Archivio | dicembre 2, 2009

“Ho visto che lo prendevano a calci”. Caso Cucchi, il verbale del testimone

In esclusiva il verbale d’interrogatorio dell’immigrato africano che ha visto le guardie carcerarie picchiare il giovane detenuto

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di MARINO BISSO e CARLO PICOZZA

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"Ho visto che lo prendevano a calci" Caso Cucchi, il verbale del testimoneStefano Cucchi

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ROMA – “C’era una porta nera con un piccolo finestrino senza vetro, ero solo dentro la cella, e ho sentito rumori. C’era il ragazzo e qualcuno dava calci, faceva rumore con i piedi. Sentivo che il ragazzo era caduto in terra e stava piangendo. Poi ho guardato da quel finestrino e ho visto che loro lo mettevano dentro la cella. Loro, prima di pcchiare, parlavano, non capivo le parole ma la polizia diceva di entrare dentro e il ragazzo non voleva entrare dentro. Il ragazzo voleva sempre uscire, non so se voleva andare al bango o dal Giudice….”.
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LEGGI IL VERBALE DEL TESTIMONE
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L’immigrato africano, detenuto nel sotterraneo del tribunale di Roma nella mattinata del 16 ottobre scorso, aspettava anche lui di essere chiamato per il processo, quando ha assistito dallo spioncino della sua cella al pestaggio di Stefano Cucchi, il trentunenne arrestato la notte prima alle 23.30 e morto, denutrito, disidratato, con le vertebre rotte, traumi alla testa e sospette bruciature di sigaretta sul corpo, all’alba del 22 nel padiglione carcerario dell’ospedale Sandro Pertini. Per la sua morte tre medici sono indagati per omicidio colposo e altrettanti agenti penitenziari per omicidio preterintenzionale.

Repubblica. it pubblica in esclusiva il verbale integrale dell’interrogatorio del supertestimone che, dopo l’incidente probatorio del 21 novembre scorso, ha ora valore di prova.

“Guarda cosa mi hanno fatto le guardie”, ha confidato Stefano Cucchi al detenuto africano. “No”, ha precisato il supertestimone, “non mi ha detto chi fossero gli aggressori e neanche ho chiesto se i carabinieri lo avessero picchiato, ma lui non mi ha parlato dei carabinieri”. Così, si infittisce il mistero dopo i risultati dell’inchiesta del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria che ha escluso il coinvolgimento dei suoi uomini nell’aggressione nelle celle del tribunale di Roma.

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2 dicembre 2009
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“Rasini, Putin, Vespa, Noemi: Cavaliere, per favore, ci risponda”

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Esce “Caro Papi Natale”, raccolta di quesiti nata sul blog Rassegna Stanca

Dalle origini del patrimonio, alla giustizia, a Noemi e alle veline

In occasione del No-B Day sul web un instant-book
con 101 domande a Berlusconi. Fatte dalla Rete

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di MATTEO TONELLI

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"Rasini, Putin, Vespa, Noemi Cavaliere, per favore, ci  risponda"
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ROMA – 101 domande per 6000 autori. Quesiti tra il serio e lo scherzoso che hanno come destinatorio un unico protagonista: Silvio Berlusconi. “Caro Papi Natale“, che esce a ridosso del “No B.day”, è un libro che nasce dal blog “Rassegna Stanca” e che raccoglie le domande che alcune migliaia di persone hanno deciso di indirizzare al presidente del Consiglio per sapere di più sulla sua vita di politico e imprenditore. Tra le tante domande ci sono anche i dieci interrogativi di Repubblica.
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Alcuni quesiti sono ironici. Del tipo: “Ha iniziato vendendo scope elettriche porta a porta ha finito vendendo bufale a Porta a Porta: può dire di aver fatto carriera?”. Altre molto serie: “Lei e Dell’Utri, anche recentemente, avete definito il pluriomicida Vittorio Mangano un eroe. Può essere definito eroe chi ha fatto parte della stessa organizzazione criminale che ha ucciso Falcone e Borsellino?”
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Tante domande, selezionate tra le moltissime arrivate al sito. Scelte tra le più cliccate, le più irriverenti, le più dirette. Scorrendole si riesce a delineare il percorso dell’epopea berlusconiana dalle origini all’oggi. Cinque capitoli che spaziano dalla politica, al continuo scontro con la magistratura, alla ossessione del complotto per farlo cadere. Ed ancora i difficili rapporti con la stampa. Capitolo a parte lo merita il rapporto di Berlusconi con le donne. Si parte da Noemi Letizia (“è vero che le ha promesso di favorire la sua carriera nello spettacolo?”), si passa per la moglie, Veronica Lario (“mio marito frequenta minorenni”). E via via fino alle veline candidate (“non trova grave aver ricompensato con candidature e promesse le ragazze che la chiamano papi?”). E avanti così, compresa la domanda sulle presunte capacità sessuali del Cavaliere: “A 73 anni tre ore di sesso a notte: è disponibile all’antidoping?”.
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Ma anche le origini della fortuna del Cavaliere finiscono nel mirino. Si parte dalla realizzazione di Milano 2 e da quei 3 miliardi dell’epoca su cui il Cavaliere potè contare. “Da dove venivano?” ci si chiede. E quello dell’origine della fortuna dell’attuale premier è un tema che torna spesso nei quesiti. “Come nasce la Fininvest? Da dove arrivano i miliardi per aumentare il capitale?”. Ed ancora: “Come ha fatto a conservate le frequenze tv?”. Si arriva così all’oggi e alle leggi ad personam: lodo Alfano e processo breve in primis.
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Davvero tante le domande. Molte altre non hanno trovato posto nel libro e si possono leggere nel gruppo di Facebook “Dieci (nuove) domande a Berlusconi”.
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Tra i tanti quesiti, spiccano, invece, le parole (senza punto interrogativo) che Bossi, tra il 1994 e il 1999, pronunciò sul Cavaliere: “E’ un portaborse di Craxi…è l’uomo della mafia, un palermitano che parla meneghino mandato apposta per fregare il Nord. La Fininvest è nata da Cosa Nostra. Da dove vengono i suoi soldi?..Stava nella P2 e guadagna soldi con l’eroina e la cocaina…Ha fatto ciò che ha voluto con le televisioni…Se va a Palazzo Chigi vince il Tecnocrate..Alla fine avrà un posto all’Inferno, perché quello lì non se lo prendono nemmeno in Purgatorio”. Sono passati dieci anni e adesso Bossi dice di essere “il miglior alleato di Berlusconi”. Forse anche questa giravolta meriterebbe una domanda: “Come mai, Senatur, ha cambiato idea?”.
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2 dicembre 2009
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Sul web spunta il blog dei “Papi Boys”

