Archivio | dicembre 15, 2009

Giornalisti scomparsi in Libano: tolto il segreto di Stato a mille documenti / Vajont, i segreti del processo: Ecco i documenti della tragedia

Italo Toni e Graziella De Palo sparirono nel 1980

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ROMA (15 dicembre) – Tolto il segreto di Stato a più di mille documenti del Sismi (l’ex servizio segreto militare, oggi Aise): le carte potranno essere consultate dai familiari di Italo Toni e Graziella De Palo, i due giornalisti scomparsi in Libano nel 1980. La notizia è stata data dal presidente del Copasir, Francesco Rutelli dopo una comunicazione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giani Letta ascoltato oggi insieme al direttore del Dis Gianni de Gennaro a San Macuto.

Il Comitato parlamentare delegato all’intelligence si era interessato della vicenda formulando una richiesta formale al governo per rispondere alla richiesta delle famiglie dei due giornalisti scomparsi quasi trent’anni fa. Il presidente del Copasir ha definito la decisione del governo di desecretare i documenti «un fatto estremamente positivo» ricordando che era stata forte la richiesta unanime del Comitato per venire incontro alle aspettative umanitarie delle famiglie dei due giornalisti scomparsi.

Rutelli auspica che «proprio la forte pressione esercitata dal Comitato permetta di avere informazioni, senza vulnerare le prerogative di sicurezza legate ai rapporti tra gli organismi italiani e gli organismi nella regione, sulla sorte di Toni e De Paolo». Graziella De Palo, romana, allora 24enne, e Italo Toni, di Sassoferrato (Ancona), erano ospiti dell’Olp; il giorno della scomparsa si erano allontanati dall’albergo per visitare i campi profughi palestinesi, e poi scomparvero nel nulla.

I familiari di Toni-De Palo: speriamo si arrivi alla verità. «Prenderemo visione dei documenti declassificati, con la speranza che i materiali contenuti ci consentano finalmente di conoscere le ragioni e le modalità della scomparsa di Italo e Graziella e di chiudere finalmente una pagina dolorosa per noi e poco onorevole per l’Italia». Così i familiari di Italo Toni e Graziella De Palo. «I familiari – scrivono in una dichiarazione congiunta – sentono finalmente di aver raggiunto in parte quanto da quasi 30 anni chiedono alle istituzioni del paese: la verità sulla sorte dei loro congiunti, scomparsi in Libano mentre svolgevano il loro lavoro di giornalisti. Ringraziamo il Copasir e il presidente Rutelli per aver perorato con successo la nostra causa ed ottenuto dal presidente del consiglio, titolare, a norma di legge, della gestione del segreto di stato, questo primo risultato».

La mamma di Graziella. «Non gioiamo perchè resta il dolore incancellabile per una vicenda che ci segna da trenta anni, ma si tratta di un risultato importante che chiedevamo da tempo e che ci soddisfa. E penso che lo Stato lo dovesse alla memoria di mia figlia». Renata De Palo, mamma di Graziella non nasconde la soddisfazione per la decisione del governo. «La mole dei documenti su cui viene tolto il segreto di Stato – aggiunge Giancarlo De Palo, fratello di Graziella – è enorme. Ci sarà un lavoro notevole da fare per avere la conferma che la verità privata sulla morte di Graziella e Italo a noi già nota diventi la verità dello Stato e perchè emergano ufficialmente le complicità di pezzi e apparati dello Stato in questa triste vicenda». Graziella De Palo e Italo Toni saranno ricordati sabato prossimo ad Anguillara Sabazia (Roma) nel corso di una manifestazione organizzata dal comune in collaborazione con il Comune di Roma e quello di Sassoferrato (Ancona).

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=84372&sez=HOME_INITALIA

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l disastro del 1963

Vajont, i segreti del processo
Ecco i documenti della tragedia

Dall’Aquila a Belluno progetti e testimonianze: diventeranno un archivio online

Eurigio Tonetti direttore archivio storico di Belluno mostra gli schizzi originali della diga del Vajont (Foto Cesare Cappello ) Eurigio Tonetti direttore archivio storico di Belluno mostra gli schizzi originali della diga del Vajont (Foto Cesare Cappello )

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Mercoledì 9 ottobre 1963, ore 22.39: la tragedia del Vajont. Le lancette dell’orologio sembrano tornare indietro a quel momento dram­matico quando, per la prima vol­ta, il direttore dell’Archivio di Stato di Belluno, Eurigio Tonet­ti, mostra le carte processuali del Vajont. I segreti del più grande dram­ma dal dopoguerra ad oggi, so­no finalmente pubblici. Il silen­zio, che per decenni è calato sul disastro, lascia ora il posto alle parole. Tonetti espone alcuni docu­menti processuali, è un fiume in piena: ecco uno dei quaderni con gli appunti redatti da Carlo Semenza, l’ingegnere della diga, poi i tabulati telefonici con l’elen­co delle chiamate verso Venezia fino a pochi minuti prima del di­sastro, la copia della sentenza di assoluzione del 1960 emessa dall tribunale di Milano nei con­fronti di Tina Merlin, la giornali­sta che per i suoi articoli di de­nuncia, pubblicati su «L’Unità» già dal 1959, era stata processata per «diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l’ordi­ne pubblico».

E ancora gli scritti contenenti le testimonianze stra­zianti del medico condotto di Longarone, Gianfranco Trevi­san (che si salvò dal Vajont, ma morì nell’alluvione del ’66). E’ solo una parte della documenta­zione, di inestimabile valore e in copia unica, scampata alla notte del 6 aprile, in cui andò distrut­to l’Archivio di Stato a L’Aquila, che la custodiva e dove si svolse il processo per legittima suspi­cione. In tutto 240 faldoni e 44 metri di scaffali ora custoditi nel­l’Archivio di Stato di Belluno. Tra pochi giorni partirà l’im­ponente operazione di cataloga­zione e poi di conversione digita­le delle carte che ricostruiscono i fatti e le responsabilità che por­tarono a quel tragico 9 ottobre 1963. «Tutto questo materiale ­ha spiegato il sindaco di Longa­rone, Roberto Padrin – sarà final­mente disponibile all’interno di un portale. Daremo, così, a tutti la possibilità di vedere cosa è sta­to il Vajont. L’obiettivo è di arri­vare ad avere, nel 2013, l’archi­vio diffuso completo». Le operazioni di inventariazio­ne e riproduzione, infatti, do­vranno essere completate entro il 31 dicembre 2012 sotto la su­pervisione della Cetes, la Com­missione esecutiva tecnica scien­tifica di cui fa parte il professor Maurizio Reberschak, l’insigne storico della tragedia del Vajont. Fino a quella data è prevista la permanenza a Belluno delle carte processuali, dopo dovran­no essere restituite all’Archivio di Stato de L’Aquila, anche se la speranza è di poterle tenere a Belluno. Parte della documentazione sarà sottoposta ad un delicato in­tervento di restauro: il materiale è stato, infatti, conservato in uno scantinato ed una dozzina di faldoni sono stati, in piccola parte, intaccati dalle muffe, an­che se complessivamente lo sta­to di conservazione è buono. Maurizio Reberschak vide quel­le carte per la prima volta a L’Aquila nel 2002. «Non sono carte morte, ma carte vive che ricordano le 1910 vittime del Vajont. Sconvolgenti le fotografie – ha raccontato Re­berschak – a volte non si trattava di corpi, ma di brandelli di cor­pi. Dopo le prime schede non riuscii più a procedere tanto su­bentrò la commozione».

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Lina Pison
15 dicembre 2009

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fonte:  http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2009/15-dicembre-2009/vajont-segreti-processo-ecco-documenti-tragedia–1602157695434.shtml

“Una leucemia fulminante ha ucciso mio marito a 29 anni”. La lettera della vedova di un reduce dalla Somalia / Il LIbro Nero

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Buongiorno, sono la moglie di un ragazzo di 29 anni della provincia di Bari morto a settembre 2004, per colpa di una malattia maledetta “Leucemia Fulminante”. E’ successo tutto in tre giorni, senza neanche capire cosa stesse accadendo. Nel 1992 ha svolto il servizio militare nella Folgore come paracadutista, circa 2 anni dopo e’ andato in missione in Somalia, sempre come paracadutista.

La mia triste e brutta storia inizia nel settembre del 2004, in vacanza. Da premettere che la mia attuale figlia era nata da 40 giorni. Mio marito si svegliò una mattina dicendo che aveva la febbre, andò dal dottore che gli diede un antibiotico generico. Verso sera la febbre calò, la mattina seguente si svegliò dicendomi che urinava sangue e così di corsa andammo all’ospedale di Andria (Puglia). Qui lo tennero in pronto soccorso fino alle 11.30, una infermiera mi disse che non era niente, anzi mi accennò solo che erano delle vene che erano “impazzite”. Mi disse anche che bisognava trasportarlo in un altro ospedale, quello di Trani. Ci fecero andare in macchina, perchè lui poteva guidare. Quando arrivammo all’ospedale di Trani c’era già ad aspettarci il primario, il quale, avendo saputo che non avevamo preso l’ambulanza, si arrabbiò, perchè in quel contesto mio marito non poteva assolutamente guidare, visto la gravità della situazione di cui noi però non sapevamo ancora nulla.

Lo ricoverarono subito e fecero svariati esami, compresa l’aspirazione del midollo dallo sterno, dopo ore lo rividi e lui mi disse che gli faceva molto male, ma io non capii ancora la gravità della cosa, nessuno mi diceva niente. Nessun dottore parlava, ero assorta solo dalle parole di mio marito il quale con voce pacata e quasi di rassegnazione mi raccomandava di dare il latte ad Angelica e mi consolava LUI, dicendomi di non piangere. Mio marito aveva una grande forza d’animo, queste furono le sue ultime parole, perchè poi ebbe un’emorragia e entrò in coma.

A questo punto il dottore finalmente si presentò al mio cospetto, dalla sua bocca uscirono queste testuali parole: “suo marito ha avuto una leucemia fulminante che gli ha provocato la paralisi del lato destro”. Ma neanche loro sapevano quanto potesse andare avanti così. Iniziò un vero calvario con trasfusioni, esami ecc. Chiedendo il perché di tutto ciò mi dissero che forse la causa scatenante poteva essere nella missione di mio marito in Somalia.

Sabato 10 settembre alle 14.30 ci chiamarono per dirci che lui non c’era più. Io mi porto ancora oggi una rabbia alla quale non riesco a dare sfogo e tregua perchè mi chiedo sempre: “perchè a me?”, “perchè a lui? alla nostra famiglia, alla nostra figlia appena nata?”

Il ricordo di mio marito è sempre vivo in me e negli occhi di mia figlia, lui vive non solo dentro i nostri cuori ma è presente con le sue immagini ovunque, in casa, a lavoro. Questo per non scordare mai l’uomo che ho amato e che sempre amerò e per ricordare anche a mia figlia l’amore che quest’uomo ha donato, se pur per breve tempo, a tutti noi. So che ci sono tante altre storie come la mia, chiedo se e’ possibile far qualcosa per evitare che giovani e meno giovani paghino per gli errori degli altri.

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Libro Nero: in Campania, Sardegna e Puglia il maggior numero di morti

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(Vittimeuranio.com) Riportiamo di seguito una scheda con la provenienza geografica di 75 militari deceduti per possibile contaminazione da uranio impoverito suddivisi per regione e provincia. Si tratta solo dei casi denunciati pubblicamente, dal nostro sito, dai familiari o dalle altre associazioni. Tra parentesi l’anno del decesso. Ultimo aggiornamento: 15 Dicembre 2009.


CAMPANIA – 14 MORTI

Napoli – 5
Roberto Buonincontro (1996), Domenico Di Francia (1998), Antonio Milano (2002), Luca Sepe (2004), Fabio Senatore (2005).
Salerno – 5
Renzo Inghilleri (1993), Luca De Marco (2004), Aniello D’Alessandro (2006), Amedeo D’Inverno (2007), Anonimo (n.d. – morte resa nota nel 2008)
Caserta – 3
Sergio D’Angelo (2003), Carmine Polito (2004), Giuseppe Bernardo (2005).
Avellino
Emiliano Di Guida (2007)

SARDEGNA – 11 MORTI
Cagliari – 7

Giuseppe Pintus (1994), Salvatore Vacca (1999), Antonio Vargiu (2001), Fabio Porru (2003), Valery Melis (2004), Gianfranco Floris (2004), Anonimo (2009)
Sassari – 3
Gianni Faedda (2002), Filippo Pilia (2002), Maurizio Serra (2004)
Oristano
Luciano Falsarone (2004)

PUGLIA – 9 MORTI
Lecce – 3
Andrea Antonaci (2000), Alberto Di Raimondo (2005), Giorgio Parlangeli (2007)
Taranto – 2
Paolo Cariello (2006), Roberto C. (2007)
Bari – 2
Aldo Taccardo (2004), G. B. (2005)
Brindisi
Crescenzo D’Alicandro (1996)
Foggia
Corrado Di Giacobbe (2001)

LAZIO – 7 MORTI
Roma – 5
Alvaro Marini (1997), Riccardo Grimaldi (2004), Fabrizio Venarubea (2004), Anonimo (2008), Anonimo (2009)
Frosinone
Eddy Pallone (2007)
Viterbo
Marco Milioni (2008)

SICILIA – 5 MORTI
Siracusa – 2
Salvatore Carbonaro (2000), Giuseppe Bongiovanni (2007)
Palermo
Antonio Fotia (2002)
Catania
Antonio Caruso (1999)
Messina
Paolo C. (n.d.)


