Archivio | dicembre 15, 2009

Giornalisti scomparsi in Libano: tolto il segreto di Stato a mille documenti / Vajont, i segreti del processo: Ecco i documenti della tragedia

Italo Toni e Graziella De Palo sparirono nel 1980

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ROMA (15 dicembre) – Tolto il segreto di Stato a più di mille documenti del Sismi (l’ex servizio segreto militare, oggi Aise): le carte potranno essere consultate dai familiari di Italo Toni e Graziella De Palo, i due giornalisti scomparsi in Libano nel 1980. La notizia è stata data dal presidente del Copasir, Francesco Rutelli dopo una comunicazione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giani Letta ascoltato oggi insieme al direttore del Dis Gianni de Gennaro a San Macuto.

Il Comitato parlamentare delegato all’intelligence si era interessato della vicenda formulando una richiesta formale al governo per rispondere alla richiesta delle famiglie dei due giornalisti scomparsi quasi trent’anni fa. Il presidente del Copasir ha definito la decisione del governo di desecretare i documenti «un fatto estremamente positivo» ricordando che era stata forte la richiesta unanime del Comitato per venire incontro alle aspettative umanitarie delle famiglie dei due giornalisti scomparsi.

Rutelli auspica che «proprio la forte pressione esercitata dal Comitato permetta di avere informazioni, senza vulnerare le prerogative di sicurezza legate ai rapporti tra gli organismi italiani e gli organismi nella regione, sulla sorte di Toni e De Paolo». Graziella De Palo, romana, allora 24enne, e Italo Toni, di Sassoferrato (Ancona), erano ospiti dell’Olp; il giorno della scomparsa si erano allontanati dall’albergo per visitare i campi profughi palestinesi, e poi scomparvero nel nulla.

I familiari di Toni-De Palo: speriamo si arrivi alla verità. «Prenderemo visione dei documenti declassificati, con la speranza che i materiali contenuti ci consentano finalmente di conoscere le ragioni e le modalità della scomparsa di Italo e Graziella e di chiudere finalmente una pagina dolorosa per noi e poco onorevole per l’Italia». Così i familiari di Italo Toni e Graziella De Palo. «I familiari – scrivono in una dichiarazione congiunta – sentono finalmente di aver raggiunto in parte quanto da quasi 30 anni chiedono alle istituzioni del paese: la verità sulla sorte dei loro congiunti, scomparsi in Libano mentre svolgevano il loro lavoro di giornalisti. Ringraziamo il Copasir e il presidente Rutelli per aver perorato con successo la nostra causa ed ottenuto dal presidente del consiglio, titolare, a norma di legge, della gestione del segreto di stato, questo primo risultato».

La mamma di Graziella. «Non gioiamo perchè resta il dolore incancellabile per una vicenda che ci segna da trenta anni, ma si tratta di un risultato importante che chiedevamo da tempo e che ci soddisfa. E penso che lo Stato lo dovesse alla memoria di mia figlia». Renata De Palo, mamma di Graziella non nasconde la soddisfazione per la decisione del governo. «La mole dei documenti su cui viene tolto il segreto di Stato – aggiunge Giancarlo De Palo, fratello di Graziella – è enorme. Ci sarà un lavoro notevole da fare per avere la conferma che la verità privata sulla morte di Graziella e Italo a noi già nota diventi la verità dello Stato e perchè emergano ufficialmente le complicità di pezzi e apparati dello Stato in questa triste vicenda». Graziella De Palo e Italo Toni saranno ricordati sabato prossimo ad Anguillara Sabazia (Roma) nel corso di una manifestazione organizzata dal comune in collaborazione con il Comune di Roma e quello di Sassoferrato (Ancona).

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=84372&sez=HOME_INITALIA

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l disastro del 1963

Vajont, i segreti del processo
Ecco i documenti della tragedia

Dall’Aquila a Belluno progetti e testimonianze: diventeranno un archivio online

Eurigio Tonetti direttore archivio storico di Belluno mostra gli schizzi originali della diga del Vajont (Foto Cesare Cappello ) Eurigio Tonetti direttore archivio storico di Belluno mostra gli schizzi originali della diga del Vajont (Foto Cesare Cappello )

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Mercoledì 9 ottobre 1963, ore 22.39: la tragedia del Vajont. Le lancette dell’orologio sembrano tornare indietro a quel momento dram­matico quando, per la prima vol­ta, il direttore dell’Archivio di Stato di Belluno, Eurigio Tonet­ti, mostra le carte processuali del Vajont. I segreti del più grande dram­ma dal dopoguerra ad oggi, so­no finalmente pubblici. Il silen­zio, che per decenni è calato sul disastro, lascia ora il posto alle parole. Tonetti espone alcuni docu­menti processuali, è un fiume in piena: ecco uno dei quaderni con gli appunti redatti da Carlo Semenza, l’ingegnere della diga, poi i tabulati telefonici con l’elen­co delle chiamate verso Venezia fino a pochi minuti prima del di­sastro, la copia della sentenza di assoluzione del 1960 emessa dall tribunale di Milano nei con­fronti di Tina Merlin, la giornali­sta che per i suoi articoli di de­nuncia, pubblicati su «L’Unità» già dal 1959, era stata processata per «diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l’ordi­ne pubblico».

