Archivio | dicembre 11, 2009

Dall’Arci calendario antirazzista

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Un calendario, attento ai migranti e alle minoranze, intitolato “Italia in bianco e nero” e aperto dalla dedica affidata ad Angela Davis, una voce fondamentale del movimento antirazzista: “a coloro la cui umanità è troppo preziosa per essere distrutta dai muri e dalle sbarre. E soprattutto, a coloro che continueranno a lottare finché il razzismo non sarà bandito per sempre dalla nostra storia”. E’ il modo in cui l’Arci augura buon 2010 a tutti.

«Questo calendario ha il preciso intento di vivere un sogno, ma con i piedi piantati nella solida realtà: vuole infatti rappresentare un’Italia diversa e migliore di quella che vorrebbe omologare tutto e tutti e che affronta il tema dell’immigrazione con lo sguardo rivolto al passato. I fotografi Grazia Bucca, Marco Ghidelli, Francesco Millefiori e Gregorio Patané hanno offerto il loro contributo per aiutarci a descrivere una Italia plurale e dinamica, che punta alla buona integrazione e guarda con fiducia al futuro» spiega l’Arci.
«Questo oggetto che ci accompagna tutto l’anno, può essere un piccolo regalo gradito a chi lo riceve e utile a promuovere i valori della nostra associazione. Le copie saranno disponibili a partire dai primi di dicembre, con un prezzo di vendita al pubblico di 5 euro. Per i comitati il prezzo è di 3 euro, ovvero la sola copertura delle spese».

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11 dicembre 2009

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=92539

Berlusconi, nuovo attacco al Colle. Fini: “Napolitano rappresenta tutti” / Delusione del Colle: fine del dialogo

Il premier replica al Capo dello Stato: “Pensi all’uso politico della giustizia”.
Il Quirinale: “Basta contrapposizioni”

