Archivio | dicembre 12, 2009

GIU’ LE MANI DA RINO GAETANO

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GRAZIE RINO

Stasera mi hai emozionato. Per la prima volta, ho ascoltato la tua interpretazione live di Imagine del grande Lennon. Indimenticabile. Ben altra cosa dal tuo duetto con Cocciante registrato in occasione di una promozione della Rca. La tua versione solista tocca il cuore  e la mente, apre chi l’ascolta alla tua essenza profonda di uomo impegnato contro tutte le ingiustizie del mondo. Un testamento dell’anima.

Tanto tempo fa, nel paesino di provincia in cui vivevo, c’è stata una festa dell’Unità a cui tu eri invitato. Ti ho sentito cantare, ma non ti ho visto, perché non ho voluto, io come altri miei compagni, spendere quelle due lire necessarie per l’ingresso. Pensando così di fare dispetto a quel Pci che proprio non ci andava giù a noi extraparlamentari. E poi, per me, eri un quasi sconosciuto cantante da strapazzo con pose da buffone. Ero troppo impegnato ad ascoltare cose ‘serie’.. Molto più tardi ho capito lo spessore del tuo modo di fare musica, di porre di fronte alla società che ti ascoltava la sua fotografia di decadenza e prostituzione.

Grazie Rino, ovunque tu sia. Continua a cantare per noi, a testimoniarci la tua forza e a gridarci di scuoterci di fronte all’indifferenza che uccide.

mauro

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UN TUMORE CHIAMATO CASA POUND

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Dopo essersi imposessati dell’immagine del Che e di Rino Gaetano che altro inventeranno gli ‘art-director’ di Casa Pound? Mi immagino si pensino menti sottilissime nella loro decisione di fare di tutto un minestrone affinché non si conosca più il falso dal vero. Le ‘campagne promozionali’ da loro studiate per pescare i ‘pesciolini’ negli acquari liceali hanno il sapore stantio del fumo di merda secca. Fumo che le giovani generazioni, nel loro complesso, sanno valutare per quello che è. E non abboccano. Checché ne pensino i ‘camerati’.

mauro

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GIU’ LE MANI DA RINO GAETANO

“Anche i morti non saranno al sicuro dal nemico, se egli vince”, scriveva Walter Benjamin nel 1940 di fronte all’invasione nazista dell’Europa. L’aforisma pare valido ancora oggi perché i neofascisti perdono il pelo, ma non il vile vizio di mettere le mani addosso anche ai morti.

Con migliaia di manifesti affissi in tutta Italia, in questi giorni i neofascisti di CasaPound hanno voluto appropriarsi del ricordo di Rino Gaetano, il cantautore proletario morto il 2 giugno del 1981 in un tragico incidente d’auto. Sul manifesto vi è un’immagine stilizzata in campo azzurro, il logo di CasaPound e solo una scritta, in basso a sinistra: “Rino Gaetano, 29 ottobre 1950 – 2 giugno 1981”.

Dopo essersi impadroniti dell’immagine di Capitan Harlock, pirata libertario, dopo aver modificato la bandiera antifascista in anti-antifascista, dopo aver copiato il logo di radio blackout per la loro radio, ora i fascisti «non conformi» continuano a conformarsi a questa società fondata sul principio dell’«impadronisciti delle idee, della creatività e del lavoro altrui». Perché CasaPound di creatività ne ha poca, ed emana solo l’odore stantio della retorica fasciofuturista e dell’eterno piagnisteo italico.

Ma Rino Gaetano, dopo una giovanile vicinanza al Partito Radicale (partito allora ben diverso da quello di oggi), si era avvicinato alle posizioni dell’autonomia operaia, alle radio di movimento e poi alla rivolta del 1977 cui ha partecipato direttamente.

Peccato che anche da morto il grande Rino smentisca i fascistelli del terzo millennio con un inedito pubblicato quest’anno nella raccolta “Live & Rarities” dal titolo “I miei sogni d’anarchia”. Qui vi è il testo completo. Qui la canzone. E basta citare qualche verso:

«Toccava il cielo con un dito e sanava le ferite con la rivoluzione. Ancora i poeti un nuovo sound e le balere e forse amanti e il ’68 raccontato e le conquiste le canzoni che dicevano oh o oh oh…»

Se vedi uno di questi manifesti sui muri della tua città, strappane anche solo un pezzetto. Non lasciare le ceneri di Rino in mano ai mentecatti del terzo millennio.

Tratto da Assemblea Antifascista Bologna

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- Torna acasa, Pound

Limmagine stilizzata di Rino Gaetano sul manifesto di Casa Pound con il loro simbolo fascista.

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La rete dei circoli fascisti conosciuti come Casa Pound, ha provato ad impossessarsi questa volta della bella immagine del cantautore proletario Rino Gaetano.

Si tratta di un’azione vergognosa e inaccettabile che fortunatamente non ha conseguenze grazie alla denuncia che l’attenta famiglia di Rino – insieme agli amici di sempre come Bruno Franceschelli e agli amici di oggi come Andrea Rivera – ha reso pubblicamente.

L’immagine qui riportata (a lato, nell’originale, n.d.m.) ritrae infatti il manifesto con cui Casa Pound ha inteso infangare la memoria dell’artista vicino all’autonomia operaia che ha scritto e cantato canzoni che ancora oggi sono simbolo di resistenza nella sinistra italiana.

Non basta scrivere che Rino non faceva politica, come hanno fatto i giovani debosciati del PD: qui serve strappare ogni pezzo di manifesto o volantino che si riesce a trovare e ridare a Rino Gaetano l’onore e il merito a cui ha innegabile diritto.

Difendiamo la memoria dei nostri morti dai fascisti. Estirpiamo Casa Pound dalle nostre città.

Tratto da jokerulez.it

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Copenhagen, scontri al corteo. La polizia arresta 60 manifestanti

Copenhagen: arrivano i no global

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Scontri a Copenhagen durante la manifestazione. Circa 300 giovani vestiti di nero hanno lanciato mattoni e rotto vetrine, la polizia danese avrebbe già fatto alcuni arresti. Il tutto a pochi minuti dall’inizio di un’imponente manifestazione che si è snodata lungo sei chilometri, dal centro di Copenaghen, dalla sede del Parlamento, fino al Bella Center dove è in corso il vertice sul clima delle Nazioni Unite. In seguito agli incidenti, le autorità danesi hanno arrestato oltre 60 persone.