LOMBARDIA – 5 MORTI
Milano – 3
Marco Riccardi (2000), Cesare Boscaino (2004), Anonimo (2007)
Mantova
Alessandro Garofolo (1993)
Varese
Rinaldo Colombo (2000)

TOSCANA – 4 MORTI
Grosseto – 3
Stefano Ceccarini (1999), Leonardo Manicone (2004), Gian Battista Marica (2009)
Firenze
Pasquale Cinelli (2000)

VENETO – 4 MORTI
Padova – 2
Lorenzo Michelini (1977), Amos Lucchini (2008)
Verona
Umberto Pizzamiglio (1999)
Venezia
Stefano Cappellaro (2007)

LIGURIA – 2 MORTI
Genova
Emilio Di Zazzo (2004)
Imperia
Valerio Campagna (2003)

CALABRIA – 2 MORTI
Cosenza
Francesco De Seta (2009)
Vibo Valentia
Domenico Gurrao (2008)

FRIULI – 2 MORTI
Udine -2
Emanuele Pecoraro (2007), Andrea Orsetti (2008)

EMILIA ROMAGNA – 2 MORTI
Rimini
Anonimo (morte resa nota nel 2009)
Modena
Giuseppe Benetti (1998)

UMBRIA – UN MORTO
Orvieto
Stefano Melone (2001)

ABRUZZO – UN MORTO
L’Aquila
Fabrizio Di Nino (2009)

REGIONE SCONOSCIUTA – 6 MORTI
Davide Zulian (1991), Francesco Baldi (1998),Luigi D’Alessio (2000), Mario Ricordi (2000), Luigi Cristofaro (2000), V.M. (2009)

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Discordanza nei dati relativi al numero delle vittime


Il Ministro della Difesa Arturo Parisi nelle sue due audizioni del 9 ottobre 2007 e del 6 dicembre 2007, ha indicato rispettivamente in 37 e 77 i casi di morte e in 255 e 312 i casi di malattia, dunque delle cifre sensibilmente discordanti tra loro, mentre la Sanità Militare (GOI, Gruppo Operativo Interforze della Sanità Militare) ha indicato in 158 i casi di morte e in 1833 i casi di malattia (vedi audizione del Senato del 4 ottobre 2007).

Quindi, non solo vi è un disaccordo considerevole tra le cifre comunicate dal Ministro nelle due audizioni, ma esiste anche un disaccordo tra tali cifre e quelle comunicate dalla Sanità Militare.
Nè si forniscono spiegazioni su come è stato possibile che in pochi anni si è passati dai 44 casi di possibile esposizione, presi come base dalla III Relazione Mandelli, ai circa 2000 casi presi in considerazione dalla Sanità Militare.

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Denunce e segnalazioni:

ASSISTENZA LEGALE VITTIME E FAMILIARI

STUDIO LEGALE Bruno Ciarmoli
Per informazioni: 080/52.47.542

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11 dicembre 2009

fonte:  http://inchiestauranio.blogspot.com/

Il governo prepara il giro di vite sulla rete

Basterebbe applicare le leggi che ci sono già

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di Francesco Costa

tutti gli articoli dell’autore

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Il primo passo di qualsiasi ragionamento sul cosiddetto “giro di vite” che il governo si appresta a discutere non può che essere il rifiuto dell’opportunità di legare questo tema ai fatti di domenica scorsa. Ha senso ragionare su come la rete abbia cambiato il modo in cui le persone comunicano e discutono, e su come in virtù di tutto questo possa essere utile una legislazione moderna e adeguata? Sicuramente sì. Ha senso mettere in relazione questa discussione con l’infinita mole di commenti che l’aggressione ha suscitato nei luoghi di lavoro, nelle case, nei bar e immancabilmente anche in rete? Sicuramente no.
Allo stesso modo, bisognerebbe sgombrare il tavolo dalle leggende metropolitane che infestano un dibattito in cui, con ogni evidenza, i principali attori non sanno di cosa parlano.

L’anonimato
La lotta all’anonimato è uno di questi temi ricorrenti che non trova alcun riscontro nella realtà. I membri dei gruppi di Facebook a sostegno di Tartaglia erano tutti registrati col proprio nome e il loro cognome. Anche chi utilizza uno pseudonimo o un nickname su Facebook o sul proprio blog può essere identificato in un batter d’occhio dalla polizia postale, che gode da tempo della completa collaborazione da parte dei provider. La cosiddetta lotta all’anonimato è una completa boutade: già oggi qualsiasi azione compiuta su Internet porta con sé dati e informazioni sul suo autore.

L’apologia di reato
Le diffamazioni, le apologie di reato, lo stalking compiuti in rete sono punibili grazie alle norme già vigenti. Succede già adesso, ogni giorno, che persone siano processate e, se colpevoli, condannate per cose illecite che hanno fatto o scritto sui loro blog o sui social network. Allo stesso modo, il regolamento di Facebook prevede la rimozione dei contenuti violenti: basta aspettare qualche ora perché le pagine incriminate vengano rimosse, come infatti è successo ieri con le pagine pro e contro Tartaglia.

Noi e la rete
Altro discorso è quello su come internet abbia cambiato il modo di comunicare delle persone. Tra innumerevoli trasformazioni utili e positive, si registra una tendenza crescente alla provocazione. Prima dei gruppi pro Tartaglia ci sono stati i gruppi anti immigrati promossi dal figlio di Bossi, quelli contro Balotelli, Luxuria e chissà chi altro. Iniziative di solidarietà si accompagnano a invettive contro questo e contro quello. Gioca un qualche ruolo il progressivo colmarsi della distanza che un tempo separava il virtuale dal reale: codici e linguaggi una volta confinati negli stadi o sui muri trovano oggi in rete molto più spazio rispetto a prima. Ha senso ragionare sul perché certe cose emergano più su Facebook e meno sui blog, così come succede più nei bar che nelle aule universitarie; pensare però che la soluzione a questo problema sia la chiusura dei siti equivale a proporre l’abbattimento dei muri per combattere le scritte o l’abolizione dei bar per cancellare le battute volgari. Per farne una discussione sensata servirebbe un salto di qualità da parte di due soggetti fondamentali nel racconto e nella percezione di quello che accade. Il primo è la politica, che non dovrebbe approfittare di un manipolo di scriteriati per promuovere provvedimenti paragonabili solo a quelli in vigore in stati come la Corea del Nord. Il secondo è il giornalismo, che dovrebbe resistere alla ghiotta tentazione dell’allarme e dello scandalo, evitando di trasformare in notizia qualsiasi idiozia venga scritta in rete o sui muri dei bagni.

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15 dicembre 2009

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=92704

Finanziaria, fiducia alla Camera: Di nuovo scontro Fini-Tremonti

Il governo “blinda” la manovra, il presidente dei deputati attacca: “Scelta tutta politica che impedisce all’Aula di esprimersi sulla Manovra”

Calderoli: “Pensi ad applicare il regolamento”; Bondi: “Così non aiuta la distensione”

E la terza carica dello stato ripete il suo giudizio al telefono con il Cavaliere

Finanziaria, fiducia alla Camera Di nuovo scontro Fini-TremontiIl presidente della camera, Gianfranco Fini

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ROMA – Il governo ha posto la questione di fiducia sulla Finanziaria. Ed è di nuovi scontro tra Fini e l’esecutivo. Ad annunciare la decisione in aula è stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito. La fiducia, ha spiegato, “è sull’articolo 2 del testo approvato in commissione”. In precedenza i deputati avevano approvato l’articolo 1.
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A stretto giro arriva il duro commento del presidente della Camera, Gianfranco Fini: “La decisione di porre la fiducia sulla legge Finanziaria è legittima”, ma “deprecabile perché di fatto impedisce all’Aula di esaminare gli emendamenti”. Fini ha ricordato di aver prolungato i termini per consentire un dibattito approfondito e dare alla commissione il tempo di approvare un testo per l’Aula, aggiungendo che “non vi era stato da parte dell’opposizione nessun atteggiamento ostruzionistico”.
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Spiegando che gli emendamenti da votare oggi erano in tutto 64, di cui 55 dell’opposizione, Fini ha aggiunto gli interventi contingentati avrebbero consentito di approvare la legge, anche senza fiducia, nei tempi previsti e compatibili con l’esame del Senato.
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”La scelta di porre la questione di fiducia – ha detto ancora Fini- è costituzionalmente legittima e rientra nelle prerogative dell’esecutivo”; non può, però, ha aggiunto Fini, che “essere considerata come una decisione attinente esclusivamente a ragioni di carattere politico, rientranti non già nel rapporto tra governo e opposizioni ma unicamente all’interno del rapporto tra la maggioranza e il governo ed è la ragione per la quale la Presidenza della Camera considera deprecabile la decisione” del governo “perché di fatto impedisce all’aula di pronunciarsi sugli emendamenti”.

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Le sue parole sono state accolte da molti applausi, non solo dai banchi dell’opposizione e i relatori di Pdl e Lega hanno rinunciato a intervenire. Le critiche a Fini sono arrivate a seduta sospesa e dai banchi della maggioranza. Il ministro Roberto Calderoli: “Dalla
presidenza della Camera ci si attende l’applicazione dei regolamenti, non certo valutazioni sul fatto se sia deprecabile o meno una richiesta di fiducia, la cui valutazione di merito spetta all’esecutivo”. E poi Sandro Bondi, ministro e coordindatore nazionale del Pdl:”La decisione e la valutazione espressa” da Fini “sono destinate a non aiutare l’apertura di un clima politico nuovo di cui l’Italia ha bisogno, anzi rischiano di rinfocolare immediatamente le polemiche”.
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In seguito arriverà anche una nota del capogruppo Pdl Cicchitto e di quello leghista Cota, che a Fini dicono che “la questione di fiducia è sempre stata una decisione politica e come tale appartiene alla competenza e alle valutazioni del governo e della maggioranza”. “Il confronto di merito – continuano Cicchitto e Cota – è avvenuto in Commissione, con un iter intenso e proficuo. La scelta della fiducia è un segnale politico di conferma della forte condivisione da parte del governo e della maggioranza sul merito del testo licenziato dalla Commissione Bilancio”. Una nota che il ministro Tremonti dice di condividere “pienamente”.
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La telefonata Fini-Berlusconi. In serata la terza carica dello Stato avrebbe ripetuto il suo giudizio sulla scelta di Tremonti e del governo anche al Cavaliere. Al quale, inoltre, avrebbe espresso tutta la sua perplessità anche sui toni usati da Fabrizio Cicchitto durante il dibattito sull’aggressione al premier: “Parole incendiarie”.
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15 dicembre 2009
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KOSTNIX – Il negozio dove è tutto gratis: meno consumi e meno rifiuti

L’esperienza di una giovane italiana a Innsbruck, in Austria, dove stanno nascendo i primi freeshop della catena Kostnix

Gli oggetti a disposizione di chi ne ha bisogno, non importa
se ricco o povero. Esperienze analoghe in Olanda e in Belgio

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di ROSARIA AMATO

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Il negozio dove è tutto gratis meno consumi e meno rifiutiDue bambini tra gli scaffali di Kostnix

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ROMA – Kostnix in tedesco significa “costa niente”, ed è il nome scelto da un gruppo di amici per il primo “freeshop” di Innsbruck, aperto nel marzo del 2007. Gli oggetti del negozio non sono duty free, liberi da tasse doganali, come nei free shop degli aeroporti: sono proprio gratuiti. Le uniche norme da rispettare sono: non prendere più di tre oggetti al giorno, e non rivendere in nessun caso le cose prese al negozio.
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Quella dei “negozi gratuiti” è un’esperienza avviata da qualche anno in Austria (a Vienna per esempio ce ne sono due), in Olanda e in Belgio. In una striminzita voce Wikipedia spiega che “il loro scopo è offrire un’alternativa al sistema capitalistico. I freeshop sono simili ai negozi di carità, solo che tutto è libero e disponibile, che si tratti di un libro, un pezzo di arredamento, un indumento o un articolo casalingo (…) La maggior parte delle persone che usano questi negozi sono mosse dal bisogno (scarse risorse finanziarie, come nel caso di studenti o anziani) o dalla convinzione (anti-capitalisti)”.
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“A noi non importa che chi prenda gli oggetti sia in uno stato di bisogno assoluto, che sia povero, può anche essere ricchissimo – spiega Valentina Callovi, di Trento, una dei due italiani che gestisce Kostnix, a Innsbruck (gli altri volontari sono tutti austriaci) – l’importante è che quello che ha preso gli serva davvero, o gli piaccia”. E dunque l’obiettivo dei freeshop non è quello di combattere la povertà, ma il consumismo, la tendenza a disfarsi degli oggetti che non servono più gettandoli nel cestino, senza pensare che anziché diventare rifiuti, con i pesanti costi di smaltimento che ne conseguono, potrebbero ancora servire a qualcuno, che eviterebbe così di acquistarli, sprecando danaro.
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“L’obiettivo del freeshop è quello di contrastare la società dei consumi e la società usa e getta e sostenere un approccio più cosciente con le risorse. Dovrebbero esserci meno produzione, meno rifiuti e anche meno lavoro. Chi prende oggetti da un freeshop, risparmia i soldi che avrebbe dovuto spendere per comprarlo e così contribuisce anche ad abbattere il lavoro retribuito, simbolo del capitalismo”, si legge sul sito di Kostnix, che ha anche una versione in italiano.