Silvio Berlusconi a Bruxelles

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ROMA
Il buon proposito dura pochi secondi.
Al termine del Consiglio europeo, Silvio Berlusconi ci prova a concentrare la sua dichiarazione soltanto sulla decisione italiana di contribuire con 600 milioni in tre anni al Fondo Ue per lotta ai cambiamenti climatici. E quando arriva la domanda sull’altolà di Giorgio Napolitano dopo l’editto anti-Consulta di Bonn, il presidente del Consiglio accenna un «parliamo di quel che è successo qua». Ma poi parte come un fiume in piena in una difesa della legittimità delle sue affermazioni che è allo stesso tempo un nuovo attacco al Colle.
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Berlusconi non ci sta a sentire che le sue parole sul partito dei giudici e sulla Consulta di sinistra vengano bollate come «attacchi violenti». Piuttosto, dice, gli attacchi violenti sono quelli che lui deve subire.«Le preoccpazioni – è la sua risposta al Quirinale – ci dovrebbero essere in Italia per l’uso politico della giustizia che è il contrario della democrazia e della libertà». A dare la misura della distanza siderale che ormai corre tra palazzo Chigi e il Colle, c’è anche il fatto che mentre il presidente della Camera si affretta a sottolineare che Napolitano «rappresenta tutti», il premier ancora oggi in privato a pranzo con gli eurodeputati, lo definisce un uomo «di sinistra». Ufficialmente il Cavaliere non vuole tornare sul suo scontro con Gianfranco Fini che ieri è risalito a livelli di guardia. Ma affronta la questione con alcuni parlamentari europei vicini al presidente della Camera che lo invitano a ritrovare l’unità nel partito. «Da parte mia – assicura – c’è tutta la buona volontà, si vede che dall’altra parte non è cosí». Segno della diffidenza che ancora regna sovrana tra i due.
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Il premier, piuttosto, ci tiene a dimostrare di essere lungi dal viale del tramonto: e se ieri esaltava i suoi attributi, oggi si descrive «sereno e positivo», tutto concentrato sul lavoro mentre «gli altri attaccano, discreditano, minacciano». Insomma, pronto ad andare avanti fino alla fine della legislatura. «Mai pensato una volta – dichiara – a elezioni anticipate». In cantiere, anzi, c’è già una riforma della Costituzione che va cambiata perchè – dice – è ormai «vecchia di decenni», e questo si farà con o senza la sinistra. «Io – sostiene il Cavaliere – sono aperto e disponibile agli accordi, peró quando leggo le parole del capo dell’opposizione mi cadono le braccia». Così come il presidente del Consiglio dice chiaro e tondo ai suoi interlocutori che non ha alcuna intenzione di mollare sulla riforma della giustizia. Dalla bocciatura del Lodo Alfano in poi, la priorità è sempre più questa. E ciò, sebbene il premier ostenti pubblicamente una certa sicurezza sulle accuse per mafia che arrivano dal pentito Gaetano Spatuzza e che – dice – sono solo «un’operazione infame». Le dichiarazioni rese oggi dal boss Graviano gli fanno tirare un sospiro di sollievo. Si è dimostrato – sottolinea – che siamo alle «comiche».
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Insomma, la tensione tra Palazzo Chigi e Quirinale resta altissima. In serata interviene lo stesso capo dello Stato attraverso un messaggio inviato all’assemblea fondativa di Alleanza per l’Italia, il nuovo partito di Rutelli: «Apprezzo l’intendimento espresso – scrive Napolitano – di contribuire a far uscire il Paese da una contrapposizione politica esasperata». Fini intanto, che già ieri aveva rintuzzato il Cavaliere, torna a schierarsi con il Colle: «Nel capo dello Stato si riconoscano tutti gli italiani», dice il presidente della Camera perchè «in politica ci si scontra ma si rispetta l’arbitro e si rispettano le regole». Parlando all’università della Calabria, Fini si affida alla metafora calcistica: «Nella politica servono valori condivisi e la parola avversaria è tipica del gergo sportivo. Come in Milan-Inter o Roma-Lazio ci si scontra ma si rispettano l’arbitro e le regole del campionato». Il segretario del Pd Bersani critica le affermazioni di Berlusconi: «Il governo oltre ai guai in Italia sta creando un caso Italia nel mondo. Le opinioni pubbliche europee possono conoscere la situazione italiana senza ascoltare comizi mal fatti in sedi internazionali autorevoli che fanno un danno rilevantissimo al paese». «In Europa – sostiene Bersani – si conosce molto bene il concetto del principio costituzionale e che chi vince le elezioni non diventa il padrone del paese ma il suo potere sta in equilibrio con altri poteri istituzionale e costituzionali ce vanno rispettati». Per questo, conclude il leader del Pd, «sono fiducioso che l’opinione pubblica europea non ingoierà una rappresentazione totalmente deformata del nostro Paese». Poi la puntualizzazione sulle riforme: «Il paese e il Pd sono pronti a riforme istituzionali vere ma non siamo disposti in nessun modo a rincorrere derive di tipo populista».
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11 dicembre 2009 (18:16)
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il retroscena

Delusione del Colle: fine del dialogo

Il presidente aspetta la rettifica, poi decide di reagire

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di FEDERICO GEREMICCA
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ROMA
A dir la verità,
non è che lì sul Colle – forti delle amare esperienze fatte in questo ultimo anno – ci credessero davvero. Però, poiché la speranza è l’ultima a morire, lo speravano. Speravano, cioè, che per una volta il pesantissimo affondo portato dal Presidente del Consiglio contro la magistratura, la Corte Costituzionale e gli ultimi tre Capi dello Stato, venisse smentito o almeno corretto nei toni, attenuato nella sua inedita violenza. Dunque, hanno atteso. Naturalmente invano. Anzi, quando Silvio Berlusconi è tornato sulla questione («Non c’è niente da chiarire, sono stanco delle ipocrisie») anche i più prudenti tra i consiglieri del Presidente hanno inteso che non c’era altra via da seguire che mettere l’elmetto e tornare in campo.