Le 522 organizzazioni non governative di 67 diversi Paesi che hanno organizzato l’evento sollecitano i rappresentanti dei Paesi riuniti nella capitale danese ad adottare misure più stringenti per limitare le emissioni dei gas a effetto serra e una maggiore responsabilità dei Paesi del nord ricco del mondo. «System Change, not Climate Change», lo slogan scelto dagli organizzatori della protesta, dal WWF a Greenpeace, dai no global riuniti nella coalizione Climate Justice Now ad Attak. La polizia ha preannunciato il dislocamento di 5mila agenti lungo il percorso della manifestazione e una ‘tolleranza zerò per disordini o qualunque tipi di protesta violenta. Ieri sono state fermate 75 persone, fra cui diversi stranieri. Manifestazioni analoghe sono state organizzate in Australia, in particolare a Melbourne, a Hong Kong, Giakarta e nelle Filippine.

Con la manifestazione ha preso inizio anche la consueta guerra di cifre: la polizia danese parla di 30mila manifestanti, mentre attivisti italiani indicano che «ad occhio» il corteo che sta attraversando la città potrebbero essere composto da circa 100mila persone. «Potremmo essere in centomila», spiega ad esempio ai microfoni di CNRMedia Giulio Sensi, attivista dell’associazione italiana Manitese. «Gli organizzatori hanno creato un servizio d’ordine efficace per evitare infiltrazioni e disturbi di ogni genere. Naturalmente – continua Sensi – c’è un pò di preoccupazione, ma l’impressione è quella di una grande entusiasmo e di una grande organizzazione. Anche noi comunque siamo stati istruiti su come comportarci e su come tenere gli occhi aperti».

Sono stati tutti rilasciati oggi dalle autorità danesi i sette italiani che erano stati fermati. Lo ha confermato la Farnesina, precisando che uno dei fermati è stato processato per direttissima e prosciolto. L’ambasciata italiana in Danimarca ha riferito che i connazionali rilasciati stamattina sono in tutto 10. In mattinata la polizia ha effettuato decine di fermi fra manifestanti di diverse nazionalità, rilasciandoli però dopo poche ore. Fra questi gli italiani fermati ieri e rilasciati vi sono anche i due attivisti Tommaso e Rocco Cacciari, nipoti del sindaco di Venezia Massimo Cacciari.

Intanto, il premier cinese, Wen Jiabao, ha fatto sapere che parteciperà ai lavori del summit di Copenhagen sul clima nelle giornate del 17 e 18 dicembre. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri, confermando le date di un viaggio che era già stato annunciato. Wen sarà dunque a Copenhagen nelle giornate decisive, a conclusione del vertice, quando ci saranno anche il presidente Usa Barack Obama, il premier indiano Manmohan Singh, il presidente francese Nicolas Sarkozy e il premier, Silvio Berlusconi.

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12 dicembre 2009

fonte:  http://www.unita.it/news/ambiente/92551/copenhagen_arrivano_i_no_global

LE FOTO

Pericolosa no-global ripresa in piena attività..

fonte:  http://unita.it/news/italia/92581

SATIRA (politica) NAPOLETANA – Quei mattacchioni degli ‘Arditi del Popolo per la Libertà’

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Cari camerati e studenti, in questi giorni di crisi e di forte conflitto sociale ed ideologico, nelle università, nelle città, nei media e nelle fabbriche, noi del blocco studentesco napoletano abbiamo ritenuto essere necessaria una riflessione sul nostro ruolo all’interno di questo sempre più schizoide paese chiamato Italia. Abbiamo discusso a lungo, sul nostro essere “fascisti del terzo millenio”, come qualcuno ci aveva suggerito di appellarci. Sforzandoci di capire e comprendere quello che è stato, è, e sarà il fascismo, siamo arrivati ad una conclusione condivisa da tutti.

Il fascismo come ideologia è un’alverare di contraddizioni, una minestra mal riuscita di concetti scopiazzati dal socialismo e da altre ideologie. Minestra insipida condita da auto-esaltazione, becero nazionalismo e conseguente paura di tutto quello che è diverso. L’insicurezza dovuta alla mancanza di basi teoriche valide provoca necessariamente fenomeni condannabili quali razzismo, sessismo, dittatura, culto della violenza e della sopraffazione. Una volta imboccata la strada sbagliata, per un fascista è impossibile tornare indietro; è costretto ad andare sempre avanti come un mulo ottuso con i paraocchi, che il padrone porta dove vuole (senza offesa per il mulo): “Fermarsi significa retrocedere” “Noi tireremo dritto”, “Se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi”, “Boia chi molla” etc etc.

Davvero una truffa verso il mondo che può portare ad un solo risultato. I morti e la distruzione causati dalla II guerra mondiale nessuno li potrà mai dimenticare, come non potrà dimenticare la distruzione causata dalle bombe, da piazza Fontana alla stazione di Bologna, bombe commissionate da chi depose la camicia nera per indossare i rassicuranti completi “giacca e cravatta”. Quanto a noi di blocco studentesco, fascisti modaioli alimentati da compiacenti servizi su giornalini per ragazzine e trasmissioni oscene sulla rete giuovanilistica del padrone, non siamo affatto diversi. A parte le aggressioni “non ufficiali”, abbiamo portato tensione e confusione ovunque siamo andati, anche grazie a noi la riforma Gelmini è passata e il presidente ha schiacciato il tasto dell’inceneritore Acerrano senza pensieri. Che stupidi che siamo stati, a fidarci di un ciccione rock and roll, che copiando un po’ di cose dal movimento di sinistra, ha chiesto la nostra obbedienza e, ammananicatosi con Storace, ha chiesto anche i nostri voti. Che stupidi che siamo stati, a fidarci dei nostri padri ex-senatori dall’oscuro passato. Noi, “non conformi”, siamo stati conformissimi. Oramai esaltati dal motto “credere, obbedire, combattere”, abbiamo creduto, obbedito, combattuto e le abbiamo pure prese. Abbiamo fatto stupidi giochi violenti, abbiamo redatto volantini raffiguranti “i Simpson” credendo di essere ribelli, noi, una cricca di soldatini ignoranti manovrati dall’alto. Ma adesso abbiamo capito. Non saremo più complici di questa stupidaggine. Il blocco napoletano si scioglie come un blocco di ghiaccio a primavera. Perdonate i nostri errori.