“Siamo poco più di una decina di persone – racconta Valentina – e quindi riusciamo a tenere aperto Kostnix solo il martedì e il mercoledì. Ognuno di noi vi lavora senza retribuzione per due ore la settimana. L’affitto del negozio, 20 metri quadri nel centro storico di Innsbruck, costa 400 euro al mese. Ci finanziamo con un concerto annuo, delle serate con il vin brulè nelle quali ognuno offre quello che vuole, la città di Innsbruck ci dà 1000 euro l’anno, e la stessa cifra ci viene versata dai Verdi, che apprezzano il nostro contributo all’ambiente (contribuiamo alla riduzione dei rifiuti attraverso il riutilizzo degli oggetti”.

Valentina Callovi è di Trento, e si è trasferita a Innsbruck sette anni fa per fare l’università. Studia come traduttrice e interprete, adesso sta per laurearsi. “Vivo qui per scelta, non per necessità”, precisa. Cos’arriva a Kostnix? “Libri, vestiti, soprattutto per bambini, giocattoli, molte cose per la casa, dai piatti agli elettrodomestici, cd, dvd, ma anche computer e televisioni. La cosa più di valore che ci è arrivata finora è stato un abito da sposa. Per le cose più ingombranti, come armadi o divani, c’è la bacheca che raccogli gli annunci”.

Molto variegati i fornitori, un po’ di meno gli acquirenti: prendere gratis oggetti usati, anche in un Paese come l’Austria, può risultare un po’ socialmente squalificante. “Vengono a prendere gli oggetti soprattutto studenti – dice Valentina – oppure signore di 50-60 anni per lo più straniere (qui c’è per esempio un’ampia comunità turca), o infine donne con i bambini piccoli”. Una platea piuttosto ridotta rispetto a quella potenziale, e soprattutto rispetto all’obiettivo che si propone Kostnix, che è un obiettivo molto ambizioso, in qualche modo di ‘riformare’ i valori della società capitalistica: “Perché lavorare 40 ore a settimana per acquistare scarpe firmate, quando si può averle gratis, lavorando meno e godendo di una quantità maggiore di tempo libero?”, si chiede Valentina.

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15 dicembre 2009
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KOSTNIX – il Freeshop di Innsbruck

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La domanda non è, quanto mi costa? bensì, mi è utile? Un Freeshop è un luogo, da cui ognuno può prendere ogni oggetto che gli/le è utile. Si può portare a casa un oggetto unicamente se poi se ne fa uso. Farne uso è inteso anche in senso estetico. In cambio non viene chiesto né un compenso in forma di denaro né in altra forma, non si tratta quindi di uno scambio.

E viceversa ognuno può portare qualcosa che non utilizza più che però può essere utile ad altri. Così gli oggetti perdono il loro valore economico e mantengono quello d’uso. Si cerca di sovvertire la logica di mercato e di entrare in contatto con questo ambiente ancora poco diffuso . Il KOSTNIX quindi non è un progetto sociale ma un progetto politico. L’obiettivo del Freeshop è quello di contrastare la società dei consumi e la società usa e getta e sostenere un approccio più cosciente con le risorse. Dovrebbero esserci meno produzione, meno rifiuti e anche meno lavoro. Chi prende oggetti da un Freeshop, risparmia i soldi che avrebbe dovuto spendere per comprarlo e così contribuisce anche ad abbattere il lavoro retribuito, simbolo del capitalismo. Un’obiettivo principale è anche quello di poter costruire un modo del stare insieme totalmente nuovo che si non si basa sul profitto ma sulla solidarietà. Un Freeshop può anche essere un luogo di incontro per discussioni, confronti, teatrino dei burattini, un aiuto nel riparare biciclette, raccontare storie, …

KOSTNIX è un Freeshop per tutte le età. Tutti possono prendere qualcosa senza aver portato nulla e viceversa. Si possono prendere tre oggetti al giorno. Gli oggetti presi dal Freeshop devono servire al proprio interesse e non devono essere venduti ad altri. *Chi vende oggetti presi al KOSTNIX, non può più ritornare al KOSTNIX.* Gli oggetti che vengono portati devono *funzionare ed essere puliti*. Non portate prodotti alimentari o cosmetici. Il barattolo per le offerte al KOSTNIX serve esclusivamente per il pagamento dei costi fissi. Nessuno si arricchisce, i volontari non ricevono nessuna retribuzione. Prendere qualcosa dal KOSTNIX *non* implica lasciare un’offerta. Per oggetti troppo ingombranti o idee, consigli, eventi gratuiti e annunci di attività gratuite potete lasciare un messaggio sulla nostra bacheca all’interno del negozio!

Höttingergasse 11
A-6020 Innsbruck
Orari:
Mo: 10-15 Uhr
Di: 10-21 Uhr
Mi: 11-13 Uhr
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Kostnix-Läden in Österreich

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Kost-Nix-Laden VEKKS Zentagasse 26

KOST-NIX-LADEN WIEN:

Ort: V.E.K.K.S., 1050, Zentagasse 26
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Öffnungszeiten:
Mo 15:00-20:00
Do 15:00-20:00
Fr 15:00-20:00

Du kannst etwas mitnehmen ohne etwas vorbeizubringen. Du kannst Sachen, die du nicht mehr brauchst, vorbeibringen solange sie funktionieren und sauber sind. Wir haben nichts dagegen, wenn jemand etwas stiehlt, aber du solltest nur Dinge mitnehmen, die du auch wirklich verwenden wirst. Jede Person darf pro Tag nur drei Dinge mitnehmen.
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Kostnix-Laden Innsbruck

KOSTNIX INNSBRUCK:

Ort: Höttingergasse 11

Öffnungszeiten:
Mo, Mi 10:00-18:00
Di, Do 09:00-21:00

Ein Umsonstladen ist ein Raum, aus dem jede/r Gegenstände mitnehmen kann, die er/sie gebrauchen kann. Die Gegenstände gebrauchen zu können ist die einzige Bedingung dafür, sie mitnehmen zu dürfen. Brauchen kann auch im ästhetischen Sinn gemeint sein. Dafür wird weder Geld noch eine andere Gegenleistung verlangt, es handelt sich also auch um keinen Tausch in irgendeiner Form.
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SCHENKE WIEN:

Ort: 1080, Pfeilgasse 33

Öffnungszeiten:
… erst ab 2010 …

Kontakt: schenke § geldlos.at
Lageplan: pfeilgasse.png

Seit 23. Nov. ist der Mietvertrag für die Schenke unterschrieben und es wird umgebaut. Wir rechnen mit ein paar Monaten Umbauzeit bis zur Eröffnung, bis dahin müssen noch einige Renovierungsarbeiten durchgeführt werden. Hilfe jeder Art (Fachwissen, Arbeitszeit, Baumaterial) ist erwünscht. Wir möchten einen offenen Raum für alle machen, die sich gegenseitig beschenken wollen. Wir haben keinerlei Gewinnabsichten und würde uns daher über Deine/Ihre kostenlose Mithilfe bei der Renovierung und Gestaltung der Räume freuen. Näheres hier. Wir nehmen Sachspenden (Baumaterial), aber auch Geldspenden:

Verein zur Förderung solidarischer Lebensformen
Kto.Nr. 10243160 BLZ 32000 Raiffeisenbank Wien
BIC: RLNWATWW IBAN: AT233200000010243160

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GRATIS-BAZAR WIEN:

Ort: Am Schöpfwerk 29 / hinter der Stiege 14

Öffnungszeiten:
Di 10:00-20:00
Mi 10:00-17:00

Der Gratis- Bazar ist ein mobiler “Laden” und kommunikativer Treffpunkt der BewohnerInnen des Schöpfwerks und dessen Umgebung. Im Stadtteilzentrum Bassena existiert ein geldfreier Umschlagplatz für Gebrauchsgegenstände, die von den einen nicht mehr benötigt und von andern gesucht werden. Das Projekt, bei dem Schöpfwerk- BewohnerInnen aktiv mitarbeiten, verbessert die Lebensqualität der Beteiligten – unabhängig vom Geldbesitz.
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Griffith, mito sul lastrico; Benvenuti: “Ti aiuto io”

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Un grande campione, 112 match tra il 1958 e il 1977. Ora vive con un sussidio e non può pagarsi le medicine per curare l’alzhaimer. E il suo avversario storico si mobilita per aiutarlo

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di LUIGI PANELLA

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ROMA Non è la prima volta, ne sarà l’ultima. Il mondo del pugilato presenta un’altra storia, una medaglia con due rovesci fin troppo opposti. Il grande campione che conosce la gloria ma poi scivola nell’oblio più triste. Era successo a quello che molti indicano come il più grande di tutti i tempi, Joe Louis, dominatore dei pesi massimi a cavallo tra gli anni 30 e 40. Finiti i soldi, viveva facendo da attrazione nei casinò, e, vecchio e malato, aveva ricevuto un grande aiuto dal suo avversario storico, il tedesco Max Schmeling e dal più famoso degli ammiratori, ‘The Voice’ Frank Sinatra.

GRIFFITH SULL’ORLO DEL KOL’ultimo grande campione in difficoltà economiche è Emile Griffith, l’uomo che tenne sveglia l’Italia intera durante le notti dei match con Nino Benvenuti. Griffith è in difficoltà, vive con un sussidio dei servizi sociali che gli serve per mangiare e pagare l’affitto, ma non basta per comprarsi le medicine per combattere il morbo di Alzhaimer di cui soffre. Ma qui esce l’aspetto più bello del pugilato. I grandi avversari non si dimenticano mai. Nino Benvenuti è già al lavoro per aiutarlo: “Sapevo da tempo della situazione di Emile – ci spiega Benvenuti -, anche se ora la notizia fa fa più clamore visto che siamo in periodo natalizio e viene più naturale mobilitarsi per aiutare gli altri. Io mi sto muovendo da tempo, ho sentito il figlio di Griffith e sto organizzando per il mese di febbraio il suo arrivo in Italia. Il mio obbiettivo è un tour in circoli, comuni, enti, per pubblicizzare la sua biografia. Io ho già il libro, che ovviamente è in inglese, mi sto attivando per la traduzione in italiano.”

NINO NON DIMENTICA Insomma, il pugilato non dimentica, ed anche Benvenuti parla di debito di riconoscenza verso Griffith.”Si può dire che senza Griffith la mia fama non sarebbe stata così estesa. Mi ha dato l’opportunità di andare in America, di sfidarlo, di conquistare il Mondiale. E’ stata una tappa fondamentale della mia carriera”. La storia di Griffith è riemersa nell’edizione online del NY Daily News ed è stata ripresa dall’ANSA. Griffith è andato a trovare il reporter Bill Gallo per raccontargli la sua storia, e chiedergli aiuto per creare un ‘Emile Griffith Fund’. Straordinaria la carriera di Griffith, che dura dal 1958 al 1977: 112 incontri contro i più grandi interpreti di pesi welter e medi. Tra i suoi avversari Rubin Carter, ‘Hurricane’, ingiustamente accusato di omicidio e liberato solo dopo molti anni. La sua storia ispirò Bob Dylan, che gli dedicò una famosa canzone, ed uno splendido film magistralmente interpretato da Denzel Washington. Carter sconfisse Griffith, che perse anche contro Benny Paret. La rivincità di quel match segnò però per sempre la vita di Griffith: vinse con un drammatico ko, ma Paret morì nove giorni dopo per le conseguenze dei colpi incassati.

L’AMORE PER LA FAMIGLIA Griffith, insieme al canadese Mark Leduc, a fine carriera ha anche ammesso la sua omosessualità (dalle pagine del libro “Nine, Ten… and Out! The two worlds of Emile Griffith’). “Questa è una storia comune a molti grandi campioni che non sono riusciti a mettere da parte il proprio denaro – scrive Gallo -. Alcuni hanno fatto cattivi investimenti, altri li hanno buttati via al gioco, ma Emile, uomo di ottima natura, semplicemente li ha dati tutti alla sua famiglia a St. Thomas, nelle Isole Vergini. La sua famiglia era composta dall’adorata madre Emelda, la sua più grande tifosa, da quattro fratelli e quattro sorelle: ogni borsa che incassava, andava a loro. Dopo la morte della madre Emile andò a vivere in un piccolo appartamento e tuttò ciò che possedeva, lo aveva dato via. Oggi è lui che ha bisogno di amici”.

CHIUNQUE PUO’ AIUTARLO Tra le tante iniziative a favore di Griffith, da segnalare quella di John Pennisi, caricaturista ed illustratore, dedito in particolare a rappresentare scene di sport. E’ in corso la vendita di una stampa che lo raffigura in azione, autografata dall’ex campione. Costa 89,95 dollari (più 1 per le spese di spedizione) e chiunque voglia aiutare l’ex pugile può acquistarla scrivendo a “Pennisi prints of Emile Griffith, P. O. Box 1828, New York City, N. Y. 10956.