Sono nate così le poche righe dattiloscritte nelle quali – forse per la prima volta – il discorso di un capo di governo (per altro svolto fuori dei confini nazionali) viene definito «violento attacco contro fondamentali istituzioni di garanzia». Non solo: a far intendere che la misura è considerata ormai colma, nella nota del Quirinale viene espressa non solo la «preoccupazione» del Presidente della Repubblica, ma soprattutto il suo «profondo rammarico». Un rammarico che, a tarda sera, fonti della presidenza spiegavano sottolineando almeno un paio di fatti. Il primo: col suo «violento» j’accuse, Berlusconi ha di fatto mandato gambe all’aria quello che la nota del Colle definisce «spirito di leale collaborazione… che giorni fa il Senato ha concordemente auspicato».

Il secondo: giusto due mesi fa (il 7 ottobre) Napolitano era dovuto intervenire per difendere se stesso, i suoi predecessori e la Corte Costituzionale da un attacco dai toni e dai contenuti del tutto analoghi. In quella occasione – attaccando magistratura e Corte Costituzionale – il premier affermò polemicamente che «tutti sanno da che parte sta il Presidente della Repubblica…»: e il Capo dello Stato fu costretto a intervenire per ricordare che «il Presidente della Repubblica sta dalla parte della Costituzione». Si pensava che la questione fosse così chiarita. Ma naturalmente si pensava male… E non sono gli unici motivi di rammarico. Al Colle, infatti, si lamenta l’infondatezza di una serie di affermazioni con le quali la maggioranza (compresi alcuni ministri) ha contestato il fatto che l’unica istituzione che non sarebbe mai difesa quando attaccata sarebbe, appunto, la presidenza del Consiglio. «E’ di non molti giorni fa – si ricorda al Quirinale – l’intervento col quale il Presidente ha richiamato “tutte le istituzioni”, magistratura compresa, ad uno spirito di maggior serenità, responsabilità e collaborazione».

L’obiezione che arriva dal Popolo della Libertà sarebbe, dunque, infondata. Così come si smentisce, naturalmente, l’esistenza di un presunto «asse» tra il Quirinale e la presidenza della Camera. Ieri Fini è stato il primo a contestare le affermazioni tedesche di Silvio Berlusconi chiedendo al premier un «chiarimento» (e ricevendone in cambio un «sono stanco delle ipocrisie»). Ma anche in questa occasione, si spiega, tra Quirinale e presidenza della Camera non c’è stato alcun contatto preventivo. Anzi, la dichiarazione di Fini è arrivata quando il Presidente della Repubblica non era stato ancora nemmeno informato del nuovo attacco del premier: alla fine di una giornata fitta di impegni, infatti, il Capo dello Stato stava incontrando famiglie di bambini provenienti da vari paesi del mondo e curati (in alcuni casi addirittura salvati) grazie ai fondi raccolti da Telethon.

E’ solo finita quell’udienza che il Presidente è stato informato dell’accaduto, decidendo – come detto – di attendere una possibile rettifica di Berlusconi prima di intervenire in difesa della Costituzione e degli organi dello Stato pesantemente attaccati dal premier. E così, il tentativo di rinsaldare quello «spirito di leale collaborazione» invocato dal Presidente, subisce un colpo duro e dalle conseguenze nuovamente imprevedibili. Il premier andrà avanti con la sua polemica o raffredderà il clima? E cosa è lecito aspettarsi dal sistema dei partiti nei prossimi giorni? Lì al Colle si valutano con preoccupazione le dichiarazioni rilasciate nella durissima giornata di ieri: tanto quelle di sostegno al premier, quanto quelle di solidarietà al Capo dello Stato. Si cerca di tratteggiare, insomma, il quadro della situazione ed il dislocarsi delle varie forze in campo. E qualcuno, in fondo, segnala e fa notare alcuni rumorosissimi silenzi. Come quello della seconda carica dello Stato, il presidente del Senato, muto per tutto il giorno di fronte al pesante attacco mosso alla magistratura, alla Corte Costituzionale ed agli ultimi tre Presidenti della Repubblica…

