariani ed alcuni medici dell’infermeria.

Sentiti medici e direttori Regina Coeli. Il direttore del carcere di Regina Coeli, Mauro Mariani, e alcuni medici dell’infermeria della struttura penitenziaria, sono stati riascoltati dal pm che si sta occupando della morte di Stefano Cucchi.

L’inchiesta amministrativa. Il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria ha ascoltato Ilaria e Giovanni Cucchi, sorella e padre di Stefano. I familiari di Cucchi hanno ricostruito i giorni successivi all’arresto di Stefano e i loro vani tentativi di incontrarlo in carcere o in ospedale. L’inchiesta amministrativa, condotta da Sebastiano Ardita, deve far luce su eventuali responsabilità del personale penitenziario e dovrebbe concludersi nel giro di due settimane. Tre gli agenti della polizia penitenziaria indagati dalla Procura di Roma per omicidio preterintenzionale.

L’iter delle visite. «Nel pomeriggio abbiamo incontrato il Dap (dipartimento amministrazione penitenziaria). In particolare ci hanno chiesto dell’iter delle nostre richieste per vedere Stefano al Pertini» ha detto Giovanni, il padre di Stefano Cucchi al termine dell’incontro pubblico «fermiamo gli omicidi di Stato» che si è da poco concluso alla Garbatella. «L’amministrazione penitenziaria vuole fare chiarezza in generale sulla situazione carceraria – ha continuato il padre – non sappiamo come stia procedendo l’indagine, noi abbiamo esposto solo il nostro caso dicendo quello che sapevamo. Abbiamo percepito una certa sensibilità per questa vicenda, la stessa che è mancata quando era ricoverato. Che lo Stato oggi voglia fare chiarezza ci fa solo che piacere. Il loro intendimento ci sembra essere quello di calibrare le mancanze del sistema».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=81840&sez=HOME_ROMA

Anche i bimbi avranno il loro passaporto

http://littlehouseontheprairie.typepad.com/.a/6a00e5529e358b883301156fc75734970c-pi

I DOCUMENTI PER L’ESPATRIO

In vigore da mercoledì 25 novembre, le nuove regole per i più piccoli: validità diverse a seconda dell’età

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ROMA – Niente più fototessera sul documento di mamma e papà. Basta con l’identità in prestito sul libriccino bordeaux dei genitori. Ad ognuno il suo. Padri e figli. Così anche un neonato avrà il suo bel passaporto personale. Dal 25 novembre, tutti i bambini in viaggio all’estero avranno in mano il loro documento con nome e foto, così come prevede la nuova disciplina comunitaria.

SCADENZE DIVERSE – La Farnesina fa sapere infatti che anche i più piccoli dovranno avere il loro documento per l’espatrio. La novità riguarda anche le scadenze, diverse a seconda dell’età del bimbo. Fino ai tre anni il passaporto ha una validità triennale. Dai tre anni in su, fino ai 18, sarà invece valido cinque anni. Spiegano alla Farnesina: «Con l’entrata in vigore del Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio n. 444/2009, recante disposizioni in materia di passaporti contenenti elementi biometrici è stato infatti introdotto il principio “una persona – un passaporto”. Principio in base al quale i passaporti devono essere rilasciati come documenti individuali».

PIU’ SICUREZZALe nuove norme «che rispondono ad un’esigenza fortemente avvertita dalla Farnesina e dal Ministero dell’Interno, garantiscono una maggiore individuabilità e quindi sicurezza per i minori che viaggiano, permettendo quindi di fare meglio fronte ai crescenti fenomeni della sottrazione indebita di minorenni e della tratta internazionale di minori». «A tal fine è prevista l’eliminazione della possibilità di iscrizione del minore sul passaporto del genitore (o tutore o altra persona delegata ad accompagnarli) e una durata temporale differenziata dello stesso al fine di poterne aggiornare la fotografia in relazione al mutamento delle sembianze degli aventi diritto».
Per i maggiori di 12 anni, presto verrà anche introdotta la rilevazione delle impronte digitali.

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24 novembre 2009

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/09_novembre_24/passaporto_personale_bambini_e64f680a-d925-11de-a7cd-00144f02aabc.shtml

Il neomelodico esalta ‘o capoclan che «condanna a morte chi sbaglia» / E su Facebook si inneggia ai clan: «A morte pentiti e sbirri»

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Il brano di Nello Liberti. i commenti: «la vera Napoli siamo noi»il video

Canzone e videoclip inneggiano al boss: anche se ordina delitti «va rispettato perchè comanda»