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15 dicembre 2009

fonte:  http://www.repubblica.it/2009/12/sport/vari/pugilato-griffith/pugilato-griffith/pugilato-griffith.html?rss

Fiamme Gialle contro il caro-pasta: “Perquisite” Barilla e De Cecco

Scatta l’inchiesta dopo le denunce delle associazioni dei consumatori
La procura di Roma apre un fascicolo ipotizzando manovre speculative

Fiamme Gialle contro il caro-pasta
“Perquisite” Barilla e De Cecco

La Guardia di finanza anche nelle sedi di Divella, Garofalo e Amato
Gli aumenti segnalati dal 2007. I sospetti di un “cartello” sui prezzi

Fiamme Gialle contro il caro-pasta "Perquisite" Barilla e De Cecco
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ROMA – Il nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza, su ordine della procura di Roma, ha perquisito oggi le sedi della Barilla a Parma, della De Cecco a Pescara e Roma, della Divella a Rutigliano (Bari), della Garofalo a Gragnano e della Amato a Salerno nell’ambito di un’inchiesta su manovre speculative che avrebbero determinato un anomalo rialzo del prezzo della pasta a partire dal settembre 2007. Anche la sede dell’Unipi (Unione industriali pastai italiani) è stata sottoposta a perquisizione.
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Il fascicolo, coordinato dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dal pm Stefano Pesci, è stato aperto un paio di anni fa in seguito alla denuncia delle associazioni di consumatori. L’ipotesi degli investigatori è che possa esserci stato un accordo tra le grandi aziende produttrici di pasta per determinare il prezzo che nell’ultimo biennio è aumentato quasi del 50%. Al momento vi sarebbe un solo indagato, ma gli accertamenti potrebbero estendersi ad altri soggetti se dalle perquisizioni dovessero emergere prove sufficienti.
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Gli investigatori della Finanza sono, infatti, alla ricerca di mail, verbali di assemblea ed altra documentazione relativa a questo presunto accordo in danno della concorrenza. I magistrati procedono in base all’articolo 501 bis del codice penale che punisce le manovre speculative su merci.
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La tesi secondo la quale dietro gli aumenti degli ultimi due anni ci sia stato un cartello dei produttori di pasta è alla base della multa da 12 milioni di euro inflitta dall’Antitrust ai principali produttori nel febbraio di quest’anno. Le multe, confermate in ottobre dal Tar del Lazio, variano dai 5 milioni di euro circa (la più alta, inflitta a Barilla) ai 1.000 euro, (la più bassa, inflitta a Unionalimentare). Contro questa sentenza, gli imprenditrori pastai coinvolti hanno fatto ricorso al Consiglio di Stato che si deve ancora pronunciare.

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A puntare il dito contro i produttori di pasta da mesi è anche la Coldiretti che denuncia come gli aumenti vadano esclusivamente a favore dell’industria, mentre gli agricoltori sono costretti a subire continui ribassi dei prezzi alla produzione. “Il grano duro viene pagato 18 centesimi al chilo agli agricoltori, mentre la pasta raggiunge in media 1,4 euro al chilo, con un ricarico di circa il 400 per cento, se si considerano le rese di trasformazione”, scrive in un comunicato la Coldiretti.
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Ma i produttori respingono le accuse: “La dirigenza è serena e collabora con la Guardia di finanza”, fa sapere un portavoce della De Cecco, che ricorda inoltre come sia pendente il ricorso al Consiglio di Stato “contro la multa dell’Antitrust alle aziende”. “Massima disponibilità a collaborare” anche da parte di Barilla.
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15 dicembre 2009
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GLI UTENTI INTERNET PAGHERANNO PER TARTAGLIA ?

GLI UTENTI INTERNET PAGHERANNO PER TARTAGLIA ?

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DI VITTORIO ZAMBARDINO
zambardino.blogautore.repubblica.it
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L’odio nasce in rete o la rete si limita a mostrarcelo?

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Premessa: il 18 dicembre sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale il pacchetto di norme approvate dal Parlamento europeo in cui l’accesso e l’uso di internet per la propria espressione personale viene definito un “diritto fondamentale” del cittadino dell’Unione. Diritto fondamentale… Davanti a certe affermazioni – come quelle del ministro Ronchi e del sottosegretario Mantovano – gli appartenenti al nocciolo duro dell’utenza internet la mette in burla. C’è chi pensa che non ci sia censura applicabile alla rete internet per i maghi del computer. E’ vero. Ma milioni di italiani che si esprimono in rete non sono maghi di internet. Sono persone comuni che scrivono cose normali, pubblicano foto di famiglia e citano la musica che gli piace. La loro libertà è in pericolo.
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Ogni tanto qualcuno o molti di loro entra in un gruppo a cuor leggero: che si tratti di “uccidiamo Berlusconi” o di “buttiamo a mare l’immigrato” la grande maggioranza lo fa come se esprimesse una fantasia momentanea, una di quelle follie che tutti pensiamo in momenti di ira, e che la coscienza personale e civile filtra e manda nel cestino delle cose sporche dell’anima (Sì è vero, poi c’è qualcuno che non le filtra, e lancia una statuetta del duomo, ma cosa c’entra la rete? Gli attentatori del passato avevano internet?). Fa parte del nuovo col quale viviamo, questa leggerezza dello strafalcione: una libertà che i politici prendono per sé quando si tratta di manipolare nei media “tradizionali”. In altri paesi gli utenti internet sono più moderati, è vero. Ma in altri paesi non ci sono politici che fanno la guerra civile verbale all’ora del tg e ministri che insultano intellettuali e dipendenti dello stato a ogni passo. La rete “segue” e “mima”, non crea.
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Gli esponenti di governo che parlano di monitorare la rete – ne siamo certi – sarebbero pronti a dire che chi si comporta bene “non ha niente da temere”. Ma intanto invocano filtri e controlli (e repressioni) che, per lo stesso fatto di essere evocati, invitano chi dovrà compiere quelle indagini a una difficile corsa ad ostacoli contro la privacy e la libertà d’espressione, correndo il pericolo di deragliare ad ogni passo dalla legalità. Perché “monitorare” qui non significa accertare chi ha aperto un gruppo, operazione in sé banale per una forza di polizia attrezzata. Ma si tratta di invocare puramente e semplicemente la cancellazione di una espressione del pensiero, e di passata “registrare” chi l’ha fatta. Insomma “tenere memoria” di chi ha detto cosa, nevvero?
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Non c’è bisogno di essere esponenti del centro destra per pensarla così. Un ministro del centro sinistra si rese famoso anni fa per una invocazione all’applicazione del modello cinese di filtri internet all’Italia. Succede ogni volta che attraverso la rete si esprimono opinioni o sentimenti ripugnanti o comunque disdicevoli. Le si pone alla base di un fenomeno criminale da reprimere, non come manifestazioni di quel fenomeno. Da qui poi si passa alla rappresaglia verso il contenitore di quei pensieri. E’ un caso si discute in questi giorni.
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In questa settimana avrà la parola al processo di Milano la difesa dei dirigenti di Google che sono a giudizio per il caso del bambino autistico abusato dai suoi compagni e del relativo video, realizzato dai suoi assalitori, e pubblicato su Google Video. I magistrati della pubblica accusa invocano “controlli preventivi” da parte di Google e pongono la mancata esecuzione di quei controlli alla base della loro richiesta di condanna. Si tratta di richieste (quelle del magistrato, quelle dei ministri) assurde: cosa le accomuna? Nel caso dei ministri si pensa di eliminare una espressione di pensiero solo perché ripugnante. Ma chi stabilisce la soglia di sopportazione della ripugnanza? Il governo? Forse l’onorevole Carlucci, che poco fa ha sobriamente parlato di social network come luogo di delinquenti?
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Siamo o no in uno stato di diritto dove la libertà di espressione è tutelata in costituzione? E questa libertà non si applica forse ai casi limite, al controverso e all’ambiguo? Ma qui gli esponenti politici invocano il codice penale, e la fattispecie dell’istigazione a delinquere. Operazione concettuale analoga a quella dei magistrati che chiedono la condanna di una piattaforma web che ha ospitato quello schifoso video. Queste due posizioni condividono l’equivoco di equiparare Facebook ai giornali e Google Video (o YouTube) a un canale televisivo.
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Non vedono che con questi mezzi è arrivata anche ai comuni cittadini la capacità di esercitare l’espressione dei propri pensieri, senza alcuna altra mediazione. Non ci sono direttori responsabili dentro Facebook, e se qualcuno commette dei reati, la responsabilità penale resta personale. Si cerchino gli individui che quel reato hanno commesso, li si processi. Ma non si cancelli lo strumento in cui quella libertà si esprime – anche nel gruppo che inneggiava a Tartaglia c’erano i contrari, ed esercitavano la loro libertà di dirsi contrari.
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Ma al fondo di tutto, c’è altro e peggio che prende tutta la società italiana. C’è questa voglia di menare le mani su tutto ciò che è fuori schema, questo pensiero sommario per cui bisogna eliminare il messaggero che porta le cattive notizie. Come se eliminato quello, avessimo risolto il problema. Dimenticano la lezione della storia, che la libertà si esercita nei casi limite e che la libertà esiste anche per gli imbecilli, e va pure tutelata anche e nonostante loro. Se non accetti l’imbecille che inneggia alle statuette del duomo, non fermi quelli che odiano Berlusconi al punto da volerlo morto. Continui solo a governare secondo uno stato mentale di guerra, di conflitto dall’alto, di repressione come defoliante del pensiero. La prima vittima è la libertà individuale.

Vittorio Zambardino

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fonte:  http://zambardino.blogautore.repubblica.it/
Link. http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2009/12/14/gli-utenti-internet-pagheranno-per-tartaglia/

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14.12.2009

LA GUERRA CONTRO IL LIBERO PENSIERO

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LA GUERRA CONTRO IL LIBERO PENSIERO

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DI PETER CHAMBERLIN
Therearenosunglasses’s Weblog
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La guerra contro le nostre menti
ha molti livelli oscuri, che tentano tutti di nascondere la verità che non viene accettata dallo stato di polizia, rimpiazzandola con una nuova ‘versione ufficiale’ degli eventi fabbricata su misura. I media controllati dallo stato e dalle corporation ci informano di cosa dovremo pensare, mentre molteplici forme di coercizione, corruzione e intimidazione vengono usate per rinforzare le idee del governo e convincere la gente ad accettarle come fossero proprie.

Ogni protesta politica che tenta di aprire gli occhi della gente sul mondo di falsità che ci inonda costantemente espone la maggioranza silenziosa a sempre più tattiche dello stato di polizia che l’elite dominante ha posto in atto, per usarle nella sua guerra contro il pubblico americano con mezzi appena meno che letali. In aggiunta alle pallottole di gomma e alle granate flash, lo stato di polizia ha esposto armi acustiche per colpire i manifestanti al recente summit del G-20 a Pittsburgh:

Armi elettromagnetiche sono state usate dall’esercito dell’Honduras contro il Pres. Zelaya, rinchiuso nell’ambasciata brasiliana:

Raggi del dolore sono stati usati in Iraq (testimoni raccontano anche che altre armi letali più bizzarre sono state usate, alcune delle quali potrebbero presumibilmente fondere la carne umana, e anche veicoli di grosse dimensioni) :

Le armi mostrate qui sopra sono solo alcune di quelle conosciute come la punta dell’iceberg dell’arsenale elettromagnetico, che spaziano da un livello quasi letale alla capacità di causare decessi di massa. Tutte queste armi sono state sviluppate dal complesso militare-industriale per il controllo della folla. Questo non ci dice niente sulle armi ancora più strane che possono essere state tenute nascoste e sul tipo più evoluto di armamento elettromagnetico, un livello superiore in grandezza, concepito per uso su aree vaste, forse anche con raggio emisferico.

La minaccia posta da armi talmente potenti è così grande che la UE ha chiesto una loro regolamentazione. Nell’ottobre del 2000 il membre del Congresso Denis J. Kucinich ha proposto alla Camera dei Rappresentanti un bando delle armi poste nello spazio.

In questa proposta la definizione di un sistema di armamento includeva:

ogni mezzo sconosciuto o anche non ancora sviluppato che infligge morte o ferite, o che danneggi o distrugga una persona (o la vita biologica, la salute corporea, o il benessere fisico e economico di una persona)… attraverso l’uso di sistemi con base terrestre, marina, o spaziale che usi radiazioni, energia elettromagnetica, psicotronica, sonica, laser, o altre energie diretta a persone individuali o popolazioni bersaglio per lo scopo di guerra di informazioni, gestione del morale, o controllo mentale di tali persone e popolazioni”(15).

Ad un livello personale e più probabile, si spera, la maggior parte di noi non verrà attaccata direttamente dallo stato di polizia:

Questo è un taser standard,

Il taser a lungo raggio,

Il taser multiplo.

E il taser a raggio estremamente lungo.

Il punto secondo me in tutti questi esempi è di evidenziare quanta ricerca si è effettivamente sviluppata per dare all’esercito e ai funzionari della legge un’intera nuova classe di armamenti, per creare una classe interamente nuova di tattiche violente da usare nel contenimento della folla e per persuadere i resistenti a cedere alle richieste dell’autorità. Questo ha dato ai governi il potere di scatenare apertamente una guerra contro le proprie popolazioni senza violare la legge internazionale o essere accusati di crimini di guerra. L’armamento non letale permette allo stato di attaccare fisicamente gli americani senza superare la linea dell’uso delle armi da fuoco, evitando così il Secondo Emendamento e la questione dell’autodifesa armata.

La guerra governativa contro la popolazione è strutturata in maniera molto simile alla guerra classica, ovvero le operazioni di mantenimento dell’ordine sono precedute da un periodo di ammorbidimento del bersaglio, usando tattiche di guerra psicologica, combattendo una guerra di informazioni. Questo processo di ammorbidimento è proseguito in America sin dalla Seconda Guerra Mondiale. Proprio come nella guerra vera, la prima linea di offensiva consiste nel trovare o impiantare voci favorevoli nei media locali per servire come strumento primario per la diffusione di questa forma di guerra di informazioni, dove le false idee vengono introdotte e la verità sulle vere intenzioni viene screditata.

I media controllati dal governo fingono che non ci sia alcuna guerra di informazioni, mentre lavorano incessantemente per condizionare la gente ad accettare la guerra non letale diretta contro di noi. Film, spettacoli TV, libri ed ogni concepibile mezzo di comunicazione di massa viene usato per sdoganare l’uso criminale di tecniche disegnate per la guerra contro la popolazione civile.