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11/12/2009 (8:27)

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fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200912articoli/50277girata.asp

Processo Eternit: «Mamma e moglie uccise dall’amianto a 19 anni di distanza»

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ROMA (11 dicembre) – Per anni ha pensato che la storia di sua moglie e di sua madre, morte nello stesso identico modo ma a 19 anni di distanza, fosse un «dolore privato, intimo», da recitare in silenzio come una preghiera. Oggi grazie alle parole di un amico casalese come lui si è convinto dell’esatto contrario: «è una vicenda pubblica che riguarda migliaia di altre persone stroncate tutte da mesotelioma pleurico. Come mia moglie, come mia madre». Ecco perchè lui nutre una sola speranza che il processo Eternit arrivi fino in fondo «con una sentenza che renda giustizia a tutti coloro che l’hanno vissuta sulla propria pelle».
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Emanuele Novazio
è un giornalista de La Stampa, nato a casal Monferrato, come Giampaolo Pansa, l’amico che lo ha convinto a costituirsi parte civile nel processo Eternit e che per primo ha raccolto, quando ancora era in fase preliminare, la sua testimonianza. Racconta Emanuele, «per anni ho preferito rimanere in silenzio. Pensavo, in qualche modo di sporcare quel dolore tutto mio». La madre di Novazio morì nel 1986, sei mesi prima le avevano diagnosticato il mesotelioma pleurico: «Una vita la sua – tiene a precisare – passata in un ufficio e non in fabbrica. Perchè questa è una patologia che può avere un’incubazione lunga, durare quarant’anni. Ma anche breve, come è capitato a un mio compagno di scuola, stroncato a 14 anni». Nel 2005, la stessa sorte è toccata a Ornella, compagna di tutta una vita, madre dei sue due figli, oggi di 18 e 20 anni. «Ci eravamo conosciuti giovanissimi. Ha lasciato Casale per fare l’università e, non vi ha vissuto a lungo quanto mia madre». Dopo la laurea, prosegue il giornalista, «mi ha raggiunto a Parigi dove ero diventato corrispondente per La Stampa, nel 1983, e da allora abbiamo vissuto insieme. A Mosca, Bonn, Berlino, lontanissimi da quella fabbrica della morte». Va detto che Ornella 10 anni prima di scoprire il mesotelioma si era ammalata, quando era con il marito a Mosca, di morbo di Hodgkin. Poi è guarita, «ma da allora ogni sei mesi faceva la Tac ai polmoni, risultava pulita». Il male è rimasto silente per anni. Cinque anni fa a Roma, i giorni precedenti la vigilia di Natale: «come ogni coppia – ricorda Emanuele – eravamo in giro per i regali. A un certo punto mentre passeggiavamo Ornella si ferma e mi dice mi manca il fiato». Quelle parole per il marito, «un presagio». Sua madre aveva pronunciato la stessa identica frase poco prima di scoprire il suo male: «mi manca il fiatò. Il 7 gennaio 2003, Novazio lo ricorda perchè era il giorno dopo l’Epifania, «ci diedero i risultati delle analisi. Mesotelioma pleurico». La donna visse altri due anni, grazie a un farmaco allora ancora sperimentale, fu tra le prime a poterne usufruire, ci volle l’autorizzazione del ministero della salute. Una cura che le ha solo permesso di preparare i suoi figli alla sua partenza.E’ morta nel 2005 a 43 anni.
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Il nome di Ornella Novazio
è uno degli ultimi aggiunti alla lista di oltre 2000 parti civili compilata da Guariniello. A Casale l’Eternit continua a uccidere. E se la strage è emersa lo si deve soprattutto a un sindacalista e a un bisettimanale di Casale. Bruno Pesce, è il dirigente della Cgil, che guida il comitato dei superstiti. Il giornale è Il Monferrato, bisettimanale di Casale. Pubblica gli elenchi di tutte le vittime di quella maledetta fabbrica. Una lista senza fine.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=83931&sez=HOME_INITALIA

