Archivio | novembre 28, 2009

Polonia: presentata una legge per mettere al bando tutti i simboli del comunismo

la nuova norma, se approvata, dovrebbe entrare in vigore a partire dal prossimo anno

Chiunque li utilizza o ne è in possesso potrebbe rischiare fino a 2 anni di carcere

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Le bandiere rosse potrebbero essere vietate in Polonia a partire dal prossimo anno (Ap)
Le bandiere rosse potrebbero essere vietate in Polonia a partire dal prossimo anno (Ap)

MILANO – Vent’anni fa, dopo la caduta del Muro di Berlino, decisero di buttare giù le statue di Lenin e di Marx e di seguire le democrazie occidentali. Adesso i politici polacchi hanno presentato un breve emendamento che mette al bando qualsiasi simbolo comunista dal paese dell’Est europeo. Il Senato ha infatti approvato una modifica all’articolo 256 del codice penale che dichiara illegali tutti i simboli comunisti. Chiunque li utilizza o ne è in possesso rischia fino a due anni di carcere per aver commesso il reato di «glorificazione del comunismo». Il Presidente della Repubblica Leck Kaczynski lunedì prossimo dovrebbe firmare la legge che probabilmente entrerà in vigore dal prossimo anno. A questo punto anche indossare t-shirt con l’immagine di Che Guevara o solamente canticchiare l’Internazionale nelle strade di Varsavia sarà considerato un crimine in Polonia.

EMENDAMENTO – La nuova legge infatti proibisce espressamente tutte le immagini che inneggiano a sistemi antidemocratici: l’articolo afferma che è vietata «la produzione, la distribuzione, la vendita o il solo possesso di oggetti che richiamano al fascismo, al comunismo o ad altri simboli di totalitarismi». Uno dei principali promotori della norma è Jaroslaw Kaczynski, fratello gemello del Presidente della Repubblica e capo del partito di opposizione «Legge e Giustizia». Secondo Kaczynski questa legge è sacrosanta perché il comunismo è uno dei simboli negativi del ‘900: «Nessuna immagine del comunismo ha diritto di esistere in Polonia – ha spiegato ai media locali il leader dell’opposizione – Il comunismo e il suo sistema genocida deve essere comparato al nazismo». Molti storici polacchi condividono la tesi di Kaczynski: «Quello comunista era un sistema terribile e omicida che ha causato la morte di milioni di vite» ha dichiarato lo storico Wojciech Roszkowski. «Non è sbagliata la comparazione con il nazismo – sottolinea lo studioso polacco – e per questo i due sistemi e i loro simboli devono essere trattati allo stesso modo».

PASSATO CHE NON PASSA – Sebbene i comunisti non abbiano più alcuna influenza politica, in Polonia sembra che il passato non voglia proprio passare. Nelle scorse settimane la Polonia infatti è stato il Paese che più si è battuto contro la candidatura di Massimo D’Alema a Ministro degli Esteri dell’Ue. L’ambasciatore della Polonia presso la Ue Tombinski definì D’Alema «un problema» per il suo passato comunista e precisò che era più adatto a quest’incarico «una persona la cui autorità non può essere contestata a causa delle sue appartenenze politiche passate». Recentemente l’uscita dell’ultimo film del famoso regista Andrzej Wajda che racconta il massacro di Katyn durante la Seconda Guerra Mondiale ( i sovietici uccisero oltre 20.000 tra civili e soldati polacchi) ha suscitato un rinnovato odio contro gli oppressori russi.

LIBERTA’ D’ESPRESSIONE – Come sottolinea il Times di Londra lo scopo dei politici polacchi è chiaro: «rendere invisibile il comunismo». Il ministro degli Esteri Radoslaw Sikorski ha ribadito che il Palazzo della Cultura e della Scienza, il più alto grattacielo in Polonia, deve essere abbattuto solo perché è un regalo fatto da Stalin ai cittadini di Varsavia. Non importa che, nel corso degli anni, sia diventato una delle strutture simbolo della città: «Se lo abbattessimo, anche la Polonia avrebbe il simbolo della fine del comunismo come la Germania ha i resti del muro di Berlino. Poi in termini ecologici è anche una costruzione molto inquinante». La battaglia contro il comunismo ha comunque il sostegno della popolazione e della stampa: «Il punto centrale è dimostrare che non vi è nulla di romantico o di divertente nel comunismo» dichiara un cronista polacco al Times. «Il comunismo – prosegue il giornalista – non è stato un gioco. E neppure un’ideologia che riscaldava il cuore. Il comunismo invece fermava i cuori, li faceva appassire e li rendeva freddi».

Francesco Tortora
27 novembre 2009

Fonte: il Corriere della Sera

Attivista di sinistra finisce in ospedale «Picchiato con le mazze dai neofascisti»

Il giovane sotto osservazione al Cardarelli. Prc: intollerabile, intervenga la Iervolino

La denuncia della Rete antirazzista: «Sette studenti
aggrediti dai militanti di CasaPound a Materdei»

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NAPOLI – La rete antirazzista di Napoli denuncia una pesante aggressione da parte di esponenti del movimento di destra Casapound. Un «agguato» con tanto di mazze da baseball finito drammaticamente. Un attivista di sinistra è stato ricoverato all’ospedale Cardarelli.

RICOVERO – Si tratta di L.T., 19 anni, studente universitario. I medici gli hanno consigliato di restare in osservazione almeno 24 ore. Gli esami avrebbero riscontrato infatti un grumo di sangue ai polmoni e un piccolo enfisema.

TAFFERUGLI – L’aggressione, sempre secondo gli attivisti che hanno occupato l’ex scuola Schipa nel quartiere Materdei, è avvenuto nel pomeriggio. Sette giovani dei centri sociali stavano attaccando alcuni manifesti quando sarebbero stati avvicinati dai militanti di CasaPound (che a loro volta occupano da settembre un ex convento nel medesimo quartiere). Da qui gli inevitabili attriti e la scintilla che scatena una serie di tafferugli ed il conseguente ferimento del diciannovenne con una mazza da baseball .

D’ALESSANDRO (PRC): EPISODIO GRAVE – Immediate le reazioni politiche. «È stata un’irruzione neofascista» denuncia il commissario provinciale del Prc, Antonio D’Alessandro, che parla di «episodio grave» e chiede al sindaco di Napoli «lo sgombero dell’ex convento occupato da Casa Pound».

CGIL: CLIMA PREOCCUPANTE – Dal canto suo, la Cgil Campania e la Cgil Napoli parlano di «sdegno e netta condanna della vergognosa aggressione. Ci preoccupa il crescente clima d’intolleranza e di violenza in città».

27 novembre 2009, fonte: il Corriere del Mezzogiorno

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Gaza, raid aereo israeliano: un morto e tre feriti

La notizia è stata riferita da una fonte militare israeliana

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Un morto e tre feriti in un attacco aereo israeliano nel nord della Striscia di Gaza. È questo il bilancio fornito da una fonte militare di Tel Aviv.
Stando alla stessa fonte, le vittime stavano per lanciare un razzo verso Israele quando sono state colpite dal raid aereo. I quattro apparterrebbero alla fazione radicale Jalijalat, ispirata ad al Qaeda. Hamas sta sostanzialmente rispettando il cessate il fuoco con il Paese ebraico, mentre alcuni tra i piccoli gruppi più radicali continuano a lanciare razzi.
Il bilancio delle vittime non è stato confermato da parte palestinese. Si parla di quattro feriti, di cui uno grave, senza però dare notizia della morte.

Fonte: Peace Reporter

… poi dicono che vogliono solo la loro sicurezza… elena