E ancora gli scritti contenenti le testimonianze stra­zianti del medico condotto di Longarone, Gianfranco Trevi­san (che si salvò dal Vajont, ma morì nell’alluvione del ’66). E’ solo una parte della documenta­zione, di inestimabile valore e in copia unica, scampata alla notte del 6 aprile, in cui andò distrut­to l’Archivio di Stato a L’Aquila, che la custodiva e dove si svolse il processo per legittima suspi­cione. In tutto 240 faldoni e 44 metri di scaffali ora custoditi nel­l’Archivio di Stato di Belluno. Tra pochi giorni partirà l’im­ponente operazione di cataloga­zione e poi di conversione digita­le delle carte che ricostruiscono i fatti e le responsabilità che por­tarono a quel tragico 9 ottobre 1963. «Tutto questo materiale ­ha spiegato il sindaco di Longa­rone, Roberto Padrin – sarà final­mente disponibile all’interno di un portale. Daremo, così, a tutti la possibilità di vedere cosa è sta­to il Vajont. L’obiettivo è di arri­vare ad avere, nel 2013, l’archi­vio diffuso completo». Le operazioni di inventariazio­ne e riproduzione, infatti, do­vranno essere completate entro il 31 dicembre 2012 sotto la su­pervisione della Cetes, la Com­missione esecutiva tecnica scien­tifica di cui fa parte il professor Maurizio Reberschak, l’insigne storico della tragedia del Vajont. Fino a quella data è prevista la permanenza a Belluno delle carte processuali, dopo dovran­no essere restituite all’Archivio di Stato de L’Aquila, anche se la speranza è di poterle tenere a Belluno. Parte della documentazione sarà sottoposta ad un delicato in­tervento di restauro: il materiale è stato, infatti, conservato in uno scantinato ed una dozzina di faldoni sono stati, in piccola parte, intaccati dalle muffe, an­che se complessivamente lo sta­to di conservazione è buono. Maurizio Reberschak vide quel­le carte per la prima volta a L’Aquila nel 2002. «Non sono carte morte, ma carte vive che ricordano le 1910 vittime del Vajont. Sconvolgenti le fotografie – ha raccontato Re­berschak – a volte non si trattava di corpi, ma di brandelli di cor­pi. Dopo le prime schede non riuscii più a procedere tanto su­bentrò la commozione».

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Lina Pison
15 dicembre 2009

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fonte:  http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2009/15-dicembre-2009/vajont-segreti-processo-ecco-documenti-tragedia–1602157695434.shtml

“Una leucemia fulminante ha ucciso mio marito a 29 anni”. La lettera della vedova di un reduce dalla Somalia / Il LIbro Nero

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Buongiorno, sono la moglie di un ragazzo di 29 anni della provincia di Bari morto a settembre 2004, per colpa di una malattia maledetta “Leucemia Fulminante”. E’ successo tutto in tre giorni, senza neanche capire cosa stesse accadendo. Nel 1992 ha svolto il servizio militare nella Folgore come paracadutista, circa 2 anni dopo e’ andato in missione in Somalia, sempre come paracadutista.

La mia triste e brutta storia inizia nel settembre del 2004, in vacanza. Da premettere che la mia attuale figlia era nata da 40 giorni. Mio marito si svegliò una mattina dicendo che aveva la febbre, andò dal dottore che gli diede un antibiotico generico. Verso sera la febbre calò, la mattina seguente si svegliò dicendomi che urinava sangue e così di corsa andammo all’ospedale di Andria (Puglia). Qui lo tennero in pronto soccorso fino alle 11.30, una infermiera mi disse che non era niente, anzi mi accennò solo che erano delle vene che erano “impazzite”. Mi disse anche che bisognava trasportarlo in un altro ospedale, quello di Trani. Ci fecero andare in macchina, perchè lui poteva guidare. Quando arrivammo all’ospedale di Trani c’era già ad aspettarci il primario, il quale, avendo saputo che non avevamo preso l’ambulanza, si arrabbiò, perchè in quel contesto mio marito non poteva assolutamente guidare, visto la gravità della situazione di cui noi però non sapevamo ancora nulla.

Lo ricoverarono subito e fecero svariati esami, compresa l’aspirazione del midollo dallo sterno, dopo ore lo rividi e lui mi disse che gli faceva molto male, ma io non capii ancora la gravità della cosa, nessuno mi diceva niente. Nessun dottore parlava, ero assorta solo dalle parole di mio marito il quale con voce pacata e quasi di rassegnazione mi raccomandava di dare il latte ad Angelica e mi consolava LUI, dicendomi di non piangere. Mio marito aveva una grande forza d’animo, queste furono le sue ultime parole, perchè poi ebbe un’emorragia e entrò in coma.

A questo punto il dottore finalmente si presentò al mio cospetto, dalla sua bocca uscirono queste testuali parole: “suo marito ha avuto una leucemia fulminante che gli ha provocato la paralisi del lato destro”. Ma neanche loro sapevano quanto potesse andare avanti così. Iniziò un vero calvario con trasfusioni, esami ecc. Chiedendo il perché di tutto ciò mi dissero che forse la causa scatenante poteva essere nella missione di mio marito in Somalia.

Sabato 10 settembre alle 14.30 ci chiamarono per dirci che lui non c’era più. Io mi porto ancora oggi una rabbia alla quale non riesco a dare sfogo e tregua perchè mi chiedo sempre: “perchè a me?”, “perchè a lui? alla nostra famiglia, alla nostra figlia appena nata?”

Il ricordo di mio marito è sempre vivo in me e negli occhi di mia figlia, lui vive non solo dentro i nostri cuori ma è presente con le sue immagini ovunque, in casa, a lavoro. Questo per non scordare mai l’uomo che ho amato e che sempre amerò e per ricordare anche a mia figlia l’amore che quest’uomo ha donato, se pur per breve tempo, a tutti noi. So che ci sono tante altre storie come la mia, chiedo se e’ possibile far qualcosa per evitare che giovani e meno giovani paghino per gli errori degli altri.