IL LAVORO CHE NON C’E’ – Depressione, vergogna e senso di colpa. Cresce la sindrome da disoccupazione

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Alcol, droga e aggressività gli effetti collaterali della mancanza di reddito

L’esperto: tutti coloro che sono senza lavoro rischiano di ammalarsi. Centinaia le richieste di aiuto

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MILANO – «Il 100% dei senza lavoro corre il rischio di ammalarsi di depressione». Lo dice il professor Francesco Campione, Specialista in psicologia medica e fondatore del centro «Primomaggio», di Bologna, l’unico per ora ad occuparsi in Italia delle conseguenze sulla psiche di chi per mesi cerca un nuovo impiego.

VERGOGNA E SENSO DI COLPAA ottobre, secondo l’Istat, nel nostro Paese si sono superati i 2 milioni di disoccupati. Per chi resta senza lavoro la prospettiva è quella di passare molti mesi alla ricerca di uno nuovo. In 7 mesi sono centinaia le mail che «Primomaggio» ha ricevuto, tutte le testimonianze riferiscono gli stessi sintomi: senso di insicurezza, difficoltà a prendere sonno, angoscia, vergogna e sensi di colpa. Uno studio dell’Istituto di Ricerche Sociali dell’Università del Michigan ha di recente provato che il rischio di ammalarsi, non solo di depressione, insorge ancora prima della perdita del posto, è la stessa insicurezza rispetto al futuro ad indebolire chi potrebbe diventare disoccupato. Senza arrivare agli eccessi della Francia, con i suicidi di France Telecom, anche in Italia la patologia depressiva potrebbe avere forte ripercussioni sociali.

AGGRESSIVITA’ IN FAMIGLIASempre secondo il professor Campione non è raro che chi si trova solo ad affrontare il problema finisca per dedicarsi all’alcool o alle droghe oppure diventi aggressivo. «Solitamente – dice il medico – l’aggressività si sfoga in famiglia. Quando poi capita finalmente l’occasione di un nuovo lavoro si sono sommati tali e tanti altri problemi che il candidato facilmente se la fa sfuggire». E a rischio non sono solo gli operai o comunque le fasce più basse della società, «il problema tocca molto di più – continua ancora Campione – le persone che vedono nel lavoro un mezzo d’affermazione sociale e personale». Secondo le stime di Federmanager entro fine 2009 saranno 13000 i dirigenti disoccupati, il 10% del totale.

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11 dicembre 2009

fonte:  http://www.corriere.it/salute/09_dicembre_11/depressione-del-disoccupato-casi-in-aumento_9a1566cc-e665-11de-8315-00144f02aabc.shtml

Retata preventiva a Copenaghen, scontri polizia-no global. Settanta arresti, almeno 7 italiani

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AL VERTICE

Retata “preventiva” alla vigilia della maximanifestazione a cui sono attese 60.000 persone

Tra i fermati il nipote del sindaco di Venezia Cacciari. Città presidiata: elicotteri e agenti antisommossa

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L’arresto di un manifestante a Copenaghen