Ma non crediate che rimarremo a casa a giocare a winning eleven, mentre Berlusconi a rete unificate mette in atto il programma della P2. Non rimarremo a casa mentre si legittimano le ronde padane. Non rimarremo a casa mentre i fascisti, quelli veri, son diventati ministri, sindaci, consiglieri, papi. Non staremo inerti ad aspettare altre leggi “Berlusconissime”, mentre si ripristina la censura e si cambia la storia. Per questo, noi del fu blocco studentesco napoletano, appena ripresi dall’effetto del cartone che ci siamo presi, confluiremo tutti negli “Arditi del popolo per la Libertà”: “Fieri del nostro orgoglio di razza umana, consci che la nostra Patria è ovunque siano popoli oppressi: Operai, Masse Lavoratrici, Arditi del popolo, A NOI!”

ps. Invitiamo anche gli altri blocchetti di italia ad unirsi a noi. Sappiate che se qualcuno userà in futuro il nome “blocco napoli”, non è altro che un impostore vigliacco!

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fonte:  http://bloccostudentesconapoli.wordpress.com/

Io, nero italiano e la mia vita ad ostacoli

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IL RACCONTO  (che sarebbe comico se non fosse tragicamente vero)

Io, nero italiano
e la mia vita ad ostacoli

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di PAP KHOUMA

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Io, nero italiano e la mia vita ad ostacoliPap Khouma

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Sono italiano e ho la pelle nera. Un black italiano, come mi sono sentito dire al controllo dei passaporti dell’aeroporto di Boston da africane americane addette alla sicurezza. Ma voi avete idea di cosa significa essere italiano e avere la pelle nera proprio nell’Italia del 2009?
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Mi capita, quando vado in Comune a Milano per richiedere un certificato ed esibisco il mio passaporto italiano o la mia carta d’identità, che il funzionario senza neppure dare un’occhiata ai miei documenti, ma solo guardandomi in faccia, esiga comunque il mio permesso di soggiorno: documento che nessun cittadino italiano possiede. Ricordo un’occasione in cui, in una sede decentrata del Comune di Milano, una funzionaria si stupì del fatto che potessi avere la carta d’identità italiana e chiamò in aiuto altre due colleghe che accorsero lasciando la gente in fila ai rispettivi sportelli. Il loro dialogo suonava più o meno così.
“Mi ha dato la sua carta d’identità italiana ma dice di non avere il permesso di soggiorno. Come è possibile?”.
“Come hai fatto ad avere la carta d’identità, se non hai un permesso di soggiorno… ci capisci? Dove hai preso questo documento? Capisci l’italiano?”. “Non ho il permesso di soggiorno”, mi limitai a rispondere.
Sul documento rilasciato dal Comune (e in mano a ben tre funzionari del Comune) era stampato “cittadino italiano” ma loro continuavano a concentrarsi solo sulla mia faccia nera, mentre la gente in attesa perdeva la pazienza.

“Perché non leggete cosa c’è scritto sul documento?”
, suggerii. Attimo di sorpresa ma…. finalmente mi diedero del lei. “Lei è cittadino italiano? Perché non l’ha detto subito? Noi non siamo abituati a vedere un extracomunitario…”.
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L’obiezione sembrerebbe avere un qualche senso ma se invece, per tagliare corto, sottolineo subito che sono cittadino italiano, mi sento rispondere frasi del genere: “Tu possiedi il passaporto italiano ma non sei italiano”. Oppure, con un sorriso: “Tu non hai la nazionalità italiana come noi, hai solo la cittadinanza italiana perché sei extracomunitario”.