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Libro Nero: in Campania, Sardegna e Puglia il maggior numero di morti

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(Vittimeuranio.com) Riportiamo di seguito una scheda con la provenienza geografica di 75 militari deceduti per possibile contaminazione da uranio impoverito suddivisi per regione e provincia. Si tratta solo dei casi denunciati pubblicamente, dal nostro sito, dai familiari o dalle altre associazioni. Tra parentesi l’anno del decesso. Ultimo aggiornamento: 15 Dicembre 2009.


CAMPANIA – 14 MORTI

Napoli – 5
Roberto Buonincontro (1996), Domenico Di Francia (1998), Antonio Milano (2002), Luca Sepe (2004), Fabio Senatore (2005).
Salerno – 5
Renzo Inghilleri (1993), Luca De Marco (2004), Aniello D’Alessandro (2006), Amedeo D’Inverno (2007), Anonimo (n.d. – morte resa nota nel 2008)
Caserta – 3
Sergio D’Angelo (2003), Carmine Polito (2004), Giuseppe Bernardo (2005).
Avellino
Emiliano Di Guida (2007)

SARDEGNA – 11 MORTI
Cagliari – 7

Giuseppe Pintus (1994), Salvatore Vacca (1999), Antonio Vargiu (2001), Fabio Porru (2003), Valery Melis (2004), Gianfranco Floris (2004), Anonimo (2009)
Sassari – 3
Gianni Faedda (2002), Filippo Pilia (2002), Maurizio Serra (2004)
Oristano
Luciano Falsarone (2004)

PUGLIA – 9 MORTI
Lecce – 3
Andrea Antonaci (2000), Alberto Di Raimondo (2005), Giorgio Parlangeli (2007)
Taranto – 2
Paolo Cariello (2006), Roberto C. (2007)
Bari – 2
Aldo Taccardo (2004), G. B. (2005)
Brindisi
Crescenzo D’Alicandro (1996)
Foggia
Corrado Di Giacobbe (2001)

LAZIO – 7 MORTI
Roma – 5
Alvaro Marini (1997), Riccardo Grimaldi (2004), Fabrizio Venarubea (2004), Anonimo (2008), Anonimo (2009)
Frosinone
Eddy Pallone (2007)
Viterbo
Marco Milioni (2008)

SICILIA – 5 MORTI
Siracusa – 2
Salvatore Carbonaro (2000), Giuseppe Bongiovanni (2007)
Palermo
Antonio Fotia (2002)
Catania
Antonio Caruso (1999)
Messina
Paolo C. (n.d.)


LOMBARDIA – 5 MORTI
Milano – 3
Marco Riccardi (2000), Cesare Boscaino (2004), Anonimo (2007)
Mantova
Alessandro Garofolo (1993)
Varese
Rinaldo Colombo (2000)

TOSCANA – 4 MORTI
Grosseto – 3
Stefano Ceccarini (1999), Leonardo Manicone (2004), Gian Battista Marica (2009)
Firenze
Pasquale Cinelli (2000)

VENETO – 4 MORTI
Padova – 2
Lorenzo Michelini (1977), Amos Lucchini (2008)
Verona
Umberto Pizzamiglio (1999)
Venezia
Stefano Cappellaro (2007)

LIGURIA – 2 MORTI
Genova
Emilio Di Zazzo (2004)
Imperia
Valerio Campagna (2003)

CALABRIA – 2 MORTI
Cosenza
Francesco De Seta (2009)
Vibo Valentia
Domenico Gurrao (2008)

FRIULI – 2 MORTI
Udine -2
Emanuele Pecoraro (2007), Andrea Orsetti (2008)

EMILIA ROMAGNA – 2 MORTI
Rimini
Anonimo (morte resa nota nel 2009)
Modena
Giuseppe Benetti (1998)

UMBRIA – UN MORTO
Orvieto
Stefano Melone (2001)

ABRUZZO – UN MORTO
L’Aquila
Fabrizio Di Nino (2009)

REGIONE SCONOSCIUTA – 6 MORTI
Davide Zulian (1991), Francesco Baldi (1998),Luigi D’Alessio (2000), Mario Ricordi (2000), Luigi Cristofaro (2000), V.M. (2009)

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Discordanza nei dati relativi al numero delle vittime


Il Ministro della Difesa Arturo Parisi nelle sue due audizioni del 9 ottobre 2007 e del 6 dicembre 2007, ha indicato rispettivamente in 37 e 77 i casi di morte e in 255 e 312 i casi di malattia, dunque delle cifre sensibilmente discordanti tra loro, mentre la Sanità Militare (GOI, Gruppo Operativo Interforze della Sanità Militare) ha indicato in 158 i casi di morte e in 1833 i casi di malattia (vedi audizione del Senato del 4 ottobre 2007).

Quindi, non solo vi è un disaccordo considerevole tra le cifre comunicate dal Ministro nelle due audizioni, ma esiste anche un disaccordo tra tali cifre e quelle comunicate dalla Sanità Militare.
Nè si forniscono spiegazioni su come è stato possibile che in pochi anni si è passati dai 44 casi di possibile esposizione, presi come base dalla III Relazione Mandelli, ai circa 2000 casi presi in considerazione dalla Sanità Militare.