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COPENAGHEN – Proteste e scontri con la polizia durante il summit Onu sui cambiamenti climatici a Copenaghen. Settantacinque arresti tra cui almeno 7 sono italiani. Uno è Tommaso Cacciari, nipote del sindaco di Venezia. Altri 5 erano stati fermati e poi rimessi in libertà nelle manifestazioni dei giorni scorsi. E domani maxiraduno con 60 mila persone. La città sarà presidiata da 5 mila agenti, elicotteri e tiratori scelti sui tetti. Sfileranno 500 organizzazioni non governative per sollecitare i Paesi ad introdurre leggi ecologiche.
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Quelli di oggi, la polizia danese li ha definiti “arresti preventivi”. “Non abbiamo fatto nessuna azione violenta”, ci tengono a precisare i no global. “Solo slogan e volantini contro 15 aziende, tra cui Mcdonalds e l’armatore danese Maersk”, ma la polizia danese è voluta comunque intervenire “per stroncare sul nascere possibili problemi”.
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Partiti dal centro di Copenaghen, i circa 500 manifestanti – prevalentemente militanti ecologisti e no global stranieri riunitisi all’appello “E’ il nostro clima, non il vostro” – si sono divisi in diversi gruppi perprotestare davanti ai simboli “criminali” del capitalismo che considerano responsabile del riscaldamento climatico.
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Dopo alcune ore di marcia, davanti ad un edificio in cui era in corso una riunione di industriali sul clima, i manifestanti sono stati bloccati dagli agenti antisommossa su un ponte che conduce al quartiere popolare di Noerrebro. Dopo un’ora di faccia a faccia e l’arresto di una settantina di manifestanti, la polizia ha lasciato libero il passaggio sul ponte, disperdendo la folla.
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11 dicembre 2009
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Preti pedofili, la promessa del Papa: “Crimini odiosi, interverremo in Irlanda”

Lettera pastorale dopo gli abusi nei confronti dei minori nell’arcidiocesi di Dublino

Il Pontefice: “Rabbia e vergogna. Scriverò ai fedeli”

Annunciati provvedimenti sui responsabili

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Preti pedofili, la promessa del Papa "Crimini odiosi, interverremo in Irlanda"Papa Benedetto XVI

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ROMA – Il Papa prova “rabbia e vergogna” per gli abusi sessuali compiuti da alcuni preti irlandesi nei confronti di bambini. “Sono crimini odiosi. Indicherò con chiarezza le iniziative da prendere”. Per un’ora e mezza il Pontefice si è riunito in Vaticano con il presidente della Conferenza episcopale irlandese e l’arcivescovo di Dublino. Insieme hanno riletto il Rapporto Ryan, l’inchiesta statale sugli abusi sessuali commessi su 2.500 bambini delle scuole cattoliche tra il 1940 e il 1980. E alla fine il Pontefice ha promesso un intervento a carico dei responsabili. “La Santa Sede prende molto sul serio la questione“, ha detto il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi.
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Alla vigilia del vertice in Vaticano, i vescovi d’Irlanda avevano chiesto pubblicamente scusa per gli episodi di pedofilia e per il tentato insabbiamento dello scandalo: “Chiediamo scusa a coloro che hanno subito gli abusi dei sacerdoti quando erano piccoli, ai loro familiari e a tutti coloro che, giustamente, se ne sono scandalizzati”,hanno scritto i vescovi irlandesi. “Ci sentiamo anche coperti di vergogna di fronte ai tentativi di insabbiamento messi in atto dall’arcivescovato di Dublino”.
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Ma per Benedetto XVI non basta: “Quel clero ha tradito le solenni promesse”, tuona il Papa che intende inviare una “lettera pastorale ai fedeli irlandesi in cui indicherà chiaramente le iniziative da prendere in risposta alla situazione”. Forse già oggi alcuni vescovi irlandesi potrebbero rassegnare le dimissioni.

