Parmalat, Tanzi risponde ai giudici: ho pagato i politici, anche Berlusconi

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Parmalt spostò la pubblicità da Rai a Mediaset per finanziare
nascita di Forza Italia. Confermati i rapporti con altri politici

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PARMA (30 novembre) – E’ un fiume di parole, Calisto Tanzi che senza i problemi di balbuzie che avevano fatto interrompere il suo interrogatorio di una settimana fa, risponde alle domande dei giudici che oggi lo hanno interrogato in aula per il processo parmigiano sul crac Parmalat. Tanzi è tornato a rispondere dei suoi finanziamenti alla politica. Parlando questa volta anche di Silvio Berlusconi. «Aveva chiesto un aiuto per fondare il suo partito. – ha ricostruito -. Partecipai a una riunione ad Arcore con altri imprenditori e lui ci disse che fare pubblicità sulle sue reti andava bene ugualmente». Sempre secondo il suo racconto, una parte delle inserzioni pubblicitarie destinate alla Rai furono «spostate su Mediaset».

Spot a tariffa piena. «Fu stabilito che avremmo pagato il costo degli spot senza sconti nè promozioni, che data la quantità delle nostre inserzioni pubblicitarie sarebbero state consistenti. In fattura quindi comparivano i pagamenti senza alcuna agevolazione o sconto». La Procura ha calcolato che l’ammontare degli sconti non praticati da Mediaset a Parmalat è di circa il 5% del totale. Tanzi ha confermato in aula che Mediaset ha continuato anche in seguito a non praticare un trattamento di favore ad uno dei più importanti inserzionisti.

Favori dalle banche: Tanzi a Palazzo Grazioli. Prima del crac del 2003 Tanzi, sempre secondo la sua ricostruzione, assieme al figlio Stefano fu ospite a Palazzo Grazioli. «Chiesi a Berlusconi di intervenire con le banche e con la Consob. Lui mi disse che poteva fare qualcosa con la Consob ma che sarebbe stato difficile intervenire presso le banche. Riuscimmo ad ottenere attenzione da parte della Consob anche per interessamento di Gianni Letta al quale chiesi le stesse cose che avevo domandato a Berlusconi».

Tanzi ha parlato anche di altri politici e di banchieri. «Mi sono rivolto all’allora ministro Goria e a Ciriaco De Mita perchè appoggiassero la candidatura di Luciano Silingardi a presidente di Cariparma», ha detto ripercorrendo le tappe della carriera di Silingardi, presente in aula come imputato e suo amico «conosciuto sui banchi di scuola». E in aula sono stati ricordati anche i rapporti con Franco Gorreri, ex numero uno di Bancamonte ed ex tesoriere di Parmalat, e Pellegrino Capalbo di Banca di Roma. Quella di poter influire sulle nomine dei vertici bancari italiani è una delle ragioni che hanno indotto Tanzi a finanziare alcuni politici anche se ha dato l’impressione di non ricordarlo. È stata la stessa pm Russo a riproporre quanto Tanzi aveva detto in un precedente interrogatorio.

«Finanziavo i politici per avere accesso al credito, per le nomine bancarie e per ottenere protezioni», spiegò nel 2004. Oggi l’ex patron Parmalat ha detto che «nel bilancio del dare e dell’avere dalla politica ho più dato che avuto».

In Ecuador per turismo. Poi Tanzi ha ribadito che il suo viaggio in Ecuador poche settimane prima dell’arresto del 27 dicembre del 2003 a Milano, non riguardava il suo presunto ‘tesorò da nascondere: «Fu Ributti (Michele, all’epoca legale di Tanzi, ndr) a consigliarmi di andare in Ecuador – ha spiegato – perchè il Paese non aveva estradizione. Poi sono rientrato perchè non avevo niente da fare».

Il “tesoro” di Tanzi. Sono 27 i beni di valore che un funzionario della Reale Mutua Assicurazioni censì a metà anni ’80, in casa sua per stipulare una polizza che ne coprisse l’eventuale furto o danneggiamento. La lista comprende 23 pitture, tra cui opere di Matisse, Fattori, Balla, Signorini, Boldini; poi due sculture in bronzo di Messina e due tappeti Kirman Laver. Nella lista dei beni, non tutti assicurati, non figurano invece il Manet e il Van Gogh di cui hanno parlato a Report nel servizio di ieri sera su Rai Tre. «Non ne so niente dei quadri – ha detto Tanzi in una pausa dell’udienza -. Uno è stato dato a Bondi anni fa. Il Manet non l’ho mai avuto, senz’altro».

E per Report un’altra smentita rispondendo ai cronisti: «In casa mia non ci sono caveau» e non c’e «nessuno dei quadri di cui ha parlato la trasmissione». Invece, secondo Report, Tanzi avrebbe ‘trafugatò in Svizzera alcuni dei beni che si trovavano nella sua abitazione. «Non sono mai stato neppure a Ginevra», ha negato lui. Tra i molti dubbi sul crac Parmalat, anche una precisazione sullo strano rimborso del prestito obbligazionario che la multinazionale di Collecchio, affossata dai debiti e senza un euro in cassa, fece prima dell’8 dicembre 2003, giorno della scadenza. «Fu Enrico Bondi a trovare i soldi che hanno consentito il rimborso del bond dell’Immacolata», ha detto Tanzi. «Trovò i soldi anche grazie alla Banca Popolare di Lodi», ha specificato. Il bond dell’Immacolata ammontava a circa 150 milioni di euro.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=82554&sez=HOME_INITALIA


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