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Denunce e segnalazioni:

ASSISTENZA LEGALE VITTIME E FAMILIARI

STUDIO LEGALE Bruno Ciarmoli
Per informazioni: 080/52.47.542

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11 dicembre 2009

fonte:  http://inchiestauranio.blogspot.com/

Il governo prepara il giro di vite sulla rete

Basterebbe applicare le leggi che ci sono già

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di Francesco Costa

tutti gli articoli dell’autore

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Il primo passo di qualsiasi ragionamento sul cosiddetto “giro di vite” che il governo si appresta a discutere non può che essere il rifiuto dell’opportunità di legare questo tema ai fatti di domenica scorsa. Ha senso ragionare su come la rete abbia cambiato il modo in cui le persone comunicano e discutono, e su come in virtù di tutto questo possa essere utile una legislazione moderna e adeguata? Sicuramente sì. Ha senso mettere in relazione questa discussione con l’infinita mole di commenti che l’aggressione ha suscitato nei luoghi di lavoro, nelle case, nei bar e immancabilmente anche in rete? Sicuramente no.
Allo stesso modo, bisognerebbe sgombrare il tavolo dalle leggende metropolitane che infestano un dibattito in cui, con ogni evidenza, i principali attori non sanno di cosa parlano.

L’anonimato
La lotta all’anonimato è uno di questi temi ricorrenti che non trova alcun riscontro nella realtà. I membri dei gruppi di Facebook a sostegno di Tartaglia erano tutti registrati col proprio nome e il loro cognome. Anche chi utilizza uno pseudonimo o un nickname su Facebook o sul proprio blog può essere identificato in un batter d’occhio dalla polizia postale, che gode da tempo della completa collaborazione da parte dei provider. La cosiddetta lotta all’anonimato è una completa boutade: già oggi qualsiasi azione compiuta su Internet porta con sé dati e informazioni sul suo autore.

L’apologia di reato
Le diffamazioni, le apologie di reato, lo stalking compiuti in rete sono punibili grazie alle norme già vigenti. Succede già adesso, ogni giorno, che persone siano processate e, se colpevoli, condannate per cose illecite che hanno fatto o scritto sui loro blog o sui social network. Allo stesso modo, il regolamento di Facebook prevede la rimozione dei contenuti violenti: basta aspettare qualche ora perché le pagine incriminate vengano rimosse, come infatti è successo ieri con le pagine pro e contro Tartaglia.

Noi e la rete
Altro discorso è quello su come internet abbia cambiato il modo di comunicare delle persone. Tra innumerevoli trasformazioni utili e positive, si registra una tendenza crescente alla provocazione. Prima dei gruppi pro Tartaglia ci sono stati i gruppi anti immigrati promossi dal figlio di Bossi, quelli contro Balotelli, Luxuria e chissà chi altro. Iniziative di solidarietà si accompagnano a invettive contro questo e contro quello. Gioca un qualche ruolo il progressivo colmarsi della distanza che un tempo separava il virtuale dal reale: codici e linguaggi una volta confinati negli stadi o sui muri trovano oggi in rete molto più spazio rispetto a prima. Ha senso ragionare sul perché certe cose emergano più su Facebook e meno sui blog, così come succede più nei bar che nelle aule universitarie; pensare però che la soluzione a questo problema sia la chiusura dei siti equivale a proporre l’abbattimento dei muri per combattere le scritte o l’abolizione dei bar per cancellare le battute volgari. Per farne una discussione sensata servirebbe un salto di qualità da parte di due soggetti fondamentali nel racconto e nella percezione di quello che accade. Il primo è la politica, che non dovrebbe approfittare di un manipolo di scriteriati per promuovere provvedimenti paragonabili solo a quelli in vigore in stati come la Corea del Nord. Il secondo è il giornalismo, che dovrebbe resistere alla ghiotta tentazione dell’allarme e dello scandalo, evitando di trasformare in notizia qualsiasi idiozia venga scritta in rete o sui muri dei bagni.

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15 dicembre 2009

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=92704

Finanziaria, fiducia alla Camera: Di nuovo scontro Fini-Tremonti

Il governo “blinda” la manovra, il presidente dei deputati attacca: “Scelta tutta politica che impedisce all’Aula di esprimersi sulla Manovra”

Calderoli: “Pensi ad applicare il regolamento”; Bondi: “Così non aiuta la distensione”

E la terza carica dello stato ripete il suo giudizio al telefono con il Cavaliere

Finanziaria, fiducia alla Camera Di nuovo scontro Fini-TremontiIl presidente della camera, Gianfranco Fini

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ROMA – Il governo ha posto la questione di fiducia sulla Finanziaria. Ed è di nuovi scontro tra Fini e l’esecutivo. Ad annunciare la decisione in aula è stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito. La fiducia, ha spiegato, “è sull’articolo 2 del testo approvato in commissione”. In precedenza i deputati avevano approvato l’articolo 1.
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A stretto giro arriva il duro commento del presidente della Camera, Gianfranco Fini: “La decisione di porre la fiducia sulla legge Finanziaria è legittima”, ma “deprecabile perché di fatto impedisce all’Aula di esaminare gli emendamenti”. Fini ha ricordato di aver prolungato i termini per consentire un dibattito approfondito e dare alla commissione il tempo di approvare un testo per l’Aula, aggiungendo che “non vi era stato da parte dell’opposizione nessun atteggiamento ostruzionistico”.
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Spiegando che gli emendamenti da votare oggi erano in tutto 64, di cui 55 dell’opposizione, Fini ha aggiunto gli interventi contingentati avrebbero consentito di approvare la legge, anche senza fiducia, nei tempi previsti e compatibili con l’esame del Senato.
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”La scelta di porre la questione di fiducia – ha detto ancora Fini- è costituzionalmente legittima e rientra nelle prerogative dell’esecutivo”; non può, però, ha aggiunto Fini, che “essere considerata come una decisione attinente esclusivamente a ragioni di carattere politico, rientranti non già nel rapporto tra governo e opposizioni ma unicamente all’interno del rapporto tra la maggioranza e il governo ed è la ragione per la quale la Presidenza della Camera considera deprecabile la decisione” del governo “perché di fatto impedisce all’aula di pronunciarsi sugli emendamenti”.