La militarizzazione delle forze di polizia americane e il loro adattamento alle nuove tecniche di guerra a bassa intensità ci viene imboccata, mescolata con le solite tematiche del ‘terrorismo’ e di altri fattori di paura, sperando di intimidire ogni movimento di resistenza potenziale addirittura prima che inizi—eliminando l’idea stessa in sé. In breve, questo è lo scopo della guerra contro il popolo per eliminare tutte le idee inaccettabili all’interno della mente stessa, prima che da esse sorgano i guai.

Questa è guerra contro tutte le menti libere, contro tutto il libero pensiero. Tutto il pensiero deve essere della varietà approvata dal governo. L’idea è di rimpiazzare tutto il pensiero inaccettabile, falsità accettabili devono sostituire i pensieri basati sulla realtà.

Per consenso comune, tutto il mondo ‘civilizzato’ funziona sulla versione americana degli eventi. I paesi che non accettano la versione americana degli eventi vengono ostracizzati. Andare contro il flusso determinato dagli interessi americani è una formula certa per perdere aiuto straniero di valore e attirare un calore del tipo più aggressivo. Gli individui che rifiutano di accettare la versione ufficiale degli eventi vengono marchiati come radicali ed estremisti. Le nazioni e gli individui estremisti si ritrovano ad affrontare la piena rabbia dello stato di polizia ovunque essi contraddicano la linea ufficiale, quale è data ogni sera dalla stampa controllata.

La psyop [‘psychological-operation’, operazione psicologica, NdT] universale va molto più a fondo delle armi debilitanti o della guerra di informazioni, estendendosi alla popolazione ad un livello sotterraneo profondamente personale. Il fenomeno chiamato “mass-stalking” [‘pedinamento di massa’, NdT] si riferisce al condizionamento psicologico (lavaggio del cervello) diretto contro individui mirati specificatamente, anche a intere famiglie, usando metodi testati nel tempo.

I bersagli di questo pedinamento vengono determinati in base a test intellettuali e profili psicologici che vengono condotti in tutte le scuole elementari degli Stati Uniti. Con i risultati ottenuti da questi test, il processo di sorveglianza dei bambini americani comincia. Similmente al processo di procreazione selettiva applicato all’accoppiamento animale, alcuni elementi del gruppo umano saranno separati per ricevere attenzioni speciali, mentre altri verranno segnalati e marchiati per essere a disposizione di mani paganti.

Comparando i risultati di questi test di intelligenza con test psicologici standardizzati, vengono individuati gli individui dotati e quelli con debolezze psicologiche, con lo scopo di acquisire soggetti per test per entrambe le ragioni, per strategie di sviluppo successive o per tecniche di manipolazione più estensive. I risultati di questi test seguono ognuno dei soggetti per tutta la vita giovanile e gli anni della vita adulta. I dotati vengono messi su percorsi per sviluppare i loro pieni potenziali, mentre gli altri, destinati a essere gli emarginati della società, vengono messi su strade di vita di puro inferno.

L’obiettivo del pedinamento di massa è la sperimentazione di massa in ambiente controllato. Usando i metodi più bizzarri ed efficaci degli scienziati governativi, individui non sospettosi sono sottoposti involontariamente a tortura sistematica, o allo sfruttamento di disordini di personalità multipla. Lo scopo di questa crudeltà rimane oscuro—che sia solo un altro metodo di aumentare il potere totale dello stato, o semplicemente un sistema di abuso sadico condotto da banditi che potrebbero altrimenti lavorare nei macelli, lanciando poltiglia vivente contro i muri.

Iniziando in gioventù, tali vittime individuali di questi sadici vengono sistematicamente sottoposti alle più disgustose forme di tortura violenta, sessuale, chimica ed elettromagnetica con lo scopo di distruggere le loro giovani menti, dividendole e frammentandole. Molte di queste vittime vengono rapite e torturate, altre sottoposte a eventi sessuali e violenze traumatiche, intese a forzare giovani menti sensibili a ritirarsi dentro se stesse, dove separeranno la personalità associata con la memoria inaccettabile e la sommergeranno insieme ai ricordi legati ad essa.

Il programma di pedinamento di massa è cresciuto dagli esperimenti “MKultra” e dai test di massa effettuati precedentemente sulle truppe americane nella Seconda Guerra Mondiale e in Corea, intesi a separare e sviluppare potenziali leader da coloro che sarebbero stati destinati a essere “soldati inadeguati”. Questo programma di condizionamento di massa è stato il prototipo del programma nazionale che ne seguì.

I programmi segreti portati avanti negli ospedali, nelle università e nelle basi militari, che si affidavano ai crudi metodi di deprogrammazione con l’elettroshock, furono i predecessori dei successivi metodi, più sofisticati, di cancellazione e stimolazione elettromagnetica della memoria. Le trasmissioni senza fili resero l’intera popolazione un soggetto potenziale per questi test.

Questi programmi scientifici per stabilire un controllo del governo su problematici liberi pensatori sono molto efficaci nel prevenire e nel sopprimere la potenziale resistenza. Per coloro che non vengono facilmente sottomessi da tutta questa impressionante tecnologia o dalla crudeltà dei tecnici addestrati dal governo, sappiamo che i campi FEMA aspettano di essere riempiti da qualcuno.

I resistenti duri a morire affrontano ostacoli tecnici formidabili ai loro sforzi di svegliare il gregge addormentato e raggiungere coloro che si sono arresi. Lo scopo davanti a noi è di trovare le vie per superare le barriere psicologiche difensive che sono state erette per non ascoltare nemmeno opinioni altrui che contraddicano la loro. Questo è stato il principale problema che abbiamo incontrato nella costruzione di un’effettiva resistenza. Non abbiamo mai davvero avuto la possibilità di convincere un pubblico dalla mentalità aperta che stavano credendo in bugie multiple. Come si fa a convincere la gente che il loro sistema di credenze è basato su puro inganno? Come si fa ad aprire gli occhi e le orecchie della gente senza prima superare muraglie di preconcetti e pregiudizi, aumentando inavvertitamente la loro resistenza alla verità ?

Gli Stati Uniti d’America sono una nazione che è stata pesantemente indottrinata per oltre 60 anni con false idee sulla benevolenza americana per il mondo. Convincere un ‘Joe qualunque’ che questo, il nucleo di tutte le sue altre credenze, è falso, è uno scopo monumentale di per sè. Comunque, questo è il principale problema che affrontiamo oggi, oltre il recinto elettronico/propagandastico che è stato eretto per tenerci prigionieri. Se potessimo superare quest’unica barriera, potrebbe non esserci bisogno di un confronto nelle strade. Tutto il resto potrebbe venire da sè.

La resistenza inizia e finisce dentro la mente. Lo stato di polizia lo sa. Quando dicono eufemisticamente che questa è una guerra ‘per i cuori e per le menti’, questo è proprio ciò che intendono—una battaglia per uccidere le idee di resistenza. Lo Stato Padrone sta tentando di prevenire la resistenza futura prevedendo chi sarà nella resistenza, così che le loro menti ribelli possano essere ripulite di pensieri tanto inaccettabili, prima che da ciò scaturiscano guai.

La resistenza all’idea dello stato onnipotente è tutto ciò che evita il sorgere della dittatura globale. Molti piani sono in corso per costruire questo nuovo ordine. Il pieno dispiegamento del piano porterà a un massiccia strage planetaria, nella quale molteplici specie animali e vegetali scompariranno, insieme a un miliardo o più di esseri umani. Il silenzio di fronte a un piano talmente inumano è una resa mortale di proporzioni apocalittiche.

peter.chamberlin@naharnet.com

Titolo originale: “The War Against Free Thought”

Fonte: http://therearenosunglasses.wordpress.com
Link
28.09.2009
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Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di P.P.

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Welcome to ComeDonChisciotte

fonte:  http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6548

Questo è il Potere

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di Paolo Barnardhttp://www.paolobarnard.info

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Eccovi i nomi e cognomi del Potere, chi sono, dove stanno, cosa fanno. Così li potrete riconoscere e saprete chi realmente oggi decide come viviamo. Così evitate di dedicare tutto il vostro tempo a contrastare le marionette del Potere, e mi riferisco a Berlusconi, Gelli, Napolitano, D’Alema, i ministri della Repubblica, la Casta e le mafie regionali. Così non avrete più quell’imbarazzo nelle discussioni, quando chi ascolta chiede “Sì, ma chi è il Sistema esattamente?”, e vi toccava di rispondere le vaghezze come “le multinazionali… l’Impero… i politici…”. Qui ci sono i nomi e i cognomi, quindi, dopo avervi raccontato dove nacque il Potere (‘Ecco come morimmo’, paolobarnard.info), ora l’attualità del Potere. Tuttavia è necessaria una premessa assai breve.
Il Potere è stato eccezionalmente abile in molti aspetti, uno di questi è stato il suo mascheramento. Il Potere doveva rimanere nell’ombra, perché alla luce del sole avrebbe avuto noie infinite da parte dei cittadini più attenti delle moderne democrazie. E così il Potere ci ha rifilato una falsa immagine di se stesso nei panni dei politici, dei governi, e dei loro scherani, così che la nostra attenzione fosse tutta catalizzata su quelli, mentre il vero Potere agiva sostanzialmente indisturbato. Generazioni di cittadini sono infatti cresciuti nella più totale convinzione che il potere stesse nelle auto blu che uscivano dai ministeri, nei parlamenti nazionali, nelle loro ramificazioni regionali, e nei loro affari e malaffari. Purtroppo questa abitudine mentale è così radicata in milioni di persone che il solo dirvi il contrario è accolto da incredulità se non derisione. Ma è la verità, come andrò dimostrando di seguito. Letteralmente, ciò che tutti voi credete sia il potere non è altro che una serie di marionette cui il vero Potere lascia il cortiletto della politica con le relative tortine da spartire, a patto però che eseguano poi gli ordini ricevuti. Quegli ordini sono le vere decisioni importanti su come tutti noi dobbiamo vivere. E’ così da almeno 35 anni. In sostanza il punto è questo: combattere la serie C dei problemi democratici (tangentopoli, la partitocrazia, gli inciuci D’Alem-berlusconiani, i patti con le mafie, l’attacco ai giudici di questo o quel politico, le politiche locali dei pretoriani di questo o quel partito ecc.) è certamente cosa utile, non lo nego, ma non crediate che cambierà una sola virgola dei problemi capitali di tutti gli italiani, cioè dei vostri problemi di vita, perché la loro origine è decretata altrove e dal vero Potere. O si comprende questo operando un grande salto di consapevolezza, oppure siamo al muro.
Un colossale e onnicomprensivo ingranaggio invisibile manovra il sistema da lontano. Spesso cancella decisioni democratiche, prosciuga la sovranità degli Stati e si impone ai governi eletti”. Il Presidente brasiliano Lula al World Hunger Summit del 2004.

E’ nell’aria
Come ho detto, sarò specifico, ma si deve comprendere sopra ogni altra cosa che oggi il Potere è prima di tutto un’idea economica. Oggi il vero Potere sta nell’aria, letteralmente dovete immaginare che esiste un essere metafisico, quell’idea appunto, che ha avvolto il mondo e che dice questo: ‘Pochi prescelti devono ricevere il potere dai molti. I molti devono stare ai margini e attendere fiduciosi che il bene gli coli addosso dall’alto dei prescelti. I governi si levino di torno e lascino che ciò accada’.
Alcuni di voi l’avranno riconosciuta, è ancora la vecchia teoria dei Trickle Down Economics di Ronald Reagan e di Margaret Thatcher, cioè il Neoliberismo, cioè la scuola di Chicago, ovvero il purismo del Libero Mercato. Questa idea economica comanda ogni atto del Potere, e di conseguenza la vostra vita, che significa che davvero sta sempre alla base delle azioni dei governi e dei legislatori, degli amministratori e dei datori di lavoro. Quindi essa comanda te, i luoghi in cui vivi, il tuo impiego, la tua salute, le tue finanze, proprio il tuo quotidiano ordinario, non cose astruse e lontane dal tuo vivere. La sua forza sta nel fatto di essere presente da 35 anni in ogni luogo del Potere esattamente come l’aria che esso respira nelle stanze dove esiste. La respirano, cercate di capire questo, gli uomini e le donne di potere, senza sosta, dal momento in cui mettono piede nell’università fino alla morte, poiché la ritrovano nei parlamenti, nei consigli di amministrazione, nelle banche, nelle amministrazioni, ai convegni dove costoro si conoscono e collaborano, ovunque, senza scampo. Ne sono conquistati, ipnotizzati, teleguidati. Il Potere ha creato attorno a quell’idea degli organi potentissimi, che ora vi descrivo, il cui compito è solo quello di metterla in pratica, null’altro. Essi sono quindi la parte fisica del Potere, ma che per comodità chiamiamo il vero Potere.

