Povertà, Sos divorzi: “Il 25% dei clochard sono padri separati” / Crisi, più poveri per il mutuo casa

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A lanciare l’allarme è l’associazione dei matrimonialisti: “Nell’80% dei casi – è la stima – si tratta di padri separati, obbligati a mantenere moglie e figli e a non avere più risorse per sopravvivere”

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Roma, 3 dicembre 2009 – “Il 25% degli ospiti delle mense dei poveri sono separati e divorziati”. A lanciare l’allarme su una classe di «nuovi poveri», dati alla mano, è l’avvocato Gian Ettore Gassani, presidente nazionale dell’Ami, l’Associazione matrimonialisti italiani.

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«Sono numeri che fanno rabbrividire. Nell’80% dei casi – stima Gassani – si tratta di padri separati, obbligati a mantenere moglie e figli e a non avere più risorse per sopravvivere. Molti di questi dormono in auto e i più fortunati (circa 500mila) sono tornati ad essere ospiti delle loro famiglie d’origine. È un fenomeno che riguarda per lo più operai, impiegati ed insegnanti. Le separazioni e i divorzi, dati gli obblighi economici e le spese che determinano, trasformano questi lavoratori in veri e propri clochard».

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«Negli ultimi dieci anni nel nostro paese si è sviluppata una nuova e irresistibile piaga sociale causata dall’aumento esponenziale di separati e divorziati», aggiunge il presidente dell’Ami, ricordando che ogni dodici mesi si separano circa 160mila persone mentre i nuovi divorziati sono 100mila. «Urge una nuova politica sociale – reclama il presidente dell’Ami – che restituisca dignità a quanti sono stati sfortunati nel loro matrimonio, che hanno perso tutto e che vivono da emarginati. Occorrono misure atte a garantire alloggi a questo popolo di nuovi poveri nonchè aiuti economici. Anche costoro hanno diritto ad avere pari opportunità. Quando si perde la dignità si rischia di non essere nemmeno buoni genitori».

fonte agi

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fonte:  http://quotidianonet.ilsole24ore.com/cronaca/2009/12/03/267523-poverta_divorzi.shtml

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Crisi, più poveri per il mutuo casa:
a rischio una famiglia su quattro

Nel 2010 una famiglia su quattro spenderà il 30 per cento del proprio reddito nel finanziamento per l’abitazione

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ROMA (3 dicembre) – Con il peso di un mutuo sulle spalle è più facile scivolare sotto la soglia di povertà: nel 2010 una famiglia su quattro, tra quelle che acquisteranno la casa chiedendo un finanziamento, sarà “a rischio povertà” a causa di una rata che si mangia circa il 30% del reddito disponibile. Fra le regioni più a rischio ci sono la Liguria, il Trentino Alto Adige e il Veneto. La percentuale di famiglie a rischio sale al 37% (una su tre) se si considera chi il prossimo anno ricorrerà al credito per abbandonare l’affitto a favore di un’abitazione di proprietà.

A lanciare l’allarme è il rapporto dell’Osservatorio regionale sul costo del credito, promosso dalla Caritas e dalla Fondazione Responsabilità Etica e presentato oggi nella sede dell’Abi a Roma. I dati evidenziano che bisogna lottare contro «situazioni di esclusione da un bene primario come la casa ai danni delle famiglie più deboli, povere, di giovani o di immigrati», commenta don Vittorio Nozza, direttore della Caritas Italiana. «È assente una politica della casa – sottolineano dalla Caritas – e su questo devono riflettere i soggetti politici, imprenditoriali e sociali».
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La mappa del rischio per le famiglie con rate superiori al 30% del proprio reddito vede al primo posto la Liguria (34,2% del totale dei nuclei che sottoscrivono un mutuo), seguita da Trentino Alto Adige (33,6%), Veneto (31,4%) e Toscana (30,7%). Minor rischio in Sardegna (14,9%), Basilicata e Calabria (14,1%). Per le tipologie di famiglie, rischiano di più quelle composte da una sola persona (44,8% di incidenza di rischio), quelle con un solo genitore e figli a carico (29,9%), soprattutto se il capofamiglia è un lavoratore autonomo (32,7%). Di seguito due tabelle, tratte dal rapporto dell’Osservatorio regionale sul costo del credito, con il rischio povertà per le famiglie per tipologia e per Regione, nel 2010, nel caso si verifichi la ripresa economica o nel caso di un peggioramento della congiuntura:
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Tabella per titolo di studio:
scenario migliore / scenario peggiore

Elementare 28,4% / 27,4%

Media 28,7% / 30,3%

Media superiore 24,7% / 25,7%

Laurea 20,4% / 21,4%

Tabella per tipologia di famiglia:
scenario migliore / scenario peggiore

Unipersonale 44,5% / 45,8%

Senza figli / anziani 19,9% / 20,4%

Un genitore o figli a carico 29,9% / 29,9%

Due adulti e un figlio 24,6% / 25,9%

Due adulti e più familiari 19,7% / 21,0%

Tabella per condizione lavorativa:
scenario migliore / scenario peggiore

Dipendente 22,4% / 23,4%

Autonomo 31,7% / 33,6%

Pensionato 21,2% / 20,8%

Altre 36,6% / 37,2%

Tabella per regioni:
scenario migliore / scenario peggiore

Piemonte – Val d’Aosta 18,4% / 18,7%

Lombardia 27,5% / 29,0%

Trentino Alto Adige 31,1% / 33,6%

Veneto 30,1% / 31,4%

Friuli Venezia Giulia 18,1% / 18,1%

Liguria 32,9% 34,2%

Emilia Romagna 27,0% / 28,8%

Toscana 30,2% / 30,7%

Umbria – Marche 25,4% / 26,7%

Lazio 21,9% 23,1%

Abruzzo – Molise 22,1% / 22,1%

Campania 22,0% / 22,0%

Puglia 28,6% / 30,0%

Basilicata – Calabria 14,1% / 14,1%

Sicilia 23,4% / 23,4%

Sardegna 14,9% / 14,9%

Totale 25,0% / 26,0%

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=82919&sez=HOME_NOSTRISOLDI

Una risposta a “Povertà, Sos divorzi: “Il 25% dei clochard sono padri separati” / Crisi, più poveri per il mutuo casa”

  1. alex dice :

    Padri divorziati ridotti alla fame. La questione è certamente riconducibile al mestiere degli avvocati divorzisti. Spingono le richieste a favore dell’ex moglie fino all’inverosimile consci del fatto che la giurisprudenza in materia gli darà sempre ragione. Di riflesso crolla quel labile senso di fiducia nei confronti di una giustizia terrena che altro non è che la mera applicazione di leggi fatte dall’uomo.
    La vera Giustizia non è certo dell’uomo ma solo il trionfo dell’ingiustizia è di natura umana.

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