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Le sue parole sono state accolte da molti applausi, non solo dai banchi dell’opposizione e i relatori di Pdl e Lega hanno rinunciato a intervenire. Le critiche a Fini sono arrivate a seduta sospesa e dai banchi della maggioranza. Il ministro Roberto Calderoli: “Dalla
presidenza della Camera ci si attende l’applicazione dei regolamenti, non certo valutazioni sul fatto se sia deprecabile o meno una richiesta di fiducia, la cui valutazione di merito spetta all’esecutivo”. E poi Sandro Bondi, ministro e coordindatore nazionale del Pdl:”La decisione e la valutazione espressa” da Fini “sono destinate a non aiutare l’apertura di un clima politico nuovo di cui l’Italia ha bisogno, anzi rischiano di rinfocolare immediatamente le polemiche”.
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In seguito arriverà anche una nota del capogruppo Pdl Cicchitto e di quello leghista Cota, che a Fini dicono che “la questione di fiducia è sempre stata una decisione politica e come tale appartiene alla competenza e alle valutazioni del governo e della maggioranza”. “Il confronto di merito – continuano Cicchitto e Cota – è avvenuto in Commissione, con un iter intenso e proficuo. La scelta della fiducia è un segnale politico di conferma della forte condivisione da parte del governo e della maggioranza sul merito del testo licenziato dalla Commissione Bilancio”. Una nota che il ministro Tremonti dice di condividere “pienamente”.
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La telefonata Fini-Berlusconi. In serata la terza carica dello Stato avrebbe ripetuto il suo giudizio sulla scelta di Tremonti e del governo anche al Cavaliere. Al quale, inoltre, avrebbe espresso tutta la sua perplessità anche sui toni usati da Fabrizio Cicchitto durante il dibattito sull’aggressione al premier: “Parole incendiarie”.
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15 dicembre 2009
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KOSTNIX – Il negozio dove è tutto gratis: meno consumi e meno rifiuti

L’esperienza di una giovane italiana a Innsbruck, in Austria, dove stanno nascendo i primi freeshop della catena Kostnix

Gli oggetti a disposizione di chi ne ha bisogno, non importa
se ricco o povero. Esperienze analoghe in Olanda e in Belgio

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di ROSARIA AMATO

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Il negozio dove è tutto gratis meno consumi e meno rifiutiDue bambini tra gli scaffali di Kostnix

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ROMA – Kostnix in tedesco significa “costa niente”, ed è il nome scelto da un gruppo di amici per il primo “freeshop” di Innsbruck, aperto nel marzo del 2007. Gli oggetti del negozio non sono duty free, liberi da tasse doganali, come nei free shop degli aeroporti: sono proprio gratuiti. Le uniche norme da rispettare sono: non prendere più di tre oggetti al giorno, e non rivendere in nessun caso le cose prese al negozio.
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Quella dei “negozi gratuiti” è un’esperienza avviata da qualche anno in Austria (a Vienna per esempio ce ne sono due), in Olanda e in Belgio. In una striminzita voce Wikipedia spiega che “il loro scopo è offrire un’alternativa al sistema capitalistico. I freeshop sono simili ai negozi di carità, solo che tutto è libero e disponibile, che si tratti di un libro, un pezzo di arredamento, un indumento o un articolo casalingo (…) La maggior parte delle persone che usano questi negozi sono mosse dal bisogno (scarse risorse finanziarie, come nel caso di studenti o anziani) o dalla convinzione (anti-capitalisti)”.
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“A noi non importa che chi prenda gli oggetti sia in uno stato di bisogno assoluto, che sia povero, può anche essere ricchissimo – spiega Valentina Callovi, di Trento, una dei due italiani che gestisce Kostnix, a Innsbruck (gli altri volontari sono tutti austriaci) – l’importante è che quello che ha preso gli serva davvero, o gli piaccia”. E dunque l’obiettivo dei freeshop non è quello di combattere la povertà, ma il consumismo, la tendenza a disfarsi degli oggetti che non servono più gettandoli nel cestino, senza pensare che anziché diventare rifiuti, con i pesanti costi di smaltimento che ne conseguono, potrebbero ancora servire a qualcuno, che eviterebbe così di acquistarli, sprecando danaro.
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“L’obiettivo del freeshop è quello di contrastare la società dei consumi e la società usa e getta e sostenere un approccio più cosciente con le risorse. Dovrebbero esserci meno produzione, meno rifiuti e anche meno lavoro. Chi prende oggetti da un freeshop, risparmia i soldi che avrebbe dovuto spendere per comprarlo e così contribuisce anche ad abbattere il lavoro retribuito, simbolo del capitalismo”, si legge sul sito di Kostnix, che ha anche una versione in italiano.