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Quando abitavo vicino a viale Piave, zona centrale di Milano, mi è capitato che mentre di sera stavo aprendo la mia macchina ed avevo in mano le chiavi una persona si è avvicinata e mi ha chiesto con tono perentorio perché stavo aprendo quell’auto. D’istinto ho risposto: “Perché la sto rubando! Chiama subito i carabinieri”. E al giustiziere, spiazzato, non è restato che andarsene.
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In un’altra occasione a Milano alle otto di mattina in un viale ad intenso traffico, la mia compagna mentre guidava ha tagliato inavvertitamente la strada ad una donna sul motorino. E’ scesa di corsa per sincerarsi dello stato della malcapitata. Ho preso il volante per spostare la macchina e liberare il traffico all’ora di punta. Un’altra donna (bianca) in coda è scesa dalla propria macchina ed è corsa verso la mia compagna (bianca) e diffondendo il panico le ha detto: “Mentre stai qui a guardare, un extracomunitario ti sta rubando la macchina”. “Non è un ladro, è il mio compagno”, si è sentita rispondere.
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Tutte le volte che ho cambiato casa, ho dovuto affrontare una sorta di rito di passaggio. All’inizio, saluto con un sorriso gli inquilini incrociati per caso nell’atrio: “Buongiorno!” o “Buona sera!”. Con i giovani tutto fila liscio. Mentre le persone adulte sono più sospettose. Posso anche capirle finché mi chiedono se abito lì, perché è la prima volta che ci incontriamo. Ma rimango spiazzato quando al saluto mi sento rispondere frasi del genere: “Non compriamo nulla. Qui non puoi vendere!”. “Chi ti ha fatto entrare?”.
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Nel settembre di quest’anno ero con mio figlio di 12 anni e aspettavo insieme a lui l’arrivo della metropolitana alla stazione di Palestro. Come sempre l’altoparlante esortava i passeggeri a non superare la linea gialla di sicurezza. Un anziano signore apostrofò mio figlio: “Parlano con te, ragazzino. Hai superato la linea gialla. Devi sapere che qui è vietato superare la linea gialla… maleducato”. Facevo notare all’anziano che mio figlio era lontano dalla linea gialla ma lui continuava ad inveire: “Non dovete neppure stare in questo paese. Tornatevene a casa vostra… feccia del mondo. La pagherete prima o poi”.
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Qualche settimana fa all’aeroporto
di Linate sono entrato in un’edicola per comprare un giornale. C’era un giovane addetto tutto tatuato, mi sono avvicinato a lui per pagare e mi ha indicato un’altra cassa aperta. Ho pagato e mi sono avviato verso l’uscita quando il giovane addetto si è messo a urlare alla cassiera: “Quell’uomo di colore ha pagato il giornale?”. La cassiera ha risposto urlando: “Sì l’uomo di colore ha pagato!”. Tornato indietro gli dico: “Non c’é bisogno di urlare in questo modo. Ha visto bene mentre pagavo”. “Lei mi ha guardato bene? Lo sa con chi sta parlando? Mi guardi bene! Sa cosa sono? Lei si rende conto cosa sono?”. Cercava di intimidirmi. “Un razzista!” gli dico. “Sì, sono un razzista. Stia molto attento!”. “Lei è un cretino”, ho replicato.
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Chi vive queste situazioni quotidiane per più di 25 anni o finisce per accettarle, far finta di niente per poter vivere senza impazzire, oppure può diventare sospettoso, arcigno, pieno di “pregiudizi al contrario”, spesso sulle spine col rischio di confondere le situazioni e di vedere razzisti sbucare da tutte le parti, di perdere la testa e di urlare e insultare in mezzo alla gente. E il suo aguzzino che ha il coltello dalla parte del manico, con calma commenta utilizzando una “formula” fissa ma molto efficace: “Guardate, sta urlando, mi sta insultando. Lui è soltanto un ospite a casa mia. Siete tutti testimoni…”.
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Ho assistito per caso alla rappresentazione di una banda musicale ad Aguzzano, nel piacentino. Quando quasi tutti se ne erano andati ho visto in mezzo alla piazza una bandiera italiana prendere fuoco senza una ragionevole spiegazione. Mi sono ben guardato dal spegnerla anche se ero vicino. Cosa avrebbe pensato o come avrebbe reagito la gente vedendo un “extracomunitario” nella piazza di un paesino con la bandiera italiana in fiamme tra le mani? Troppi simboli messi insieme. Ho lasciato la bandiera bruciare con buona pace di tutti.
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Ho invece infinitamente apprezzato il comportamento dei poliziotti del presidio della metropolitana di Piazza Duomo di Milano. Non volevo arrivare al lavoro in ritardo e stavo correndo in mezzo alla gente. Ad un tratto mi sentii afferrare alle spalle e spintonare. Mi ritrovai di fronte un giovane poliziotto in divisa che mi urlò di consegnare i documenti. Consegnai la mia carta di identità al poliziotto già furibondo il quale, senza aprirla, mi ordinò di seguirlo. Giunti al posto di polizia, dichiarò ai suoi colleghi: “Questo extracomunitario si comporta da prepotente!”.
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Per fortuna le mie spiegazioni non furono smentite dal collega presente ai fatti. I poliziotti verificarono accuratamente i miei documenti e dopo conclusero che il loro giovane collega aveva sbagliato porgendomi le loro scuse. Furono anche dispiaciuti per il mio ritardo al lavoro.
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Dopotutto, ho l’impressione che, rispetto alla maggioranza della gente, ai poliziotti non sembri anormale ritrovarsi di fronte a un cittadino italiano con la pelle nera o marrone. “Noi non siamo abituati!”, ci sentiamo dire sempre e ovunque da nove persone su dieci. E’ un alibi che non regge più dopo trent’anni che viviamo e lavoriamo qui, ci sposiamo con italiane/italiani, facciamo dei figli misti o no, che crescono e vengono educati nelle scuole e università italiane.
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Un fatto sconvolgente è quando tre anni fa fui aggredito da quattro controllori dell’Atm a Milano e finii al pronto soccorso. Ancora oggi sto affrontando i processi ma con i controllori come vittime ed io come imputato. Una cosa è certa, ho ancora fiducia nella giustizia italiana.
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12 dicembre 2009
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Fronte anti-Silvio, Casini scuote il Pdl

12/12/2009 (16:27) – LE GRANDI MANOVRE

Fronte anti-Silvio, Casini scuote il Pdl
Bersani: le sue sono parole importanti

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Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini

Scajola: «Basta con le ammucchiate»
Matteoli: «Voto anticipato un errore»
E Cicchitto mette in guardia il leader
Udc: «Così perde il suo elettorato»

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ROMA
Le dichiarazioni di Pier Ferdinando Casini
rilasciate oggi a “La Stampa” scuotono il Pdl. Il leader Udc si dice infatti pronto ad appoggiare un esecutivo istituzionale guidato da Gianfranco Fini e annuncia che in caso di elezioni anticipate il suo partito farebbe parte di un fronte unico anti-Berlusconi insieme a Pd e Idv.
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«C’è un governo solido che va avanti, che ha la maggioranza degli italiani e che vuole premiare chi ha progetti concreti con possibilità di attuazione. Dove ci sono insieme non ammucchiate, ma programmi corerenti». Commenta così la proposta di Casini il ministro per lo sviluppo economico Claudio Scajola, a margine del convegno nazionale delle Camere di commercio.
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Per
Altero Matteoli,
«le elezioni anticipate sarebbero un errore e un danno gravissimo per il Paese che prova a uscire dalla crisi». Nessuno, ha assicurato il ministro dei Trasporti «le vuole, ma non si possono accettare ricatti da nessuno, neppure da chi per sbarazzarsi di Berlusconi propone improbabili ammucchiate tenute insieme solo dall’odio e che sono state già sconfitte dagli elettori». «No dunque alle elezioni ma no anche a coloro vorrebbero impedire solo a Berlusconi di dire ciò che pensa anche su temi cruciali come la giustizia e le riforme costituzionali», ha concluso.
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Dello stesso parere il ministro della Difesa Ignazio La Russa: «Ci ha già provato Prodi – ha detto La Russa – non posso credere che Casini creda ad un antiberlusconismo di maniera che ha reso invivibile la vita del Pd, che ha condannato Rutelli a fare il girovago. Non credo in una riedizione di quei fallimenti disperati fatti da chi non dice altro se non “no a Berlusconi”».
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Il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto mette in guardia il leader Udc: «Casini si avventura in un lungo periodo ipotetico del terzo tipo – dice il presidente dei deputati del Pdl – perchè la nostra linea fondamentale è quella di lavorare per il termine naturale della legislatura rilanciando l’economica italiana, realizzando una grande riforma istituzionale e della giustizia ed evidentemente respingendo quell’uso politico della giustizia che, esso sì, è la vera causa dell’acutizzazione dello scontro politico». «In ogni caso – conclude Cicchitto – se quello di Casini non fosse una mera battuta polemica, ma si trattasse invece di una reale volontà politica di schierarsi a sinistra con l’IdV e il Pd, la conseguenza sarebbe quella di perdere una gran parte del suo elettorato moderato e riformista».
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Carlo Giovanardi, infine, non lesina le critiche a Pier Ferdinando Casini. «Con l’appello al Pd e ad Antonio Di Pietro per una alleanza per salvare la democrazia in Italia Pier Ferdinando Casini ha portato a termine il totale tradimento dell’atto costitutivo dell’Udc nel centro destra, confermato nell’ultimo congresso celebrato nel 2007».
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La presa di posizione di Pier Ferdinando Casini è piaciuta invece a Pier Luigi Bersani. «Le parole di Casini sono una conferma importante – ha detto il segretario del Pd rispondendo ai giornalisti a Fiorenzuola – Ho sempre pensato che sul tema del rafforzamento del sistema parlamentare contro la deriva populista a cui vuol portarci Berlusconi c’e la possibilità di uno schieramento molto ampio che può diventare via via una alternativa positiva di governo. Credo che le parole di Casini abbiano un significato molto serio». È possibile un’alleanza?, hanno chiesto i cronisti. «Altrochè, può esistere sì. Io ho lanciato una proposta di convergenza di lavoro comune sui tempi della democrazia e sulla crisi economica a tutte le forze che oggi sono all’opposizione in Parlamento e mi interessa anche con le forze che sono fuori trovare degli elementi di dialogo e convergenza. Perchè il grande campo dell’opposizione del centrosinistra è potenzialmente molto forte ma anche molto disgregato. E lì bisogna lavorarci sul serio».
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SPECIALE SULLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA – Momenti di tensione al corteo / Messaggio di Napolitano / Testimone Lorenzon, rifarei tutto / Federico Sinicato: «I fascisti ora parlano. Un nuovo processo per la verità completa» / Intervista a Freda