Primo organo: Il Club
Il primo organo del Potere è il Club, cioè il raggruppamento in posti precisi ed esclusivi dei veri potenti. Chi sono? Sono finanzieri, industriali, ministri, avvocati, intellettuali, militari, politici scelti con cura. Fate attenzione: questo Club non sta mai nei luoghi che noi crediamo siano i luoghi del potere, cioè nei parlamenti, nelle presidenze, nelle magistrature, nei ministeri o nei business. Esso è formato da uomini e da donne provenienti da quei luoghi, ma che si riuniscono sempre all’esterno di essi ed in privato. Come dire: quando quegli uomini e quelle donne siedono nelle istituzioni democratiche sono solo esecutori di atti (leggi, investimenti, tagli…) che erano stati da loro stessi decisi nel Club. Esso assume nomi diversi a seconda del luogo in cui si riunisce. Ad esempio: prende il nome di Commissione Trilaterale se i suoi membri si riuniscono a Washington, a Tokio o a Parigi (ma talvolta in altre capitali UE). I fatti principali della Trilaterale: nasce nel 1973 come gruppo di potenti cittadini americani, europei e giapponesi; dopo soli due anni stila le regole per la distruzione globale delle sinistre e la morte delle democrazie partecipative, realmente avvenute; afferma la supremazia della guida delle elite sulle masse di cittadini che devono essere “apatici” e su altre nazioni;  ha 390 membri, fra cui i più noti sono (passato e presente) Henry Kissinger, Jimmy Carter, David Rockefeller, Zbigniev Brzezinski, Giovanni Agnelli, Arrigo Levi, Carlo Secchi, Edmond de Rothschild, George Bush padre, Dick Cheney, Bill Clinton, Alan Greenspan, Peter Sutherland, Alfonso Cortina, Takeshi Watanabe , Ferdinando Salleo; assieme ad accademici (Harvard, Korea University Seoul, Nova University at Lisbon, Bocconi, Princeton University…), governatori di banche (Goldman Sachs, Banque Industrielle et Mobilière Privée, Japan Development Bank, Mediocredito Centrale, Bank of Tokyo-Mitsubishi, Chase Manhattan Bank, Barclays…)  ambasciatori, petrolieri (Royal Dutch Shell, Exxon…), ministri, industriali (Solvay, Mitsubishi Corporation, The Coca Cola co. Texas Instruments, Hewlett-Packard, Caterpillar, Fiat, Dunlop…) fondazioni (Bill & Melinda Gates Foundation, The Brookings Institution, Carnegie Endowment…). Costoro deliberano ogni anno su temi come ‘il sistema monetario’, ‘il governo globale’, ‘dirigere il commercio internazionale’, ‘affrontare l’Iran’, ‘il petrolio’, ‘energia, sicurezza e clima’, ‘rafforzare le istituzioni globali’, ‘gestire il sistema internazionale in futuro’. Cioè tutto, e leggendo i rapporti che stilano si comprende come i loro indirizzi siano divenuti realtà nelle nostre politiche nazionali con una certezza sconcertante.

Quando il Club necessita di maggior riservatezza, si dà appuntamento in luoghi meno visibili dei palazzi delle grandi capitali, e in questo caso prende il nome di Gruppo Bilderberg, dal nome dell’hotel olandese che ne ospitò il primo meeting nel 1954. I fatti principali di questa organizzazione: si tratta in gran parte degli stessi personaggi di cui sopra più molti altri a rotazione, ma con una cruciale differenza poiché a questo Gruppo hanno accesso anche politici o monarchi attualmente in carica, mentre nella Commissione Trilaterale sono di regola ex. Parliamo in ogni caso sempre della stessa stirpe, al punto che fu una costola del Bilderberg a fondare nel 1973 la Commissione Trilaterale. Il Gruppo è però assai più ‘carbonaro’ della Trilaterale, e questo perché la sua originaria specializzazione erano gli affari militari e strategici. Infatti, in esso sono militati diversi segretari generali della NATO e non si prodiga facilmente nel lavoro di lobbistica come invece fa la Commissione. La peculiarità dirompente del Bilderberg è che al suo interno i potenti possono, come dire, levarsi le divise ed essere in libertà, cioè dichiarare ciò che veramente pensano o vorrebbero privi del tutto degli obblighi istituzionali e di ruolo. Precisamente in questo sta il pericolo di ciò che viene discusso nel Gruppo, poiché in esso i desideri più intimi del Potere non trovano neppure quello straccio di freno che l’istituzionalità impone. Da qui la tradizione di mantenere attorno al Bilderberg un alone di segretezza assoluto. I partecipanti sono i soliti noti, fra cui una schiera di italiani in posizioni chiave nell’economia nazionale, cultura e politica. Non li elenco perché non esistendo liste ufficiali si va incontro solo a una ridda di smentite (una lista si trova comunque su Wikipedia). Un fatto non smentibile invece, e assai rilevante,  è la cristallina dichiarazione del Viscount Etienne Davignon, che nel 2005 fu presidente del Bilderberg, rilasciata alla BBC: “Agli incontri annuali, abbiamo automaticamente attorno ai nostri tavoli gli internazionalisti… coloro che sostengono l’Organizzazione Mondiale del Commercio, la cooperazione transatlantica e l’integrazione europea.” Cioè: i primatisti del Libero Mercato con potere sovranazionale ( si veda sotto), e i padrini del Trattato di Lisbona, cioè il colpo di Stato europeo con potere sovranazionale che ci ha trasformati in cittadini che verranno governati da burocrati non eletti. Di nuovo, i soliti padroni della nostra vita, che significa decisioni inappellabili su lavoro, previdenza, servizi sociali, tassi dei mutui, costo della vita ecc., prese non a Palazzo Chigi o all’Eliseo, ma a Ginevra o a Brussell o nelle banche centrali, dopo essere state discusse al Bilderberg.
Per darvi un’idea concreta di come questi Club e gli altri organi del Potere siano in realtà un unico blocco che si scambia sempre gli stessi personaggi, vi sottopongo la figura di Peter Sutherland. Costui lo si è trovato a dirigere la British Petroleum , la super banca Goldman Sachs, l’università The London School of Economics (una delle fucine  mondiali di ministri dell’economia), ed è stato anche Rappresentante Speciale dell’ONU per l’immigrazione e lo sviluppo, Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (secondo organo del Potere), membro della Commissione Europea (il super-governo d’Europa), e ministro della Giustizia d’Irlanda. E, ovviamente, membro sia della Commissione Trilaterale che del Gruppo Bilderberg.

Secondo organo: Il colosso di Ginevra
Si chiama Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), nacque nel 1994 ed è più potente di qualsiasi nazione o parlamento. Riunisce 153 Paesi in un’unica sede a Ginevra, dove essi dettano le regole del commercio internazionale, e ciò dicendo capirete che stiamo parlando di praticamente tutta l’economia del mondo produttivo, che lì viene decisa. Cioè fette enormi dei nostri posti di lavoro, di ciò che compriamo, mangiamo, con cui ci curiamo ecc., cose della nostra vita quotidiana, non astratte e lontane. Le decidono loro, e come nel caso della nuova Europa del Trattato di Lisbona, anche al WTO le regole emanate, dette Accordi, sono sovranazionali, cioè più potenti delle leggi nazionali. E come nel caso del Trattato, diviene perciò cruciale che regole così forti siano decise in modo democratico. Nel Trattato non lo sono, e al WTO? Neppure. Infatti la sua organizzazione di voto è falsata dallo strapotere dei soliti Paesi ricchi nel seguente modo: i Paesi poveri o meno sviluppati non posseggono le risorse economiche e il personale qualificato in numeri sufficienti per poter seguire il colossale lavoro di stesura degli Accordi del WTO (27.000 pagine di complicatissima legalità internazionale, 2.000 incontri annui), per cui ne sono tagliati fuori. Chi sta al timone è il cosiddetto gruppo QUAD, formato da Usa, Giappone, Canada ed Europa. Ma l’Europa intera è rappresentata al tavolo delle trattative del WTO dalla Commissione Europea, che nessun cittadino elegge, e per essere ancora più precisi vi dico che in realtà chi decide per tutti noi europei è un numero ancora più ristretto di burocrati: il misterioso Comitato 133 della Commissione, formato da specialisti ancor meno legittimati. La politica italiana di norma firma gli Accordi senza neppure leggerli.
Se un Paese si oppone a una regola del WTO può essere processato da un tribunale al suo interno (Dispute Settlement Body), dotato di poteri enormi. Questo tribunale è formato da tre (sic) individui di estrazione economico-finanziaria, le cui sentenze finali sono inappellabili. Una sentenza del WTO può penalizzare o persino ribaltare le scelte democratiche di milioni di cittadini, anche nei Paesi ricchi. Per esempio, tutta l’Europa è stata condannata a risarcire gli USA con milioni di euro perché si è rifiutata di importare la carne americana agli ormoni. Neppure gli Stati Uniti hanno potere sulle decisioni del WTO. Il presidente Obama, sotto pressione dai cittadini a causa della catastrofe finanziaria dello scorso anno, aveva deciso di imporre nuove regole restrittive delle speculazioni selvagge delle banche (la causa della crisi). Ma gli è stato sbarrato il passo proprio da una regola del WTO, che si chiama Accordo sui Servizi Finanziari, e che sancisce l’esatto contrario, cioè proibisce alla Casa Bianca e al Congresso di regolamentare quelle mega banche. E sapete chi, anni fa, negoziò quell’accordo al WTO? Timothy Geithner, attuale ministro del Tesoro USA, che è uno dei membri del Gruppo Bilderberg. Fa riflettere.

Vi do ancora un’idea rapida del potere del WTO. Gli Accordi che ha partorito:

1) hanno il potere di esautorare le politiche sanitarie di qualunque Paese, incrinando il vecchio Principio di Precauzione che ci tutela dallo scambio di merci pericolose (WTO: Accordo Sanitario- Fitosanitario).

2) tolgono al cittadino la libertà di sapere in quali condizioni sono fatte le merci che acquista e con che criteri sono fatte, inoltre ostacolano l’uso delle etichette a tutela del consumatore (WTO: Accordo Sanitario-Fitosanitario & Accordo Barriere Tecniche al Commercio, con implicazioni sui diritti dei lavoratori e sulla tutela dell’ambiente).

3) impongono ai politici di concedere alle multinazionali estere le stesse condizioni richieste alle aziende nazionali nelle gare d’appalto, a prescindere dalla necessità di favorire l’occupazione nazionale; e minacciano le scelte degli amministratori locali nel caso volessero facilitare l’inserimento di gruppi di lavoratori svantaggiati, poiché tali politiche sono considerate discriminazioni al Libero Mercato (WTO: Accordo Governativo sugli Appalti  – Principio del Trattamento Nazionale ecc.).

4) accentrano nelle mani di poche multinazionali i brevetti della maggioranza dei principi attivi e delle piante che si usano per i farmaci o per l’agricoltura, poiché permettono la brevettabilità privata delle forme viventi e tutelano quei brevetti per 20 anni. Inoltre, il fatto che i brevetti siano protetti dal WTO per 20 anni sta alla base anche della mancanza di farmaci salva vita nei Paesi poveri. (WTO: Accordo TRIPS sulla Proprietà Intellettuale).

5) stanno promuovendo a tutto spiano la privatizzazione e l’apertura al Libero Mercato estero di praticamente tutti i servizi alla cittadinanza, anche di quelli essenziali come sanità, acqua, istruzione, assistenza agli anziani ecc., con regole che impediranno di fatto agli amministratori locali la tutela dei cittadini meno abbienti che non possono permettersi servizi privati (WTO: Accordo GATS in fase di negoziazione).
E ricordo, se ce ne fosse bisogno, che questi Accordi sono vincolanti su qualsiasi legge nazionale, esautorando quindi i nostri politici dalla gestione della nostra economia nei capitoli che contano.

Terzo organo: I suggeritori.
Prendete un disegno di legge e un decreto in campo economico, persino una finanziaria. Pensateli nelle mani dei politici che li attuano, e ora immaginate cosa gli sta dietro. Cosa? I ‘suggeritori’. Chi sono? Sono i lobbisti, coloro cioè che sono ricevuti in privato da ogni politico che conti al mondo e che gli ‘suggeriscono’ (spesso dettano) i contenuti delle leggi e dei decreti, ma anche delle linee guida di governo e persino dei programmi delle coalizioni elettorali. Le lobby non sono l’invenzione di fantasiosi perditempo della Rete. Sono istituzioni con nomi e cognomi, con uffici, con budget (colossali) di spesa, dove lavorano i migliori cervelli delle pubbliche relazioni in rappresentanza del vero Potere.
In ordine di potenza di fuoco, vi sono ovviamente le lobbies internazionali, quelle europee e infine quelle italiane. Parto da queste ultime. Va detto subito che nel nostro Paese l’interferenza dei ‘suggeritori’ non ha mai raggiunto i livelli di strapotere degli omologhi americani o europei, il cui operato tuttavia detta legge per contagio anche in casa nostra. Ma nondimeno essa c’è, e non va trascurata, anche perché in Italia esiste un vuoto normativo totale sull’attività delle lobbies: dopo decine di proposte di legge, nessuna di esse è mai approdata alla Gazzetta Ufficiale. I lobbisti italiani sono circa un migliaio, organizzati in diverse aziende fra cui spunta la Reti , fatturato 6 milioni di euro annui e gestione di un ex d’Alemiano di ferro, Claudio Velardi (altri gruppi: Cattaneo Zanetto & co., VM Relazioni Istituzionali, Burson-Marsteller, Beretta-Di Lorenzo & partners…). La proiezione per il futuro dei ‘suggeritori’ italiani è di almeno diecimila unità entro dieci anni, almeno secondo le richieste dei gruppi più noti. In assenza di regole, dunque, le cose funzionano così: si sfrutta la legge berlusconiana per il finanziamento ai partiti che permette finanziamenti occulti alle formazioni politiche fino a 50.000 euro per ciascun donatore, con la possibilità per la lobby di turno di far versare 49.999 euro dal banchiere A, altri 49.999 da sua moglie, altri 49.999 da suo figlio, ecc. all’infinito. In questo modo, con una stima basata sui bilanci passati, si calcola che il denaro sommerso versato alla politica italiana ammonti a diverse decine di milioni di euro all’anno, provenienti dai settori edile, autostradale, metallurgico, sanitario privato, bancario, televisivo, immobiliare fra gli altri. Le ricadute sui cittadini sono poi leggi e regolamenti che vanno a modificare spesso in peggio la nostra economia di vita e di lavoro. Un solo dato che fa riflettere: mentre appare ovvio che le grosse cifre siano spese per i ‘suggerimenti’ ai due maggiori partiti italiani, colpisce che l’UDC si sia intascata in offerte esterne qualcosa come 2.200.000 euro nel 2008, di cui l’80% da un singolo lobbista (l’immobiliarista Caltagirone). Chi di voi pensa ancora che il Potere siano i politici a Roma, pensi alla libertà di Pierferdinando Casini nel legiferare in campo immobiliare, tanto per fare un esempio. Ma non solo: Antonio di Pietro incassa 50.000 euro dalla famiglia Lagostena Bassi, che controlla il mercato delle Tv locali ma che contemporaneamente serve Silvio Berlusconi e foraggia la Lega Nord. Un obolo a fondo perduto? Improbabile. Il Cavaliere poi, non ne parliamo neppure; è fatto noto che il criticatissimo ponte sullo stretto di Messina, con le ricadute che avrà su tutti gli italiani, non è certo figlio delle idee di Berlusconi, piuttosto di tal Marcellino Gavio, titolare del gruppo omonimo e primo in lizza per l’impresa, ma anche primo come finanziamenti al PDL con i 650.000 euro versati l’anno scorso.