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di Alessandro Chetta

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NAPOLI – Il parallelo tra mondo criminale e canzoni neomelodiche napoletane fu rimarcata tre anni fa, forte e chiaro, dall’ex ministro degli Interni, Giuliano Amato. Allarme esagerato, dissentirono alcuni. I neomelodici stessi si difesero, in molti casi non a torto: nei pezzi sparati dalle radio più popolari si parla infatti soprattutto d’amore, al massimo di latitanti alla Robin Hood o di un arresto e una sentenza «ingiusti». E i videoclip rappresentano la nuova sceneggiata napoletana. Ma la canzone di Nello Liberti dal titolo fin troppo esplicito – «’O capoclan» – e il relativo filmato, postato su You Tube alcuni mesi fa, rimettono tutto in discussione. Sembra un video falso, una parodia: non lo è. Le parole del testo vanno accompagnate necessariamente alle immagini del clip. Inizia il filmato. Musica battente: ‘o capoclan latitante manda un «pizzino» a un affiliato. C’è scritto il nome “Michele Imperato”, con una croce accanto: è l’infame da eliminare, «’a cundanna per chi ha sbagliato».

Il sicario è tormentato. Ma prende la pistola e si adegua all’ordine. Perché «pure se lui è così, resta il capo, sa campare,e noi dobbiamo rispettarlo» canta il neomelodico. Parte il ritornello: «’O capoclan è un uomo serio, che è cattivo nunn’è ‘o ver’», non è vero. Nella guerra tra cosche «col cuore non si può ragionare». Liberti o meglio chi gli ha scritto il testo (firmato da A. Alfieri e C. Nocerino) poi concede: se il capo «ha sbagliato è per necessità», famiglia povera, scuola abbandonata troppo presto «per andare a faticare». Finirà, dopo 3 minuti e rotti di canzone, che il padrino, braccato, finisce in galera. Fotografato in un drammatico bianco e nero, l’uomo si rivolge a Dio: «Proteggi i miei figli. E se non proprio ogni tanto non puoi farlo tu…’o ffaccio io, che song’ ‘o capoclan!».

«GLI ALTRI SONO GENTE DI FOGNA» – Su Youtube, dov’è stato caricato il video da trashopolis.com. sono stati pubblicati una serie di commenti. L’ultimo, 14 ore fa, è di mariomerolonissimo: «Approfitto per salutare il mio amore che adesso è ospite dello Stato (…) ti stiamo aspettando, mamma, papà e frateto. La vera Napoli siamo noi, gli altri sono gent’e fugnatur», gente di fogna. «By affiliato latitante». Gianc1980 invece si chiede: «Ma è un video comico?».

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25 novembre 2009

fonte:  http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2009/25-novembre-2009/neomelodico-esalta-o-capoclanche-condanna-morte-chi-sbaglia-1602060585942.shtml

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E su Facebook si inneggia ai clan
«A morte pentiti e sbirri»

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di Cristiano Tarsia
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NAPOLI (25 novembre) – Sarà nato per gioco, i messaggi di odio che si leggono non sono però uno scherzo. Il gruppo camorra conta 409 iscritti. C’è anche Raffaele Cutolo (naturalmente lo pseudonimo di qualcuno). Scrivono gli amministratori: «Camorra non è un gruppo basato sull’odio o sul favoreggiamento di una certa realtà, ma soltanto uno spazio dedicato a tutto ciò che gira in un mondo parallelo che mai nessuno capirà, un mondo che forse è anche migliore sotto certi aspetti, dato che le tasse che si pagano sono molto ridotte rispetto a […] e con garanzie molto più forti, dove le regole contano e dove c’è molto più RISPETTO!».
C’è chi scrive: «wagliuu nun prdit o tiemp e scisionist song e chiu fort e mettn o’….mocc a tutt quand !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! ». C’è anche chi inneggia: «w la kamorra napoletana!!!!!w la SCISSIONEEEEEEEEE!!!!!!napoli E SEMPRE LA PIU FORTE!!!!!portate RISPETTO!!!!!!!!».
Naturalmente lo Stato è nel mirino degli iscritti (la foto del membro del gruppo è tipica con occhiali scuri, capelli rasati e sguardo duro), mentre si esalta l’Antistato. «ragazzi w la camorra perke e solo nei camorristi ke si puo contare se ti serve un aiuto………a morte tutti gli sbirri». Oppure «dobbiamo uccidere tutti i neri e le forze di polizia ». Odiati più dei poliziotti, i pentiti. «una sola cosa voglio dire a MORTE TUTTI I PENTITI.Ma che uomini siete?» scrive un certo Valentino.
E tale Adriano gli fa eco: «ABBASSO I SARNO PENTITI DI MERDA W LA CAMORRA INFONDO INFONDO KI NN LO E UN PO E UN CAZZONE W IL CLAN MOCCIA DOMINANTE DA PIU DI 30 ANNI SENZA PENTITI». Dall’altra parte c’è Visone o’Tubb: «forza nuova famiglia nuovi sarno x sempre facit o cess».
E la cosa più bella è che la parola camorra attira gente da tutto il mondo su Facebook. C’è chi si è iscritto dal Marocco «CAMORRISTI MAROQUI VIVAA LA CAMORRA», dall’Albania «THE WORLD IS OUR`S….FROM ALBANIA», dalla Spagna« Es un gran honor ser miembro de la camorra, gracias XD».
In molti però, con giusta indignazione, hanno già chiesto a Fb di chiudere il gruppo. Per ora inutilmente.