Momenti di tensione al corteo per Piazza Fontana

L'arrivo del corteo degli studenti in piazza Fontana

L’arrivo del corteo degli studenti in piazza Fontana

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Milano, 12-12-2009

I familiari delle vittime dell’attentato aprono il corteo cittadino a Milano per commemorare il quarantennale della strage di piazza Fontana. Dopo il concentramento in piazza della Scala, la manifestazione e’ partita alla volta della piazza dove, quarant’anni fa esplose una bomba collocata nella Banca Nazionale dell’Agricoltura. Alla testa del corteo, molto partecipato, ci sono i familiari delle vittime, che espongono uno striscione “Famiglie vittime strage di piazza Fontana”. Dietro sono numerosissimi i gonfaloni che rappresentano le citta’ che partecipano alla commemorazione. Il primo e’ quello della citta’ di Milano, dietro il quale sta sfilando il sindaco di Milano, Letizia Moratti accompagnata da numerosi assessori e consiglieri comunali. Presenti al corteo anche i vessilli della Provincia, con il presidente Guido Podesta’, quelli delle citta’ di Napoli, Bologna, Firenze, nonche’ di numerosi Comuni del Milanese. In fondo al corteo sventolano invece numerose bandiere di partito, quelle del Pd, del Partito socialista e molte bandiere rosse.

Fischiati Moratti, Podestà e Formigoni
Dopo aver deposto le corone davanti alla banca Nazionale dell’Agricoltura, il sindaco di Milano Letizia Moratti, il presidente della Provincia Guido Podesta’ e il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni sono stati sonoramente fischiati non appena sono saliti sul palco, al termine del corteo promosso dalle istituzioni per il quarantennale della strage di Piazza Fontana a Milano. Da piu’ parti si sono levate grida come “Vergogna”, “Strage di Stato”, “Fascisti!”. Uno dei familiari delle vittime, Paolo Silva, ha cercato di zittire la folla: “Un po’ di rispetto, per favore, state zitti”.

Moratti, capisco i fischi chiedono giustizia
“Capisco chi protesta, capisco i fischi, perche’ chiedono giustizia, una giustizia che e’ stata negata per 40 anni”. Lo ha detto il sindaco di Milano, Letizia Moratti, durante le celebrazioni del quarantennale della strage di Piazza Fontana, mentre le sue parole venivano coperte da fischi e contestazioni da parte dei partecipanti al corteo istituzionale. “Lo dico con umilta’ – ha detto Letizia Moratti – non ci possono essere parole di consolazione per le famiglie, ma credo che la giustizia possa nascere solo da una coscienza collettiva”. Nel suo intervento il sindaco di Milano Letizia Moratti ha ricordato che il Comune realizzera’ una casa della memoria, dove troveranno posto tutte le associazioni dei familiari delle vittime del terrorismo e dello stragismo e che sara’ un centro di documentazione sugli anni piu’ bui della storia della Repubblica

Momenti di tensione tra polizia e antagonisti
Ci sono stati momenti di tensione, tra alcuni manifestanti dell’area antagonista e la polizia, schierata dietro alla transenne, con lancio di sassi e petardi al margine di Piazza Fontana durante la manifestazione per commemorare la strage di 40 anni fa. La polizia e i carabinieri in tenuta antisommossa stanno cercando di contenere il tentativo di sfondamento di oltre un centinaio di giovani dell’area antagonista. La polizia ha reagito a colpi di manganello e per il momento nessun manifestante ha superato la transenne.

La situazione in via Larga all’angolo con Piazza Fontana continua ad essere di forte tensione, i giovani hanno lanciato un’altra carica contro la polizia e una parte delle transenne sono state divelte creando un varco dietro al quale, per il momento, le forze dell’ordine tengono la posizione. Il folto gruppo di manifestanti che si accalca contro le transenne presidiate dalla polizia e’ sostenuto alle spalle da alcune centinaia di partecipanti al corteo. Intanto altri reparti di polizia stanno affluendo in zona.