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11 dicembre 2009

fonte:  http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/esteri/benedetto-xvi-37/papa-irlanda/papa-irlanda.html?rss

PROCESSO DELL’UTRI – Graviano smentisce Spatuzza. Berlusconi: “Che vi aspettavate? Sono falsità” / D’Alema: “Graviano e’ capomafia, non un pentito come Spatuzza

L’attesa deposizione dei boss del quartiere Brancaccio di Palermo al processo d’appello per associazione mafiosa, imputato il senatore Pdl

Graviano smentisce Spatuzza

A parlare è stato Filippo, mentre il fratello Giuseppe si è rifiutato adducendo motivi di salute e contestando il regime carcerario al quale è sottoposto. Le affermazioni del pentito confutate anche dal boss Lo Nigro

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Dell'Utri, Graviano smentisce Spatuzza Berlusconi: "Che vi aspettavate? Sono falsità"Dell’Utri in aula con i suoi difensori

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PALERMO – Le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza sono state smentite stamane dai boss mafiosi Filippo Graviano e Cosimo Lo Nigro di fronte ai giudici della Corte d’appello di Palermo chiamati a pronunciarsi sulla sentenza di condanna a 9 anni per associazione mafiosa comminata nel 2004 al senatore del Pdl Marcello Dell’Utri. Mentre Giuseppe Graviano, fratello di Filippo, ha detto che le sue condizioni di salute non gli permettevano di rispondere alle domande, e il suo avvocato ha successivamente diffuso il testo di una lettera inviata dal boss alla Corte, nella quale lamenta le condizioni disumanizzanti della sua detenzione.
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Il senatore Pdl Marcello Dell’Utri,
imputato al processo d’appello dopo la condanna di primo grado, ha pronunciato parole di stima per Filippo Graviano, definendolo “un vero pentito, cioè una persona che sa di dover espiare e vuole espiare le proprie colpe. Mi sembra una persona seria”. Mentre il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che insieme a Dell’Utri era stato chiamato in causa da Spatuzza come ‘referente’ della mafia a Palermo, ha ironizzato sulle aspettative che hanno preceduto la deposizione odierna: “Ma qui siamo alle comiche, ma come si fa!”. E, di seguito, ha chiesto ai giornalisti: “Che vi aspettavate? Sono tutte chiacchiere, tutte falsità”. L’udienza è stata rinviata al 18 dicembre.
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La deposizione di Filippo Graviano. Il boss del quartiere palermitano Brancaccio, Filippo Graviano, ha esordito chiarendo che avrebbe risposto alle domande “nei limiti delle mie possibilità”. Ha poi fatto delle premesse assicurando di essere un attento cultore della legalità (“E’ da circa 10 anni che l’ho messa al primo posto nella mia scala di valori”, ha affermato), e finalmente, rispondendo alle domande del procuratore generale Antonino Gatto, ha smentito Spatuzza su tutti i fronti.