“Siamo poco più di una decina di persone – racconta Valentina – e quindi riusciamo a tenere aperto Kostnix solo il martedì e il mercoledì. Ognuno di noi vi lavora senza retribuzione per due ore la settimana. L’affitto del negozio, 20 metri quadri nel centro storico di Innsbruck, costa 400 euro al mese. Ci finanziamo con un concerto annuo, delle serate con il vin brulè nelle quali ognuno offre quello che vuole, la città di Innsbruck ci dà 1000 euro l’anno, e la stessa cifra ci viene versata dai Verdi, che apprezzano il nostro contributo all’ambiente (contribuiamo alla riduzione dei rifiuti attraverso il riutilizzo degli oggetti”.

Valentina Callovi è di Trento, e si è trasferita a Innsbruck sette anni fa per fare l’università. Studia come traduttrice e interprete, adesso sta per laurearsi. “Vivo qui per scelta, non per necessità”, precisa. Cos’arriva a Kostnix? “Libri, vestiti, soprattutto per bambini, giocattoli, molte cose per la casa, dai piatti agli elettrodomestici, cd, dvd, ma anche computer e televisioni. La cosa più di valore che ci è arrivata finora è stato un abito da sposa. Per le cose più ingombranti, come armadi o divani, c’è la bacheca che raccogli gli annunci”.

Molto variegati i fornitori, un po’ di meno gli acquirenti: prendere gratis oggetti usati, anche in un Paese come l’Austria, può risultare un po’ socialmente squalificante. “Vengono a prendere gli oggetti soprattutto studenti – dice Valentina – oppure signore di 50-60 anni per lo più straniere (qui c’è per esempio un’ampia comunità turca), o infine donne con i bambini piccoli”. Una platea piuttosto ridotta rispetto a quella potenziale, e soprattutto rispetto all’obiettivo che si propone Kostnix, che è un obiettivo molto ambizioso, in qualche modo di ‘riformare’ i valori della società capitalistica: “Perché lavorare 40 ore a settimana per acquistare scarpe firmate, quando si può averle gratis, lavorando meno e godendo di una quantità maggiore di tempo libero?”, si chiede Valentina.

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15 dicembre 2009
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KOSTNIX – il Freeshop di Innsbruck

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La domanda non è, quanto mi costa? bensì, mi è utile? Un Freeshop è un luogo, da cui ognuno può prendere ogni oggetto che gli/le è utile. Si può portare a casa un oggetto unicamente se poi se ne fa uso. Farne uso è inteso anche in senso estetico. In cambio non viene chiesto né un compenso in forma di denaro né in altra forma, non si tratta quindi di uno scambio.

E viceversa ognuno può portare qualcosa che non utilizza più che però può essere utile ad altri. Così gli oggetti perdono il loro valore economico e mantengono quello d’uso. Si cerca di sovvertire la logica di mercato e di entrare in contatto con questo ambiente ancora poco diffuso . Il KOSTNIX quindi non è un progetto sociale ma un progetto politico. L’obiettivo del Freeshop è quello di contrastare la società dei consumi e la società usa e getta e sostenere un approccio più cosciente con le risorse. Dovrebbero esserci meno produzione, meno rifiuti e anche meno lavoro. Chi prende oggetti da un Freeshop, risparmia i soldi che avrebbe dovuto spendere per comprarlo e così contribuisce anche ad abbattere il lavoro retribuito, simbolo del capitalismo. Un’obiettivo principale è anche quello di poter costruire un modo del stare insieme totalmente nuovo che si non si basa sul profitto ma sulla solidarietà. Un Freeshop può anche essere un luogo di incontro per discussioni, confronti, teatrino dei burattini, un aiuto nel riparare biciclette, raccontare storie, …

KOSTNIX è un Freeshop per tutte le età. Tutti possono prendere qualcosa senza aver portato nulla e viceversa. Si possono prendere tre oggetti al giorno. Gli oggetti presi dal Freeshop devono servire al proprio interesse e non devono essere venduti ad altri. *Chi vende oggetti presi al KOSTNIX, non può più ritornare al KOSTNIX.* Gli oggetti che vengono portati devono *funzionare ed essere puliti*. Non portate prodotti alimentari o cosmetici. Il barattolo per le offerte al KOSTNIX serve esclusivamente per il pagamento dei costi fissi. Nessuno si arricchisce, i volontari non ricevono nessuna retribuzione. Prendere qualcosa dal KOSTNIX *non* implica lasciare un’offerta. Per oggetti troppo ingombranti o idee, consigli, eventi gratuiti e annunci di attività gratuite potete lasciare un messaggio sulla nostra bacheca all’interno del negozio!

Höttingergasse 11
A-6020 Innsbruck
Orari:
Mo: 10-15 Uhr
Di: 10-21 Uhr
Mi: 11-13 Uhr
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Kostnix-Läden in Österreich

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Kost-Nix-Laden VEKKS Zentagasse 26

KOST-NIX-LADEN WIEN:

Ort: V.E.K.K.S., 1050, Zentagasse 26
[Stadtplan Download]

Öffnungszeiten:
Mo 15:00-20:00
Do 15:00-20:00
Fr 15:00-20:00

Du kannst etwas mitnehmen ohne etwas vorbeizubringen. Du kannst Sachen, die du nicht mehr brauchst, vorbeibringen solange sie funktionieren und sauber sind. Wir haben nichts dagegen, wenn jemand etwas stiehlt, aber du solltest nur Dinge mitnehmen, die du auch wirklich verwenden wirst. Jede Person darf pro Tag nur drei Dinge mitnehmen.
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Kostnix-Laden Innsbruck

KOSTNIX INNSBRUCK:

Ort: Höttingergasse 11

Öffnungszeiten:
Mo, Mi 10:00-18:00
Di, Do 09:00-21:00

Ein Umsonstladen ist ein Raum, aus dem jede/r Gegenstände mitnehmen kann, die er/sie gebrauchen kann. Die Gegenstände gebrauchen zu können ist die einzige Bedingung dafür, sie mitnehmen zu dürfen. Brauchen kann auch im ästhetischen Sinn gemeint sein. Dafür wird weder Geld noch eine andere Gegenleistung verlangt, es handelt sich also auch um keinen Tausch in irgendeiner Form.
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SCHENKE WIEN:

Ort: 1080, Pfeilgasse 33

Öffnungszeiten:
… erst ab 2010 …

Kontakt: schenke § geldlos.at
Lageplan: pfeilgasse.png

Seit 23. Nov. ist der Mietvertrag für die Schenke unterschrieben und es wird umgebaut. Wir rechnen mit ein paar Monaten Umbauzeit bis zur Eröffnung, bis dahin müssen noch einige Renovierungsarbeiten durchgeführt werden. Hilfe jeder Art (Fachwissen, Arbeitszeit, Baumaterial) ist erwünscht. Wir möchten einen offenen Raum für alle machen, die sich gegenseitig beschenken wollen. Wir haben keinerlei Gewinnabsichten und würde uns daher über Deine/Ihre kostenlose Mithilfe bei der Renovierung und Gestaltung der Räume freuen. Näheres hier. Wir nehmen Sachspenden (Baumaterial), aber auch Geldspenden:

Verein zur Förderung solidarischer Lebensformen
Kto.Nr. 10243160 BLZ 32000 Raiffeisenbank Wien
BIC: RLNWATWW IBAN: AT233200000010243160

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GRATIS-BAZAR WIEN:

Ort: Am Schöpfwerk 29 / hinter der Stiege 14

Öffnungszeiten:
Di 10:00-20:00
Mi 10:00-17:00

Der Gratis- Bazar ist ein mobiler “Laden” und kommunikativer Treffpunkt der BewohnerInnen des Schöpfwerks und dessen Umgebung. Im Stadtteilzentrum Bassena existiert ein geldfreier Umschlagplatz für Gebrauchsgegenstände, die von den einen nicht mehr benötigt und von andern gesucht werden. Das Projekt, bei dem Schöpfwerk- BewohnerInnen aktiv mitarbeiten, verbessert die Lebensqualität der Beteiligten – unabhängig vom Geldbesitz.
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Griffith, mito sul lastrico; Benvenuti: “Ti aiuto io”

https://i1.wp.com/www.ninobenvenuti.it/immagini/benvenuti%20griffith%20.jpg

Un grande campione, 112 match tra il 1958 e il 1977. Ora vive con un sussidio e non può pagarsi le medicine per curare l’alzhaimer. E il suo avversario storico si mobilita per aiutarlo

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di LUIGI PANELLA

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ROMA Non è la prima volta, ne sarà l’ultima. Il mondo del pugilato presenta un’altra storia, una medaglia con due rovesci fin troppo opposti. Il grande campione che conosce la gloria ma poi scivola nell’oblio più triste. Era successo a quello che molti indicano come il più grande di tutti i tempi, Joe Louis, dominatore dei pesi massimi a cavallo tra gli anni 30 e 40. Finiti i soldi, viveva facendo da attrazione nei casinò, e, vecchio e malato, aveva ricevuto un grande aiuto dal suo avversario storico, il tedesco Max Schmeling e dal più famoso degli ammiratori, ‘The Voice’ Frank Sinatra.

GRIFFITH SULL’ORLO DEL KOL’ultimo grande campione in difficoltà economiche è Emile Griffith, l’uomo che tenne sveglia l’Italia intera durante le notti dei match con Nino Benvenuti. Griffith è in difficoltà, vive con un sussidio dei servizi sociali che gli serve per mangiare e pagare l’affitto, ma non basta per comprarsi le medicine per combattere il morbo di Alzhaimer di cui soffre. Ma qui esce l’aspetto più bello del pugilato. I grandi avversari non si dimenticano mai. Nino Benvenuti è già al lavoro per aiutarlo: “Sapevo da tempo della situazione di Emile – ci spiega Benvenuti -, anche se ora la notizia fa fa più clamore visto che siamo in periodo natalizio e viene più naturale mobilitarsi per aiutare gli altri. Io mi sto muovendo da tempo, ho sentito il figlio di Griffith e sto organizzando per il mese di febbraio il suo arrivo in Italia. Il mio obbiettivo è un tour in circoli, comuni, enti, per pubblicizzare la sua biografia. Io ho già il libro, che ovviamente è in inglese, mi sto attivando per la traduzione in italiano.”

NINO NON DIMENTICA Insomma, il pugilato non dimentica, ed anche Benvenuti parla di debito di riconoscenza verso Griffith.”Si può dire che senza Griffith la mia fama non sarebbe stata così estesa. Mi ha dato l’opportunità di andare in America, di sfidarlo, di conquistare il Mondiale. E’ stata una tappa fondamentale della mia carriera”. La storia di Griffith è riemersa nell’edizione online del NY Daily News ed è stata ripresa dall’ANSA. Griffith è andato a trovare il reporter Bill Gallo per raccontargli la sua storia, e chiedergli aiuto per creare un ‘Emile Griffith Fund’. Straordinaria la carriera di Griffith, che dura dal 1958 al 1977: 112 incontri contro i più grandi interpreti di pesi welter e medi. Tra i suoi avversari Rubin Carter, ‘Hurricane’, ingiustamente accusato di omicidio e liberato solo dopo molti anni. La sua storia ispirò Bob Dylan, che gli dedicò una famosa canzone, ed uno splendido film magistralmente interpretato da Denzel Washington. Carter sconfisse Griffith, che perse anche contro Benny Paret. La rivincità di quel match segnò però per sempre la vita di Griffith: vinse con un drammatico ko, ma Paret morì nove giorni dopo per le conseguenze dei colpi incassati.