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fonte:  http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=135081

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P.zza Fontana: messaggio Napolitano

Nota del presidente letta alle 16.37, ora della bomba 40 anni fa

12 dicembre, 17:51
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(ANSA) – ROMA, 12 DIC – Cercare ancora per ‘recuperare frammenti di verita’ rimasti nascosti.’ Lo scrive Napolitano in una nota per l’anniversario di Piazza Fontana. Del messaggio del presidente e’ stata data lettura durante le celebrazioni milanesi per il quarantennale della strage, esattamente alle 16.37, orario dell’esplosione della bomba nella banca dell’Agricoltura. ‘Spero che questa vostra ricerca – si legge – a cui debbono collaborare tutte le istituzioni, possa condurre a dei risultati”.
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Prima pagina: Ansa.it

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40 anni Piazza Fontana: testimone Lorenzon, rifarei tutto

Da sue confidenze parti’ inchiesta che scopri’ pista neofascista

12 dicembre, 14:41
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(ANSA) – VENEZIA, 12 DIC – ”Certamente rifarei tutto quello che ho fatto allora”, parla cosi’ il testimone chiave della strage di Piazza Fontana, Guido Lorenzon. Dalle sue confidenze parti’ l’inchiesta del giudice istruttore Giancarlo Stiz che scopri’ la pista neofascista e porto’ nel 1971 agli arresti di Franco Freda e Giovanni Ventura.
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Fu Lorenzon, allora giovane segretario della sezione di Maserada della Dc, a capire che il suo amico libraio, Giovanni Ventura, poteva essere coinvolto nella stagione delle stragi.
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Prima pagina: Ansa.it

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http://colornoprc.typepad.com/.a/6a00d83451f1b369e201053655c114970b-800wi

«I fascisti ora parlano. Un nuovo processo per la verità completa»

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Quarant’anni, il tempo della storia. Il dovere della memoria è faticoso anche se doveroso per le vittime di piazza Fontana e Pino Pinelli. Ma in quest’Italia sfilacciata e proterva, la storia e il ricordo rischiano di apparire solo una consolazione personale, individuale, in un paese che tutto dimentica perchè la condivisione del passato, di ogni passato, non è ancora una conquista collettiva e chissà se mai lo sarà. Federico Sinicato è l’avvocato delle famiglie delle vittime di piazza Fontana e rappresenta la Camera del Lavoro di Brescia nel processo in corso per la strage di piazza della Loggia. Il suo impegno e la sua battaglia nelle aule dei tribunali aiutano a non abbassare la guardia, a cercare la verità, anche oggi.

Piazza Fontana: dopo tanti anni nessuno è in galera per quella strage. Ci rimane solo la memoria, forse è un po’ poco.
«No. Io penso e ripeto che la memoria di quella strage sia un elemento fondante della nostra storia. Piazza Fontana ha un valore profondo nella coscienza democratica del paese, è uno snodo essenziale. Non lo si può superare saltandolo, bisogna affrontarlo e risolverlo come fanno tutti i paesi davanti alla grandi tragedie. Le generazioni di ragazzi di allora sono diventate adulte con piazza Fontana accanto, destra e sinistra sono cresciute nella diffidenza reciproca, profonda per quel fatto. O sciogliamo tutti insieme quel nodo e scriviamo una storia condivisa, accettata da tutti e così l’Italia può superare questo quarantennio oppure si protrarrà la divisione. Non ci sono alternative. Piazza Fontana ha lo stesso valore della lotta di Liberazione, ci sono voluti decenni perchè il paese acquisisse la Resistenza come fondamento della Repubblica. La memoria è importante. Conta di più, però, sciogliere i nodi».

Sul 12 dicembre c’è un nodo storico-giudiziario: chi mise la bomba. E un altro politico: perchè lo stragismo divenne un fattore costante per vent’anni nella vita della nostra Repubblica. A che punto siamo?
«Sotto il profilo storico-giudiziario siamo vicini alla fine. Le diverse indagini realizzate e i vari processi celebrati hanno raccolto molto, ormai sappiamo tanto sulla destra eversiva, sui suoi rapporti con i servizi segreti e le istituzioni, conosciamo le persone che facevano parte di quella politica stragista. I responsabili della bomba di piazza Fontana sono Franco Freda e Giovanni Ventura. Anche se non sono in carcere, anche se non potranno più essere giudicati, sono i responsabili della strage. C’è scritto anche nelle sentenze dei processi che hanno assolto altri imputati. Carlo Digilio si salva con la prescrizione, ma è riconosciuta la sua responsabilità».

Cosa ci manca, allora?
«Ci è mancata una costruzione più rigorosa del coacervo di prove contro Ordine Nuovo, la prova regina che dipendeva da Carlo Digilio si è sgretolata in alcuni punti. Non si sono trovati i riscontri. Penso che il giudice Salvini sia stato lasciato troppo solo nel suo lavoro e questo ha reso più debole la conclusione».

E il nodo politico?

«Dal punto di vista politico ci sono delle novità che vale la pena considerare. Oggi ci sono esponenti dell’area della destra eversiva che hanno iniziato a parlare, disposti a raccontare quei fatti. Sono passati tanti anni, molti sono invecchiati, qualcuno ha cambiato idea e analizzato criticamente il suo passato. Al processo di Brescia anche i fascisti parlano, c’è una maggiore disponibilità. A Brescia i testimoni sono i protagonisti dei processi delle stragi: abbiamo sentito come erano organizzati i fascisti di piazza San Babila, dove tenevano le armi, chi li chiamava, conosciamo nuovi dettagli dei rapporti tra la destra eversiva con i servizi segreti nel 1969 e anche prima, sappiamo dei depistaggi. Penso che possiamo chiudere il quadro».

Cosa c’è di nuovo?

«Alcuni fatti, qualche testimonianza. Gianni Casalini, già collaboratore di Freda e Ventura, sembra pronto a pulirsi la coscienza, ha ammesso alcuni episodi di cui è stato protagonista e testimone. Negli anni Settanta Casalini era un importante informatore del Sid, a un certo punto Maletti decise velocemente di chiudere quella “ fonte” perchè sospettava che Casalini potesse svelare troppi segreti. Sarebbe molto interessante se Casalini svelasse cosa sapeva e perchè Maletti decise all’improvviso di allontanarlo».

E poi, come si prosegue?
«Partendo da Casalini sono state identificate altre due persone componenti il gruppo di fuoco di Freda e Ventura. Uno si chiama Ivano Toniolo, già indagato nell’ambito della pista veneta, poi prosciolto, ora vive in Africa. Un’altra traccia è il ritrovamento dell’agenda di Ventura, sequestrata all’epoca e poi “dimenticata” in uno scantinato a Catanzaro al tempo del processo. Nell’agenda sono segnate le visite di Ventura a Paese, comune in provincia di Treviso, dove aveva un piccolo casolare in affitto per custodire l’esplosivo. La notizia del casolare era già stata segnalata da Digilio, ma forse non venne creduto. Invece oggi possiamo affermare che Ventura usava quel posto e un altro teste ha confermato la circostanza».