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Il pentito, ex killer della famiglia Graviano, aveva riferito una frase che Filippo gli avrebbe detto quando entrambi erano rinchiusi nel carcere di Tolmezzo: “E’ bene far sapere a mio fratello Giuseppe che se non arriva niente da dove deve arrivare qualche cosa è bene che anche noi cominciamo a parlare coi magistrati”. Filippo Graviano ha smentito la frase: “Io non ho mai detto queste cose a Spatuzza, non potevo dirle. Ho tentato di spiegarlo ai magistrati che mi hanno interrogato in precedenza. Quando fui arrestato nel ’94 avevo pochi mesi da scontare, non avevo problemi e nessuno doveva promettermi niente”.
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Filippo Graviano smentisce Spatuzza anche sul fronte dei legami tra la mafia e Dell’Utri. Spatuzza aveva detto che tra il ’93 e il ’94 “Cosa Nostra era tranquilla perché aveva nuovi referenti politici che le avevano messo il Paese nelle mani: Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri”, e aveva attribuito la rivelazione ancora una volta a Filippo Graviano. Che oggi ha invece negato di aver mai conosciuto Dell’Utri, “direttamente o indirettamente”.
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La deposizione di Cosimo Lo Nigro. Anche il boss mafioso Cosimo Lo Nigro ha smentito Spatuzza. Alla domanda del Pg Antonino Gatto se fosse mai stato a Campofelice di Roccella, località balneare del palermitano, il boss ha risposto: “Mai stato”. A Torino, Spatuzza aveva detto alla Corte d’Appello che alla fine del 1993 Cosimo Lo Nigro e il boss mafioso Giuseppe Graviano si erano incontrati a Campofelice di Roccella. In quell’occasione Graviano avrebbe parlato a Spatuzza del progetto dell’attentato allo stadio Olimpico di Roma. “Ho conosciuto solo in carcere i Graviano – ha affermato Lo Nigro- Sono 14 anni che sono in carcere, però può anche essere che questi signori venivano ad acquistare il pesce nel mio negozio in via Bergamo, perché io ero pescivendolo. Ma ho avuto il piacere di conoscerli solo in carcere. Siamo stati a Tolmezzo col signor Filippo”.
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Il memoriale di Giuseppe Graviano. Giuseppe Graviano si è invece avvalso della facoltà di non rispondere, adducendo motivi di salute dei quali aveva parlato in una lettera indirizzata alla Corte. Il presidente non ha permesso che tale lettera venisse letta in Aula, ma il difensore di Graviano, Gaetano Giacobbe, ne ha svelato successivamente il contenuto ai giornalisti: ‘Il mio cliente è in uno stato di alienazione totale. E’ monitorato 24 ore su 24 dalle videocamere ed è tenuto sotto riflettori e visori ionizzanti. Non gli danno neppure la carta igienica. Il suo non è un 41 bis normale, ma una tecnica mirata ad annientare la personalità e a indurre alla collaborazione con la giustiza”.
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La soddisfazione di Berlusconi e Dell’Utri. Dell’Utri, ma anche Berlusconi, non hanno nascosto la propria soddisfazione per il contenuto delle dichiarazioni di Filippo Graviano e di Cosimo Lo Nigro. “Sono vittima di un complotto che è iniziato quando è nata Forza Italia e sono ancora sottoposto a delle vere torture che non finiranno fino a quando non si acclarerà una verità – ha commentato il senatore del Pdl nel corso del suo intervento nella trasmissione “Il Fatto del giorno” su RaiDue – Non mi si faccia un processo tutti i giorni, mi si dia una sentenza”.
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Dell’Utri ha poi detto di essere convinto che esista “un burattinaio” dietro le dichiarazioni di Spatuzza: “Non posso fare nomi e cognomi di chi ha interesse, ma c’è un clima, un circuito mediatico-giudiziario già in atto da tempo che cerca di mistificare le cose”. Quanto allo stalliere di Arcore Vittorio Mangano, condannato per mafia, Dell’Utri così si esprime: “Era un ottimo stalliere. L’ho conosciuto sui campi di calcio, era una persona normalissima, esperta di cavalli e di terreni, e questa sua esperienza lo ha portato ad Arcore. Io l’ho visto in tutto 4 o 5 volte. Che cosa lo so della sua vita rea?”, ha concluso citando un poeta.
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Più lapidario Berlusconi: “E che vi devo dire…? Siamo alle comiche. ‘Che vi aspettavate? Sono tutte chiacchiere, tutte falsità”.

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fonte:  http://www.repubblica.it/2009/12/sezioni/cronaca/mafia-12/deposizione-graviano/deposizione-graviano.html?rss

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D’Alema, Graviano e’ capomafia

Non un pentito come Spatuzza

11 dicembre, 17:14
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(ANSA) – NAPOLI, 11 DIC – Secondo Massimo D’Alema, la smentita di Filippo Graviano delle affermazioni di Spatuzza, ‘non e’ la prova che la giustizia non funziona’.
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Sugli sviluppi del processo Dell’Utri, il presidente della Fondazione Italianieuropei ha detto: ‘Spatuzza e’ un pentito e Graviano no. Certo, spetta ai magistrati accertare il pentimento ma se un pentito fa una rivelazione sul capo mafia e’ difficile che l’altro lo confermi. Graviano e’ un capomafia che non collabora con lo Stato’.
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