L’AMORE PER LA FAMIGLIA Griffith, insieme al canadese Mark Leduc, a fine carriera ha anche ammesso la sua omosessualità (dalle pagine del libro “Nine, Ten… and Out! The two worlds of Emile Griffith’). “Questa è una storia comune a molti grandi campioni che non sono riusciti a mettere da parte il proprio denaro – scrive Gallo -. Alcuni hanno fatto cattivi investimenti, altri li hanno buttati via al gioco, ma Emile, uomo di ottima natura, semplicemente li ha dati tutti alla sua famiglia a St. Thomas, nelle Isole Vergini. La sua famiglia era composta dall’adorata madre Emelda, la sua più grande tifosa, da quattro fratelli e quattro sorelle: ogni borsa che incassava, andava a loro. Dopo la morte della madre Emile andò a vivere in un piccolo appartamento e tuttò ciò che possedeva, lo aveva dato via. Oggi è lui che ha bisogno di amici”.

CHIUNQUE PUO’ AIUTARLO Tra le tante iniziative a favore di Griffith, da segnalare quella di John Pennisi, caricaturista ed illustratore, dedito in particolare a rappresentare scene di sport. E’ in corso la vendita di una stampa che lo raffigura in azione, autografata dall’ex campione. Costa 89,95 dollari (più 1 per le spese di spedizione) e chiunque voglia aiutare l’ex pugile può acquistarla scrivendo a “Pennisi prints of Emile Griffith, P. O. Box 1828, New York City, N. Y. 10956.

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15 dicembre 2009

fonte:  http://www.repubblica.it/2009/12/sport/vari/pugilato-griffith/pugilato-griffith/pugilato-griffith.html?rss

Fiamme Gialle contro il caro-pasta: “Perquisite” Barilla e De Cecco

Scatta l’inchiesta dopo le denunce delle associazioni dei consumatori
La procura di Roma apre un fascicolo ipotizzando manovre speculative

Fiamme Gialle contro il caro-pasta
“Perquisite” Barilla e De Cecco

La Guardia di finanza anche nelle sedi di Divella, Garofalo e Amato
Gli aumenti segnalati dal 2007. I sospetti di un “cartello” sui prezzi

Fiamme Gialle contro il caro-pasta "Perquisite" Barilla e De Cecco
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ROMA – Il nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza, su ordine della procura di Roma, ha perquisito oggi le sedi della Barilla a Parma, della De Cecco a Pescara e Roma, della Divella a Rutigliano (Bari), della Garofalo a Gragnano e della Amato a Salerno nell’ambito di un’inchiesta su manovre speculative che avrebbero determinato un anomalo rialzo del prezzo della pasta a partire dal settembre 2007. Anche la sede dell’Unipi (Unione industriali pastai italiani) è stata sottoposta a perquisizione.
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Il fascicolo, coordinato dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dal pm Stefano Pesci, è stato aperto un paio di anni fa in seguito alla denuncia delle associazioni di consumatori. L’ipotesi degli investigatori è che possa esserci stato un accordo tra le grandi aziende produttrici di pasta per determinare il prezzo che nell’ultimo biennio è aumentato quasi del 50%. Al momento vi sarebbe un solo indagato, ma gli accertamenti potrebbero estendersi ad altri soggetti se dalle perquisizioni dovessero emergere prove sufficienti.
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Gli investigatori della Finanza sono, infatti, alla ricerca di mail, verbali di assemblea ed altra documentazione relativa a questo presunto accordo in danno della concorrenza. I magistrati procedono in base all’articolo 501 bis del codice penale che punisce le manovre speculative su merci.
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La tesi secondo la quale dietro gli aumenti degli ultimi due anni ci sia stato un cartello dei produttori di pasta è alla base della multa da 12 milioni di euro inflitta dall’Antitrust ai principali produttori nel febbraio di quest’anno. Le multe, confermate in ottobre dal Tar del Lazio, variano dai 5 milioni di euro circa (la più alta, inflitta a Barilla) ai 1.000 euro, (la più bassa, inflitta a Unionalimentare). Contro questa sentenza, gli imprenditrori pastai coinvolti hanno fatto ricorso al Consiglio di Stato che si deve ancora pronunciare.

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A puntare il dito contro i produttori di pasta da mesi è anche la Coldiretti che denuncia come gli aumenti vadano esclusivamente a favore dell’industria, mentre gli agricoltori sono costretti a subire continui ribassi dei prezzi alla produzione. “Il grano duro viene pagato 18 centesimi al chilo agli agricoltori, mentre la pasta raggiunge in media 1,4 euro al chilo, con un ricarico di circa il 400 per cento, se si considerano le rese di trasformazione”, scrive in un comunicato la Coldiretti.
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Ma i produttori respingono le accuse: “La dirigenza è serena e collabora con la Guardia di finanza”, fa sapere un portavoce della De Cecco, che ricorda inoltre come sia pendente il ricorso al Consiglio di Stato “contro la multa dell’Antitrust alle aziende”. “Massima disponibilità a collaborare” anche da parte di Barilla.
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15 dicembre 2009
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