I ‘suggeritori’ americani… che dire. Negli USA l’industria delle lobby economiche non è più neppure riconoscibile dal potere politico, veramente non si capisce dove finiscano le prime e dove inizi il secondo. Troppo da raccontare, una storia immensa, che posso però riassumere con alcuni sketch. Lobby del petrolio e amministrazione di George W. Bush, risultato: due guerre illegali e sanguinarie (Iraq e Afghanistan), montagne di morti (oltre 2 milioni), crimini di guerra, l’intera comunità internazionale in pericolo, il prezzo del petrolio alle stelle, di conseguenza il costo della nostra vita alle stelle, ma alle stelle anche i profitti dei petrolieri. Chi ha deciso? Risposta: i membri della sopraccitata lobby del petrolio, che sono Dick Cheney, James Baker III, l’ex della Enron Kenneth Lay, il presidente del Carlyle Group Frank Carlucci, Robert Zoellick, Thomas White, George Schultz, Jack Sheehan, Don Evans, Paul O’Neil; a servizio di Shell, Mobil, Union Carbide, Huntsman, Amoco, Exxon, Alcoa, Conoco, Carlyle, Halliburton, Kellog Brown & Root, Bechtel, e Enron. George W. Bush è il politico più ‘oliato’ nella Storia americana, con, solo dalle casse dei giganti di petrolio e gas, un bottino di oltre 1 milione e settecentomila dollari.
Lobby finanziaria/assicurativa e Barak Obama: nel 2008 crollano le banche USA dopo aver truffato milioni di esseri umani e migliaia di altre banche internazionali, 7 milioni di famiglie americane perdono il lavoro, l’intera economia mondiale va a picco, Italia inclusa. Obama firma un’emorragia di denaro pubblico dopo l’altra per salvare il deretano dei banchieri truffatori e per rianimare l’economia (dai 5 mila miliardi di dollari agli 11 mila secondo le stime), senza che neppure uno di quei gaglioffi finisca in galera. Anzi: il suo governo ha chiamato a ripulire i disastri di questa crisi globale gli stessi personaggi che l’hanno creata. Invece di farli fallire e di impiegare il denaro pubblico per la gente in difficoltà, Obama e il suo ministro del Tesoro Timothy Geithner gli hanno offerto una montagna di denaro facile affinché comprino i debiti delle banche fallite. Funziona così: questi delinquenti hanno ricevuto da Washington l’85% del denaro necessario per comprare quei debiti, mentre loro ne metteranno solo il 15%. Se le cose gli andranno bene, se cioè ritorneranno a guadagnare, si intascheranno tutti i profitti; se invece andranno male, essi ci rimetteranno solo il 15%, perché l’85% lo ha messo il governo USA e non è da restituire (i fondi così regalati si chiamano non-recourse loans). E’ il solito “socialismo al limone: le perdite sono dei contribuenti e i profitti sono degli investitori privati”. Non solo: il presidente propone nell’estate del 2009 una regolamentazione del settore finanziario che il Washington Post ha deriso definendola “Priva di un’analisi delle cause della crisi… e senza alcun vero controllo sugli hedge funds, gli equity funds, e gli investitori strutturati”, cioè nessun vero limite agli speculatori che causarono la catastrofe. Domanda: quanto denaro ha preso Obama in campagna elettorale dalle lobby finanziarie? Risposta: 38 milioni di dollari. Allora, chi comanda? Il Presidente o le lobby del Potere?

Poi ci sono i 45 milioni di americani senza assistenza sanitaria. Obama propone una falsa riforma della Sanità per tutelare gli esclusi, ma che, nonostante le sciocchezze scritte dai media italiani, non ha nulla di pubblico ed è un ulteriore regalo ai giganti delle assicurazioni private americane. Domanda: quanto denaro ha preso Obama in campagna elettorale dalle lobby assicurative e sanitarie? Risposta: oltre 20 milioni di dollari. Allora, chi comanda? Il Presidente o le lobby del Potere?
Washington è invasa ogni santo giorno da qualcosa come 16.000 o 40.000 lobbisti a seconda che siano registrati o meno, la cui percezione del potere che esercitano è cristallina al punto da spingere uno di loro, Robert L. Livingston, a sbottare entusiasta “Ci sono affari senza limiti per noi là fuori!”, mentre dalle finestre del suo ufficio spiava le sedi del Congresso USA.
Ma l’ultimo sketch del potere dei ‘suggeritori’, sempre in ambito americano, è quello delle lobby ebraiche. Qui il dibattito è aperto, fra coloro che sostengono che sono quelle lobby a gestire interamente la politica statunitense nel teatro mediorientale, e coloro che lo negano. Personalmente credo più alla prima ipotesi, ma la sostanza non cambia: di fatto ci troviamo ancora una volta di fronte alla dimostrazione che neppure il governo più potente del mondo può sottrarsi ai condizionamenti del Potere vero. Ecco un paio di illustri esempi: nella primavera del 2002, proprio mentre l’esercito israeliano reinvadeva i Territori Occupati con i consueti massacri indiscriminati di civili, un gruppo di eminenti sostenitori americani d’Israele teneva una conferenza a Washington, dove a rappresentare l’amministrazione di George W. Bush fu invitato l’allora vice ministro della difesa Paul Wolfowitz, noto neoconservatore di estrema destra e aperto sostenitore della nazione ebraica. Lo scomparso Edward Said, professore di Inglese e di Letteratura Comparata alla Columbia University di New York e uno degli intellettuali americani più rispettati del ventesimo secolo, ha raccontato un particolare di quell’evento con le seguenti parole: “Wolfowitz fece quello che tutti gli altri avevano fatto – esaltò Israele e gli offrì il suo totale e incondizionato appoggio – ma inaspettatamente durante la sua relazione fece un fugace riferimento alla ‘sofferenza dei palestinesi’. A causa di quella frase fu fischiato così ferocemente e per così a lungo che non potè terminare il suo discorso, abbandonando il podio nella vergogna.” Stiamo parlando di uno dei politici più potenti del terzo millennio, di un uomo con un accesso diretto alla Casa Bianca e che molti accreditano come l’eminenza grigia dietro ogni atto dello stesso ex presidente degli Stati Uniti. Eppure gli bastò sgarrare di tre sole parole nel suo asservimento allo Stato d’Israele per essere umiliato in pubblico e senza timori da chi, evidentemente, conta più di lui nell’America di oggi. Le lobby ebraiche d’America hanno nomi noti: AIPAC (American Israel Public Affairs Committee), ZOA (Zionist Organization of America), AFSI (Americans for a Safe Israel), CPMAJO (Conference of Presidents of Major American Jewish Organisatios), INEP (Institute for Near East Policy), JDL (Jewish Defense League), B’nai Brith, ADL (Anti Defamation League), AJC (American Jewish Committee), Haddasah. Nei corridoi del Congresso americano possono creare seri grattacapi a Senatori e Deputati indistintamente. Un fronte compatto che secondo lo stesso Edward Said “può distruggere una carriera politica staccando un assegno”, in riferimento alle generose donazioni che quei gruppi elargiscono ai due maggiori partiti d’oltreoceano.

Nel 1992 George Bush senior ebbe l’ardire (e la sconsideratezza) a pochi mesi da una sua possibile rielezione alla Casa Bianca di minacciare Tel Aviv con il blocco di dieci miliardi di dollari in aiuti se non avesse messo un freno agli insediamenti ebraici nei Territori Occupati. Passo falso: gli elettori ebrei americani, che già per tradizione sono propensi al voto Democratico, svanirono davanti ai suoi occhi in seguito alle sollecitazioni delle lobby, e nel conto finale dei voti Bush si trovò con un misero 12% dell’elettorato ebraico contro il 35% che aveva incassato nel 1988. Al contrario, la campagna elettorale del suo rivale Bill Clinton fu invece innaffiata dai lauti finanziamenti proprio di quelle organizzazioni di sostenitori d’Israele, che l’allora presidente aveva in tal modo alienato.
E in ultimo l’Europa, cioè l’Unione Europea. Che alla fine significa Brussell, cioè la Commissione Europea , che è il vero centro decisionale del continente, e che dopo la ratifica del Trattato di Lisbona è divenuta il super governo non eletto di tutti noi, con poteri immensi. A Brussell brulicano dai 15.000 ai 20.000 lobbisti, che spendono un miliardo di euro all’anno per ‘suggerire’ le politiche e le leggi a chi le deve formulare. E come sempre, eccovi i nomi dei maggiori gruppi: Trans Atlantic Business Dialogue (TABD) – European Services Leaders Group (ESLG) – International Chamber of Commerce (ICC) – Investment Network (IN) – European Roundtable of Industrialists (ERT) – Liberalization of Trade in Servicies (LOTIS), European Banking Federation, International Capital Market Association e altri. Il loro strapotere può essere reso dicendovi che per esempio l’Investment Network si riuniva direttamente dentro il palazzo della Commissione Europea a Bruxelles, o che il TABD compilava liste di suoi desideri che consegnava alla Commissione da cui poi pretendeva un resoconto scritto sull’obbedienza a quegli ordini. Le aziende rappresentate sono migliaia, fra cui cito una serie di nomi noti: Fiat e Pirelli, Barilla, Canon e Kodak, Johnson & Johnson, Motorola, Ericsson e Nokia, Time Warner, Rank Xerox e Microsoft, Boeing (che fa anche armi), Dow Chemicals, Danone, Candy, Shell, Microsoft, Hewlett Packard, IBM, Carlsberg, Glaxo, Bayer, Hoffman La Roche , Pfizer, Merck, e poi banche, assicurazioni, investitori…
Mi fermo. Il rischio nel continuare è che si perda di vista il punto capitale, ovvero l’assedio che i lobbisti pongono alla politica. Esso, oltre a dimostrare ancora una volta che il potere reale sta nei primi e non nella seconda, è un vero e proprio attentato alla democrazia. Poiché ha ormai snaturato del tutto il principio costituzionale di ogni nazione civile, secondo cui i rappresentanti eletti devono fare gli interessi delle maggioranze dei cittadini e tutelare le minoranze, non essere gli stuoini delle elite e dei loro ‘suggeritori’.

Quarto organo: Think Tanks
Letteralmente “serbatoi di pensiero” nella traduzione in italiano, le Think Tanks sono esattamente ciò, ovvero fondazioni dove alcuni fra i migliori cervelli si trovano per partorire idee. Il loro potere sta nell’assunto che apre questa mia trattazione, e cioè che sono le idee a dominare sia la Storia che la politica, e di conseguenza la nostra vita, in particolare l’idea economica. Lewis Powell lo comprese assai bene nel 1971, quando diede il via alla riscossa delle elite e alla fine della democrazia partecipativa dei cittadini (si legga ‘Ecco come morimmo’, paolobarnard.info). Infatti egli scrisse: “C’è una guerra ideologica contro il sistema delle imprese e i valori della società occidentale”. La parola ‘ideologica’ è la chiave di lettura qui, volendo dire che se le destre economiche ambivano a riconquistare il mondo, se ambivano a sottomettere la politica, cioè a divenire il vero Potere, si dovevano armare di idee in grado di scalzare ogni altro sistema di vita. Ecco che dalle sue parole nacquero le prime Think Tanks, come la Heritage Foundation , il Manhattan Institute, il Cato Institute, o Accuracy in Academe. La loro strategia era semplice: raccogliere denaro da donatori facoltosi, raccattare nelle università i cervelli più brillanti, pomparli di sapere a senso unico, di attestati prestigiosi, e immetterli nel sistema di comando della società infiltrandolo tutto. Per darvi un’idea di che razza di impatto queste Think Tanks sono riuscite ad avere, cito alcuni fatti. Nel solo campo del Libero Mercato, cioè dell’idea economica del vero Potere, ve ne sono oggi 336, piazzate oltre che nei Paesi ricchi anche in nazioni strategiche come l’Argentina e il Brasile, l’Est Europa, l’Africa, l’India, la Cina , le ex repubbliche sovietiche dell’Asia, oltre che in Italia (Adam Smith Soc., CMSS, ICER, Ist. Bruno Leoni, Acton Ist.). Alcune hanno nomi sfacciati, come la Minimal Government , la The Boss , o la Philanthropy Roundtable ; una delle più note e aggressive è l’Adam Smith Institute di Londra, che ostenta un’arroganza di potere tale da vantare come proprio motto questo: “Solo ieri le nostre idee erano considerate sulla soglia della follia. Oggi stanno sulle soglie dei Parlamenti”. Di nuovo, il fatto è sempre lo stesso: la politica è la marionetta, o, al meglio, è il braccio esecutivo del vero Potere. Infatti, l’osservatore attento avrà notato che assai spesso i nostri ministri economici, i nostri banchieri centrali, ma anche presidenti del consiglio (Draghi e Prodi su tutti) si trovano a cene o convegni presso queste fondazioni/Think Tanks, di cui in qualche raro caso i Tg locali danno notizia. In apparenza cerimonie paludate e noiose, in realtà ciò che vi accade è che ministri, banchieri e premier vi si recano per dar conto di ciò che hanno fatto per compiacere all’idea economica del vero Potere. Nel 1982, l’Adam Smith pubblicò il notorio Omega Project, uno studio che ebbe ripercussioni enormi sulla gestione delle nostre vite di lavoratori ordinari, e dove si leggeva che i suoi scopi erano di “fornire un percorso completo per ogni governo basato sui principi di Libero Mercato, minime tasse, minime regolamentazioni per il business e governi più marginali (sic)”. In altre parole tutto ciò che ha già divorato la vita pubblica in Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti e che sta oggi “sulla soglia del Parlamento” in Italia.