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fonte:  http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=81709&sez=NAPOLI

Il pentito Spatuzza: “La morte di Borsellino decisa prima di Capaci. Anche Schifani incontrava Graviano”

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I verbali del processo Dell’Utri. Il pentito Spatuzza: anche Schifani incontrava Graviano

Il presidente del Senato annuncia azioni legali. Di Pietro: chiarisca la sua posizione

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di ALESSANDRA ZINITI e FRANCESCO VIVIANO

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"La morte di Borsellino  decisa prima di Capaci"
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PALERMO – C’è il nome del presidente del senato, Renato Schifani ma anche un inedito retroscena che rivela come la decisione di uccidere Paolo Borsellino fosse stata presa prima della strage di Capaci, nelle 2000 pagine di verbali giunti dalla Procura di Firenze e depositati al processo d’appello al senatore Marcello Dell’Utri per concorso esterno di associazione mafiosa. Pagine che riscaldano la vigilia dell’attesa deposizione del pentito Gaspare Spatuzza. E’ sempre Spatuzza, dopo avere indicato Berlusconi e Dell’Utri come i “referenti” di Cosa nostra e possibili mandanti delle stragi del ’93, a ricordare adesso anche di quell’avvocato che nei primi anni ’90 avrebbe visto più volte incontrare il boss di Brancaccio Filippo Graviano nei capannoni di una azienda di cucine componibili, la Valtrans. Quell’avvocato, allora difensore dell’imprenditore, Pippo Cosenza, è l’attuale presidente del Senato, Renato Schifani. “Preciso che questa persona – dice Spatuzza – contattava sia Cosenza che Filippo Graviano in incontri congiunti. La cosa mi fu confermata da Filippo Graviano. Preciso che anch’io avendo in seguito visto Schifani sui giornali ed in televisione l’ho riconosciuto per la persona che all’epoca vedevo agli incontri di cui ho parlato”.
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Indignata la reazione di Schifani che nega decisamente: “Non ho mai avuto rapporti con Filippo Graviano e non l’ho mai assistito professionalmente. Questa è la verità. Sia chiaro: denuncerò in sede giudiziaria, con determinazione e fermezza, chiunque, come il signor Spatuzza, intende infangarmi. Sono indignato e addolorato”. Dura la posizione di Antonio Di Pietro, presidente dell’Italia dei Valori: “Schifani non può semplicemente affermare che Spatuzza è un calunniatore ma deve spiegare nel merito se conosce o ha avuto incontri con Graviano. Senza spiegazioni convincenti – aggiunge – si creerebbe un gravissimo corto circuito istituzionale che imporrebbe le dimissioni di Schifani”.
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Ai pm di Firenze Spatuzza racconta anche un episodio che potrebbe fare rivisitare la genesi delle stragi dell’estate del ’92. Il pentito spiega infatti che la cosca mafiosa di Brancaccio, di cui lui faceva parte, fu incaricata di procurare l’esplosivo per la strage di via D’Amelio già prima che fosse ucciso Giovanni Falcone. “Noi di Brancaccio – racconta il pentito – siamo attivi prima di Capaci, quando siamo andati a prelevare l’esplosivo a Porticello e stavamo rientrando a Palermo c’è stato un problema di posto di blocco dei carabinieri. Questo evento avviene prima di Capaci. Ora se noi di Brancaccio già siamo attivi per via D’Amelio, significa che era già tutto in programma”. Spatuzza offre anche un movente specifico per l’eliminazione di Falcone e Borsellino. “I due magistrati sono stati sotterrati per una questione di carceri” dichiara Spatuzza riferendosi ad un colloquio con il suo capo, Filippo Graviano che avrebbe aggiunto: “Se rimanevano vivi quei due magistrati, altro che 41bis”. E un altro pentito, sempre della cosca di Brancaccio, conferma le accuse rivolte da Spatuzza a Berlusconi e Marcello Dell’Utri. E’ Giovanni Ciaramitaro: “Come politico dietro agli attentati del ’93 mi indicavano sempre Berlusconi. Il politico era colui che aveva indicato anche i monumenti da colpire perché i fratelli Graviano, essendo palermitani, non li potevano conoscere”.
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26 novembre 2009
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