papi«Gente giovane che ama lo sport, la moda, la cultura e soprattutto il Papi! Dinamici, entusiasti, amanti della Libertà, automuniti, militesenti. Astenersi perditempo, fannulloni, multietnici e comunisti». Questa è l’intestazione che campeggia sul “blog ufficiale” dei Papiboys, iniziativa evidentemente satirica e canzonatoria del premier Berlusconi. I burloni autori del blog pubblicano, ormai con cadenza quotidiana finte lettere indirizzate a Papi facendo leva su i più noti tormentoni Berlusconiani.
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Usa, un bimbo su quattro mangia con i buoni pasto

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Record di povertà: 36 milioni non riescono a sfamarsi

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di GLAUCO MAGGI
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NEW YORK
Barack Obama partecipa con la suocera a una distribuzione di cibo alle famiglie povere di Washington
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Obesità e fame vera vanno a braccetto nell’America della Recessione moderna. Il termometro più concreto di come l’economia in crisi stia mettendo sul lastrico le famiglie è l’amaro successo dello Snap. Per la gente e i giornali si chiamano sempre «food stamps», buoni federali per l’acquisto di cibo, ma il governo Bush un anno fa decise di chiamare il piano di assistenza federale per bisognosi Supplemental Nutrition Assistance Program.
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Stamps o Snaps che siano, queste tesserine caricate elettronicamente sono la versione del nuovo millennio delle tessere sanitarie di guerra introdotte da Franklin Delano Roosevelt dal 1939 al 1943, poi riesumate da Lyndon Johnson con la sua Great Society negli Anni 60. In disgrazia nell’America reaganiana, quando chi li utilizzava passava per un pigro che non aveva voglia di lavorare, hanno ripreso vita sotto Clinton e anche sotto il conservatore «compassionevole» George Bush. Ora, con Obama e la disoccupazione al 10,2 per cento associata al record di ex proprietari che hanno perso la casa, i buoni «nutrizionali» sono tornati in auge. Sempre più richiesti, e sempre meno bollati come una vergogna personale, tanto larga è diventata la loro diffusione.

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Gli aventi diritto sono i nuclei familiari con reddito inferiore al 130 per cento del livello di povertà fissato dal governo: una famiglia di quattro persone in questa condizione ottiene una somma mensile di 500-580 dollari. Le cifre variano perché possono essere combinate con altri piani di welfare, come gli aiuti ai minori e ai ricoveri di emergenza. Il numero di chi riceve i food stamps ha fatto un balzo di nove milioni dal dicembre 2007, mese ufficiale di avvio della recessione, arrivando a 36,5 milioni.

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E’ un record che ha polverizzato i 30 milioni dei mesi successivi a Katrina, perché l’attuale uragano economico non ha risparmiato nessuno Stato, dall’Alaska alla Florida. Un americano su otto va ora al supermercato con la «carta di credito» firmata dal governo e si calcola che, nelle case, un bambino su quattro benefici del sussidio. Le statistiche del fenomeno, rilevato da un’inchiesta del «New York Times» su base nazionale, illustrano un ricorso squilibrato su base etnica ai food stamps: li chiede il 12,5 per cento degli americani, che però sono per l’8 per cento bianchi, il 28 per cento neri, il 15 per cento latinos.

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Non tutti i bisognosi però hanno fatto domanda: si calcola che solo i due terzi degli aventi diritto l’abbia fatta e dunque ci siano almeno altri 15-16 milioni di persone che hanno titolo. L’ha detto al «Nyt» Kevin Concannon, sotto segretario all’Agricoltura, aggiungendo: «Questo è il periodo della massima urgenza per i nostri programmi alimentari, se si escludono gli anni della Grande Depressione. E’ tempo di guardare la realtà in faccia e rendersi conto che in questo Paese di opulenza c’è tanta gente affamata». Il Missouri ha il record nazionale di aventi diritto: in 21 contee dello Stato un bambino su due mangia grazie ai buoni. All’opposto, lo Stato con la minore percentuale di richieste è la California.

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30/11/2009
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