Tutto questo giustifica un altro processo per piazza Fontana?

«Sono elementi importanti, ci sono prove a carico di persone fisiche. Freda e Ventura non possono più essere giudicati, ma un giudizio per altre persone coinvolte nello stragismo potrebbe essere decisivo per arrivare a una completa verità. Siamo in una fase preliminare, toccherà alla Procura di Milano valutare se le novità sono tali da aprire un fascicolo».

Dopo l’assoluzione Freda e Ventura non hanno più parlato? Dove sono?
«Ventura vive in Argentina, gestice dei ristoranti a Buenos Aires, pare sia ammalato. Si è sempre trincerato dietro quello che aveva detto nei processi, non ha mai detto una parola in più. Freda vive in Italia, al sud, non ha mai dato alcun segno di collaborazione. Tiene fede al suo stile di professore “nero”, sempre arrogante».

Avvocato, a cosa è servito lo stragismo, chi ci ha “guadagnato”, se è possibile usare questo termine?
«Uno dei pochi condannati per le stragi è Vincenzo Vinciguerra, militante dell’estrema destra in carcere per la strage di Peteano. Uso le sue parole: lo stragismo era finalizzato a destabilizzare per stabilizzare. Le stragi non puntavano a provocare colpi di Stato, ma dovevano irrigire la struttura dello Stato, dovevano impedire lo spostamento a sinistra della società favorito dal movimento degli studenti e dalla ribellione operaia. Non ci sono stati golpe, le stragi sono continuate fino al 1984 con l’Italicus. Poi non ce n’è più stato bisogno. Chi governava nel 1969, la dc, ha continuato a mantenere il potere».

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12 dicembre 2009

fonte:  http://www.unita.it/news/italia/92579/i_fascisti_ora_parlano_un_nuovo_processo_per_la_verit_completa

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Intervista a Freda nel quarantennale di Piazza Fontana

Freda, l’ideologia e la strage «Sono innocente, due sentenze parlano per me» – Corriere del Veneto
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I quarant’anni di Piazza Fontana. Parla il neofascista che non può più essere processato ma che alcuni giudici ritengono colpevole

Freda, l’ideologia e la strage «Sono innocente, due sentenze parlano per me»
I giudici? Ministri sacerdotali. Ordine Nuovo? Aria fritta

Il 12 dicembre del 1969 una bomba esplose alla Bna di Milano facendo 17 morti e 84 feriti. E’ considerata la strage d’Italia

Il giudice e piazza Fontana «Nell’agenda di Freda i nuovi indizi sulla pista veneta»

Maggi: «L’unica ipotesi rimane Valpreda Ventura? Antipatico ma innocente»

La pista «americana» di uomini e armi che porta a Verona di Angiola Petronio

Piazza Fontana come «quattordici anni di clausura processuale», come «un predicato criminale da aggiungere al mio nom de plume, Luciano Lìcandro. Voilà: Luciano Lìcandro di Piazza Fontana». E poi la ferrea innocenza: «I giudici hanno già risposto sulla mia non responsabilità criminale». Parla Franco Freda, ritenuto con Giovanni Ventura responsabile della strage di piazza Fontana, Milano, 17 morti e 84 feriti, esattamente quarant’anni fa: 12 dicembre 1969. Secondo l’ultima sentenza della Corte di Cassazione l’eccidio fu organizzato da «un gruppo eversivo costituito a Padova nell’alveo di Ordine Nuovo… capita*nato da Freda Franco e Ventura Giovanni». Un giudizio che non ha però avuto alcun effetto pratico. Nessuna condanna se non morale e storica, in quanto Freda e Ventura erano già stati assolti in via definitiva da una precedente sentenza del 1987. Assolti per piazza Fontana ma condannati a 15 anni per altri 21 attentati, tutti nel 1969. E Freda condannato due volte pure per l’istigazione all’odio razziale.

Sedicente apartitico, antidemocratico, nazimaoista, Freda è per l’ordine delle idee, per il cameratismo, per l’Aristocrazia con la A maiuscola a sottolineare il radicale rifiuto di tutto ciò che è uguaglianza. Parole d’ordine: onore, gerachia, fedeltà. De*molitore del sistema borghese con la sciabola della sua casa editrice, Ar, che pubblica classici del pensiero antimoderno, da Spengler a Nietzsche a Evola. Insomma, non è facile parlare con Freda. Se fai domande semplici ti massacra. Se le fai complesse, ringhia. Gli abbiamo scritto e lui ha massacrato e ringhiato così.

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Cos’è per lei Piazza Fontana? «Il mio predicato criminale. Farò una richiesta alle autorità per aggiungerlo al mio nom de plume, Luciano Lìcandro. Voilà: Luciano Lìcandro di Piazza Fontana. Le piace? Suona bene?».

Sempre innocente? «A questa domanda hanno già risposto, autorevolmente, le corti di Catanzaro e Bari. Non si abbia l’insolenza di fingere che questa risposta che dichiara la mia non responsabilità criminale non sia stata data».

Riconosce qualche altra accusa? «Sì, l’attentato che da oltre cinquant’anni muovo alla visione del mondo della democrazia».

«Se Freda dicesse la verità», dice il giudice Stiz che per primo ha indagato su di lei. «L’unica verità è che sono stati loro: Freda e Ventura». Lo raccontano le sentenze. Cos’è per Freda un giudice, una sentenza? Cos’è la giustizia terrena? «Un giudice è un attaché dell’ordine giudiziario che si sente ministro sacerdotale della giustizia. Se la politica è la conti*nuazione della guerra con altri mezzi, la politica giudiziaria, con le sue sentenze, è anch’essa prosecuzione della guerra, giocata attraverso la posologia delle sanzioni. Una sentenza è una battaglia. Giustizia è subordinazione dei peggiori ai pochissimi migliori: della massa dei peggiori ai pochissimi migliori. E’ regime castale. E’ sottomissione ai ‘belli-e-buoni’. Non è certo intrisa, la giustizia, di ipocrita bava senti*mentale».