Quinto organo: l’Europa dei burocrati non eletti
Non mi ripeto, poiché questo capitolo è già esaustivamente descritto qui http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=139. Ma ribadisco il punto centrale: dopo la ratifica del “colpo di Stato in Europa” che prende il nome di Trattato di Lisbona, 500 milioni di europei saranno a breve governati da elite di burocrati non eletti secondo principi economici, politici e sociali interamente schierati dalla parte del vero Potere di cui si sta trattando qui, e che nessuno di noi ha potuto scegliere né discutere. Il governo italiano ha ratificato questo obbrobrio giuridico senza fiatare, obbedendo come sempre.

Sesto Organo: il Tribunale degli Investitori e degli Speculatori Internazionali
Era il 16 Settembre del 1992, un mercoledì. Quel giorno un singolo individuo decise di spezzare la schiena alla Gran Bretagna. Si badi bene, non al Burkina Faso, alla Gran Bretagna. E lo fece. George Soros, un investitore e speculatore internazionale, vendette di colpo qualcosa come 10 miliardi di sterline, causando il collasso del valore della moneta inglese che fu così espulsa dal Sistema Monetario Europeo. Soros si intascò oltre 1 miliardo di dollari, ma milioni di inglesi piansero lacrime amare e il governo di Londra ne fu umiliato.
Era l’agosto del 1998, e nel caldo torrido di New York un singolo individuo contemplò il crollo dei mercati mondiali per causa sua. John Meriwether, un investitore e speculatore internazionale, aveva giocato sporco per anni e irretito praticamente tutte le maggiori banche del mondo con 4,6 miliardi di dollari ad alto rischio. La sua compagnia, Long-Term Capital Management, era nota a Wall Street perché i suoi manager si fregiavano del titolo di ‘I padroni dell’universo’, cioè pochi individui ubriachi del proprio potere. Meriwether perse tutto, e i mercati del mondo, che alla fine sono i nostri posti di lavoro, tremarono. La Federal Reserve di New York dovette intervenire in emergenza col solito salvataggio a spese dei contribuenti.
Era l’anno scorso, e in un ufficio londinese dell’assicurazione americana AIG, un singolo individuo, di nuovo un investitore e speculatore internazionale di nome Joseph Cassano, dovette prender su la cornetta del telefono e dire alla Casa Bianca “… ho mandato al diavolo la vostra economia, sorry”. E lo aveva veramente fatto. Questa volta la truffa dei suoi investimenti era di 500 miliardi di dollari, le solite banche internazionali (italiane incluse) vi erano dentro fino al collo con cifre da migliaia di miliardi di dollari a rischio. Panico mondiale, fine del credito al mondo del lavoro di quasi tutto il pianeta e, sul piatto di noi cittadini, ecco servita la crisi economica più pericolosa dal 1929 a oggi. Ovvero le solite lacrime amare, veramente amare, per le famiglie di Toronto come per quelle di Perugia, per quelle di Cincinnati come per quelle di Lione, a Vercelli come a Madrid ecc. Per non parlare degli ultimi della Terra…

Tre storie terribilmente vere, che descrivono chiaro, anzi, chiarissimo, cosa si intende per il ‘Tribunale degli Investitori e degli Speculatori Internazionali’,  e quale sia il loro sterminato potere nel mondo di oggi. Altro che Tremonti o Confindustria. Nel mondo odierno esiste una comunità di singoli individui privati capaci di movimentare quantità di ricchezze talmente colossali da scardinare in poche ore l’economia di un Paese ricco, o le economie di centinaia di milioni di lavoratori che per esse hanno faticato un’intera vita, cioè famiglie sul lastrico, aziende che chiudono. Le loro decisioni sono come sentenze planetarie. Inappellabili. Si pensi, se è possibile pensare un’enormità simile, che costoro stanno facendo oscillare sul Pianeta qualcosa come 525 mila miliardi di dollari in soli prodotti finanziari ‘derivati’, cioè denaro ad altissimo rischio di bancarotta improvvisa. 525 mila miliardi… Vi offro un termine di paragone per capire: il Prodotto Interno Lordo degli USA è di 14 mila miliardi di dollari. Rende l’idea? L’Italia dipende come qualsiasi altra nazione dagli investitori esteri, per cifre che si aggirano sui 40 miliardi di euro all’anno, cioè più di due finanziarie dello Stato messe assieme. Immaginate se una cifra simile dovesse sparire dalla nostra economia oggi. Nel 2008 è quasi successo, infatti ne sono scomparsi di colpo più della metà (57%) col risultato in termini di perdita di posti di lavoro, precarizzazione, e relativo effetto domino sull’economia di cui ci parla la cronaca. Ripeto: qualcuno che non sta a palazzo Chigi, decide che all’Italia va sottratto il valore di oltre un’intera finanziaria. Così, da un anno all’altro, una cifra pari a tutto quello che lo Stato riesce a spendere per i cittadini gli viene sottratta dal ‘Tribunale degli Investitori e degli Speculatori Internazionali’, a capriccio. Questa tirannia del vero Potere prende il nome tecnico di Capital Flight (letteralmente capitali che prendono il volo), ed è interessante constatare il candore con cui il ‘Tribunale’ descrive la pratica: basta leggere Investors.com là dove dice che “Capital Flight è lo spostamento di denaro in cerca di maggiori profitti… cioè flussi enormi di capitali in uscita da un Paese… spesso così enormi da incidere su tutto il sistema finanziario di una nazione”. Peccato che di mezzo ci siano i soliti ingombranti esseri umani a milioni. Oltre al caso italiano, si pensi alla Francia, altro Stato ricco e potente, ma non a sufficienza per sfuggire alle sentenze del ‘Tribunale’, che ha punito l’Eliseo con una fuga di capitali pari a 125 miliardi di dollari per aver legiferato una singola tassa sgradita al business.

Conclusione
Gli organi esecutivi del vero Potere non si limitano a questi sei, vi si potrebbe aggiungere il World Economic Forum, il Codex Alimentarius, l’FMI, il sistema delle Banche Centrali, le multinazionali del farmaco. Ma quelli menzionati sono gli essenziali da conoscere, i primari. Un’ultima brevissima nota va dedicata alle mafie regionali, che sono spesso erroneamente annoverate fra i poteri forti (e non posso purtroppo entrare qui nel perché siano un così caratteristico fenomeno italiano). La lotta ad esse è sacrosanta, ma il potere che gli verrebbe sottratto da una eventuale vittoria della società civile è prima nulla a confronto di quanto illustrato sopra, e in secondo luogo è comunque un potere concessogli da altri. Traffico di droga, prostituzione, traffico d’armi, e riciclaggio di rifiuti tossici sono servizi che le mafie praticano per conto di committenti sempre riconducibili al vero Potere, o perché da esso condizionati oppure perché suoi ingranaggi importanti. Serva qui quanto mostrato nel 1994 dal programma d’inchiesta ‘Panorama’ della BBC, dove un insider della criminalità organizzata britannica si rese disponibile a condurre il reporter nel cuore della “mafia più potente del mondo”, a Londra. L’auto su cui viaggiavano con telecamera nascosta si fermò a destinazione… nel centro della City finanziaria della capitale. Indicando dal finestrino i grattacieli dei giganti del business internazionale, il pentito disse: “Eccoli, stanno tutti lì”. (si pensi che il giro d’affari mondiale delle Cosche è stimato sugli 80 miliardi di dollari, che sono un terzo del giro d’affari di una singola multinazionale del farmaco come la Pfizer )

Se queste mie righe sono state efficaci, a questo punto i lettori dovrebbero volgere lo sguardo a quegli ometti in doppiopetto blu che ballonzolano le sera nei nostri Tg con il prefisso On., o il suffisso PDL, PD, UDC, e dovrebbero averne, non dico pietà, ma almeno vederli per quello che sono: le marionette di un altro Potere. Ma soprattutto, i lettori dovrebbero finalmente poter connettere i punti del puzzle, e aver capito da dove vengono in realtà i problemi capitali della nostra vita di cittadini, o addirittura i drammi quotidiani che tante famiglie di lavoratori patiscono, cioè chi li decise, chi li decide oggi e come si chiamano costoro. Da qui una semplice considerazione: se vi sta a cuore la democrazia, la giustizia sociale, e la vostra economia quotidiana di lavoro e di servizi essenziali alla persona, allora dovete colpire chi veramente opera per sottrarceli, cioè il vero Potere. Ci si organizzi per svelarlo al grande pubblico e per finalmente bloccarlo. Ora lo conoscete, e soprattutto ora sapete che razza di macchina micidiale, immensa e possente esso è. Risulta ovvio da ciò che gli attuali metodi di lotta dei Movimenti sono pietosamente inadeguati, infantili chimere, fuochi di paglia, che mai un singolo attimo hanno impensierito quel vero Potere. Di conseguenza lancio un appello ancora una volta:

VA COMPRESO CHE PER ARGINARE UN TITANO DI QUELLA POSTA L’UNICA SPERANZA E’ OPPORGLI UN’ORGANIZZAZIONE DI ATTIVISTI E DI COMUNICATORI ECCEZIONALMENTE COMPATTA, FINANZIATA, FERRATA, DISCIPLINATA, SU TUTTO IL TERRITORIO, AL LAVORO SEMPRE, IMPLACABILE, NEI LUOGHI DELLA GENTE COMUNE, PER ANNI.
(http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=153)
Altra speranza non c’è, sempre che ancora esista una speranza.

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Le fonti principali di questo articolo:
Trilateralism, Holly Skalar, South End Press, 1980.
Who pulls the strings? John Ronson, The Guardian, 10 marzo 2001
Inside the secretive Bilderberg Group, BBC News, 29 settembre 2005,
Shadowy Bilderberg group meet in Greece — and here’s their address, Timesonline, 14 maggio 2009
The Council on Foreign Relations and the Center for Preventive Action, Michael Baker, 6 marzo 2008, Znet
WTO, materiale tratto da: l’inchiesta I Globalizzatori, Report RAI 3, 09/06/2000, di Paolo Barnard, www.report.rai.it – Public Citizen: Trade Watch, USA – The Transnational Institute, Amsterdam, Olanda – The World Trade Organization: The Marrakech Treaty – Corporate Europe Observatory, Amsterdam, Olanda – The Economic Policy Institute, Washington DC, USA – Friends of the Earth, Bruxelles, Belgio – Corporate Watch, USA – Oxfam UK – Global Policy Forum Europe, Bonn, Germania – Institute for Policy Studies USA– et al., e da studi di autori fra cui: Joseph Stiglitz, Jeff Faux, Noam Chomsky, Greg Palast, Susan George, Richard W. Behan, Alexandra Wandel, Peter Rosset, Dean Baker, Barry Coates et al.
Master in Public Affairs, Lobbying e Relazioni Istituzionali, presso l’università LUMSA di Roma, testi del prof. Franco Spicciariello.
Gianni Del Vecchio e Stefano Pitrelli, Il Tesoro della Casta,  L’Espresso 16/03/09
Roberto Mania, Il Potere Opaco che Governa l’Italia, La Repubblica 02/03/09
Paolo Barnard, ‘Primarie, Partito Democratico, legge sul conflitto d’interessi’, Golem del Sole 24 Ore, 2007
Big Oil Protects its Interests, The Center for Public Integrity, July 15, 2004
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Jeffrey H. Birnbaum, The Road to Riches Is Called K Street, Washington Post, June 22, 2005
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http://www.zmag.org/znet/viewArticle/19603
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Paolo Barnard, ‘Ecco come morimmo’, www.paolobarnard.info, 2009
Free Market Think Tank Links, Atlas Economic Research Foundation ~ 1201 L St. NW Washington , DC
Financial services industry lobby groups listed on EC lobbying register, 9 March 2009, Corporate Europe Observatory
The Adam Smith Institute, The Omega Project, by Norman Chapman et al. from research conducted for the Adam Smith Institute.
I Globalizzatori, di Paolo Barnard, Report RAI 3, 09/06/2000
Paolo Barnard, ‘Lo spaventapasseri e la vera catastrofe’, www.paolobarnard.info, 2009
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