Una strage di Stato. Servizi, coperture, depistaggi, strategia della tensione. Cosa ne pensa? «Penso che riesca a darsi da solo la risposta circa l’imbecillità di questo assemblaggio di elementi, che può giustificarsi solo nel disordine di una rissa politica, cui non è di mio gusto partecipare. Chi ha formulato simili ipotesi parla di verità, ma in realtà non la persegue, voglioso di coltivare solo il proprio ‘particulare’ interesse. La sua è strategia di astensione dalla verità».

Se qualcuno ha voluto la strategia della tensione per creare un nuovo ordine di idee, un cameratismo antisovietico, ha fallito. Non crede?
«In qualsiasi comportamento umano c’è tensione. Forse oggi non più, tant’è vero che si ricorre a sostanze psicotrope per eccitarla, oppure ai transessuali. Oggi la tattica è quella dell’entropia, della catato*nia, dell’abbassamento, dell’estenuazione. Io fin dall’adolescenza mi sono riconosciuto in un sentimento e in una idea del mondo radicalmente ostile alla democrazia, ovvero all’egualitarismo, ossia al cristianesimo, dunque alla modernità nel suo complesso, alla decadenza che la connota. Vivendo questa ostilità, ho colto in quei regimi castrensi del secolo scorso, meglio noti come fascismi, delle forze di reazione, delle insurrezioni contro la decadenza, germinate, tutta*via, dal suolo della modernità».

Che sistema ne è uscito secondo lei? «Di fronte al nuovo paesaggio che si disegna, di guerre razziali, di conflitti etnici, si continua a parlare di assetti sociali, di antagonismi ideologici, di istanze distributive di ricchezza. Mentre osserviamo le convulsioni, l’agonia in cui si dibatte la nostra razza?».

Chi è Franco Freda? «E’ un uomo che ha agito come ha il dovere di comportarsi un soldato politico, un miliziano, quando combatte dietro le linee nemiche. In questo caso, quelle della democrazia. La sua linea di condotta rimane quella cantata da Bertold Brecht, ebreo comunista di rango. Nella mia parafrasi: ‘Chi combatte per il sentimento e l’idea del mondo in cui si riconosce deve continuare la battaglia e interrompere la battaglia; dichiarare la verità e celare la verità; protendersi e ritirarsi; irrigidirsi e piegarsi da giunco fino a che la corrente non sia passata. Chi combatte per il senso e l’idea del mondo in cui si riconosce ha tra tutte una sola divisa: nulla tralasciare per compierli e realizzarli’. La mia vocazione è quella dell’uomo che abbia dignità e rispetto di sé».

Ordine Nuovo: un movimento, un’idea, un’illusione o cosa? «Niente. Ma non il niente del nichilismo. Proprio niente, aria fritta».

Carlo Maria Maggi (il dottore veneziano di Ordine Nuovo) dice: non c’erano contatti con i padovani, ci si detestava. E’ vero? «L’aria fritta si può detestarla?».

Maggi dice anche che secondo lui la pista più probabile è Valpreda. Come la vede? «Mi scusi, ma l’espressione aria fritta non esaurisce il tutto del niente?».

Secondo l’agente Spiazzi invece, sarebbero stati gli americani. Tutti dicono la loro. Le viene da ridere? «Ci sarebbe da piangere quando i latrati e i guaiti della canaille raggiungono la luna».

Cos’è una strage di gente comune? «Si rivolge a me? Perché non ai dirigenti del Pentagono, che hanno pianificato le stragi, l’altro ieri in Serbia, ieri in Iraq, oggi in Afganistan? Per non ricordare Hiroshima, Nagasaki, Dresda, la Palestina… Perché loro non sono testimoni di Evola, ma di Yahvè?…»

Piazza Fontana le ha cambiato la vita? «Non confonda il fatto con la sua proiezione giudiziaria, processuale. Quest’ulti*ma mi ha imposto quattordici anni di clau*sura, che per me ha significato una guerra di posizione, un radicamento nella mia li*nea di fronte».

Sopporti l’ultima domanda borghese: chi è stato? «E lei sopporti questa massima di Shakespeare: ‘I segreti si affidano al cuore, non alla lingua’. E se per assurdo io avessi un segreto, lo affiderei alla sua gazzetta cursoria?».

Andrea Pasqualetto

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Vivamafarka

fonte:  http://www.vivamafarka.com/forum/index.php?topic=76795.0

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expiero1979channel2
27 gennaio 2008
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playlist della puntata: http://it.youtube.com/view_… (ricaricato dopo la censura del mio vecchio canale) http://www.lastoriasiamonoi… “La storia siamo noi” ritrasmette un’inchiesta di Sergio …

playlist della puntata: http://it.youtube.com/view_play_list?…

(ricaricato dopo la censura del mio vecchio canale)

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/
“La storia siamo noi” ritrasmette un’inchiesta di Sergio Zavoli sulla strage di Piazza Fontana realizzata nel 1989 per il programma “La notte della Repubblica”.
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12 dicembre 1969. Una bomba esplode a Milano, in Piazza Fontana, nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura. 17 morti e 84 feriti.

E’ l’inizio di quella che gli storici definiscono “strategia della tensione”.

Il 5 maggio 2005, dopo un iter giudiziario infinito, la seconda sezione penale della Cassazione conferma il verdetto di assoluzione, già emesso dalla Corte d’assise d’appello di Milano: nessun colpevole: la strage è archiviata.

http://www.socialpress.it/article.php…
E’ pericoloso trasformare l’aula giudiziaria nella sede unica e sacrale della verità – specie quando questa vi giunga indelebilmente sfigurata da inconfessabili interferenze – ma ancora peggio è dare ascolto a quella ben calcolata strategia dell’ingiustizia che, consegnando tutto all’impossibilità di far luce sui fatti, punta impassibile alla sfiducia e alla resa della gente. Indignarsi, ad esempio, per le assoluzioni piene o parziali, non restituisce nulla a chi non ha avuto giustizia, la quale, in uno stato di diritto, deve poter rimanere credibile anche quando assolve. Il dramma è un altro: sta nel nascondere prima e altrove colpe e colpevoli.”
Sergio Zavoli

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Buona visione,

Piero

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per approfondimenti
http://digilander.libero.it/infoprc/d…

http://www.fondazionecipriani.it/

http://isole.ecn.org/ponte/doss12/men… (dossier sulla strage di Piazza Fontana)

(1 di 7) 12 dicembre 1969 – Strage di Piazza Fontana

gli altri video dell’inchiesta (e molto di più) li trovate qui

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